Statistiche http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=category&id=66&Itemid=37 Tue, 12 Dec 2017 10:02:18 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Inceneritore di Parona Lomellina http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=45:inceneritore-parona&catid=66&Itemid=53 http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=45:inceneritore-parona&catid=66&Itemid=53

Per quanto riguarda la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, la nostra Provincia di Pavia è divisa in due bacini. Il bacino A comprende il Pavese e l’Oltrepò orientale, mentre il bacino B copre la Lomellina e il Vogherese. Il CLIR (Consorzio Lomellino per l’Incenerimento dei Rifiuti) raccoglie e conferisce i rifiuti del bacino B. Nel 1995 per scongiurare il ricorso alle discariche, l’Amministrazione provinciale di Pavia adottò un proprio Piano Provinciale dei Rifiuti che recepiva la Legge Regionale 21/93 la quale prevedeva la costruzione di un impianto di incenerimento per lo smaltimento dei rifiuti del bacino B. In dettaglio, la LR 21 conteneva un cosiddetto “Piano a breve termine” per fare fronte all’emergenza dello smaltimento dei rifiuti di allora in Lombardia, in cui si individuava in Vigevano l’area che doveva ospitare l’inceneritore al servizio del bacino B, e nel CLIR l’ente titolare di questo impianto. L’impianto previsto nel Piano provinciale aveva una capacità di smaltimento annuo di 146.000 tonnellate, pari al quantitativo di rifiuti prodotto nel bacino B (118.000 t/a nel 2000 al netto della raccolta differenziata) più una percentuale “di mutuo soccorso” da utilizzarsi nel caso che una delle province lombarde fosse entrata in emergenza rifiuti. Nel 1996, date le difficoltà incontrate da Vigevano nel mettere a disposizione un’area adeguata, l’allora Sindaco di Parona, Silvano Colli, che nel 1995 era stato eletto Presidente del CLIR, concordava con gli altri circa 50 Comuni del bacino di insediarlo a Parona. A Parona nasce una commissione comunale consultiva di basso profilo tecnico, che nel 1997 sceglie come migliore progetto quello denominato “Lomellina Energia” presentato da Foster Wheeler, scartando i progetti presentati da RWE e da Termomeccanica. Il progetto Lomellina Energia citava come miglior esempio applicativo l’impianto di incenerimento rifiuti con ricupero energetico di Robbins (località vicino a Chicago) avviato della stessa FW nel gennaio 1997, magnificandone le doti di sicurezza e di efficienza. La particolare tecnologia, a letto fluido a circolazione esterna, è stata messa a punto negli USA negli anni ’80 per bruciare gli scarti di lavorazione del coke e del gas naturale. Si tratta quindi di una tecnologia che solo in un secondo momento è stata adattata all’incenerimento dei rifiuti con ricupero energetico. In Italia una disposizione del 1992 (la cosiddetta CIP 6) favorisce la nascita di impianti di incenerimento con recupero energetico, i cosiddetti termoutilizzatori o termovalorizzatori. L’energia elettrica prodotta dal termoutilizzatore è poi acquistata dall’ENEL ad un prezzo di molto superiore a quello di mercato. Inoltre il CLIR si è impegnato con Lomellina Energia con un apposita convenzione a conferire una precisa quantità di rifiuti a Parona (65 mila tonnellate annue) per tutto il periodo di vita del “termo”, rendendo di fatto la raccolta differenziata non conveniente per il nostro territorio, difatti se questa dovesse aumentare il CLIR per non pagare una penale sarà costretto a cercare rifiuti fuori Provincia. Alla fine del 2000 l’impianto di Robbins veniva definitivamente chiuso “for business reasons” dopo che nel 1998 l'EPA aveva comminato alla società di gestione una multa di 114 milioni di dollari per aver superato i limiti per quanto riguarda le emissioni di monossido di carbonio, di idrocarburi aromatici e di opacità dei fumi (quantità di luce oscurata) per il periodo che va dal giugno al dicembre del 1997, e dopo che il governo degli Stati Uniti aveva abrogato la legge che agevolava la vendita dell’energia elettrica prodotta dagli impianti di incenerimento dei rifiuti (una disposizione simile al CIP 6 di casa nostra). Per questi motivi il capitale dell'azienda aveva perso oltre il 70% dall'inizio del 1998, passando da 1 miliardo ai 246,8 milioni di dollari del marzo 2000. Parallelamente, il valore delle azioni, che prima della notifica delle infrazioni aveva toccato i 48 dollari/azione, era sceso nel 2000 a soli 6 dollari/azione. Per riprendersi da questa “botta” FW dovette, tra l’altro, vendere la sua quota di partecipazione in Lomellina Energia al Gruppo Merloni. Salvo poi riacquistarne il 40% nel 2004, quando il raddoppio era ormai stato approvato, con il palese obiettivo di riproporre la medesima tecnologia anche per la seconda linea. Monossido di carbonio, idrocarburi aromatici e opacità dei fumi sono parametri che servono per stimare le emissioni di diossina, sostanza che causa il cancro negli animali e nell'uomo. Da noi, nello stesso anno 2000, la Provincia e la Regione Lombardia davano l’assenso a una prima richiesta di aumento della capacità di smaltimento fino a 200.000 t/a e nell’agosto del 2004 la Regione dava il via libera alla costruzione di un’ulteriore caldaia per una seconda linea di incenerimento, che una volta conclusa porterà la capacità di smaltimento rifiuti dell’impianto a circa 400.000 t/a (circa quattro volte la produzione di rifiuti del bacino B). L'amministrazione di Parona forte di un consenso bulgaro del suo elettorato (superiore all'85%) ha usato, per convincere i cittadini, frasi convincenti del tipo:

 

  • Siamo più bravi perché siamo riusciti a “rubarlo” a Vigevano (vero)
  • Vi daremo a tutti il teleriscaldamento (falsità impossibile da mantenere in quanto non conveniente per un paese di 2000 abitanti)
  • Aumenterà l’occupazione (vero, anche se risultano occupate a tempo indeterminato poche persone del Paese)
  • Faremo una commissione sull’inceneritore (vero, ma di basso profilo tecnico)
  • La salute sarà garantita da uno studio di impatto ambientale (vero, ma ha fotografato solo il bianco, quando i terreni non erano contaminati dalle varie tipologie di inquinanti , nessuno studio sul nero evidenzia dopo anni come è messo il nostro territorio)
  • Saranno installate delle centraline con i dati a disposizione di tutti (vero, ma solo dopo innumerevoli pressioni e solo dopo il raddoppio dell’inceneritore a 400.000 t/a abbiamo avuto accesso a dati omologati, il PM10 misurato non si discosta molto dai rilevamenti effettuati in città metropolitane come Milano)
  • Formeremo una Commissione Consultiva Comunale (vero, ma si è riunita solo poche volte e la sua maggioranza è sempre stata costituita da elementi favorevoli all’inceneritore)
  • Si dovrà creare un’area verde piantumata intorno all’impianto (ad oggi non risulta visibile nessuna area verde prevista dalla Convenzione)
  • Sarà dato del Compost gratuito agli agricoltori (non è mai avvenuto in quanto la qualità è scadente e va in discarica, nessun agricoltore lo vuole)

 

Fasi di sviluppo:

− Creazione di Lomellina Energia s.r.l. ottobre 1995

− Chiusura programma finanziario novembre 1998

Fase di costruzione

− Inizio lavori di costruzione febbraio 1998

− Fine montaggi unità preselezione settembre 1999

− Fine montaggi Inceneritore luglio 2000

Fase di esercizio commerciale

− Esercizio commerciale preselezione ottobre 1999

− Esercizio commerciale inceneritore ottobre 2000

Raddoppio del Termoutilizzatore

− Autorizzazione Regionale per una seconda linea di 180.000 t/a di rifiuti speciali non pericolosi agosto 2004

 

Diversi comuni del CLIR e la provincia di Pavia esprimono parere contrario, con motivazioni del tipo “non era necessario in quanto non si comprende come l’attività della seconda linea si rapporti in termini favorevoli al sistema di gestione degli RSU della Provincia di Pavia e del territorio Lombardo”. L’inceneritore di Parona è stato il primo come modello di Impianto realizzato da Privati. Nel Febbraio 2005 si inizia a discutere all’interno del C.L.I.R di realizzare una S.p.A. con le municipalizzate (ASM) di Vigevano e Mortara e i Comuni del Consorzio. Totale disaccordo tra i Comuni del C.L.I.R, nel Giugno 2005 si arriva ad un accordo parziale per la nascita di ISA, in attesa di definire al meglio la struttura. I motivi della contesa sembrano essere gli alti costi di conferimento rifiuti all’inceneritore legati alla preoccupazione per l’investimento finanziario. I quotidiani locali hanno sollevato dubbi su questa operazione, in quanto L’art. 13 della Legge 4 agosto 2006, n. 248 imponeva normative per la riduzione dei costi degli apparati pubblici regionali e locali, al fine di evitare alterazioni o distorsioni della concorrenza, le società, a capitale interamente pubblico o misto, non potevano svolgere prestazioni a favore di altri soggetti pubblici o privati, né in affidamento diretto né con gara, e non potevano partecipare ad altre società o enti. Gli attori dell’operazione sostenevano che dovevano sentire i loro legali, ad oggi (30 Maggio 2008) nessuno conosce il cavillo che ha consentito ad un consistente numero di Comuni di uscire dal CLIR e partecipare a una società come ISA. Lo stato dell’arte evidenzia che si è favorito il profitto a danno della collegialità di un consorzio, pertanto la riduzione dei costi peserà come ulteriore danno ambientale: “Avevano garantito che con il raddoppio le ceneri non rimanevano in Lomellina, ma con la scusa di ridurre le tariffe in tanti li vogliono a Galliavola a pochi chilometri dall’inceneritore”. Avevamo il problema della discarica della Belcreda, l’inceneritore era la soluzione per i rifiuti del nostro bacino, ora intendono conferire sul nostro territorio un quantitativo superiore e più pericoloso rispetto a quello che era il quantitativo iniziale.


L'inceneritore si è anche incenerito un paio di vole, si è distrutta la lavorazione di una caldaia pertanto l’RSU del bacino è stata conferita altrove per circa un mese, sarebbe interessante sapere, visti gli alti costi di smaltimento, se per caso è stato più conveniente portarli fuori dal nostro territorio. Magari ci guadagniamo anche in salute nel portarli in altre città.


Un'analisi a confronto del 2006 tra l'incenerimento e la raccolta differenziata (finalizzata al riciclo e al recupero dei materiali),  dice che incenerire i rifiuti  costa di più.

 

Leggi anche:

 

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contatti@nuovastagione.eu (Renato Soffritti) Ultime Fri, 10 Sep 2010 22:00:00 +0000
Comunicati Stampa http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=44:comunicati-stampa&catid=66&Itemid=18 http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=44:comunicati-stampa&catid=66&Itemid=18

Associazione Futuro Sostenibile

Castello d’Agogna, 28 febbraio 2012


Comunicato Stampa Ministero dell'Ambiente

 

L’Associazione Futuro sostenibile in Lomellina ha inviato al Ministero dell’Ambiente un’ampia ed esauriente documentazione attestante la criticità della situazione ambientale della Lomellina, in particolar modo per ciò che riguarda i comuni di Parona, Mortara, Olevano e Castello d’Agogna.

La constatazione che immancabilmente gli amministratori locali non prendono seriamente in considerazione lo stato ambientale fortemente compromesso adottando le misure necessarie per tutelare la salute dei cittadini, nonostante l’appello di medici, scienziati e tecnici, ci ha indotto a questa iniziativa fortemente voluta da tutti i cittadini che hanno coscienza civile e che ci sostengono.

La Direzione Generale Valutazioni Ambientali ha quindi sollecitamente inviato in data odierna alla Prefettura, alla Regione Lombardia, alla Provincia, all'Arpa, ai comuni di Mortara, Olevano, Parona, Castello d'Agogna, al Corpo Forestale e alle varie Direzioni generali del Ministero la richiesta di chiarimenti in ordine allo stato di criticità ambientale da noi denunciato e la trasmissione di informazioni sullo stato dei luoghi e la sussistenza di situazioni di pericolo per la salute dei cittadini e per l'ambiente.

Il ministero ha inoltre inviato all'ISPRA la nostra documentazione su supporto informatico, chiedendo a questo Isituto di redigere un'apposita relazione di approfondimento tecnicoscientifico e di valutazione del danno ambientale.

Alda La Rosa

Presidente Associazione Futuro Sostenibile in Lomellina

https://sites.google.com/site/futurosostenibileinlomellinait/

futurosostenibilelom@tiscali.it


 

Associazione Futuro Sostenibile

 

Castello d’Agogna 25 febbraio 2012

 

Parona e le diossine, primi risultati Studio Istituto Mario Negri

 

Dopo la rassicurante serata di giovedì 23 febbraio, durante la quale sono stati illustrati i primi risultati dello Studio dell’Istituto Mario Negri, i paronesi, tutti noi lomellini e lombardi possiamo dormire sonni tranquilli, perché si sa la scienza non è esatta e soprattutto bisogna aspettare la conclusione dello Studio prevista per il 2014.

Dubito che giovedì notte chi c'era abbia riposato bene ripensando alla rabbia che ha provato nel sentire snocciolare solo numeri e sigle e nel sentirsi dire che l'effetto psicologico è importante.

E anche quando tra quei numeri si evidenziava che a Parona le diossine erano più alte si è cercato di glissare, di tranquillizzare, di minimizzare, ma le persone che gremivano la sala non avevano bisogno di una seduta psicoanalitica, avevano bisogno di risposte a un problema impellente. Molti si sono chiesti se il progetto finanziato dal Clir, Consorzio di comuni per l’Incenerimento dei Rifiuti, comprenderà anche uno studio epidemiologico assolutamente indispensabile per capire che cosa si nasconde nei meandri della bomba a orologeria che è diventata Parona, e non solo, con le molteplici industrie presenti sul territorio.

La diossina, TCDD, tetraclorodibenzoparadiossina è stata definita da chi l'ha studiata "the chemical scythe", la falce chimica, con ovvio riferimento all'iconografia della Morte. Durante i lavori di bonifica seguiti all'incidente di Seveso, è stato riconosciuto che, come per le radiazioni nucleari, non esiste in realtà un livello minimo di sicurezza della concentrazione di TCDD. E infatti durante quei lavori sono state adottate le stesse misure precauzionali usate per i siti contaminati da radiazioni. Si è assunto un valore limite considerando che comunque la diossina è presente nell'ambiente, soprattutto con gli inceneritori.

Minimizzare è molto pericoloso perché l'intossicazione acuta è solo uno dei pericoli e neanche il peggiore.

La TCDD non è solo cancerogena, è teratogena. Danneggia il feto, causa malformazioni ed è fortemente sospettata di essere mutagena, interferisce cioè con il DNA e quindi può indurre mutazioni della specie.

E' responsabile che la classe politica continui non preoccuparsi che i limiti fissati non siano rispettati? Siccome la vita media della diossina nell'ambiente è lunghissima e la produzione continua, questa concentrazione non può che aumentare nel tempo.

Si possono evitare ulteriori emissioni ?

Sì, evitando di bruciare prodotti contenenti cloro o bruciando solo in condizioni ottimali di pressione e temperatura.

Quali impianti sul nostro territorio bruciano in condizioni ottimali?

A queste domande la classe politica è chiamata a rispondere pretendendo da ARPA Lombardia, dalle ASL controlli ferrei, improvvisi e costanti. Una volontà politica che abbia la forza di dire no a impianti di combustione dannosi e spesso sovradimensionati. Volontà che, soprattutto a livello dei singoli comuni, continua a non manifestarsi, quando si pensa di utilizzare con le persone che percepiscono la gravità e l’urgenza dell’insalubrità ambientale la politica del tira e molla, la politica del minimizzare, accontentandosi di ordinare Analisi e Studi a Istituti prestigiosi ma temporeggiando sulle soluzioni da prendere per migliorare i pessimi dati già registrati.

Ciò non rispecchia il dovere della Politica. La Politica, quella che ha cuore la vita, la salute dei propri cittadini, è ben altro.

Alda La Rosa

Presidente dell’Associazione Futuro sostenibile in Lomellina

http://sites.google.com/site/futurosostenibileinlomellinait/

futurosostenibilelom@tiscali.it

Parona e le diossine, primi risultati Studio Istituto Mario Negri (versione stampabile - PDF 20 KB)

 

NB) La Nuova Stagione ritiene di non fare un altro Comunicato Stampa in quanto condivide la tempestiva risposta dell'Associazione Futuro Sostenibile


Da: Soffritti Renato (ex Consigliere del PRC di Parona, candidato Sindaco per la Nuova Stagione, socio del WWF)
In Ccn A: Quotidiani Locali, Cittadini di Parona, Gruppi di Minoranza, Aderenti alla Nuova Stagione, Comitati

OGGETTO:Comunicato stampa su discutibile Ordinaza del Comune di Parona


NB) Allego anche l’ordinanza scaricata dall’albo pretorio On Line del Comune di Parona in data odierna.
Verifica della Fonte: http://www.comune.parona.pv.it/sk/albo/albo_lista.php
N. Registro: 287 / 2011

ORDINANZA 37/2011.
Periodo pubblicazione
24.12.2011 / 08.01.2012


Udite, Udite
Dopo l’ironica lettera di Plinio Chiesa (Presidente del Comitato Vigevano Sostenibile) stampata anche da qualche giornale locale,
il Sindaco di Parona mi sa che non ha capito bene che si trattava di ironia, lo ha preso in parola emettendo un’ordinanza che non consente a un paio di Camion di residenti di parcheggiare nei pressi della centralina dell’Inceneritore, un metodo alquanto discutibile per giustificare le sue colpe e una scusa inutile per risolvere i problemi dell’inquinamento di Parona. Avremmo condiviso l’ordinanza se la motivazione fosse stata fatta per salvaguardare la salute dei residenti che magari si trovano la marmitta degli automezzi sotto la finestra dove abitano, invece di usare l’argomento per scaricare su altri le proprie responsabilità. Se Parona è messa così male la colpa è solo sua, perché in un catino di novecento ettari della Pianura Padana (già problematico per motivi climatici), l’ha riempito di inquinanti di varie aziende, alcuni addirittura incompatibili tra di loro (sostanze come l’ammoniaca che è il precursore del particolato secondario che fa aumentare le polveri sottili dell’incenerimento) senza contare che le polveri e le nanopolveri di origine industriale del nostro paese sono più tossiche di quelle delle auto di Milano. Anziché fare il maestro con continue esternazioni o concetti senza alcuna correlazione scientifica, cerchi le soluzioni coinvolgendo persone competenti quali gli istituti di ricerca o i professori che lui ben conosce, e si attivi presso l’ARPA e l’ASL per sapere a chi amputare le responsabilità di quanto sta capitando a Parona perché in gioco c’è prima di tutto la salute dei suoi figli e dei suoi famigliari. Trovo assurdo che per colpa della diossina si ordini di evitare di consumare carni e uova derivanti da allevamenti avicoli rurali a conduzione famigliare, e per colpa delle polveri sottili si vieti di parcheggiare i camion vicino alla centralina, o si prendono di mira un paio di camini in paese che bruciano legna. Le industrie continuano a inquinarci l’aria, i terreni, e probabilmente anche la falda dei pozzi, senza subire nessun controllo ispettivo o ordinanza. E se domani scopre, che quasi tutto il granoturco o il riso della Lomellina contiene diossina, che colpe si inventerà per gli agricoltori ?

Continua ad esternare senza risolvere niente, almeno eviti di avversare chi non ha colpe con queste motivazioni che offendono l’intelligenza di chiunque conosce la materia. Gli altri comuni trovano le soluzioni, ci meravigliamo che il nostro Sindaco possa arrivare a fare un’ordinanza del genere senza avere un parere delle istituzioni titolate in materia, visto che l’inquinamento di Parona provoca danni ad un vasto territorio. Spostare un paio di camion di residenti da un parcheggio all’altro per pochi minuti al giorno è una presa in giro, perché può cambiare solo i valori centesimali della media giornaliera di Parona. Il valore del PM10 va misurato proprio dove sussiste la massima criticità, non bisogna pertanto spostare i camion o spostare le centraline per avere valori più bassi, perché un bambino quando è nel passeggino respira le polveri che escono dalla marmitta che si trova vicina al suo naso. Non scrivetelo sui giornali come abbassare i valori, altrimenti il nostro Sindaco ordina di alzare i sensori di 100 metri o di trasformarla come centralina di fondo mettendola in un bosco.

L'Ordinanza e la Lettera di Plinio Chiesa citata, è inclusa nella versione stampabile (PDF 152 KB)



 

la Provincia Pavese - 28 dicembre 2011

Sosta vietata vicino alla centralina

PARONA Divieto di parcheggio per i camion in via della Miseria: potrebbero «falsare il monitoraggio della centralina dell’Arpa posta nelle vicinanze». L’ordinanza porta la firma del sindaco Silvano Colli, che ha istituito il divieto di sosta per i mezzi con massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 tonnellate su tutta la zona a parcheggio di via della Miseria «per motivazioni di carattere ambientale e di tutela della salute pubblica». La centralina di monitoraggio delle polveri sottili (anidride solforosa, Pm10 e diossido di azoto) gestita dall’Arpa controlla la situazione dell’aria riferita all’intero territorio comunale e ne misura la media giornaliera. In molte giornate invernali la centralina ha misurato valori superiori al limite massimo giornaliero (50 microgrammi al metro cubo) toccando anche valori massimi tre volte superiori a quanto consentito. Così la giunta comunale ha puntato gli occhi sul parcheggio di via della Miseria, spesso utilizzato da mezzi pesanti condotti da cittadini residenti in zona. «Questi camionisti sono soliti, in special modo nelle prime ore mattutine, stazionare a motore acceso per diverso tempo al fine di scaldare il mezzo, con il rischio di falsare i dati raccolti dalla centralina – commenta il sindaco di Parona – Così ho provveduto alla nuova regolamentazione della zona per garantire l’inconfutabilità del monitoraggio». I dati della centralina sono infatti quelli che forniscono il quadro della situazione ambientale, in particolare dell’inquinamento dell’aria. Umberto De Agostino


 

La Nuova Stagione condivide l'ottimo comunicato di Chiesa Plinio ( Presidente di Vigevano Sostenibile ) che con fine ironia risponde alle colpe di Colli (Sindaco di Parona)

 


 

Inviato: giovedì 15 Dicembre 2011

Da: Plinio Chiesa (Presidente del Comitato Vigevano Sostenibile)

 

Egr. direttore,

dopo un mesetto con soli 6 giorni sotto il limite di legge per il PM10, il sindaco di Parona, Silvano Colli, si ripete nel simpatico giro del paese col naso all’insù “alla ricerca dell’aria perduta” (quella buona) già effettuato 3 anni fa con l’altrettanto competente ex vicesindaco di Vigevano Ferdinando Merlo, ipotizzando l’esistenza di malevoli correnti che dal novarese, o forse dall’Appennino, concentrino le polveri sottili nel territorio comunale. Infatti “il PM10 non è statico, gira nell’aria” commenta il faraone metereologo ignaro di quante altre cose girino in conseguenza delle sue esternazioni, e “gli altri non hanno il problema semplicemente perché non hanno le centraline di rilevamento, quindi non lo sanno”. E qui già si prospetta la soluzione più semplice al problema: basta toglierle anche a Parona che tutto si sistema! Sarebbe più semplice che spiegare al Sindaco come le polveri sottili si concentrino proprio in mancanza di correnti d’aria le quali, al contrario, le disperdono negli strati più alti dell’atmosfera diluendole…

Ma non sarebbe meglio ammettere l’evidenza che sta sotto gli occhi di tutti?! La piaga di Parona “è il traffico!” come già chiarito per Palermo dall’avvocato di Johnny Stecchino. Tutte queste migliaia di automobili che intasano i vicoli del paese causando ingorghi ininterrotti! E per fortuna che inceneritore, fonderia e fabbriche varie sono tutte in regola con le proprie emissioni e non contribuiscono per niente; così, una volta costruita l’autostrada Broni-Mortara che fornirà il naturale sfogo a tutti questi automobilisti disorientati, il problema sarà risolto definitivamente.

Perciò, cari cittadini paronesi, mamme di bambini piccoli, anziani, non perdete fiducia nel vostro carismatico sindaco che avete votato (e rivotato, e rivotato…) e che è il principale artefice della rigogliosa trasformazione del paese dell’offella. E non preoccupatevi delle notizie circa la presenza di diossina nelle uova di Parona: anche in questo caso l’inceneritore non c’entra; saranno gli allevatori, un po’ sprovveduti, che non riuscendo più a reperire mais per alimentare le galline (e sfido: lo bruciano tutto nelle centrali a biomassa!) avranno provato a dar loro da mangiare del polistirolo.

Poi, anche la diossina è stata rivalutata: pare che tra i suoi molteplici effetti vi sia anche un sostanziale ripianamento delle rughe cutanee simile, ma più duraturo, al Botox, in termini medici si definisce rigor mortis…

Plinio Chiesa (Presidente del Comitato Vigevano Sostenibile)

PM 10 a Parona dal 18 Novembre al 9 Dicembre 2011

 


 

Inviato: lunedi 24 Ottobre 2011

Da: Soffritti Renato (Gruppo La Nuova Stagione,sostenitore dei Comitati Civici, ex Consigliere del PRC di Parona)

Ccn: Quotidiani Locali, Comitati Locali, Cittadini di Parona, Aderenti Nuova Stagione


Comunicato Stampa della Nuova Stagione sulle diossine di Parona
Non è un caso che sulle uova contaminate da diossina, ora indaga anche la Regione, non è nemmeno una coincidenza che gli esami sulle diossine siano stati fatti in pollai vicini ad aree industriali come la nostra. I casi di alimenti contaminati da diossina stanno diventando sempre più frequenti in zone dove sono attivi impianti industriali e in particolare dove sono in funzione impianti d’incenerimento. A parte le analisi autonome concordate tra il Comitato Salute e Ambiente di Parona e il comune, che si possono anche fare, rimane la perplessità sul modo di agire di questa amministrazione. Se leggiamo sotto le dichiarazioni del Sindaco di Castegnato e del direttore dell’Arpa di Brescia, dicono circa le stesse cose che ha sostenuto il capogruppo di minoranza Trovati nel Consiglio Comunale del 30 settembre 2011, che condivido. L’Asl continua a sostenere che in “questi allevamenti ci sono delle pratiche agronomiche scorrette”, ma noi iniziamo a sospettare che le stesse procedure adottate da allevamenti in zone non contaminate, possano dare esiti diversi dagli attuali. Riguardo all'inquinamento del nostro piccolo paese di campagna, vorremmo fare notare che il giorno 21 ottobre 2011, in coincidenza dei forti odori che si sentivano in paese, abbiamo rilevato che la nostra centralina ha misurato 147 µg/m3 e oggi 78 µg/m3 di PM10. Ho scaricato i dati di tutte le centraline delle province della nostra regione, dal sito dell’ARPA della Lombardia e li ho salvati nel documento:

Dati PM10 di Parona dal 13 al 22 ottobre 2011

 

Dati PM10 di Parona dal 13 al 22 ottobre 2011

 

Visti i dati, chiedetevi se oggi (22 ottobre) è normale che un paese di Campagna di circa 2000 abitanti abbia l’aria più inquinata della Lombardia e i nostri amministratori non fanno niente e dicono di non preoccuparci perché è una situazione generalizzata un po’ ovunque. E non è ancora finita, continuano a edificare e a toglierci il verde anche in aperta campagna, qualcuno si chiede: “com’è possibile fare tutto questo”. Aspetto con ansia il nuovo censimento per vedere cosa hanno ancora sottratto. Inutile ripetersi aggiungendo altro sulle diossine, perché tutto è già stato pubblicato sul sito della Nuova Stagione ed è di facile consultazione. Siamo graziati in primavera e in estate perché rispetto alle città siamo in campagna, sempre che non ci tolgono anche il poco verde che ci rimane.


BresciaOggi.itProvincia - 10 Giugno 2011

Uova contaminate da diossina ora indaga anche la Regione

CASTEGNATO. Il Pirellone dispone nuovi test anche a Ospitaletto, Casto, Sarezzo e Montirone

Il sindaco Orizio soddisfatto a metà «Imbarazzante il silenzio dell'Asl» L'Arpa avverte: «Servono risorse per arrivare alla verità scientifica»

A otto mesi dall'esplosione del caso, la Regione ha deciso di indagare sulle cause delle uova alla diossina scoperte in sei allevamenti domestici privati della provincia. Con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia è diventata dall'altro ieri operativa la mozione presentata dal leghista Alessandro Marelli e approvata dal consiglio del Pirellone che impegna l'ente a varare nuovi controlli e analisi.

Anche se non risparmia un altro affondo alla Asl, esprime soddisfazione il sindaco di Castegnato, il paese dove i rossi tuorli delle ovaiole ruspanti dell'azienda agricola Gottardi contenevano concentrazioni di diossina fino a 5 volte superiori i limiti di legge. «Apprezzo che ci siano nuovi controlli - osserva Giuseppe Orizio - ma devo esprime tutta la mia delusione perché da metà febbraio, dopo che siamo venuti a conoscenza del fenomeno da un quotidiano locale, non ho più avuto nessuna informazione da parte dell'Asl. Non so se sul mio territorio stanno mangiando ancora uova alla diossina».

A fare le analisi dei terreni ci penserà Arpa Brescia, che però dovrà avere anche i mezzi economici e gli strumenti per affrontare queste indagini suppletive. Quindi la volontà politica del consiglio dovrà in tempi brevi essere sostenuta economicamente dall'assessorato all'Ambiente. Ma i tempi a dire il vero restano un'incognita.

POLLAI E INDUSTRIE. Gli allevamenti privati di Castegnato, Ospitaletto, Montirone, Brescia, Sarezzo e Casto si trovano tutti nelle vicinanze di grandi siti industriali, soprattutto impianti siderurgici. Non è un caso che le indagini Asl fossero andate a cercare pollai così vicini alle industrie: glielo aveva imposto un anno fa la direzione regionale Sanità, per indagare le possibili ricadute inquinanti dell'industria sulla filiera agricola. Ora: le uova inquinate si sono trovate nella nostra provincia, come in quella di Mantova e Pavia (un pollaio sospetto è vicino all'inceneritore di Parona).

Ma sulle possibili cause la risposta dell'Asl di Brescia è stata quanto meno semplicistica: la colpa dell'inquinamento sarebbe da imputarsi «alle scorrette pratiche agronomiche» degli allevatori: piccoli roghi di sacchi di plastica e legno verniciato sui terreni dove razzolano le galline, dispersione di oli, plastiche, polistirolo, l'utilizzo di mangiatoie in plastica. Ora invece, grazie alla Regione verranno approfondite le potenziali ricadute delle industrie vicine ai pollai privati.

L'ARPA DI BRESCIA, per bocca del suo direttore Giulio Sesana si dice disponibile a mettersi subito al lavoro.

«L'Asl ha evidenziato che in molti di questi allevamenti ci sono delle pratiche agronomiche scorrette - osserva Sesana -, ma indubbiamente ci sono aspetti di carattere territoriale che vanno approfonditi, a partire appunto da quelle zone della provincia dove insistono determinate realtà industriali. Ricordo che da tempo stiamo indagando le ricadute in termini ambientali delle aziende siderurgiche bresciane. Abbiamo iniziato con Odolo, siamo passati all'Alfa Acciai e adesso proseguiamo su altre zone della provincia, senza paura di dover nascondere nulla». Vero è che tutte queste analisi suppletive richiedono risorse umane e strutturali che si traducono in maggior costi.

«Spero che la Regione provveda a fornire una copertura economica alle indagini suppletive richieste dalla mozione» conclude Sesana.

Pietro Gorlani


la Provincia Pavese - 22 ottobre 2011

 

PARONA Il Comune farà analizzare due uova deposte da galline di allevamenti avicoli locali per capire se contengono diossine e policlorobifenili. La decisione è stata presa di concerto con il Comitato dei cittadini per la salute e l’ambiente al termine dell’ultimo consiglio comunale. Gli amministratori vogliono integrare i campioni esaminati quasi un anno fa dalla Regione Lombardia e dal Servizio veterinario dell’Asl di Pavia, dopo che erano stati rinvenuti residui di diossine e di pcb in uova deposte da galline di allevamenti avicoli rurali. «Abbiamo ritenuto di dover incrementare le analisi utilizzando un laboratorio di Bologna, in modo da rassicurare maggiormente la popolazione di Parona», riassume l’assessore al’Ambiente, Mauro Sommi. Nell’aprile scorso il dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asl di Pavia aveva comunicato gli esiti delle prime indagini, secondo cui i campioni di latte erano risultati conformi alla normativa, mentre in due dei tre campioni di uova analizzati erano risultate concentrazioni di diossine superiori al limite consentito. «Gli accertamenti condotti dal dipartimento Asl avevano evidenziato condizioni preoccupanti sotto il profilo igienico-sanitario a danno della sicurezza per la comunità e, in modo particolare, per gli eventuali consumatori di uova deposte da galline di un nostro allevamento avicolo – commenta il sindaco Silvano Colli – Da accordi con il Comitato dei cittadini, il Comune è intenzionata a effettuare, autonomamente e indipendentemente dal lavoro svolto dall’Asl, una verifica qualitativa e quantitativa su dei campioni di uova prelevati dall’allevamento avicolo rurale in cui era stata riscontrata la presenza di diossine, sia per verificare il rispetto delle ordinanze che avevo emanato in primavera sia per avere ulteriori riscontri da sottoporre all’Asl». Umberto De Agostino


Inviato: venerdì 6 maggio 2011 6.29

Da: Soffritti Renato (Gruppo La Nuova Stagione, sostenitore dei Comitati Civici, ex Consigliere del PRC di Parona, attivista del WWF)

Ccn: Quotidiani Locali, Comitati Locali

Oggetto: Comunicato Stampa Ordinanza Diossine di Parona

 

Scarica la versione stampabile del Comunicato Stampa Ordinanza Diossine di Parona (PDF 320 KB)

(Nella versione Stampabile trovate il testo dell'Ordinanza, i suggerimenti dell'ASL, e alcuni allegati)

 

Fonte: Albo Pretorio On Line Comune di Parona

Non avendo letto niente sui quotidiani, Vi informo che all’albo pretorio del Comune di Parona Lomellina è stata ieri pubblicata l’ordinanza in oggetto con l’allegato dell’ASL (istruzioni). Vorrei segnalare inoltre che Parona ha la stessa casistica di uova o carni alla diossina riscontrate in tutti i territori dove si inceneriscono grandi quantità di rifiuti. Il Sindaco ha emesso un’ordinanza che sembra un monito severo verso gli allevatori, con lo stesso criterio mi aspetterei che si rivolgesse all’inceneritore e a tutte le aziende ad alto impatto ambientale che abbiamo sul territorio. Per condizionare i cittadini in inverno puntano il dito contro qualche camino che magari brucia la legna, ma non fanno mai un esame di coscienza su quello che hanno combinato a questo paese. Come ho già detto “Il problema non è solo quello delle uova sospette" trovate in un pollaio, magari questo episodio può anche essere ricondotto a fattori specifici di quell'allevamento. Ma, anche se così fosse, non possiamo ignorare la realtà che ci circonda. Dopo alcuni anni che era entrato in funzione l’inceneritore, uno studio sui muschi aveva rilevato che nella zona di Parona era presente un livello di diossina già vicino al limite. Non è difficile capire che dopo un raddoppio e un ulteriore accumulo di diossina oggi la situazione può essere diventata critica (la diossina non si riduce come il PM10 nel tempo, rimane per decenni sui terreni e tende sempre ad aumentare). Per questo mi meraviglierei se i valori in quei terreni sono nei limiti di legge. Non escludo nemmeno una concausa tra l’area industriale e l’allevamento. Come si può vedere dalla complessità delle analisi e il tempo che è trascorso per i risultati, si deduce che a differenza del PM10, per le diossine non è possibile una misurazione di continuo come qualcuno va dicendo, servirebbe un monitoraggio costane ad intervalli di tempo. A questa stregua è d’obbligo una domanda:

Come mai gli studi sui muschi li hanno fatti i primi anni quando la situazione si immaginava normale e non ora che probabilmente è critica ?

Il nostro Sindaco per tranquillizzare i cittadini continua a dire che a Parona muoiono tutti in tarda età invece la realtà è questa:

http://www.meetup.com/grillipavia/messages/boards/thread/10739782/

In nostro Sindaco continua a dire che non dobbiamo preoccuparci ma qualcuno si sente più sicuro ad abitare in zone sismiche che abitare in Lomellina:

http://www.erbaviola.com/2011/04/13/la-devastazione-scientifica-del-territorio-italia.htm

E preferisco non aggiungere altro, sono tutte cose dette tanti anni fa e ora stanno capitando.

Sotto vi riporto i valori riscontrati dallo Studio Cenci negli anni:

vi segnalo che il Comitato per la Salute e l’Ambiente di Parona ha pubblicato lo studio:

http://www.saluteambienteparona.it/dossier/diossine/studio-cenci

 

Un estratto dice:

A Parona le Diossine sono state studiate e analizzate ma le istituzioni non ne hanno mai parlato.

Vi riporto in sintesi la relazione tratta da:

“DIOXINS, TRACE ELEMENTS, BIOINDICATORS AND BIODIVERSITY IN SOILS di Roberto M. Cenci and Fabrizio Sena” EUR 23935 EN - 2009

Che parla di:

-Il suolo della Provincia di Pavia.

Valutazione della concentrazione di composti organici e inorganici persistenti attraverso lo sviluppo di una monitoring network del suolo (2006).

EUR 22132 IT. ISBN 10-92-894-8619-8. 128 pp.

-Il suolo della Provincia di Pavia (Parte due).

(2007) EUR 22132 IT/2. ISBN 92-79-03877- x. 238 pp.

La situazione prima del raddoppio dell'inceneritore (2006) era questa:

(riporto la traduzione del rapporto dall’inglese)

<Inizio traduzione>

Solo una zona ha un’ alta presenza di PCDD / Fs livelli in WHO-TEQ, ma era significativamente al di sotto il limite imposto dal decreto legislativo 152.

E 'a nord-ovest della provincia e corrisponde a Par A (Parona A), con un livello di 4,6 pg/g.

… in tutta la provincia, i rimanenti settori hanno mostrato bassi livelli entro 0,78 e 1.8pg/g,

… Un'eccezione è rappresentata dal PAR A, B (Parona)

… dove ci sono principalmente epta-e octa-diossine (HpCDD, OCDD).

Nel 2002 era : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 1,8

Nel 2005 era : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 2,3

Nel 2006 era : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 4,6

<Fine traduzione>

Saluti

Soffritti Renato

Sito Web: www.nuovastagione.eu


 

Da:Soffritti Renato

A:la Provincia Pavese

Inviato il: 19 Febbraio 2011

Oggetto: Commenti su articoli che parlano di diossina nelle uova di Parona

 

Ho letto l' articolo sulla Provincia Pavese riguardante le diossine e vorrei aggiungere alcuni particolari.

vedi:Parona, diossina nelle uova - (la Provincia Pavese - 19 Febbraio 2011)

Come abbiamo sentito alla conferenza che si è tenuta a Parona le cause potrebbero essere tante, però il relatore Giorgio Fedrizzi che è un esperto in materia ha anche sostenuto che i dati sotto riportati dello studio Cenci dovrebbero preoccupare.

I valori riscontrati nei muschi nel 2006 (4,6 pg/g) sono vicini ai valori stabiliti dai limiti di legge (6 pg/g).

Gli studi di Cenci confermano che nel 2006 la situazione è critica oggi con il raddoppio e un nuovo accumulo di diossine avrà probabilmente superato anche i limiti di legge.


Di cosa stiamo parlando allora !!!

Penso che a Parona non servono le carte bastano gli occhi e il naso per capire che è un paese anomalo senza tanti eguali.

Carta canta” "...e villan dorme" ... si addice perfettamente ai contadini/cittadini di Parona che fanno sonni tranquilli malgrado le prove siano evidenti e schiaccianti

Gli studi effettuati da R.M. Cenci a Parona si basano sul limite di:

WHO-TEQ values for PCDD/Fs > a 10 ( che è un limite di legge oggi contestato)

Senza il raddoppio dell’inceneritore, pur nel rispetto di questi limiti (ripeto oggi contestati), lo studio segnalava una criticità per Parona (da notare che nel tempo è andata sempre aumentando fino a raggiungere il valore di 4,6 pg/g). Questi erano i valori raggiunti nel 2006 (nel tempo aumentano perché la diossina si accumula).

Riporto in sintesi la relazione tratta da:

“DIOXINS, TRACE ELEMENTS, BIOINDICATORS AND BIODIVERSITY IN SOILS di Roberto M. Cenci and Fabrizio Sena” EUR 23935 EN - 2009

Che parla di:

  • Il suolo della Provincia di Pavia.

Valutazione della concentrazione di composti organici e inorganici persistenti attraverso lo sviluppo di una monitoring network del suolo (2006).

EUR 22132 IT. ISBN 10-92-894-8619-8. 128 pp.

-Il suolo della Provincia di Pavia (Parte due).

(2007) EUR 22132 IT/2. ISBN 92-79-03877- x. 238 pp.

La situazione prima del raddoppio dell'inceneritore (2006) era questa:

(riporto la traduzione del rapporto dall’inglese)

<Inizio traduzione>

Solo una zona ha un’ alta presenza di PCDD / Fs livelli in WHO-TEQ, ma era significativamente al di sotto il limite imposto dal decreto legislativo 152.

E 'a nord-ovest della provincia e corrisponde a Par A (Parona A), con un livello di 4,6 pg/g.


in tutta la provincia, i rimanenti settori hanno mostrato bassi livelli entro 0,78 e 1.8pg/g,

Un'eccezione è rappresentata dal PAR A, B (Parona)

dove ci sono principalmente epta-e octa-diossine (HpCDD, OCDD).

 

Nel 2002 era : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 1,8

Nel 2005 era : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 2,3

Nel 2006 era : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 4,6

<Fine traduzione>

Notate questo continuo aumentare nel tempo, è legato all’accumulo, pensate al raddoppio dell’inceneritore, e ponetevi questa domanda:

Oggi, abbiamo superato i limiti di legge di 6 pg/g ?

Io penso che a Parona le diossine dovrebbero essere monitorate in continuo e non solo a campione, perché gli inceneritori sono la causa primaria dell’accumulo e della diffusione nella catena alimentare, lo diciamo da anni, è già successo altrove, succederà anche da noi. E’ solo questione di tempo, di verifiche e di controlli, non è giusto fare commercio di prodotti contaminati, se contengono la diossina si deve bloccare la vendita e il loro commercio come impone la legge


 

la Provincia Pavese - 20 febbraio 2011

L’ecologista: troppi impianti inquinanti

PARONA. «Tracce di diossina nelle uova? Mi meraviglierei se non ci fossero». Il commento amaro è di Renato Soffritti, ex-consigliere comunale e ora impegnato nel Wwf.

«Il problema non è solo quello delle uova “sospette” trovate in un pollaio - continua Soffritti -. Magari questo episodio può anche essere ricondotto a fattori specifici di quell’allevamento. Ma, anche se così fosse, non possiamo ignorare la realtà che ci circonda. Non dimentichiamo che già nel 2005 uno studio sui muschi aveva rilevato che nella zona di Parona il livello di diossina era già vicino al limite. E allora non era ancora entrata in funzione la seconda caldaia dell’inceneritore. Adesso la situazione non può che essere peggiorata. Paghiamo la scelta di puntare sugli inceneritori che sono impianti ormai inutili e inquinanti, mentre avremmo dovuto pensare alla raccolta differenziata che conviene e non fa male».

Lorella Gualco



Leggi anche:

Uova alla diossina, Colli attacca l'Asl (la Provincia Pavese - 20 Febbraio 2011)

Il passato, le uova e il futuro (la Provincia Pavese - 20 Febbraio 2011)

Uova Dio (Don Chischiotte - 19 Febbraio 2011)

 

...e l'opinione e le azioni del Comitato Salute Ambiente di Parona sulle Uova alla diossina

 


Da: Il Gruppo Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra

A: Quotidiani Locali Comitati e Associazioni

OGGETTO:Comunicato Stampa sulla questione Borgarello

 

Nell’ambito dell’amministrazione provinciale di Pavia è andato in scena uno spettacolo sconcertante, per non dire grottesco e vergognoso, sulle responsabilità dell’approvazione del centro commerciale di Borgarello. Il centro commerciale di Borgarello, come è noto, oltre che dal nostro gruppo consigliare, ha trovato una vasta opposizione da parte dei cittadini della zona, di associazioni ambientaliste e paesaggistiche per l’impatto devastante che avrà sulla viabilità, sul commercio locale e persino sul complesso monumentale della Certosa. Ebbene, di fronte a tutto ciò, cosa è accaduto? Il consiglio provinciale vota contro, ma la Regione, amministrata dalle stesse forze (Pdl e Lega Nord) che amministrano la provincia di Pavia dà il via libera. Nasce poi un inverecondo balletto di responsabilità tra le varie fazioni del centro-destra, fino quasi a sfiorare lo scontro fisico nella conferenza stampa indetta dal presidente della provincia Poma e nella riunione dell’apposita commissione consigliare. Poma accusa il consigliere regionale ed ex assessore leghista Ciocca di avere nascosto per anni il piano commerciale della Provincia e quindi di aver celato gli elementi per la bocciatura del centro di Borgarello. Ciocca reagisce di brutto. Fatto sta che, secondo noi, la responsabilità di una situazione così devastante per il territorio è di entrambi i contendenti. Un assessore che non manda avanti il piano commerciale, ma anche un presidente che, avendo la massima responsabilità dell’Ente, non può non essere informato a che punto si trovi uno dei principali strumenti di programmazione della Provincia. Crediamo che i cittadini che seguono queste vicende siano stanchi di questo continuo gioco delle tre tavolette: si finge di opporsi a determinati insediamenti a livello locale, mentre a livello superiore le medesime forze politiche mandano avanti questi grossi interessi privati. Questa è stata la politica della Provincia in tutti questi anni, con gravi conseguenze per il territorio: non programmare, lasciare via libera ai grossi gruppi economici. Questo è avvenuto in tutti i campi: dai centri commerciali, ai rifiuti, ai fanghi in agricoltura, alle centrali elettriche, sulle cave, ecc. Fatto sta che nessuna delle varie fazioni in lotta nell’ambito della destra provinciale (Poma contro Ciocca, ma anche Alpeggiani contro Abelli e altre suddivisioni) rappresenta una vera alternativa all’attuale sistema di potere, ma solo una lotta interna per aumentare l’influenza del proprio gruppo in rapporto (favorevole) ai grandi gruppi economici che hanno fatto del nostro territorio provinciale una terra di conquista (con buona pace dello slogan “padroni in casa nostra…”). Da segnalare, inoltre, che il piano commerciale così vergognosamente tenuto fermo da assessore e presidente è già costato finora ben 123 mila euro (centoventitremila) di denaro pubblico senza che sia mai approdato in consiglio provinciale. È vero che manca poco alle elezioni provinciali, ma per ragioni di igiene pubblica sarebbe bene che il presidente della provincia e l’intera giunta se ne vadano a casa.

 

Il Gruppo Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra

Teresio Forti

Giuseppe Invernizzi

 



 

Vedi anche l'archivio dei comunicati della Nuova Stagione

 

Da: Soffritti Renato (ex Candidato Sindaco della Nuova Stagione di Parona)

A: in Ccn al Direttore del La Lomellina – Il Settimanale della Gente

PC: In Ccn ai Quotidiani locali, alcuni Cittadini di Parona, Gruppi di Minoranza

OGGETTO: Comunicato Stampa di risposta all'articolo sulla Multiservizi - 24 Gennaio 2011

Egregio Direttore,

le ricordo il confronto tra i candidati Sindaci di Parona da Lei organizzato, le vorrei far notare che la questione Combitalia e Multiservizi S.p.A. è stato un tema di discussione sui programmi dei contendenti.

In base all’articolo allegato Lei può constatare che “La Nuova Stagione” era l’unica Lista che contemplava nel suo programma la questione della liquidazione delle società. Le riporto solo la sintesi del programma.

Riguardo la copertura di Bilancio dicevamo:

Copertura finanziaria

Per la copertura delle spese elencate nel nostro programma amministrativo prevediamo la messa in liquidazione della Multiservizi S.p.A. Per un paese di ridotte dimensioni come il nostro, riteniamo che i costi di questa società non si rapportino ai benefici. Tramite uno studio con un legale stabiliremo la fattibilità e le tempistiche. Affideremo a primaria società Fiduciaria di Revisione il compito di analizzare a fondo i bilanci della società per stabilire l’entità delle risorse attualmente sprecate e predisporre la chiusura della società stessa. Riteniamo che i servizi forniti da questa società possano essere gestiti consorziandoci con altri comuni, come suggeriscono gli analisti per ridurre le spese. Sarà necessario analizzare il Pro Capite delle spese amministrative (risultano più simile ai costi di una provincia che di un comune di 2000 abitanti), per capire come recuperare o economizzare risorse da destinare ai servizi al cittadino quali il sociale, la cultura, l’assistenza e l’ambiente.

 

Se confermeranno i propositi contenuti nel vostro articolo, possiamo sostenere che fino ad oggi hanno perso solo dei soldi e del tempo perché come Governo Ombra avevamo suggerito in netto anticipo, cosa era corretto fare

vedere link:

Governo Ombra

Società

Suggerimenti

Non posso non fare una critica anche ai gruppi di minoranza che non hanno preso in considerazione i suggerimenti della “Nuova Stagione”, avrebbero fatto sicuramente più bella figura se presentavano le interpellanze che noi avevamo loro suggerito ad inizio legislatura (come consigliere non ho mai avuto questa fortuna). Ma il sito www.nuovastagione.eu e i fatti di oggi, confermano il nostro intuito e dimostrano che avevamo ancora una volta ragione. Per assurdo l’amministrazione e il Sindaco Colli, pur decidendo tardivamente, passano addirittura per chi risolveranno il problema degli sprechi di queste Società (non possiamo nemmeno dire che non ci hanno ascoltato, visto che stanno andando in questa direzione). Per questo caso, le minoranze non hanno certo brillato in tempismo e strategia. Vi garantisco che avremmo preferito sostenere il contrario, ma oggi aumentare il consenso è un problema loro, non della Nuova Stagione. Imparare a fare opposizione non è mai troppo tardi, questo vale anche per tanti partiti nazionali figuriamoci per loro.

 

 


Fonte: La Lomellina il Settimanale della Gente – 19 Gennaio 2011

Multiservizi: rivoluzione in vista?

La Multiservizi, un serbatoio negativo nell’economia del paese! Con la questione Combitalia in via di definizione, in settimana dovrebbe arrivare la relazione dei legali che hanno preso in esame le due offerte pervenute; offerte che si aggirano attorno al 1.200.000 euro, quindi un valore non di molto inferiore a quello richiesto con il bando di gara poi andato non aggiudicato, l’attenzione dell’Amministrazione si sposta sulla Multiservizi spa.

Quella che era nata come braccio destro ed operativo del Comune, si è trasformata, strada facendo, in un peso per l’amministrazione comunale e, come già accennato in uno degli ultimi consigli comunali del 2010, l’amministrazione dovrà seriamente prendere in esame una revisione delle strategie della Multiservizi, alla quale fanno capo tra gli altri alcuni importanti servizi, come la gestione della Casa per l’Anziano, il ciclo dell’acqua, la gestione del verde e dello spazzamento neve solo per citare alcuni dei settori in cui è impegnata la società. Una revisione delle strategie che non esclude uno scioglimento della stessa Multiservizi. “Adesso abbiamo un quadro particolareggiato della situazione – afferma il Sindaco Colli – dal quale si evince che la Multiservizi, che doveva essere il braccio destro dell’amministrazione, presenta un quadro economicamente negativo in tutti i settori. Questo, ci porterà, entro breve tempo, a rivedere tutto il meccanismo Multiservizi, a ridisegnarne le strategie affinché non sia più un serbatoio negativo per l’economia del paese. Nata con ben altri scopi oggi la Multiservizi non riesce più a soddisfare quelli che erano gli intenti iniziali. Ci troveremo anche con le minoranze ed analizzeremo a fondo il problema trovando la soluzione migliore”. All’orizzonte sembrano non esserci grandi margini di manovra nel ridisegnare le strategie se non quella di uno scioglimento della Multi servizi e di una diversa gestione delle aree di sua competenza.

Intanto anche l’iter della formazione dei gruppi di lavoro è stato portato a termine, con la definizione di tutti i componenti di ogni singolo gruppo; gruppi di lavoro, che saranno al più presto resi noti ed inizieranno ad operare e, sui quali, l’amministrazione sembra contare molto.


 


Il comunicato stampa è stato pubblicato con un link direttamente in Home Page perché la “Nuova Stagione” è tra i siti più visitati della Provincia ed è in continua crescita per gli argomenti ambientali che tratta. Per quanto riguarda la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, mi sto rendendo conto di non combattere più contro i mulini a vento, questi risultati valgono molto di più di tutte le battaglie fatte come consigliere comunale nel passato, perchè è questa l'informazione obiettiva, ironice e provocatoria che in internet piace leggere. Nel bene o nel male, Parona è sempre più conosciuta, di conseguenza chi si occupa di questo paese, si espone sempre di più ad un giudizio critico dell’opinione pubblica.


Anche su questo abbiamo voce in capitolo per dimostrarlo:

Vedi: Rank Mondiale Alexa di oggi = 221.599

Vedi: Rank Italiano di Oggi = 5.021 (Quella di oggi è la migliore prestazione di sempre per il nostro sito)


Saluti

Soffritti Renato


Da: Soffritti Renato (Candidato Sindaco per la Lista Civica La Nuova Stagione – Comunali 2009 di Parona )

A: Sindaco di Parona Lomellina

In Ccn: Ambientalisti della Lomellina, Aderenti alla Nuova Stagione, Cittadini di Parona, Quotidiani Locali

Oggetto: Considerazioni e domande al Sindaco sull’Inquinamento di Parona Lom.

Ho letto l’articolo della Provincia Pavese di oggi, sotto allegate le domande che ho intenzione di rivolgere pubblicamente al Sindaco di Parona e le mie considerazione su quanto ha dichiarato. Se si degnerà di rispondere, le pubblicheremo sul sito www.nuovastagione.eu. Questi quesiti possono comunque servire al Gruppo Parona Giovane come spunto di riflessione per eventuali interpellanze.

con il colore marrone gli argomenti dell’articolo

in azzurro le mie considerazioni

“da quindici giorni sono due le centraline dell’Arpa”

“collocata dai tecnici dell’Arpa nell’area comunale”

Noi sappiamo, perché lo hanno detto gli esperti, che le centraline per il PM10 sono nate per rilevare le polveri sottili delle auto nelle città e vengono messe più vicino possibile ai tubi di scappamento per rilevare meglio le polveri sottili. Sentiamo ora che le centraline sono due, vorremmo capire:

Il motivo di tale scelta ?

La seconda è simile alla prima o misura altri tipi di inquinante ?

Per legittima sfiducia verso le istituzioni che governano il paese, questa è stata una scelta discussa in sinergia con il Comitato Parona Ambiente e i gruppi di minoranza ?

Per quale ragione l’Arpa ha deciso di metterne un’altra e perchè hanno scelto la zona del comune ?

Non è che ha dovuto accontentare i dipendenti o gli amministratori che a furia di respirare polveri sottili in questa quantità, temono prima o poi di fare la fine del topo?

La zona individuata non sembra essere peggiore di quella dove è adesso, una zona critica potrebbe essere quella dove ci sono le case nuove in prossimità dell’area industriale, qui abita anche l’ex consigliere Rosato che ha segnalato in passato continue lamentele da parte dei cittadini di quella zona. Per questi motivi chiediamo come mai non si è suggerito all’Arpa di metterla in prossimità di questa zona ?

Il Sindaco ha coinvolto qualche esperto per avere dei ragguagli ?

Se si chi è il tecnico ?


«Un mese fa Sannazzaro era a 90 microgrammi e noi a 50 - dice Colli - quindi non esiste il caso-Parona

«ma gli sforamenti non sono solo qui da noi, sono in tutta la Lombardia»


Questa è una dichiarazione ingannevole da parte del Sindaco di Parona, perché un giorno non crea violazione delle normative, significa solo che a Sannazzaro, che è un paese simile a Parona per le attività industriali, in quella giornata ha superato le emissioni, mentre a Parona le emissioni sono state superate per 80 volte, violando la normativa che impone di non superare le 35 Giornate. Anche Sannazzaro ha violato la normativa sul totale, ma meno volte perché si è attestata a 56 giorni. Parona, pur essendo un paese di soli 2000 abitanti è in Provincia di Pavia il comune che ha avuto la peggiore situazione ambientale anche come media annuale. E’ normale che gli sforamenti ci siano stati in tutta la Lombardia, ed è normale che a Milano siano anche superiori a Parona, l’anomalia è solo Parona che è un Paese di campagna che dovrebbe rientrane nei limiti del PM10, invece ha l’aria inquinata quasi come Milano, mentre per le nanopolveri e altri agenti tossici cancerogeni come le diossine, sono convinto che è peggio del capoluogo Lombardo. Non sta a noi comunque dimostrarlo. (Questa è la verità che va raccontata, che smentisce Colli e che dimostra che esiste un caso Parona)


Vigevano, che è confinante con Parona, ha registrato una concentrazione leggermente fuori al limite di 50 microgrammi il 6 gennaio, poi è scesa.

gli sforamenti del Pm10 sono un fenomeno comune a tutta la Lombardia, lo dice anche l’Arpa

Non sono fazioso, l’ambiente non ha colori politici, a Vigevano va il plauso di aver fatto interventi sul traffico che lo hanno reso più scorrevole, questo penso sia la causa che ha migliorato notevolmente la situazione del PM10 già a partire dallo scorso anno, aggiungiamo anche la volontà di non costruire più la centrale che avrebbe peggiorato la situazione. Per questo meritano tutti un premio: “I cittadini che hanno sostenuto il Comitato Vigevano Sostenibile, gli amministratori che hanno fatto retromarcia proponendo addirittura soluzioni sostenibili”. Vigevano rientra nella norma pertanto smentisce Colli e Trovati (anche lui nel confronto pubblico tra i candidati sindaci, ha sostenuto che il PM10 è un fenomeno generalizzato). Sono dichiarazioni veritiere, ma sono discorsi faziosi perché stravolgono la realtà. Parona confina con Vigevano, ha sicuramente meno auto che circolano e meno camini di abitazioni che fumano, pertanto dovrebbe avere valori inferiori; invece non è così. Questa è la dimostrazione che il problema di Parona non sono le auto o i camini delle stufe ma le industrie (lo ha fatto capire anche l’ASL quando ha commentato il fenomeno “nevica solo a Parona”). Dubitiamo che l’ARPA sostenga il contrario, però ha gli strumenti per smentirci, se stiamo dicendo il falso.


Anziché continuare a fare scena muta

CE LO DIMOSTRI !!!

Noi siamo sempre pronti a rettificare quanto abbiamo sostenuto fino ad ora. Se ci sono altri colpevoli, vogliamo le loro teste !!!


Se proprio si vuole parlare di un problema generalizzato bisogna dire la verità: “paesi come Parona che hanno insediato impianti inutili come l’inceneritore in zone umide come la Pianura Padana, peggiorano la situazione dell’aria a Vigevano e in tanti altri paesi della Provincia”, che magari potevano rientrare nelle norme di legge.

