Medici Lomellina

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Lettera aperta dei Medici della Lomellina

Scritto da Renato Soffritti on . Postato in Ultime

LETTERA APERTA DEI MEDICI DELLA LOMELLINA

Dal momento che i rischi per la salute sono in parte legati al degrado ambientale e ai modelli di vita, i medici devono orientare il loro ruolo professionale e civile per promuovere la salute anche attraverso scelte di tutela ambientale.
La stessa legge istitutiva del SSN, all’Art. 2, evidenzia tra gli obiettivi del servizio stesso " la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un'adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità; ... la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ....la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro".
Inoltre, il nuovo codice di Deontologia Professionale, all’Art. 5, suggerisce che “Il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini … il medico è tenuto a promuovere una cultura civile tesa all’utilizzo appropriato delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile…”.
Numerose malattie hanno come concausa sostanze derivate dall’alterato equilibrio naturale: dobbiamo convincerci che tutto ciò che noi gettiamo via e disperdiamo intorno a noi, ci ritorna in maniera nociva attraverso l’aria, l’acqua e il cibo che mangiamo. In un mondo affamato di energia, di combustibili e di petrolio, sembra che ci dimentichiamo che il primo “combustibile” di cui tutti abbiamo bisogno è il cibo e che cibo, aria ed acqua pulita sono beni primari, non inesauribili ed inaccessibili alla maggior parte dell’ umanità.
Spesso ci sentiamo rassicurati quando le sostanze tossiche sono all’interno dei “limiti di legge”, ma le “basse dosi” non sono certo scevre da danni; a questo proposito non si dimentichi che esistono effetti sinergici di tossicità fra sostanze ritenute singolarmente sicure.
Ci riferiamo in questa sede soprattutto alle malattie respiratorie. Il “Particolato” (PM) che respiriamo proviene in buona parte dal traffico veicolare, ma anche da tutte le attività antropiche che comportano la combustione di materia. Respirare un’aria con una grande quantità di PM è oltremodo nocivo e più le particelle sono di minori dimensioni più sono pericolose in quanto passano rapidamente dagli alveoli polmonari al torrente circolatorio ed arrivano a tutti gli organi: rene, fegato, cuore; recenti ricerche inoltre hanno dimostrato come il particolato ultrafine possa arrivare, tramite la via olfattiva, al cervello inducendo in modelli sperimentali animali danni ossidativi del tutto simili a quelli presenti nel morbo di Alzheimer.
Ricordiamo in quanto apparso sul New England Journal of Internal Medicine del 2004 circa la funzione respiratoria nei bambini. Questo studio ha dimostrato che nel 56% di bambini in buona salute, che vivono in una media città inglese ove è presente una centrale a combustibile fossile -con parametri dell’aria all’interno dei limiti di legge -la capacità respiratoria risulta ridotta in modo direttamente proporzionale alla presenza, all’interno dei macrofagi delle vie aeree, di particelle carboniose e che queste sono direttamente correlate all’ incremento di PM10 nell’aria. Si sa che la funzione polmonare si sviluppa e raggiunge la piena maturità intorno ai venti anni, pertanto se essa viene compromessa fin dall’infanzia è verosimile che questo si traduca in un danno per vita da adulti. Per ogni incremento di 10 µg/m3 di PM 2.5, si calcola un aumento di rischio di mortalità per cancro al polmone dall’8 al 14% e del 12% per patologie cardio-circolatorie.
Tali rischi sono ancor più accentuati per il sesso femminile; infatti, sempre sul New England Journal of Internal Medicine del 2007 ricercatori americani hanno evidenziato che ad ogni incremento di 10 µg/m3 di PM 2.5, si accompagna un incremento del 24% del rischio di eventi cardiovascolari e del 76% del rischio di morte cardiovascolare in una popolazione di donne senza precedenti cardiologici .
La tutela dell’ambiente, il ripristino ed il mantenimento di condizioni compatibili con la vita non può essere solo un mero esercizio di buoni propositi ma deve guidare le scelte che, come singoli e come società, ogni giorno siamo chiamati a compiere, coinvolgendo quindi, senza possibilità di “scorciatoie”, chi ha politicamente l’onere di tutto questo.
E’ noto che i principali determinanti della qualità dell’aria sono la mobilità motorizzata, i sistemi di riscaldamento e le immissioni in atmosfera di sostanze chimiche da insediamenti produttivi. E’ dunque su tutti questi elementi che si deve agire se si vuole migliorare la qualità dell’aria. Pertanto è solo una scelta contingente quella che come medici abbiamo fatto di richiamare l’attenzione del mondo scientifico in generale e di quello politico su uno di questi determinanti: l’inquinamento da insediamenti produttivi.
In particolare ci riferiamo alle centrali a “biomassa” la cui costruzione è prevista nei prossimi anni all’interno del territorio lomellino, la cui attivazione porterebbe all’ulteriore inquinamento di una zona particolarmente a rischio; a tal proposito si segnalano i valori di PM 10 della centralina di rilevazione di Parona, quasi sempre ai valori massimi misurati tra tutte le centraline della provincia di Pavia.
Il Piano Regionale per l’Energia del 2008 indica come la provincia di Pavia sia autosufficiente da un punto di vista della produzione di energia elettrica.
Ma, allora, perché non cambiare rotta? Perché non eliminare i rischi, assolutamente evitabili, di un ulteriore aumento delle particelle nocive.
Noi medici abbiamo una grande responsabilità: non possiamo limitarci a cercare di porre rimedio a patologie in gran parte provocate da scelte politiche irrazionali ma, come l’art. 5 del nostro codice deontologico recita, dobbiamo adoperarci a promuovere a tutti i livelli la consapevolezza che l’ambiente è un determinante fondamentale della salute nostra e di chi verrà dopo di noi.
In definitiva ci sembra che riscoprire il valore di un vecchio detto: “Prevenire è meglio che curare” sia di estrema attualità: oggi più che mai riaffermare con forza il diritto alla tutela della salute significa riaffermare il diritto alla tutela della vita.

vedi il Video del Comitato Vigevanosostenibile
lunedì 30 marzo 2009