Aggiungo anche che una ricerca chimico-fisica svolta presso gli atenei di Bari e di Lecce ha scoperto che l’Italia è spaccata in due (anche) sul fronte delle polveri sottili: a Nord leggerissime ma molto pericolose, perché prodotte dal traffico, a Sud pesanti ma meno dannose, in quanto provenienti dal deserto del Sahara. Anche questo conferma che è un problema generalizzato, ma per rendere completa e non faziosa la dichiarazione bisogna dire chi sono i colpevoli. Parona, secondo noi, ha sicuramente le colpe anche delle polveri sottili che vanno al Sud, mentre tutti gli altri paesi della lomellina di dimensione come il nostro, non hanno responsabilità così marcate. Questa è la verità !!!

la centralina l’abbiamo solo noi, Vigevano e Sannazzaro

quindi chi non rileva il Pm10 non sa se è dentro o fuori dai limiti

Non so quali altri Comuni come il nostro abbiano due centraline fisse sul proprio territorio

Questa è la dimostrazione che il Sindaco di Parona fa delle dichiarazioni senza sapere cosa dice. Esistono delle normative che stabiliscono in che agglomerati devono essere messe le Centraline per tipologia e per tipo di inquinante. Parona stando a queste normative non avrebbe dovuto avere le centraline di rilevamento, se ci sono è perché sono state concordate con una convenzione da lui firmata per garantire che l’Inceneritore non inquinava, ed il costo del mantenimento è a carico di Lomellina Energia. Pertanto è normale che in altri paesi non ci siano le centraline, perché non ci sono le auto come in città, pertanto non dovrebbero avere valori anomali di PM10 da monitorare, a meno che hanno la disgrazia di confinare vicino a paesi come Parona o nei pressi di autostrade o arterie ad alto traffico, in questo caso sarebbe giusto tenere la situazione sotto controllo anche li.

Dovrebbero essere presi provvedimenti a livello regionale, perché un piccolo Comune di 2 mila abitanti come il nostro, non ha la possibilità di muoversi da solo in questo ambito.

Lasciamo perdere la Regione Lombardia e altri enti istituzionale che autorizzano schifezze come quelle viste a Parona. Nell’anno 2001, su un territorio di appena 9,3 Km quadrati l’ 8° censimento generale dell’Industria e dei servizi effettuato dall’ISTAT diceva che su una popolazione censita di 1698 abitanti risultavano occupati 1271 addetti in 165 Imprese. Oggi basta andare sul sito del comune per scoprire di quanto sono aumentati. Non dimentichiamoci che per loro andava bene aggiungere anche qualche centrale, una addirittura da 400MW.

Essendo responsabili di questi eccessi (alla faccia degli studi di impatto ambientale), come possiamo fidarci ancora di Colli e di chi governa la regione !!!

 


Articolo della Provincia pavese dell’11 Gennaio 2011

Parona, smog alle stelle Le polveri sottili volano al doppio del valore limite

PARONA. La scalata dello smog non trova sosta a Parona, dove negli ultimi cinque giorni la concentrazione delle polveri sottili è salita da 60 a 105 microgrammi al metro cubo. Il sindaco Silvano Colli spiega che da quindici giorni sono due le centraline dell’Arpa che registrano lo stato di salute dell’aria di Parona, «ma gli sforamenti non sono solo qui da noi, sono in tutta la Lombardia».

«Un mese fa Sannazzaro era a 90 microgrammi e noi a 50 - dice Colli - quindi non esiste il caso-Parona, in tutta la Lombardia la situazione è così». Sannazzaro, però, negli ultimi cinque giorni, non ha mai oltrepassato quota 100 ed è arrivata fino a 85 microgrammi al metro cubo. Vigevano, che è confinante con Parona, ha registrato una concentrazione leggermente fuori al limite di 50 microgrammi il 6 gennaio, poi è scesa. Non è la prima volta che Parona ha valori più alti di altri Comuni della Lomellina. «Intanto - dice il sindaco Colli - qui in zona, la centralina l’abbiamo solo noi, Vigevano e Sannazzaro, quindi chi non rileva il Pm10 non sa se è dentro o fuori dai limiti. Noi ci siamo attivati con il posizionamento di una seconda centralina, collocata dai tecnici dell’Arpa nell’area comunale. Dove sia non so, ma non sono io a dover dire ai tecnici dell’Arpa dove è meglio piazzare la centralina. Quel che conta è che mi sono attivato». Può esserci una relazione con l’alta concentrazione di industrie, oltre all’inceneritore, a Parona? «I 105 microgrammi sono stati registrati domenica 9 gennaio, quando solo un paio di aziende zono attive - spiega Colli -. Spetta ai tecnici capire se vi possono essere delle fonti locali di inquinamento, fermo restando il fatto che gli sforamenti del Pm10 sono un fenomeno comune a tutta la Lombardia, lo dice anche l’Arpa. Dovrebbero essere presi provvedimenti a livello regionale, perché un piccolo Comune di 2mila abitanti come il nostro, non ha la possibilità di muoversi da solo in questo ambito. Noi abbiamo fatto collocare due centraline dall’Arpa, quindi non siamo certamente rimasti a guardare. Non so quali altri Comuni come il nostro abbiano due centraline fisse sul proprio territorio».


Da: Soffritti Renato
Inviato:
domenica 21 novembre 2010 20.03
Ccn: Quotidiani locali, Comitati e Associazioni,Cittadini di Parona
Oggetto:
Comunicato Stampa: "
L'inceneritore di Parona è a recupero volto a valorizzare i rifiuti o solo ad eliminarli ?"


Nell’ oggetto la domanda del quesito sotto illustrato. Nel decreto che autorizza l’impianto non mi sembra ci siano i dati per stabilire con certezza che l’inceneritore di Parona Lomellina sia un impianto di recupero ad alta efficienza energetica. Riporto però i commenti di un esperto che esprime la sua opinione sull’inceneritore di Acerra che è simile al nostro perchè brucia rifiuto tal quale.


fonte La Repubblica di Napoli: http://napoli.repubblica.it/dettaglio-news/14:48-14:48/3873361

Rifiuti: esperto Cnr, basta discariche, a Napoli serve raccolta differenziata (2)

(Adnkronos) - ''Gia' in passato proponemmo la raffinazione del rifiuto, in modo tale da ricavare un combustibile di qualita' - spiega Plescia - Dalle prove fatte ci siamo resi conto che questo tipo di soluzione potrebbe migliorare il bilancio energetico di inceneritori come quello di Acerra e allo stesso tempo migliorare anche l'effetto in termini di emissioni. Invece, allo stato attuale, con una raccolta differenziata inesistente, l'impianto di Acerra, costretto a bruciare rifiuto tal quale con materiale che ha un elevatissimo contenuto di acqua, produce sostanze pericolose''. ''La direttiva 31 del 2008 prevede un grado di efficienza attualmente inimmaginabile - prosegue - in Italia e nel resto d'Europa gli inceneritori bruciano materiale povero non raffinato. Non raggiungendo l'obiettivo dell'efficienza, l'Unione europea mira a togliere gli incentivi per questo tipo di trattamento''. Plescia sottolina che ''esistono sistemi di trattamento piu' sofisticati, che prevedono una separazione completa delle materie da recuperare - sottolinea Plescia - con il recupero finale di tutto cio' che non puo' essere riciclato attraverso dei processi di raffinazione''.

(17 novembre 2010 ore 15.02)

Saluti

Soffritti Renato

 

Da: Soffritti Renato
Inviato:
domenica 21 novembre 2010
A:
Comitati
Oggetto:
L'inceneritore di Parona è a recupero volto a valorizzare i rifiuti o solo ad eliminarli ?

Considerazioni sulla DIRETTIVA 2008/98/CE del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti

(Dlgs definitivamente approvato dal CdM del 18 novembre 2010)

http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/dettaglio.asp?d=60951

E’ un quesito per un esperto, non so se dai dati di progetto potrebbe darci delle risposte. Sarebbe interessante comunque saperlo. Magari con una interpellanza o con la commissione che prima o poi istituiranno riusciremo a scoprirlo. Dai dati di progetto non mi sembra sia possibile arrivarci a meno che qualcuno riesca ad interpretarli. Provateci pure voi, se il nostro non rientra tra gli inceneritori ad efficienza energetica abbiamo un motivo in più di preoccuparci e di chiedere più accurati controlli. Nella formula noto che considerano nel calcolo anche l’energia termica che solo i veri termovalorizzatori hanno (Brescia ad esempio che fornisce il Teleriscaldamento con questo tipo di energia). Il nostro a differenza di quello di Brescia questa potenzialità non ce l’ha, pertanto dovrebbe essere penalizzato nell’efficienza energetica della formula stabilita dalla direttiva.

Vi riporto di seguito come commenta il recepimento la camera dei deputati ?

http://www.camera.it/561?appro=155&La+direttiva+2008/98/CE

Ciò avviene, soprattutto, mediante l’introduzione di soglie di efficienza energetica al fine di inquadrare le operazioni di trattamento dei rifiuti urbani in inceneritori municipali come attività di recupero o di smaltimento (art. 38; Allegato II, punto R1);

Nell'ambito delle operazioni di recupero vengono infatti riconosciuti due tipi di incenerimento: quello volto a valorizzare i rifiuti e quello volto ad eliminarli. (vedi formula sotto allegata)

E’ mia opinione che qualsiasi inceneritore non valorizzi un bel niente, comunque prendiamo atto che le normative dicono che esistono degli inceneritori con recupero ed efficienza energetica, e altri che hanno il solo fine di incenerire i rifiuti per smaltirli. I primi saranno di Classe A i secondi delle vere schifezze.

 

La direttiva sull’incenerimento dice anche:

(20) La presente direttiva dovrebbe inoltre precisare quando l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani è efficiente dal punto di vista energetico e può essere considerato un’operazione di recupero.

(29) Gli Stati membri dovrebbero sostenere l’uso di materiali riciclati (come la carta riciclata) in linea con la gerarchia dei rifiuti e con l’obiettivo di realizzare una società del riciclaggio e non dovrebbero promuovere, laddove possibile, lo smaltimento in discarica o l’incenerimento di detti materiali riciclati.

(47)…. Inoltre, la Commissione dovrebbe avere il potere di adeguare gli allegati al progresso tecnico e scientifico e di precisare l’applicazione della formula per gli impianti di incenerimento di cui all’allegato II, R1…

(AUTORIZZAZIONI E REGISTRAZIONI Art. 23 Comma 1) Gli Stati membri impongono a qualsiasi ente o impresa che intende effettuare il trattamento dei rifiuti di ottenere l’autorizzazione dell’autorità competente. (Comma 4) Le autorizzazioni concernenti l’incenerimento o il coincenerimento con recupero di energia sono subordinate alla condizione che il recupero avvenga con un livello elevato di efficienza energetica.

Ciao

Renato Soffritti


Solo alcuni inceneritori sono considerati come recupero

pubblicata su Facebook da Renato Soffritti il giorno domenica 21 novembre 2010 alle ore 3.23


Gli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani possono essere classificati come impianti di recupero solo se la loro efficienza energetica è uguale o superiore a un fattore di 0,60 per gli impianti funzionanti e autorizzati in conformità della normativa comunitaria applicabile anteriormente al 1° gennaio 2009 e di 0,65 per gli impianti autorizzati dopo il 31 dicembre 2008.

DIRETTIVA 2008/98/CE

http://www.sistri.it/Documenti/Allegati/Direttiva_2008_98_CE.pdf

RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 2008/98/CE

http://www.reteambiente.it/repository/normativa/13279_def.pdf

(Schema di Dlgs definitivamente approvato dal CdM del 18 novembre 2010)

ALLEGATO II

OPERAZIONI DI RECUPERO

R 1 Utilizzazione principalmente come combustibile o come altro mezzo per produrre energia (*)

(*) Gli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani sono compresi solo se la loro efficienza energetica è uguale o superiore a:

— 0,60 per gli impianti funzionanti e autorizzati in conformità della normativa comunitaria applicabile anteriormente al 1° gennaio 2009,

— 0,65 per gli impianti autorizzati dopo il 31 dicembre 2008, calcolata con la seguente formula:

Efficienza energetica = (Ep – (Ef + Ei))/(0,97 × (Ew + Ef))

dove:

Ep = energia annua prodotta sotto forma di energia termica o elettrica. È calcolata moltiplicando l’energia sotto forma di elettricità per 2,6 e l’energia termica prodotta per uso commerciale per 1,1 (GJ/anno)

Ef = alimentazione annua di energia nel sistema con combustibili che contribuiscono alla produzione di vapore (GJ/anno)

Ew = energia annua contenuta nei rifiuti trattati calcolata in base al potere calorifico netto dei rifiuti (GJ/anno)

Ei = energia annua importata, escluse Ew ed Ef (GJ/anno)

0,97 = fattore corrispondente alle perdite di energia dovute alle ceneri pesanti (scorie) e alle radiazioni.

La formula si applica conformemente al documento di riferimento sulle migliori tecniche disponibili per l’incenerimento dei rifiuti.


Data: 6 Novembre 2010

Da: Soffritti Renato (sostenitore dei Comitati Civici)

Ccn: Quotidiani locali, Comitati e Associazioni,Cittadini di Parona

Comunicato Stampa:Commenti sull'incenerimento dell'Inceneritore

Il 5 Novembre è stato un giorno particolare per la Lomellina. A Mortara era in programma un evento importante: Inceneritori, centrali... e la salute se ne va in fumo”.

La sala era gremita di partecipanti, gli esperti spiegavano, con informazioni inconfutabili, i danni alla salute e all’ambiente provocati dalla combustione, mentre a Parona nella stessa giornata si è di nuovo incenerito l’inceneritore. Aggiungiamo che non è la prima volta e probabilmente non sarà l’ultima. Basta andare sui Blog per trovare le solite tranquillizzanti dichiarazioni del Presidente della Società che gestisce l’inceneritore, il quale ha emesso il seguente

comunicato stampa:

 

INCENDIO ALL’INTERNO DEL PERIMETRO DELL’IMPIANTO DEL TERMOVALORIZZAZIONE DI PARONA:

DANNI LIMITATI E NESSUN IMPATTO SUL SERVIZIO PUBBLICO DI SMALTIMENTO

Parona (PV), 5 novembre 2010 – La società Lomellina Energia comunica che ieri 4 novembre alle ore 20 circa si è sviluppato un incendio che ha interessato il capannone di stoccaggio della frazione organica stabilizzata (FOS) all’interno della struttura del Termovalorizzatore di Parona.

Tutti gli elementi di messa in sicurezza sono stati subito resi operativi e, grazie al pronto e qualificato intervento dei Vigili del fuoco e del personale interno dello Stabilimento, l’incendio è stato efficacemente circoscritto.

L’incidente non ha causato alcun danno a persone.

Il celere intervento degli organi preposti nonché la disponibilità di diversi sistemi di sicurezza e di protezione ambientale recentemente implementati e potenziati, anche a seguito degli eventi accaduti nel 2008, ha preservato le aree di produzione che, pertanto, continuano a funzionare senza alcun problema garantendo la continuità del pubblico servizio.

La Società si è subito attivata presso le istituzioni competenti (Provincia, Arpa, Comune) per le dovute informative.

Le cause di questo evento sono in fase di accertamento e affidate a tecnici competenti del settore.

La Società ringrazia, infine, tutti coloro che si sono prodigati con competenza ed impegno nell’opera di spegnimento dell’incendio ed, in particolare, i comandi dei Vigili del fuoco di Pavia e Milano, l’Arpa di Pavia, il Servizio di Soccorso Pubblico 118 e le Stazioni Locali dei Carabinieri.

Il Presidente

Vincenzo Filisetti

Amministratore Delegato

Andrea Fava

Noi non siamo rassicurati da queste dichiarazioni, perché sui terreni adiacenti all’inceneritore, anni addietro sono state rilevate nei muschi diossine con valori più alti rispetto alla media provinciale, ogni incendio crea incrementi di diossine e solo un’analisi accurata sull’essere umano o nel latte materno può dire se siamo in una fase di pericolo per la salute. Direi che l’incontro di Mortara è capitato a puntino perché ha chiarito tutti questi aspetti che cittadini e amministratori dovrebbero avere finalmente compreso.

E’ già il terzo incidente che avviene nel giro di pochi anni, con le stesse modalità. Prima che ci scappi il morto, concludo con delle domande che dovrebbero essere rivolte al Sindaco di Parona Lomellina:

  • Dove è finita la commissione che doveva controllare l’inceneritore?
  • Quando il comune si decide a istituirla?
  • Quando funzionerà veramente per tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente?


 

Data: 18 Ottobre 2010

Da: Soffritti Renato (sostenitore dei Comitati Civici)

A: Quotidiani locali

Ccn: Comitati e Associazioni

Comunicato Stampa:Commenti sull'incontro tra i Comitati e l'Amministrazione che si è tenuta a Parona il 16 Ottobre 2010

 

Il sindaco di Parona e la sua amministrazione, hanno risposto alle domande dei comitati civici della Lomellina su salute, rifiuti, studi epidemiologici e centrali. In base alle risposte che hanno dato, solo dei tonti possono pensare che conoscono cosa siano questi argomenti. Sommi, ha cercato di giustificare la strategia dell’incenerimento, ma era ben visibile sul suo volto la tensione legata ad un’infelice esibizione di una politica fuori tempo superata dall’innovazione e dalla sostenibilità, temi che i tre comitati hanno ben spiegato loro (che fingevano di non capire) e ai tanti cittadini presenti in sala.

Quando i comitati gli hanno chiesto cosa ha portato al loro paese tutto questo (inceneritore), ho pensato alle mie tasche vuote di cittadino che è costretto a vivere il periodo della mobilità sulla sua pelle con 700 € al mese (con moglie a carico), cifra che non basta nemmeno a pagare le bollette energetiche. Sommi dice che il comune aiuta i cittadini a pagare le spese, Colli diceva che i cittadini avrebbero avuto il teleriscaldamento, io mi domando con quale delibera e con quale modalità qualcosa di questo sia vero, a meno che mi sia sfuggita o che le regole non sono uguali per tutti, questo sarebbe un fatto molto grave. Fuori dal comune è esposto solo un aiuto economico per le persone in affitto (lo avranno studiato perchè a Parona sono tutti proprietari di casa). Nei vari CAF in diversi comuni sono esposte le modalità per avere i contributi per pagare le bollette per chi è in difficoltà economica, noi abbiamo quasi 2.000.000 di Euro di entrate in più e non abbiamo il minimo aiuto.

Sommi ha detto che la raccolta porta a porta non conviene perchè è troppo costosa, potrebbe avere ragione se un consorzio viene amministrato da una politica di concertazione come quella paronese, non gli ripeto per l’ennesima volta di andare a farsi un giro a Novara perché sono dieci anni che lo dico, sa benissimo casa trova, come sa benissimo che il confronto tra i due bilanci l’abbiamo pubblicato da tempo e smentisce tutto quello che lui ha affermato.

Sulla centrale condivido la posizione di Trovati, percorrere la strada di un ricorso al TAR non sarebbe una brutta idea, meglio anticipare i tempi, non mi fiderei del Sindaco e della sua maggioranza anche se hanno espresso un parere contrario. Una critica a Trovati va fatta sulla poca furbizia: “Chi è stato complice di una politica di incenerimento, è meglio che ammetta gli errori anziché continuare a condividerli”, altrimenti i cittadini di Parona non vedranno mai nessuna diversità di vedute e Colli vincerà ancora. Meglio sottolineare quest’ultimo passaggio per fare capire agli esterni che Trovati non era un rappresentante della maggioranza, penso che in pochi l’abbiano capito.

Le TV di regime o Mediaset hanno montato più volte servizi su Parona per propagandare gli inceneritori, mi auguro che qualche tv locale o qualche spettatore abbia registrato l’avvenimento, sarebbe utile metterlo in rete perché l’insufficienza su questo tema rasenta il ridicolo, il re è nudo (sindaco di Parona) cita i nostri morti per dire al dott. Lorena Marco ( portavoce della petizione firmata dai 200 medici della Lomellina a “favore della tutela della salute e dell’ambiente”) che 90 giorni di sforamento di PM10 nel nostro paese non fanno male alla salute, propone studi anziché chiedere suggerimenti sul da farsi. Non parliamo degli altri amministratori che si sono rivolti ai Presidenti dei comitati con domande fuori dal mondo tipo: “Ditemi a cosa serve fare la raccolta differenziata, dove vanno poi a finire questi rifiuti riciclati”.

Chiunque ha seguito il dibattito e lo scambio di vedute capisce perché l’Italia è in caduta libera, il declino è inarrestabile perché chi ci governa non ragiona per interessi collettivi ma per vantaggi locali o personali.

Non è un fattore di colore politico è una generalizzata convinzione che ci sia qualcosa che non stia più funzionando in Italia. Con chiunque parlo, anche con coloro che hanno idee opposte alle mie (siano essi politici o semplici cittadini), hanno la convinzione che siano caduti gli ideali, che non valgono più niente i principi, che tutto stia diventando più complicato, difficile e costoso o senza soluzioni. Questi sono segnali di un malessere diffuso e trasversale, il sistema sta crollando e la TV ci mostra solo situazioni non vere e irreali. Fino a ieri pensavo che i comitati dovevano essere apolitici e apartitici, oggi invece penso che dovrebbero proporre una politica vera senza colori e barriere perché i politici si sono estinti, quelli che vediamo sono degli incapaci scelti con un sistema elettorale che seleziona le persone in base alla loro più elevata incapacità e dipendenza e infettano anche le realtà locali. La nuova strategia dei comitati dovrebbe diventare l’aggregatore del malcontento diffuso per favorire una nuova classe politica che rispetti i principi e gli ideali in cui dichiara di credere pur mantenendo le diversità di vedute o di programma. E’ necessario farlo, perché la gente non crede più a niente e in nessuno.

Sul comportamento umano non ci capisco più niente, per noi tutto è semplice, scontato e conosciuto, non è detto però che sia comprensibile a tutti, magari non abbiamo trovato il modo per farci capire, magari parliamo due lingue diverse.


 

Data: 16 Maggio 2010
Da: Soffritti Renato (sostenitore dei Comitati Civici)
A: Quotidiani locali
Ccn: Comitati e Associazioni
Comunicato Stampa:Conferenza sulle diossine di Parona

Un plauso al comitato per la Salute e l'Ambiente di Parona che invita un professore a spiegare cosa sono le diossine (conoscerle per evitarle), un tema che dovevano affrontare le istituzioni, invitando magari il Prof. R.M. Cenci ad illustrare i risultati frutto dei sui studi.

Ho letto le solite rassicuranti teorie di Sommi (vedere articolo allegato), come imprenditore di bonifiche ambientali dovrebbe conoscere meglio di noi il paese in cui risiede, ma finge di non vedere e di non capire. Anziché parlare per bocca dell’Arpa, dovrebbe invitarla a partecipare a qualche riunione pubblica perché abbiamo anche noi qualche domanda da fargli. Sommi, anziché esprimere opinioni in materia, dovrebbe rassicurare i cittadini coinvolgendo gli enti interessati, perché siamo stanchi di sentire le solite filastrocche, la realtà di questo paese parla da sola e tutti ormai la conoscono.

Parona è il paese dell’inceneritore, basta andare a leggere le analisi di R.M. Cenci, per capire che non dovremmo stare tanto tranquilli. I limiti della legge Italiana sono contestatissimi - vedere nell’allegato “Limite-Mangimi” per sapere, cosa chiedono di rispettare a Taranto.

Gravi sono stati i casi di contaminazione nella carne di pollo o del latte materno in prossimità di inceneritori o fonti inquinanti come Brescia, Montale,Taranto ecc. ecc.

A differenza del Comitato di Parona che ha iniziato da poco, altri comitati in Lomellina certi temi li conoscono da tempo (abbiamo fatto anche degli esposti e abbiamo criticato il silenzio dell’Arpa stessa), non possiamo certo stare zitti su certe affermazioni di Sommi.

Gli studi effettuati da R.M. Cenci a Parona si basano sul limite di:
WHO-TEQ values for PCDD/Fs > a 10 ( che è un limite di legge oggi contestato)

Senza il raddoppio dell’inceneritore, pur nel rispetto di questi limiti (ripeto oggi contestati), lo studio segnalava una criticità per Parona (da notare che nel tempo è andata sempre aumentando fino a raggiungere il valore di 4,6 pg/g). Questi erano i valori raggiunti nel 2006 (nel tempo aumentano perché la diossina si accumula).

Pertanto vi anticipo le domande che suggerisco di fare al professore

Se la matematica non è un’opinione, oggi dopo il raddoppio dell’inceneritore di Parona i dati sulle diossine dovrebbero essere diventati alquanto critici. Se la situazione è diventata critica, non sono tanto certo che la provincia di Pavia commissionerà altri studi a R.M. Cenci.

E secondo Sommi, dopo le polveri sottili, noi dovremmo stare tranquilli anche con le diossine.


NB) Nei commenti sono citate anche le relazioni di R.M. Cenci per verificare la veridicità della fonte.

Commenti e domande da fare al Professore:

A Parona le Diossine sono state studiate e analizzate ma le istituzioni non ne hanno mai parlato.

Vi riporto in sintesi la relazione tratta da:
“DIOXINS, TRACE ELEMENTS, BIOINDICATORS AND BIODIVERSITY IN SOILS di Roberto M. Cenci and Fabrizio Sena” EUR 23935 EN - 2009

Che parla di:
-Il suolo della Provincia di Pavia.
Valutazione della concentrazione di composti organici e inorganici persistenti attraverso lo sviluppo di una monitoring network del suolo (2006).
EUR 22132 IT. ISBN 10-92-894-8619-8. 128 pp.
-Il suolo della Provincia di Pavia (Parte due).
(2007) EUR 22132 IT/2. ISBN 92-79-03877- x. 238 pp.

La situazione prima del raddoppio dell'inceneritore (2006) era questa:
(riporto la traduzione del rapporto dall’inglese)
<Inizio traduzione>
Solo una zona ha un’ alta presenza di PCDD / Fs livelli in WHO-TEQ, ma era significativamente al di sotto il limite imposto dal decreto legislativo 152.
E 'a nord-ovest della provincia e corrisponde a Par A (Parona A), con un livello di 4,6 pg/g.

… in tutta la provincia, i rimanenti settori hanno mostrato bassi livelli entro 0,78 e 1.8pg/g,
Un'eccezione è rappresentata dal PAR A, B (Parona)
dove ci sono principalmente epta-e octa-diossine (HpCDD, OCDD).

Nel 2002 era : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 1,8
Nel 2005 era : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 2,3
Nel 2006 era : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 4,6

<Fine traduzione>

Questa è la dimostrazione che si accumulano nel tempo.
Dopo il raddoppio a che valori siamo arrivati ?

Come potete osservare i valori aumentano nel tempo
Mi chiedo se abbiamo già superato i limiti di legge?

I dati del 2006 sembrano critici
Chi garantirà che continueranno i controlli?

Ogni legislatura ha sempre nominato una commissione di controllo dell'inceneritore
Perché questa legislatura non l'ha ancora istituita?

I fanghi in agricoltura favoriscono la diffusione della diossina nella catena alimentare.
Non sarebbe sensato in presenza di un inceneritore vietarli?

Alcune domande che ritengo legittime.

Le diossine sono subdole, sia che siano basse che alte come valore, dipende come interagiscono nella catena alimentare. Al riguardo vi suggerisco di leggere cosa ha detto il Prof. Zecca a Lomello (è stato escluso dagli ultimi studi di monitoraggio a Parona, ho tradotto in testo il suo intervento), penso sia questa la strada da seguire per essere più tranquilli. A Parona ogni studio riserva sempre delle sorprese negative. Il prezzo più alto lo pagheranno i più giovani.
Se poi volete farvi quattro calcoli su come siamo messi a diossine, il documento del prof Federico Valerio dice come farlo (tutti i dati di progetto dell’inceneritore di Parona equivalgono al calcolo effettuato dal Professore, cambia solo il quantitativo giornaliero di rifiuti che per Parona è di 380.000 t/a che equivalgono a 1041 t, al giorno).

Parona, contro il pericolo diossina
la Provincia Pavese — 11 maggio 2010

PARONA. La parola diossina evoca il ricordo del disastro avvenuto a Seveso nel 1976, quando una nube tossica fuoriuscì dallo stabilimento chimico dell’Icmesa diffondendo elevate quantità del potente cangerogeno. Conoscere il problema è il primo passo per aumentare il livello generale d’interesse e di vigilanza anche in un paese come Parona ad alta densità di industrie e di realtà produttive. Per approfondire l’argomento il Comitato dei cittadini di Parona per la salute e l’ambiente ha organizzato l’incontro pubblico «Diossine: conoscerle per evitarle», che si svolgerà venerdì 21 maggio, alle 21, in aula consiliare. Interverrà come relatore Giorgio Fedrizzi, responsabile del Laboratorio chimico degli alimenti dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Lombardia ed Emilia Romagna (Izsler). «Da allora incidenti di questo genere non si sono più verificati in Italia e molto è stato fatto sotto il profilo scientifico, tecnico e normativo per abbattere le emissioni prodotte da specifici processi industriali, come centrali termoelettriche, inceneritori, fonderie, industrie cloro-chimiche e cartarie, per monitorare l’impatto ambientale e sanitario delle diossine e controllarne la presenza nella catena alimentare», spiega Piero Firpo, presidente del Comitato dei cittadini. Il Comune, che ha concesso l’aula consiliare, commenta per bocca dell’assessore Mauro Sommi: «Ben vengano convegni come questo, ma, Arpa e Asl hanno ribadito più volte che nel nostro paese non esiste pericolo di diossina». Il Comitato dei cittadini ammette gli indubbi progressi nel campo della prevenzione: «Ma episodi di contaminazione come quello in atto a Taranto, causato dalle emissioni rilasciate per anni dall’impianto siderurgico dell’Ilva, sono la dimostrazione che tecnologie inadeguate e controlli insufficienti possono far insorgere, lentamente e senza clamore, gravi forme di inquinamento che rischiano di passare inosservate e sono per questo sono ancor più pericolose». Durante il convegno si capirà quali metodi d’indagine permettono di scoprire se le diossine sono presenti a Parona e in Lomellina. - Umberto De Agostino

Data: 15 Febbraio 2010

Da: Soffritti Renato (sostenitore dei Comitati Civici)

A: Quotidiani locali

Ccn: Comitati e Associazioni

Comunicato Stampa:Opinioni su Scalo Ferroviario e Combitalia

Riguardo l’articolo in fondo allegato, ho saputo che in paese si è fatto un gran parlare. In qualità di ex consigliere comunale, rispetto ai tanti attori che hanno fatto dichiarazioni di parte, la mia opinione è sicuramente la più credibile perché non ho mai governato con nessuno e sono sempre stato in conflitto con i due Sindaci di Parona. Ho seguito l’audizione del Presidente della Multiservizi, sono convinto delle ragioni sul buco di bilancio causato da opere pagate ma non realizzate da parte di Combitalia, ma ritengo prematuro esprimere un giudizio definitivo senza sapere le ragioni del Socio di minoranza. L’attuale Presidente della Multiservizi, è comunque un avvocato di parte, perché nominato dalla maggioranza, non può certo entrare in particolari che hanno caratterizzato la scorsa legislatura che sono, secondo il mio punto di vista, la causa del disastro economico di questo paese. Una valutazione neutra sull’economia è sicuramente quella fatta dal Commissario

Come Governo Ombra di Parona avevamo da tempo relazionato su questo e sulle:

Società e i Mutui

Proponendo al Sindaco e invitando le minoranze a presentare delle :

Interpellanze

Come potete osservare abbiamo anticipato di mesi le conclusioni del Presidente su Combitalia:

  • La Combitalia s.r.l. è, a norma di statuto, una società che si prefigge scopi prettamente industriali e commerciali, questo è ben descritto nel suo statuto societario pertanto non è conforme alle prescrizioni previste, ne consegue che il consiglio comunale, ai sensi dell’art. 49 dello statuto dell’ente e alla luce della disciplina vincolistica introdotta con le norme previste nella finanziaria per il 2008, deve avviare il programma di cessione a terzi di tale partecipazione indiretta nel rispetto delle procedure a evidenza pubblica, nei modi e nei tempi indicati.

Tutto il resto l’ho spiegato nella relazione fatta sul

Consiglio Comunale del 14 Aprile

 


In sintesi si può riportare tutto a questa logica considerazione:

Colli è l’origine di tutti i mali, sia ambientali che economici

Ha nominato il suo successore che gli ha fatto il ribaltone, in questa fase è successo ogni cosa:

-Pettegolezzi,

-Interferenze

-Deleghe e Revoche

-Nomine e Dimissioni

-Continui battibecchi tra Colli e la Ganzi

-Modifiche di convenzioni e proposte di revoche

-Cambi continui dei c.d.a. della Società (incluso i Presidenti)

-Nessuna trasparenza amministrativa sulle Società

- ecc. ecc.

In situazione come queste è evidente che la macchina amministrativa si inceppa incluso i controlli sulle società, nulla può funzionare, meno male che è arrivato il commissario anzitempo, altrimenti i danni sarebbero stati superiori. Tutti sono stati colpevoli, meno chi è stato eletto per fare opposizione ed è l’unico che ha rispettato il mandato elettorale: “il sottoscritto”.

Distinti Saluti

Soffritti Renato (cell:333-6025582)

 

La Provincia Pavese martedi' 20 aprile 2010

I problemi finanziari del Comune e il caso del raccordo ferroviario

Parona, Ganzi va all'attacco «Se ho rubato, indagatemi»

PARONA. «Se sono una ladra, invito la magistratura e la Guardia di finanza a intervenire per una verifica sul mio conto in banca affinché sia fugato il minimo sospetto sulla mia onestà e sulla mia correttezza». L'ex sindaco Giovanna Ganzi gioca d'anticipo sulle voci che circolano in paese, secondo cui avrebbe lasciato un buco nel bilancio comunale intascandosi risorse dei paronesi. Torna a salire alle stelle lo scontro fra Ganzi, sindaco dal 2004 al 2008, e il suo predecessore-successore Silvano Colli, rieletto sindaco l'anno scorso. L'ex sindaco Ganzi, 82 anni, invierà una lettera aperta ai cittadini di Parona per replicare agli «attacchi indegni e al comportamento inqualificabile», della maggioranza di Silvano Colli.

«Non voglio accusare né difendere nessuno, ma dal 1970 in sette legislature non ho mai avuto problemi nel settore finanziario del Comune. Ci sono stati solo con la giunta Ganzi», la replica di Colli. Negli ultimi consigli comunali la maggioranza Insieme per Parona ha fatto rilevare la difficile situazione finanziaria del Comune «ereditata dall'amministrazione Ganzi». Pur non essendo più in consiglio, Giovanna Ganzi è stata difesa dalle minoranze di Parona viva e Parona giovane, ma ora ha scelto di fare da sé «visto che si continuano a sollevare dubbi e allusioni». E lo fa snocciolando qualche dato: «Nel 2004, sindaco Colli, abbiamo approvato un bilancio di previsione che pareggiava a 12 milioni e 120mila euro: l'anno successivo, con me sindaco e Colli vice e assessore al Bilancio, la cifra era precipitata a 5 milioni e 45.245 euro. Solo la mia giunta ha voluto approvare un bilancio reale per non creare facili illusioni e aspettative ». Poi affronta il capitolo Combitalia, là società che dovrebbe costruire il raccordo ferroviario, fermo da due anni. «Nell'aprile 2004 Colli diede disposizioni alla Parona Multiservizi spa di acquistare il 51% delle azioni della Semel, firmataria del progetto di costruzione del raccordo. — aggiunge — Ma le leggi attuali dicono che un ente pubblico, quale il Comune, non può gestire un raccordo ferroviario. Dunque, Colli non screditi la mia persona e le persone che lavorarono con me». In paese la tensione è alta. La maggioranza, da Colli al vice Gianbattista Bianchi all'assessore Mauro Sommi, controreplica in questo modo: «Ma dov'era Ganzi fino al 2004? A fianco del sindaco Colli, con cui ha condiviso i bilanci».

Umberto De Agostino

L’EX PRESIDENTE

Brunazzi: «Combitalia, tutto regolare»

PARONA. «Durante la mia presidenza durata 10 mesi ho rispettato le normative dando corso ai pagamenti, instaurando una procedura di contestazione su alcune fatture ed esercitando i compiti di sorveglianza». Chiara Brunazzi, ex presidente di Combitalia, partecipata della Parona Multiservizi spa e oggi consigliere della minoranza Parona viva, rompe il silenzio. Secondo Giulio Colli, presidente della Multiservizi, sono gli ex amministratori di Combitalia che devono chiarire il buco da due milioni di euro registrato fra il 2006 e il 2007. «Chi oggi accusa allora era la minoranza che forse non ha controllato in modo adeguato», afferma il capogruppo di Parona viva, Luca Trovati.


Data: 15 Febbraio 2010

Da: Soffritti Renato (sostenitore dei Comitati Civici)

A: Quotidiani locali

Ccn: Comitati e Associazioni

Comunicato Stampa: La storia dell’Inceneritore di Robbins

Chi ha visto Avatar di James Cameron (in questi giorni in programmazione a Parona), inconsciamente ha odiato la sua stessa specie. L’Avatar era un Alieno umano per gli abitanti del pianeta Pandora, più o meno quello che mi sono sentito io a Parona come ecologista in questi anni, con la differenza che questa comunità anziché essere unita nel difendere l’ambiente, era unita per distruggerlo.

Ho assistito alla riunione del nuovo comitato,ho notato che hanno aderito cittadini che fanno parte di tutte le forze politiche del paese, questa è cosa buona, ma io ho deciso di non aderire.

Oggi sono un aderente del WWF della Lomellina, insieme a loro ho sostenuto tutte le iniziative per difendere Parona e questo territorio dagli scempi caduti dall’alto, questo paese sapeva cosa gli stava capitando e non ha fatto niente per evitarlo.

Una comunità incapace di difendere il proprio ambiente è una comunità priva di dignità e senso di appartenenza, tutti sapevano che un giorno o l’altro la verità su Parona sarebbe venuta a galla, troppo comodo differenziarsi ora dopo essere stati complici di quanto è capitato, avevano l’intelligenza per capire e facevano finta di non sapere, avevano la possibilità di esprimere un’opinione ma sono stati zitti, avevano la professionalità per tutelare la salute, ma erano latitanti. Rimanga almeno “La memoria storica” su chi ha sempre informato e dimostrato che tutto questo era un grave danno, sia economico che ambientale per la collettività.

Senza critica alcuna, con 15 anni di ritardo la comunità di Parona diventa ambientalista, inutile dire che ormai il danno è fatto, può servire semmai per limitare ulteriori disfacimenti, se saranno capaci di influenzare i cittadini in modo da impedire a questa amministrazione di fare altri disastri.
Con metodi e comportamenti diversi, magari riescono nell’intento, anche perché la comunità non ha eletto in consiglio comunale l’alieno che li contrasta. l’Avatar, per il momento, preferisce osservare con distacco gli eventi con opinioni indipendenti.
Sull’inaugurazione del nuovo comitato intendo pertanto esprimere commenti e suggerimenti a mezzo stampa.
Ho sentito tra gli interventi del pubblico un cittadino che non condivideva un mio intervento sull’inceneritore di Parona. Sosteneva leggendo i suoi appunti, che l’inceneritore di Robbins (US) della Foster Wheeler non era il gemello di Parona perché era di 10 anni più vecchio.

Suggerisco al comitato di dare una corretta informazione ai cittadini di Parona. Se si vuole essere credibili bisogna isolare i portavoce del sindaco, che fino ad oggi (magari per un posto di lavoro in famiglia all’inceneritore),l o hanno aiutato a diffondere falsità sull’ambiente. Un comitato ha il dovere di informare correttamente, dicendo che a Vigevano negli anni della costruzione, il Dir. Carlo Vella dell’Informatore Vigevanese ha organizzato un dibattito pubblico sul tema dell’incenerimento, dove si è parlato anche dell’Inceneritore di Robbins (peccato che i Paronesi erano assenti). Un comitato deve ricostruire la verità tramite una ricerca approfondita, a tale proposito li invito a leggersi la documentazione pubblicata sul mio sito: www.nuovastagione.eu, così possono smentire i soliti noti.

L’inceneritore di Parona è il gemello di Robbins (stessa tecnologia a letto fluido l’unica variante è il quantitativo bruciato). E’ stato chiuso nel 2000 dall’EPA (Environmental Protection Agency US) perché ha violato i limiti federali di emissione dello Stato per il monossido di carbonio, idrocarburi totali, e l'opacità (la quantità di luce oscurata). Inoltre, il superamento dei limiti operativi sono causa di una inefficiente temperatura dei gas di combustione durante quel periodo. Queste anomalie possono provocare la formazione e l'emissione di sostanze tossiche, come le diossine e i furani. Gli investitori che hanno comprato 321 milioni di dollari in obbligazioni saranno fortunati se riusciranno a recuperare 35-45 centesimi per ogni dollaro investito (si saranno rifatti sulla salute degli Italiani).

Gli impianti di incenerimento degli Stati Uniti sono la tecnologia più impopolare. Dal 1985, negli Stati Uniti, oltre 300 inceneritori di spazzatura, sono stati fermati o sospesi. Nel 1985, la California aveva in programma 35 inceneritori, solo 3 sono stati costruiti, gli altri non sono stati accettati. Nel 1985, nel New Jersey il programma prevedeva 22 inceneritori di spazzatura, solo 5 sono stati costruiti. Un sesto previsto per Mercer County, è stato finalmente sospeso, dopo molti anni di lotta, nel novembre 1996. Dal 1994, sono stati più gli inceneritori chiusi che quelli aperti.

Lo sviluppo degli Stati Uniti a un punto morto, nel 1998 (anno in cui è partita la costruzione a Parona) non vi è stata una proposta attiva per costruire un inceneritore di spazzatura di dimensioni significative (cioè superiori a 40 tonnellate al giorno). L'ultima proposta è stata considerata quella della Foster Wheeler nella città di Pennsville, NJ. Non solo i commissari della contea hanno respinto questa proposta ma Foster Wheeler ha dichiarato che è una sconfitta umiliante per l'inceneritore a letto fluido che essa ha costruito a Robbins nell’Illinois, si tratta di uscire dalla Waste-to-energia attività di incenerimento negli Stati Uniti. Diverse altre grandi società hanno tirato fuori il business degli inceneritori negli Stati Uniti, tra cui Combustion Engineering, Blount, Dravo, Westinghouse, General Electric e Ebasco. Questo lascia solo tre attori principali: Ogden Martin, Wheelabrator e American Refuel. Due di questi sono di proprietà di grandi imprese di rifiuti (WMI e BFI) che possono coprire le loro perdite sul fronte inceneritore con gli sviluppi in altri settori della loro attività di rifiuti.

Movimenti di Giustizia Ambientale (The Environmental Justice Movement) negli Stati Uniti hanno constatato che il razzismo ambientale esiste, nota è “la battaglia per l'inceneritore di Robbins a Chicago” Comunità afro-americane, come Robbins, sono stati descritti a livello ambientale come "zone sacrificate" (Bullard 2000), mentre intere nazioni e regioni del Terzo Mondo sono stati denominati come discarica globale" global dumping ground” (Moyers 1990) e di dipendenza "per le nazioni industrializzate". Lo studio storico del caso, rende chiaro, un focus sui processi socio-politici che l'inceneritore di Robbins ha fatto emergere, rivelando un processo più complesso di quanto si possa credere. Questo è stato un caso di razzismo ambientale, hanno sostenuto. Mentre la società non aveva a cuore la comunità, la comunità era in una situazione finanziaria difficile si sentivano di non avere scelta, ma hanno portato l’inceneritore in tribunale. La coalizione EJ si è basata su una duplice strategia. In primo luogo, hanno messo in luce l'impianto di Robbins incorniciandolo come razzismo ambientale. In secondo luogo, hanno cercato di abrogare la legge “Retail Rate”. Senza di essa, Foster Wheeler le imprese dell’inceneritore e altri perderebbero profitti. Nel 1993, quasi una dozzina di comuni a sud della periferia approvano risoluzioni opposte all'inceneritore di Robbins. Ciò significava che le potenziali fonti regionali di spazzatura per alimentare questi inceneritori sono andati via via diminuendo (in Italia continuano a prelevarli dalle nostre tasche si chiamano Certificati Verdi o CIP-6 che dovevano andare alle energie rinnovabili) - L’inceneritore di Parona li riceverà fino all’anno 2014.

Se negli Stati Uniti l’Incenerimento è razzismo ambientale, in Italia è una discriminazione sociale e di classe. Parona (la sacrificata) è stata scelta dalla lobby politica trasversale favorevole agli inceneritori, perché sapeva prima di cominciare come sarebbe andata a finire.

 

Come sempre per verificare la veridicità di quanto dichiarato e per eventuali approfondimenti vi suggerisco i seguenti link:

http://www.epa.gov/region5

http://www.mauirecycles.com/incineration_mauitime.htm

http://reason.com/archives/2001/07/01/waste-of-energy

http://www.mindfully.org/Air/Connett-Waste-Incineration-24nov98.htm

 

 


Visto che la minoranza Parona Viva sembra un pò smorta e Parona Giovane - La voce del futuro in consiglio non ha ancora aperto bocca (sembra che Trovati parli anche per questa minoranza silenziosa), suggerisco con il comunicato stampa: "La verita sulla scuola Materna e l'Asilo nido" come fare opposizione. Questo è sicuramente quello che vogliono sentire i cittadini dalle minoranze. Colli e io quando eravamo minoranze, abbiamo condiviso tante tematiche, questo denota una furbizia politica da parte sua, le minoranze sembra non abbiano nemmeno questa dote, grave carenza per chi pensa ad un'alternativa per il futuro.

Renato Soffritti


data: 15 Agosto 2009

Da: Renato Soffritti (sostenitore dei Comitati Civici – iscritto al PRC di Mortara)

A: Quotidiani locali, Comitati e associazioni

Vorrei commentare l’articolo allegato in qualità di esperto di tematiche ambientali, conoscenza maturata in quindici anni di attività grazie alle informazioni acquisite ascoltando esperti e professori che conoscono materie quali l’ecologia e la medicina, non ultimo il prof. Zecca, citato nell’articolo - a Lomello ha ben spiegato cosa è necessario fare a Parona (vedi la sua relazione sul sito della Nuovastagione )

Studi epidemiologici in situazioni meno compromesse della nostra sono durati decenni, da noi non servono a niente perché il campione non è nemmeno rappresentativo, su questo argomento condivido in pieno con l’esposizione fatta del dott. Brunoldi.

Studi epidemiologici sugli inceneritori sono stati già fatti a livello Europeo e ne abbiamo pubblicato un’ampia sintesi con le relazioni dei medici. Proprio dalle parti di Coriano dove sono stati fatti questi studi, pochi giorni addietro è morto un bambino con un tumore alla prostata, caso rarissimo per questa età, i genitori quando hanno scoperto la natura delle nano particelle che aveva nel corpo hanno deciso di denunciare le società di incenerimento. Eminenti professori quali il dott. Montanari e la dott.sa Morena Gatti hanno studiato le nano patologie e gli effetti sulla salute umana anche sui soldati dei Balcani, quando hanno iniziato a dimostrare la pericolosità per l’uomo, le lobby del profitto hanno ostacolato il loro lavoro (nota vicenda microscopio), abbiamo raccolto fondi in tutta Italia per comprarne uno nuovo, è stato donato con i nostri soldi ad una Onlus per i loro studi, ma qualcuno è riuscito a creargli nuovi problemi.

A Parona và sicuramente peggio, anziché studiare i terreni fanno studi epidemiologici, anziché analizzare il capello di un campione di cittadini residenti in prossimità dell’area industriale per cercare i metalli pesanti nel corpo, studiano i muschi, anziché far pascolare una mucca o una capra nei terreni limitrofi per cercare la diossina nel latte, fanno l’analisi del colesterolo.

Il mio sito è nato per informare, siamo nel periodo delle ferie e malgrado mancano i visitatori locali, non perde posizioni rimanendo tra i più consultati del territorio (vedi PageRank). Aumentano i visitatori da ogni città, dall’analisi delle statistiche scopro dove vengono insediati nuovi inceneritori, lo dice la quantità di documentazione consultata, mi contattano ovunque per delucidazioni o suggerimenti.

Una volta andavamo noi da loro per spiegare perche sono inutili, oggi senza spreco di energie trovano tutto quello che occorre per sensibilizzare l’opinione pubblica, ho pubblicato una premessa per indirizzarli sui documenti di maggiore rilevanza.

Colli oggi non ha più una maggioranza bulgara, metà paese non condivide la sua politica, sui temi ambientali i due terzi non la pensa come lui. Se ha intenzione di fare una seria analisi del territorio finalizzata alla prevenzione e alla cura della salute del cittadino posso offrire la mia collaborazione gratuita.

Nel caso contrario, non sono il solo a pensarlo: “deve augurarsi che non capiti a noi o a un nostro famigliare la lunga agonia di quel bambino di Coriano, capirebbe in pochi istanti quanto fa male l’incenerimento”.

Come dato statistico di un singolo cittadino, la mia salute oggi non è delle migliori (tanti sintomi simili riscontrati in aumento negli studi epidemiologici degli inceneritori di Coriano o di quelli sulle polveri sottili ).

Ritengo che non avere un rappresentante in consiglio comunale può essere un vantaggio, vi anticipo che passate le ferie la Nuovastagione diventerà il governo ombra di Parona, seguirò i consigli comunali, pubblicheremo interpellanze e interrogazioni come le altre liste, inviteremo le minoranze a considerarle ed aggiungere argomentazioni. E’ nel loro interesse farlo anche dichiarando di non condividere alcuni punti, come è nell’interesse del Sindaco considerarle e rispondere. Non intendiamo schierarci con nessuno, valuteremo in base ai fatti, nel rispetto degli ideali e nei principi in cui crediamo.

Abbiamo un sito che a Parona e nel territorio è notevolmente seguito, è giusto utilizzarlo anche per questo.

Saluti

Soffritti Renato

contatti@nuovastagione.eu

WEB: www.nuovastagione.eu


Parona, l'indagine sulla salute Il medico: «Numeri troppo esigui»

la Provincia Pavese — 12 agosto 2009 pagina 28 sezione: CRONACA

PARONA. Tornano le indagini sanitarie sui cittadini, sulle industrie e sull’ambiente. Il sindaco Silvano Colli annuncia la ripresa delle analisi da condurre a tappeto su tutto il territorio comunale con lo scopo di verificare la presenza di eventuali problemi legati all’inquinamento. Fu proprio Colli che, alla fine degli anni Novanta, fece inserire nella convenzione con Lomellina Energia, società che gestisce l’inceneritore, una somma da destinare agli studi dei professori dell’Università di Pavia. Ora a Parona, paese di circa 2mila abitanti con la più alta concentrazione di attività industriali della Lomellina (e, di conseguenza, di smog), ritorneranno i collaboratori di Maria Teresa Tenconi, che guida la sezione di igiene del dipartimento di Medicina preventiva, per avviare quella che sarà la terza indagine epidemiologica della storia paronese. «Chiederemo ancora a Lomellina Energia di finanziare questa indagine per la salute degli abitanti: coinvolgeremo anche i professori Carlo Alberto Redi ed Ermenegildo Zecca, esperti di igiene ambientale», assicura Colli. Due anni fa la seconda indagine della professoressa Tenconi aveva segnalato la crescita delle malattie respiratorie: era aumentato il numero di persone affette da asma bronchiale (5.1% nel 2007 contro il 3.5% del 2000), mentre diminuiva quello dei malati di bronchite cronica (4% nel 2007, 8.3% nel 2000). L’indagine fu eseguita su un campione d’età compresa tra 15 e 74 anni: risposero 401 cittadini (192 maschi e 20 femmine) pari al 27% dei convocati, di cui 47,9% maschi e 52.1% femmine. Anche in questa indagine, come in passato, si riscontrarono al primo posto le gastroduodeniti seguite dall’ipertensione arteriosa. La prevalenza di soggetti che dichiararono di essere affetti da bronchite cronica diminuiva (4% nel 2007 e 8.3% nel 2000), mentre aumentava quella di soggetti affetti da asma bronchiale (5.1% nel 2007 e 3.5% nel 2000). «Si rileva una minor partecipazione rispetto al 2000 nonostante i tentativi di sensibilizzazione - spiegava la professoressa Tenconi -. Il fenomeno può essere in parte spiegato dal fatto che, nelle indagini ripetute all’interno della stessa popolazione, si verifica sempre una riduzione, anche se la bassa adesione potrebbe rendere più difficile l’interpretazione dei risultati». Ma oggi c’è chi contesta questo modo di agire. «Credo che il sistema dell’indagine epidemiologica non porti ad alcun risultato perché basato su numeri troppi esigui - commenta Giovanni Brunoldi, medico di base e uno dei promotori del comitato La nostra Parona -. Non si riesce a comprendere la variazione di una patologia. E poi a che cosa serve conoscere il tasso di colesterolo nel sangue?». Umberto De Agostino




Risposta al Direttore della IVM Chemicals di Parona (PDF 23 KB)

Autore: Renato Soffritti

La Provincia Pavese — 23 aprile 2009 pagina 29 sezione: CRONACA

Nuova industria, Parona pensa all'indotto

PARONA. La Lomellina (e Parona in particolare) come l’Est Europa, dove le aziende “delocalizzano” la produzione per abbattere i costi? «Non proprio - spiega l’ex sindaco Silvano Colli - Ma certo il gruppo Ivm, leader nel settore vernici per legno, trasferirà qui la sede amministrativa e un’ulteriore parte della produzione, perché ha trovato condizioni favorevoli a completare un progetto avviato nel 2000». Ovvero: «Terreni adatti a costruire, viabilità e collegamenti adeguati, anche ferroviari. E un ottimo rapporto con gli amministratori di allora». Primo cittadino di Parona per trent’anni consecutuvi, fino al 2004, Colli è di nuovo candidato sindaco alle amministrative di giugno. C’era lui alla guida del Comune, quando il progetto Ivm è partito con l’inaugurazione della Intercoating, lo stabilimento costruito in via della Stazione. «Il trasferimento in Lomellina della sede amministrativa del gruppo dagli uffici di Milano - commenta Silvano Colli - e successuvamente di tutta l’attività produttive Ivm valorizzerà fortemente la zona, e non solo creando nuova occupazione per tutta la Lomellina. Creerà indotto e incentiverà probabilmente anche il mercato immobiliare». Per il momento, però dalle agenzie della zona - di Mortara in particolare - non risultano richieste di case in affitto o vendita in relazione ai nuovi insediamenti. La speranza, però, è che Parona si trasformi con il tempo in una nuova Sannazzaro (con le dinamiche create dalla raffineria Eni e attività collegate) con vantaggi anche per il mercato delle case. Intanto, sulla stessa linea di Silvano Colli si schiera l’imprenditore paronese Mauro Sommi, titolare di Aboneco (bonifiche ambentali), e consigliere di opposizione nell’ultima amministrazione comunale, chiusa da un commissariamento. «Ci sarà un nuovo impulso per l’economia dell’intera zona - dice Sommi - attirando probabilmente anche altri operatori. Senza nessun reale pericolo per l’ambiente». Di parere opposto è invece Renato Soffritti, altro aspirante sindaco alle prossime amministrative. «Gli insediamenti industriali a Parona sono fortemente cresciuti negli ultimi anni. Ma anche l’inquinamento ambientale», commenta. E aggiunge: «I valori del Pm10 (le polveri sottili disperse nell’atmosfera) non sono scesi nei periodi in cui era fermo il termodistruttore per rifiuti, e neppure in caso di stop della Vedani Metalli. E si sa che la prima causa di inquinamento dell’aria sono le produzioni di vernici come quella di Intercoating». Aggiungere attività produttive dello stesso tipo a Parona, secondo Soffritti, andrebbe a peggiorare la situazione di un territorio già parecchio a rischio. «Una valutazione preventiva di impatto ambientale è fondamentale - sottolinea Mauro Pigozzo, altro aspirante sindaco - in un territorio già decisamente ricco di insediamenti industriali come il nostro».

(ha collaborato Umberto De Agostino)

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contatti@nuovastagione.eu (La Nuova Stagione) Ultime Sun, 26 Feb 2012 23:00:00 +0000
Discarica ceneri dell'Inceneritore http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=141:ceneri-inceneritore&catid=66&Itemid=178 http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=141:ceneri-inceneritore&catid=66&Itemid=178
  
In questo indice (in testa gli avvenimenti più recenti) intendiamo far capire quanti problemi creano gli inceneritori ai territori dove sono insediati. Contro la disinformazione trasversale della casta, intendiamo dare una coerente informazione perchè tutti si rendano conto dell'inutilità di questi impianti. Vi dicono che servono per eliminare le discariche, invece ne creano di più pericolose. In un territorio di campagna non dovrebbero mai costruirne uno, in quanto il bacino d'utenza è notevolmente ridotto. Da noi hanno inziato con 180.000 t/a, dopo un paio di anni lo hanno raddoppiano a 400.000 t/a, oggi corre voce di una terza caldaia. Dovevano risolvere il problema del bacino che conferiva 90.000 t/a in discarica, ora i residui (ceneri leggere, ceneri pesanti, Compost e materiale che non brucia) supera il quantitativo di RSU che conferivamo nella discarica di Gambolò. Vi invito a consultare il Decreto del 17 Marzo 1999 N. 3588 del Ministero dell'Ambiente e dei Beni e attività Culturali per rendervi conto da soli quanto è peggiora la situazione del nostro erritorio. Prima i Camion facevano un percorso di sola andata per conferire in discarica, oggi ne fanno il doppio per portare via i residui dell'incenerimento. La logica del profitto porta a risparmiare sui costi, pertanto la discarica deve sorgere nelle vicinanze per un risparmio sui costi del trasporto. Si scelgono paesi come Galliavola (di 200 anime), non adatti per via della falda di superfice e di un torrente che confina con la cava, sicuramente il luogo meno idoneo a datta degli esperti. Senza scrupoli di coscienza da parte dei responsabili di tali scelte, gli abitanti di Galliavola subiranno nel tempo un danno ambientale e sanitario per via della volatilità delle ceneri inertizzate (attualmente quellle più pericolose vanno nelle miniere di salgemma in Germania, stoccate insieme all'uranio). I residui dell'incenerimento potrebbero renderli innocqui con la vetrificazione e riutilizzarli, ma è un processo costoso e non conveniente, meglio guadagnare sulla pelle delle persone, sono pochi non ci farà caso nessuno. Non penso sia difficile capire che riceviamo rifiuti da altre province, con un via e vai di camion che aumentano l'inquinamento dell'aria e intasano le strade, tutto il contrario delle regole che suggeriscono ad ogni provincia di risolvere i problemi dei rifiuti nel suo ambito territoriale. La documentazione di questa sezione contribuisce a far capire meglio nei dettagli anche il fenomeno delle discariche degli inceneritori.

la Provincia Pavese - 30 novembre 2011

 

Senza Titolo (discarica di Amianto sul territorio di Gambolò)

 

di Filiberto Mayda GAMBOLO’ Non bastava il progetto di una discarica tra Sannazzaro e Ferrera, non era sufficiente la rabbia degli abitanti di Lomello per l’impianto di trattamento fanghi e di Galliavola per il progetto di un centro di deposito delle ceneri del termovalorizzatore di Parona. Ora spunta anche l’ipotesi di una discarica di amianto sul territorio di Gambolò. La notizia sarebbe emersa, senza particolari dettagli, durante l’ultima seduta di consiglio comunale, scatenando immediatamente la reazione delle forze di opposizione, in particolare del Pd: «Esprimiamo parere negativo a questa iniziativa per due ordini di ragioni che non sono solo di ordine ideologico ma anche tecnico – spiega la portavoce Pd, Patrizia Romano-. In primo luogo, in assenza di una adeguata e legittima programmazione regionale e provinciale in merito allo smaltimento dei rifiuti ed in specie dell’amianto, il Pd, a livello provinciale, sta già esprimendo valutazioni negative nei confronti di iniziative che vanno al di fuori di ogni minima programmazione, così come sta accadendo a Ferrera». Prudentissimo, il sindaco Elena Nai: «Non ho ancora avuto modo di guardare il progetto, di conseguenza non sono ancora in grado di esprimere un parere a riguardo. La settimana prossima verrà illustrata la richiesta e solo allora potremo valutarla». Così ci sarà un argomento in più, domani sera, per la protesta che, dalle ore 21 in avanti, vedrà riuniti i vari comitati (Lomello, Mezzana Bigli, Ferrera, Sannazzaro e, magari, già qualcuno di Gambolò) davanti alla sede del Clir di Mortara. Motivo della contestazione l’accordo, che proprio domani sera il cda del Clir dovrebbe ratificare, con la società Acta srl, ossia quella che ha presentato il progetto di discarica di amianto sul territorio di Ferrera, al confine con quello di Sannazzaro. Un accordo che vedrebbe la società a capitale pubblico, appunto il Clir, entrare in società con il privato, la Acta srl, per gestire tale discarica. «Il business plan presentato da Acta prevede circa 15 milioni di euro per investimenti e costi di gestione contro ricavi per 65 milioni con un utile di 50 milioni di euro - commentano dal Comitato per Lomello, citando i dati resi pubblici dal nostro giornale -. Non c'è che dire, un bel risultato. Ma allora perché cedere una quota significativa di questo business milionario al Clir? Forse perché senza il consenso dei sindaci il progetto non passerebbe? (ma no, i sindaci dicono che non si può impedirlo) E allora quale sarà il valore a cui si cedono le quote?». (ha collaborato Elisabetta Magnani)


 

la Provincia Pavese - 16 giugno 2009
Fanghi, Longo contro Borlone

 

GALLIAVOLA.Non è ancora stata avviata la nuova stagione amministrativa ed a Galliavola già si accendono le micce. Ambientalisti contro amministrazione-Borlone, il sindaco uscente che ha riconquistato, seppur per pochi voti, la maggioranza in consiglio comunale. Loredana Longo, seconda alle amministrative di Galliavola per una piccola manciata di voti, fa sentire la sua voce in merito alle tutela del territorio. «Stavolta lo faccio anche in veste di consigliere comunale» afferma «tanto più che oggi i contrari alle discariche sul territorio di Galliavola rappresentano, anche in fatto di contrarierà all’amministrazione che ha legittimamente rivinto le elezioni, il 54 per centro dei cittadini». «Voglio difendere» continua Loredana Longo «il Comitato Insieme per l’Ambiente ed, anche se non ne ha bisogno, il consigliere regionale Lorenzo Demartini che da sempre difende il bacino lomellino da mille aggressioni». Va rammentato che tutte le iniziative del Comitato locale con petizioni, incontri, richieste per poter far parte delle varie commissione sono sempre state boicottate da un’amministrazione, quella del riconfermato sindaco Luigi Borlone, che è sempre pronta ad ascoltare solo le richieste dei proponenti dei vari progetti, prima ancora dei bisogni dei propri cittadini. Insomma, il business innanzi tutto. «Circa l’impianto per la lavorazione dei fanghi industriali» aggiunge Longo «ci preme rammentare che tale progetto è stato ed è tuttora contrastato dal Comitato e da Demartini, elemento facilmente dimostrabile se Borlone e la sua giunta avessero partecipato almeno ad una delle assemblee pubbliche riguardanti il loro paese». Longo, battagliera consigliere di opposizione, va oltre: «Va ricordato che lo stesso Demartini si è altamente adoperato per difendere Galliavola ed il suo territorio promuovendo disegni di leggi specifici, quelli per intenderci che fino ad ora hanno bloccato i lavori della discarica. Per quanto riguarda gli attacchi politici di Borlone, questi sono giustificati dsolo dalla recente campagna elettorale a differenza di quelli personali che, a nostro parere, non sono invece ammissibili e riconducibili alle sole maldicenze. Assieme al mio gruppo prometto di tutelare i diritti di tutti coloro che combattono con noi contro ogni forma di aggressione al nostro territorio». (p.c.)

la Provincia Pavese - 13 giugno 2009

Il sindaco di Galliavola: «Discarica? Bene lo stop

 

 

 

GALLIAVOLA. «Se Demartini riuscirà a bloccare la realizzazione della discarica delle ceneri, non potrò che essergliene grato». Commenta così il sindaco Luigi Borlone, rieletto con otto voti di scarto, l’emendamento inserito dal consigliere regionale Lorenzo Demartini nel testo che modifica alcune parti di leggi regionali in materia ambientale. Non potranno essere autorizzate discariche di rifiuti non solo nelle zone coltivate a riso o con colture di pregio, ma neanche nelle aree limitrofe. Tiene sempre banco a Galliavola la vicenda del deposito definitivo di ceneri proposto da Asm Lomellina Inerti srl, costola di Asm Vigevano e Lomellina spa, in una zona coltivata a riso a 320 metri dal torrente Agogna. In campagna elettorale Demartini ha sostenuto Loredana Longo, contraria alla discarica. «Ma anche la nostra giunta aveva espresso più volte la contrarietà di massima, ribadita poi nella relazione della Commissione tecnico-politica - ribadisce Borlone -. Mi dispiace che una figura istituzionale come Demartini sia voluta intervenire con un volantino porta a porta nelle ultime ore della campagna elettorale. Comunque, se riuscirà a fermare il progetto della discarica non ne sarò che felice». Sotto l’aspetto amministrativo Borlone modificherà la giunta, in cui entreranno ancora il vice sindaco Luciano Ferlenghi (10 preferenze) e Rosa Valarioti (9). Esce l’assessore all’Ambiente, Enrica Fasani. «Per motivi familiari, ma sarà ancora al mio fianco per le tematiche ecologiche», conferma. Oggi, alle 8.30, consiglio comunale d’insediamento. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 09 giugno 2009
Galliavola, Borlone viene riconfermato

 

GALLIAVOLA. Ha vinto per otto voti contro la paladina dell’ambiente. Il sindaco uscente Luigi Borlone, 45 anni (“Uniti per Galliavola”), ha prevalso sulla 26enne Loredana Longo (“Tradizione e futuro”) per 69 voti a 61. Terzo l’ex sindaco Giovanni Celestino Broglia, 59 anni (“Per Galliavola”), con 20 voti. In consiglio comunale entreranno il vice sindaco uscente Luciano Ferlenghi (10 preferenze), Rosa Valarioti (9), Giorgio Grassi (6), Giuseppe Mazzoleri (4), Caterina Faedda (4), Giuseppe Valerioti (4), Carlo Carrera (4) e Walter Trisoglio (3). Non eletti Paolo Broglia, Andrea Rossi, Luigi Mazza e Marco Francesco Alberico. In minoranza ci saranno Loredana Longo, Vito Lucio Maria Ballatore (3) ed Elena Tinti (2) per “Tradizione e futuro”, e Giovanni Celestino Broglia. In paese ha giocato molto la vicenda della discarica delle ceneri del termodistruttore. «Abbiamo vinto malgrado le interferenze esterne che cavalcavano l’argomento discarica», commenta il sindaco Borlone. (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 03 giugno 2009
Riceverà ceneri da Parona

 

GALLIAVOLA. La durata prevista è di sei anni: in questo periodo, il deposito definitivo di inerti e di ceneri inertizzate accoglierà rifiuti per 581mila metri cubi, equivalenti a poco meno di un milione di tonnellate. Sono i dati del progetto presentato da Asm Lomellina Interi srl, costola di Asm Vigevano e Lomellina spa: fra il centro abitato e il Molino d’Agogna nascerà l’impianto per lo smaltimento di rifiuti inerti e di ceneri provenienti dagli inceneritori, in particolare Parona. La discarica sorgerà a 210 metri dall’abitato di Galliavola, su terreni destinati al riso. A 320 metri c’è anche il torrente Agogna, mentre a 170 metri si trova la roggia Caffarella. La discarica raggiungerà i 99,05 metri, circa dieci metri in più rispetto all’attuale piano campagna. Per adeguare l’area si dovranno scavare 400mila metri cubi.


 
la Provincia Pavese - 03 giugno 2009
Galliavola si oppone alla discarica

 

GALLIAVOLA. No alla discarica delle ceneri lungo il torrente Agogna. Maggioranza e minoranza consiliare hanno espresso una «valutazione negativa e una contrarietà politico-istituzionale» al progetto presentato da Asm Lomellina Inerti di Vigevano. Il parere è contenuto nella relazione della Commissione tecnico-politica composta dal sindaco Luigi Borlone, Luciano Ferlenghi, Enrica Fasani, Tiziano Pellegrin, Carlo Carrera, Giovanni Broglia e Vittorino Trovò e da quattro componenti tecnici: Massimiliano Il Grande (Politecnico di Milano), Riccardo Groppali (Università di Pavia), Gianfranco Bernardinello (coordinatore Legambiente Lomellina) e Giovanni Luca Bisogni (proposto dalla minoranza). Ora il parere sarà portato dal Comune alla prossima conferenza dei servizi che si terrà a Milano. Parere che, comunque, sarà solamente consultivo e non vincolante. «Ho già spiegato più volte che in questo procedimento la voce del Comune conta come il due di picche, cioè nulla - afferma Borlone -. Noi abbiamo richiesto un parere tecnico mettendo a bilancio 2mila euro per le spese sostenute dai quattro tecnici: allo stesso tempo è stata sottolineata la preoccupazione mostrata dalla cittadinanza e ampiamente condivisa dalla maggioranza e dalla minoranza consiliare». Secondo la relazione, il territorio interessato dall’impianto sarebbe sconvolto con grave danno per il valore paesaggistico della zona, definita «una tra le più belle e incontaminate della Lomellina». Anche i rappresentanti dell’opposizione Broglia, a capo della lista “Per Galliavola”, e Trovò, hanno depositato il loro «dissenso». Ma la relazione della Commissione tecnico-politica è fonte di polemiche elettorali. Borlone, che si ricandida alla testa di “Uniti per Galliavola”, ha distribuito la relazione alle 80 famiglie residenti, ma la mossa non è piaciuta a Loredana Longo, alla guida di “Tradizione e futuro”. «Mi fa molto piacere che maggioranza e opposizione si siano dichiarate contrarie, ma m’incuriosisce il fatto che questo parere sia stato diffuso a una settimana dal voto», commenta. E il consigliere regionale Lorenzo Demartini, coinvolto in un volantino elettorale di Borlone, dice: «Asm Vigevano non avrebbe mai presentato il progetto se il Comune si fosse dichiarato subito contrario». Umberto D’Agostino


 
la Provincia Pavese -16 maggio 2009
Discarica a Galliavola, il piano va avanti

 

GALLIAVOLA. E’ partito l’iter della discarica delle ceneri del termodistruttore di Parona, che Asm Lomellina Inerti srl, costola di Asm Vigevano, vorrebbe costruire a pochi passi dal torrente Agogna. Dalla Regione Lombardia è arrivato il parere favorevole, con alcune prescrizioni, della direzione generale Reti e servizi. La direzione Agricoltura, invece, ha riscontrato «un’alta vulnerabilità del sistema acquifero» non concordando con la scelta di localizzare in un’area agricola un impianto destinato a ospitare 987mila tonnellate di rifiuti in sei anni. Ma il percorso burocratico dovrebbe concludersi in estate, con la firma di un dirigente regionale, solo dopo la stesura della Valutazione di impatto ambientale, la conferenza dei servizi e l’Autorizzazione integrata ambientale. Il consigliere regionale Lorenzo Demartini preannuncia battaglia. «L’iter è iniziato senza che nessuno sapesse nulla: ora dobbiamo attendere la conferenza dei servizi, in cui il Comune dovrà esprimere un parere consultivo e la Provincia di Pavia vincolante - spiega -. Purtroppo, se il Comune avesse respinto il progetto a suo tempo, l’iter non sarebbe partito. Comunque, preannuncio sin d’ora che, se la Regione dovesse dare un parere favorevole finale, io presenterei immediatamente un ricorso al Tar per bloccare il tutto». Ora, dopo le direzioni Agricoltura e Reti e servizi, si deve attendere il parere della direzione Paesaggio: poi, la documentazione sarà inviata alla direzione Territorio e Urbanistica per l’avvio del procedura della Valutazione di impatto ambientale. «Ma io invito tutti, già adesso, a riflettere su che cosa sarà realizzato a pochi metri dall’Agogna: i documenti parlano di un impianto alto circa dieci metri - dice ancora Demartini -. Senza contare che la destinazione del terreno è agricola». L’area individuata da Asm Lomellina Inerti si estende su 147mila metri quadrati in località Molino d’Agogna: una soluzione che divide la comunità di Galliavola, che a giugno voterà per le comunali. Questa la posizione del sindaco Luigi Borlone (“Uniti per Galliavola”). «Ho già espresso il mio no politico, ma sembra che per qualcuno non sia sufficiente - dice -. Abbiamo nominato una commissione tecnico-politica: le sue valutazioni saranno trasformate in quesiti che porremo in sede di conferenza dei servizi». Nettamente contraria Loredana Longo (“Tradizione e futuro”): «Noi ribadiamo la nostra contrarietà a priori, non solo in linea di massima: inoltre, facciamo notare che la commissione tecnico-politica nominata dalla giunta è composta da consiglieri comunali e da 4 tecnici scelti dallo stesso consiglio». Contrario anche Giovanni Celestino Broglia (“Per Galliavola”): «Contrasteremo il progetto con ogni mezzo». Umberto De Agostino


 
la Provincia Pavese - 14 maggio 2009
Broglia, no alla cava di ceneri

 

GALLIAVOLA. Oltre a Loredana Longo, sono altri due i candidati sindaco di Galliavola. Giovanni Celestino Broglia dice un no fermo alla discarica delle ceneri inertizzate. «C’impegniamo da ora ad attuare ogni forma di manifestazione legale e civile per contrastare questo progetto». La lista civica “Per Galliavola” gioca la carta della tutela dell’ambiente andando contro un progetto che da alcuni anni sta dividendo il piccolo paese. Broglia, già sindaco dal 1999 al 2004, punta sulla tutela dell’area protetta Garzaia di Gallia, con realizzazione di percorsi e organizzazione di visite guidate. «Pensiamo a una piazzola ecologica con raccolta di rifiuti derivanti da attività agricole, artigianali e commerciali - spiega Broglia -. Ancora, nel campo della fognatura, vorremmo estendere la rete compatibilmente con le risorse finanziarie comunali e l’accordo con la società concessionaria del servizio». Alle urne si presenterà anche il sindaco uscente Luigi Borlone, a capo di Uniti per Galliavola. Sull’ipotizzata discarica ribadisce: «Abbiamo espresso fino alla noia la nostra contrarietà di massima. In ogni caso è stata istituita un’apposita Commissione tecnico-politica». Per il resto, Borlone punta su cinque punti essenziali: sicurezza, sviluppo del territorio, sviluppo edilizio, servizi sociali e tutela ambientale. «Nell’ambito della sicurezza vorremmo nuove telecamere e potenziare l’illuminazione pubblica con lampioni a energia rinnovabile - dice -. Inoltre, siamo determinati a completare il piano di edilizia agevolata di via Soliggia, di cui è già stato approvato il progetto per l’urbanizzazione». Anche l’ex negozio di via Rosario è al centro del programma di Borlone come ritrovo per i cittadini di ogni età. Nel settore della tutela ambientale, inoltre, Borlone vuole rendere fruibile il sito d’interesse comunitario “Garzaia di Gallia”, di cui il Comune è ente gestore. (u.d.a)


 
la Provincia Pavese - 21 aprile 2009
I 200 abitanti di Galliavola sceglieranno tra quattro liste

 

GALLIAVOLA. Dalle tre alle quattro liste elettorali a Galliai Galliavolavola, paese di 200 abitanti. In vista delle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno gli schieramenti sono al lavoro. E’ certa la ricandidatura del sindaco uscente Luigi Borlone, in carica dal 2004. «Stiamo completando la formazione e la stesura del programma», si limita a confermare. Quasi sicura anche la partecipazione alla competizione dell’ex sindaco Giovanni Broglia, che nel 2004 lasciò il posto proprio a Borlone. Oggi Broglia è capogruppo di minoranza. Un altro Broglia, inoltre, sembra interessato a prendere parte alle consultazioni di giugno: si tratta di Enrico, cognato di Maria Antonietta Franzinu, cui nei mesi scorsi il sindaco Borlone aveva revocato la delega di assessore. Infine, potrebbe essere della partita anche il comitato Insieme per l’ambiente, che da anni combatte una tenace battaglia contro il progetto della discarica delle ceneri prodotte dal termodistruttore dei rifiuti di Parona, presentato da una società che fa capo ad Asm Vigevano e Lomellina spa. La posizione del comitato ambientalista è espressa dal coordinatore Loredana Longo: «Non abbiamo ancora deciso se partecipare direttamente alla competizione elettorale: se una delle liste dichiarasse di portare avanti i nostri ideali di tutela dell’ambiente, allora potremmo scegliere di appoggiarla». (u.d.a.)


 
la Provincia Pavese - 02 dicembre 2008
Mede discute sui rifiuti In Lomellina è allarme

 

MEDE. Il settore dei rifiuti è al centro dell’appuntamento promosso dal circolo del Pd di Mede. Venerdì, alle 21, alla Sala Verde del castello Sangiuliani la serata dal titolo “Riflessioni sul Piano provinciale rifiuti e lo smaltimento che verrà”. I relatori sono Maurizio Donato e Pierangelo Fazzini, consiglieri provinciali del Partito democratico e componenti della commissione Ambiente. Da parte sua, Donato è stato, oltre che sindaco di Mede, anche presidente del Clir di Mortara, l’organismo che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in gran parte della Lomellina. Fazzini, invece, è oggi vice sindaco di Sannazzaro. Alla serata, che toccherà temi di stretta attualità, interverranno il medese Eugenio Poles, vice presidente del Clir spa di Mortara, il deputato Angelo Zucchi e Carlo Porcari, capogruppo del Partito democratico alla Regione Lombardia. «Sarà questa l’occasione per conoscere gli impianti di smaltimento e la loro pericolosità, in particolar modo in Lomellina», anticipa il Pd medese. La questione dei rifiuti in Lomellina è legata al progetto della discarica delle ceneri di Galliavola, presentato da Asm Inerti di Vigevano, per cui è aperto da mesi un dibattito che coinvolge il mondo politico e i comitati ambientalisti.


 
la Provincia Pavese - 28 novembre 2008
Galliavola, sulla discarica atteso il parere dei tecnici

 

GALLIAVOLA. L’altra sera si è riunita per la prima volta la Commissione tecnico-politica chiamata a esaminare il progetto della discarica delle ceneri del termodistruttore di Parona. Progetto per cui il Comune ha già dichiarato la sua contrarietà di massima. «In questo primo incontro ci siamo conosciuti meglio: inoltre, a ogni tecnico è stata consegnata una copia del plico depositato in municipio da Asm Lomellina Inerti, costo di Asm Vigevano», riassume il sindaco Luigi Borlone, che compone la parte politica a fianco del vice sindaco Luciano Ferlenghi, dell’assessore Enrica Fasani e dei consiglieri comunali Carlo Carrera, Tiziano Pellegrin (maggioranza), Giovanni Broglia e Vittorino Trovò (minoranza). La componente tecnica, invece, è formata da Massimiliano Il Grande, Riccardo Groppali, Gianfranco Bernardinello e Fabrizio Finotelli, nominata nei giorni scorsi. La prossima riunione è in agenda mercoledì 17 dicembre. «Noi abbiamo già espresso, in varie sedi, la nostra opposizione politica, ma ora ci preme conoscere l’esito della verifica tecnica affidata a un gruppo di esperti», conclude il sindaco Borlone. (u.d.a.)
 

 
la Provincia Pavese - 27 novembre 2008
 
Galliavola contro la discarica
GALLIAVOLA. Viene da Loredana Longo, presidente dell’Unione dei Comitati Ambientali della Lomellina, l’ultimo attacco in ordine di tempo contro il progetto della discarica di ceneri del «termo» di Parona nel territorio di Galliavola. Longo, tra le animatrici del sit-in anti progetto organizzato dalla Lega Nord nella piazza di Mede, afferma: «Qualunque iniziativa contro la possibile realizzazione di una discarica per le ceneri ci trova favorevoli, indipendentemente dal colore politico dei promotori». Ma chi mancava all’appello? Così Loredana Longo: «Anche stavolta sono mancati proprio i membri delle amministrazioni di Galliavola e di Lomello, i primi che dovrebbero scendere in campo contro la realizzazione dei progetti contrastati dal presidio che la Lega Nord ha voluto attuare, presenti anche il parlamentare Mura, il consigliere regionale Demartini, i sindaci Guardamagna e Lambri». «Per quanto riguarda il nostro comitato - aggiunge la portavoce locale - siamo delusi dal comportamento del sindaco di Galliavola che non solo ha trascurato di risponderci, ma ci ha escluso dalla commissione che dovrà valutare l’insediamento dell’impianto di stoccaggio. Tutto ciò nonostante continui a sostenere di essere contrario all’impianto e di volere un dialogo proficuo e costruttivo con no dei comitati spontanei». E ancora: «Siamo perplessi anche per gli ultimi avvenimenti che hanno portato alla sfiducia dei tre consiglieri di maggioranza che fin dall’inizio si sono dichiaratati fortemente contrari alla realizzazione del sito ed, in particolar modo, l’esclusione dell’assessore Franzinu dalla commissione». (p.c.)


 
la Provincia Pavese -15 novembre 2008
A Galliavola la commissione per dire sì
 

 

MEDE. «La Commissione tecnico-politica istituita dal Comune di Galliavola non è che un modo morbido per dire sì alla discarica delle ceneri del termodistruttore di Parona». E’ l’opinione del consigliere regionale Lorenzo Demartini, che da tempo contrasta il progetto presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa. Oggi a Mede la Lega Nord sarà in piazza della Repubblica per sensibilizzare la popolazione sulla prospettiva dell’insediamento di un sito di stoccaggio delle ceneri paronesi. Il medese Demartini ha una sua teoria. «Mi sembra indubbio che Asm Vigevano e la giunta di Galliavola abbiano raggiunto un accordo politico, altrimenti la società ducale non avrebbe nemmeno potuto presentare il progetto in municipio - accusa il consigliere del Carroccio -. Io mi pongo questa domanda: perché l’Asm Vigevano non ha scelto Mede per presentare il progetto? Forse perché sapeva già in anticipo che la giunta del sindaco Guardamagna lo avrebbe rifiutato. E poi Borlone non parli di pareri tecnici richiesti dalla Regione: in conferenza dei servizi ogni partecipante può dire ciò che vuole». Da parte sua, il sindaco di Galliavola, Luigi Borlone, passa al contrattacco. «Mi stupiscono le accuse di Demartini - dice - e gli chiedo di partecipare a un incontro pubblico, in cui ognuno possa esprimere le proprie ragioni». Il sindaco di Galliavola parla anche della Commissione tecnico-politica: «Ne fanno parte figure il cui merito scientifico è riconosciuto da più parti». (u.d.a.)


 
la Provincia Pavese - 13 novembre 2008
Galliavola, pista ciclabile vicina ai fanghi

 

GALLIAVOLA. La pista ciclopedonale lungo il torrente Agogna passerà a ridosso dell’impianto di trattamento dei fanghi a Lomello, ma il Comune di Galliavola non rinuncia ai progetti per l’ambiente. Tra questi la gestione del sito di importanza comunitaria “Garzaia di Gallia”. «Questo malgrado le accuse rivolteci da più parti circa la vicenda della discarica delle ceneri del termodistruttore, per cui noi seguiamo un iter istituzionale in modo serio, senza polemiche di sorta - spiegano il sindaco Luigi Borlone e l’assessore all’Ecologia, Enrica Fasani -. In particolare, siamo politicamente contrari all’impianto, ma la Regione pretende un parere tecnico, basato su riscontri concreti. Quando in sede di conferenza dei servizi non si esprimono concetti tecnici, in pratica è come non essere presenti». In questa fase la giunta sta pianificando la prima riunione della Commissione tecnico-politica sulla discarica delle ceneri progettata da Asm Vigevano e Lomellina spa. Ne fanno parte, fra gli altri, Riccardo Groppali, docente di Conservazione della natura e di Aracnologia all’Università di Pavia, e Massimiliano Il Grande, studioso del Politecnico di Milano. «Ci siamo affidati a figure il cui merito scientifico è riconosciuto: saranno loro a fornire una risposta ai nostri quesiti, risposta che a sua volta il Comune porterà alla conferenza dei servizi a Milano», aggiungono. Sotto l’aspetto della tutela ambientale, poi, la giunta sta seguendo il piano di gestione del Sic “Garzaia di Gallia”, area protetta dall’Unione europea che sorge a cavallo dei Comuni di Galliavola e Pieve del Cairo: per la prima volta, un Comune si accollerà la gestione di una zona umida di grande importanza ambientale. Legato a questo progetto c’è la realizzazione di un corridoio ecologico sul torrente Agogna. «Questa pista verde andrà a sfiorare anche il progettato impianto della ditta “Centro ricerche ecologiche srl”, che a Lomello, al confine con il nostro Comune, vuole insediare una struttura per la produzione di fanghi da spandere in agricoltura - aggiungono -. Peccato che l’attività industriale, come la stessa ditta evidenzia nei documenti ufficiali, prevede anche la lavorazione di rifiuti speciali. Non riteniamo sia la strada giusta». La Commissione tecnico-politica sulla discarica delle ceneri di Parona si riunirà entro fine di novembre. Umberto De Agostino


 
la Provincia Pavese - 25 ottobre 2008
Piano rifiuti ok, tre chance per la nuova discarica

 

PAVIA. Diminuire la produzione dei rifiuti e portare la raccolta differenziata al 50-60%. In ogni caso costruire una nuova discarica «perchè dopo il 2011 il nostro territorio non sarà in grado di far fronte all’emergenza». Ieri sera il consiglio provinciale ha approvato (a maggioranza) con questi propositi il nuovo Piano rifiuti. Da una parte questo piano, disegnato dalla società “Oikos”, e dall’altra tre richieste di nuovi impianti, presentate da aziende, a Galliavola, Giussago e Corteolona. La Provincia dovrà scegliere se e quali accogliere, ma da subito dice di voler frenare la produzione di rifiuti (che nel 2006 sono saliti da 230 mila a 300 mila). L’opposizione taglia corto: «E’ un piano senz’anima. Non fornisce gli strumenti per realizzare gli obiettivi». Il piano commissionato dalla giunta provinciale, elaborato in commissione, e accompagnato ieri sera dagli elogi dell’assessore all’Ambiente Ruggero Invernizzi, ha ricevuto il plauso dei consiglieri. Plauso ai tecnici “Oikos” che l’hanno costruito nella sua complessità partendo da un’analisi dei bisogni del territorio. Il punto di avvio, secondo gli autori, è la raccolta differenziata, in provincia ferma al 25,2% nel 2006, e in seguito non cresciuta di molto. Gli scenari di riferimento presi in considerazione nel piano sono tre: il primo è basato su un proseguimento delle attuali tendenze di crescita dei rifiuti prodotti e su di una crescita limitata delle raccolte differenziate, fino a toccare il 30%, in linea con le tendenze attuali; i restanti due prevedono un rallentamento delle tendenze di crescita dei rifiuti prodotti e un aumento del livello di raccolta differenziata, rispettivamente fino al 50 o 60%. Queste due ultime soluzioni consentirebbero di ridurre il conferimento in discarica. Perchè attualmente i rifiuti prodotti in provincia ammontano a 319.183 tonnellate annue, e si prevede che crescano sino a raggiungere, nel 2013 (anno di scadenza del Piano rifiuti provinciale) le 373.072 tonnellate. La capacità residua in discarica, ossia ciò che gli impianti attuali possono contenere, se oggi è di 347.809 tonnellate annue, nel 2013 sarà di 255.180 tonnellate. Il trend negativo, secondo le previsioni, dovrebbe iniziare nel 2011, quando a non entrare saranno 4.282 tonnellate di immondizia. Quindi, suggeriscono i tecnici, la soluzione è anche quella di prevedere nuovi impianti: per il deposito delle ceneri del termovalorizzatore di Parona, ma anche per quello dei rifiuti pretrattati, che all’inceneritore non possono andare. L’ipotesi è quella di realizzare una nuova discarica «di almeno 500mila metri cubi». Intanto i progetti sull’apertura di nuovi impianti sono già tre, presentati da Asm Isa (Vigevano) e Fertilvita. Il nuovo Piano rifiuti non convince l’opposizione. Maurizio Donato (Pd), ha sottolineato: «Gli impianti presenti sul territorio già superano il fabbisogno». «Con questo piano si è deciso di non decidere - ha sottolineato Teresio Forti (Rifondazione) -. Il quadro è terrificante: importiamo il 60% dei fanghi per agricoltura ed esportiamo il 60% di energia». E Andrea Albergati (Pd) ha evidenziato: «Aumentare la raccolta differenziata al 60%? Il problema sono i costi, e mancano le modalità concrete con cui raggiungere questo obiettivo».


 
la Provincia Pavese - 25 ottobre 2008
Ceneri e scarti nella cava

 

GALLIAVOLA. Là dove Asm Isa di Vigevano vorrebbe realizzare una discarica di 581mila metri cubi ora non c’è nulla. O meglio, c’è una cava di inerti. Stando a quanto Asm ha proposto a Regione e Provincia, l’impianto dovrebbe stoccare ceneri, rifiuti che non vengono differenziati e che non possono essere nè bruciati, nè utilizzati, ma anche gli ingombranti. Scarti provenienti da tutta la provincia. Ma non solo. Galliavola, in Lomellina, infatti è vicina a Parona. E in quest’ultimo centro che si bruciano scarti su scarti, per la precisione 200mila tonnellate in un anno. Termovalorizzatori (attualmente ancora fermi per un guasto) che occupano una superficie di 55mila metri quadrati e che producano 111.289 Mw di energia elettrica. Parona brucia rifiuti che non sono solo made in Pavia, ma anche importati da altre zone, prima di tutto da Milano. Dunque la discarica di Galliavola potrebbe giocare un ruolo importante anche per i rifiuti non pavesi. Ricordiamo che nel 2006 l’ipotesi di una discarica per le ceneri a Galliavola era stata bloccata dalla commissione Ambiente della Regione.

 
la Provincia Pavese - 16 ottobre 2008
A pagare sono sempre le donne

 

GALLIAVOLA.Gentile direttore, vorrei attirare la sua attenzione e quella dei lettori su un «effetto collaterale» dei provvedimenti sulla scuola approvati il 7 ottobre con voto di fiducia, con la abolizione nei fatti, del tempo pieno. La distribuzione dei compiti di cura familiari tra i generi è ancora squilibrata a sfavore delle donne che ogni giorno sperimentano difficili equilibri tra lavoro e responsabilità familiari, poichè, nonostante la maggior presenza delle donne nel mercato del lavoro, non è ancora consolidata nel nostro Paese una diversa distribuzione dei compiti di cura. Non a caso il tema della conciliazione familiare è indicato dall’Unione Europea come un «obiettivo fondamentale da perseguire con l’attuazione di un sistema di politiche economiche e sociali capaci di coniugare equità sociale, qualità della vita, qualità del lavoro, pari opportunità». Da anni si cerca di rispondere a questo problema lavorando a ridurre le diseguaglianze tra donne e uomini e i rischi di emarginazione lavorativa e sociale che si creano nei processi di inserimento e permanenza lavorativa a causa di responsabilità di cura (minori, anziani, figli disabili) e nelle situazioni di precarietà e debolezza occupazionale (forme di lavoro non standard, basse qualifiche, precarietà). I risultati sono modesti; il tema della centralità della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro è per lo più relegato al dibattito fra donne, come se ricercare soluzioni e strategie individuali, familiari, organizzative e sociali per un equilibrio tra le diverse responsabilità non fosse una necessità per tutti: per la politica, per le famiglie più esposte ai rischi di emarginazione lavorativa e sociale, per l’economia del nostro paese. Il provvedimento approvato di recente, così come già la defiscalizzazione degli straordinari, approfondisce le diseguaglianze fra uomini e donne, rendendo più lontana la conquista di una effettiva, reale e piena emancipazione. Pinuccia Balzamo assessore all’Ambiente Comune di Pavia Galliavola, ambientalisti al sindaco: ci risponda Come al solito, siamo costretti a essere informati su temi ufficiali dai soli giornali. Nonostante la risposta del sindaco di Galliavola sia stata celere a mezzo stampa, noi ambientalisti ne stiamo attendendo una istituzonale dato che la nostra richiesta lo era. Spero che stavolta il sindaco di Galliavola, che riesce sempre a trovare il tempo per rilasciare interviste, ne trovi un pò per degnarsi di scriverci ed esplicare i suoi doveri non come in precedenti occasioni, peraltro da noi Comitati già segnalate alla Procura della Repubblica. Per quanto riguarda le offese gratuite rivolteci dal sindaco, sicuramente nuocciono più a lui che a noi visto che la popolazione sa, fin dall’inizio, delle nostre battaglie da che parte stiamo e che gli unici e fondamentali «interessi» che ci muovono sono la salute dei cittadini, quella delle generazioni future e la tutela del nostro amato territorio. Ma, visto e considerato che tali frasi sono state pronunciate, per altro in diverse occasioni, col fine ultimo di ledere la nostra immagine, stiamo valutando i provvedimenti da attuare (anche legali), per difendere il nostro operato. Teniamo a precisare che, per quanto riguarda le iniziative prese dall’Amministrazione comunale di Galliavola in materie diverse da quella ambientale, da parte nostra non ci sono mai stati attacchi politici in merito. L’unica cosa che abbiamo sempre rimproverato al sindaco e alla sua amministrazione è la mancanza di trasparenza e di ufficialità con la quale vengono prese decisioni che incidono sulla vita dei suoi cittadini, cosa per altro dimostrata anche in quest’ultima occasione visto che dalle dichiarazioni apparse, pare evidente l’intenzione di escluderci dalla Commissione tecnico-politica che dovrà esaminare i «casi» ambientali aperti nel nostro piccolo Comune. Non riusciamo poi a capire perchè la presenza nella commissione della minoranza e di Legambiente sia una variabile usata per estrometterci, a noi importa relativamente da chi è composta la commissione, con tutto il rispetto per i membri che vi parteciperanno; ciò che ci sta a cuore è che possa sedere al tavolo decisionale anche un nostro rappresentate legittimato da tutti quei cittadini (tanti) che si sono dimostrati contrari alla discarica delle ceneri di Parona. Visto che non vi è nulla da nascondere, non capiamo perchè la nostra presenza debba mettere così a disagio il signor sindaco. Loredana Longo Comitato «Insieme per l’Ambiente» di Galliavola Stazione, parcheggio e nuovi abbonamenti Gentilissima direttrice, in relazione alla lettera «Pavia, il nuovo parcheggio e i posti tutti occupati», pubblicata martedì 7 ottobre sul suo giornale, desideriamo fornire alcune precisazioni. La società Metropark (Gruppo Fs) ha riscontrato che nel mese di ottobre c’è stato un notevole incremento del numero di richieste di abbonamenti, sia quelli ridotti per i possessori dell’abbonamento mensile Trenitalia, sia quelli ordinari. Ad oggi risultano entrambi terminati. Siamo consapevoli che gli abbonamenti mensili destinati alla vendita non hanno soddisfatto pienamente la forte e inaspettata domanda e quindi abbiamo provveduto ad inviare ulteriori abbonamenti che sono già disponibili per il mese di ottobre e lo saranno per i mesi a venire. Ci scusiamo per il disagio e la ringraziamo per la sua segnalazione che senz’altro ci aiuterà a migliorare il servizio. Ferrovie dello Stato Milano Pavia, l’Asm che si scusa per i disagi in via Goldoni Come residente in via Goldoni, a Pavia, dopo aver segnalato il disagio subito per il rifacimento programmato ma non effettuato delle strisce blu dei parcheggi e per i cartelli di divieto di sosta dimenticati, ho poi molto apprezzato il comunicato stampa con le scuse dell’Asm. Fin quando esisteranno aziende pubbliche che hanno questa signorilità e sensibilità verso i cittadini, il futuro si presenterà meno nero. Grazie dottor Albergati e dottor Quagliaroli! Sebastiano Caronni Orsenigo Pavia Le regole della caccia e la voglia di sparare Mi sfugge il senso dell’intervento di quel signore, comparso su alcuni organi di stampa, che giustifica le fucilate a chi in questo periodo si avventura nei boschi con il fatto che i cacciatori «poveri» non possono permettersi di sparare altrove. Evidentemente questo signore è convinto che «ben» 500 euro all’anno gli diano il diritto di ammazzare tutto quello che si muove nei boschi, cercatori di funghi compresi. Roberto Fornoni Motta Visconti La grave crisi dei mutui Chi ci rassicura adesso? Vorrei cercare di capire qualche cosa di più sulla situazione economica in italia, creatasi dal crac delle banche americane. Quello che ho capito io è che la banche americane invogliavano sempre più la gente a fare mutui, a fare debiti per pagare altri debiti senza le necessarie garanzie, la gente si illudeva di navigare nell’oro e invece viveva al di sopra delle reali possibilità. La caduta delle banche è stato inevitabile e l’economia, oserei dire mondiale, sta traballando, ma io come italiano, mi preoccupo della nostra economia. I politici continuano a rassicurarci che nessuno perderà un euro, che i nostri conti sono garantiti dallo Stato (già deficitario), che ogni conto corrente è garantito per più di 103mila euro e che i depositi bancari sono sicuri. Io mi chiedo, ma chi è in possesso di un conto corrente di 103mila euro? E poi gli investimenti di poche migliaia di euro che le persone normali hanno fatto dopo una vita di lavoro, comprando dei titoli o investendoli in Borsa, chi li garantisce? Anche da noi le banche hanno invogliato la gente ad investire in titoli non raccomandabili, vedi Parlamat, Cirio, eccetera. I giornalisti economici, in ogni edizione dei telegiornali, ci dicono che centinaia di migliaia di euro sono stati bruciati dalle Borse, come se ci fossero dei falò che bruciano materialmente i soldi, ma è realtà o è una economia astratta? Forse anche da noi viviamo al di sopra delle nostre possibilità, perchè da quando è entrato in vigore la nuova moneta, gestita molto male nel cambio, forse dal governo in testa, e poi dalle industrie commerciali, i prezzi sono raddoppiati e triplicati, ma gli stipendi e le pensioni sono rimasti alle lire. Quindi mi chiedo: ma gli italiani come fanno a comperare la casa e pagare il mutuo, a cambiare la macchina, ad andare in villeggiatura? Capisco che in questa situazione se non avessimo l’euro, saremmo un Paese paragonabile all’Albania, ma è innegabile che il nostro potere d’acquisto si è molto impoverito. Secondo me c’è tanta confusione nelle persone, particolarmente in me. Sarei grato se potessimo capire qualche cosa di più, magari tranquillizzandoci un po’. Giuseppe Lanfranchi Pavia CorriPavia, un’esperienza che va ripetuta Vorrei ringraziare gli organizzatori della Corripavia per la splendida manifestazione di domenica scorsa. Ho partecipato alla corsa in una bellissima città, ordinata, chiusa al traffico (grazie anche all’amministrazione comunale per la sensibilità dimostrata), con tanti sostenitori lungo tutto il tragitto, in un’atmosfera festosa. Il percorso era impegnativo, i molti dislivelli e il pavé delle vie del centro hanno reso i 21 Km ancora più stancanti... ma questo fa parte del gioco! I tanti addetti dell’organizzazione ci hanno guidato attraverso le vie della città in una rapida (per alcuni più che per altri) ma completa visita di Pavia, fino all’agognato ristoro dopo il traguardo nel cortile del Castello Visconteo. Complice il bel tempo, è stata proprio una bella esperienza, da ripetere! Grazie a tutti. Stefano Ramat via e-mail

 
la Provincia Pavese - 23 settembre 2008
Galliavola, ceneri al vaglio

 

GALLIAVOLA. Una commissione tecnico-politica esaminerà il progetto della discarica delle ceneri del termodistruttore di Parona, per cui il Comune ha già dichiarato la sua contrarietà di massima. «E’un ’iniziativa che va valutata in modo dettagliato sotto ogni aspetto, a cominciare da quello tecnico - commenta il sindaco Luigi Borlone -. Noi abbiamo già espresso in varie sedi la nostra opposizione politica, ma ora ci preme conoscere l’esito della verifica tecnica affidata a un gruppo di esperti. Il risultato sarà portato alla prossima conferenza dei servizi». Nell’ultima seduta, il consiglio ha nominato i rappresentanti politici della commissione tecnico-politica, chiamata a vagliare il progetto “Deposito definitivo ceneri inertizzate” presentato da Asm Lomellina Inerti, costola di Asm Vigevano e Lomellina spa. Ne faranno parte lo stesso Borlone, il vice sindaco Luciano Ferlenghi, Enrica Fasani, Rosa Valarioti e Tiziano Pellegrin, per la maggioranza consiliare, Giovanni Broglia e Carlo Carrera per la minoranza. Per la parte tecnica si stanno valutando i curricula presentati di Riccardo Groppali (docente di Conservazione della natura e di Aracnologia all’Università di Pavia), Massimiliano Il Grande (Politecnico di Milano), Gianfranco Bernardinello (coordinatore Legambiente per la Lomellina) e Simona Galuppi (funzionario della Provincia). Inoltre, la minoranza consiliare ha richiesto di nominare, oltre a quelli proposti dalla maggioranza, un consulente tecnico proveniente dall’Università di Pavia, il cui nominativo sarà indicato a breve. Va ricordato che, l’anno scorso, la Region aveva bocciato la trasformazione di una cava di Galliavola nell’impianto di smaltimento delle ceneri. Secondo un emendamento presentato dal consigliere Lorenzo Demartini, gli impianti di estrazione di materiale inerte attivi in provincia non potrebbero essere tramutati in discariche. Ma non è ancora scritta l’ultima parola.

 
la Provincia Pavese - 21 settembre 2008
Galliavola, il no ai miasmi della Cre

 

GALLIAVOLA. «Non vogliamo che il nostro paese sia inondato dalla puzza che si alza da questi impianti: il nostro modello di sviluppo va in una direzione opposta». Galliavola ha bocciato il progetto per la costruzione di un impianto per lo stoccaggio di materiali derivanti dalle reti fognarie: lo stesso che oggi sta cercando di insediarsi a Lomello. Il sindaco Luigi Borlone ha respinto senza mezzi termini «l’allettante proposta economica»: «Prima di sbarcare a Lomello, la ditta lodigiana Cre aveva cercato di realizzare il suo impianto al confine fra Galliavola e Lomello. Non ce la siamo sentita di autorizzare l’arrivo di una struttura che avrebbe portato qui un fetore insopportabile». Galliavola punta, invece, sull’aumento demografico e sulla qualità della vita. L’arrivo della ditta lodigiana, che produce fanghi da smaltire sui terreni agricoli, avrebbe comportato un introito non indifferente per il Comune di Galliavola, che ogni anno approva un bilancio che pareggia intorno ai 250mila euro. Invece, Borlone e i suoi collaboratori, in carica dal 2004 con una lista civica Uniti per Galliavola, hanno preferito continuare a pagare i mutui contratti negli anni precedenti senza accenderne di nuovi. «Meglio tirare avanti con le nostre forze piuttosto che mettere a repentaglio la salute dei nostri concittadini», ribadisce Borlone, che guida un paese di 228 abitanti alleato a Lomello attraverso l’Unione dei Comuni. Il suo obiettivo è chiaro: cercare di attirare in paese nuovi residenti attraverso il piano di recupero denominato Il Borgo-Ex stallone: da stalla di fine Settecento a moderni appartamenti. Il progetto è quasi al capolinea: gli interni sono già terminati e ora spetta solo alla proprietà, la Società edificatrice immobiliare srl con sede a Milano, mettere in vendita i lotti residenziali. «Si tratta di 18 unità abitative, che potrebbero attirare a Galliavola, con una media di tre persone per famiglia, 54 persone - aggiunge il sindaco -. Per il nostro Comune si tratterebbe di un 25% in più di residenti: per noi un fatto senza precedenti». E poi c’è il piano di lottizzazione di via Soliggia, di iniziativa comunale, in cui dovrebbero nascere 14 abitazioni. «Abbiamo lasciato ai privati una certa libertà nell’acquisto dei terreni: non ci sono superfici vincolate», dice Borlone, che, fra l’altro, domani mattina inaugurerà il nuovo gonfalone comunale. A Galliavola, paese rurale sulle sponde del torrente Agogna e stretto attorno all’antico castello, manca l’ufficio postale, ma ci sono l’ambulatorio, servito da due medici, e una casa di riposo privata, La Castellana. Per il resto, i cittadini di tutte le età si ritrovano nell’unico bar, ma a breve una trattoria-ristorante vedrà la luce nell’ex negozio ristrutturato dal Comune. Nel consiglio comunale di ieri sera è stato approvato il bando per assegnare il nuovo spazio di ristorazione, che prevede anche l’apertura di un bed and breakfast. «Diventerà un luogo di aggregazione, oltre che di sviluppo economico e commerciale: Galliavola non vuole svendere la propria identità», conclude il sindaco. E sarà anche così anche per la discarica delle ceneri del termodistruttore di Parona, progettata da Asm Vigevano, per cui il Comune ha già detto no. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 07 agosto 2008
Discarica, il piano va avanti Il sindaco: «Credo sia deciso»

 

GALLIAVOLA. «Ho l’impressione che ormai si sia già deciso tutto: la politica ha esaurito il suo compito e ora la parola passa ai tecnici». Sul progetto dell’impianto che dovrebbe sorgere a Galliavola per lo smaltimento delle ceneri del termodistruttore di Parona parla il sindaco Luigi Borlone, presente alla prima conferenza dei servizi svoltasi a Milano. Il progetto presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa, la società che vorrebbe stoccare i residui dell’incenerimento dei rifiuti in un’ex cava a pochi metri dal torrente Agogna, è già passato al vaglio di vari enti: dalla Regione alla Provincia, dal Comune all’Arpa. Secondo Claudio Tedesi, direttore generale della società ducale, gli enti hanno richiesto alcune integrazioni al progetto originario, che saranno predisposte quanto prima. Dalla prima conferenza dei servizi e poi dal recente sopralluogo effettuato a Galliavola dai tecnici della Regione, Borlone ha desunto che i giochi sono ormai fatti. «Mi sembra che non serviranno proteste e manifestazioni contrarie all’impianto per le ceneri: ormai i politici attendono la risposta dei tecnici - commenta Borlone, che non si è ancora espresso ufficialmente -. Se sarà positiva, allora Galliavola avrà il suo sito per smaltire le ceneri del termodistruttore. Da più parti, negli ultimi incontri, ho sentito la frase: “Qui non siamo a Napoli”. Ciò significa che l’impianto per le ceneri è giudicato indispensabile». Di costruire un impianto di stoccaggio per le ceneri del termodistruttore si parla dall’agosto 2006, quando Asm Vigevano e Lomellina spa inviò al municipio di Galliavola una prima bozza. Due mesi dopo, il Comune indisse un incontro pubblico alla presenza di Tedesi: «Possiamo anticipare che il sito individuato, un’ex cava di materiali inerti, avrà una superficie complessiva di 210mila metri quadrati. L’impianto, se costruito, avrà una vita di 10 o 12 anni al massimo». Oggi Tedesi, di fronte alle dichiarazioni di Borlone, interviene così: «Sarebbe un grosso guaio se i politici facessero i tecnici e viceversa. Ritengo che la vicenda di Galliavola equivalga a un Piano regolatore generale: il documento urbanistico deve essere approvato dai politici, ma poi saranno i tecnici a rilasciare le varie concessioni edilizie». In altre parole, dovranno essere i tecnici, in sede di conferenze dei servizi, a esaminare in concreto la bontà o meno del progetto. «Il materiale stoccato a Galliavola non puzzerà perché non sarà organico - aggiunge - Inoltre, abbiamo migliorato il tracciato prevedendo una piccola circonvallazione che taglia fuori Galliavola e Lomello. Noi siamo per la riduzione delle tariffe e il rispetto dell’ambiente». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese — 18 giugno 2008
Stoccaggio, spunta la richiesta anche per i materiali pericolosi

 

LOMELLO. Spunta anche la richiesta di “stoccaggio di rifiuti pericolosi e non-pericolosi” (tipo solventi, vernici, scorie e liquami industriali) nella domanda di autorizzazione inviata in Regione dalla ditta Cre di Lodi che vuole realizzare un impianto di trattamento fanghi a Lomello. E già 25 sindaci si sono mobilitati contro ogni «presenza industriale a rischio» riunendosi in municipio a Lomello come appartenenti al Coordinamento per la tutela del territorio. La presa di posizione vuole arginare nuovi progetti che potrebbero coinvolgere i comuni di Lomello e Galliavola. Al summit erano presenti l’assessore provinciale all’Ambiente Ruggero Invernizzi con alcuni dirigenti della Provincia, il consigliere regionale Lorenzo Demartini e il consigliere provinciale Pierangelo Fazzini. In discussone la precarietà di una situazione che potrebbe diventare esplosiva per le attività industriali già presenti (polo Eni, Oxon, Oxem, Enipower, CR, gassificatori alla Riso Ticino e Curti Riso, Officina dell’Ambient) e per nuovi progetti. La riunione è stata sollecitata da alcuni sindaci per un aggiornamento sui temi ambientali. In particolare, i fenomeni maleodoranti dovuti allo spargimento di fanghi in agricoltura registratisi a Lomello, l’ipotesi di una discarica nel territorio comunale di Galliavola e lo stato di fatto della stesura del Piano provinciale dei rifiuti. Ed ancora le future strategie da adottare da parte degli enti locali nell’ambito del rapporto rifiuti-ambiente da parte del Clir SpA. In particolare, si è parlato del caso-Lomello dove la ditta Cre di Lodi, nella vasta tenuta ex-Tambucchi, a poche centinaia di metri dall’abitato, ha richiesto l’autorizzazione per creare un impianto di trattamento di fanghi biologici. Su questo tema si è espressa anche la Consulta ambientale di Lomello che ha prodotto un documento di sollecitazione molto forte indirizzato a Regione Lombardia, Provincia e Ministero dell’Ambiente, nonché al “pool” di sindaci lomellini del Coordinamento. Nell’istanza si chiede la sospensione delle autorizzazioni per nuovi impianti di smaltimento rifiuti e di fanghi. L’attenzione che le amministrazioni comunali pongono alla questione ambientale è stata poi sottolineata da diversi interventi dei sindaci che hanno posto particolare rilievo all’ipotesi di discarica in Galliavola, ribadendo la netta contrarietà, anche in considerazione dei problemi viabilistici. Il Coordinamento, guidato dal sindaco di Mede, Giorgio Guardamagna, ha inoltre ribadito un secco diniego all’ipotesi avanzata dalle Cre a Lomello, il cui iter autorizzativo è in atto in Regione. All’unisono i sindaci hanno detto “no ad ipotesi che penalizzerebbe ulteriormente un bacino già in balìa ad innumerevoli problemi ambientali”. Paolo Calvi

 
la Provincia Pavese - 04 giugno 2008
Galliavola, ambientalisti contro il comune

 

GALLIAVOLA. L’Unione dei Comitati ambientalisti della Lomellina, in un documento congiunto, va all’attacco della giunta comunale di Galliavola «colpevole» di non essersi schierata al fianco del gruppo «Noi oggi per domani» nella sua battaglia contro il progetto dell’impianto di trattamento fanghi-industriali ipotizzato tra gli abitati di Lomello e di Galliavola. Il documento, tra l’altro, asserisce: «La giunta comunale di Lomello si è decisa di appoggiare l’operato del comitato per una battaglia compatta contro la discarica. A Galliavola le cose vanno invece sempre peggio. Lo stesso sindaco definisce Galliavola un paese per soli anziani giustificando così il tentativo di far insediare in paese discariche di ceneri, impianti di combustone e chissà quali altre nefandezze». L’Unione dei Comitati prosegue: «Noi siamo contrari alle affermazioni del sindaco-declassatore. A Galliavola ci sono giovani con tante attese.. Mentre egli assume posizioni che squalificano l’immagine di Galliavola, annuncia a più riprese l’arrivo in paese di famiglie giovani... Chiediamo al sindaco chi verrebbe veramente ad abitare a Galliavola se sul paese pende la spada di Damocle della discarica di ceneri». «Per non parlare - finisce il documento - del tanto acclamato passaggio dell’autobus dal paese, altra favola caldeggiata più volte dal sindaco e del tutto irrealizzabile». (p.c.)

 
la Provincia Pavese - 30 maggio 2008
Galliavola, esposto alla procura per i documenti sulla centrale

 

GALLIAVOLA. Il «ciclone» ambientale si abbatte sul piccolo comune di Galliavola. Non solo l’ipotesi della discarica di ceneri dell’Asm Vigevano e Lomellina, ma anche una centrale di produzione energetica a bio-gas proveniente dalla «bollutura» del mais. A Galliavola se ne parla da mesi; l’amministrazione comunale ha presentato l’ipotesi in sede pubblica alla stampa. Tutto regolare, dunque? Non sembrerebbe dalla posizione intransigente dell’Unione dei comitati ambientalisti della Lomellina che, a margine di una serie di richieste informative inoltrate a più riprese al sindaco Luigi Borlone, dichiara di «ignorare completamente l’ipotesi, di non esserne a conoscenza, di non avere mai avuto risposte ufficiali in materia dalla giunta comunale». Dopo diverse sollecitazioni, ieri mattina la portavoce dell’Unione dei Comitati, Loredana Longo, ha presentato l’ennesima istanza al sindaco di Galliavola informando altresì la Procura di Vigevano dello «sterile» iter di informazioni richieste e di riposte mai avute. Proprio Loredana Longo commenta: «Spero che la Procura prenda in considerazione la nostra legittima richiesta in quanto Comitato legalmente riconosciuto e cittadini che invocano il diritto di essere informati circa una materia che investe l’integrità ambientale ed il nostro diritto alla salute». Il documento inviato al sindaco ed alla Procura spiega: «Nonostante siano passati quattro mesi dalla nostra richiesta di avere informazioni dettagliate sul discusso impianto energetico funzionate a mais di cui tutti parlano, giornali compresi, e di cui il nostro Comitato non dispone di alcuna notizia in merito, ribadiamo al sindaco l’estrema importanza di quanto invocato. I termini di legge per esaudire le nostre richieste sono ampiamente scaduti». (p.c.)

 
la Provincia Pavese - 28 maggio 2008
Galliavola dice no alle ceneri

 

GALLIAVOLA. Il sindaco Luigi Borlone boccia la discarica delle ceneri del termodistruttore di Parona, che Asm Vigevano e Lomellina spa vorrebbe realizzare in un’ex cava di materiale inerte a pochi passi dal torrente Agogna. E lo fa polemizzando con il Coordinamento intercomunale per la salvaguardia della Lomellina riunitosi di recente a Lomello, centro con cui Galliavola è legato dall’Unione dei Comuni. Da tempo, sulla questione della progettata discarica Borlone sostiene di non essere compreso, in particolare dai colleghi che compongono l’organismo guidato dal sindaco di Mede, Giorgio Guardamagna. «Se il Coordinamento vuole essere tale, cioè vuole discutere dei problemi ambientali della Lomellina, ci pare quantomeno educato che tutti i Comuni del territorio possano prenderne parte - aggiunge -. E Galliavola, a quanto ci risulta, fa parte della Lomellina». Al disappunto di Borlone per il mancato invito alla riunione di Lomello fa seguito la contrarietà espressa nei confronti del progetto vigevanese, che giace ancora su un tavolo del municipio di Galliavola senza essere stato approvato. «Come più volte abbiamo ripetuto, l’ipotesi della discarica ci trova assolutamente contrari poiché rappresenterebbe un grave deturpamento del nostro ambiente, cui molto siamo legati», dice ancora. E cita la proposta del deposito di fanghi ricevuta nel 2004 e, dopo un sopralluogo nel Lodigiano, bocciata senza riserve. «Prima del parere contrario, la giunta di Galliavola coinvolse anche gli amministratori comunali di Lomello: come si può verificare senza particolari problemi, il deposito di fanghi non è stato realizzato a Galliavola», ribadisce. Le polemiche sulla discarica delle ceneri si protraggono da due anni, ma oggi Borlone sembra tagliare la testa al toro. «Ribadiamo la nostra opposizione alla discarica, nella speranza che i Comuni del Coordinamento capiscano - conclude il sindaco di Galliavola -. Forse la nostra amministrazione non sarà andata in piazza a protestare, ma ha utilizzato, e utilizza tuttora, metodi magari meno eclatanti, ma certamente più efficaci». (u.d.a)
Trovato l’accordo sul testo proposto da Demartini, per nulla preoccupato del rinvio chiesto dal maggior partito della coalizione che sostiene il presidente Formigoni. «Le Province dovranno adottare i Piani di gestione dei rifiuti entro il 31 dicembre e trasmetterli alla Regione entro i 30 giorni successivi: non ci saranno più atti dovuti, come quello che autorizzò il raddoppio del termodistruttore di Parona - dice il consigliere del Carroccio -. I rifiuti speciali, che oggi possono essere commercializzati e rappresentare moneta di scambio fra le province, saranno trasformati in assimilabili agli urbani». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 27 maggio 2008
Un referendum per Galliavola

 

GALLIAVOLA. Prima di realizzare la discarica delle cenri a Galliavola, bisogna sentire che cosa ne pensa la gente. Lo sottolinea Leonardo Ciliesa, del Coordinamento dei comitati civici della Lomellina, che ancora una volta dice «no» al punto di raccolta delle ceneri prodotte dalla combustione dei rifiuti nel termo di Parona. E spiega che sono state raccolte 110 firme contro il progetto. «Il direttore di Asm, Claudio Tedesi, e il presidente di Asm Isa, Rosario Mandoliti sostengono che la discarica delle ceneri si farà a Galliavola - sottolinea Ciliesa - ma perché, invece di venire in questo piccolo paese della campagna lomellina, non la fanno a Vigevano?». Ciliesa sottolinea che il «cantiere della discarica durerà quindici anni, viaggeranno ogni giorno decine di camion, si calcola 80 al giorno per 300 giorni l’anno, di grande portata. E produrrà altro inquinamento, oltre a quello prodotto dalla concentrazione di impianti di vario tipo che ci sono in Lomellina. Perché il sindaco Borlone non assume una posizione più decisa? Purtroppo il passaggio dal Clir all’Asm per la raccolta rifiuti ci induce a pensare che i giochi ormai siano fatti». Il Comitato contro la discarica delle ceneri a Galliavola teme fortemente per le ripercussioni ambientali. In un volantino diffuso qualche tempo fa diceva: «Nessuno potrà dirci con certezza cosa diventeranno con il passare degli anni queste ceneri pericolose e mai analizzate». Ciliesa, comunque, preannuncia che l’opposizione della gente alla realizzazione dell’impianto sarà espressa con una «resistenza civile, ma dura e determinata. I cittadini di Galliavola, seppur pochi, saranno affiancati dai Comitati civici lomellini e da tutti i comitati ambientalisti della Lombardia e del Piemonte e non faranno passare le ruspe mandate da Tedesi e da Mandoliti per far quadrare i bilanci dell’Asm Isa». Nel dicembre 2007, Asm Isa Spa, tramite la propria partecipata Asm Lomellina Inerti srl (società creata proprio per la gestione delle ceneri del termo) ha presentato istanza per l’autorizzazione di un deposito di rifiuti inerti e ceneri inertizzate per un volume complessivo di circa 580 mila metri cubi nel Comune di Galliavola. L’assessore provinciale all’ambiente, Ruggero Invernizzi, pochi mesi fa, aveva frenato molto su Galliavola, mentre il suo omonimo, Dario Invernizzi, assessore provinciale ai lavori pubblici e anche presidente di Asm Vigevano e Lomellina aveva definito strategico per Asm l’impianto di Galliavola. (d.a.)

 
la Provincia Pavese - 25 maggio 2008 pagina 36
Lomello, tutti insieme contro l'inquinamento

 

LOMELLO. La Lomellina cerca di tutelare l’ambiente dicendo no a nuove autorizzazioni per impianti di smaltimento di rifiuti e di fanghi, e incentivando la raccolta differenziata. Porte chiuse anche alla progettata discarica delle ceneri del termodistruttore. Il Coordinamento intercomunale per la salvaguardia della Lomellina si è riunito nel municipio di Lomello dopo le proteste sollevate nei giorni scorsi a causa della forte puzza per i fanghi sparsi in campagna. Ne hanno discusso i rappresentanti dei Comuni di Alagna, Breme, Candia, Cergnago, Cozzo, Dorno, Ferrera, Frascarolo, Lomello, Mede, Olevano, Ottobiano, Pieve del Cairo, Robbio, Sartirana, Torre Beretti, Valle e Velezzo. A Lomello sono arrivati anche l’assessore provinciale all’ambiente Ruggero Invernizzi, il consigliere regionale Lorenzo Demartini e i consiglieri provinciali Giorgio Guardamagna e Pierangelo Fazzini. «La consulta ambientale di Lomello ha scritto a ministero dell’Ambiente, Regione e Provincia per bloccare nuove autorizzazioni per impianti di smaltimento di rifiuti e di fanghi nel nostro territorio», ha ricordato il sindaco di Lomello, Giuseppe Piovera. No anche all’ipotesi di una discarica a Galliavola. «La nostra contrarietà è netta, anche in considerazione dei problemi viabilistici e della penalizzazione nell’ottica di uno sviluppo turistico che vede fortemente impegnata, anche in questi giorni, tutta la Lomellina», hanno ribadito i sindaci. Da ultimo, i Comuni si sono impegnati a incrementare la soglia di raccolta differenziata, oggi ritenuta a livelli insoddisfacenti. «Anche con questo importante strumento si potrà migliorare la “qualità del rifiuto”, con conseguenze virtuose nel ciclo complessivo», hanno chiarito. (u.d.a)

 
la Provincia Pavese - 13 maggio 2008
Galliavola, esposto di Broglia

 

GALLIAVOLA. La discarica delle ceneri del termodistruttore suscita polemiche anche di natura burocratica. Il Comune di Galliavola ha ritardato la consegna della copia del progetto della discarica, depositato in municipio nell’agosto 2007, e il capogruppo di minoranza Giovanni Broglia scrive alla Procura. «Mi hanno consegnato il materiale di Asm Vigevano solamente dopo due mesi e dopo miei numerosi solleciti», accusa l’ex sindaco Broglia. Da parte sua, il sindaco Luigi Borlone replica: «Le fotocopie per Broglia sono costate 250 euro alla comunità di Galliavola». La guerra delle fotocopie fra Borlone e Broglia, già colleghi di giunta dal 1999 al 2004, è scoppiata nei giorni scorsi. Il capogruppo di minoranza aveva richiesto una copia del progetto della discarica presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa. «In un primo tempo, mi è stato consegnato un dischetto per il computer contenente il progetto: io, però, ho risposto che volevo le copie, com’era giusto che fosse», accusa oggi Broglia. Dal Comune il sindaco Borlone non la pensa allo stesso modo. «Riteniamo che l’ex sindaco non abbia agito in modo coerente con il mandato di consigliere comunale poiché le sue richieste si sono tradotte in un eccessivo e minuzioso controllo dei singoli uffici - controbatte Borlone -. La Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi afferma che la pubblica amministrazione deve ispirare la propria attività al principio di economicità non solo sugli uffici comunali, ma anche su chi richiede singole prestazioni amministrative. Questi ultimi sono tenuti, specialmente se appartengono alla stessa amministrazione pubblica, ad avanzare le proprie richieste in un clima di leale cooperazione». E Borlone cita anche una sentenza del Consiglio di Stato: «Il consigliere comunale non può abusare del diritto di informazione. La disponibilità del Comune ha raggiunto l’apice con la consegna degli elaborati tecnici di Asm Vigevano, per cui la comunità di Galliavola ha sostenuto una spesa di 250 euro più Iva». Broglia, però, ha replicato inviando le sue considerazioni anche alla Procura di Vigevano. «Come consigliere ho diritto di ricevere, in tempi certi e possibilmente rapidi, copia dei documenti necessari allo svolgimento del mio compito di controllo. A maggior ragione se si tratta di un progetto così delicato come quello della discarica». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 11 maggio 2008
Ci conoscevano per il riso Ora siamo la terra dei rifiuti
 

 

LOMELLO.«Lo diciamo da tempo: da terra del riso, la Lomellina sta diventando terra del rudo». Il vigevanese Leonardo Ciliesa, coordinatore del’Unione dei comitati ambientalisti della Lomellina, utilizza lo slogan più noto per denunciare la puzza di questi giorni. Ieri mattina, anche Ciliesa era in piazza con Patrizia Berti e gli altri volontari di “Noi oggi per domani”. «L’aria che respiriamo, le verdure dei nostri orti, l’acqua che beviamo e il territorio in cui viviamo sono minacciati da impianti e comportamenti che possono danneggiare l’ambiente in vario modo - commenta Ciliesa, da anni in prima fila perl’ambiente - E’ un nostro preciso dovere quindi difendere la nostra salute, e quella dei nostri figli, salvaguardando il territorio in cui tutti noi viviamo». In tre anni di attività il comitato “Noi oggi per domani” di Lomello e Valle ha raggiunto l’obiettivo di far effettuare delle analisi chimiche sui terreni che circondano l’area industriale di Lomello. Il monitoraggio è stato affidato appunto all’istituto “Mario Negri” di Milano. «Inoltre - sottolineano gli ambientalisti - abbiamo inoltrato un ricorso al Tar della Regione, per far annullare l’autorizzazione all’insediamento del gassificatore di cascina Grua, sostenendone le spese legali». Si tratta di «piccoli passi che senza il comitato non si sarebbero fatti. Ora dobbiamo continuare: per esempio, combattendo contro il progetto della discarica delle ceneri del termodistruttore a Galliavola». Un progetto che resta in valutazione - è notizia dei giorni scorsi - nonostante la vicinanza alla Garzaia di Gallia, compresa in una zona di alto pregio ambientale. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 04 maggio 2008
Rifiuti, via dal Clir

 

GALLIAVOLA. Galliavola è il quinto Comune lomellino, dopo Vigevano, Garlasco, Tromello e Borgo San Siro, che dice addio al Clir e si affida ad Asm-Isa Vigevano per la raccolta-rifiuti. In consiglio comunale, l’uscita dalla società di Mortara, in cui Galliavola deteneva 427 quote (0.12%), è stata approvata solo dalla maggioranza del sindaco Luigi Borlone: astenuta l’opposizione guidata da Giovanni Broglia. «Ero stanco di partecipare ad assemblee in cui il Clir continua a rinviare i vari argomenti: Asm-Isa ha avanzato una proposta concreta, indirizzata al risparmio - commenta Borlone -. Abbiamo ricevuto un progetto che prevede una riduzione dei costi già a partire dal prossimo anno e un potenziamento della raccolta differenziata, che il Clir non aveva voluto attuare». Dal 1 luglio prossimo il servizio di raccolta dei rifiuti passerà all’azienda ducale, che già oggi gestisce il ciclo idrico integrato del paese di 250 abitanti. L’accordo con Asm-Isa per i rifiuti non implica, però, alcun accordo per la discarica delle ceneri del termodistruttore di Parona, progettata da Asm Vigevano spa proprio a Galliavola.

 
la Provincia Pavese - 01 maggio 2008
Tassa-rifiuti, riduzioni attese dal 2009

 

VIGEVANO.Altri Comuni lomellini hanno abbandonato il Clir e affidato ad Asm-Isa il servizio di raccolta rifiuti. La Spa vigevanese diventa sempre più polo d’attrazione in materia ambientale. E se l’adesione dei Comuni ha avuto come obiettivo il contenimento dei costi, anche gli utenti sperano che l’allargamento del raggio d’azione della società nata dalla “municipalizzata” cittadina si traduca in benefici economici concreti. Ma i conti si faranno nel 2009, quando verranno tirate le somme di un anno di attività. «Per ora non cambia nulla - afferma Rosario Riccio Mandoliti, presidente di Asm-Isa - ma a fine anno si valuterà la distribuzione degli utili ai Comuni che, a loro volta, decideranno come distribuirli e impiegarli». Il 2009 potrebbe essere l’anno della svolta. «Va però detto - continua Mandoliti - che i Comuni soci i vantaggi li hanno già acquisiti al momento di aderire ad Asm Holding. Il passaggio ad Asm-Isa è una fase ulteriore». A fare pendere il piatto della bilancia dalla parte della Spa vigevanese nella scelta effettuata dai Comuni nuovi soci è stato anche il piano industriale presentato da Asm-Isa. Uno dei progetti qualificanti è la discarica di Galliavola, indicata come sito di stoccaggio delle ceneri del termodistruttore di Parona. Sulla possibilità di realizzare il progetto vi è però un grosso punto interrogativo. La discarica dovrebbe infatti sorgere nel territorio di Galliavola, in un’area a ridosso di una zona protetta. Sarà l’amministrazione provinciale a dire l’ultima parola sul progetto e, quindi, i giochi non sono ancora fatti. «Ma il nostro piano industriale e strategico è molto ampio e complesso e non è legato soltanto alla discarica di Galliavola - sostiene il presidente Rosario Riccio Mandoliti -. Certamente, l’individuazione di un sito per le ceneri abbatterà i costi di smaltimento. Però, ripeto, il piano Asm-Isa non si limita al progetto-Galliavola che, comunque, continueremo a sostenere perchè lo riteniamo utile per l’intera zona in un settore importante come quello dei rifiuti».

 
la Provincia Pavese - 23 aprile 2008
Oasi a rischio con la discarica delle ceneri

 

GALLIAVOLA. Il progetto della discarica delle ceneri resta in piena corsa. La vicinanza di Galliavola alla garzaia di Gallia, “zona rossa” di alto pregio ambientale (secondo la Valutazione ambientale strategica del piano provinciale rifiuti), non preclude la possibilità che vada in porto il piano presentato da Asm-Isa di Vigevano. Ma si parla, appunto, di possibilità non di certezze. Occorrerà aspettare circa un anno per sapere quale sarà l’area individuata per ospitare le ceneri del termodistruttore di Parona. Finora l’unico piano presentato è quello di Asm-Isa per Galliavola, ma dovrà passare molti esami e sarà l’amministrazione provinciale a dover decidere dopo una procedura che prevede molti passaggi, molte valutazioni di fabbisogni e compatibilità ambientale. Il primo confronto sarà l’8 maggio, a Pavia, sulla valutazione ambientale strategica (Vas) del piano provinciale rifiuti. Ma solo il tempo dirà come si inserirà il progetto di Galliavola tra normative, divieti, zone protette e necessità di trovare un posto per le ceneri di Parona. «Il piano dei rifiuti - afferma l’assessore provinciale all’Ambiente, Ruggero Invernizzi - definisce il tipo di discariche e il fabbisogno in un certo periodo per coprire le necessità di smaltimento e stoccaggio dei rifiuti sul territorio provinciale. Stabilisce il “quanto”, ma per il “dove” il problema è diverso e sarà affrontato in un secondo tempo». Quando? «I tempi sono ancora lunghi - continua Invernizzi -. Nel giro di un anno potrebbe essere identificato il sito. Valuteremo le domande, se ne saranno presentate, oltre a quella relativa a Galliavola. Ma ognuno può formulare le richieste che vuole, poi sarà la Provincia a decidere. Anche se la domanda sarà una sola, ma in una zona dove non si potrà realizzare, non si realizzerà. Va detto però che vanno considerate le macro-aree e le zone più in dettaglio con una visione complessiva. Ma, al momento, è prematuro dire sì o no a Galliavola». La Provincia avrà l’ultima parola. Gli altri stanno alla finestra. A cominciare da Asm-Isa. «Non possiamo prevedere nulla - dice il presidente Rosario Riccio Mandoliti -. Noi abbiamo inoltrato la pratica e aspettiamo gli esiti delle decisioni. Di certo restiamo convinti di quello che facciamo e non faremo marcia indietro». Il Comune di Galliavola non prende posizione. Il sindaco Luigi Borlone sostiene infatti di essere rimasto “scottato” da un’iniziativa che, a suo dire, è stata fraintesa. «Aspettiamo le riunioni in Provincia per vedere cosa diranno - afferma -. Quando abbiamo convocato un’assemblea in Comune con nessun’altra intenzione se non quella di dare informazioni ai cittadini, siamo stati accusati di aver preso posizione a favore della discarica. Niente di più falso, ma è un’esperienza che non vogliamo ripetere, quindi aspettiamo che si muova chi deve decidere». - Lorella Gualco

 
la Provincia Pavese - 19 aprile 2008
Lomello, per i rifiuti si cambia

 

LOMELLO. Lomello dirà addio al Clir spa: per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani si affiderà ad Asm-Isa Vigevano spa. L’altra sera in municipio si è svolto l’ultimo faccia a faccia fra gli amministratori pubblici e Claudio Tedesi, direttore generale di Asm Vigevano e Lomellina spa. La decisione è illustrata dal consigliere comunale Marco Piovera, delegato del sindaco Giuseppe Piovera: «Rispetto al Clir, la società vigevanese ci ha fornito maggiori garanzie in termini di abbattimento della tariffa e di potenziamento della raccolta differenziata». Sulla discarica delle ceneri del termodistruttore proposta da Asm-Isa a Galliavola, con cui Lomello forma l’Unione dei Comuni, Piovera ribadisce: «Siamo contrari a un impianto a Galliavola, ma non in un altro paese della Lomellina». Dopo Vigevano, Lomello è il secondo Comune a dire addio al Clir spa di Mortara: il terzo sarà Garlasco entro la fine di aprile, termine ultimo per approvare la delibera consiliare di uscita dal Clir. Gli amministratori di Lomello avevano prima incontrato i vertici della società mortarese: in municipio erano arrivati il presidente Federico Bertani, il direttore generale Angelo Pissi, il direttore tecnico Marco Rivolta e il consigliere di amministrazione Eugenio Poles. L’altra sera è stata la volta di Asm-Isa, con il direttore Tedesi. «Abbiamo esaminato i piani industriali: ci è sembrato più conveniente quello presentato dall’azienda ducale - aggiunge Marco Piovera -. Crediamo che Asm-Isa riuscirà ad attuare in Lomellina un ciclo dell’igiene urbana molto efficace e, soprattutto, a tariffe più competitive di quelle applicate oggi. Inoltre, vediamo con favore l’idea di potenziare la raccolta differenziata in paese, sempre suggerita da Asm-Isa». All’inizio della prossima settimana la questione sarà discussa dai capigruppo consiliari: poi, entro il 30 aprile, anche Lomello formalizzerà l’addio alla società dei rifiuti mortarese. Dal primo luglio prossimo i cassonetti dei rifiuti saranno svuotati dai camion di Asm-Isa. In ogni caso, Piovera affronta anche la questione della discarica che Asm-Isa vorrebbe realizzare a Galliavola. «Siamo favorevoli alla costruzione di un simile impianto perché significherebbe ridurre le tariffe a carico dei cittadini, come già spiegato più volte da Asm-Isa - aggiunge Piovera -. Noi, però, non vediamo di buon occhio la nascita di una discarica a Galliavola: in ogni caso, l’ultima decisione spetta alla Provincia, che ha la competenza della pianificazione provinciale per i rifiuti». Fondamentale, per Piovera, la presenza di Lomello fra i soci di Asm-Isa Vigevano: «Avevamo chiesto e ottenuto, in fase di stesura del progetto della discarica di Galliavola, che i camion non passassero da Lomello, ma dalla provinciale Sannazzaro-Pieve del Cairo. Essere nell’assetto societario di Asm-Isa ci permetterà di dire la nostra in modo molto più determinato». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 09 aprile 2008
Troppi rifiuti, spuntano due discariche

 

PAVIA. La provincia di Pavia non vive l’emergenza rifiuti, ma deve ugualmente cambiare regime. L’invito viene dal nuovo piano provinciale per la gestione dei rifiuti, elaborato dalla società “Oikos” per conto di Piazza Italia, che guarda al problema proiettato al 2015. Sono due le strategie da attuare prima del 2011, anno in cui, secondo le previsioni, le discariche del territorio si esauriranno: portare la raccolta differenziata al 50 o 60%, e costruire almeno una nuova discarica per le ceneri. Intanto si fanno avanti proposte per la realizzazione di discariche a Galliavola e Giussago. Il piano è stato pubblicato ieri per la Vas (Valutazione ambientale strategica) che accompagna l’elaborazione dello studio in tutte le sue fasi. Un’analisi attenta dei bisogni del territorio; una fotografia di pregi e difetti. Il punto di partenza, secondo “Oikos” è proprio la raccolta differenziata, in provincia ferma al 25,2% nel 2006 e, secondo gli ultimi rilevamenti, non cresciuta di molto. Gli scenari di riferimento presi in considerazione nel piano sono tre: il primo è basato su un proseguimento delle attuali tendenze di crescita dei rifiuti prodotti e su di una crescita limitata delle raccolte differenziate, fino a toccare il 30%, in linea con le tendenze attuali; i restanti due prevedono un rallentamento delle tendenze di crescita dei rifiuti prodotti e un aumento del livello di raccolta differenziata, rispettivamente sino al 50 o 60%. Queste ultime due soluzioni consentirebbero di ridurre il conferimento in discarica. Perchè attualmente i rifiuti prodotti sul territorio provinciale ammontano a 319.183 tonnellate annue, e si prevede che crescano ininterrottamente sino a raggiungere, nel 2013 (anno di scadenza del Piano rifiuti provinciale) le 373.072 tonnellate. La capacità residua in discarica, ossia ciò che gli impianti presenti in provincia possono contenere, se oggi è di 347.809 tonnellate annue, nel 2013 sarà di -255.180 tonnellate. Rifiuti che quindi resteranno fuori discarica per mancanza di spazio. Il trend negativo secondo le previsioni dovrebbe iniziare nel 2011, quando a non entrare saranno 4.282 tonnellate di immondizia. «La Provincia ritiene pertanto opportuno privilegiare le iniziative connesse sia a garantire una maggiore autosufficienza temporale delle attuali dotazioni impiantistiche già destinate allo smaltimento dei residui - sottolineano gli autori del piano - sia ad implementare il sistema di smaltimento per assicurare il raggiungimento dell’autosufficienza a lungo periodo dell’intero bacino provinciale». Ciò significa costruire nuovi impianti, in primo luogo per il deposito delle ceneri del termovalorizzatore di Parona, ma anche per quello dei rifiuti pretrattati, che all’inceneritore non possono andare. Ne scaturisce un’ipotesi ben precisa: la realizzazione di una nuova volumetria di discarica, «dell’ordine di almeno 500mila metri cubi». Ma le iniziative in corso sono due: l’iter di valutazione di impatto ambientale per la realizzazione di una discarica per prodotti inerti e ceneri inertizzate a Galliavola (581mila metri cubi) presentata da Asm Isa di Vigevano; lo stesso iter per la costruzione di una nuova discarica per rifiuti pretrattati non pericolsi a Giussago (1.017.922 metri cubi), richiesta da “Fertilvita”. Infine il piano prevede una serie di azioni da intraprendere, tra cui l’adozione di un sistema di tariffazione puntuale, calcolata cioè in relazione alla specifica quantità di rifiuti conferiti dal singolo utente.

 
la Provincia Pavese - 09 aprile 2008
Servono nove milioni per costruire il sito di stoccaggio
PAVIA. Ma quanto costa costruire una nuova discarica in provincia? Il Piano per la gestione dei rifiuti ha approfondito anche questo aspetto. Le chiama «nuove volumetrie di discarica», tali - spiega - «da consentire la copertura dei fabbisogni di smaltimento provinciali su di un orizzonte temporane almeno di breve-medio periodo». In particolare, il piano prende in considerazione la realizzazione di un impianto di almeno 500mila metri cubi. L’analisi prevede un investimento per la costruzione dell’impianto di circa 9 milioni di euro. In particolare, 400mila euro sarebbero destinati all’acquisizione dell’area; 3,2 milioni di euro verrebbero spesi per l’approntamento di fondo e pareti, nonchè per l’impermeabilizzazione della discarica; 550mila euro per automezzi e mezzi d’opera. Il costo annuo di gestione dell’impianto, nell’ipotesi che il flusso di conferimento dei rifiuti sia di circa 115mila (per un periodo di quattro anni) invece ammonterebbe a 9.333.837 euro. Cifra che comprende: ammortamento degli investimenti pari a circa 2,6 milioni di euro; costi legati alla gestione operativa e alla copertura della gestione post-operativa, pari a 5 milioni di euro; costi per monitoraggi per 250mila euro; spese generali pari a 550mila euro e utili gestionali per 900mila euro. Secondo i calcoli fatti dalla società “Oikos”, che ha elaborato il piano per conto della Provincia, la tariffa di accesso all’impianto sarebbe di circa 80 euro alla tonnellata, al netto di eventuali contributi agli enti locali e della ecotassa regionale. Infine nel piano si precisa che i costi illustrati in relazione all’ipotesi di progetto formulata, non devono ritenersi direttamente riferite alle proposte di nuove discariche già segnalate a Galliavola e Giussago.

 
la Provincia Pavese - 14 marzo 2008
Aspettando l'ok per Galliavola il materiale va in Germania
PARONA. Oggi le ceneri sono smaltite in siti tedeschi. «Ma non vanno solo in Germania: abbiamo accordi con impianti piemontesi e laziali», conferma Filisetti. In futuro il panorama potrebbe cambiare. Asm-Isa Vigevano spa e la neonata Asm Lomellina Inerti srl hanno presentato il progetto per un deposito di rifiuti inerti e di ceneri inertizzate a Galliavola. La richiesta prevede un volume di circa 580mila metri cubi. La strategia di Asm-Isa è chiara: puntare alla riduzione delle tariffe per i Comuni soci o futuri soci di Asm-Isa spa. La tariffa per ogni tonnellata di rifiuti smaltita nel termodistruttore di Parona è oggi fissata a 99,02 euro: dal 1 gennaio 2008 per Asm-Isa e i Comuni che usciranno dal Clir spa si abbasserà di altri 5 euro e mezzo, per attestarsi a 93,52 euro. Nel 2009 Lomellina Energia srl distribuirà gli utili, ciò che permetterà ad Asm-Isa di abbattere la tariffa ancora di 10 euro la tonnellata. E di altri 10 euro dovrebbe ridursi se dovesse prendere corpo la discarica delle ceneri.

 
la Provincia Pavese - 14 febbraio 2008
Niente raccordo ferroviario al termo
PARONA. Lomellina Energia non userà il raccordo ferroviario in fase di costruzione per ricevere rifiuti su rotaia. Il progetto di far arrivare al termodistruttore 80mila tonnellate l’anno di rifiuti è stato accantonato, come emerge con chiarezza nella lettera inviata da Vincendo Filisetti, presidente di Lomellina Energia, al sindaco Giovanna Ganzi. Filisetti fa riferimento anche alla discarica per lo stoccaggio delle ceneri del termodistruttore, che dovrebbe sorgere a Galliavola: «Se fosse realizzata in questa località, verrebbe meno l’esigenza di trasportare le ceneri su rotaia». Il disimpegno di Lomellina Energia riveste una notevole importanza nel panorama politico e amministrativo, soprattutto alla luce delle roventi polemiche suscitate anche in Lomellina dall’emergenza rifiuti in Campania. In sintesi, Filisetti scrive nella lettera inviata al sindaco di Parona: «Lomellina Energia ribadisce che, allo stato attuale, non è in grado, per motivi non dipendenti dalla propria volontà, di garantire volumi di trasporto di rifiuti o ceneri mediante l’utilizzo di linea ferroviaria». Contattato telefonicamente, il presidente di Lomellina Energia ha preferito non commentare. Da parte sua, il sindaco Ganzi si limita a dichiarare: «Il Comune, quando non ero io sindaco, aveva ricevuto una semplice lettera di intenti dall’allora presidente della società, Brustia. Si trattava di indicazioni di massima. Non ho nient’altro da aggiungere». In ogni caso, lo stesso Filisetti parla attraverso la lettera inviata al sindaco Ganzi. «Il consiglio di amministrazione ha preso in esame la nota del sindaco circa l’utilizzo del raccordo ferroviario: la precedente generica disponibilità della nostra società all’utilizzo del futuro raccordo ferroviario era fondata sulla presunzione di un conferimento dei rifiuti da territori non limitrofi e comunque a distanze tali da giustificare la convenienza di una modalità di trasporto rifiuti tramite ferrovia, a livello logistico e di costi», scrive nella lettera. Chiarisce poi che il conferimento dei rifiuti all’impianto di Vecchia strada vicinale per Vigevano non è di competenza di Lomellina Energia ed è effettuato, su base contrattuale, da parte di conferitori autorizzati con loro mezzi o con modalità scelte da loro stessi: «Allo stato attuale si presume che, essendo il bacino di conferimento prossimo all’impianto, il trasporto su gomma sia ritenuto dai conferitori il più funzionale ed economico». Poi, il capitolo legato alle ceneri, per cui Asm Vigevano e Lomellina spa aveva presentato un progetto di discarica a Galliavola. «Lomellina Energia produce ceneri smaltite in impianti autorizzati su territorio nazionale e all’estero: sarebbe possibile esaminare un trasporto via ferrovia, ma solo con contratti di breve periodo - conclude Filisetti - . Dai giornali locali ci risulta che siano state presentate proposte di realizzazione di impianti di smaltimento delle ceneri vicino al nostro impianto. Qualora tali proposte fossero approvate, verrebbe meno l’esigenza del trasporto di ceneri». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 06 febbraio 2008
A Galliavola polemiche sulla centrale
GALLIAVOLA. «Il sindaco ha criticato l’assenza della minoranza alla presentazione del progetto della minicentrale elettrica, che, però, non era all’ordine del giorno. Noi siamo molto attenti alla sicurezza e alla salute dei cittadini e non faremo mancare il nostro contributo in una futura discussione pubblica». Giovanni Broglia, capogruppo di minoranza ed ex sindaco, contesta il metodo adottato dal sindaco Luigi Borlone per illustrare il progetto della centrale a energia rinnovabile, avvenuto in municipio al termine di una seduta consiliare. «A questa riunione era presente un consigliere di minoranza, Carlo Carrera, che aveva appreso altrove dell’incontro non avendo ricevuto comunicazioni ufficiali - accusa -. E’ evidente che il sindaco si sta comportando come se si trattasse di installare lo scaldabagno di casa sua: noi, invece, vorremmo che affrontasse la questione della minicentrale in pubblico o in consiglio, ma non al termine della seduta». Inoltre, Broglia auspica che sia discusso il progetto della discarica delle ceneri del termodistruttore, depositato in municipio da Asm Vigevano. «Avevo richiesto una copia il 19 dicembre: solo pochi giorni fa gli uffici comunali mi hanno scritto motivando il ritardo dell’evasione della richiesta - conclude -. E il progetto non ce l’ho in mano nemmeno oggi, dopo quasi due mesi». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 30 gennaio 2008
Comitati di cittadini contro i troppi affari

 

ATTUALITÀ. C’è il continuo e spontaneo sorgere di comitati di cittadini contro quasi tutti i progetti di nuovi insediamenti in provincia. Logistiche, interporti, autostrade, discariche di vario tipo, raddoppio di inceneritori, raddoppio di raffinerie, impianti per la produzione di etanolo, mega-centri commerciali, per non parlare della crescita indiscriminata di insediamenti abitativi (villettopoli). Landriano, Zinasco, Parona, Sannazzaro, Bressana, Corteolona, San Martino Siccomario, Borgarello, Galliavola, i Comuni che insistono sull’asse della prevista autostrada Broni-Pavia-Mortara sono solo alcune delle località interessate dal fenomeno. Cerchiamo di analizzare gli elementi comuni a questi progetti per capire se hanno un senso le reazioni spesso esasperate dei cittadini. In nessun caso è previsto il riutilizzo di aree dismesse (che non mancano), ovunque è più comodo costruire su terreni agricoli che in questo modo vanno persi per sempre. Manca il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che riguardano il loro futuro, si lavora dietro le quinte e si presentano le proposte quando i giochi sono fatti, gli impegni presi, le carte firmate. C’è sempre di mezzo un comitato d’affari e questi comitati sono fortemente interconnessi con politici e amministratori per cui non si capisce più chi decide la pianificazione del territorio e quali interessi si vanno a tutelare. I vantaggi per i Comuni che hanno già accettato di avere sul loro territorio impianti “ingombranti” sono tutti da dimostrare, vuoi per il mancato rispetto degli impegni (come nel caso dell’inceneritore di Parona) vuoi per i costi indotti dalla crescita dei centri abitati che ricadono inevitabilmente sulle amministrazioni locali e annullano l’iniziale, apparente, guadagno dovuto a oneri di urbanizzazione e Ici. I nuovi insediamenti prevedono forti incrementi negli spostamenti di merci e materiali, quasi sempre affidati ai Tir e garantiscono quindi un peggioramento della qualità dell’aria che, come è emerso con chiarezza in questi mesi, è già oltre i livelli di guardia in tutta la provincia, compresa la «verde» Lomellina. Peggiorerà quindi il traffico, dovremo stare più tempo in coda, saremo costretti a realizzare nuove strade, che a loro volta porteranno nuovi insediamenti e nuovo traffico, consolidando un circolo vizioso che andrebbe invece interrotto. A meno che il nostro modello non sia l’hinterland milanese e l’obbiettivo clonare indefinitamente l’esperienza urbanistica di Rozzano. Ogni iniziativa ha poi specifici elementi di anomalia, di superficialità progettuale, di mancanza di buon senso, in omaggio ad una pasticciata teoria del «fare» per cui l’importante è «fare qualcosa» curandosi poco del «come», del «perchè», del «dove» e delle conseguenze a medio e lungo termine. Lontani dai migliori esempi europei giochiamo una partita di retroguardia e incapaci di applicare idee innovative continuiamo a svendere i gioielli di famiglia. Per contro le associazioni ambientaliste e le molte voci autorevoli della società civile, che suggeriscono approcci sostenibili ai problemi, raramente trovano credito. E ci si chiede se non sia ormai troppo tardi per le proteste e le accuse. Il pessimismo è d’obbligo. E’ tardi in effetti, i danni a paesaggio, ambiente e territorio sono sotto gli occhi di tutti e nessun cambio di direzione arriverà spontaneamente dalle istituzioni o dai partiti che, anzi, salvo qualche eccezione, confermano la tendenza (ad esempio, a livello regionale, mettendo mano al quadro normativo per ridurre le tutele per i parchi e le aree libere). E’ tardi purtroppo, ma non ci sono altre strade se non una diffusa presa di coscienza dei problemi ambientali. Ai cittadini, al loro risveglio e alla pressione che possono esercitare sui politici sono affidate le uniche speranze di rallentare il saccheggio. Coordinamento comitati e associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara Pavia, l’ex-Palazzetto resta abbandonato da tutti Titoli di giornale come «Amianto in centro» e «L’ex palazzetto è una discarica» hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica pavese la questione della palestra di via Porta. L’allarme, lanciato in primis dalla Circoscrizione Pavia Storica, rischia però di rimanere il grido di chi urla nel deserto. Da numerosi anni, infatti, esiste un progetto di riqualificazione dello stabile, al fine di fornire una struttura idonea all’attività ginnica, non solo a scuole come il Casorati, il Taramelli e il Cairoli (penalizzate dalla mancanza di impianti propri), ma anche a tutti i cittadini residenti in centro. Tale soluzione è però del tutto ignorata dell’amministrazione comunale che si limita ad effettuare controlli quando viene richiamata all’ordine dagli articoli sulla carta stampata e minimizza il problema a una mera operazione di sgombero dei rottami. Mi chiedo quindi quali siano i motivi per cui la proposta di inserire nel piano delle opere pubbliche la riqualificazione del palazzetto sia stata trascurata per tre anni e l’unica spiegazione fornita sia stata: «Una palestra lì è impossibile». La verità è che manca la volontà politica di accogliere nel Pop un progetto utile e necessario alla città, mentre si privilegiano altri investimenti dai nomi altisonanti (la biblioteca in S. Chiara e i percorsi nel Castello Visconteo su tutti) che risultano invece essere un pozzo senza fondo per le risorse economiche cittadine. Andrea Scova consigliere circoscrizionale di Pavia Storica Non dimenticherò mai l’avvocato Aiello Varlotta Vorrei ricordare, con poche parole, l’avvocato Aiello Varlotta di Stradella, mancato da poco tempo ai suoi cari. Voglio ricordalo in quanto ho avuto modo di conoscerlo professionalmente. Infatti, alcuni anni prima della pensione, era giudice di pace e coordinatore capo dell’ufficio di Tortona. In questo periodo ho potuto conoscerlo non solo professionalmente, ho quindi capito che era una persona dalle doti umane eccezionali, una persona che come dicono dalle mie parti era, malgrado la posizione ricoperta, «alla buona», una persona che aveva una parola per tutti, una persona che aveva una moralità che lo distingueva dalla massa, per lo splendore. Nei sui discorsi e anche attraverso i suoi occhi, si poteva vedere la bontà del suo animo e della sua persona. Voglio ricordarlo affinchè nessuno che lo ha conosciuto, dimentichi quest’uomo corretto e profondo, dalla mente fino al cuore, una persona che era nelle parole e nei fatti, dalla parte dei deboli e dei bisognosi. Anche se non posso in poche parole descriverlo a chi non lo conosceva, anche perché dovrei usare tantissime belle parole, voglio solo dire una cosa dell’avvocato Varlotta, era e rimane, un uomo grande nel vero senso della parola. Un abbraccio avvocato. Mario Araldi Broni Pavia, multato per 30 cm. E le auto vanno in centro Al peggio non c’è fine. In data 18 gennaio ho ricevuto una raccomandata con richiesta di pagamento di una contravvenzione «inflittami» il giorno 28/09/2006 in via Ballerini, intersezione via Cavagna Sangiuliani. Orbene, come già peraltro segnalato in precedenti occasioni, la mia vettura era posizionata interamente in via Ballerini ed era fuori dagli spazi di soli 30 cm. circa, non ostacolava il passaggio di altre vetture. Come tutti sappiamo, trovare un posto per posteggiare nelle Ztl è alquanto difficile; infatti vedo spesso vetture di residenti, con pass esposto e fuori dagli spazi che non vengono multate per ovvi motivi di decenza. Le vetture con pass da invalido posteggiano ovunque e cioè fuori dagli spazi assegnati o sulle righe gialle e, ovviamente, non vengono multate. La sera e notte il centro è invaso da vetture senza pass e il Lungoticino è una fila quasi unica di vetture in divieto di sosta. E le multe? «Mi vien da ridere per non piangere». Al sottoscritto tale decenza non si applica, si agisce invece con estrema efficienza, come mai? Mi sovviene l’aforisma ormai diventato famoso: «A pensar male spesso ci si azzecca!». Un’altra domanda: le vetture in ingresso, senza pass, da via Rezia e rilevate dalle telecamere (già in funzionamento) vengono sanzionate, ovvero vengono inviate le dovute multe al domicilio dei trasgressori? Spero proprio di sì. Sarebbe opportuno controllare maggiormente gli ingressi da Lungoticino in Strada Nuova e da Porta Calcinara. Harry Potter non riesce da solo a far scomparire le vetture non autorizzate che entrano e stazionano in centro, troppo spesso «facendola franca». Concludo con i complimenti all’Ente Mobilità e Traffico per aver inserito in rete la «Modulistica per ottenere il contrassegno per la circolazione e sosta nel centro storico». Roberto Bottiroli Pavia Parco del Ticino e Unesco I nostri tesori vanno difesi Ho letto la precisazione che il consigliere Fracassi ha fatto dopo l’articolo della Provincia Pavese in relazione alla collocazione del Parco del Ticino nell’Unesco. Ora so con certezza e con piacere che il Parco del Ticino è inserito come riserva della biosfera nel programma Mab dell’Unesco. Da profano, questo mi porta a pensare ad una salvaguardia naturalistica notevole. Mi dispiaccio invece di non avere mai avuto risposta alla mia precedente lettera su cosa pensi il consigliere dell’autostrada Broni-Mortara che dovrebbe attraversare parte del Parco del Ticino, patrimonio che ritengo ancora più prezioso dopo le sue dichiarazioni. E’ evidente che un’opera di questo genere aumenterebbe l’inquinamento attuale e l’impatto del ponte da me citato in località san Martino Siccomario, di enormi proporzioni proprio nel Parco del Ticino, metterebbe a serio rischio questa biosfera. Al di là di ipotetici collegamenti a Malpensa (che sta vivendo rischi attuali di ben altra portata) o di un presunto corridoio 5 (che poi è ferroviario), forse abbiamo bisogno di sistemare le pericolose buche delle nostre strade e di avere quel piano viabilistico locale e territoriale preciso che da anni giace in progetti mai attuati molto meno devastanti ma più risolutivi. Con più attenzione ai nostri reali bisogni non rischieremo di perdere, oltre alla tutela dei tesori di Pavia, anche l’inserimento nei progetti dell’Unesco. Per questo spero che il consigliere lotti con impegno, come ha fatto per molte altre situazioni di pericolo per il suo e nostro territorio, per difendere quello che ci è stato regalato e non imposto. Armando Troni San Martino Siccomario I cattolici in politica Ecco la nuova possibilità C’è una grande voglia tra i cattolici organizzati in associazioni e movimenti, già operanti nei vari campi del sociale e sui temi della pace, di tornare a far politica nel senso di voler pesare sulle scelte riguardanti il futuro del Paese, nel suo rapporto con l’Europa e con il resto del mondo. Questi orientamenti hanno riproposto il problema della validità e della presenza del popolarismo nella politica italiana e della sua collocazione europea. Italia Popolare, che nei suoi quattro anni di attività ha inteso promuovere una libera e autonoma rappresentanza degli ideali e dei progetti di un movimento di ispirazione cristiana, non ha partecipato e non intende, in quanto associazione, partecipare alla costruzione del Pd, poiché non vi scorge chiarezza di orientamenti culturali e programmatici e non lo ritiene adatto alla concreta ed efficace espressione politica del popolarismo. Italia Popolare valuta invece positivamente l’iniziativa di Officina 2007,il Movimento promosso da Savino Pezzotta insieme con vari esponenti di associazionismo culturale, politico e sociale di ispirazione cristiana, che si propone di dare ancora un futuro al cattolicesimo democratico al di fuori di rigido inquadramento nei partiti attuali. Italia popolare con Officina 2007 si propone a condividere gli obbiettivi e lo spirito per una azione comune, in coerenza con il percorso compiuto, apportando la pluralità delle proprie esperienze nel territorio. Deve essere finalmente l’occasione per far sentire il pensiero dei cattolici sulle riforme del welfare, delle istituzioni in Italia e sul piano internazionale indicando modi e forme per il rinnovamento dello Stato e per il rilancio di un paese in declino. Ivan Giliberti coordinatore di Italia Popolare per la provincia di Pavia

 
la Provincia Pavese - 23 gennaio 2008
Ceneri, fanghi e amianto i problemi del futuro

 

PAVIA. Produciamo ogni anno più di 500 chili di spazzatura a testa. E, anno dopo anno, la nostra piccola montagna dei rifiuti di casa aumenta dell’1%. Le statistiche, si sa, non dicono mai la verità fino in fondo e bisogna leggere i dati nel dettaglio per capire chi butta con più facilità e chi invece, per le ragioni più svariate - soprattutto perché meno consumista -, butta un po’ meno. E’ vero che gli anziani sono più parsimoniosi anche nella produzione di avanzi di ogni tipo, mentre, i loro vicini di casa giovani, magari con bambini, hanno pattumiere colme e sono costretti a vuotarle più spesso. Sta di fatto che la montagna complessiva dei rifiuti solidi urbani degli oltre cinquecentomila residenti nella provincia di Pavia arriva a toccare la vetta di quasi 287mila tonnellate in dodici mesi. Una produzione che aumenta ogni anno del 2% circa. Se siamo stati una provincia previdente sul fronte dell’autosufficienza per lo smaltimento del pattume (tra Parona e Corteolona bruciamo tutto ciò che produciamo e possiamo aiutare chi chiama da fuori), nessuno sembra essere altrettanto soddisfatto sulla capacità di differenziare. I numeri dicono che solo 19 comuni sui 190 della provincia nel 2005 hanno rispettato l’obbligo di mandare almeno il 35% dei rifiuti alla raccolta differenziata (i più virtuosi in assoluto sono Zinasco, Gropello Cairoli San Genesio e Valle Salimbene con una percentuale che sta tra il 49 e il 50 per cento). Quasi tutti gli altri sono sotto la cifra del 35% e alcuni, soprattutto nell’alto Oltrepo, riescono a toccare profondità ben sotto il 10%, fino al 2,12% di Borgoratto Mormorolo. Proprio da qui, ma non solo, vorrebbe ripartire l’amministrazione provinciale, che sta discutendo con i sindaci il nuovo piano dei rifiuti. «Siamo alla sesta bozza - dice l’assessore Ruggero Invernizzi -. E’ un cammino elaborato ma le linee strategiche sono ben chiare». Quali sono? «Dobbiamo, seguendo le indicazioni regionali, essere autosufficienti. E rispettare anche il patto di mutuo soccorso. Si tratterà di integrare i piani delle varie provincie per questo. Quello che manca a Pavia è presto detto: ci vuole una discarica per le ceneri di Parona perché nel giro di tre-quattro anni non ci sarà più posto neanche in Germania dove vanno ora». E poi? «C’è la questione dei fanghi. Non si potrà più usarli in agricoltura. Che farne? Altro problema ancora sarà trovare un luogo dove smaltire l’amianto perché in provincia fino ad oggi questo sito non c’è. Dove mettere infine i terreni di bonifica?». Nient’altro? «Veramente - conclude Invernizzi - c’è tutta la faccenda riciclo da affrontare. E qui ci vuole un vero cambio di filosofia. La nostra provincia è molto sotto il limite minimo del 35%. Anche se il nostro 25% è reale e il territorio resta a forte presenza rurale con la tendenza a separazione e riciclo naturale per chi sta in campagna. In ogni caso abbiamo tempo fino al 2015 per metterci in regola e di strada da fare ce n’è tanta». La strada è lunga e non sembra affatto facile. Gli ambientalisti ribadiscono che ci vuole un piano straordinario per il potenziamento della raccolta differenziata dei materiali riciclabili. Cosa potrà spingere la raccolta differenziata? «I costi - suggerisce l’assessore Ruggero Invernizzi -. Se si arriverà a pagare per ciò che si produce, anziché a metri quadrati di casa, saremo più incentivati perché avremo un interesse a farlo. Ma si dovranno cambiare i mezzi per la raccolta e sono spese per tanti Comuni». Il terreno vero del confronto, che in qualche caso è già diventato scontro, sarà però la questione della discarica per le ceneri, così come lo smaltimento dell’amianto. Chi si sacrificherà? Galliavola ha detto subito no alle ceneri anche se c’è una progetto già presentato dall’Asm di Vigevano. «Sì - dice il presidente dell’Asm Dario Invernizzi. Lì c’è una cava, luogo ideale. Non c’è problema per l’ambiente. Altrove in Europa le ceneri vengono usate da sottofondo per le strade». Qualcuno, in questi mesi, ha affacciato anche l’ipotesi di chiedere aiuto all’Oltrepo che di cave ormai abbandonate ne ha in abbondanza. Ma chi dicesse di sì che vantaggi ne potrebbe avere? «Per esempio potrebbe guadagnarci l’azzeramento della tassa rifiuti per i residenti», suggerisce l’assessore Ruggero Invernizzi. Nessuno però ha ancora la soluzione. Nemmeno per il deposito di amianto: «Il 90% deriva da vecchie eternit che ancora sono sui tetti delle case - precisa l’ingegner Claudio Tedesi direttore di Asm Vigevano-Lomellina. Attualmente lo portiamo tutto fuori provincia. Ma se, come si è visto nei giorni scorsi, viene rifiutato materiale da Como perché potrebbe contenere amianto, è giusto che anche noi diventiamo autosufficienti». Il ragionamento naturalmente non fa una piega se non fosse che, soprattutto in Oltrepo, dalle parti di Broni e non solo, la parola amianto fa ancora paura. E i terreni provenienti da bonifiche? Anche questo è un argomento che non mancherà di far discutere. Basta forse l’esempio di Pavia. La città, che da molto tempo ha detto addio alle grandi fabbriche, sta ancora facendo i conti con scheletri pieni di incognite: la Neca, la Necchi, la Snia. Terreni da ripulire e da portare da qualche parte ma sempre in provincia. Dove? La questione è tutta aperta. (4 - fine. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 12, 15 e 18 gennaio)

 
la Provincia Pavese - 12 gennaio 2008
Il business della spazzatura

 

(segue dalla prima pagina) In pratica circa quindicimila grandi camion (niente - sottolineano molti - a confronto di quelli che circolano tra i vari centri di logistica) carichi di 15-20 tonnellate alla volta che in un anno viaggiano sulle nostre strade e portano materiale a otto impianti tra discariche e termovalorizzatori. Non solo sono in grado di smaltire tutta la produzione interna, ma anche di offrire il loro servizio a chi arriva da fuori. Parona è in primo piano. Con i due forni in funzione nel paesino della Lomellina che possono bruciare fino a 380mila tonnellate di rifiuti, garantire un incasso di 36milioni di euro all’anno a Lomellina Energia (metà degli incassi arrivano dalla vendita dell’energia elettrica prodotta bruciando rifiuti) e fruttare due milioni tondi al Comune di Parona e circa mezzo milione di Ici. Un bel gruzzolo che ha consentito al piccolo comune che non arriva a duemila abitanti di ridurre l’Ici ai suoi residenti, raddoppiare la casa di riposo, costruire una piscina grandiosa e ridurre, naturalmente, la tassa sui rifiuti. L’impianto di Lomellina Energia, da solo, potrebbe soddisfare di gran lunga le esigenze del territorio. Lo fa già per la zona occidentale della provincia e accoglie molto dal sud Milano, Magenta e Corsico in particolare, e poi dal Bresciano e dal Piemonte inviando poi le ceneri a Piacenza, a Brescia e anche in Germania. Un altro impianto per bruciare rifiuti è a Corteolona, gestito da Fertilvita (al 94% di proprietà di A2A, società nata dalla fusione di Aem Milano e Asm Brescia): tratta 75mila tonnellate e accoglie materiali da Pavia e dalla zona est della provincia. Fertilvita ha, sempre a Corteolona (dove l’intero complesso occupa 79 ettari dell’antica cascina Manzola a ridosso di Genzone), un impianto per la preparazione di 160mila tonnellate l’anno di materiale da avviare poi al forno e un impianto con le stesse caratteristiche possiede a Giussago (qui si trattano 80mila tonnellate all’anno). Non è finita. A Zinasco ecco un impianto di compostaggio di materiale organico e verde da 25mila tonnellate l’anno (società Alan.) Altri due impianti di compostaggio del verde si trovano a Ferrera Erbognone (20mila tonnellate l’anno), gestiti dalla società Azienda Agricola Allevi. Ancora a Corteolona sempre Fertilvita lavora 15mila tonnellate l’anno dello stesso tipo di rifiuto di Zinasco e Ferrera. Ed è sempre Corteolona, che in questo modo risulta essere l’altro grande polo di trattamento rispetto a Parona, che ospita una discarica per rifiuti cosiddetti decadenti dal trattamento dei rifiuti urbani (390mila metri cubi). Il complesso di Corteolona con quello di Giussago frutta ai Comuni in convenzione (c’è anche Genzone) circa 700mila euro all’anno. Altri impianti per i trattamento del verde sono già autorizzati ma non ancora aperti a Voghera e Ferrera, mentre Giussago aspetta il sì a una discarica per rifiuti pretrattati. Nuovi impianti di smaltimento? Il territorio, soprattutto in Lomellina, è molto appetito ma per un Comune pronto a dire sì c’è quello accanto che pone resistenze. Alt a nuove discariche o impianti arrivano da Legambiente che segnala semmai la necessità di potenziare il compostaggio e lascia aperta la porta per la valutazione di eventuali lavorazioni con alto tasso di innovazione. Si discute intanto su Galliavola, famosa per una bellissima area di interesse naturalistico, dove Lomellina Energia vorrebbe una discarica per le ceneri prodotte dai suoi forni di Parona. E se sui rifiuti urbani valgono i vincoli territoriali (se Formigoni dice no alla spazzatura che arriva dalla Campania, nessun impianto lombardo la può accogliere e trattare) vige invece il libero mercato sui rifiuti speciali. Sono moltissimi i siti, molti piccoli e piccolissimi, che li accolgono da ogni dove. Non c’è invece - assicurano in amministrazione provinciale - nessun sito autorizzato ad accogliere amianto. Proliferano gli impianti per biocombustibili o che utilizzano biomasse che non arrivano solo dalla provincia. Molti sono anche i nuovi impianti pronti ad essere avviati. Molti di più, anche in questo caso, rispetto al mteriale che è prodotto dal territorio. La provincia di Pavia prontissima a trasformare il rifiuto in business ha davvero scarsa propensione alla raccolta differenziata. Ci crede poco la gente, ci credono ancor meno molti amministratori: il risultato è che resta all’ultimo posto in Lombardia con un 25 per cento scarso di raccolta separata. E’ distanziata di quasi dieci punti da Bergamo, penultima nella classifica lombarda con il 33% e decisamente surclassata da province come Lecco, Cremona, Varese che superano il 50% o da Monza e Brianza che è al primo posto con il 55,42%. E la salute dei cittadini? Ecco che in ogni impianto viene sottolineato con cura quanti sono e come avvengono i controlli dell’Arpa. E a Parona in particolare, è stato lo stesso sindaco Giovanna Ganzi a volere che un monitoraggio della popolazione fosse affidato all’istituto di Igiene dell’università di Pavia. Risultato: poco o nulla sa segnalare rispetto ad altri luoghi della provincia. C’è un dato però che fa pensare: è diminuito il numero delle persone che si sono sottoposte a controlli. «Davanti al business che porta anche benessere economico diffuso un rischio c’è - mette in guardia qualcuno più attento -. E’ che si arrivi all’assuefazione che fa mettere da parte tutte le necessarie cautele e attenzioni che, anche singolarmente, dovrebbero essere tenute ben deste». Da Legambiente un ultimo monito: diamo per scontati controlli seri sui singoli impianti. Oggi però il problema non sono più le emissioni dei singoli impianti. E’ l’inquinamento complessivo che conta. Che va tenuto d’occhio. Sette euro di guadagni agli enti locali per ogni tonnellata di rifiuti smaltiti fanno gola. Le pressioni ci sono, la tentazione è forte. Le strategie future spettano all’amministrazione provinciale. (1. continua) - Pierangela Fiorani

 
la Provincia Pavese - 28 dicembre 2007
Ceneri, la protesta degli ambientalisti

 

GALLIAVOLA. «Puntuale come Babbo Natale, Asm Vigevano ha nuovamente tentato di portare a Galliavola il “pacco” natalizio con le ceneri del termovalorizzatore di Parona». Così l’Unione dei Comitati Ambientalisti della Lomellina commenta il progetto dell’Asm di Vigevano, ancora una volta tanto sgradito agli ambientalisti, quanto ai cittadini del piccolo comune. Si trovano calato dall’alto un piano-ceneri di cui nessuno, in paese, parrebbe a conoscenza. La nota del Comitato unitario aggiunge: «Siamo alle solite. Asm Vigevano continua a riferire di una discarica di ceneri che a Galliavola avrà impatto ambientale nullo. Tali dichiarazioni sono in disaccordo con quanto detto a suo tempo dall’ingegnere Massimiliano Il Grande nel corso di un summit avvenuto localmente». Proprio allora «il tecnico precisò che un simile impianto non avrebbe potuto avere impatto nullo. Disse al contrario che, in una scala ipotetica da uno a dieci, l’impatto ipotizzato sarebbe stato pari a quattro». Ancora: «Ci stupiamo come Galliavola riesca sempre ad attirare impianti di vario tipo. Non ultimo quello di un sistema energetico attivato con l’uso del mais. Il sindaco di Galliavola ha definito il progetto a basso impatto ambientale e molto utile per la produzione di energia. Ancora una volta su butta acqua sul fuoco per far passare il tutto sotto silenzio». Il Comitato, non senza polemiche, continua: «Ci chiediamo perché al sindaco non sia mai venuto in mente di dire un secco e definitivo no a tutte queste proposte più o meno inquinanti. E ci chiediamo perché, al contrario, non si sia mai fatto carico di insediare impianti fotovoltaici che, oltre a fornire dell’energia pulita, godono di diverse agevolazioni e benefici anche comunitari»

la Provincia Pavese - 23 dicembre 2007
Galliavola, gli ambientalisti contro la discarica delle ceneri
GALLIAVOLA. No all’impianto di biogas e alla discarica delle ceneri. I progetti sono bocciati dall’Unione dei comitati ambientalisti della Lomellina, rappresentati a livello locale dal comitato “Insieme per l’ambiente” presieduto da Loredana Longo. Sull’impianto della Sunagri srl gli ambientalisti commentano: «Il sindaco lo definisce a basso impatto ambientale e molto utile per la produzione di energia. Ci chiediamo perché non gli sia venuto in mente di dire no ai progetti più o meno inquinanti e non abbia invece pensato all’insediamento di impianti fotovoltaici che, oltre a fornire energia pulita, godono di agevolazioni economiche». Respinto anche il progetto definitivo della discarica delle ceneri prodotte dal termovalorizzatore. «Il regalo natalizio di Asm Vigevano non è gradito a noi ambientalisti e nemmeno ai cittadini di Galliavola, che subiscono decisioni prese da altri - concludono -. L’impatto non è nullo, come vuol far credere Asm Vigevano: anche l’ingegner Massimiliano Il Grande, consulente del Comune, aveva precisato come, in scala da uno a dieci, l’impatto calcolato risulterebbe 3-4».

 
la Provincia Pavese - 21 dicembre 2007
Sindaci lomellini contro Vigevano e l'ASM
 

 

MEDE. La discarica delle ceneri prodotte dal termo di Parona divide la Lomellina. Il progetto definitivo per la costruzione di un deposito a Galliavola, presentato da Asm, è bocciato dai sindaci di Mede e Robbio.
La discarica delle ceneri prodotte dal termodistruttore di Parona continua a dividere la Lomellina. Il progetto definitivo per la costruzione di un deposito di rifiuti inerti e di ceneri inertizzate a Galliavola, presentato da Asm-Isa Vigevano tramite la sua partecipata Asm Lomellina Inerti srl, è bocciato dai sindaci di Mede e Robbio. «La nostra contrarietà è nota già da tempo: ci siamo ritrovati più volte nei mesi scorsi e oggi ribadiamo il nostro no per una lunga serie di motivi», dice il sindaco robbiese Mario Arcelloni. Il dibattito si riapre proprio nel momento in cui il primo organismo societario della Lomellina, il Clir spa, si sta dividendo soprattutto a causa della discarica delle ceneri dei rifiuti urbani. Da una parte c’è Vigevano, con la sua Asm-Isa spa e la neonata Asm Lomellina Inerti srl: i “ducali” hanno presentato nelle sedi istituzionali competenti la richiesta per un deposito di rifiuti inerti e ceneri inertizzate, per un volume complessivo di circa 580mila metri cubi, nel Comune di Galliavola. La strategia è chiara: puntare alla riduzione delle tariffe per i Comuni soci o futuri soci di Asm-Isa spa. La tariffa per ogni tonnellata smaltita nel termodistruttore di Parona è oggi fissata a 99,02 euro: dal 1 gennaio 2008 per Asm-Isa e i Comuni che usciranno dal Clir spa si abbasserà di altri 5 euro e mezzo, per attestarsi a 93,52 euro. Nel 2009 Lomellina Energia srl distribuirà gli utili, ciò che permetterà ad Asm-Isa di abbattere la tariffa ancora di 10 euro la tonnellata. E di altri 10 euro dovrebbe ridursi se dovesse prendere corpo la discarica delle ceneri. Qui entra in gioco l’altro fronte dei Comuni lomellini, quello che fa capo al Coordinamento permanente per la tutela della Lomellina guidato da Mede e Robbio, cui si è aggiunta Mortara. Al suo fianco c’è il consigliere regionale Lorenzo Demartini (Lega Nord), che un anno fa era intervenuto in prima persona nella redazione del nuovo Piano cave della provincia di Pavia. In sintesi, secondo il documento, che avrà validità fino al 2012, la cava di materiali inerti individuata a Galliavola non potrebbe ospitare le ceneri del termodistruttore di Parona. La sua posizione, a livello locale, è sostenuta dai sindaci di Mede, Giorgio Guardamagna (Lega Nord) e di Robbio, Mario Arcelloni (Forza Italia). «Non abbiamo condiviso la strategia aziendale di Asm-Isa in passato e non la condividiamo oggi: non c’è nulla da aggiungere», taglia corto Guardamagna. Inoltre, il nuovo Clir spa non sarebbe comunque coinvolto nella gestione della futura discarica: «Altre collaborazioni sì, ma non per la discarica». Anche il robbiese Arcelloni è categorico. «Abbiamo già tanti impianti di questo genere in Lomellina: non vedo la necessità di ospitare anche il sito di stoccaggio delle ceneri di Parona - spiega -. Egoisticamente potrei affermare che Robbio dista 30 chilometri da Galliavola, ma si deve fare gioco di squadra, a livello lomellino, a favore dell’ambiente». E il sindaco di Galliavola, Luigi Borlone? «Dal progetto preliminare a quello definitivo cambia poco: il mio Comune pretende da Asm-Isa garanzie scritte a tutela della salute e dell’ambiente - afferma -. Finora non le abbiamo avute: quando le riceveremo decideremo, magari con l’aiuto di consulenti qualificati». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese — 20 dicembre 2007
L'Asm ora insiste su Galliavola «Vadano lì le ceneri di Parona»
GALLIAVOLA. L’Asm di Vigevano insiste: vuole a Galliavola la discarica di raccolta delle ceneri prodotte dalla combustione dei rifiuti nel termovalorizzatore di Parona. Martedì, Asm Isa Spa, tramite la propria partecipata Asm Lomellina Inerti srl (società appena creata proprio per la gestione delle ceneri del termo, ndr) ha presentato istanza per l’autorizzazione di un deposito di rifiuti inerti e ceneri inertizzate per un volume complessivo di circa 580 mila metri cubi nel Comune di Galliavola. La notizia è stata ufficializzata ieri pomeriggio da Asm Isa, attraverso un comunicato stampa firmato dal presidente Rosario Mandoliti Riccio che, temporaneamente, presiede anche Asm Lomellina Inerti srl. L’assessore provinciale all’ambiente Ruggero Invernizzi, pochi mesi fa, ha frenato molto su Galliavola, mentre il suo omonimo, Dario Invernizzi, assessore provinciale ai lavori pubblici ma anche presidente di Asm Vigevano e Lomellina (la “mamma” di Asm Isa, ndr) ha definito strategico per Asm l’impianto di Galliavola. Asm Isa, quindi, non abbandona il proprio intento. «Asm ha sviluppato il progetto esecutivo che prevede la realizzazione dell’impianto in quattro lotti ed in particolare uno Studio di impatto ambientale (Sia) particolarmente approfondito per verificare la compatibilità ambientale - è scritto nel comunicato - Tale studio ha confermato che, in base alla tipologia dei rifiuti, alle caratteristiche del luogo ed alle caratteristiche dell’impianto, non esiste alcun pericolo di inquinamento della falda, di emissioni di polveri e di odori. Fermo restando che il primo obiettivo è il massimo rispetto dell’ambiente, il secondo obiettivo è di ridurre le tariffe di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e quindi la Tarsu». Mandoliti sottolinea nel comunicato che «dal piano economico finanziario emerge che il prezzo medio di smaltimento delle ceneri inertizzate è inferiore di circa il 20% rispetto al prezzo attuale, con un conseguente beneficio sulla tariffa che i Comuni della Lomellina pagano attualmente per lo smaltimento in base alla “Convenzione Clir”». E Asm non solo è convinta di poter aprire il sito delle ceneri a Galliavola, ma chiede anche l’adesione di altri soggetti al progetto. «Qualora altri enti locali o società pubbliche della Lomellina fossero interessati a partecipare all’iniziativa imprenditoriale - è scritto nel documento - Asm ribadisce la massima disponibilità a condividerla». L’azienda vigevanese che si occupa di raccolta e smaltimento di rifiuti, comunque, non esclude la valutazione di alternative a Galliavola. «Qualora venissero individuati siti alternativi da Comuni o società pubbliche che offrono le stesse garanzie di impatto ambientale, nullo, del progetto presentato - è scritto nel comunicato - Asm ribadisce la propria disponibilità a modificare la localizzazione dell’impianto. I tempi per esaminare il progetto e lo Studio di impatto ambientale degli enti competenti saranno di circa dieci-dodici mesi». I tempi di costruzione e gestione dell’impianto, invece, sono indicati in circa sette anni. «Seguirà un periodo di post chiusura - sottolinea Mandoliti - durante il quale verranno effettuati i controlli sulla falda previsti dalla legge e la manutenzione, coltivazione e sistemazione a verde dell’area del deposito». d.artioli@laprovinciapavese.it - Denis Artioli

 
la Provincia Pavese - 19 dicembre 2007
Mortara, invariate le tariffe del Clir (Consorzio Lomellino Incenerimento Rifiuti)

 

MORTARA. Nel 2008 il Clir spa manterrà inalterate le tariffe di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. «Non significa automaticamente una riduzione della bolletta dei cittadini, operazione che spetta ai Comuni: noi, comunque, abbiamo lanciato un segnale significativo», ha detto ieri il presidente Federico Bertani. L’ex consorzio dei rifiuti, oggi società per azioni, ha convocato una conferenza stampa a palazzo Cambieri per presentare il bilancio 2008, fissato a 11 milioni e 894mila euro. Sull’addio di Vigevano Bertani ha chiarito: «Non c’è ancora nulla di definitivo». Il presidente era affiancato dai consiglieri di amministrazione Francesco Pezzoli (suo predecessore) ed Eugenio Poles, dal direttore generale Angelo Pissi e dal direttore tecnico Marco Rivolta. «Vogliamo comunicare alcuni dati importanti, in controtendenza con i previsti, forti aumenti di varie tariffe a livello nazionale, tra cui quella della raccolta dei rifiuti solidi urbani - ha spiegato il mortarese Bertani - . E’ intuibile che ciò si configuri di fatto come una diminuzione: alcune spese incomprimibili sono state assorbite in parte grazie alla diminuzione del tributo dovuto al Comune di Parona, pari a 4,50 euro la tonnellata, e grazie alla prosecuzione della razionalizzazione del servizio con il conseguente contenimento dei costi». Bertani, poi, ha fatto riferimento al continuo e consistente aumento dei costi per gasolio e personale, oltre all’adeguamento Istat e al costante aumento della raccolta in chilogrammi pro capite (circa il 2% l’anno). Un fiore all’occhiello, in particolare, è la raccolta differenziata, intesa come somma della raccolta diretta e del conferimento al termodistruttore di Parona, che nel 2008 raggiungerà il 46,4%, quindi oltre il limite fissato dal decreto legislativo 152/06 per il 31 dicembre 2008. «Tutti i Comuni soci sono già in regola: questo li tutela anche in vista di una probabile legge regionale che sanzionerebbe i Comuni che non raggiungono il limite minimo», ha aggiunto. Poi gli investimenti. «Il Clir, azienda dinamica, andrà ad acquistare due nuovi compattatori, macchine con un operatore unico, e vari contenitori per la raccolta differenziata: tutto per una spesa di circa 515mila euro - ha detto - . Abbiamo definito l’investimento della nuova sede che sorgerà nei pressi dell’inceneritore e che consentirà ulteriori, cospicui risparmi industriali». Poi, un accenno alla necessità di sensibilizzare le nuove generazioni sull’educazione civica in materia di rifiuti. E sullo scontato divorzio di Vigevano dal Clir? «Mi sembra un travaglio ancora lungo. Non tutto, però, è definito: soprattutto, per il futuro non escludo collaborazioni con Asm-Isa Vigevano». Anche nel caso si realizzasse la discarica delle ceneri a Galliavola? «Valuteremo il piano industriale e l’economicità della proposta», ha risposto Poles. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 17 ottobre 2007
Asm rompe con il Clir e riduce le tariffe

 

VIGEVANO. Il costo di smaltimento dei rifiuti urbani applicato da Asm-Isa spa scenderà di 5,50 euro a partire dal 1 gennaio prossimo. E potrà ridursi addirittura di altri 20 euro nel 2009 grazie alla distribuzione degli utili di Lomellina Energia srl, di cui Asm-Isa detiene il 20% delle azioni, e alla realizzazione di una discarica delle ceneri. Lo hanno chiarito ieri il sindaco Ambrogio Cotta Ramusino, il vice sindaco Ferdinando Merlo, i presidenti di Asm Vigevano e Lomellina spa, Dario Invernizzi, e di Asm-Isa, Rosario Riccio Mandoliti, e il direttore generale di Asm Vigevano, Claudio Tedesi. Nella sede di viale Petrarca Comune e aziende controllate hanno confermato che non c’è intenzione di fare business. Il riferimento era al consigliere regionale Lorenzo Demartini, che aveva più volte accusato Asm-Isa di voler aumentare le entrate con lo smaltimento dei rifiuti. «Vorrei ribadire che Asm-Isa, con un bilancio sano, ha presentato un piano industriale che vuole consolidare l’azienda e attuare una politica di riduzione delle tariffe - ha affermato Tedesi -. Noi abbasseremo il costo di smaltimento: le tariffe si abbasseranno ancora di più se sarà realizzata una discarica delle ceneri». La tariffa è oggi fissata a 99,02 euro per ogni tonnellata smaltita nel termodistruttore di Parona: dal 1 gennaio 2008 per Asm-Isa e i Comuni che usciranno dal Clir spa si abbasserà di altri 5 euro e mezzo, per attestarsi a 93,52 euro. Nel 2009 Lomellina Energia srl distribuirà gli utili, ciò che permetterà ad Asm-Isa di abbattere la tariffa ancora di 10 euro la tonnellata. E di altri 10 euro dovrebbe ridursi se dovesse prendere corpo la discarica delle ceneri. Costo di smaltimento finale: 73,52 euro. Il progetto, pomo della discordia anche all’interno dell’assemblea del Clir spa, è in fase di ultimazione. «Non saranno smaltite un milione e 200mila tonnellate come sostiene Demartini, ma 500mila metri cubi, di cui 400mila ceneri inertizzate e 100mila inerti - ha proseguito Tedesi -. Inoltre, il costo di ogni tonnellata smaltita è pari a 100 euro la tonnellata, mentre oggi si pagano 150 per portare le ceneri in Germania e 200 in altre discariche italiane. Senza contare che fra il 2008 e il 2011 aumenterà a 250-300 euro la tonnellata». Il vice sindaco Merlo è stato ancora più esplicito: «Parliamoci chiaro. Se non fosse Asm-Isa a realizzarla, lo farebbe un operatore privato. E i costi non si ridurrebbero affatto, anzi aumenterebbero ancora». Si è anche ricordato che la legge regionale sui rifiuti era stata modificata di recente, su richiesta del consigliere Demartini: in sintesi, bocciava la trasformazione di una cava di Galliavola nell’impianto di smaltimento delle ceneri del termodistruttore di Parona. «Noi ci adegueremo alla legge: Asm-Isa rispetta le leggi e l’ambiente - ha detto Tedesi -. Ricordo, comunque, che noi abbiamo voluto che la seconda caldaia fosse dotata di un denitrificatore, un sistema che limita le emissioni dell’impianto». Infine, una battuta di Merlo sullo scontro fra Clir e Vigevano: «I Comuni che dovrebbero venire con noi sono sei. In ogni caso, noi non facciamo campagna acquisti: questa conferenza stampa potrebbe sembrare un tentativo in quella direzione, ma non è così». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 03 agosto 2007
«Più controlli ambientali»
LOMELLO. Dal primo marzo nessuna risposta dal ministero dell’Ambiente all’interrogazione presentata dal parlamentare pavese Paolo Affronti, esponente dei Popolari-Udeur, che chiedeva di avviare un monitoraggio sulla situazione ambientale di Lomello. Così nella tarda mattinata di ieri Affronti é intervenuto alla Camera sollecitando il presidente Bertinotti ad attivarsi affinché venga fornita una risposta in tempi rapidi. Nell’interpellanza di marzo, Affronti ricordava infatti che per il territorio di Lomello c’è il progetto di realizzare insediamenti produttivi che potrebbero avere un impatto sull’ambiente. Si tratta del progetto di un gassificatore, inoltre esiste una raffineria a 10 chilometri, una centrale elettrica Enipower a 5 chilometri e a Galliavola, a soli 3 chilometri, c’è una cava che potrebbe essere trasformata in discarica delle ceneri dell’inceneritore di Parona. Una situazione, ricordava l’onorevole Affronti, che comporta per l’abitato di Lomello il transito di 350 autotreni al giorno. “Adesso la Regione ha intenzione di autorizzare l’insediamento produttivo di un’azienda lodigiana per la lavorazione dei fanghi derivati dai depuratori, quando in un raggio di 10 chilometri ne esistono già altre che effettuano la stessa lavorazione - aveva dichiarato Affronti - e tutto in un ambiente che é un borgo medievale di notevole rilevanza culturale e in cui sono presenti monumenti di grande interesse storico architettonico come la Basillica, il Battistero e importanti scavi archeologici effettuati in collaborazione con università inglesi”. Da qui l’invito di Affronti al Ministero dell’Ambiente “di avviare un monitoraggio sulla situazione ambientale delle zone come quella di Lomello in cui insiste un elevato numero di impianti produttivi che potrebbero saturare e danneggiare l’ambiente e quali misure di propria competenza intenda adottare in modo urgente; e infine quali cautele siano state assunte e quali valutazioni siano state fatte in sede di rilascio di concessioni, autorizzazioni, pareri e altri atti di consenso rilasciati da amministrazioni centrali o periferiche e se gli atti contengano prescrizioni per la tutela dell’ambiente e dei beni culturali”. (m.p.a.)

 
la Provincia Pavese - 26 luglio 2007
Clir, l'ultimatum di Vigevano

 

VIGEVANO. Il gruppo di lavoro nominato l’altra sera dal Clir spa dovrà predisporre entro il 10 ottobre un progetto di aggregazione fra Clir spa e Asm-Isa Vigevano spa. Le possibilità sono due: un nuovo consorzio estendibile anche ad altre aziende pubbliche con lo scopo di realizzare una rete di imprese multiservizi, e semplici accordi fra le due aziende o “joint venture” a progetto. Sempre fatto salvo che il pomo della discordia rappresentato dal 20% di Lomellina Energia srl, la società che gestisce il termodistruttore, rimarrà in mano ad Asm-Isa spa. E’ l’ultimo tentativo di far dialogare le due società lomelline che si occupano di raccolta rifiuti: martedì sera, infatti, il vice sindaco di Vigevano, Ferdinando Merlo, ha lanciato un ultimatum. «Il progetto di aggregazione e il piano industriale dovranno essere esaminati entro il 10 ottobre - ha spiegato -. Se entro questa data il gruppo di lavoro non fosse in grado di predisporre quanto previsto, il Comune di Vigevano e gli altri che condividono la sua linea adotteranno i provvedimenti ritenuti più idonei». Cioè la spaccatura del Clir spa con l’uscita del gruppo di Comuni già oggi legati a Vigevano dal servizio del ciclo idrico. Ora la palla passa al gruppo di lavoro formato dai rappresentanti di Mortara, Cilavegna, Sannazzaro, Robbio, Candia, dal presidente del Clir spa, Francesco Pezzoli, e dal suo vice, Eugenio Poles, e da un tecnico. A sua volta Asm-Isa dovrà nominare il gruppo operativo, che, con quello del Clir spa, nei prossimi due mesi dovrà predisporre un progetto di aggregazione e un piano industriale. E’ stato Merlo a sottoporre la necessità di stilare un piano industriale chiaro, che comprenda punti qualificanti come il deposito definitivo delle ceneri del termodistruttore, il sistema della raccolta differenziata, l’impianto di selezione e la gestione delle piazzole ecologiche, la sede operativa e il deposito definitivo del cemento-amianto. La discarica delle ceneri progettata a Galliavola ha sollevato le perplessità del leghista Fabio Lambri (Torre Beretti): «Accetto la bozza di collaborazione se si chiarisce che la discarica accetterà rifiuti prodotti dal territorio». Gli ha fatto eco il forzista Mario Arcelloni (Robbio): «Non nascondiamoci dietro a un dito. La discarica dovrà accettare tutte le ceneri del termodistruttore». La proposta del cilavegnese Giusto Fuga, integrata da Merlo, è stata approvata a maggioranza: contrari Castello d’Agogna, Cergnago, San Giorgio, Scaldasole, Suardi, Torre Beretti, Valeggio e Valle. (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 24 luglio 2007
Clir-Asm, dalla fusione alla collaborazione
MORTARA. Tramontata l’ipotesi di una fusione fra Clir spa e Asm-Isa Vigevano spa, i Comuni giocano la carta della “collaborazione amichevole”. In vista dell’assemblea della società dei rifiuti, in agenda stasera a palazzo Cambieri, si susseguono le trattative per cercare di arrivare alla nascita di un nuovo rapporto operativo fra Vigevano, che controlla Asm-Isa, e gli altri Comuni soci del Clir spa. Ancora oggi pomeriggio, alle 18, Asm-Isa convocherà a Vigevano i Comuni lomellini di cui segue il ciclo idrico integrato, che sono contemporaneamente soci Clir, per spiegare la sua posizione. «Noi siamo pronti a compiere uno sforzo per trovare una soluzione, ma è sia necessario pianificare bene il Piano industriale di ciò che nascerà - dice Ferdinando Merlo, vice sindaco di Vigevano -. Se qualcuno ritiene che l’ipotesi della fusione e anche della holding sia sorpassata, siamo disponibili al confronto, ma non vogliamo una riedizione del Clir attuale». Gli altri Comuni credono che un patto collaborativo sia la forma più efficace di sinergia. «Le due società potrebbero fornire gli stessi servizi dividendo le spese:», spiegano i sindaci Giorgio Guardamagna (Mede) e Giusto Fuga (Cilavegna). «Noi non vogliamo che il mondo dei rifiuti si trasformi in un affare - spiega il sindaco di Robbio, Mario Arcelloni -. Respingiamo il principio del rischio di impresa, considerato che Asm-Isa possiede il 20% di Lomellina Energia e che ha prospettato la nascita di una discarica per le ceneri del termodistruttore a Galliavola». Sull’argomento interviene Pierangelo Fazzini, vicesindaco di Sannazzaro e responsabile lomellino della Margherita: «C’è uno scontro tra Vigevano e molti Comuni lomellini. Nella sostanza, la vicenda ha radici lontane poiché Vigevano, entrata nel capitale del termovalorizzatore di Parona indebitandosi per 10 milioni di euro, chiede ora al Clir di fondersi in un’unica società. Ci pare improponibile: è un affare troppo esposto sul fronte economico». Comunque, «sono tra gli amministratori che stanno operando perché non si arrivi a rotture insanabili». (u.d.a e p.c.)

 
la Provincia Pavese - 19 luglio 2007
Il Clir diviso sulla proposta di fusione
MORTARA. Vigevano vuole conoscere in anticipo se gli altri Comuni sono intenzionati a fondere il Clir con Asm-Isa. Le altre Amministrazioni guidate da Mede, invece, temono che la gestione dei rifiuti, dopo l’eventuale fusione delle due società, possa diventare un affare. Al centro del dibattito c’è il 20% di azioni di Lomellina Energia srl, che gestisce il termodistruttore di Parona, detenute da Asm-Isa. Il Clir, da sempre il “parlamentino” della Lomellina, rischia di spaccarsi. I nodi verranno al pettine martedì prossimo, quando a palazzo Cambieri il presidente Francesco Pezzoli metterà in discussione l’unico punto all’ordine del giorno: “Ipotesi di sinergie fra le società Asm-Isa spa e Clir spa. Esame e determinazioni”. In questi giorni le riunioni si susseguono a ritmo vertiginoso. Lunedì si è incontrata la commissione istituita per studiare una forma di collaborazione fra Clir e Asm-Isa, la branca di Asm Vigevano che si occupa dell’igiene urbana. Presenti rappresentanti di Vigevano, Mortara, Mede, Sannazzaro, Robbio, Cilavegna e Torre Beretti, oltre al presidente Pezzoli. Ieri sera, invece, vertice a Cilavegna dei Comuni del centrosinistra, fra cui Garlasco, Sannazzaro e Cilavegna. All’incontro di lunedì pomeriggio c’era, per Vigevano, il vice sindaco Ferdinando Merlo. «Vendere il 20% delle azioni di Lomellina Energia non è un’operazione semplice - dice -. Il Comune di Vigevano, con Asm e Asm-Isa, ha già svolto molti approfondimenti: siamo disponibili a un confronto serio con gli altri Comuni soci del Clir, ma riteniamo che sia necessario un assenso preventivo al progetto di fusione». In sintesi, prima i Comuni del Clir accettano la fusione e poi Vigevano metterà in vendita il 20% delle quote di Lomellina Energia. Sull’altro fronte parla Mario Arcelloni. «Noi non vogliamo che il mondo dei rifiuti si trasformi in un affare: è semplicemente un servizio che i Comuni devono erogare ai cittadini, come è sempre stato e come, crediamo, dovrà essere - spiega il sindaco di Robbio -. Noi non vogliamo accettare il rischio di impresa, considerato che Asm-Isa possiede il 20% di Lomellina Energia e che ha prospettato la nascita di una discarica per le ceneri del termodistruttore a Galliavola». Da parte sua, il sindaco di Cilavegna, Giusto Fuga, precisa: «Ritengo l’esperienza del Clir, ieri consorzio e oggi società per azioni, molto positiva. Insieme i Comuni possono fare massa critica e proseguire per la loro strada, anche senza una fusione da qualcuno ritenuta inevitabile. Se poi qualche Comune vuole abbandonare il Clir, lo faccia pure: non saranno quei 10mila abitanti in meno a mettere in crisi la nostra spa». E poi un chiaro riferimento alle coalizioni politiche presenti all’interno del Clir: «Ricordiamoci che i rifiuti non hanno un colore politico, sono del tutto trasversali ai partiti». Un Comune chiave è Garlasco, che martedì sarà rappresentato in assemblea dall’assessore Massimo Bertani. Da mesi Garlasco minaccia di abbandonare il Clir spa per i costi ritenuti eccessivi. «Crediamo che il Clir debba ampliare il suo raggio d’azione, ormai la sola raccolta dei rifiuti solidi urbani non è più conveniente - spiega Bertani -. Così com’è il Clir non ci sta bene, soprattutto perché i costi dei servizi come la piazzola ecologica non ci sono riconosciuti. Aspettiamo l’assemblea di martedì e poi decideremo». Non è escluso che prima di martedì siano necessarie altre riunioni per sbloccare la situazione. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 04 luglio 2007
Stop agli impianti a rischio
LOMELLO.La Regione ha approvato una legge che blocca gli impianti di Lomello e Zeme per il trattamento dei fanghi industriali e quello di Galliavola per la discarica delle ceneri. «Fino al marzo 2008 - spiega il medese Lorenzo Demartini, relatore della legge - la Regione non potrà più approvare impianti senza l’ok vincolante della Provincia. Per la decisione si dovrà tener conto anche della presenza di aree protette, come le Zps». Entro tre mesi regolamentato pure l’utilizzo dei fanghi in agricoltura. A pagina 3
I progetti degli impianti di trattamento di fanghi industriali a Lomello e Zeme o quello per lo stoccaggio delle ceneri provenienti dal termodistruttore di Parona sono bloccati. E’ la principale conseguenza della legge regionale approvata ieri mattina, che in pratica modifica la legge 26 del 2003. Relatore era il consigliere regionale Lorenzo Demartini. «Con questa legge, votata dalla maggioranza del presidente Formigoni, abbiamo voluto dare un segnale forte verso quel principio di sussidiarietà sbandierato da tutti, ma raramente applicato. Da oggi le Province dovranno dimostrare alla Regione Lombardia di saper gestire la problematica e, entro il marzo 2008, portare a termine la loro pianificazione - commenta il medese Demartini -. Fino a quella data la Regione non potrà più autorizzare impianti di smaltimento e recupero di rifiuti senza il parere vincolante e favorevole della Provincia competente». Come noto, a Lomello la ditta “Centro ricerche ecologiche srl” di Arcore vorrebbe riutilizzare in agricoltura i rifiuti speciali come fertilizzanti: il suo impianto dovrebbe sorgere a pochi metri dalla Zona di protezione speciale “Risaie della Lomellina” e dal Sito di importanza comunitaria “Cascina Notizia”. Ora la legge regionale in materia di gestione dei rifiuti prevede che entro tre mesi siano individuati ulteriori criteri per la localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, con una distanza minima dalle discariche già in esercizio, esaurite o da bonificare. «Inoltre, la Provincia dovrà tener conto della densità massima delle aree destinate agli impianti per unità di superficie, anche distinguendo in base alla tipologia e alla distanza minima dalle Zone di protezione speciale, dai Siti di importanza comunitaria e dalle aree protette in generale - aggiunge il leghista Demartini -. Sempre entro tre mesi sarà regolamentato l’utilizzo dei fanghi in agricoltura allo scopo di ridurne la pericolosità nell’impiego e al fine di valutarne la reale compatibilità con gli scopi agricoli. Nel frattempo, le Province dovranno sospendere il rilascio di nuove autorizzazioni e, entro sei mesi, dovranno integrare le autorizzazioni già rilasciate tenendo conto delle nuove disposizioni». Oltre a Lomello, dunque, la legge Demartini pone un freno anche al progetto della “Ecotrass” di Almè (Bergamo), che a Zeme vorrebbe realizzare un impianto di messa in riserva e stabilizzazione di fanghi provenienti da impianti di depurazione. Anche questa struttura sorgerebbe a pochi passi dal Sito di importanza comunitaria “Garzaia di Sant’Alessandro”. Per non parlare della discarica di Galliavola, che dovrebbe accogliere le ceneri del “termo” paronese. Tutti progetti ostacolati dalla nuova legge regionale per la gestione dei rifiuti, secondo cui le Province dovranno adottare i nuovi piani provinciali entro il 29 febbraio 2008. Inoltre, per le richieste di autorizzazione relative a impianti di smaltimento e recupero di rifiuti che perverranno entro il 31 dicembre 2007 (entro il 31 dicembre 2008 per la discariche), la Regione potrà rilasciare l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) solo con il parere vincolate della Provincia di competenza. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 29 giugno 2007
Ceneri, un altro no degli ambientalisti
GALLIAVOLA. La discarica delle ceneri diventa il nodo del contendere della fusione tra Asm Isa e Clir, ma all’insaputa dei cittadini. E più se ne parla, più in loro cresce il senso di frustrazione. «Le dichiarazioni di questi giorni ci hanno lasciato perplessi - scrive l’Unione dei comitati ambientalisti della Lomellina - . Nonostante il Comune di Vigevano avesse a suo tempo imposto una discarica al di fuori della Provincia di Pavia come condizione vincolante per il raddoppio del termodistruttore di Parona e nonostante la Provincia si sia dichiarata contraria, si continua a parlare di un deposito ceneri a Galliavola. Il presidente di Asm Vigevano spa, Dario Invernizzi ha dichiarato il 14 giugno su un giornale locale che “il progetto di Galliavola non si ferma e che è la soluzione più concreta”. Non riusciamo a capire per quale motivo Galliavola sia una meta così ambita dai gestori dei nostri rifiuti. I presupposti non sono poi così ottimali visto che sorgerebbe nelle vicinanze del paese e del torrente Agogna. E poi la viabilità è pessima e manca il terreno argilloso. Inoltre la maggior parte dei cittadini è contraria e lo ha dimostrato con una raccolta firme». «E poi - continuano gli ambientalisti - ci stupiamo del silenzio del sindaco di Galliavola. Si è dichiarato contrario alla discarica dopo una lunga valutazione, ma anche lui ha usato solo i giornali per informare la sua cittadinanza. La lettera promesse con le risposte sulla discarica non è mai arrivata».

 
la Provincia Pavese - 28 giugno 2007
Clir con Asm Isa, ma senza il forno
MORTARA. Si potrebbe definire una fusione a freddo. Dopo una giornata convulsa di trattative, Mario Arcelloni, sindaco di Robbio, si è presentato all’assemblea informale di palazzo Cambieri con la soluzione al problema di come unire Asm Isa e Clir, cioè le due società che in Lomellina si occupano di raccolta e smaltimento dei rifiuti. La fusione si può fare se Asm Isa cederà a terzi il 20% di Lomellina energia, la società proprietaria del termodistruttore di Parona, e se toglierà dal suo piano industriale la discarica delle ceneri affidandone a terzi la realizzazione, ma sempre con il consenso di uno o più Comuni. Vigevano si è presa tre settimane di tempo per riflettere sulla proposta. A fine luglio ci sarà l’assemblea ufficiale del Clir. Nella sede di corso Garibaldi, a Mortara, l’altra sera c’erano rappresentanti di quasi tutti i 48 Comuni del Clir, cioè tutta la Lomellina meno Gambarana, Pieve del Cairo e Gropello. Prima che Mario Arcelloni prendesse la parola si temeva che il Clir potesse spaccarsi con da una parte Vigevano e una dozzina di Comuni favorevoli alla fusione e dall’altra i contrari. Il sindaco di Robbio invece ha portato in assemblea un documento elaborato dal cda nel pomeriggio, un documento che è apparso come una mediazione tra la voglia di Asm Vigevano di investire termodistruttore e discarica delle ceneri, e la paura dei piccoli centri di imbarcarsi in operazioni giudicate rischiose per i bilanci e l’ambiente. Arcelloni non ha escluso che possa costituirsi una holding al posto della fusione, cioè che Asm Isa e Clir possano mantenersi distinte unendo però il servizio, cioè lo smaltimento dei rifiuti. «Quel che molti sindaci non vogliono sono le quote del termodistruttore - spiega il forzista Arcelloni, ex presidente del Clir - . Non è ancora pronto il secondo forno, per costruire il quale Asm Isa ha dovuto accendere un mutuo, e già si sa che presto dovrà essere rifatto il primo perché ha una vita prevista di dieci anni ed è ormai arrivato agli sgoccioli. In queste condizioni i piccoli centri temono che fondendo Clir e Asm Isa potrebbe trovarsi a pagare migliaia di euro per pagare gli investimenti del termodistruttore». Alla fine Asm Isa non è riuscita a convincere i sindaci a rischiare sul suo disegno industriale: «I sindaci pensano che servizi come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti si debbano fare senza rischio industriale, come fosse la gestione di un asilo - continua il sindaco di Forza Italia - . Sanno che la raccolta dei rifiuti è un costo, ma preferiscono non ridurre i costi se questo significa correre il rischio di impegnare soldi pubblici per ripianare i debiti frutto di operazioni sbagliate». C’è anche il problema della discarica delle ceneri, che Asm Isa vorrebbe fare a Galliavola e almeno due dozzine di sindaci del Clir osteggiano. Affidarne la realizzazione a Asm Vigevano e Lomellina spa o a terzi, togliendola dal piano industriale di Asm Isa, renderebbe la fusione meno indigesta. «Fusione o holding che sia - aggiunge Arcelloni - questo deve essere il primo passo verso altre aggregazioni più ampie, anche al di fuori dell’ambito provinciale». Ora la palla torna a Vigevano, che deve decidere cosa fare del 20% di Lomellina energia, poi il presidente Francesco Pezzoli convocherà per il 25 o 26 luglio l’assemblea ufficiale dei sindaci, quella che dovrà dire se e come Asm Isa e Clir si uniranno.

 
la Provincia Pavese - 28 giugno 2007
Ora Vigevano pensa alla holding: «Ci sono meno difficoltà»
MORTARA. Una fusione fra Clir spa e Asm-Isa spa oppure una holding? Non è stato l’unico interrogativo emerso l’altra sera a palazzo Cambieri: i Comuni soci dell’ex consorzio dei rifiuti, oggi società per azioni, hanno sollevato altri problemi di natura più concreta. Come i contratti di servizio, cioè accordi diretti fra Clir spa e singoli Comuni che determinano il tipo di servizio. «Vorremmo decidere, per esempio, quante volte il camion deve passare nelle nostre strade e in che ore della giornata», ha specificato il sindaco di Torre Beretti, Fabio Lambri. Prima di lui l’argomento era stato sollevato dal vice sindaco di Vigevano, Ferdinando Merlo: «I contratti permettono a un Comune di pagare il servizio in funzione di quanto richiesto. Questo dovrebbe essere un primo passaggio verso la forma di aggregazione fra Clir e Asm-Isa: io vedo meglio una holding, perché l’ipotesi della fusione comporterebbe maggiori difficoltà». Dalle questioni pratiche a quelle più politiche: l’assemblea informale ha permesso di capire quali sono gli orientamenti all’interno del blocco di Comuni che fa capo al Coordinamento permanente per la tutela della Lomellina, guidato dal sindaco di Mede, il leghista Giorgio Guardamagna. Se da una parte si avverte la necessità di adottare scelte largamente condivise, dall’altra i piccoli Comuni non vogliono rischiare di buttare all’aria un patrimonio pluridecennale come il Clir. «La nostra società per azioni è spaventata dalla fusione con Asm-Isa, che detiene il 20% delle azioni di Lomellina Energia - ha spiegato dalla tribuna il forzista Mario Arcelloni, sindaco di Robbio -. Serve, oggi più che mai, unanimità. E qui mi rivolgo ai Comuni che intendono abbandonare il Clir: non è così facile. Si dovrebbe collocare il loro pacchetto azionario». Esplicito il riferimento al sindaco di Garlasco, Enzo Spialtini, l’altra sera assente e più volte critico con i vertici societari. Per Pierangelo Fazzini, vice sindaco di Sannazzaro, il 20% delle azioni di Lomellina Energia, la società che gestisce la prima linea del termodistruttore di Parona e che sta costruendo la seconda linea, andrebbe scorporato dal nuovo organismo dei rifiuti. E sul caso scottante della discarica delle ceneri, già inserita nel progetto industriale di Asm-Isa, ha proposto: «Dovrebbe essere affidata ai Comuni». Sintetico l’intervento di Luciano Ferlenghi, vice sindaco di Galliavola, paese in cui dovrebbe sorgere la discarica: «Non abbiamo ancora deciso. In questa fase la giunta vuole tenere informata la popolazione». A 5 anni di distanza dal suo ultimo intervento, il sindaco di Mortara Roberto Robecchi è tornato alla tribuna del Clir per parlare di discarica delle ceneri: «Sette anni fa Mortara la rifiutò, perché un professionista confermò che avrebbe inquinato la falda freatica. Anche oggi stiamo attenti». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese — 24 giugno 2007
Merlo: «Se il Clir dice no si spaccherà»
VIGEVANO. Martedì il Clir potrebbe arrivare al capolinea. L’ipotesi di fusione tra Asm Isa e Clir trova contrari più di un sindaco lomellino e Vigevano potrebbe lasciare il Clir con altri Comuni. «Non ci siamo contati, ma non siamo soli e se ce ne andiamo il Clir verrà ridimensionato - spiega Ferdinando Merlo, vicesindaco di Vigevano - . Noi non vorremmo andarcene, ma continuare a gestire solo il servizio di raccolta non ha senso perché non conviene. Il Clir non può solo dire sempre di no, servono anche proposte costruttive. Non conviene nemmeno a loro. Il Clir ha cambiato sede, ma se non fa utili, per costruirla dovrà chiedere i soldi ai Comuni». Per discutere della fusione tra Asm Isa e Clir domani alle 17 in sala giunta si riuniranno i rappresentanti di Vigevano, Mede, Cilavegna, Robbio, Mortara, Torre Beretti e Sannazzaro. «I bilanci di Asm Isa preoccupano e i benefici futuri sono solo ipotesi - spiega Giorgio Guardamagna, sindaco di Mede - . Ora Asm Isa ha bisogno di capitali e a molti sindaci sembra che voglia soprattutto i soldi dei nostri Comuni. Di certo non posso votare la fusione perché significherebbe accettare così com’è il piano industriale di Asm Isa che prevede anche la discarica delle ceneri di Galliavola, a cui io e due dozzine di sindaci siamo contrari. Non ho mai approvato nemmeno la seconda linea del termodistruttore perché al nostro territorio non serve. Gli amministratori pubblici non possono pensare solo a ridurre i costi. Se per pagare meno riempiamo la Lomellina di discariche o inquiniamo l’aria che respiriamo non mi sta bene. E poi non possiamo fare profitti rischiando soldi pubblici. La fusione non è l’unico scenario possibile, si potrebbero ad esempio fare accordi su progetti specifici». «I soci Clir dovranno capire perchè Vigevano ha posto quasi un ultimatum - dice Pierangelo Fazzini, vicesindaco di Sannazzaro e capogruppo in Provincia della Margherita - . Asm Isa ha il suo piano industriale, ma questo documento va valutato da tecnici ed economisti. Propongo di nominare due consulenti di fiducia super-partes, per un confronto con Asm Isa che porti a definire diritti ed impegni dei comuni Clir. E poi voglio capire se con la fusione ci saranno sconti sulle bollette. Dovremo anche prevedere il quadro economico che si presenterà in futuro con o senza discarica delle ceneri. Mi chiedo perché, visti i numerosi punti da chiarire, Vigevano abbia tanta fretta di arrivare alla fusione». La stessa domanda se la fa Lorenzo Demartini: «Vigevano è riuscita a unire la sinistra e la destra lomelline contro di sé - dice il consigliere regionale leghista - . Con le scelte degli ultimi sei anni l’Asm Vigevano è passata da produrre 1,5 milioni di euro di utili l’anno ad appena 300mila. L’ultimo errore è stato comprare il 20% di un termodistruttore che secondo le stime della Regione ha costi superiori di circa il 25% agli altri impianti lombardi perché usa una tecnica (il letto fluido) da molti abbandonata perché considerata svantaggiosa. In Regione già si dice che una volta completato il secondo forno, per ottenere dallo Stato l’ok a vendere l’elettricità a un prezzo superiore a quello normale, Lomellina energia chiederà di variare la tecnologia dei forni passando alla letto a griglia. Se così fosse i soci dovrebbero di nuovo mettere mano al portafogli. Quando Asm Isa ha comprato il 20% dell’inceneritore aveva detto ai sindaci del Clir che le tariffe sarebbero diminuite, invece non è successo. Con queste premesse dubitare è lecito». Roberto Robecchi, sindaco di Mortara, deciderà cosa fare martedì: «Prima voglio sentire cosa pensano i colleghi». (ha collaborato Paolo Calvi) - Claudio Malvicini

 
la Provincia Pavese - 23 giugno 2007
Fusione Asm Isa-Clir, sindaci lomellini verso il no
VIGEVANO. Il Clir si spacca di fronte all’ipotesi di fusione con Asm Isa. «Una trentina di sindaci del Clir vuole collaborare con Asm Isa, ma mantenendo separate le due società - spiega Giusto Fuga, primo cittadino di Cilavegna - . Ci preoccupa il fatto che in caso di fusione anche un piccolo Comune potrebbe essere costretto a pagare il mutuo del termodistruttore contratto da Asm Isa». Anche che il piano industriale di Asm Isa non trova tutti d’accordo. «Asm Isa vuole realizzare la discarica delle ceneri a Galliavola - dice il sindaco di Cilavegna - ma 24 Comuni del Clir si sono già detti contrari. Sono posizioni inconciliabili». E poi molti sindaci lomellini sono perplessi anche per i diversi costi del personale: al 31 dicembre 2006 Asm Isa aveva 64 dipendenti per i quali ha pagato 2 milioni 543mila 225 euro, mentre i dipendenti del Clir erano 33, pari a un costo di un milione 308mila 234 euro. Martedì prossimo l’assemblea del Clir discuterà del progetto di fusione. Vigevano ha la maggioranza relativa del Clir (28,24% delle azioni) e vuole andarsene se la società che fa il servizio di smaltimento rifiuti in 46 Comuni lomellini non si fonderà con Asm Isa, che svolge lo stesso servizio nella città ducale. «Già nel 2005 - dice Fuga - era stata avanzata una proposta di fusione e alla fine si era deciso che il Clir acquistasse il 2% di Asm Isa come compromesso per mantenere i rapporti tra Clir e Vigevano». A preoccupare questi sindaci è stata la relazione sulla gestione 2006 di Asm Isa presentata dal presidente Rosario Riccio Mandoliti: «La società - si legge nel documento - deve affrontare ancora due anni con grandi difficoltà finanziarie che necessitano del sostegno dei soci. Già nel 2006 i soci sono intervenuti con un versamento in conto capitale di 2,1 milioni di euro per la costruzione del secondo forno del termodistruttore di Parona». Secondo Fuga ce n’è abbastanza per evitare la fusione: «Asm Isa può permettersi di sostenere queste spese perché ha alle spalle Asm Vigevano e Lomellina spa, ma per i Comuni più piccoli versare anche solo 10-20mila euro in più l’anno sarebbe un problema». Anche l’ipotesi di realizzare a Galliavola una discarica per le ceneri del termodistruttore preoccupa i sindaci contrari alla fusione delle due società: «24 Comuni sono contrari alla discarica - dice Fuga - . Per realizzarla la nuova società dovrà farsi prestare i soldi dalle banche con il rischio di chiedere per anni ai Comuni soci di pagare gli interessi. Creare una società che campa sui prestiti bancari è un rischio che un Comune non dovrebbe correre».

 
la Provincia Pavese - 14 giugno 2007
«Un piano industriale per decidere di restare nel Clir»
VIGEVANO. Uscire dal Clir? L’ipotesi, per Vigevano, è ancora aperta, anche se l’amministrazione comunale vorrebbe evitare di arrivare a una scelta così drastica. «La volontà di Vigevano è stare dentro se ci sono le condizioni per andare avanti - spiega il vicesindaco Ferdinando Merlo - perché stare così, senza un piano industriale è una condanna anche per Asm Isa (la società di Asm che si occupa dell’igiene urbana e dei servizi ambientali, ndr), perché così non c’è speranza di abbassare le tariffe». Il vice-sindaco vigevanese sostiene che per arrivare a un abbassamento della tariffa si deve passare per forza di cose «da un piano industriale legato all’avvio della seconda linea del termovalorizzatore, per la commercializzazione dei rifiuti da portare alla seconda linea». E poi c’è il caso tutto aperto della discarica delle ceneri: l’Asm insiste nel volerla progettare in una ex-cava di Galliavola, nonostante il Piano cave provinciale vieti il riempimento di cave dismesse. «Tecnicamente sta studiando l’Asm la soluzione rispetto al Piano cave - spiega Ferdinando Merlo - Si tenga in considerazione che uno dei segmenti più ricchi e necessari per trattare il ciclo dei rifiuti è proprio la discarica delle ceneri, perché portarle fuori costa tanto. Poi, magari, non la si vuole realizzare qui e la aprono a 15 chilometri di distanza dai nostri confini e ci fanno pagare prezzi altissimi». Di questo si è discusso nella riunione del Clir, l’altra sera, tra i rappresentanti dei Comuni di Vigevano, Mortara, Mede, Cilavegna, Torre Beretti, Robbio e Sannazzaro, con il presidente del Consiglio di amministrazione del Clir, Francesco Pezzoli. «Ora - dice Merlo - prepariamo l’assemblea del 26 giugno del Clir. Noi stiamo proponendo un’aggregazione, se ci dicono di no usciamo, se ci dicono di sì stiamo dentro». (d.a.)

 
la Provincia Pavese - 09 giugno 2007
Autostrada, l'opposizione chiede la valutazione ambientale

 

PAVIA.Una mozione, presentata da Rifondazione, perchè la Provincia esprimesse parere contrario sulla progettata discarica delle ceneri a Galliavola; un ordine del giorno su nuovi insediamenti di impianti di trattamento rifiuti; interpellanze sulla viabilità provinciale e sicurezza stradale. L’ordine del giorno del consiglio provinciale tenuto ieri sera si è sviluppato tra accordi ottenuti dopo brevi sospensioni, spiegazioni e controdeduzioni. Ma è sull’ultimo punto, ossia sulla questione dell’autostrada, che si sono consumate le energie più consistenti. L’opposizione ha presentato un ordine del giorno in cui ha chiesto «l’impegno della giunta provinciale a chiedere l’immediata verifica del reale avvio delle procedure di Vas (Valutazione ambientale strategica), come previsto dall’ordine del giorno presentato dal Comune di Pavia e approvato all’unanimità nel corso della conferenza di servizi del 7 febbraio scorso». Ha chiesto anche che la giunta si impegni «a convocare i soggetti rappresentati nella conferenza di servizi che ha dato l’assenso al progetto preliminare, nonchè le associazioni portatrici di interessi diffusi, affinchè in presenza di “Infrastrutture Lombarde” e dei rappresentanti della Regione venga chiarito quale procedura la stessa “Infrastrutture Lombarde” intenda adottare nella fase che prevede l’avvio della progettazione esecutiva. Il presidente della Provincia, Vittorio Poma, ha precisato che «“Infrastrutture Lombarde” ha comunicato di aver avviato lo studio di valutazione ambientale secondo principi della Vas, che anticipa la procedura di impatto ambientale che per legge completa la fase di progettazione definitiva». Una spiegazione che non ha convinto l’opposizione. In particolare Giancarlo Mazza (Ds), ha sottolineato: «Occorreva in ogni caso avviare un momento di discussione anche con l’opposizione per decidere chi dovesse effettuare la Vas». (d. z.)

 
la Provincia Pavese - 05 giugno 2007
Tassa rifiuti, polemica tra Asm e Comune
VIGEVANO.«Abbiamo un contratto preciso: per me non è l’aumento di 370mila euro del contratto di servizio il motivo per cui il Comune ha incrementato la tassa rifiuti dell’8,5%, perché grosso modo quell’aumento equivale al 5%. Ma sono scelte dell’amministrazione comunale». Parole di Rosario Mandoliti, presidente di Asm Isa, la società che si occupa della raccolta e smaltimento rifiuti in città. E poi, Asm è solo un costo per il Comune, per i servizi che fornisce, o gli rende anche qualcosa in termini di dividendi? L’assessore al bilancio, Gianpietro Pacinotti, annuncia una replica per oggi alle parole di Mandoliti. Non è la prima volta che sulla questione rifiuti, e in particolare sull’aumento della Tarsu, Comune e Asm Isa mostrano punti di vista diversi. E l’opposizione consiliare da tempo chiede che i vertici di Asm vadano in consiglio comunale a illustrare la situazione presente e i progetti futuri dell’azienda. «A parte il fatto che abbiamo già presentato il Piano strategico in consiglio comunale, se qualche consigliere mi invita attraverso le pagine del giornale io non posso considerarlo un invito ufficiale - afferma il presidente Mandoliti - Se mi chiama il sindaco, invece, io non ho alcun problema a tornare in consiglio comunale a parlare della nostra società. Anzi ci andrei volentieri a replicare alle accuse che ci sono state rivolte sul mancato investimento in risorse umane. Finora, però, questo invito non mi è arrivato». L’unica remora ad andare in aula, sottolinea Mandoliti, è dovuta al fatto «che Asm non è più una municipalizzata ed è in concorrenza con altre società sul mercato, quindi non sarebbe opportuno rivelare le nostre strategie ai concorrenti». Ma perché Asm Isa ha chiesto 370mila euro in più, nel biennio, al Comune, per occuparsi del ciclo completo dei rifiuti? Tra l’altro, in un momento in cui sono evidenti i problemi della raccolta e lo stesso presidente Mandoliti ha dichiarato, pochi giorni fa, che la città dev’essere pulita meglio. «I costi fissi aumentano indipendentemente dalla qualità della raccolta - risponde Mandoliti - e per costi fissi, intendo, ad esempio, l’aumento dei costi per lo smaltimento della differenziata o l’aumento dei costi dei carburanti. Però posso garantire che Asm Isa si sta impegnando nella soluzione di questi problemi, certo non è possibile farlo da un giorno all’altro». Mandoliti sottolinea che sono aumentati in alcune zone i conferimenti dei rifiuti ai cassonetti «perché ci sono nuovi insediamenti abitativi. In questo momento stiamo girando la città per valutare anche quali sono le aree che richiedono un potenziamento del numero di cassonetti». Mandoliti annuncia anche un’accelerazione sulla raccolta differenziata. E spiega che l’azienda insiste ancora sulla realizzazione a Galliavola della discarica delle ceneri del termo di Parona, anche se il Piano cave, come ha ricordato l’assessore provinciale all’ambiente, Ruggero Invernizzi, vieta il riempimento di cave dismesse. L’Asm, inoltre, sta per sperimentare un nuovo veicolo per la raccolta dei rifiuti che richiede la presenza di un solo operatore ecologico, per poter poi distribuire meglio il personale sul territorio. Intanto, per consentire le turnazioni delle ferie estive, l’azienda si è rivolta alle agenzie interinali per cercare 10 operatori ecologici a tempo determinato. d.artioli@laprovinciapavese.it - Denis Artioli

la Provincia Pavese - 24 maggio 2007
Piano dei rifiuti, slitta la modifica della legge
LOMELLO. Gestione dei rifiuti: l’approvazione delle modifiche alla legge regionale 26/2003 proposte dal consigliere Lorenzo Demartini (Lega Nord) è stata rinviata. Ieri l’assessore Massimo Buscemi (Forza Italia) ha partecipato alla commissione Ambiente per proporre un rinvio dell’ordine del giorno. Demartini rimane fiducioso: «Tutti i gruppi voteranno a favore». Buscemi ha chiesto 15 giorni di tempo per approfondire la questione, che andrà a disciplinare in maniera più energica il pianeta rifiuti in Lombardia. Chiaramente Demartini ha lavorato con un occhio rivolto alla Lomellina e alla provincia di Pavia: sotto l’aspetto politico, in ogni caso, si attende che tutti i gruppi abbraccino il suo progetto. «Lo stesso Buscemi ha avuto parole di elogio per la bozza presentata, ma posso comprendere che servano altri giorni per approfondirla», dice Demartini. In primo piano, si dovrà prestare attenzione anche alla tipologia degli impianti e alla distanza minima dalle Zone di protezione speciale e dalle aree protette in generale. Il chiaro riferimento è alla Lomellina, dove è stata istituita la Zps “Risaie della Lomellina” e dove stanno sorgendo, a Lomello e a Zeme, impianti per il trattamento di fanghi industriali a ridosso della stessa Zps. Senza dimenticare la progettata discarica per le ceneri del termodistruttore di Parona, progettata a Galliavola, a ridosso del torrente Agogna. Per correggere la legge regionale sui rifiuti la maggioranza che governa il Pirellone aveva

la Provincia Pavese - 18 maggio 2007
Sconti, il Comune vuole garanzie
VIGEVANO.«Le previsioni di Asm sono testimonianza di una buona strategia industriale. Aspettiamo che sia confermata l’annunciata diminuzione di costo per lo smaltimento dei rifiuti, con le lettere che ci pervengono prima del bilancio preventivo 2008. Se sarà così noi la tradurremo in un beneficio per i cittadini». E’ prudente l’assessore al bilancio, Gianpietro Pacinotti, e non parla ancora di una diminuzione della tassa rifiuti nel 2008. Però è possibilista, ma solo nel caso in cui l’Asm dovesse confermare la diminuzione del 10% del costo di smaltimento rifiuti, a partire da gennaio. Una diminuzione di costi, annunciata dal presidente di Asm Isa Rosario Mandoliti e dal direttore Claudio Tedesi, ma ipotetica e legata anche alla realizzazione della discarica delle ceneri prodotte dalla combustione dei rifiuti nel termo di Parona. «Però - aggiunge Gianpietro Pacinotti - tengo a precisare che devo avere i dati ufficiali dell’Asm circa la diminuzione del costo a carico del Comune della raccolta e smaltimento rifiuti. Non voglio che si creino malintesi con l’utenza o con altre forze politiche: quella di Asm, al momento, è una previsione. E non c’è una relazione lineare tra la riduzione del 10% del costo della raccolta rifiuti e un taglio del 10% dei costi per il Comune, perché entrano in gioco altre voci, come il costo dei carburanti per il trasporto, il costo di gestione dell’Asm». «Il problema dell’Asm - polemizza invece Carlo Pizzi, ex-assessore al territorio e attuale consigliere comunale dell’Ulivo - è che non si vedono le linee di indirizzo per il futuro di questa azienda, non sappiamo se ci sono investimenti, perché non conosciamo la situazione di Asm. Da tempo chiedo, senza risultato, che i vertici di Asm vengano in consiglio comunale per un confronto». Pizzi, inoltre, considera «paradossale che debbano richiamare un ex-dipendente in pensione (Mario Pernorio, ndr) per vedere se è pulita la città. Mi sembra che non si sia pensato in azienda al ricambio futuro: pur sapendo che Pernorio doveva andare in pensione, non c’è stato un investimento in termini di risorse umane. Volendo fare una battuta, mi aspetto che tra un po’ diano un incarico di consulenza all’ex-direttore Portafusé». E sull’ipotizzata diminuzione dei costi, Pizzi afferma: «Da anni dicono che con il secondo forno del termodistruttore e l’eventuale discarica delle ceneri ridurranno i costi. Però bisogna cominciare a dire che, per ridurre i costi di smaltimento, bisogna aumentare la raccolta differenziata». Pizzi, poi, domanda: «Quali sono gli aumenti dei costi nell’azienda, se i sindacati dicono che il personale è diminuito? La città, e lo conferma anche il presidente Mandoliti, è più sporca di qualche anno fa: c’è qualcosa che non funziona nell’ingranaggio, troviamo zone con i cassonetti stracolmi, perché, secondo me, sono insufficienti: e nessuno ci dice come si sta attrezzando l’azienda. Io mi rendo conto che c’è il problema dell’impianto delle ceneri, ma l’inceneritore non esiste da oggi: dovevano valutare da subito i costi di smaltimento delle ceneri». d.artioli@laprovinciapavese.it

la Provincia Pavese - 18 maggio 2007
Rifiuti, sconti solo ipotizzati
VIGEVANO. Il Comune è prudente sulle conseguenze dell’annuncio di Asm di tagliare le tariffe per lo smaltimento rifiuti. Prima di toccare la Tarsu (tassa rifiuti) a Palazzo muncipale vogliono documenti ufficiali da parte dell’azienda. Intanto, l’assessore provinciale all’ambiente si mostra dubbioso sulla possibilità di realizzare la discarica delle ceneri a Galliavola, come invece progetta l’Asm.
«La scelta del sito di Galliavola per l’impianto di smaltimento delle ceneri del termo di Parona non è stata bocciata, perché in realtà noi non abbiamo ancora ricevuto una richiesta di autorizzazione per quel sito». L’assessore provinciale all’ambiente, Ruggero Invernizzi, spiega che la discussione su Galliavola è ancora tutta teorica. «Con il Piano cave credo che sia più difficile una discarica a Galliavola, nel sito che viene indicato, perché c’è un emendamento che vieta l’utilizzo di ex-cave dismesse come discariche - afferma l’assessore Invernizzi - Il ragionamento dell’Asm di Vigevano sulla diminuzione delle tariffe è giusto, perché si deve prendere in considerazione anche lo smaltimento delle ceneri, ma occorrerà valutare bene la posizione e il luogo della discarica. A mio avviso, Galliavola non è stata valutata bene. Ma quando ci arriverà una richiesta di autorizzazione, diremo se va bene o no. Non è stata ancora valutata dalla Provincia, però mi sembra difficile quella collocazione». L’assessore Invernizzi, però, ritiene plausibile che ci sia una discarica delle ceneri sul territorio provinciale. «Secondo me è una cosa fattibile - afferma l’assessore - a determinate condizioni: la prima è che dev’esserci il territorio che accoglie questa discarica, bisogna trovare Comuni disponibili. Però serve una pianificazione seria in una provincia: da noi non c’è più posto per i fanghi, però potrebbe trovare collocazione una discarica delle ceneri. Ma prima va valutato il beneficio della salute, poi quello delle tariffe». (d.a.)

 
la Provincia Pavese - 17 maggio 2007
Rifiuti, sconti (forse) dal 2008
VIGEVANO. Il costo di smaltimento rifiuti diminuirà di circa il 10 per cento da gennaio, con l’entrata in funzione della seconda caldaia del termodistruttore di Parona. Ieri i vertici di Asm Vigevano e Lomellina spa hanno spiegato come l’esborso diminuirà da 103,5 euro alla tonnellata a una cifra tra 96 e 93,5: una cifra che potrebbe scendere ancora con la discarica delle ceneri di Galliavola.
Il costo di smaltimento dei rifiuti diminuirà di circa il 10 per cento da gennaio, cioè con l’entrata in funzione della seconda caldaia del termodistruttore di Parona. Ieri i vertici di Asm Vigevano e Lomellina spa hanno spiegato come l’esborso diminuirà da 103,5 euro alla tonnellata a una cifra compresa tra 96 e 93,5: una cifra che potrebbe scendere ancora con la discarica delle ceneri di Galliavola. «Senza quell’impianto - dice Claudio Tedesi, dg di Asm Vigevano e Lomellina - gli sconti potrebbero essere assorbiti dagli aumenti per lo smaltimento delle ceneri». «La riduzione delle tariffe - spiega Rosario Riccio Mandoliti, presidente di Asm Isa - era già prevista due anni fa dalla convenzione tra Lomellina energia, Clir, provincia di Pavia». La convenzione fissa il prezzo di trattamento dei rifiuti e il contributo che va a Parona in quanto Comune che ospita il termodistruttore. A queste voci va più aggiunto il costo di smaltimento delle ceneri, che ora finiscono in Germania. Dal 2008 scatterà uno sconto che varierà da 7 a 10 euro per Comune. Per il trattamento dei rifiuti, i Comuni soci di Asm holding avranno uno sconto compreso tra 3,50 e 5 euro a tonnellata sulla base della distanza dal termodistruttore. In pratica, chi è più vicino all’impianto riceverà di più. Resta da stabilire invece la diminuzione del contributo a Parona, ma si parla di 4-5 euro a tonnellata. «Ne parleremo con il sindaco - spiega Tedesi - ma credo capirà che è meglio avere un po’ meno risorse ogni anno, ma per un numero maggiore di anni». Questo sconto andrà a vantaggio di tutto il bacino B, cioè i Comuni lomellini e oltrepadani che portano i rifiuti a Parona. Resta da stabilire quanto pagherà il Clir. Nel 2006 la differenza, pari a 86mila euro, è stata pagata con uno sconto in cambio dell’affitto di un’area del Clir occupata da Lomellina energia. Dalla realizzazione di una discarica delle ceneri in Lomellina si ricaverà uno sconto di altri 6-8 euro a tonnellata, che andrebbe a vantaggio di tutti i Comuni del bacino B (Lomellina e Oltrepo) se non addirittura di tutta la provincia. «Entro la fine dell’estate sarà pronto lo studio di impatto ambientale per l’impianto di Galliavola - continua Tedesi - ma per la realizzazione si dovrà aspettare il 2008». «Noi vogliamo coinvolgere sempre di più il Clir in questi processi così da arrivare a un accordo globale con i Comuni della Lomellina - dice Dario Invernizzi, presidente di Asm Vigevano e Lomellina spa - perché è ora di finirla di ragionare per campanili». Il sindaco di Vigevano gli fa eco: «Una strategia per affrontare il problema dei rifiuti c’è - dice Ambrogio Cotta Ramusino - ora la Lomellina deve trovare una posizione comune senza preconcetti». Adesso la palla passa al Clir.

 
la Provincia Pavese - 11 maggio 2007
Nuove regole per la gestione dei rifiuti
CORTEOLONA. «Le Province adottano i Piani di gestione dei rifiuti entro il 31 dicembre 2007 e li trasmettono alla Regione entro i 30 giorni successivi». E’ il comma più significativo delle modifiche alla legge regionale 26/2003 proposte dal consigliere regionale della Lega Nord, Lorenzo Demartini. Per correggere la legge regionale sulla gestione dei rifiuti la maggioranza che governa il Pirellone ha trovato l’accordo sul testo proposto dal medese Demartini. «Non ci saranno più atti dovuti, come quello che autorizzò il raddoppio del termodistruttore di Parona», dice il consigliere del Carroccio. Il pacchetto di modifiche andrà in commissione Ambiente mercoledì: il consiglio regionale dovrebbe votarlo alla fine di maggio, ma il via libera sarebbe scontato. Il lomellino Demartini si sente di esultare: «Devo ringraziare l’assessore a Risorse e Finanze, Romano Colozzi, per la forte sensibilità dimostrata a favore dei nostri territori. Ora l’ultima parola in materia di programmazione dei rifiuti passa alla politica, alle Province, e non più ai funzionari della Regione». Che cosa prevedono in sostanza le modifiche stese dalla Lega che hanno ricevuto il sostegno di Forza Italia? La pianificazione in materia di smaltimento rifiuti passerà alle amministrazioni provinciali a partire dal 1 gennaio 2008. In ogni caso, entro il prossimo 31 ottobre il Pirellone individuerà «i finanziamenti regionali cui le Province non possono accedere a causa dell’inerzia nel compimento dell’atto obbligatorio». In sintesi, le Province ritardatarie nella stesura dei Piani rifiuti saranno penalizzate nell’assegnazione di contributi e finanziamenti da parte della Regione. Altro punto fondamentale: entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge modificata, la giunta regionale individuerà «ulteriori criteri per la localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti che prevedano una distanza minima dalle discariche già in esercizio, esaurite o da bonificare, oltre a una densità massima del numero di impianti per unità di superficie». Si dovrà prestare attenzione anche alla tipologia degli impianti e alla distanza minima dalle Zone di protezione speciale e dalle aree protette in generale. Il riferimento è alla Lomellina, dove è stata istituita la Zps “Risaie della Lomellina” e dove stanno sorgendo, a Lomello e a Zeme, impianti per il trattamento di fanghi industriali a ridosso della stessa Zps. Senza dimenticare la progettata discarica per le ceneri del termodistruttore di Parona, progettata a Galliavola, a ridosso del torrente Agogna. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 07 aprile 2007
Parona, minoranza all’attacco sui problemi dell'ambiente

 

PARONA. Renato Soffritti pensa già alle elezioni del 2009: «Farò la mia lista, perché è giusto rappresentare quella parte di cittadini che crede in una politica diversa». L’esponente di Rifondazione comunista, che in consiglio comunale forma un gruppo di opposizione, parla anche di Palmarino Di Agostino, che oggi siede nella giunta Ganzi e con cui nel 2004 aveva formato la lista “Parona nuova”.
«Se saremo rieletti, non mi troverò più solo perché Di Agostino perdendo la sedia riacquisterà improvvisamente la coerenza politica che da troppo tempo ha smarrito - aggiunge -. Il comportamento del sindaco Giovanna Ganzi e del suo predecessore Silvano Colli era prevedibile, ma da un Ds come Di Agostino, che è diventato democristiano anticipatamente, proprio non me l’aspettavo. Dobbiamo interrogarci come mai Di Agostino, già accanito ambientalista, entra in maggioranza, condivide i programmi elettorali antitetici della coppia Ganzi-Colli, rinnega il proprio, cita in consiglio i santi, si dimentica di Marx, si inventa una pregiudiziale per non esprimere un parere sulla discarica di Galliavola, diventa “termo-dipendente”». Infine, dal punto di vista ambientale Soffritti «non nota differenze tra Colli e Ganzi».

 
la Provincia Pavese - 29 marzo 2007
«Rifiuti, no ad altri impianti»
VIGEVANO. La Lomellina dice basta a nuovi impianti di smaltimento rifiuti, di trattamento dei fanghi, centrali e tutto quanto possa ostacolare la vocazione turistica del territorio, ricco di storia, castelli, monumenti e natura. Una zona che si è sacrificata abbastanza, ma che ora pone un limite invalicabile: la salvaguardia della propria vivibilità. La Provincia Pavese ha organizzato un forum tra i sindaci lomellini, coordinato dal direttore Pierangela Fiorani. Ospiti alla redazione di Vigevano l’assessore provinciale Ruggero Invernizzi, il sindaco di Mede, Giorgio Guardamagna, il sindaco di Parona, Giovanna Ganzi, il sindaco di Lomello, Giuseppe Piovera e il sindaco di Galliavola, Luigi Borlone. Qual è la situazione degli impianti «a rischio» in Lomellina? Perchè è un territorio così “appetito” da società che vengono da fuori? INVERNIZZI: «In Lomellina si registra una presenza di queste strutture simile ad altri territori. Gli impianti per lo spandimento di fanghi si sono concentrati in una fascia circoscritta: il territorio, caratterizzato spesso da una monocultura di riso, si adatta alla valorizzazione di questo prodotto. Per il momento c’è una concentrazione discreta di fanghi, che può essere ridiscussa: c’è un piano di rifiuti adottato in passato che può essere rivisto». Quanti sono gli impianti di fanghi presenti oggi in Lomellina? INVERNIZZI: «Tromello, San Giorgio e Ferrera: sono tutti impianti fuori dai paesi. Quello di Ferrera è vicino alla Raffineria dell’Eni. C’è la possibilità di installare un altro impianto a Zeme. La richiesta è stata presentata, spetta alla Regione concedere il nullaosta: la Provincia dovrà dare il suo parere, tenendo conto che si tratta di un’area di Zps (Zona di protezione speciale, ndr). Quanto al progetto per Lomello, non c’è ancora nulla di concreto». E i sindaci cosa ne pensano? GUARDAMAGNA: «Contano molto sulla nostra vulnerabilità. C’è una viabilità che ci penalizza, non abbiamo una grossa industrializzazione, siamo un territorio che si basa sull’agricoltura e l’artigianato. Al di là della tipologia del rifiuto, c’è un allarme legato al traffico: se le strade non sono buone, far passare 500 camion in più al giorno crea problemi. E’ ora di dire basta a questi impianti. Ho vissuto le fasi della discarica prima prevista a Suardi e poi Semiana. Ci siamo beccati il raddoppio del termo, il gassificatore di Lomello, adesso vogliono coprirci di fanghi. Regione, Provincia e Comuni si stanno impegnando per valorizzare il territorio sotto il profilo turistico ed ambientale. Due o tre impianti di fanghi in Lomellina non sono insostenibili e non produrranno danni come la bomba atomica, ma attenzione a non compromettere il territorio. Bisogna tenere conto dell’effettivo fabbisogno del mercato: gli agricoltori usano poco i fanghi, c’è il rischio di produrli qui e mandarli nei campi di Novara e Vercelli. Ma allora se li facciano direttamente là». PIOVERA: «Abbiamo dettami regionali e interessi imprenditoriali che dobbiamo considerare. Non stiamo mettendo nessuna pregiudiziale ostativa e non vogliamo scagliarci contro le disposizioni di legge. A Lomello per noi i problemi sono iniziati con il gassificatore, nell’area verso Mede. C’è un senso di impotenza che scontiamo tutte le volte che ci confrontiamo con gli enti che devono decidere. La legislazione a volte viene usata in modo strumentale: ci assegna un potere consultivo, che di fatto è un potere vuoto. E’ un senso di impotenza che la periferia ha soprattutto verso la Regione. I tecnici e i politici devono incontrarsi per trovare una soluzione per il territorio. Deve essere dato un reale potere se non al sindaco del singolo paese, almeno a una rappresentanza di sindaci della zona. Noi abbiamo un territorio a vocazione turistica ed agricola. Però la nostra è una terra di nessuno, che si presta ad essere monopolizzata dall’esterno. Perchè un imprenditore di Lodi deve aprire un suo impianto a Zeme o a Lomello? Il sindaco di Mede si è impegnato a presentare una mozione per salvaguardare la Lomellina». GANZI: «Il nostro è un territorio agricolo, con molte industrie. Le aziende devono rispettare le norme. Da noi esiste un termovalorizzatore molto controllato con continue visite da parte dell’Asl e dell’Arpa. Anch’io non sono d’accordo con l’arrivo di altre industrie. Il raddoppio del termo era necessario: quando la prima caldaia si ferma, sono problemi seri». Quindi no ad altri impianti in Lomellina? GUARDAMAGNA: «No. L’aspetto positivo è che è cresciuta una visione complessiva di territorio che ha superato gli aspetti dei singoli Comuni. Abbiamo preso coscienza del valore di un territorio da salvaguardare, grazie a frequenti incontri e scambi di idee tra amministratori. Però, in tutta franchezza, non sono d’accordo sul fatto che una seconda caldaia sia indispensabile a Parona. Da quanto mi risulta non è una questione legata ad un’eventuale emergenza, anche perchè poi saranno usate insieme». GANZI: «Sono stata vice sindaco prima di diventare sindaco: certe decisioni sono state assunte in passato. Prima non si tenevano gli incontri organizzati oggi, cui partecipo sempre». INVERNIZZI: «I sindaci chiedono che il territorio lomellino venga preservato: è l’ambiente, in futuro, dove i nostri figli dovranno vivere. Facevo parte di una giunta provinciale che non era d’accordo sul raddoppio del Termo: ma è vero, come ha detto il sindaco di Parona, che c’era il problema di eventuali emergenze». Il raddoppio del termo è stato reso ufficiale da un funzionario regionale in agosto. INVERNIZZI: «Prima, forse, non c’era questa sensibilità verso l’ambiente. Vediamo però anche i riscontri positivi, come il miglioramento delle tariffe ed altri aspetti. Se ci saranno nuove centrali, saranno tutte da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda i fanghi, esistono disposizioni che impongono regole molto precise. I fanghi utilizzati in provincia di Pavia occupano un territorio agricolo del 7 per cento: è una percentuale bassa. La Provincia di Pavia ha adottato le disposizioni regionali, cosicchè l’utilizzatore del fango deve rispettare l’ambiente: siamo l’unica provincia in Italia ad aver fatto questo, grazie ad una mappa del territorio realizzata nel 2002». Ma la Lomellina e la provincia di Pavia sono territori a rischio? INVERNIZZI: «Da una ricerca effettuata nel 2005 emerge che il suolo della provincia di Pavia è pulito, salvo piccole zone al confine con il Milanese e un’area dell’Oltrepo dove si riscontra la presenza di rame per le viti. E’ un quadro di grande sicurezza. Il 50 per cento della concimazione viene ridotto grazie ai fanghi. Siamo un territorio con una spiccata monocultura a riso: con la produzione di fanghi si evita la produzione di altri rifiuti. E’ un tema per cui non esiste una politica di destra o di sinistra: si deve solo salvaguardare l’interesse di tutti. Il vero interrogativo del futuro è legato ai problemi dell’energia, con la carenza di petrolio e di gas». Ma allora gli impianti dei fanghi non sono così dannosi? BORLONE: «Se i fanghi vengono stoccati a mezzo chilometro da un paese l’odore si sente. Il luogo previsto per l’impianto di Lomello, con 400 pertiche di terra, creerebbe dei danni. Penso alla puzza, alle mosche, al fastidio. Abbiamo già sperimentato una situazione del genere e non vogliamo ripeterla. Per installare un impianto ci hanno proposto dei soldi, in modo legale, ma non ci interessava». PIOVERA: «A Lomello il Politecnico sta conducendo degli studi: puntiamo molto sul turismo. Ma deve diventare un fatto culturale. Ci troviamo in una situazione che 10 anni fa non potevamo prevedere. Oltre che un fatto di cultura politica, deve diventare anche sociale. Non è possibile, perchè 10 anni fa si era deciso un certo indirizzo, continuare a mantenerlo se ormai sono cambiati gli scenari». INVERNIZZI: «Noi siamo vicini alla Regione. La Provincia è un ente coordinatore. Ci sono consiglieri e assessori regionali che quotidianamente ci danno una mano. La Regione ha delegato parecchio alle Province e ha compreso che sul territorio bisogna demandare molte competenze. Però dobbiamo cogliere queste opportunità che ci sono date e riuscire a trasformarle in atti concreti. I sindaci fanno sentire la loro voce e la Provincia li ascolta. Un’ultima delega che ci è stata assegnata dalla Regione riguarda le emissioni atmosferiche». Sindaco Borlone, ma a Galliavola si farà o no la discarica delle ceneri del termo? BORLONE: «Quella sulla discarica era, e resta, una proposta. Non abbiamo ancora risposto, anche se la nostra tendenza è quella di dare una risposta negativa. Sulla base delle informazioni del nostro tecnico, è un tipo di impianto sicuro. Il problema è sapere cosa ne sarà dei rifiuti inerti che verranno interrati: lo abbiamo chiesto più volte all’Asm di Vigevano, ma non ci hanno ancora dato una risposta esaustiva». GUARDAMAGNA: «L’Asm ci ha fatto vedere questo cubetto di rifiuti inerti che, in apparenza, è inoffensivo. Ma non sappiamo cosa potrebbe succedere fra trent’anni». BORLONE: «In teoria non c’è rischio di percolazione, se tutto viene fatto a regola d’arte. Ma di certezze non ne esistono». Il fronte dei sindaci lomellini è unito su questi temi ambientali? GUARDAMAGNA: «C’è stata qualche discussione con il sindaco di Galliavola. Anche al sindaco di Zeme ho chiesto un incontro, due settimane fa, per spiegargli che noi vogliamo inserire anche il suo Comune in questo discorso di sviluppo unitario. Però, al di là di screzi occasionali, si deve lavorare insieme. Stiamo ragionando sui Piani per l’ambiente, cercando di coinvolgere più Comuni possibili. Un aspetto fondamentale sarà la gestione dell’acqua: dobbiamo rispettare il lavoro di chi, nei secoli scorsi, ha creato fossi e canali. Però tra amministratori non possiamo permetterci di arrabbiarci, per il rispetto che si deve ai nostri cittadini». PIOVERA: «Il coordinamento dei sindaci lomellini sta lavorando. Ci rendiamo conto che non possiamo restare in attesa». INVERNIZZI: «Per noi è fondamentale il lavoro che svolgono i sindaci». Sindaco Ganzi, cosa state facendo per rendere più sicura Parona? La presenza dei vostri insediamenti industriali è fonte di ricchezza, ma anche di preoccupazione. GANZI: «La Regione impone vincoli e tempi da rispettare. Il 16 aprile sarò in Regione per parlare di una delle industrie presenti sul nostro territorio, che recentemente ha avuto dei problemi: mi auguro che la questione sia al più presto al centro della conferenza dei servizi. Voglio lasciare un ambiente sicuro ai paronesi, ma anche al territorio circostante. Parona è aumentata di 300 abitanti negli ultimi anni: adesso siamo 1950 residenti. Stanno nascendo anche bambini: meritano di vivere in un bel paese». - Denis Artioli e Sandro Repossi

 
la Provincia Pavese - 23 marzo 2007
Torre Beretti, Lambri si schiera contro la discarica delle ceneri
TORRE BERETTI. «In passato in Lomellina è stato autorizzato di tutto: proprio per questo motivo non possiamo più sopportare impianti che mettono a rischio l’ambiente e il territorio». Sul progetto della discarica delle ceneri paronesi il leghista Fabio Lambri replica al diessino medese Maurizio Donato, che aveva lasciato una porta aperta all’iniziativa di Asm Vigevano spa. Lambri non ci sta: «La Lomellina ha già dato tanto anche per gli altri territori, forse è tempo che avvenga il contrario». E a Claudio Tedesi, direttore di Asm Vigevano e Lomellina spa che ha presentato il progetto della discarica a Galliavola, dice: «Non capisco tanta ostinazione nel voler realizzare l’impianto a pochi metri dal torrente Agogna. Ha ascoltato la voce del territorio? Se l’impianto nascesse sotto casa sua, sarebbe contento?».

 
la Provincia Pavese - 16 marzo 2007
Invernizzi contro Demartini: «Asm in attivo»
VIGEVANO. «Se il consigliere regionale Demartini non è capace di leggere il bilancio di una società per azioni, possiamo organizzare un corso apposito: per lui l’iscrizione è gratuita». Dario Invernizzi risponde a Lorenzo Demartini, che aveva criticato la strategia di Asm Vigevano e Lomellina spa in materia di rifiuti: il presidente conferma che lo stato di salute della società ducale è buono. «Da tre anni a questa parte gli utili della nostra società per azioni sono alti: l’anno scorso abbiamo fatto registrare un milione e mezzo e dunque parlare di perdita è una stortura della realtà», spiega Invernizzi, che poi affronta il problema della discarica per le ceneri del termodistruttore di Parona. «La realizzazione di questo impianto a Galliavola rientra nel nostro piano strategico: superare l’accordo con i siti di smaltimento tedeschi garantirebbe un forte risparmio ai cittadini della Lomellina eliminando i costi di trasporto - aggiunge Dario Invernizzi -. Senza contare che fra non molto la Germania non accetterà più le nostre ceneri: alla provincia di Pavia serve un sito di stoccaggio. «Asm Vigevano spa ha pensato che la discarica per le ceneri di Galliavola potrà essere un ottimo business per rimettere in sesto i bilanci societari, ma, per fortuna, si è accorta in ritardo che il nuovo Piano cave provinciale avrebbe proibito la trasformazione di cave per inerti in discariche di rifiuti», aveva commentato il consigliere Demartini. (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 04 marzo 2007
Donato: «A Galliavola soltanto ceneri lomelline o vogheresi»
GALLIAVOLA.Sulla discarica per le ceneri progettata da Asm Vigevano a Galliavola, Maurizio Donato commenta: «I cittadini della Lomellina possono sopportare un impianto commisurato alle esigenze del bacino provinciale B, cioè Lomellina e Vogherese. Il progetto della discarica potrebbe essere accettato solo se smaltire le ceneri in Lomellina garantisse costi inferiori agli attuali. L’impianto, però, non dovrebbe accettare ceneri da mezza Lombardia, come succede a Parona per i rifiuti, ma solo dal bacino provinciale B». Il consigliere provinciale Ds aggiunge: «In nome dell’emergenza rifiuti si è autorizzato di tutto e di più: si pensi che il termovalorizzatore di Parona è autorizzato per 380mila tonnellate, mentre l’impianto di Corteolona per 200mila. La provincia di Pavia produce rifiuti per 280mila tonnellate l’anno: si traggano le debite conclusioni». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 02 marzo 2007
«La discarica per le ceneri serve»

 

GALLIAVOLA. «La Lomellina deve fare un sacrificio e accettare la realizzazione di una discarica per le ceneri del termodistruttore» dice un po’ a sorpresa Maurizio Donato, consigliere provinciale Ds. E riapre di fatto il caso Galliavola.
«A chi devo rivolgermi per discutere i problemi della Lomellina? All’assessore Abelli oppure al direttore di Asm Vigevano, Tedesi?». Lorenzo Demartini, consigliere regionale della Lega Nord, utilizza l’arma dell’ironia per replicare a Claudio Tedesi, che ieri aveva rivendicato la necessità di realizzare a Galliavola la discarica per le ceneri del termodistruttore di Parona. E sul caso interviene anche Maurizio Donato, consigliere provinciale dei Ds. «Deve essere chiaro un fatto: la società ducale ha perso un milione e mezzo di euro dal 1996 a oggi e oggi non fa registrare più utili: forse questa inversione di tendenza si è accentuata quando Asm Vigevano ha ceduto il 40% delle azioni di Asm Energia, sua controllata, a Italcogim Vendite spa - accusa il consigliere regionale -. Il direttore di Asm Vigevano, Tedesi, ha pensato che la discarica per le ceneri di Galliavola potrà essere un ottimo business per rimettere in piedi la sua società per azioni, ma, per fortuna, si è accorto in ritardo che il nuovo Piano cave provinciale conteneva un comma che proibiva la trasformazione di cave per inerti in discariche di rifiuti». E sui soldi che i cittadini della Lomellina dovrebbero sborsare per la mancata realizzazione della discarica: «Ricordo che nel 1998 Lomellina Energia e Clir firmarono una convenzione che è ancora operativa. La società di Parona è obbligata a smaltire i rifiuti lomellini fino al 2018». Secondo Demartini, Tedesi avrebbe cercato di bloccare il Piano cave, approvato nei giorni dalla maggioranza di centrodestra che governa in Lombardia: «Ricordo che, pochi giorni prima dell’approvazione del Piano cave, l’assessore regionale Buscemi aveva presentato un emendamento per bloccarne uno precedente a mia firma. E’ un fatto che né la Lega Nord né Forza Italia, il partito di Buscemi, abbiano dato il via libera. Mi sembra strano, dunque, che oggi Forza Italia faccia dettare la linea politica da Tedesi». Da parte sua, il sindaco di Galliavola, Luigi Borlone, commenta le dichiarazioni del direttore di Asm Vigevano e Lomellina spa in questo modo: «Sono contento che anche Tedesi abbia confermato che il progetto è rimasto fermo all’8 agosto scorso, quando la società ci presentò la bozza di progetto. Da allora tutto è fermo». Nel dibattito interviene anche il medese Maurizio Donato, consigliere provinciale Ds ed ex presidente del Clir spa, la società di smaltimento rifiuti della Lomellina. «In nome dell’emergenza rifiuti si è autorizzato di tutto e di più: ritengo, in ogni caso, che la Lomellina e la provincia di Pavia debbano fare un sacrificio e accettare la realizzazione di una discarica per le ceneri del termodistruttore - spiega Donato -. Questo impianto, però, non dovrà accettare ceneri da mezza Lombardia, come sta succedendo a Parona per i rifiuti, ma solo dal bacino provinciale. Abbiamo già assistito al raddoppio del termodistruttore: un’autorizzazione che non serve alle esigenze della provincia». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 01 marzo 2007
Ceneri, l'Asm non vuole arrendersi

 

GALLIAVOLA. Qui o altrove poco cambia, l’importante è che si faccia. Il nuovo Piano cave regionale non prevede la discarica delle ceneri di Galliavola, ma l’Asm Vigevano e Lomellina spa non considera archiviato il progetto e comunque è già pronta a realizzarlo altrove: «Portare in Germania le ceneri del termodistruttore di Parona costa 500mila euro l’anno e sono i cittadini di questa provincia a pagare, non Lomellina energia - spiega Claudio Tedesi, direttore generale di Asm - . Trovare un posto più vicino dove stoccare le ceneri significa far risparmiare le persone». Nei giorni scorsi il consigliere regionale Lorenzo Demartini ha esultato per l’assenza della discarica di Galliavola nel piano cave, ma secondo Tedesi potrebbe aver cantato vittoria troppo in fretta. «Devo ancora leggere i documenti - spiega Tedesi -, ma mi viene da dire che il Piano cave non c’entra con il Piano rifiuti, un documento che la Regione sta ancora elaborando. La discarica di ceneri di Galliavola potrebbe essere inserita nel secondo». Tedesi replica anche al sindaco di Galliavola che ha detto che il Comune non avrebbe dato l’ok alla discarica perché il progetto era incompleto: «Noi abbiamo solo realizzato uno studio di fattibilità - continua il direttore generale - . Per cortesia, lo abbiamo presentato al Comune di Galliavola, che è un nostro azionista, ma non abbiamo mai protocollato nessuna richiesta di insediamento». Lomellina Energia però continua a pensare che la discarica vada fatta. «Le ceneri al momento vengono portate in Germania perché là hanno delle minieri abbandonate di salgemma e hanno bisogno di materiale per riempirle, ma prima o poi non ce le prenderanno più e dovremo trovare altri siti - spiega Tedesi - . Vorrei però che fosse chiaro che per Lomellina energia cambia poco se le ceneri finiscono in Germania o a Galliavola perché non è la società a pagare le spese. Al momento sono i cittadini a pagare il costo dello smaltimento delle ceneri. L’accordo tra Clir, Lomellina energia e l’amministrazione provinciale prevede infatti che siano i Comuni che portano i rifiuti a pagare lo smaltimento». Tutti soldi che sborsiamo con la Tarsu. «Nonostante tutto però riteniamo strategico avere una discarica di ceneri non lontana dall’inceneritore - spiega Tedesi - . Ci permetterebbe di completare il ciclo dei rifiuti». Il che non significa fare la discarica di ceneri a qualunque costo: «Se ci sono problemi tecnici siamo pronti ad affrontarli - continua il direttore generale di Asm Vigevano e Lomellina - . Io ad esempio penso che la strada vada ampliata anche se non passeranno più camion di quanti se ne vedevano ai tempi della cava. Se invece il no è politico sappiate che costa ai lomellini 500mila euro».

 
la Provincia Pavese - 28 febbraio 2007
«E giusto il no alla discarica»

 

GALLIAVOLA. Soddisfazione per il no alla discarica di Galliavola e più ancora per l’impegno corale dei sindaci del bacino che hanno unito forze e propositi per combattere «il malvezzo di portare in Lomellina i predatori dell’ambiente». Questi, in sintesi, i concetti espressi dal documento del comitato «Insieme per l’Ambiente» di Galliavola, sottoscritto da «Noi oggi per domani” di Lomello e Valle, da “Parona Ambiente» e dal coordinamento dei comitati civici della Lomellina. Una presa di posizione che viene espressa nel comunicato diffuso nei giorni scorsi. Il documento è esplicito: «Durante la discussione del Piano-Cave provinciale, la Regione Lombardia ha approvato un emendamento del consigliere regionale Lorenzo Demartini grazie al quale le cave presenti in Lomellina, terra di riso, non potranno in futuro ospitare depositi e rifiuti di alcun tipo». I comitati uniti confermano: «Siamo grati a Demartini ed a tutti coloro che ci hanno sostenuto in questa battaglia apparentemente vinta. E’ semplice prendere posizioni in merito solo ora che la Regione ha deciso per noi. Al di là di ogni polemica, ciò che emerge è che il pericolo che la Lomellina possa diventare la pattumiera d’Italia è, almeno per il momento, scongiurato». Il gruppo spontaneo di cittadini di Galliavola torna a parlare della progettata discarica di ceneri nelle campagne del paese. Questa la reazione: «Siamo soddisfatti del ravvedimento del sindaco Borlone che pare aver capito (meglio tardi, che mai) che il suo comune non è adatto ad ospitare discariche di nessun genere, come per altro da noi sempre sostenuto. Speriamo che tale decisione sia veramente cosciente anche se Esopo ci insegna che la volpe spesso sostiene che l’uva sia acerba solo quando non riesce a coglierla». Storia finita, dunque? Il comitato «Insieme per l’Ambiente» allarga il fronte di interesse e commenta il ruolo del gruppo di sindaci che sta operando per arginare il nuovo progetto avanzato per le campagne di Lomello e Galliavola. Questo il commento finale: «Gli ultimi avvenimenti relativi ad un possibile impianto di lavorazione di fanghi industriali ai confini tra i due comuni, ci hanno piacevolmente colpito in quanto i nostri amministratori pubblici hanno saputo dare un esempio illuminato, coeso ed immediato nel rifiutare tale ipotesi. Si tratta di un evento mai accaduto in passato, un segno di piena maturità collettiva ed istituzionale». Paolo Calvi

 
la Provincia Pavese - 24 febbraio 2007
Demartini difende il piano «La Lomellina sarà tutelata»
MEDE. «Abbiamo previsto due nuove cave a Gropello Cairoli e nei Comuni di Barbianello e Pinarolo Po, ma ne abbiamo stralciate quattro, fra cui quella di Sannazzaro. Comunque è meglio una cava che dieci discariche»: il consigliere regionale Lorenzo Demartini commenta così il nuovo Piano cave della provincia di Pavia, approvato martedì in consiglio regionale dalla maggioranza di centrodestra. Secondo il documento, che avrà validità fino al 2012, la cava di Galliavola non potrà ospitare le ceneri del termodistruttore di Parona. «La Regione ha approvato il Piano cave a due anni dall’ok da parte della Provincia di Pavia: è stato un bene, altrimenti ci saremmo trovati sotto il naso la discarica per le ceneri paronesi - afferma il medese Demartini - . Senza la battaglia portata avanti dalla Lega Nord e poi accettata anche da Forza Italia, avremmo rischiato di vederci trasformare i 30 ambiti territoriali estrattivi in trenta discariche di rifiuti speciali». Demartini ricorda che, in Lomellina, è stata praticamente stralciata la cava della cascina Balossina, a Sannazzaro. «Dai 990mila metri cubi richiesti, siamo scesi a 90mila, la quantità sufficiente per avviare il recupero dell’area - aggiunge - . Io sono ideologicamente contrario a scavare buchi nel terreno, ma l’alternativa sarebbe cavare ghiaia dal letto dei fiumi. Questo Piano cave evita l’anarchia nel settore delle estrazioni di materiale inerte». L’approvazione del Piano cave ha visto Demartini in prima fila, a partire dalla presentazione dell’emendamento, poi inserito nel testo finale, secondo cui gli impianti di estrazione di materiale inerte attivi in provincia di Pavia non potranno essere trasformati in discariche. Sembra così non avere futuro il progetto presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa, che avrebbe voluto trasformare una cava in via di dismissione a Galliavola, a pochi metri dal torrente Agogna, nella discarica per le ceneri dell’inceneritore gestito da Lomellina Energia. «Di questa vicenda - conclude Demartini - si parlerà anche giovedì 1 marzo, alle 12, quando i sindaci lomellini saranno ascoltati dalla commissione regionale Ambiente». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 22 febbraio 2007
Galliavola, Borlone boccia la discarica «Dati insufficienti, non si poteva fare»

 

GALLIAVOLA. «La bozza del progetto di Asm in nostro possesso era insufficiente e come tale non ci avrebbe permesso di approvarlo. Il no del consiglio regionale non ci trova scontenti». Il sindaco Luigi Borlone commenta così il nuovo Piano cave della Provincia, che boccia la trasformazione di una cava di Galliavola nell’impianto di smaltimento delle ceneri del termodistruttore di Parona. L’altro giorno il Pirellone ha stabilito che gli impianti di estrazione di materiale inerte attivi in provincia di Pavia non potranno essere trasformati in discariche. Sembra così non avere futuro il progetto presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa, che avrebbe voluto trasformare una cava in via di dismissione a pochi metri dal torrente Agogna nella discarica per le ceneri dell’inceneritore di Parona. «La bozza del progetto, consegnata in municipio l’8 agosto 2006, è ancora incompleta - commenta Borlone - . Così la giunta non avrebbe avuto a disposizione gli elementi necessari per decidere». Sotto l’aspetto ambientale, però, il sindaco Borlone vuole puntare gli occhi su un altro problema: l’impianto per la lavorazione di fanghi industriali al confine con il Comune di Lomello. «Mi stupisco che i comitati ambientalisti, tanto attivi per la questione delle ceneri del termodistruttore, non intervengano con la stessa animosità in questo caso - aggiunge Borlone - . Forse non sanno che quell’impianto verrebbe a trovarsi a soli 500 metri dall’acquedotto di Galliavola e che, oltre agli odori, noi potremmo rischiare anche di trovarci la falda inquinata, visto che il nostro paese si trova a valle dell’impianto». Del progetto della società Centro ricerche ecologiche srl di Arcore si è parlato ieri sera a Mede nell’incontro fra il Coordinamento intercomunale per la tutela della Lomellina, guidato da Giorgio Guardamagna, e i rappresentanti di Coldiretti e Unione agricoltori. Guardamagna, presente martedì a Milano durante la seduta del consiglio regionale, è intervenuto anche sul voto del Pirellone: «Non possiamo che essere soddisfatti - dice il sindaco - . Il nostro territorio non può continuamente essere minacciato da questi impianti che mettono a rischio l’ambiente». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 21 febbraio 2007
Due nuove cave a Gropello e Barbianello
GALLIAVOLA. Il nuovo Piano cave della provincia di Pavia è stato approvato ieri pomeriggio in consiglio regionale dalla maggioranza di centrodestra. Il documento, che avrà validità fino al 2012, prevede due nuove cave a Gropello e nei Comuni di Barbianello e Pinarolo Po: inoltre, in Lomellina, la cava di Galliavola non potrà ospitare le ceneri del termodistruttore di Parona. Da punto di vista politico sembra questo l’aspetto più rilevante, per cui si era battuto il medese Lorenzo Demartini, consigliere regionale della Lega Nord. In sintesi, gli impianti di estrazione di materiale inerte attivi in provincia di Pavia non potranno essere trasformati in discariche: sembra così non avere futuro il progetto presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa. Il progetto avrebbe voluto trasformare una cava in via di dismissione a pochi metri dal torrente Agogna nella discarica per le ceneri dell’inceneritore di Parona. Il Piano cave complessivo prevede l’estrazione di materiale inerte per 48 milioni e 790mila metri cubi nell’arco di cinque anni. In tutta la provincia di Pavia le ditte specializzate potranno ricavare 38 milioni e 680mila metri cubi di sabbia e ghiaia, un milione e 200mila metri cubi di rocce silicee, 710mila metri cubi di argilla e 208mila metri cubi di torba, uno speciale deposito organico. Le novità sono rappresentate dagli ambiti territoriali estrattivi di Barbianello e Pinarolo Po, in Oltrepo (un milione e 200mila metri cubi) e Gropello, in Lomellina (700mila metri cubi). L’approvazione del Piano cave è stata molto combattuta. «Ringrazio la maggioranza per aver votato il documento così come uscito dalla commissione Ambiente - commenta Demartini -. Il gruppo di Forza Italia ha accettato la proposta della Lega di approvare il Piano cave discusso in commissione: in questo modo, ha capito l’importanza di tutelare l’ambiente della provincia». Molto critica, invece, l’opposizione. Carlo Porcari (Ds-Ulivo) era stato il primo firmatario di una pregiudiziale che avrebbe comportato l’invio del provvedimento in Commissione per essere ulteriormente discusso. Il consigliere diessino giudica ingiustificati i siti di Barbianello-Pinarolo Po e di Gropello. “Abbiamo posto una questioni di merito - dichiara - perché la provincia dovrà essere sottoposta a ulteriori escavazioni di milioni di metri cubi per le opere accessorie alla Broni-Mortara e quindi l’inserimento di due nuovi ambiti di escavazione non è giustificato. Ma c’è un secondo problema, perché dal 22 luglio 2004 i piani devono essere corredati dalla Valutazione ambientale strategica di cui invece il piano della provincia è sprovvisto». Porcari ricorda comunque i numerosi emendamenti presentati, tra cui il ridimensionamento del sito di Cervesina per 300 mila metri cubi, accolto dall’aula. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 16 febbraio 2007
Mede, continuano le polemiche sul Piano cave per la provincia
MEDE. «Invito il collega Porcari a votare il Piano cave della provincia di Pavia così com’è: è un testo che tutela l’ambiente della Lomellina: inoltre, gli ricordo che gli emendamenti presentati dall’Unione erano già stati bocciati in sede di commissione». In vista del consiglio regionale di martedì prossimo, il leghista Lorenzo Demartini puntualizza alcuni temi coinvolgendo direttamente il diessino Carlo Porcari, che ieri aveva dichiarato: «Io voterò le tematiche ambientali inserite nel Piano cave: mi aspetto che Demartini e gli altri colleghi consiglieri facciano altrettanto con gli emendamenti che andremo a presentare prima di martedì». Nel testo licenziato dalla commissione regionale Ambiente è inserito anche un articolo proposto dal medese Demartini, che in sintesi recita: gli impianti di estrazione di materiale inerte attivi in provincia non potranno essere trasformati in discariche. Il riferimento va al progetto presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa, secondo cui si dovrebbero smaltire le ceneri del termodistruttore di Parona in una cava in via di dismissione a Galliavola. «Credo che Porcari non voterà il Piano cave come è stato approvato dalla commissione Ambiente: ricordo, per dovere di cronaca, che l’opposizione non aveva partecipato al voto della commissione», aggiunge Demartini, che poi parla di Cogeme spa, la società bresciana che controlla il termodistruttore di Parona: «Sono sicuro che a Cogeme faccia comodo disporre di una discarica in Lomellina. Il Piano cave, invece, vuole salvaguardare la Lomellina proibendo che le cave esistenti siano trasformate in discariche». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 15 febbraio 2007
Demartini (Lega) attacca i Ds Polemica sulla discarica per le ceneri
GALLIAVOLA. «Temo che un’alleanza trasversale voglia far saltare il mio emendamento al Piano cave provinciale che boccia la discarica delle ceneri progettata a Galliavola». Il consigliere regionale Lorenzo Demartini (Lega Nord) spiega che la discussione del Piano cave, l’altro giorno all’ordine del giorno al Pirellone, è stata rinviata a martedì prossimo. La richiesta di prorogare il punto è arrivata dal diessino Carlo Porcari: «Spero che non sia una mossa per non discutere il mio emendamento su Galliavola, che fra l’altro era già stato approvato in commissione Ambiente». L’altro giorno il testo non è stato affrontato, come aveva deciso il presidente del consiglio regionale. Il medese Demartini attendeva la discussione del Piano cave provinciale per mettere una pietra sopra al progetto presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa, secondo cui si dovrebbero destinare le ceneri del termodistruttore di Parona in una cava in via di dismissione a Galliavola. Il suo emendamento, infatti, in sintesi recita: gli impianti di estrazione di materiale inerte attivi in provincia non potranno essere trasformati in discariche. Se l’integrazione fosse votata dal consiglio regionale, il progetto oggi ancora sul tavolo del Comune di Galliavola sarebbe necessariamente destinato a tornare nel cassetto. «Mi sembra che qualcuno abbia paura di votare questo emendamento: temo che si voglia mantenere la possibilità di destinare a discariche di rifiuti le cave per materiali inerti dismesse», commenta il consigliere regionale del Carroccio. Nei mesi scorsi la commissione Ambiente del Pirellone aveva approvato l’aggiunta con il voto favorevole del centrodestra: l’opposizione era uscita al momento di approvare il testo. «In pratica, avevo chiesto che fosse inserita una prescrizione per tutti gli Ambiti territoriali di escavazione - spiega il consigliere regionale -. Il nuovo Piano regionale dovrebbe escludere la possibilità che le cave siano destinate a discariche di rifiuti nelle aree dove si coltiva essenzialmente riso». E’ il caso della Lomellina, che nelle ultime settimane ha assistito a un duro braccio di ferro fra politici e ambientalisti contrari al progetto della discarica delle ceneri da una parte, e Asm Vigevano e Lomellina spa dall’altra, che ha presentato un progetto preliminare per realizzare un deposito di ceneri inertizzate nel sito oggi occupato da una cava di sabbia e ghiaia. «La mia speranza è che il sindaco di Galliavola scriva la parola fine per questo assurdo progetto prima che il mio emendamento approdi in aula», aveva commentato nell’ottobre scorso il leghista Demartini. Il progetto non è mai stato ritirato dal Comune né da Asm Vigevano e Lomellina spa. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 28 gennaio 2007
E Colli attacca la maggioranza «Esclude i nostri argomenti»
PARONA. ….omissis… Da parte sua l’ex vice sindaco, Giuseppe Campione, ha posto l’accento sulla regolarità della pregiudiziale. Renato Soffritti (Rifondazione comunista): «Nel regolamento del consiglio comunale la giunta ha inventato le pregiudiziali, già utilizzate di recente per non esprimere un parere di contrarietà alla progettata discarica delle ceneri di Galliavola. E’ assurdo». (u.d.a.)
 

 
la Provincia Pavese - 26 novembre 2006
Discarica di Galliavola, salta il dibattito
PARONA. «Parona è il Comune che ospita il termodistruttore: correttezza vuole che non ci esprimiamo sul progetto della discarica delle ceneri dei rifiuti, che dovrebbe coinvolgere il Comune di Galliavola». Così il capogruppo di maggioranza, Luigi Rosato, ha posto la pregiudiziale sulla proposta avanzata da Renato Soffritti chiudendo la discussione in consiglio comunale. L’altra sera la maggioranza del sindaco Giovanna Ganzi ha troncato sul nascere l’ordine del giorno presentato dal consigliere di opposizione, Soffritti, che ha poi ribadito le sue critiche alla maggioranza. Nell’ultima seduta consiliare il sindaco aveva spiegato che sarebbe stato necessario coinvolgere la Commissione consultiva comunale: venerdì la posizione della maggioranza è stata riassunta da Rosato. «Parona ospita l’impianto di termovalorizzazione, che sarebbe collegato alla progettata discarica di Galliavola: non è opportuno che un Comune entri nel merito delle scelte di un altro Comune», ha sintetizzato Rosato. Critiche da parte della minoranza: Mauro Sommi ha criticato Rosato, Palmarino Di Agostino e Riccardo Ricali, già all’opposizione e oggi in maggioranza con Giovanna Ganzi: «Dov’è finito il loro tenace spirito ambientalista? Forse hanno fatto prevalere il loro desiderio di occupare una poltrona». ...omissis

 
la Provincia Pavese - 31 ottobre 2006
Discarica: una lettera del Comune
GALLIAVOLA. Caso ceneri: il Comune invierà una lettera riassuntiva ai cittadini. «Durante i tre incontri con i tecnici di Asm Vigevano e Lomellina, e la serata con l’ingegner Massimiliano Il Grande, abbiamo raccolto le domande più ricorrenti: ora risponderemo con una relazione spedita a tutti i residenti di Galliavola», conferma il sindaco Luigi Borlone. Il Comune procede nell’iter, malgrado la commissione Ambiente della Regione Lombardia abbia approvato un emendamento al Piano cave. Un variante presentata dal consigliere regionale della Lega Nord, Lorenzo Demartini, secondo cui gli ambiti territoriali estrattivi della Lomellina e di parte dell’Oltrepo non potranno essere trasformati in discariche, incluse quelle per lo stoccaggio di inerti. L’emendamento era chiaramente indirizzato contro la discarica di Galliavola. Ma oggi il sindaco spiega che l’iniziativa della lettera non è in contraddizione. «Il nostro intento era chiaro: rendere consapevoli i cittadini di quanto ci proposto. La giunta non ha ancora deciso su un documento che rimane una proposta di progetto - commenta -. Nei prossimi giorni, il Comune fornirà ai cittadini una risposta politica. Mentre Asm Vigevano e l’ingegner Il Grande scriveranno le risposte tecniche. La giunta ha avviato una serie di incontri tecnici per conoscere più da vicino il progetto di Asm Vigevano». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 27 ottobre 2006
Discarica delle ceneri, Tedesi non cede
GALLIAVOLA. «Prendo atto del voto della commissione regionale Ambiente, ma faccio presente che la legislazione regionale sui rifiuti privilegia le cave come luoghi per lo stoccaggio delle ceneri». Non si dà per vinto Claudio Tedesi, direttore generale di Asm Vigevano e Lomellina spa. L’emendamento votato dalla commissione VI (Ambiente) della Regione aveva stabilito che gli ambiti territoriali estrattivi della Lomellina e di parte dell’Oltrepo non potranno essere trasformati in discariche, incluse quelle per lo stoccaggio di inerti. La proposta era stata presentata dal consigliere regionale della Lega Nord, Lorenzo Demartini, portabandiera degli oppositori del progetto di realizzare l’impianto di stoccaggio delle ceneri in una cava in fase di esaurimento a pochi metri dal torrente Agogna. Oggi Tedesi replica: «E’ un emendamento al Piano cave della provincia di Pavia? Bene. Ricordo, in ogni caso, che il settore dei rifiuti è disciplinato da leggi europee, nazionali e regionali». Come a dire: non è detta l’ultima parola considerato che ormai da alcuni mesi Asm Vigevano ha scommesso sul sito di stoccaggio di Galliavola. Da parte sua, il sindaco Luigi Borlone commenta: «Se le cose stanno così, non posso che adeguarmi. Mi preme, però, far risaltare un passaggio dell’intervento dell’ingegner Il Grande, nostro ospite nei giorni scorsi: le discariche delle ceneri dei rifiuti hanno un impatto ambientale inferiore a quello delle cave per inerti. Allora, se le cose stanno in questi termini, nessuno realizzerà più cave». Infine, Borlone ribadisce che la giunta ha voluto avviare una serie di incontri tecnici per conoscere più da vicino il progetto di Asm Vigevano. «Che, anzi, è solo una proposta di progetto», chiarisce il sindaco. (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 26 ottobre 2006
«Ringraziamo Demartini»
LOMELLO. «Non possiamo che esultare alla notizia che gli ambiti territoriali estrattivi della Lomellina non potranno essere trasformati in discariche, incluse quelle per lo stoccaggio di materiale inerte». Patrizia Berti, presidente del comitato “Noi oggi per domani” di Lomello-Valle, è raggiante: la commissione VI (Ambiente) della Regione Lombardia ha, in pratica, bloccato sul nascere la discarica delle ceneri del termodistruttore progettata a Galliavola da Asm Vigevano e Lomellina spa. La proposta era stata avanzata dal consigliere regionale della Lega Nord, Lorenzo Demartini: in commissione la maggioranza di centrodestra ha votato all’unanimità, mentre gli esponenti dell’opposizione hanno abbandonato l’aula al momento del voto. Ora questa decisione dovrà essere inserita nel Piano cave della provincia di Pavia, in discussione a Milano. «Ringraziamo di cuore Lorenzo Demartini, sempre sensibile alle tematiche ambientali della nostra Lomellina, e anche tutto lo schieramento di centrodestra che ha votato l’emendamento anti-discariche», conclude Patrizia Berti, presidente del comitato di Lomello-Valle. (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 25 ottobre 2006
Niente discariche nelle cave dismesse
MEDE. Gli ambiti territoriali estrattivi della Lomellina e di parte dell’Oltrepo Pavese non potranno essere trasformati in discariche, incluse quelle per lo stoccaggio di materiale inerte. Lo ha deciso ieri la commissione VI (Ambiente) della Regione Lombardia su proposta del consigliere regionale della Lega Nord, Lorenzo Demartini. Il suo emendamento era indirizzato contro la discarica delle ceneri del termodistruttore di Parona, che è stata progettata a Galliavola da Asm Vigevano e Lomellina spa. La maggioranza di centrodestra ha votato all’unanimità. L’Unione ha abbandonato l’aula per protestare contro il Piano cave per la provincia di Pavia. Un colpo di scena nella vicenda del progetto per la discarica delle ceneri a Galliavola. L’emendamento al Piano cave ha ricevuto il via libera: gli effetti di questa votazione si estendono principalmente al progetto della discarica delle ceneri del termodistruttore, che Asm Vigevano e Lomellina spa vorrebbe insediare in una cava in fase di esaurimento a pochi passi dal torrente Agogna. Anche il piccolo Comune è inserito nella lista inclusa nell’emendamento Demartini: gli Ambiti estrattivi 18 (Pieve del Cairo e Galliavola) e 19 (Galliavola) non potranno essere destinati a discariche di rifiuti. Inoltre, nel Piano cave della provincia di Pavia saranno inseriti altri 30 Ambiti territoriali estrattivi che dovranno rimanere privi di siti di stoccaggio di rifiuti: Sartirana-Breme (Ate 01), Sartirana (02), Gambarana (03), Pieve del Cairo-Gambarana (04), Sannazzaro (05), Corana-Silvano Pietra (06), Sannazzaro-Corana-Silvano Pietra (07), Dorno-Zinasco (08), Pieve Albignola (09), Cervesina-Zinasco-Mezzana Rabattone (10), Bastida Pancarana (11), Mede (12 e 13), Mede-Pieve del Cairo (14), Lomello-Villa Biscossi (15), Pieve del Cairo (16 e 17), Ferrera (20 e 21), Pieve Albignola (22), Pieve Albignola-Dorno (23), Cava Manara-Sommo (24), San Giorgio Lomellina (25), Langosco (29), Gravellona (31 e 32). «Ho chiesto di inserire in tutti gli Ate della Lomellina una prescrizione della scheda tecnica che esclude la possibilità di destinare le cave a finalità di discarica, inclusa quella per inerti - spiega Demartini -. Questo perché siamo in presenza di aree coltivate a risaie e a seminativo semplice misto a risaie, come fra l’altro prescrive il Programma regionale di gestione dei rifiuti entrato in vigore il 27 giugno 2005». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 24 ottobre 2006
Un parere contrario anche da Rifondazione Comunista
MORTARA. Il gruppo consigliare di Rifondazione Comunista chiede al consiglio provinciale di pronunciarsi e dire no alla discarica delle ceneri di Galliavola: lo fa presentando una mozione in cui Teresio Forti e Giuseppe Invernizzi, entrambi eletti in Lomellina, propongono che durante la prossima seduta sia votato il «parere contrario alla progettata discarica delle ceneri». Il documento, in premessa, sottolinea il fatto che «il territorio della provincia di Pavia è già, purtroppo, costellato di impianti per il trattamento rifiuti per una quota molto eccedente la produzione da parte della Provincia». Inoltre Forti e Invernizzi rilevano che «il presumibile quantitativo delle ceneri sarebbe, sulla base dei registri di carico e scarico di Lomellina Energia nel 2005, di ben 65-68 mila tonnellate di ceneri a fronte dell’entrata di 180 mila tonnellate di rifiuti; questa quota raddoppierà con l’entrata in funzione della seconda linea dell’inceneritore, quantità che andranno a gravare su una discarica da aprire in un’ex cava di sabbia vicino al torrente Agogna». Il “no” di Rifondazione è chiaro: «Il territorio lomellino è inadatto geologicamente a sopportare impatti di questo tipo». (s.m.)

 
la Provincia Pavese - 24 ottobre 2006
Ed è arrivata la bocciatura dei comitati per l'ambiente
LOMELLO. I comitati lomellini per l’ambiente hanno unito le forze ed hanno scritto al sindaco di Galliavola, Luigi Borlone, ed alle famiglie residenti nel paese una lettera-aperta in cui contestano metodi e comportamenti sul progetto della discarica per le ceneri. Nel documento si legge: «Abbiamo l’impressione che lei sia distratto circa quanto sta accadendo in paese». «Quando bussarono alla sua porta - continua il comunicato degli ambientalisti - per chiederle di poter fare una discarica di ceneri in quella minuscola cava di sabbia, non ha pensato che fosse una polpetta avvelenata per la sua comunità? Come si è potuto prendere in considerazione una discarica di ceneri potenzialmente inquinanti senza mai pretendere di conoscere i riscontri di analisi ufficiali eseguite da Asl, Arpa o da istituti scientifici super-partes?». Il documento, destinato a fare scalpore sul territorio, va oltre ed invoca anche la convocazione di un consiglio comunale aperto. La lettera continua: «Il sindaco spieghi, in un consiglio comunale aperto, quale sarà la contropartita. A Galliavola si sta bene, ma manca già oggi l’aria pulita rissente delle attività poco ecologiche presenti nella zona. Il sindaco dovrebbe saperlo». Ed ancora: «Signor sindaco, su questi temi ci vuole coraggio. Ci esprima dunque le sue intenzioni nel mezzo di un consiglio comunale-aperto. Ci spieghi soprattutto perché potrebbe decidere di scegliere il suicidio ambientale per correre in soccorso a società pubbliche o Spa che, a seguito di piani industriali inefficienti, ci impediscono di avere la raccolta differenziata in Lomellina, producendo più ceneri potenzialmente cancerogene che rifiuti». La lettera-denuncia inviata al sindaco Borlone, tra l’altro, fa appello al anche al retaggio storico della terra in cui la discarica potrebbe nascere. Così conclude: «Signor sindaco, non ignori le vere esigenze della gente, che non sono formulabili solo in metri quadrati, cubici o distanze ma soprattutto in qualità della vita, servizi efficienti, ambiente salvaguardato. Non trascuri il passato e la storia della Lomellina, non scordi che le generazioni passate hanno costruito con spirito di sacrificio e salutare buonsenso il nostro presente». (p.c.)

 
la Provincia Pavese - 24 ottobre 2006
«Sindaco, deve dire no alla discarica»
PARONA. «Le suggeriamo di rispondere ai committenti che non intende aggiungere altro degrado al territorio insediando una discarica di ceneri inertizzate». Renato Soffritti si rivolge al sindaco di Galliavola, Luigi Borlone, con una lettera aperta in cui ribadisce la sua contrarietà al progetto presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa. Soffritti, consigliere comunale di opposizione e rappresentante di Rifondazione comunista, parla a nome del comitato “Parona Ambiente”. Nei giorni scorsi il politico aveva partecipato alla riunione pubblica convocata a Galliavola. Anche di fronte a Borlone, Soffritti era intervenuto più volte per dire no alla discarica e alla politica dei termodistruttori. «Egregio signor sindaco, risponda che il suo parere negativo è dettato dal sovrano giudizio dei suoi cittadini, da valide cognizioni tecniche, acquisite da confronti d’opinione con una numerosa platea, come esperti, sindaci, politici, comitati e associazioni, che esprimono in modo unanime contrarietà e preoccupazione - si legge nella lettera inviata a Borlone -. Il comportamento di un sindaco è valutato anche dalla sostenibilità delle sue scelte. Qualsiasi discarica può essere imposta solo dall’emergenza. Chiunque imponga una discarica in Lomellina commette un grave errore perché l’opinione pubblica è consapevole che il proliferare di questi impianti è dettato da una logica che ha declassato il nostro territorio, pesando sui costi di smaltimento e inquinando ulteriormente una zona fra le più critiche d’Europa. Con l’aggravante che tutto è avvenuto senza motivazioni quale l’insufficienza energetica o l’emergenza rifiuti in loco». Secondo Soffritti il progetto della discarica di Galliavola è nato «per scelte sbagliate», come il raddoppio dell’inceneritore di Parona, contrastato dai pareri negativi della Provincia, dei comitati civici, delle associazioni ambientaliste e dei Comuni limitrofi: «La sua inutilità, gli svantaggi, l’impatto ambientale oggi sono noti a tutti. Pertanto, un sindaco che avvalla il progetto della discarica delle ceneri del termodistruttore non ha motivazioni valide per placare l’avversità popolare e, di conseguenza, si rende complice di una politica che non sostiene l’interesse della collettività». Gli ambientalisti si dicono consapevoli che in determinati casi l’emergenza determina scelte obbligate e impopolari. «Signor sindaco, comprenda la rabbia e la convinzione di chi difende il territorio in maniera solo verbale: non come fece Gesù contro i mercanti affaristi nel tempio, fra l’altro un paragone su cui un buon cristiano dovrebbe riflettere - prosegue il comitato “Parona Ambiente” -. Per abbattere l’incidenza dei tumori, la tecnologia ha ridotto le emissioni trattenendo sostanze pericolose per la salute. Pertanto, proprio perché queste sostanze sono così nocive, la cava di materiale inerte in cui Asm Vigevano vorrebbe realizzare la discarica e le risaie della Lomellina sono i luoghi meno adatti a ospitare un impianto per le ceneri inertizzate». Infine, un invito a sfruttare di più la raccolta differenziata: «Signor sindaco, risponda con autorevolezza che non vuole essere complice di questo disastro e diventi un fautore della raccolta differenziata». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 21 ottobre 2006
Petizione contro l'impianto
LOMELLO. Una petizione contro il progetto della discarica di Galliavola, ma anche contro i problemi ambientali della Lomellina: l’hanno decisa i comitati “Noi oggi per domani” di Lomello e Valle, il comitato “Parona Ambiente” ed il coordinamento dei comitati civici lomellini che, prendendo spunto dalla raccolta di firme già avviata a Galliavola, hanno deciso di invocare il sostegno generale del territorio. Nel documento che preannuncia l’azione si dice: «Ogni comunità che è incapace di difendere il proprio ambito, è una comunità priva di dignità e senso di appartenenza. Il degrado ambientale è innanzi tutto degrado culturale e sociale». E ancora: «I processi di produzione localizzati a Sannazzaro e Ferrera con il polo petrolifero Eni, a Mezzana Bigli con la Oxon, a Lomello con l’Officina dell’Ambiente e l’inceneritore della Riso Ticino, a Valle con l’inceneritore della Curtiriso, a Parona con l’inceneritore di rifiuti, sono responsabili dell’emissione in atmosfera di un mix di sostanze nocive alla salute umana, seppure singolarmente esse rispettano i limiti di legge». Sarebbe quindi la sommatoria di agenti emessi a preoccupare più della singola emissione. Il documento dei comitati spontanei aggiunge: «Circa l’ultimo progetto di Galliavola non vogliamo che le falde e le acque dell’Agogna siano aggredite da metalli pesanti e da altri agenti. Tanto più che appare inutile raddoppiare la capacità dell’inceneritore di Parona se poi dobbiamo inventarci una polveriera per seppellire le sue ceneri». «Del resto - continua la nota che sarà allegata alla petizione - gli scarti dell’inceneritore da 400mila tonnellate superano di gran lunga il totale di rifiuti prodotti dalle città di Vigevano, Voghera, Pavia e dell’intera Lomellina. Insomma, l’inceneritore e la discarica sarebbero solo un business economico per pochi ed un nuovo dramma ambientale per tutti». E infine: «Nessuno potrà dirci con certezza cosa diventeranno, con il passare degli anni, queste ceneri che sappiamo solo essere pericolose e di cui non si conosce la composizione chimica. Ai politici chiediamo di non fare i mediatori d’affari, bensì di tutelare la salute della loro gente». Paolo Calvi

 
la Provincia Pavese - 21 ottobre 2006
Discarica, il progetto non scioglie i dubbi
GALLIAVOLA. «La discarica delle ceneri non produrrà biogas e quindi non ci saranno emissioni in atmosfera, ma sia chiaro che nessun impianto di rifiuti presenta un impatto ambientale pari a zero». L’altra sera Massimiliano Il Grande, ricercatore del Politecnico di Milano, è arrivato a Galliavola per tenere una relazione definita «super partes» sull’impianto di stoccaggio delle ceneri del termodistruttore; il progetto era stato presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa. Clima rovente nella sala polifunzionale: presenti i vertici dei comitati ambientalisti di Galliavola e della Lomellina. Alla serata hanno partecipato Loredana Longo, presidente del comitato “Insieme per l’ambiente” di Galliavola, Patrizia Berti e Carlo Alberto Magnani, presidente e vice presidente del comitato “Noi oggi per domani” di Lomello-Valle, Renato Soffritti, consigliere comunale di Parona ed esponente del comitato “Parona Ambiente”, e Leonardo Ciliesa, coordinatore dei Comitati civici. A Galliavola anche Maurizio Donato, consigliere provinciale ed ex sindaco di Mede. L’ingegner Il Grande ha ripercorso la valutazione di impatto ambientale della discarica che dovrebbe sorgere in una cava in via di esaurimento a ridosso del torrente Agogna. «Io e i miei collaboratori del Politecnico controlliamo una ventina di discariche simili in tutta Italia: sono impianti impermeabilizzati e isolati dal sottosuolo e dal suolo - ha spiegato con la proiezione di alcuni lucidi -. Voglio anche ricordare che i controlli possono essere richiesti da un semplice cittadino: se i monitoraggi non appaiono sufficienti, qualsiasi cittadino può chiamarci. Noi arriviamo senza preavviso, presentandoci di fronte all’impianto, perché siamo un organismo autorizzato dallo Stato». Frequenti le interruzioni degli ambientalisti. Magnani ha suggerito: «I terreni argillosi non lasciano passare l’acqua, mentre qui la falda è praticamente affiorante: perché non vanno in Oltrepo a costruire la discarica?». Soffritti si è rivolto direttamente al sindaco Luigi Borlone: «Non dovevate nemmeno permettere che Asm depositasse questo progetto. Sappiamo come va a finire: i politici promettono e poi si dimenticano delle esigenze dei cittadini». Da parte sua, Borlone ha ribadito: «Siamo qui per capire. L’ultima parola spetterà alla popolazione». E poi, incalzato dagli ambientalisti, ha affermato: «Personalmente sono per non accettare l’impianto, ma oggi non mi esprimo. Desidero prima capire se ci sono rischi seri per l’ambiente: per questo vorrei che questi confronti fossero capaci di farci riflettere». L’ingegner Il Grande ha ricordato che sarà necessario asfaltare alcune strade campestri per limitare il grado di polverosità viaria. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 19 ottobre 2006
Caso-ceneri: parla l'esperto del Comune
GALLIAVOLA. Caso ceneri: stasera, alle 21, nella sala polifunzionale parlerà l’ingegner Massimiliano Il Grande. Il giovane esperto di discariche di ceneri, laureatosi al Politecnico di Milano, era presente a Mede, nella Sala Pertini del municipio, alla serata promossa dal comitato “Insieme per l’ambiente”. «Purtroppo, l’ingegnere non poté affrontare con la necessaria serenità il tema della discarica delle ceneri a causa del clima di tensione - spiega il sindaco Luigi Borlone -. Riteniamo che sia nostra responsabilità acquisire la maggiore conoscenza possibile su questo tema per informare i nostri concittadini e arrivare insieme alla decisione più conveniente, sia dal punto di vista del rispetto dell’ambiente sia delle possibilità di sviluppo». Intanto, nel tardo pomeriggio di ieri Asm Vigevano spa ha presentato il progetto della discarica a un gruppo di sindaci del Coordinamento permanente per la tutela del territorio, guidato dal medese Giorgio Guardamagna. (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese — 15 ottobre 2006
In pullman contro la discarica
GALLIAVOLA. Non si placa la tensione fra l’amministrazione comunale e i comitati ambientalisti contrari al progetto di insediare in paese la discarica delle ceneri del termodistruttore. La strategia della giunta guidata dal sindaco Luigi Borlone è incentrata sull’illustrazione degli aspetti tecnici dell’impianto. In particolare, giovedì sera nella sala polifunzionale parlerà l’ingegner Massimiliano Il Grande. Il giovane esperto di discariche di ceneri, laureatosi al Politecnico di Milano, era presente a Mede, nella Sala Pertini del municipio: la serata era stata promossa dal comitato “Insieme per l’ambiente”, che aveva noleggiato anche un pullman per consentire ai cittadini di Galliavola di raggiungere Mede. «Purtroppo quella sera l’ingegnere non ha potuto affrontare con la necessaria serenità il tema della discarica delle ceneri a causa del clima di tensione presente in sala - spiega il sindaco Borlone -. Riteniamo che sia nostra responsabilità acquisire la maggiore conoscenza possibile su questo tema per informare i nostri concittadini e arrivare insieme alla decisione più conveniente, sia dal punto di vista del rispetto dell’ambiente sia delle possibilità di sviluppo». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 14 ottobre 2006
Parona, Consiglio Comunale
PARONA. …omissis…. Polemiche anche sulla mozione proposta da Renato Soffritti (Rifondazione comunista) contro la discarica delle ceneri del termodistruttore che dovrebbe sorgere a Galliavola. Giovedì sera, ancora un consiglio infuocato...omissis... Ora il sindaco Ganzi dovrà convocare il consiglio ancora una volta: per variare lo statuto sarà sufficiente la maggioranza semplice. In giunta dovrebbero entrare Palmarino Di Agostino e Riccardo Ricali. Battaglia anche sulla proposta presentata da Soffritti. «Deciderà la Commissione consultiva comunale sul termovalorizzatore, che tratterà dell’argomento nei prossimi giorni ed esprimerà un parere», ha spiegato il sindaco Ganzi. Contrario a questa soluzione Soffritti: «Il consiglio avrebbe espresso un parere consultivo che non avrebbe vincolato la sovranità decisionale del Comune di Galliavola». Poi Soffritti ha attaccato Di Agostino, Rosato e Ricali: «In passato hanno sostenuto al mio fianco battaglie contro l’inceneritore. Non ritengo corretto che questi consiglieri, per via di un inciucio che ci ha divisi, oggi, quando hanno i numeri per essere determinanti, non sappiano stabilire se la Lomellina ha bisogno di altre discariche». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 14 ottobre 2006
«Discarica, ora ci provano a Galliavola»
MEDE. «Era stato sventato il tentativo di piazzare una discarica a Semiana, ma a distanza di poco tempo ci risiamo. Un altro tentativo di sfruttare il nostro territorio, con le stesse modalità: si prende un Comune piccolo, non abituato a vedere grosse entrate, e lo si incoraggia ad accettare promettendo alla cittadinanza garanzie ambientali assolute e delle nuove strade». Antonio Rossanigo interviene sull’ impianto per le ceneri di Galliavola: il capogruppo della minoranza di centrosinistra ha parlato nell’ultimo consiglio facendo riferimento al progetto abortito di Semiana. «I tempi sono cambiati: ora i cittadini sono abituati a riconoscere i tentativi di sfruttamento improprio del territorio e soprattutto non si lasciano più mettere i piedi in testa, ma si sanno organizzare e fortunatamente sorgono comitati di opinione che gridano il loro no a queste proposte». Rossanigo punta il dito anche contro Asm Vigevano e Lomellina spa, titolare del progetto della discarica nel piccolo centro lomellino. «Ha accusato il comitato di Galliavola di “malafede o di possibili interessi personali”: ma con quale diritto si permette di dire che i cittadini sono in malafede, solo perché hanno il timore di vedere la loro piccola comunità trasformarsi da agricola e tranquilla ad impianto di stoccaggio di ceneri?». Perplessità anche sull’aumento del traffico di mezzi pesanti che attraverserà la Lomellina. «Il comitato è un bene prezioso e occorre appoggiarlo per dire ancora una volta un no a ogni ipotesi di sfruttamento della nostra zona - conclude Rossanigo -. A chi mi dice che da qualche parte bisognerà pure costruire questa discarica, io rispondo: perché la si deve realizzare proprio sul nostro territorio?». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 12 ottobre 2006
«Sulla discarica decide la Regione»
GALLIAVOLA. «Se la Regione dovesse vietare la trasformazione delle cave di ghiaia in discariche di rifiuti, non faremmo altro che adeguarci». Commenta così il vice sindaco, Luciano Ferlenghi, l’ipotesi che il Pirellone blocchi il progetto della discarica delle ceneri del termodistruttore di Parona, che Asm Vigevano e Lomellina spa vorrebbe realizzare a Galliavola. Ribatte il comitato ambientalista “Insieme per l’ambiente”: «Se fosse davvero così, saremmo felici», afferma il presidente Loredana Longo. Tutto parte da un emendamento al Piano cave. Il consigliere regionale Lorenzo Demartini aveva presentato un ’aggiunta in discussione alla commissione VI (Ambiente) della Regione, che in sintesi recita: gli impianti di estrazione di materiale inerte attivi in Lomellina non potranno essere trasformati in discariche. Se l’integrazione fosse votata dal consiglio regionale, il progetto presentato da Asm Vigevano e Lomellina spa al Comune di Galliavola sarebbe destinato a tornare nel cassetto. La maggioranza di centrodestra del Pirellone sembra compatta attorno all’emendamento: le possibilità che sia fatto proprio dall’aula sono alte. Ora le prime reazioni sono contrastanti. L’amministrazione comunale parla per bocca del vice sindaco Ferlenghi. «Abbiamo letto che per ora si tratta solo di un emendamento presentato in commissione - spiega -. Se passerà anche in consiglio regionale e l’area delle risaie non potrà ospitare cave trasformate in impianti di rifiuti, non potremmo che adeguarci». Loredana Longo guida il comitato “Insieme per l’ambiente” che si batte contro il progetto depositato in municipio da Asm Vigevano. «Se la Regione bloccasse questo impianto, saremmo molto contenti», afferma Longo, che venerdì era a Mede per parlare di discarica insieme al professor Federico Valerio e a Demartini. «Dobbiamo ringraziare il sindaco di Galliavola, che, pur non avendoci dato la possibilità di tenere l’incontro nel nostro Comune, ha partecipato alla serata di Mede affermando che, prima di dire l’ultima parola sul progetto, si conformerà alla volontà dei cittadini». In pratica, Demartini ha chiesto che sia inserita una prescrizione per tutti gli Ambiti territoriali di escavazione. Il nuovo Piano regionale dovrebbe escludere la possibilità che le cave siano destinate a discariche di rifiuti, nelle aree dove si coltiva essenzialmente riso. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 11 ottobre 2006
Caso ceneri: Demartini prova l'affondo
MEDE. La discarica delle ceneri progettata a Galliavola potrebbe non vedere mai la luce. Il consigliere regionale Lorenzo Demartini ha presentato un emendamento al Piano cave in discussione alla commissione VI (Ambiente) della Regione Lombardia, che in sintesi recita: gli impianti di estrazione di materiale inerte attivi in Lomellina non potranno essere trasformati in discariche. Se l’integrazione fosse approvata dal consiglio regionale, il progetto presentato da Asm Vigevano e Lomellina al Comune di Galliavola sarebbe destinato a tornare nel cassetto. La maggioranza di centrodestra del Pirellone sembra compatta attorno all’emendamento al Piano cave. Sarebbe un colpo di scena nell’intricata vicenda del progetto di destinare le ceneri del termodistruttore di Parona nella cava in via di dismissione a Galliavola. Paladino del fonte anti-discarica è il leghista medese Demartini, componente della commissione Ambiente del Pirellone. «In pratica, ho chiesto che sia inserita una prescrizione per tutti gli ambiti territoriali di escavazione - spiega Demartini -. Il nuovo piano regionale dovrebbe escludere la possibilità che le cave siano destinate a discariche di rifiuti nelle aree dove si coltiva essenzialmente riso». E’ il caso della Lomellina, che in queste settimane sta assistendo a un duro braccio di ferro tra Asm Vigevano e Lomellina spa, che ha presentato un progetto preliminare per un deposito di ceneri inertizzate nel sito occupato da una cava di sabbia e ghiaia, e politici e ambientalisti contrari all’idea. «Il programma regionale di gestione dei rifiuti, approvato il 27 giugno 2005, esclude la possibilità che nelle aree occupate da risaie si possano costruire impianti legati al trattamento dei rifiuti», aggiunge il leghista Demartini. Ora l’emendamento sarà discusso dalla commissione Ambiente della Regione Lombardia: al massimo fra tre settimane si arriverà al voto. Poi, presumibilmente entro novembre, è previsto il passaggio in consiglio regionale per l’approvazione definitiva del Piano cave. L’eventualità che l’emendamento Demartini sia inserito nel testo finale è alta: in questo caso, Asm Vigevano e Lomellina spa dovrà rivedere il progetto già depositato a Galliavola e, molto probabilmente, ritirarlo. Sembra che il centrodestra sia d’accordo nell’abbracciare l’emendamento presentato del consigliere del Carroccio: il voto compatto della Casa delle libertà spianerebbe la strada al divieto di realizzare impianti di rifiuti in cave, come quella che sorge oggi a Galliavola, a pochi passi dal torrente Agogna. «La mia speranza è che il sindaco di Galliavola scriva la parola fine per questo assurdo progetto prima che il mio emendamento approdi in aula», conclude il consigliere leghista. Comunque decidano a Galliavola, è chiaro che l’emendamento proseguirà il suo iter. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 11 ottobre 2006
Il 19 serata con l'ingegnere «Sarà un confronto tecnico»
GALLIAVOLA. Giovedì 19 ottobre nella sala polifunzionale parlerà l’ingegner Massimiliano Il Grande. Il giovane esperto di discariche di ceneri, laureatosi al Politecnico di Milano, era presente venerdì a Mede, nella sala Pertini del municipio, alla serata promossa dal comitato «Insieme per l’ambiente». «Quella sera l’ingegnere non ha potuto affrontare con la necessaria serenità il tema della discarica delle ceneri, a causa del clima di tensione presente in sala - spiega il sindaco Luigi Borlone -. Lo abbiamo invitato il 19 ottobre a Galliavola proprio per parlare dell’argomento in modo pacato e da un punto di vista tecnico-scientifico». Nei giorni scorsi il Comune ha iniziato l’esame del progetto preliminare del deposito definitivo di prodotti inerti e ceneri inertizzate, in pratica la discarica delle ceneri prodotte dal termodistruttore. «E’ nostra responsabilità acquisire la maggiore conoscenza possibile su questo tema - dice il sindaco - per informare i nostri concittadini e arrivare insieme alla decisione più conveniente, sia dal punto di vista del rispetto dell’ambiente sia delle possibilità di sviluppo».

 
la Provincia Pavese - 08 ottobre 2006
Demartini, un colpo a sorpresa per bloccare il piano-Galliavola

 

MEDE. La discarica di Galliavola potrebbe non sorgere per un emendamento al piano cave presentato dal consigliere regionale.
«Nelle discariche per le ceneri il calore può sfiorare i 90 gradi: sarebbe capace di fondere la membrana che separa le scorie dal terreno e quindi dalla falda acquifera». Federico Valerio, primario di Chimica ambientale all’Istituto dei tumori di Genova, ha lanciato l’allarme di fronte a decine di ambientalisti e di politici. Il variegato fronte che combatte l’ipotesi di realizzare a Galliavola un impianto per le ceneri del termodistruttore si è radunato a Mede. L’altra sera nella sala Pertini del municipio sono arrivati i rappresentanti dei comitati degli ambientalisti. Con loro il consigliere regionale Lorenzo Demartini e il consigliere provinciale Antonio Costantino, entrambi della Lega. Momenti di tensione in sala anche per via della presenza del sindaco di Galliavola, Luigi Borlone. Dopo l’introduzione del sindaco di Mede, Giorgio Guardamagna, Valerio ha criticato il sistema dello stoccaggio delle ceneri. «Questi materiali contengono sostanze tossiche e pericolose, a partire dai metalli pesanti fino ai microinquinanti - ha spiegato -. Bene fanno in Germania, dove le ceneri sono stoccate nelle ex miniere di salgemma, che impediscono qualsiasi contaminazione del terreno circostante». Pesanti perplessità anche sull’idea di incenerire i rifiuti solidi urbani: «Ormai l’idea di realizzare termodistruttori non è più attuale, come sostengono anche autorevoli quotidiani degli Stati Uniti. Gli inceneritori sono ormai una tecnologia superata: esistono sistemi assolutamente biologici per smaltire i nostri rifiuti solidi, che per il 60% sono composti da materiale biodegradabile. Solo con il sistema di raccolta porta a porta si risparmierebbero molti soldi». Molto critico anche Demartini: «Mi chiedo ancora perché stiamo pagando scelte deleterie del passato. La tariffa di smaltimento applicata in Lomellina è molto più alta di quella del Milanese. Il termodistruttore di Parona è costretto a bruciare sempre più rifiuti per essere competitivo sul mercato: non per nulla in Regione sta già circolando la voce di una terza linea di combustione per l’impianto di Lomellina Energia». Critiche anche da parte di Leonardo Ciliesa (Comitati civici) e di Renato Soffritti (Parona Ambiente), che hanno fatto riferimento a Cogeme spa, la società bresciana che controlla Lomellina Energia: «Si tengano le ceneri lomelline nelle colline della Franciacorta». Da parte sua, il sindaco di Galliavola è intervenuto per ribadire che la sua giunta non ha ancora espresso un parere sull’impianto delle ceneri: «Vorrei che si aprisse un dibattito sereno». Giovedì 19 a Galliavola parlerà l’ingegner Il Migliore. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 05 ottobre 2006
Caso-ceneri, domani riunione a Mede
MEDE. Domani il comitato “Insieme per l’ambiente” di Galliavola chiama a raccolta gli ambientalisti anti-discarica delle ceneri. Alle 21 nella sala Pertini del municipio di Mede interverranno Federico Valerio, primario di Chimica ambientale all’Istituto tumori di Genova, il consigliere regionale Lorenzo Demartini e il consigliere provinciale Antonio Costantino. Il comitato presieduto da Loredana Longo metterà a disposizione un autobus gratuito che partirà alle 20.30 dalla piazza di Galliavola, con destinazione Mede. «Gli esperti e i politici illustreranno alla popolazione il problema relativo alla pericolosità delle ceneri, che dovrebbero trovare posto nell’eventuale discarica di Galliavola - spiega Loredana Longo -. Cogliamo l’occasione per invitare l’amministrazione di Galliavola e Asm Vigevano e Lomellina spa, azienda di cui noi non abbiamo mai messo in dubbio la serietà, ma che ci ha criticato. Comune e Asm potrebbero intervenire con loro rappresentanti per contribuire a una corretta informazione». Infine, una replica ai vertici di Asm Vigevano: «Ricordiamo a tutti che i nostri unici “interessi personali” sono la salute dei cittadini e delle generazioni future». La serata è organizzata con il comitato “Noi oggi per domani” di Lomello-Valle, il comitato “Parona ambiente” e il Coordinamento dei comitati civici della Lomellina. (u.d.a.)
 
 
la Provincia Pavese - 03 ottobre 2006
Discarica, dibattito ad alta tensione
GALLIAVOLA. «Questa discarica sarà un fiore all’occhiello per l’impatto ambientale, quasi pari allo zero. Inoltre, i cittadini avranno un’opportunità occupazionale in più». Qaundo Claudio Tedesi, direttore generale di Asm Vigevano e Lomellina spa, ha illustrato l’impianto di stoccaggio delle ceneri del termodistruttore, in Comune la tensione era alta. Il fronte degli avversari era guidato da Loredana Longo, presidente del comitato “Insieme per l’ambiente”, dall’ex sindaco Goggi e da Roberto Gaggianesi. Presenti anche i sindaci di Pieve del Cairo, Luigi Rossanigo, e di Villa Biscossi, Rino Vigano. Si sono sprecati i battibecchi fra i cittadini anti-discarica, con il sindaco Luigi Borlone, il vice sindaco Maria Antonietta Franzinu e gli altri consiglieri. Tedesi è arrivato a Galliavola per spiegare che si tratta solo di uno studio di fattibilità: «Non abbiamo ancora parlato di contropartite economiche per il Comune. Possiamo anticipare che il sito individuato, un’ex cava di materiali inerti, avrà una superficie di 210mila metri quadrati: l’impianto, se costruito, avrà una vita di 10 o 12 anni al massimo». Numerose le proteste e le richieste di chiarimento avanzate dal pubblico. «Perché siete venuti proprio a Galliavola? Ci sono altri comuni in Lomellina, ma avete deciso di insediare qui un impianto che mette a rischio la nostra salute e l’ambiente», hanno chiesto da più parti. «Avevamo avviato un’indagine su più aree: questa era la migliore per via della cava di inerti già presente», ha spiegato Tedesi. Per il momento, il progetto è ancora alle battute preliminari: «Proseguiremo solo quando avremo il via libera del Comune. Anche perché servono 100mila euro per il progetto definitivo e altri 100mila per la valutazione di impatto ambientale». Fortissime perplessità da parte dei cittadini: «Il nostro è un comune a economia agricola. Inoltre, si vuole trasformare l’antico stallone in una serie di appartamenti: chi mai li comprerà?». Il contraddittorio è proseguito anche alla fine della presentazione del progetto. Venerdì sera, gli ambientalisti organizzano un dibattito a Mede. (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 29 settembre 2006
«Ceneri, no alla discarica»
PARONA.Sulla progettata discarica delle ceneri di Galliavola, Renato Soffritti ha presentato una proposta di delibera consiliare: «Chiedo che il consiglio comunale esprima contrarietà al progetto, in quanto il raddoppio dell’inceneritore non serviva per le esigenze della nostra zona ed è stato autorizzato malgrado il parere contrario della Provincia. Si invita, pertanto, chi si è preso questa responsabilità a risolvere il problema del conferimento ceneri altrove, ma non nella Lomellina». Secondo il consigliere di minoranza «sarebbe opportuno prevenire altri insediamenti garantendo una zona di protezione poiché paesi come Parona Sannazzaro, Valle, Lomello, Ferrera e altri sono collocati nella Pianura padana, zona ad alto rischio ambientale». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 28 settembre 2006
Discarica, Demartini minaccia querele

 

GALLIAVOLA. «Incaricherò un avvocato, a mie spese, affinché valuti le parole scritte nella lettera inviata da Asm Vigevano ai cittadini di Galliavola: se ci sono gli estremi, inviterò il comitato “Insieme per l’ambiente” a presentare una querela per diffamazione». Il consigliere regionale della Lega Nord, Lorenzo Demartini, si rifà al passaggio in cui l’azienda parla di «malafede o possibili interessi personali nascosti dietro a un “comitato”, che invece dovrebbe tutelare la cittadinanza». Demartini se la prende con Dario Invernizzi, presidente di Asm Vigevano e Lomellina, e Rosario Riccio Mandoliti, presidente di Asm-Isa: «Non sono più credibili. Inviano i loro tecnici a presentare il progetto ai cittadini». Da tempo critico verso l’azienda ducale, il medese Demartini prende posizione in modo netto promettendo di mettere a disposizione un legale. «Il comitato deve esaminare con attenzione il testo della lettera inviata da Asm Vigevano: se il legale riscontrerà estremi per la denuncia, invito i cittadini di Galliavola a ricorrere alle vie legali - commenta Demartini -. Ormai sulla questione del progettato impianto delle ceneri del termodistruttore i vertici di Asm Vigevano e lo stesso sindaco di Galliavola, Luigi Borlone, non sanno più cosa fare. Il Comune sta cercando di addolcire la pillola come meglio può, ma i cittadini hanno capito che si tratta di un progetto a rischio». Ancora questa sera l’amministrazione comunale ha organizzato un altro incontro fra i tecnici di Asm Vigevano e un gruppo di cittadini: a quello di oggi faranno seguito altri faccia a faccia. Mosse che Demartini ritiene «strumentali». «Mi risulta che il comitato abbia richiesto la sala polifunzionale per il tardo pomeriggio di venerdì 6 ottobre, ma che la giunta ne abbia negato l’utilizzo adducendo che lo spazio era già occupato per questi incontri dell’Asm - aggiunge -. Credo che Asm e Comune di Galliavola debbano assumere una posizione più equilibrata: è chiaro che i funzionari dell’azienda spediti a Galliavola a parlare del progetto sono di parte, non potranno mai essere obiettivi». Critiche anche a Mandoliti, presidente della costola di Asm Vigevano che si occupa di servizi ambientali. «Da una parte, ha spinto il Clir ad acquistare quote di Lomellina Energia, la società che gestisce il termo, dall’altra ha voluto con forza il raddoppio dell’inceneritore di Parona - conclude Demartini -. Ora il cerchio si chiude con l’impianto di stoccaggio delle ceneri nel piccolo Comune di Galliavola, a pochi metri dal torrente Agogna». La battaglia sarà ancora lunga. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 27 settembre 2006
«Soltanto critiche infondate»
GALLIAVOLA. «Ci risulta che il comitato non ha mai chiesto né al Comune né ad Asm-Isa di visionare il progetto: questo conferma la malafede o possibili interessi personali nascosti dietro a un “comitato”, che invece dovrebbe tutelare la cittadinanza». Asm Vigevano e Asm-Isa accusano il comitato “Insieme per l’ambiente” di «strumentalizzazioni per carpire la buona fede dei cittadini». L’obiettivo del comitato, secondo Asm Vigevano, è solo quello di «ottenere le firme dei cittadini» contro la discarica delle ceneri. Nei giorni scorsi Dario Invernizzi, presidente di Asm Vigevano e Lomellina spa, e Rosario Riccio Mandoliti, presidente di Asm-Isa spa, hanno inviato un comunicato ai cittadini di Galliavola attraverso l’amministrazione comunale. Il tema è sempre il progettato impianto di stoccaggio delle ceneri del termodistruttore di Parona. Nella lettera si utilizzano toni molto determinati: Invernizzi e Mandoliti iniziano ricordando che Asm Vigevano gestisce il ciclo idrico (acquedotto, fognatura e depurazione) di Galliavola da più di cinque anni. Poi, i vertici dell’ex municipalizzata passano a spiegare che la preventivata discarica è «un impianto con impatto ambientale nullo, senza possibilità di inquinare, senza puzze e senza polveri». Nessun problema amache per l’impatto sulla viabilità: «I camion per il trasporto non attraverseranno il centro abitato di Galliavola e dei paesi vicini»; anche il numero degli automezzi non sarà superiore a quello che oggi accede alla cava di inerti situata a pochi passi dal torrente Agogna. L’arrivo dell’impianto di stoccaggio garantirebbe un potenziamento dell’assetto viabilistico locale, che «sarà migliorato e ampliato per ottimizzare i collegamenti che sono il presupposto per lo sviluppo della comunità». Dopo le strade, l’ambiente: qui Asm Vigevano si scaglia contro «il cosiddetto comitato», presieduto da Loredana Longo. «Asm, società pubblica, intende per prima tutelare l’ambiente e il territorio, con particolare attenzione alle acque superficiali e alle falde, visto che la sua principale attività è la fornitura di acqua potabile ai cittadini - scrivono Invernizzi e Mandoliti -. Quindi, non è corretto quanto espresso nel volantino distribuito dal cosiddetto comitato: la finalità di Asm è finalizzata non all’interesse economico, ma alla gestione dei servizi nell’interesse dei cittadini». L’azienda ducale avrebbe agito «in buona fede»: «Rilevante è il fatto che abbiamo chiesto all’amministrazione comunale di illustrare il progetto a tutti i cittadini con la massima trasparenza e obiettività». Già ieri sera il Comune ha invitato un primo gruppo di cittadini nella sala polifunzionale e un secondo si presenterà domani sera. Il clima in paese è molto acceso, anche in considerazione dei toni utilizzati da Asm Vigevano nella lettera inviata ai circa 200 galliavolesi. «Quanto contenuto nel volantino è stato strumentalizzato per carpire la buona fede dei cittadini e ottenere le loro firme - concludono Asm Vigevano e Asm-Isa -. Ci risulta che il comitato non ha mai chiesto né al Comune né ad Asm-Isa spa di visionare il progetto e questo conferma la malafede o possibili interessi nascosti dietro a un comitato, che invece dovrebbe tutelare la cittadinanza». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 27 settembre 2006
«Il nostro unico interesse è tutelare la salute dei cittadini»
GALLIAVOLA. «I nostri unici e fondamentali interessi personali sono la salute nostra e delle generazioni future, oltre alla tutela del territorio». Replica così Loredana Longo, presidente del comitato “Insieme per l’ambiente” di Galliavola, alla lettera aperta di Asm Vigevano e Lomellina spa distribuita a tutti i cittadini. Con Loredana Longo si schiera anche Patrizia Berti, presidente del comitato “Noi oggi per domani” di Lomello-Valle, che ha organizzato un incontro pubblico a Mede. «Invito tutti i lomellini all’appuntamento di venerdì 6 ottobre, nella Sala Pertini del municipio di Mede: noi e gli altri comitati civici e ambientalisti della Lomellina abbiamo chiamato due professori per far capire la pericolosità di impianti come quello progettato a Galliavola - spiega Patrizia Berti -. Ribadisco, con Loredana Longo, che il nostro unico interesse personale è la salvaguardia della salute umana». A Mede parleranno Federico Valerio, primario di Chimica ambientale all’Istituto dei tumori di Genova, ed Ermenegildo Zecca, docente di Igiene ambientale alla facoltà di Chirurgia e Medicina dell’Università di Pavia. Con loro anche i rappresentanti dei comitati attivi in Lomellina: “Lomello-Valle”, sorto per contrastare i due gassificatori autorizzati alla Riso Ticino di Lomello e alla Curti Riso di Valle, “Parona Ambiente”, rappresentato dal paronese Renato Soffritti, e il Coordinamento dei comitati civici, guidato dal vigevanese Leonardo Ciliesa. Senza dimenticare il comitato “Insieme per l’ambiente” di Galliavola. «Asm Vigevano ci ha accusato ingiustamente: replicheremo a breve dopo aver valutato la lettera spedita ai cittadini del mio Comune», commenta Loredana Longo, che insieme ad altri galliavolesi ha già raccolto più di 100 firme anti-discarica delle ceneri. (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 26 settembre 2006
In consiglio la discarica delle ceneri
MEDE. Oltre all’ordine del giorno di solidarietà con il papa, nella seduta convocata giovedì, il consiglio comunale dovrà esprimersi pure sul preventivato impianto di stoccaggio delle ceneri che dovrebbe sorgere nel territorio del vicino comune di Galliavola. Anche su questo possibile insediamento, infatti, il gruppo consiliare di maggioranza ha presentato un suo ordine del giorno. Inoltre il consiglio comunale sarà chiamato a prendere atto dell’avvenuta costituzione delle commissioni consiliari permanenti. Altro argomento, la salvaguardia degli equilibri di bilancio e la ricognizione dello stato di attuazione dei programmi per l’anno 2006.

 
la Provincia Pavese - 24 settembre 2006
La discarica scopre le carte
GALLIAVOLA. Il progetto dell’impianto per lo smaltimento delle ceneri del termodistruttore è stato presentato al consiglio comunale. L’altra sera il sindaco Luigi Borlone ha presentato l’ingegner Claudio Tedesi, direttore generale di Asm Vigevano e Lomellina spa, la società che vorrebbe stoccare i residui dell’incenerimento dei rifiuti in un’ex cava a pochi metri dal torrente Agogna. «Non c’è pericolo per l’ambiente: inoltre, i cittadini di Galliavola avranno una corsia preferenziale per l’assunzione nel nuovo impianto», ha garantito Tedesi. Al momento di presentare il progetto alcuni ambientalisti locali, con altri dei comitati di Parona e di Valle-Lomello, sono stati invitati a uscire dall’aula consiliare. L’ultimo punto all’ordine del giorno prevedeva la consegna del progetto ai consiglieri comunali. Il sindaco ha fatto entrare Tedesi e ha invitato i comitati ambientalisti ad abbandonare l’aula. «Prima vorremmo che il progetto sia illustrato ai cittadini di Galliavola, che saranno chiamati in municipio in vari gruppi a partire da martedì - spiega Borlone -. Ribadisco per l’ennesima volta che il Comune non si è ancora espresso: chiameremo alcuni tecnici ed esperti, anche dell’Università di Pavia, per capire meglio di che cosa si tratta. Respingo con forza anche le accuse di “leggerezza”. La giunta è molto attenta alla salute dei cittadini e alla tutela dell’ambiente». In consiglio comunale Tedesi ha ripercorso i punti principali del progetto di fronte alla maggioranza e all’opposizione, composta dall’ex sindaco Giovanni Broglia, Giovanni Longo e Carlo Carrera. «Non abbiamo voluto escludere i comitati ambientalisti, ma ribadisco che prima deve essere informata la popolazione di Galliavola, poi il resto della Lomellina - aggiunge Borlone -. Per questo motivo la giunta ha organizzato una serie di incontri fra la cittadinanza e i tecnici di Asm Vigevano, che saranno nella nostra sala polifunzionale anche giovedì e poi nella prima settimana di ottobre». Il clima si è acceso dopo che a Galliavola è sorto un comitato anti-discarica, che ha già raccolto più di 100 firme e che venerdì sera era presente in aula. Il neonato gruppo di cittadini che si batte contro il progettato impianto è presieduto da Loredana Longo. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 21 settembre 2006
«Basta con inceneritori e discariche»
LOMELLO. Il Coordinamento dei comitati spontanei civici della Lomellina va all’attacco degli inceneritori e delle discariche di ceneri con chiaro riferimento a Parona ed all’ipotesi della discarica di Galliavola. In modo corale asseriscono: «L’Asm di Vigevano ed il sindaco di Galliavola devono sapere che bruciare rifiuti è irresponsabile perché l’incenerimento non distrugge, ma trasforma. Il sindaco di Galliavola dev’essere a conoscenza che in una discarica di tipo speciale finiscono ceneri residue». Ceneri residue che, secondo la valutazione dei comitati ambientalisti, sono «pari, in peso, al 30 per cento dei rifiuti bruciati: per ogni tonnellata di rifiuti, tre quintali di ceneri possono dunque finire nel terreno di Galliavola». Il riferimento dei Comitati va poi ai residui: «Nelle combustioni si producono composti mai identificati dei quali si ignorano gli effetti sulla salute. Si ricordino la i metalli pesanti, le diossine cancerogene, i furani. E poi vanno valutati anche gli alti costi di gestione di tali impianti; per questo sono alternativi alla raccolta differenziata in quanto devono bruciare grandi quantità di rifiuti per coprire gli alti costi fissi di gestione». Con il loro documento il Coordinamento lomellino dei comitati ambientali stigmatizza anche la «leggerezza con cui i pubblici amministratori, tra questi anche quelli di Galliavola, che svendono salute ed ambiente in cambio di qualche euro da investire in aree che si fanno comunque sempre più depresse, se non altro per la presenza ormai conclamata di aziende a rischio, discariche, cave, gassificatori...». La nota unitaria aggiunge successivamente: «Qualsiasi territorio trasformato in discarica per ceneri, anche se rispettosa delle leggi in materia, crea un danno ambientale difficilmente riparabile. Il settore pubblico si è accollato gran parte dei rischi e quello privato gran parte dei benefici costruendo i termovalorizzatori». Ed infine: «Gli enti pubblici hanno fornito finanziamenti copiosi e le società private hanno garantito il massimo interessamento per amore del business. Ma il conto economico e sanitario per i cittadini è fuori limite: i contribuenti sborsano ben oltre il costo reale dei loro rifiuti e, come nel caso di Galliavola, Lomello, Valle, Sannazzaro e Parona rischiano in anche termini di salute». Una presa di posizione che riconferma l’assoluta contrarietà dei comitati a questo genere di impianti. Paolo Calvi

 
la Provincia Pavese - 17 settembre 2006
Termo: seconda linea attiva nel 2007
PARONA.«L’attivazione della seconda linea di combustione del termodistruttore, prevista per l’autunno 2007, prevede lo smaltimento di circa 8mila tonnellate di ceneri l’anno che, aggiunte alle attuali 11.500, danno un totale annuo complessivo non superiore a 20mila tonnellate. L’incremento non stravolge l’attuale quadro di smaltimento delle ceneri». Nuovo capitolo per la vicenda delle ceneri prodotte dall’impianto di Lomellina Energia, controllata dal gruppo bresciano Cogeme spa. Sotto accusa le dichiarazioni rilasciate dal consigliere regionale Lorenzo Demartini, che peraltro non è mai citato dal comunicato di Cogeme: «Ogni notizia diffusa su presunti e incredibili quantitativi annui di ceneri prodotti dal nostro impianto, addirittura 100mila tonnellate, è da ritenersi priva di fondamento». Il dibattito sulle scorie prodotte dall’impianto paronese è molto vivace: come noto, nei giorni scorsi Asm-Isa spa, controllata da Asm Vigevano e Lomellina spa, ha presentato un progetto per lo stoccaggio delle ceneri a Galliavola, in una cava di inerti in via di esaurimento. Ora il gruppo bresciano Cogeme spa rende nota la sua posizione. «Nelle scorse settimane la stampa ha diffuso articoli e interviste sul procedimento di valutazione avviato da Asm-Isa per l’individuazione di un deposito di ceneri, finalizzato a recuperare i residui del termovalorizzatore di Parona, di proprietà di Lomellina Energia srl - scrive -. Dal momento che sono state pubblicate notizie non precise e, in certi casi, non corrispondenti in alcun modo alla realtà dei fatti, precisiamo che l’attuale impianto di termovalorizzazione, una sola linea di combustione, smaltisce ogni anno circa 11.500 tonnellate di ceneri». Inoltre, da Rovato, il centro bresciano dove ha sede, Cogeme conferma che «lo smaltimento è sempre avvenuto in modo conforme alle norme vigenti in siti italiani o esteri autorizzati». Dal canto suo Lomellina Energia sta verificando l’opportunità di forme alternative rispetto allo smaltimento in discarica, tra cui il conferimento delle ceneri a ditte specializzate: «In ogni caso, la nostra società è attenta a considerare progetti di siti idonei allo smaltimento delle ceneri, con l’obiettivo di ridurre i costi e gli impatti riferiti alla fase di trasporto, nell’ambito della programmazione istituzionale e di concerto con le comunità locali». Cogeme, inoltre, non ritiene di «forzare il ruolo degli enti istituzionali»: «Su un tema così delicato per la popolazione e per l’ambiente del territorio lomellino vogliamo garantire un’informazione trasparente». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 16 settembre 2006
I comitati civici contrari al progetto
GALLIAVOLA. «Oggi esistono studi che avversano l’incenerimento dei rifiuti, ma in Lomellina nascono discariche come quella di Albonese e la prossima di Galliavola: in seguito al raddoppio del termodistruttore di Parona il residuo supererà il conferimento». Renato Soffritti ha ribadito le perplessità delle politiche dei rifiuti in un recente incontro svoltosi a Novara: il consigliere comunale era presente come portavoce dei Comitati civici della Lomellina. «Gli ambientalisti piemontesi hanno spiegato le ragioni della contrarietà all’incenerimento e io, a mia volta, ho illustrato le avversità di partiti politici e di comitati ambientalisti alle progettate discariche per le ceneri - commenta Soffritti -. Secondo una legge fisica nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma: pertanto gli inceneritori rispettano sicuramente i limiti di emissione, ma quali saranno le conseguenze nel tempo di quel quantitativo di nanopolveri che respiriamo di continuo?». Soffritti è in prima linea contro la discarica progettata da Asm Vigevano e Lomellina spa. (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 15 settembre 2006
Più di cento firme contro le ceneri
GALLIAVOLA. Il comitato anti-discarica delle ceneri ha raccolto più di 100 firme: lo comunica Loredana Longo, presidente del gruppo di cittadini che si batte contro il progettato impianto per lo smaltimento delle ceneri paronesi. Il comitato è appoggiato anche dai consiglieri di minoranza Giovanni Broglia, Giovanni Longo e Matteo Secri e dall’ex sindaco Stefano Goggi. Sostegno anche da parte di vari gruppi ambientalisti lomellini. Il comitato ha iniziato la raccolta di firme da pochi giorni. «Io e Goggi abbiamo girato casa per casa presentando il volantino che abbiamo diffuso e chiedendo una firma per contrastare un’idea che non condividiamo», spiega la giovane Loredana Longo. Il progetto depositato in municipio sarà presto visionato dal gruppo anti-discarica. «Noi non siamo competenti in materia, ma ci affideremo a professionisti seri che dovranno illustrarci questo progetto in modo comprensibile - aggiunge il presidente del Comitato contro la discarica delle ceneri -. Vorremmo capire se questi materiali saranno realmente pericolosi per la salute e per il nostro territorio». Da quando Asm Vigevano e Lomellina spa ha comunicato di aver individuato un’area a ridosso del torrente Agogna il clima politico si è surriscaldato. Ieri pomeriggio il direttore generale di Asm Vigevano, Claudio Tedesi, ha illustrato il progetto, anche proiettando una serie di “lucidi”, ai 15 Comuni lomellini soci dell’azienda ducale. Il paese di 200 abitanti sembra però spaccato a metà: il comitato è già riuscito a ottenere più di 100 firme. «Coinvolgeremo anche le persone non residenti, che possiedono una seconda casa a Galliavola», specifica Loredana Longo, che ha contattato personalmente decine di cittadini insieme all’ex sindaco Goggi. «Una comunità incapace di difendere il proprio ambiente è una comunità priva di dignità e senso di appartenenza perché il degrado ambientale è prima di tutto degrado culturale e sociale. La Lomellina e Galliavola sono le discariche dell’Italia intera - si legge nel volantino diffuso in paese -. Non vogliamo che le acque del torrente Agogna e le nostre coltivazioni corrano il rischio di essere contaminate. Non serve a nulla raddoppiare la capacità dell’inceneritore di Parona se poi dobbiamo aprire una discarica per smaltire le sue ceneri». Un appoggio al comitato di Galliavola è garantito anche dal comitato “Noi oggi per domani” di Valle e Lomello, dal comitato Parona Ambiente e dal Coordinamento dei comitati civici della Lomellina. (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 13 settembre 2006
Il sindaco: «Disponibili ai chiarimenti e nulla è stato deciso»
GALLIAVOLA. «Abbiamo troppo rispetto per i nostri concittadini e le loro famiglie per non sapere che, se ben informati, sapranno prendere la decisione migliore per il futuro di Galliavola». Il sindaco Luigi Borlone e la giunta commentano così il volantino anti-impianto diffuso dai cittadini. Inoltre, il Comune informa che il plico depositato da Asm Vigevano e Lomellina spa può essere visionato all’interno degli uffici comunali: «Diamo la disponibilità per fornire i chiarimenti di nostra competenza». Il Comune ha iniziato l’esame del progetto preliminare del «deposito definitivo di prodotti inerti e ceneri inertizzate (rifiuti non pericolosi)». In pratica, la discarica delle ceneri prodotte dal termodistruttore. «Abbiamo recepito la proposta presentata da Asm Vigevano e ne abbiamo iniziato lo studio - commenta Borlone -. Ci siamo preoccupati di acquisire tutte le normative e i parametri tecnici relativi alla tipologia dei rifiuti che dovrebbero trovare collocazione definitiva a Galliavola. Riteniamo che sia nostra responsabilità acquisire la maggiore conoscenza possibile su questo tema per informare i nostri concittadini e arrivare insieme alla decisione più conveniente sia dal punto di vista del rispetto dell’ambiente sia delle possibilità di sviluppo». Il sindaco replica anche alle critiche di questi giorni: «Ci sembra indispensabile che, a fronte di informazioni assolutamente scorrette e gravemente lacunose che circolano sempre in simili situazioni, i cittadini apprendano dalla fonte diretta, cioè il proponente, i contenuti del progetto preliminare. Per questo motivo stiamo preparando una serie di incontri conoscitivi, in cui la proposta sarà spiegata attraverso un confronto serrato sugli argomenti che suscitano in tutti noi dei dubbi. Vogliamo arrivare a una decisione serena». (u.d.a.)

 
la Provincia Pavese - 13 settembre 2006
I cittadini contro la discarica
GALLIAVOLA. Un comitato di cittadini si mobilita contro la discarica delle ceneri. «Nessuno potrà dirci con certezza che cosa diventeranno con il passare degli anni queste ceneri pericolose e mai analizzate - si legge nel volantino diffuso in paese - . Chiediamo ai nostri politici di non fare i mediatori d’affari, ma di tutelare la salute nostra e delle generazioni che verranno». Nei giorni scorsi è iniziata anche una raccolta di firme, appoggiata dal comitato «Noi oggi per domani» di Lomello e Valle, dal comitato Parona Ambiente e dal Coordinamento dei comitati civici lomellini. Da quando Asm Vigevano e Lomellina spa ha comunicato di aver individuato un’area a ridosso del torrente Agogna, il clima politico si è infuocato. Proprio oggi pomeriggio i 15 Comuni lomellini soci di Asm si incontreranno per parlare della discarica delle ceneri e di altri argomenti legati al ciclo dei rifiuti. Intanto a Galliavola sono entrati in azione i cittadini che si oppongono all’ipotesi di accogliere un impianto per stoccare le ceneri del termodistruttore lungo l’Agogna, nel sito di una cava di ghiaia in via di chiusura. Nel piccolo Comune lomellino è nato un Comitato contro la discarica delle ceneri: il volantino non reca alcuna firma, ma i contenuti del testo sono chiari. «Una comunità incapace di difendere il proprio ambiente è una comunità priva di dignità e senso di appartenenza perché il degrado ambientale è prima di tutto degrado culturale e sociale - si legge -. La Lomellina e Galliavola sono le discariche dell’Italia intera». Il comitato boccia in diversi punti l’impianto previsto da Asm Vigevano spa: «Non vogliamo che le acque del torrente Agogna e le nostre coltivazioni corrano il rischio di essere contaminate. Non serve a nulla raddoppiare la capacità dell’inceneritore di Parona se poi dobbiamo aprire una discarica per smaltire le sue ceneri». Claudio Tedesi, direttore generale di Asm, ha spiegato sulla Provincia pavese che le ceneri saranno mischiate al cemento e, come tali, non potranno disperdersi, ma gli ambientalisti temono che non basti a difendere la falda. Nel volantino viene ripreso anche il tema del raddoppio del termovalorizzatore paronese, che dal 2007 potrà bruciare 380mila tonnellate di rifiuti l’anno: «Gli scarti generati dall’inceneritore superano il totale dei rifiuti prodotti da Vigevano, Voghera e dalla Lomellina intera». Critiche anche verso gli impianti produttivi considerati a rischio: «Alcuni processi di produzione localizzati a Sannazzaro, Mezzana Bigli, Lomello e Valle sono responsabili dell’emissione nell’atmosfera di una serie di sostanze nocive alla salute umana, seppure nei limiti di legge». Nei giorni scorsi, Renato Soffritti, rappresentante del comitato Parona Ambiente, e Leonardo Ciliesa, esponente dei Comitati civici della Lomellina, hanno visitato Galliavola. Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 10 settembre 2006
«Sulle ceneri l'Asm sbaglia»
MEDE. «Asm Vigevano sta portando avanti operazioni discutibili come la discarica delle ceneri del termodistruttore. Lo vado denunciando da tempo: gli utili di Asm Vigevano sono calati di netto e ora vuole fermare la parabola discendente con il nuovo impianto di Galliavola». Il consigliere regionale Lorenzo Demartini (Lega Nord) accusa l’azienda ducale snocciolando una serie di cifre. «I suoi utili sono diminuiti di 890mila euro nel giro di un anno. Non può svendere il nostro territorio». Demartini, l’ingegner Claudio Tedesi, direttore generale di Asm Vigevano e Lomellina spa, ha difeso il progetto della discarica. E’ d’accordo? «Per nulla. Le dichiarazioni di Tedesi fanno pensare a una mano politica che lo ha guidato. Da due anni chiedo l’istituzione di un tavolo politico per lo sviluppo della Lomellina: la risposta è la guerra di Asm Vigevano al territorio lomellino. Devo pensare che Tedesi non abbia a cuore la nostra zona». Lei ha richiesto i bilanci di Asm Vigevano spa. Che cosa ne ha dedotto? «Cifre negative. In media dal 1996 al 2000 Asm ha prodotto utili per un milione e mezzo di euro l’anno. Nel bilancio 2005 leggo che gli utili sono scesi a 399mila: è tutto nero su bianco. Qual è la causa? Una serie di operazioni sbagliate, che ora si vorrebbero far pagare alla Lomellina». Quali mosse di Asm Vigevano non approva? «Innanzi tutto, la vendita di gran parte del gioiello di famiglia, Asm Energia, a Italcogim Vendite spa. Oggi Asm Energia è una società partecipata al 60% da Asm Vigevano e Lomellina spa e al 40% da Itacolgim. Poi, non approvo l’accordo secondo cui Vigevano acquista il gas da Italcogim Trading, altra società del gruppo Italcogim. Ricordo che su questa operazione il Comune di Mortara ha un contenzioso con Vigevano». Quindi le sue perplessità sono su Asm Energia. «Certamente, ma questa non è che una parte della politica industriale di Asm Vigevano che respingo. Nel 2003 Asm Energia produceva un utile di 880mila euro, che un anno dopo scendevano a soli 360mila. Io chiedo che la società vigevanese non svenda il territorio della Lomellina». Passiamo alla progettata discarica di Galliavola. Che cose ne pensa? «Penso che la costruzione di questo impianto all’interno della nostra zona comporterà un risparmio per ogni contribuente lomellino di 2-3 euro l’anno. Giudichi lei se le sembra un’operazione economicamente valida. La riduzione della bolletta dei rifiuti solidi urbani sarebbe impercettibile per ogni cittadino della Lomellina». Che cosa prevedeva la convenzione stipulata fra Lomellina Energia, società che gestisce il termodistruttore di Parona, e il Clir, il consorzio dei rifiuti lomellino oggi divenuto società per azioni? «Nel 1998 Lomellina Energia si era impegnata a smaltire le ceneri del termovalorizzatore, non importa dove: il luogo era ininfluente. Oggi, però, le cose cambiano. L’operazione Galliavola è indispensabile perché Lomellina Energia deve ragionare su due caldaie, dopo il raddoppio dell’impianto autorizzato da un funzionario regionale». Si spieghi meglio. «La società Lomellina Energia ha bisogno di un impianto per rimanere competitiva sul mercato dei rifiuti. Non si deve dimenticare che nell’estate di due anni fa Asm Vigevano spa acquistò il 20% del capitale azionario di Lomellina Energia. E oggi Asm Vigevano ha lanciato l’idea di realizzare l’impianto delle ceneri a Galliavola». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 02 settembre 2006
«La discarica? E' sicura e farà risparmiare»
VIGEVANO. «Sono un tecnico e non tocca a me decidere se fare o no la discarica di Galliavola, ma gli amministratori devono sapere come stanno le cose. La verità è che le ceneri inertizzate non sono pericolose per l’ambiente e smaltire quelle dell’inceneritore a Galliavola invece che in Germania, porterà a un risparmio per i cittadini»: l’ingegner Claudio Tedesi, direttore generale di Asm Vigevano e Lomellina spa, interviene «per fare chiarezza» nel dibattito sulla discarica di Galliavola. «Sarà un impianto utile e a impatto nullo - spiega - ben diverso dall’impatto del polo di Sannazzaro e Ferrera». Ingegnere, cosa pensa dei tanti commenti sull’ipotesi discarica a Galliavola? «Agli amministratori e ai politici dico di lasciare da parte l’emotività e analizzare i fatti, che mi sembrano siano stati travisati». Si spieghi. «Partiamo dal cosiddetto “colpo di mano ferragostano”. Chi ne ha parlato non conosce le procedure. Qui non basta una semplice concessione edilizia o una Dia, che in virtù del “silenzio assenso” porta all’ok automatico ai lavori dopo 30 giorni. Noi abbiamo presentato al Comune di Galliavola solo uno studio di fattibilità, ma non ancora la domanda di autorizzazione». Cosa manca per l’ok? «Servono uno studio di impatto ambientale e un progetto esecutivo dell’impianto, che non sono ancora stati redatti. Anche perché costano in totale circa 100mila euro. Non si spende una cifra così se non sei sicuro di partire». Quanto tempo ci vorrà? «Se Asm Isa decidesse domani, impiegherebbe circa quattro mesi per la redazione dei documenti tecnici e quindi potrebbe protocollare la richiesta intorno a dicembre-gennaio. L’esame dei documenti da parte di Regione, Provincia e Arpa richiederà tra 6 e 12 mesi e quindi l’eventuale autorizzazione potrà arrivare solo tra un anno». Un progetto però già l’avete in mente, o no? «Proponiamo la realizzazione di un deposito definitivo, che è il nome tecnico della discarica, per rifiuti non pericolosi: gli inerti che derivano dalle demolizioni edili e le ceneri inertizzati, cioè quelli del termo di Parona miscelate con il cemento». La discarica porterà puzza, odori e inquinamento? «Quelle che descrive lei è la discarica degli anni ‘70 e ‘80, in cui venivano smaltiti i rifiuti urbani tal quali. Quella di Galliavola, progettata secondo le regole severe e moderne della Ue, avrà un impatto ambientale nullo, cioè senza possibilità di inquinamento della falda, senza odori né puzza, perché non c’è sostanza organica, e senza polveri, perché il tutto sarà mescolato con il cemento». C’è qualche svantaggio? «L’unico problema dell’impianto sono le strade strette di Galliavola, ma se la discarica si farà, lo risolveremo». E i vantaggi? «Sono diversi. Asm Isa migliorerebbe la propria competitività, che in un momento di liberalizzazione del mercato significa salvare i quasi cento posti di lavoro delle nostre aziende pubbliche. La tassa/tariffa dei rifiuti urbani si ridurrebbe, perché è legata al costo di smaltimento delle ceneri. Fino al 2005 restavano in Italia, ma adesso vanno in Germania. A parte il fatto che prima o poi però la Germania chiuderò le frontiere ai nostri rifiuti, riteniamo di dovere e potere smaltire le ceneri a un costo minore». Di quanto si può ridurre la tassa/tariffa? «Il nostro piano industriale ipotizza una riduzione di circa 10 euro a tonnellata, il che significherebbe tornare alla tariffe di 8-10 anni fa». In concreto? «Per la Lomellina sarebbe un risparmio di circa 500mila euro l’anno con in più un impatto ambientale nullo». Non ritiene che in Lomellina, e in provincia, ci sia una eccessiva concentrazione di impianti a elevato impatto ambientale? «No, ma a coloro che hanno a cuore l’ambiente vorrei ricordare che occorre distinguere tra impianti utili e non utili al territorio, tra impianti con impatto ambientale alto, medio, basso o nullo. Voglio dire che bisogna evitare di vedere la pagliuzza nell’occhio senza notare la trave». Ci fa un esempio? «La discarica di ceneri di Galliavola è un impianto utile al territorio ed è una “pagliuzza” se la confrontiamo con la “trave” della discarica abusiva di ceneri non inertizzate di Valle Lomellina, dove le ceneri in alcuni punti sono a diretto contatto con la falda, che così viene a essere leggermente inquinata, soprattutto nei mesi in cui si riempiono d’acqua le risaie». Cosa si può fare per le ceneri di Valle? «Quelle ceneri, una volta inertizzate e portate a Galliavola, non produrrebbero più alcun inquinamento. Anche così però la discarica di Valle è una pagliuzza se confrontata con la trave del termodistruttore di Parona. E l’impatto dell’impianto di Parona è una pagliuzza se confrontato con la trave dell’inquinamento prodotto dal polo energetico di Sannazzaro-Ferrera». Sta dicendo che la Lomellina non è proprio un paradiso terrestre? «La tutela dell’ambiente è una cosa seria e richiede onestà intellettuale. Io ho la responsabilità di dire ai miei amministratori la verità così da metterli in condizione di effettuare le scelte che riterranno migliori».

 
la Provincia Pavese - 02 settembre 2006
Borlone: «I cittadini saranno consultati»
GALLIAVOLA. Mercoledì a Vigevano ci sarà anche Luigi Borlone, sindaco di Galliavola, Comune in cui dovrebbero essere stoccate le ceneri dei rifiuti inceneriti a Parona. «Il progetto dell’impianto delle ceneri sarà illustrato a tutti i Comuni soci: sarà una discussione informale, in cui io ribadirò la posizione Comune di Galliavola», conferma Borlone. Nelle ultime settimane il sindaco ha ripetuto più volte che la giunta dovrà vagliare il plico inviato da Asm-Isa: poi, una volta acquisiti i dati tecnici e ambientali, il Comune coinvolgerà la popolazione. «Ripeto ciò che dissi circa un mese fa: i cittadini che vorranno dialogare con il sottoscritto saranno accolti nel mio ufficio in municipio - aggiunge il sindaco -. Parleremo con toni pacati e riflessivi: i miei concittadini sono persone di cui voglio tutelare la salute: Galliavola è un paese che non vuole morire e che negli ultimi giorni è stato denigrato da più parti». Di fronte agli attacchi sferrati da più parti, l’amministrazione comunale di Galliavola aveva ricordato di aver detto già no a un impianto per lo smaltimento di liquidi reflui. «La tutela dell’ambiente è e resterà una nostra priorità», conferma Borlone. Dopo mercoledì prossimo i soci lomellini di Asm Vigevano avranno le idee più chiare e potrà iniziare un dibattito a più ampio raggio: la discarica delle ceneri paronesi è un argomento che interessa l’intera Lomellina. (u.d.a.)
 

la Provincia Pavese - 02 settembre 2006
«Ceneri, la discarica di Galliavola è sicura»
VIGEVANO. «Le ceneri inertizzate non sono pericolose per l’ambiente e smaltire quelle dell’inceneritore a Galliavola invece che in Germania, porterà a un risparmio»: l’ingegner Claudio Tedesi, direttore di Asm Vigevano e Lomellina, interviene «per fare chiarezza» nel dibattito sulla discarica di Galliavola. «Sarà un impianto utile e a impatto nullo - spiega - ben diverso dall’impatto del polo di Sannazzaro e Ferrera». A pagina 2
 

la Provincia Pavese - 02 settembre 2006
 Un milione di metri cubi
VIGEVANO. Se verrà approvata, la discarica di Galliavola durerà meno di dieci anni. E’ la stima di Asm Isa sull’impianto che potrebbe nascere nella cava di sabbia e ghiaia del centro lomellino. L’area in questione ha una superficie di 250mila metri quadrati, circa 150mila dei quali saranno occupati dalle ceneri del termodistruttore (tre quarti del totale) e dagli inerti da demolizioni edili. La discarica avrà un volume di quasi un milioni di metri cubi e sorgerà nell’area attualmente recintata. Nella parte di cava che degrada verso il torrente Agogna, l’Asm farà interventi di ripristino ambientale. «Sul fondo della discarica, secondo le indicazioni della Ue, verrà posato uno strato impermeabile di due metri: un triplo strato formato da argilla e polietilene ad alta densità - spiega il direttore generale Claudio Tedesi - . Una volta piena, sulla discarica verrà posata una copertura spessa un metro e mezzo».

 
la Provincia Pavese - 17 agosto 2006
Il vicepresidente boccia Galliavola
MORTARA. «E’ certo che io sono contrario a portare le ceneri di Parona in una nuova discarica come quella ipotizzata a Galliavola, ma forse si è creato un polverone estivo prima di incontrarsi e discutere». Il vicepresidente della Provincia Marco Facchinotti (Lega Nord), di ritorno dalle vacanze, fa una prima valutazione sul progetto promosso da Asm-Isa Vigevano, che intende realizzare una discarica per le ceneri dell’inceneritore di Parona in una cava nel piccolo comune di Galliavola (230 abitanti). «Mi sono sentito con il presidente Poma e ho letto la dichiarazione dell’assessore provinciale all’Ambiente Ruggero Invernizzi - prosegue Facchinotti - posso dire che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Forse è scoppiato un bubbune su un’ipotesi appena abbozzata». Ma, domandiamo, non sarà che i promotori abbiano voluto sondare la reazione dell’opinione pubblica lanciando il progetto in pieno agosto? «A me sembrano cose un po’ troppo importanti. Bisogna sentire tutti». In sostanza Facchinotti sembra aderire alla «linea» che ufficialmente ha presentato Ruggero Invernizzi: prima si sentono i comuni vicini, la Provincia e la Regione. Poi si può pensare di avanzare un’ipotesi progettuale. Resterà da chiarire come è stato possibile che il presidente di Asm-Isa Vigevano, Dario Invernizzi, che è anche assessore provinciale ai Lavori pubblici, abbia lanciato il progetto di una nuova discarica in Lomellina senza un consulto preventivo con i vertici dei partiti. Forse il dibattito chiesto dalle opposizioni in consiglio provinciale potrà chiarirlo.

 
la Provincia Pavese - 13 agosto 2006
«In Lomellina ogni Comune ha pensato per sè»
MEDE. «Negli ultimi vent’anni la Lomellina è stata considerata una terra di risulta: ognuno ha deciso per sé elemosinando ricadute economiche che erano e sono camuffate come benefici per lo sviluppo di un singolo Comune». Maurizio Donato parla a 360 gradi della politica dei rifiuti attuata negli ultimi due decenni: consigliere provinciale Ds ed ex sindaco di Mede, Donato è stato anche presidente del Clir, il consorzio lomellino dei rifiuti. Oggi il suo avversario è il leghista Lorenzo Demartini: «E’ un leone a Ferragosto e un agnello in autunno. Solo per obbedire a ordini di scuderia». Donato, perché se la prende con il consigliere regionale Demartini? «Perché mi sembra un pugile suonato: dimentica sempre che il centrodestra governa la nostra provincia dal 1993. Senza parlare della Regione guidata da Formigoni, che ha autorizzato il raddoppio del termodistruttore. Demartini siede e sedeva in maggioranza, no?». Torniamo a Galliavola e ai rifiuti: lei parla di «aggressioni al territorio». «Si è iniziato con l’insediamento di “industrie” inquinanti, con poca capacità selettiva e ancor peggio di controllo da parte degli organi pubblici. Si è continuato con le discariche, che hanno gonfiato il bilancio di qualche Comune, ma hanno peggiorato l’ambiente e la salute dei cittadini. Il metodo è stato subdolo e ipocrita». Si riferisce alla discarica di Gambolò? «Sì. Fu assegnata dalla Regione al Comune, anche se da questi non richiesta, estromettendo il Clir, che invece la richiesta l’aveva avanzata. Non solo, il sito della cava indicata dalla Regione era fuori da ogni piano elaborato dalla Provincia e dal Clir». La vicenda di Galliavola entra in questa strategia? «E’ chiaro. Si promettono miraggi economici ai “comunelli”. E’ urgente: bisogna imporre a Provincia, Regione e Stato che ogni intervento di carattere strategico e di rilevante importanza ambientale va discusso con il territorio. Bisogna che i Comuni si convincano che ciò che può sembrare un beneficio non può essere oggetto di trattativa singola, ma va affrontato congiuntamente onde evitare di monetizzare la vita e la salute a discapito dello sviluppo territoriale. Inoltre, va proposto un coordinamento stabile e permanente dei Comuni lomellini». Ci sono altri esempi in Lomellina? «Il caso dell’area Sannazzaro-Ferrera è evidente. La trattativa tra grandi imprese e “piccoli” Comuni è sempre sconveniente: la forza in campo è impari. Lo sviluppo gigantistico ha creato qualche posto di lavoro e impinguato le casse dei due Comuni, ma si è molto distanti, oggi, dal conoscere le conseguenze che procura e procurerà al territorio e alla salute dei cittadini la sommatoria dei volumi e della “qualità” insediativa in quell’area. Tutto ciò è la sintesi di come si presenta oggi la Lomellina, di cui qualcuno auspica fortune in campo turistico». Si deve evitare che la trattativa si traduca in «una volgare monetizzazione». «Serve una battaglia che ponga al centro la Lomellina, i suoi cittadini e il suo futuro. Evitiamo contrapposizioni maniacali e preconcetti di appartenenza politica. Uniamoci contro il primo nemico che è la divisione, che produce solo risultati disastrosi». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 12 agosto 2006
I dubbi del Comune di Valle: «Torrente Agogna da tutelare»
VALLE. «Non mi sembra un’ottima idea realizzare l’impianto di smaltimento delle ceneri a Galliavola, un Comune agricolo attraversato dal torrente Agogna». Il sindaco Paolo Rossi Ardizzone si schiera con il fronte del no: il progetto steso da Asm-Isa Vigevano non lo trova favorevole. «Ricordo che, qualche tempo fa, proprio a Galliavola era stata proposta la nascita di una discarica di rifiuti, poi per fortuna abortita: questo è un territorio dalla particolare conformazione geografica e morfologica, con un terrazzamento dell’Agogna molto esteso», commenta il sindaco di Valle, Rossi Ardizzone.

 
la Provincia Pavese - 12 agosto 2006
«Tuteleremo i cittadini»
GALLIAVOLA. «Questa Provincia comunque garantirà che gli interessi complessi del territorio lomellino e dei suoi cittadini saranno salvaguardati senza eccessivi condizionamenti di carattere economico, che comportano aspetti ben più articolati e complessi di quelli che si è avuto modo di apprendere dagli articoli comparsi sulla Provincia Pavese». Con la comunicazione di ieri, l’assessore Ruggero Invernizzi - da non confondersi con il collega Dario Invernizzi, che è presidente di Asm-Isa Vigevano e promotore del progetto di discarica - ha voluto sottolineare anche che il problema della gestione delle ceneri di Parona, una volta che il termoutilizzatore sarà raddoppiato, è grande e complesso. Tra un anno Parona «produrrà» una quantità enorme di ceneri (vedi scheda in basso alla pagina) che dovranno essere gestite in vario modo.

 
la Provincia Pavese - 12 agosto 2006
Discarica a Galliavola, la Provincia frena
GALLIAVOLA. Il Comune di Galliavola non può decidere da solo, deve valutare il progetto della discarica per le ceneri del termovalorizzatore di Parona con Provincia, Regione e anche con i comuni vicini. Inoltre bisogna considerare che l’area scelta è vicina a un «Sito di importanza comunitaria» (la garzaia di Villa Biscossi) e alla Zona di protezione speciale delle risaie della Lomellina. Questa, in estrema sintesi, la prima valutazione dell’assessore provinciale all’Ambiente Ruggero Invernizzi che, comunque, rinvia a un’analisi complessiva solo quando avrà a disposizione il progetto. La proposta anticipata tre giorni fa da Asm-Isa Vigevano, fino ad oggi ha registrato una sola netta apertura, quella del sindaco di Galliavola. Ieri mattina, con un comunicato ufficiale, ha deciso di fornire una prima valutazione, il neo assessore provinciale all’Ambiente Ruggero Invernizzi: «Il silenzio delle Provincia è semplicemente dovuto alla volontà di discutere in Giunta la notizia che ha avuto vasta eco sulla Provincia Pavese e che è stata immediatamente commentata da più parti. La Giunta provinciale ha preso atto che Asm ha individuato nel comune di Galliavola l’interlocutore preliminare per l’esame della soluzione ipotizzata, rinviando il confronto con Provincia e Regione all’acquisizione della disponibilità del Comune - sottolinea l’assessore Ruggero Invernizzi -. Per questo motivo la Giunta non può che riservarsi di esaminare nel concreto eventuali progetti che dovessero pervenire in seguito, questi dovranno comunque tener conto del fatto che l’area ricade nelle vicinanze di un sito di importanza comunitaria (Sic) e non è distante dalla zona di protezione speciale (Zps) delle risaie di Lomellina e che per questi motivi è richiesta una valutazione di incidenza». L’assessore provinciale sottolinea che gran parte dei comuni della a Lomellina hanno raggiunto una unitarietà di intenti nell’effettuare scelte rilevanti. Da mesi, in effetti, nella Bassa Lomellina i comuni operano in coordinamento tra loro, cercando di garantire uno sviluppo armonico in un’area dove già ci sono moltissimi impianti ad alto impatto ambientale. «In questo modo - dice Invernizzi - è stato superato l’approccio localistico, visto che spesso certe problematiche implicano interessi complessi». «Su queste basi - dice Invernizzi - vorrei suggerire alla stessa Asm Vigevano e al Sindaco di Galliavola di allargare la concertazione anche ai comuni vicini, che potrebbero essere interessati da quanto connesso all’ipotesi prospettata anche in termini di movimento mezzi. Questa Provincia comunque garantirà che gli interessi complessi del territorio lomellino e dei suoi cittadini saranno salvaguardati senza eccessivi condizionamenti di carattere economico».



la Provincia Pavese — 12 agosto 2006
 La Provincia frena Galliavola «Il Comune non decide da solo»
GALLIAVOLA. Il Comune di Galliavola non può decidere da solo, deve valutare il progetto della discarica per le ceneri del termovalorizzatore di Parona con Provincia, Regione e anche con i comuni vicini. Questa, in estrema sintesi, la prima valutazione dell’assessore provinciale Ruggero Invernizzi. A pagina 29

 
la Provincia Pavese - 12 agosto 2006
Il Carroccio ha deciso: non si piegherà
MEDE. «Sia chiaro che, se la Provincia dovesse approvare il progetto delle ceneri a Galliavola, la Lega Nord sarà un partito solo di lotta e non più di governo. Nutriamo la massima fiducia nel presidente della Provincia, Poma: un po’ meno nel consiglio comunale di Vigevano e in qualche politico ducale». Così parlò Lorenzo Demartini: il consigliere regionale del Carroccio non esclude l’uscita dalla maggioranza provinciale nel caso che Piazza Italia dia il via libera all’impianto di stoccaggio delle ceneri. Nel mirino di Demartini c’è anche il consigliere provinciale Ds, Maurizio Donato. «Donato, quando era vicepresidente del Clir, ha firmato la convenzione-capestro che imprigiona la Lomellina per vent’anni nel termodistruttore di Lomellina Energia», accusa il “lumbàrd”. Il momento è delicato: la Lega Nord potrebbe rompere l’alleanza che governa la Provincia. Il presidente non è in discussione, al contrario di Dario Invernizzi, assessore nella giunta Poma e al tempo stesso presidente di Asm Vigevano e Lomellina spa. «Ricordo che il consiglio comunale di Vigevano votò un ordine del giorno contro il raddoppio del termodistruttore e a favore dello smaltimento delle ceneri al di fuori del territorio provinciale: tutto questo fu approvato con il consenso di Dario Invernizzi», chiarisce. L’approvazione del progetto di Galliavola da parte della Provincia appare a Demartini «fantascientifica»: se, per ipotesi, dovesse realizzarsi, la Lega Nord abbandonerebbe la giunta Poma. «Nonostante tutto, credo che ciò non avverrà: giovedì sera ci siamo trovati a Mede e abbiamo sentito via telefono il vicepresidente della Provincia, Marco Facchinotti: si è detto fermamente contrario a questo progetto», comunica il leader del Carroccio, che si è riunito giovedì sera con Giorgio Guardamagna, Moreno Bolzoni e Pierluigi Gazzaniga (Mede), Francesco Ratti (Gravellona), Marco Maggioni (Valle) e Fabio Lambri (Torre Beretti). Il consigliere regionale, e comunale a Mede, si scaglia contro Donato: «Da una parte rispetto la posizione, coerente sia pur ideologica, di Giuseppe Abbà e di Rifondazione comunista, che si sono sempre detti contrari al termodistruttore. Dall’altra, non posso che biasimare il diessino Donato, che, a fianco dell’allora presidente del Clir Silvano Colli, consegnò la Lomellina nelle mani di una multinazionale. Non mi venga a parlare di tutela dell’ambiente». Demartini rievoca la vicenda della discarica di rifiuti speciali progettata a Semiana. «Fu voluta da un sindaco Ds della Lomellina e fu poi bloccata grazie all’azione determinante della Lega Nord. In quegli anni Donato andava alla ricerca di rifiuti nel Novarese da conferire nell’impianto di Parona: forse era già sicuro che il termodistruttore sarebbe raddoppiato, e questo senza che la politica potesse dire una parola visto che fu sufficiente la determina di un dirigente regionale sotto ferragosto. Se oggi la Lomellina è in queste condizioni la colpa è anche di Donato». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 11 agosto 2006
Piano-ceneri, parla il sindaco: «Deciderò con i miei cittadini»
GALLIAVOLA. Il sindaco di Galliavola non ci sta: «Ci stanno denigrando. Sulla discarica decideremo noi in paese». Ma da fuori piovono le critiche. In particolare dai Ds, che chiedono che la Provincia si pronunci, e da Rifondazione. L’ex sindaco di Mortara annuncia: «Combatteremo, come già sei anni fa». A pagina 28
 


la Provincia Pavese - 11 agosto 2006
«Perché la Provincia tace?» 
GALLIAVOLA.I Ds chiedono un consiglio provinciale per fare chiarezza sulla vicenda delle ceneri del termodistruttore: «Si deve consentire un confronto approfondito teso a evitare possibili danni a un territorio già sufficientemente offeso da politiche improvvisate e per niente rispettose della sostenibilità ambientale». I consiglieri provinciali della Quercia se la prendono con la giunta guidata dal presidente Vittorio Poma ironizzando sul doppio ruolo ricoperto dal vigevanese Invernizzi: «Imbarazzante è il silenzio dell’amministrazione provinciale, a meno che non si voglia intendere che la proposta avanzata da Dario Invernizzi in qualità di presidente dell’Asm Vigevano non sia già stata condivisa dall’assessore provinciale Dario Invernizzi a nome e per conto di tutta la giunta. Il presidente Poma non ha nulla da dire? E il neo vicepresidente Marco Facchinotti, lomellino e della Lega Nord, è forse d’accordo?». Ceneri e raddoppio del termovalorizzatore: per i Ds due progetti che vanno a braccetto. «Per il termodistruttore il Ferragosto è il periodo propizio per le notizie a sorpresa: due anni fa ci fu la decisione del raddoppio, quest’anno sarebbe stata individuata la localizzazione delle centinaia di migliaia di tonnellate di ceneri che produrrà lo stesso impianto - commenta il gruppo consiliare Ds -. Ferragosto è anche il periodo in cui la Lega Nord in Lomellina grida più forte: due anni fa minacciò di fare barricate, ma a settembre aveva già cambiato idea accettando supinamente il raddoppio dell’inceneritore». I Ds si dicono contrari a «scelte estemporanee effettuate fuori da ogni programmazione, da ogni valutazione e in assenza di un qualsiasi confronto»: «Come due anni fa furono coerentemente contro una decisione che non rispondeva a nessuna necessità e a nessun interesse della nostra provincia. Oggi stiamo riassistendo a una nuova fiammata ambientalista che ci auguriamo possa, oltre che durare nel tempo, anche concretizzarsi in azioni utili a impedire la nascita di un’ennesima discarica in Lomellina. Questo territorio, già pesantemente colpito da scelte assai discutibili in materia energetica e di rifiuti, rischia un altro affronto dalle conseguenze difficilmente prevedibili». Eventuali iniziative messe in atto contro il progetto proposto da Asm-Isa Vigevano al Comune di Galliavola vedrebbero i Democratici di sinistra «partecipi e sostenitori».

 
la Provincia Pavese - 10 agosto 2006
«Per noi si apre una stagione di lotta»
MEDE. «L’ipotesi di smaltire le ceneri del termodistruttore a Galliavola non è che l’ultimo anello di una lunga catena di errori. La Lega dice basta: d’ora in avanti saremo un movimento più di lotta che di governo». Lorenzo Demartini è infuriato: il consigliere regionale del Carroccio si vede paracadutare il progetto steso da Asm-Isa Vigevano e non ci sta. Nel mirino c’è il presidente della società per azioni ducale, già suo collega nella seconda giunta di Silvio Beretta: «Invito il mio amico Dario Invernizzi a pensare un po’ più all’amministrazione provinciale e un po’ meno ad Asm Vigevano». Demartini, perché reputa sbagliato questo progetto? «Il disegno di portare le ceneri a Galliavola è sbagliato a monte: questi scarti dell’incenerimento dovrebbero essere inviati all’estero, come succede oggi. La Lega Nord era favorevole una discarica delle ceneri in Lomellina solo nel caso che la capacità di conferimento al termodistruttore fosse rimasta a 146mila tonnellate. In quel caso l’area paronese di Lomellina Energia avrebbe dovuto prevedere un sito per lo stoccaggio delle ceneri». Poi è stato autorizzato il raddoppio: da 200mila a 380mila tonnellate. «Abbiamo dichiarato più volte che non volevamo il raddoppio perché così il nostro territorio avrebbe avuto più ceneri da smaltire in nuove discariche. Tenuto conto che la Lomellina, esclusa Vigevano, produce circa 65mila tonnellate l’anno, dove finiranno le ceneri relative alle restanti 315mila tonnellate?». Nel suo mirino ci sono, ormai da anni, i titolari dell’impianto paronese: perché? «Perché giustificano ogni novità con l’imminente riduzione delle tariffe a carico dei Comuni soci di Clir e dei loro cittadini. Anche oggi sappiamo che non sarà così: questi signori, siano di Cogeme, di Mf Waste o di Lomellina Energia, non hanno mai dialogato con il territorio, con gli amministratori lomellini. Sono sempre stato scettico sul funzionamento dell’impianto di Parona, ma di questo non ci è concesso discutere liberamente». La sua opposizione alla seconda caldaia è nota: la pensa ancora così? «Senza dubbio. La seconda linea di combustione non servirà ad aumentare gli introiti della società. E poi c’è l’enorme problema delle ceneri: il termovalorizzatore produrrà più di 100mila tonnellate di ceneri: nessuno si rende conto che è una cifra superiore al quantitativo di rifiuti solidi urbani fornito dai Comuni della Lomellina?». Come si comporterà il movimento della Lega Nord? «Promuovendo iniziative di protesta e azioni amministrative a più livelli. Avvieremo una lunga e intensa stagione di lotta, non saremo più di governo. Dall’alto devono smetterla di raccontare balle ai cittadini lomellini. Le tariffe dei Comuni e le bollette dei contribuenti non diminuiranno mai». Una battuta per commentare l’ipotesi delle ceneri a Galliavola. «L’ultima presa in giro in materia di rifiuti». Umberto De Agostino

 
la Provincia Pavese - 10 agosto 2006
A 500 metri dalle case
GALLIAVOLA. «Il posto giusto per le ceneri» di cui parlava ieri Dario Invernizzi, presidente di Asm Vigevano e Lomellina, è una cava di sabbia e ghiaia che si trova in via Molino d’Agogna, collegata alle ultime case del paese da una strada sterrata di 500 metri. Basta uscire dal paese per vedere all’orizzonte le due piramidi di sabbia e ghiaia che indicano la cava meglio di un’insegna luminosa. Tra le case e la discarica, campi agricoli sorvolati da garzette. Oltre la recinzione della cava, scendendo lungo via Molino d’Agogna, appare il buco da cui sabbia e ghiaia vengono ancora estratte, collegato all’area cintata da uno scivolo di terra. Ai piedi della cava c’è un edificio diroccato e su una colonna d’ingresso la targhetta «Azienda faunistico venatoria “Galliavola”, Pavia numero 15». In poche parole, una riserva di caccia.
 

la Provincia Pavese - 10 agosto 2006
La Lega insorge contro la nuova discarica
MEDE. La Lega Nord della Lomellina replica in modo violentissimo all’ipotesi che le ceneri del termodistruttore di Parona siano smaltite a Galliavola. «Diversi politici avevano approvato il raddoppio dell’impianto di termovalorizzazione: se qualcuno di loro ha deciso di farsi cremare, stia tranquillo perché troveremo un buco anche per le sue ceneri in qualche cimitero della Lomellina», dichiara Fabio Lambri, sindaco di Torre Beretti e componente del direttivo provinciale del Carroccio. Netta contrarietà anche del sindaco di Mede, Giorgio Guardamagna, e dell’assessore al Bilancio di Valle, Marco Maggioni. Gli esponenti della Lega Nord annunciano una lotta durissima contro questa nuova ipotesi. Oggi le ceneri dei rifiuti solidi urbani sono trasportate in un impianto autorizzato dell’ex Germania Est, così come fanno anche altri termoutilizzatori lombardi. Secondo qualcuno, se gli scarti della termovalorizzazione fossero smaltiti in Lomellina, si potrebbe diminuire il costo dell’igiene urbana a carico dei Comuni e dei cittadini. «E’ sempre la solita promessa con cui ci condiscono ogni decisione legata al termodistruttore - commenta Maggioni -. Dobbiamo anche supporre che qualcuno abbia modificato il calendario: fra qualche giorno non sarà Ferragosto, ma Natale, visto i regali che ci sono recapitati a scadenza periodica. Due anni fa il raddoppio del termodistruttore, oggi le ceneri». I “lumbard” della circoscrizione di Mortara e Lomellina si riuniranno d’urgenza questa sera nella sezione medese: qui arriverà anche il sindaco Guardamagna. «Ormai è un fatto assodato: il territorio lomellino non viene coinvolto nelle questioni che lo riguardano da vicino - spiega -. Domani sera (oggi per chi legge) valuteremo con attenzione le misure da adottare, ma è chiaro che questa ipotesi non ci trova assolutamente favorevoli. Mede e altri Comuni hanno scommesso sullo sviluppo turistico della Lomellina, con cui il progetto di Galliavola fa a pugni». Dopo Ferragosto Guardamagna riunirà anche il Coordinamento permanente per lo sviluppo della Lomellina, l’organismo di tutela ambientale di cui è portavoce e cui fanno capo numerose amministrazioni locali. «Purtroppo siamo nel cuore delle vacanze estive: ci riuniremo subito dopo Ferragosto - aggiunge -. Se parteciperà anche il Comune di Galliavola? Non credo: era un componente del Coordinamento qualche tempo fa, poi non è più venuto alle nostre riunioni». Il sindaco di Torre Beretti, Lambri, è uno dei più energici oppositori del progetto Galliavola. «Forse trasporteranno le ceneri sulle carrette: nessuno si rende conto di com’è la situazione viabilistica di Galliavola, senza offesa per questo Comune - afferma -. Se qualcuno insisterà in questa prospettiva, sia consapevole che a Galliavola potrebbe lasciarci la pelle, in senso politico ovviamente». (u.d.a.)
 


la Provincia Pavese - 10 agosto 2006
Poche anime e meno idee
GALLIAVOLA. Il futuro deposito delle ceneri dell’inceneritore è così vicino al centro del paese che sarebbe come se a Vigevano mettessero una discarica al posto della stazione. La cava dove l’Asm Vigevano vuole portare i resti della lavorazione del termodistruttore di Parona si trova a 700 metri da piazza della Vittoria, il cuore di Galliavola. Per intenderci, dove ci sono il municipio, la chiesa e il castello. Del resto il paese è tutto qui. Considerate che per andare da un cartello con la scritta Galliavola all’altro, lungo la strada che porta da Lomello a Sannazzaro, si percorrono solo 900 metri. «A Galliavola - spiega puntigliosa l’impiegata del municipio - ci sono 230 residenti e una casa di riposo da 36 posti, a cui vanno aggiunte le abitazioni dei milanesi che vengono qui ogni tanto. Nel nostro castello, che risale all’anno Mille, ha soggiornato anche Pipino il Breve». Se però le chiedete cosa pensa del progetto di portare a Galliavola le ceneri di Parona, tutta la sua precisione svapora: «Io non penso - dice l’impiegata - sto lavorando». Simile è l’atteggiamento dell’assessore Maria Antonietta Franzoni: «Il faldone con il progetto di Asm è stato depositato in Comune giovedì 3 agosto e la giunta non ha ancora avuto il tempo di valutarlo perché ci sono le ferie». Va bene, ma lei che opinione si è fatta del problema dei rifiuti da smaltire? «Non ho un’ opinione». Forse il faldone porterà consiglio, oppure lo faranno i cittadini, che ieri sono venuti a conoscenza del progetto leggendo la Provincia pavese. Se escludete i contadini che girano in trattore per il paese e le massaie che escono a buttare i rifiuti, le uniche persone che trovate all’aperto sono i clienti del bar Jolly. «A Parona hanno già l’inceneritore, perché non si tengono anche le ceneri? - chiede Angelino Casaro - Io sono già vecchio, ma per chi resta è preoccupante». «Mi aspetto che almeno il sindaco ci spieghi nel dettaglio il progetto - aggiunge Giovanni Moggi - e che i controlli verranno fatti». «Del resto a sentire l’Asm di Vigevano sembra che l’accordo sia già stato raggiunto - sostiene un altro cliente del bar - ma il consiglio comunale di Galliavola non si è ancora espresso». «Nessuno vuole le discariche, ma da qualche parte bisognerà pur farle - dice un altro cliente - . Nella vita quasi tutto ha un prezzo, bisogna capire cosa vogliono darci in cambio». E qui la conversazione si fa goliardica e scattano le richieste: «Io voterei a favore solo se mi dessero un’appartamento in via Montenapoleone, a Milano». «Se volessero portare le ceneri sul mio terreno - aggiunge un altro cliente - glielo venderei subito e con i soldi mi trasferirei in montagna». Del resto qui l’aria non sembra molto salubre, almeno a giudicare dai cinque camini della raffineria Eni di Sannazzaro che spuntano all’orizzonte. La cava che dovrebbe ospitare le ceneri inerti si trova a 500 metri dalla villa dei proprietari del terreno. «Siamo stati contattati - spiegano i proprietari - per ora però preferiamo non dire niente, vedremo cosa succederà». Viene da pensare che a Galliavola chi potrebbe sapere non parla, mentre gli altri sperano che almeno faccia bene i conti prima di firmare. - Claudio Malvicini


la Provincia Pavese — 10 agosto 2006
«Sono inerti ma qui non vanno bene»
GALLIAVOLA. «E’ una discarica per ceneri che inertizzeranno: sarà fatta con tutti gli accorgimenti, ma è la zona, la Lomellina, che non è adeguata per le discariche, perché è una terra dove l’acqua è affiorante». Luigi Vecchi, coordinatore provinciale di Legambiente, si schiera contro la scelta del gruppo Asm che ha individuato un’area del piccolo paese di Galliavola come deposito delle ceneri prodotte dalla combustione dei rifiuti del termo di Parona. Il presidente di Asm Isa, Rosario Mandoliti, ha sottolineato che non sarà una discarica, ma un deposito. «Dire deposito o discarica è la stessa cosa - spiega Vecchi - è come dire inceneritore o termovalorizzatore. Si chiamerà deposito di giacimento controllato, ma nei fatti sarà una discarica». Vecchi sottolinea che è proprio la collocazione in Lomellina a non andar bene. «In tutta la Lombardia - afferma Vecchi - è la zona meno idonea dal punto di vista idrogeologico. Queste discariche andrebbero realizzate dove c’è argilla: un inconveniente, qui, causerebbe un contatto con la falda. Ma con questa scelta si chiude un ciclo che non ha fatto bene alla Lomellina: tutto poteva essere ridotto con la raccolta differenziata». (d.a.)

 
la Provincia Pavese - 09 agosto 2006
«Non abbiamo ancora firmato»
GALLIAVOLA. «Non abbiamo ancora firmato nulla: valuteremo con estrema attenzione la proposta di Asm-Isa e poi decideremo». Il sindaco Luigi Borlone precisa che il progetto spedito da Vigevano non è ancora stato formalizzato: prima che le ceneri inertizzate provenienti dal termodistruttore di Parona siano effettivamente smaltite nel piccolo centro lomellino, la giunta dovrà coinvolgere uno stuolo di tecnici e di esperti. Il luogo identificato per le ceneri paronesi sarebbe una cava per l’estrazione di materiali inerti, in via di esaurimento, situata a lato di via Molino d’Agogna, in direzione dell’omonimo torrente. Borlone conferma che la società di servizi ambientali di Vigevano ha inviato il progetto in municipio: se ne era già parlato in alcuni incontri fra l’esecutivo di Galliavola e i vertici di Asm-Isa. «Ne torneremo a discutere in modo congiunto: è chiaro che la nostra giunta non ha ancora deliberato alcunché - aggiunge il sindaco Borlone -. Si tratterebbe di smaltire i cubi delle ceneri provenienti dall’inceneritore di Parona, non di una discarica per lo stoccaggio di materiali derivanti dalle reti fognarie, come ci fu proposto qualche mese da una ditta della provincia di Lodi». Allora proprio Borlone aveva dichiarato: «Non vogliamo che il nostro piccolo paese sia inondato dalla puzza che si alza da questi impianti: il nostro modello di sviluppo va in una direzione completamente opposta». L’ipotesi avrebbe previsto la nascita di uno stabilimento per lo stoccaggio del materiale raccolto nelle fognature di vari paesi da una ditta di spurghi e di trattamenti dei liquami. Oggi, però, la decisione che dovranno prendere il sindaco Borlone e gli assessori Luciano Ferlenghi, Maria Antonietta Franzinu, Rosa Valarioti ed Enrica Fasani è molto più impegnativa. (u.d.a.)


 
la Provincia Pavese - 09 agosto 2006
Invernizzi: «Abbiamo trovato il posto giusto»

GALLIAVOLA. «Abbiamo contattato il Comune di Galliavola, che sta valutando il progetto». Dario Invernizzi, presidente di Asm Vigevano e Lomellina, spiega che in questi giorni sono intercorsi i contatti tra Asm e il piccolo Comune della campagna lomellina. Perché portare le ceneri del termo di Parona a Galliavola? «Perché è un Comune nostro socio - spiega Invernizzi - con cui abbiamo parlato, e c’è un luogo ritenuto idoneo per la realizzazione del deposito di ceneri». «Questo progetto - dice Invernizzi - rientra nel Piano industriale dell’Asm e nella volontà di riduzione delle tariffe». La notizia arriva anche questa volta a metà agosto, come con il raddoppio del termo: «E’ l’avvio di un procedimento di valutazione, non è un’autorizzazione, come nel caso del raddoppio». «Galliavola - spiega Rosario Mandoliti, presidente di Asm Isa - ha una zona disponibile, che abbiamo già verificato, per un deposito di inerti che non sarà una discarica. Serve a ridurre i costi dello smaltimento: solo il costo di trasporto viene ridotto del 96-97%. L’area è in campagna. Non ci saranno problemi di miasmi e non ci sono nel modo più assoluto problemi ambientali». (d.a.)
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la Provincia Pavese - 25 ottobre 2012
Mortara-Parona E’ lotta tra Comuni per l’inceneritore

MORTARA Il Comune di Mortara vuole 400mila euro dal Comune di Parona: ha già arruolato un avvocato per recuperare, prima in via extragiudiziale poi eventualmente andando in giudizio, questi soldi. Sono fondi che spettano a Mortara in base a un accordo del 2003 (ma entrato in vigore nel 2011 con effetto contabile retroattivo fino al 2007) per cui il Comune di Parona si era impegnato a versare ogni anno a Mortara parte dei profitti che le casse paronesi ricevono da Lomellina Energia, società che gestisce l'inceneritore. Il termodistruttore di Parona, che ogni anno brucia 280mila tonnellate di rifiuti provenienti per lo più da Vigevano, Lomellina ed Oltrepò, rende mediamente 6/7 milioni di euro all'anno. Parte dei soldi vanno al Comune di Parona, che ospita questa struttura aperta a fine anni '90, e che per compensare il danno ambientale causato anche al vicino territorio di Mortara ha accettato di versare ai vicini mortaresi parte degli introiti paria a circa 600mila euro all'anno. Un terzo di questi dovrebbero andare a Mortara. I soldi sono arrivati per gli esercizi dal 2007 al 2009: mancano all'appello il 2010 e il 2011. E dal prossimo anno Parona avrà norme di bilancio più stringenti come tutti i Comuni sotto i 5mila abitanti. Anche questo potrebbe avere fatto sì che l'amministrazione leghista di Mortara abbia accelerato i tempi per avere i soldi che le spettano: «Abbiamo inviato diversi solleciti a Parona, ma i soldi non li abbiamo ancora visti. Così abbiamo avviato la richiesta ufficiale, tramite avvocato, per averli - spiega l'assessore al Bilancio di Mortara Fabio Farina, senza specificare le cause che hanno indotto l'amministrazione leghista mortarese ad avviare la pratica proprio ora - contiamo di averli senza andare in tribunale». Da Parona il sindaco Silvano Colli tranquillizza i vicini mortaresi: «E'solo una questione contabile, non politica - sottolinea il primo cittadino di Parona - ci mancherebbe che non diamo a Mortara quanto spetta. In una quindicina di giorni risolveremo la situazione». L'avvocato assoldato dalla giunta di Mortara, Massimo Ticozzi di Pavia, sta ricevendo tutta la documentazione sul caso. Poi, in accordo con la giunta mortarese Marco Facchinotti, deciderà la linea da tenere. Sandro Barberis

 


 

Commento Nuova Stagione: Come Giuda per i 30 denari, Mortara da dato il suo "Si al raddoppio in cambio di soldi". A differenza del traditore storico che si è pentito, si è impiccato e non ha voluto i denari pattuiti perchè sporchi di sangue, loro li pretendono. E' giusto darglieli, perchè gli spettano.
Leggi la delibera del consiglio comunale di Mortara sul raddoppio dell'inceneritore di Parona, è la copia non conforme all'originale, ringraziate Forza Italia, Alleanza Nazionale e l'UDC per avere venduto l'ambiente e la vostra salute per 30 denari.

la Provincia Pavese - 23 ottobre 2012

Vigili del fuoco all’inceneritore

PARONA Vigili del fuoco all'inceneritore. E' intervenuta una squadra speciale del comando di Pavia. Secondo le prime ricostruzioni, durante lo stoccaggio della spazzatura è stato trovato un rifiuto che gli addetti dell'inceneritore non erano certi di poter bruciare nel normale ciclo di incenerimento. Quindi, vista la massima attenzione e precauzione prestata dagli operatori del termodistruttore, sono stati allertati i vigili del fuoco. I pompieri , chiamati ieri nel tardo pomeriggio, sono rimasti a Parona fino verso le 20. Da oggi i vertici di Lomellina Energia (società suddivisa al 20% tra Asm Isa di Vigevano e la società bresciana Mf Waste del gruppo Cogeme) faranno maggiore chiarezza, dopo il tempestivo intervento dei pompieri, sul problema verificatosi ieri pomeriggio. La sicurezza infatti è tra le priorità della direzione dell'inceneritore-, guidato da Vincenzo Filisetti, dove ogni anno si bruciano 380mila tonnellate di rifiuti provenienti per la maggior parte dalla Lomellina e dall'Oltrepò. Basti pensare che con quello di ieri nel 2012 sono già quattro gli interventi dei pompieri a Parona: le tre volte precedenti però era stato per piccoli incendi che si erano sviluppati nell'immondizia.




la Provincia Pavese - 24 ottobre 2012

Rischio aria contaminata

PARONA Subito è stata informata l’Arpa (agenzia per la protezione ambientale) di Pavia. E’ stata esclusa l’eventuale contaminazione, perchè il sistema di controlli all’inceneritore ha funzionato. «Certo – spiegano all’Arpa di Pavia – un apparecchio di quel tipo non dovrebbe stare tra i rifiuti urbani: è un contenitore di sorgente radioattiva utilizzato per le gammagrafie industriali. Il materiale radioattivo, in questo caso l’Iridio 192, registra nei condotti l’eventuale presenza di crepe nelle saldature e nelle giunzioni». Se lo strumento fosse stato incenerito, spiegano all’Arpa «un po’ di radioattività si sarebbe dispersa nell’aria. Infatti, a differenza di altri rifiuti radioattivi, questo apparecchio non si decontamina. Però, non c’è stato inquinamento». Tra l’altro, queste apparecchiature, fanno notare all’Arpa, sono fatte di piombo o di uranio impoverito, «perché l’uranio scherma molto bene la radiazione». Intanto, Lomellina Energia ha diffuso una nota, spiegando che tutti i rifiuti conferiti all’impianto di Parona sono regolarmente sottoposti alla verifica della presenza di eventuali tracce di radioattività tramite specifici dispositivi e seguendo una procedura validata dagli organi di controllo competenti in materia come Arpa». In particolare, lunedì «un carico proveniente da una società pubblica di gestione rifiuti ha evidenziato tracce di radioattività riconducibili alla presenza di materiali differenti (di origine medicale) da quelli abitualmente riscontrati ed è stata quindi attivata la procedura dedicata ai casi di questo tipo, allertando immediatamente Arpa e Vigili del Fuoco per le opportune verifiche in sito». (d.a.)


vedi anche: Rifiuto radioattivo buttato in un cassonetto

 


la Provincia Pavese - 30 maggio 2012

Il Comitato per l’ambiente rilancia il suo appello

PARONA Il Comitato dei cittadini di Parona per la salute e l’ambiente lancia l’allarme sul possibile aggravamento della situazione ambientale. Nel mirino ci sono l’ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi della Waste Italia di Albonese e il biogestore progettato dalla Aboneco Recycling di Parona. Il Comitato ha formulato alcune osservazioni: per la Aboneco riguardano particolari aspetti dei processi di approvvigionamento e di stoccaggio dei rifiuti, delle loro caratteristiche chimiche e biologiche e del processo di combustione del biogas. «Per quest’ultimo processo, non essendo precisate le quantità di nitrati e di monossido di carbonio prodotti, non è possibile valutare l’impatto sullo stato dell’aria in un contesto che non consente assorbimento di ulteriori emissioni nocive», spiega il Comitato. Nel caso di Waste, le osservazioni riguardano aspetti di inquinamento del suolo e dell’acqua per la presenza di numerosi fontanili nell’area di confine tra la discarica e il territorio paronese. Umberto De Agostino

 

vedi anche il: comunicato stampa e le osservazioni del Comitato di Parona




la Provincia Pavese - 24 aprile 2012

Parona, arriva anche la centrale a biogas

Nella Parona dell’inceneritore e delle polemiche sulla diossina, ora spunta il progetto di un impianto per la produzione di biogas.

PARONA La Aboneco Recycling vuole costruire un digestore anaerobico di rifiuti biodegradabili lungo l’ex statale 494 Vigevanese, ai confini con Vigevano, dove si trova la sede legale. Al momento, la società guidata dall’amministratore unico Massimiliano Sommi ha richiesto alla Provincia la verifica di assoggettabilità alla Valutazione d’impatto ambientale. Il nuovo impianto, se autorizzato, potrà trattare rifiuti non pericolosi con il sistema della digestione anaerobica, che permette una valorizzazione della frazione umida dei rifiuti solidi urbani. Sarà così possibile ottenere biogas utilizzabile per produrre energia elettrica e termica, e sequestrare buona parte dell’azoto contenuto nel digestato, utilizzabile per produrre concimi chimici facilmente trasportabili a basso costo. «Dobbiamo ancora decidere, nell’eventualità che il progetto sia approvato, se produrre energia elettrica o consegnare a terzi il materiale prodotto dal digestore», commenta Sommi, fratello di Mauro, che in municipio ricopre la carica di assessore con deleghe a cura e ordine del territorio, sicurezza, immigrazione, ordine pubblico, protezione civile, innovazioni tecnologiche e connettività. Nel dettaglio, il progetto consiste nella realizzazione di un impianto per la messa in riserva, scambio di rifiuti e recupero di rifiuti non pericolosi. Per Parona, che ospita da più di un decennio l’inceneritore di Lomellina Energia e dove la tutela dell’ambiente e il livello del Pm10 sono una tematica all’ordine del giorno, si tratta dell’ennesimo progetto legato ai rifiuti. La famiglia Sommi precisa: «Si tratta di un’iniziativa lodevole sotto l’aspetto ambientale, visto che la digestione anaerobica è una delle tecnologie migliori per il trattamento e la stabilizzazione di rifiuti organici». La famiglia Sommi controlla la Aboneco srl, con sede a Mortara, presente sul mercato nazionale dal 1985 e oggi guidata da Marco Della Torre. Questa società si occupa di lavori di bonifica ambientale e di risanamento di aree inquinate, oltre che dello smaltimento dei rifiuti. Tra le prestazioni offerte, Aboneco srl annovera un servizio di manutenzione degli impianti fognari (disotturazioni, spurghi e ispezioni di rete) e di spazzamento stradale di tipo meccanico-manuale, compreso lo sgombero della neve. La controllata Aboneco Recycling torna oggi con un nuovo progetto legato alla lavorazione dei rifiuti, dopo che cinque anni fa concepì un impianto per la selezione e il recupero di rifiuti urbani e speciali non pericolosi, in grado di lavorare 25mila tonnellate l’anno di rifiuti. In quel caso, la Aboneco Recycling voleva recuperare materiali ferrosi e non da destinare a una successiva operazione di riciclo. L’area individuata dalla società, già di sua proprietà, si trova nella zona industriale-artigianale verso Vigevano, a poche centinaia di metri dall’inceneritore di Lomellina Energia. La stessa in cui ora dovrebbe sorge il digestore anaerobico. L’Abonecoha scommesso su un processo di lavorazione dei rifiuti organici che si sta diffondendo a macchia d’olio: nel 2011 grazie al biogas l’Italia produceva circa 1,7 milioni di megawatt-ora. Umberto De Agostino


la Provincia Pavese - 29 maggio 2012

Clir, 20 Comuni morosi per due milioni di euro

PARONA Il Clir spa vanta un credito di circa due milioni di euro da una ventina di Comuni soci. In ogni caso, i mancati introiti, relativi al 2011 e ai primi mesi del 2012, non condizioneranno il servizio di raccolta e di smaltimento dei rifiuti. In altre parole, i camion del Clir svuoteranno i cassonetti di tutti i 41 Comuni, anche di quelli morosI. Il problema è stato sollevato nell’assemblea riunitasi per l’approvazione del consuntivo 2011, secondo cui il valore della produzione ammonta a 8,2 milioni di euro e l’utile netto è di 15.500 euro. Il presidente Federico Bertani ha bacchettato: «La quota dovuta al Clir per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, in quanto derivante da accordi approvati dall’assemblea e quantificata in base al numero di abitanti, è inserita nel bilancio di previsione e, appena questo diviene esecutivo, automaticamente impegnata dal responsabile. Ciò facendo, la somma ricade per intero sul patto di stabilità al momento dell’impegno e quindi i conseguenti pagamenti non vengono più a pesare sul patto, ma solo sulla cassa del Comune». La motivazione utilizzata da molti soci che bloccano o rimandano i pagamenti al Clir per riuscire a centrare l’obiettivo fissato dal patto di stabilità è stata respinta: «Non è tecnicamente accettabile, a meno che s’intenda ridurre a fine anno gli impegni assunti, ma ciò sarebbe illegale a meno che ci siano motivazioni ben valide, e si ricade inevitabilmente nelle sanzioni di elusione del patto di stabilità interno con conseguenti reprimende della Corte dei Conti». Bertani ha fatto presente che la motivazione del blocco dei pagamenti di parte corrente potrebbe essere solo dovuta alla mancanza di disponibilità liquide e quindi per evitare l’anticipazione di cassa e il conseguente pagamento di interessi passivi, ma non per il rispetto del patto di stabilità. Fra i Comuni morosi c’è Mede, rappresentato a Parona dal sindaco Lorenzo Demartini. «Abbiamo problemi a far quadrare i conti e cercheremo di pagare le mensilità dovute al Clir quanto prima, ma ritengo che si debbano sollevare anche altre questioni nell’interesse della nostra società – spiega Demartini – Per esempio, mi chiedo perché non possiamo svincolarci da Lomellina Energia, che applica tariffe superiori del 15% a quelle del bacino A, cioè Pavese e dell’Oltrepo orientale: spero che torneremo a riparlarne». Umberto De Agostino


la Provincia Pavese - 27 maggio 2012

Rifiuti, la raccolta differenziata al 40%

PARONA La raccolta differenziata porta a porta è l’obiettivo ultimo del Clir spa. Alla fine dell’anno la percentuale si attesterà intorno al 48% con una popolazione servita di 22mila persone. «Ci avviciniamo a grandi passi a quel fatidico punto di pareggio che ci consentirà di estendere il servizio a costo zero», ha chiarito ieri il presidente Federico Bertani di fronte all’assemblea dei soci, prima di inaugurare la nuova sede operativa di via Stazione. E ora il Clir pensa alla costruzione di un digestore anaerobico per la gestione della frazione umida, la cosiddetta Forsu. «Sono in corso da tempo colloqui con aziende del settore, che potrebbero diventare partner per raggiungere con più facilità la massa critica necessaria per le economie di gestione – ha aggiunto – Va tributato un plauso agli otto Comuni che ci hanno permesso di attivare questo servizio, molto positivo dal punto di visto numerico e di impatto sulla popolazione». Inoltre, dal settembre 2011 i 41 Comuni del bacino Clir si sono superati nella produzione di rifiuti differenziati, cioè che non finiranno nell’inceneritore di Lomellina Energia: carta, plastica, umido, verde, metallo, vetro, ingombranti, legno, e terre provenienti dallo spazzamento delle strade. Il totale dei rifiuti prodotti è compreso fra le 22mila tonnellate del febbraio scorso e le 45.800 dell’ottobre 2011: la percentuale di differenziata non scende mai al di sotto del 40%. Bertani ha anche accennato al trattamento della frazione verde, «il primo risultato concreto»: a giorni la piattaforma di Sannazzaro permetterà la gestione di 7mila tonnellate l’anno di verde «con maggior flessibilità ed economicità». E a settembre il servizio a calotte elettroniche entrerà in funzione a Frascarolo, Torre Beretti, Pieve Albignola, Ottobiano, Valeggio e Nicorvo. Ciascun utente dotato di apposita chiave elettronica potrà conferire sacchetti da 15 litri di rifiuto non differenziato nei cassonetti in cui sono state installate queste calotte elettroniche, con lo scopo di incentivare la percentuale di raccolta differenziata. Ieri, dopo l’approvazione del bilancio consuntivo 2011, l’inaugurazione della sede operativa del Clir spa, spostata da Mortara a Parona, a pochi passi dall’inceneritore. L’opera, del costo di 1,7 milioni di euro, è stata completata in due anni. Dopo l’alzabandiera, taglio del nastro affidato al presidente Bertani e al sindaco Silvano Colli: presenti, fra gli altri, anche l’onorevole Marco Maggioni, l’assessore provinciale all’Ambiente, Alberto Lasagna, e il suo predecessore Ruggero Invernizzi. Alle 12.15 visita guidata all’insediamento che riunisce le attività operative del Clir. La nuova sede di Parona ospita anche un impianto di messa in riserva dei rifiuti in orari in cui gli impianti di smaltimento sono chiusi, come il sabato, dalle 15 alle 18. Umberto De Agostino


la Provincia Pavese - 25 maggio 2012

Parona, il Clir inaugura la nuova sede

PARONA Tutto pronto per l’inaugurazione della nuova sede operativa del Clir spa, spostata da Mortara all’area periferica di via Stazione, a pochi passi dall’inceneritore di Lomellina Energia. Il taglio del nastro è fissato per domani, alle 11, dopo l’approvazione del bilancio consuntivo 2011 da parte dei Comuni soci. Il presidente Federico Bertani illustrerà le strategie e i piani di sviluppo aziendali e poi lascerà la parola al sindaco Silvano Colli e al direttore generale Marco Rivolta per l’illustrazione del cantiere e del risultato finale. Alle 12.15 visita guidata all’insediamento che riunisce le attività operative del Clir. Con questo investimento, costato 1,5 milioni di euro, tutti i settori saranno riuniti in un unico spazio: la nuova sede ospiterà, fra l’altro, un impianto di messa in riserva dei rifiuti in orari in cui gli impianti di smaltimento sono chiusi, come il sabato, dalle 15 alle 18. (u.d.a.)

 


la Provincia Pavese - 15 maggio 2012

Parona, sabato si inaugura la sede del Clir

PARONA Tutto pronto per l’inaugurazione della nuova sede operativa del Clir spa, spostata da Mortara all’area periferica di via Stazione a pochi passi dall’inceneritore di Lomellina Energia. Il taglio del nastro è fissato per sabato 26 maggio, alle 11, dopo l’approvazione del bilancio consuntivo 2011 da parte dei Comuni soci. Il presidente Federico Bertani illustrerà le strategie e i piani di sviluppo aziendali e poi lascerà la parola al sindaco Silvano Colli e al direttore generale Marco Rivolta per l’illustrazione del cantiere. Con questo investimento, costato 1,5 milioni di euro, tutti i settori operativi saranno riuniti in un unico spazio: la nuova sede ospiterà un impianto di messa in riserva dei rifiuti in orari in cui gli impianti di smaltimento sono chiusi, come il sabato, dalle ore 15 alle ore18. (u.d.a.)


la Provincia Pavese - 30 aprile 2012

Una sola tariffa di smaltimento dei rifiuti, c’è l’accordo

PAVIA Vota compatto il consiglio provinciale e approva all’unanimità un ordine del giorno in cui si impegna a rendere uguali le tariffe di smaltimento rifiuti per i Comuni della provincia di Pavia. I centri che conferiscono la propria spazzatura all’inceneritore di Parona pagano infatti un milione e 250mila euro in più rispetto a quelli che smaltiscono nel termovalorizzatore di Corteolona. La tariffa versata a tonnellata dai cittadini dei due bacini ha una differenza di 12,61 euro, il costo pagato nel Centro integrato Ecodeco è di 99,74 euro a tonnellata, 112,35 euro invece quello di Parona. A sollevare una questione che, spiega l’assessore provinciale Alberto Lasagna, è “vecchia di quasi vent’anni” è stato il gruppo del Carroccio. Per Giorgio Guardamagna, consigliere della Lega nord, «la crisi morde e i cittadini, gravati da mille balzelli, vanno aiutati». «La convenzione siglata con la società Lomellina Energia, proprietaria dell’impianto di Parona, risale al ’97 – spiega Lasagna –. Abbiamo ereditato una situazione complessa, ma cercheremo di intervenire. Abbiamo già contattato l’azienda e lo stesso assessore regionale Belotti per trovare una soluzione. I contratti sottoscritti con Corteolona e Parona sono diversi, peraltro il primo ha accettato anche un contenimento tariffario». Sul fatto che sia necessario intervenire per livellare due tariffe inique sono tutti d’accordo. «È ingiusto penalizzare i residenti di quello che viene definito “bacino B”, cioè quello di Parona – sostiene Martina Draghi, consigliere provinciale del Pd –. L’obiettivo della Provincia è quello di individuare un unico soggetto che raccolga e smaltisca i rifiuti, possibilmente a maggioranza pubblica». Il Piano rifiuti, sottolinea l’esponente del Partito democratico, risale al 2009.: «Aveva diviso il territorio in due ambiti. Peraltro i contratti sono con società private – precisa Draghi –. La situazione ora è complessa e l’eredità è pesante e non si può pensare che in sei mesi riusciamo a risolvere problemi che il centro destra non ha risolto in 18 anni di governo». Il dito è puntato contro la precedente amministrazione, ma il consigliere del Carroccio Guardamagna leva gli scudi, difende la maggioranza di cui faceva parte appellandosi alla crisi che ha cambiato il contesto: «La situazione economica ora è cambiata in modo preoccupante». Stefania Prato

 


 

la Provincia Pavese - 21 aprile 2012

Parona, per il caso diossina l’agricoltore patteggia un anno

Caso diossina in tribunale: l’agricoltore Antonio Marchesoni, di Parona, patteggia 1 anno di reclusione. Per il veterinario Riccardo Ricali, anche lui accusato di falso, sentenza rinviata.

di Filiberto Mayda

PARONA Un anno di reclusione, pena sospesa, per il reato di falso ideologico in concorso. Per l’agricoltore e allevatore Antonio Marchesoni, settantuno anni, (che poi agricoltore e allevatore proprio non è) la vicenda giudiziaria delle uova alla diossina di Parona si è chiusa ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare Stefano Vitelli: così consigliato dal suo avvocato, ha scelto di patteggiare. E come ci dice al telefono, «per quello che mi riguarda è andata bene: ciò che conta è far sapere cosa sta succedendo a Parona». Lo stesso che aveva commentato Riccardo Ricali, cinquantasette anni, veterinario dell’Asl, che ieri mattina ha deciso di andare avanti: venerdì prossimo sarà sentito dal gup durante la discussione e il caso potrebbe andare a sentenza. Ma di cosa vengono accusati i due, peraltro noti ambientalisti? Il reato, tecnicamente, è quello di falso ideologico, ma dice pochissimo. La storia è decisamente interessante e, se il giudice ritenesse di voler trasmettere gli atti alla procura, potrebbe anche nascere un’indagine sul caso diossina. In breve: Ricali e Marchesoni sono convinti da tempo che Parona sia contaminata dalla diossina provocata dal termovalorizzatore. Di analisi «serie» secondo i due non ne erano mai state fatte. Realizzarle privatamente è costoso e non ha gran valore. E allora, per poter inviare i materiali al Piano nazionale dei residui, i due avrebbero falsamente attestato che Marchesoni aveva un’azienda agricola e un allevamento di suini, così da poter prelevare i campioni e farli analizzare. Non solo, anche i campioni stessi - che non potevano provenire dall’azienda agricola, inesistente - erano stati presi (in buona sostanza, del granturco) da un campo distante qualche centinaio di metri dalla casa di Marchesoni. Ad aggiungere confusione alla vicenda, il fatto che alcune uova analizzate (tra cui quelle delle galline del Marchesoni stesso), erano risultate contaminate dalla diossina. In buona sostanza, secondo l’accusa, le basi della richiesta di analisi e anche il materiale da analizzare non erano corretti. Ma ciò che ha del paradossale, e che forse potrebbe spingere la procura a volerci vedere chiaro, è che la diossina non solo era nelle uova, ma anche nel granturco inviato per le analisi. Insomma, ci sarà anche stato un falso (ancora da dimostrare), ma il falso ha fatto scattare l’allarme diossina a Parona. Sarebbe come, si è lasciato sfuggire Ricali, «se qualcuno salvasse un uomo che annega nel fiume e poi venisse condannato per divieto di balneazione». Se ne riparlerà venerdì prossimo, davanti al giudice Vitelli.




la Provincia Pavese - 20 aprile 2012

Parona, oggi il caso diossina in tribunale

PARONA Il giallo delle uova alla diossina questa mattina finirà sul tavolo del giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Vigevano. Di fronte a lui ci saranno il veterinario del paese Riccardo Ricali e l’agricoltore Antonio Marchesoni. Sono accusati di falso ideologico: avrebbero falsato delle analisi chimiche riguardo alla presenza di diossina nelle uova allevate da Marchesoni. A documentare il falso ideologico ci sono anche delle intercettazioni telefoniche. «Sono in attesa dell’udienza prima di valutare la linea da seguire» ha evidenziato ieri l’agricoltore Marchesoni che patteggerà. Il veterinario di Parona invece ha intenzione di raccontare quello che, secondo lui, sta succedendo a Parona dove oltre alla diossina nelle uova sono stati trovati anche valori di Pm10 stratosferici nell’aria. Se da una parte oggi si potrebbe già chiudere il procedimento a carico dei due paronesi, che avevano dato da mangiare alle galline un triturato presumibilmente alla diossina fatto con mais raccolto nelle zone più inquinate di Parona, dall’altra potrebbero tornare nelle aule di tribunale i fascicoli sull’inquinamento a Parona. Più volte cittadini e comitati per l’ambiente hanno lamentato una situazione insostenibile. Il loro indice è puntato contro il termodistruttore di Lomellina Energia (che brucia 380mila tonnellate di rifiuti all’anno) e contro le aziende inquinanti che negli ultimi vent’anni si sono insediate alla periferia del paese. Tanto che nel mese di marzo anche la Provincia aveva disposto controlli a sorpresa in alcune industrie di Parona ritenute inquinanti.(s.b.)




la Provincia Pavese - 19 aprile 2012

Giallo diossina, il caso arriva in aula

Scoppia il giallo diossina a Parona: domani mattina, davanti al giudice dell’udienza preliminare, compariranno il veterinario Riccardo Ricali e l’agricoltore Antonio Marchesoni, imputati di falso ideologico. Secondo le accuse avrebbero indicato dei dati non veri nella procedura di analisi dei mangimi. In particolare, sarebbe stata diversa la zona di provenienza, ossia non dalla cascina Marchesoni, ma da un campo di Parona. Il risultato? Il campo era inquinato.

di Filiberto Mayda

PARONA Riccardo Ricali, veterinario di Parona, e Antonio Marchesoni, agricoltore dello stesso paese, domani mattina si ritroveranno davanti al giudice dell'udienza preliminare per rispondere del reato di falso ideologico, ovvero Ricali, pubblico ufficiale, avrebbe commesso un falso in documentazioni relative ad analisi chimiche, Marchesoni lo avrebbe aiutato. Analisi sulla diossina a Parona. Vicenda delicatissima, dunque, e dal processo (dove Marchesoni ha deciso di patteggiare, mentre il medico intende difendersi) potrebbe magari scaturire un'indagine ben più ampia e profonda sul caso-diossina a Parona, con tutto quello che ne consegue. «Non so se è stato regolare o meno quello che abbiamo fatto - dice Marchesoni - ma lo abbiamo fatto per Parona, per denunciare la presenza della diossina, dei veleni che ci uccidono». Non bastava chiedere delle analisi? A quanto pare no. E poi sono costosissime. E ancora, è complicato accedere al Piano nazionale che le prevede. E c'è chi si mette in mezzo, chi non vuole che si parli di diossina a Parona. La storia, che poi un processo pubblico potrebbe portare alla luce, nasce dunque insieme all'inceneritore, ai soldi che ci hanno girato intorno, a quello che brucia e come lo brucia. Un anno fa Antonio Marchesoni, ambientalista, lancia l'allarme: «A novembre, in via precauzionale, avevamo consegnato due uova a un veterinario locale in modo da capire se ci fosse qualche difficoltà legata all’inquinamento atmosferico. Poi un mese fa, veniamo a sapere dalla stampa che effettivamente a Parona esiste un problema di diossina nelle uova ». Insomma, la diossina sembra che ci sia. E fa paura. Il veterinario è Riccardo Ricali, che ottiene un primo risultato: dimostrare che la diossina può contaminare le uova. Ma la storia strana è che le galline di Marchesoni non avrebbero mangiato il mangime della sua proprietà, perché di mais non ne ha. Per dimostrare che la diossina è presente e contamina gli animali, allora, era necessario utilizzare mais locale. E quale si va a prendere? Quello di un campo periferico di Parona in una zona ritenuta - a ragione o a torto - inquinata. Insomma, il granturco è quello più a rischio della zona. Le galline mangiano un "triturato" alla diossina, o almeno, presumibilmente alla diossina. E i risultati lo confermano. Il fatto è che la certificazione tecnica non sarebbe stata veritiera: insomma, non si fa cenno preciso a come è stato realizzato il mangime. Ma intanto il caso è scoppiato. Non basta. Marchesoni fa richiesta anche di allevare un maiale. L'idea, probabilmente, è di nutrirlo nello stesso modo, utilizzando prodotti agricoli di Parona, e poi di sottoporlo ad analisi. Ma il progetto di agricoltore e veterinario trova un ostacolo. Qualcuno li sta controllando, ha già denunciato le presunte irregolarità alla procura. Chi sta cercando di scoprire se c'è un rischio diossina finisce indagato, al punto che viene persino permessa l'intercettazione telefonica. Non solo, si arriva al paradosso: un giorno si presentano anche i carabinieri dei Nas: vogliono sequestrare il maiale. Ma il maiale non c'è, deve ancora arrivare, i militari non ci credono, perquisiscono la cascina. Poi se ne vanno. L'intera storia, domani mattina, sarà ripercorsa davanti al giudice. E Ricali ha intenzione di raccontare tutto quello che sta accadendo a Parona. E sarà presente anche un pm.


la Provincia Pavese - 13 aprile 2012

Centrali, ora si muove il ministero

MORTARA Gli occhi dei ministeri romani dell’Ambiente e della Salute arrivano in Lomellina. I due dicasteri hanno risposto ad un esposto di 27 pagine presentato dall’associazione Futuro Sostenibile in Lomellina guidata da Alda Rosa. Un fascicolo in cui si analizzano le criticità presenti in un territorio piccolo come un fazzoletto, ma denso di fonti di inquinamento. La zona è quella intorno a Mortara e comprende anche i territori di Parona ed Olevano. Ma anche quello di Castello d’Agogna, che seppur non abbia sul proprio territorio centrali inquinanti, è a poche decine di metri dai camini della Sit di Mortara e della nascente Biolevano, della multinazionale Maire Tecnimont e che brucerà 180mila tonnellate di pioppelle all’anno. «Ma così tante pioppelle non sono prodotte in tutta la nostra provincia» spiega Alda Rosa, numero uno di Futuro Sostenbile. Dopo l’esposto dell’associazione ambientalista sia il ministero dell’Ambiente che quello della Salute hanno risposto. Poche stringate righe in cui chiedono ai quattro comuni coinvolti (Mortara, Parona, Castello d’Agogna ed Olevano) di acquisire informazioni «in merito alle segnalazioni e ad eventuali azioni intraprese». I problemi evidenziati dal dossier inviato a Roma da Futuro Sostenbile riguardano i problemi di inquinamento nella zona di Mortara. A Parona infatti ci sono cinque siti inquinanti, a Mortara altrettanti ed è stato autorizzato il raddoppio dell’inceneritore della Sit, ad Olevano sta nascendo la centrale della Mairie Tecnimont e ne è stata autorizzata un’altra (simile a quella di Occimiano Monferrato) ad olio di palma. Castello d’Agogna è stata toccata solo marginalmente in quanto confina sia con Olevano che con Mortara «Il problema è che non c’è stato un piano comune della Provincia negli anni passati - spiega Alda Rosa - non è immaginabile che ogni Comune possa autorizzare un impianto, che sì è previsto dalla legge, ma che si trova a pochi chilometri da un di un paese vicino. La risposta dei ministeri dimostra che c’è interesse per i problemi dei cittadini».(s.b.)


la Provincia Pavese - 07 aprile 2012

Parona, alla Bimetal il triplo di rifiuti

PARONA La Bimetal vuole aumentare la capacità di trattamento e di recupero di rifiuti non pericolosi. Se accettata, la richiesta di ampliamento, collegata alla verifica di assoggettabilità alla Valutazione d’impatto ambientale, dovrebbe portare dalle attuali 2.600 a 7mila tonnellate l’anno. Questo succede a Parona, dove l’inceneritore di Lomellina Energia può lavorare 380mila tonnellate annue, il Pm10 è costantemente fonte di polemiche e i valori della diossina, anche se al di sotto dei limiti di legge, sono i più elevati di tutta la Lomellina. La ditta, con sede legale a Vigevano e insediamento produttivo al chilometro 35 dell’ex statale 494 Vigevanese, aveva già ottenuto la certificazione per il recupero dei rifiuti metallici di ferro, acciaio, alluminio e leghe di alluminio. Dopo il periodo iniziale di “rodaggio” a seguito dell’iscrizione nel registro delle imprese che effettuano il recupero dei rifiuti non pericolosi e dopo aver analizzato il mercato in cui si trova a operare, la direzione aziendale guidata da Ivanoe Brunello, legale rappresentante e direttore tecnico dell’impianto, ha deciso che «l’area e le quantità in stoccaggio R13 “istantaneo” sono adeguate all’attuale momento di lavoro, mentre risulta necessario aumentare la quantità annuale di trattamento e recupero (R4) dei rifiuti non pericolosi a oggi autorizzati». Il geometra Massimo Boari ha steso la relazione tecnica: «Non ci sono ulteriori variazioni diverse dal solo aumento della potenzialità annuale e del corrispondente valore di potenzialità giornaliero di recupero; non ci sono variazioni inerenti i rifiuti ritirabili, né nelle aree di stoccaggio R13 utilizzate né nel fatto che viene utilizzata solo l’area coperta, cioè il capannone industriale». Oggi l’area di messa in riserva e di recupero di rifiuti non pericolosi ha una superficie di circa 2mila metri quadrati, di cui 600 saranno utilizzati per la nuova lavorazione. La superficie utilizzata è al coperto: nessuna attività sarà effettuata all’esterno. Naturalmente, la decisione definitiva sull’ampliamento sarà della Regione. Umberto De Agostino

 


la Provincia Pavese - 21 marzo 2012

Lomellina assediata diventa terra di rifiuti

di Filiberto Mayda

VIGEVANO Nevica a Parona, nevica a Sannazzaro de' Burgondi. Neve in questi due piccoli comuni della Lomellina che distano l'uno dall'altro non più di una ventina di chilometri. Nevica, eppure il cielo è solo nascosto da una sottile nebbia alta. A trasformare l'aria in fiocchi bianchi è un fenomeno dovuto alla condensazione di vapori emessi da due grandi impianti, che fanno paura: il termodistruttore di Parona e la raffineria dell'Eni. La gente del posto ci ha fatto l'abitudine, ma c'è ancora chi prima si stupisce e poi si spaventa. E mette insieme storie e fatti che raccontano come la Lomellina, terra di riso e di cascine, si stia trasformando nella pattumiera della provincia di Pavia, in una delle zone che politica ed affari hanno deciso di eleggere territorio dei rifiuti e dell'inquinamento. La Lomellina, d'altro canto, ha una serie di vantaggi: non è densamente abitata, ha buone vie d'accesso per quanto riguarda il trasporto su asfalto, ha una situazione di povertà industriale e di disoccupazione che rendono difficile contestare anche il peggiore dei progetti se porta soldi e magari qualche posto di lavoro. Lomellina, terra di discariche e di inceneritori. Non lo diciamo noi, lo dice l'Arpa Lombardia, presentando la situazione ambientale della provincia di Pavia: «Il numero di imprese industriali vede la provincia di Pavia all’ottavo posto nel panorama regionale, con una concentrazione delle attività, di tipologia estremamente varia, in Lomellina, ove si localizza anche il maggior numero di discariche». I numeri possono aiutare. E sono solo i numeri recenti, quelli disponibili tra le carte di un'amministrazione provinciale che negli ultimi vent'anni ha fatto di tutto salvo programmare la gestione e la raccolta dei rifiuti. Sono quelli degli impianti di trattamento rifiuti e in esercizio nel 2011 appena trascorso, la bellezza di 110, ossia uno ogni 5.000 abitanti, uno ogni 26 chilometri quadrati. Insomma, in una giornata limpida ci si potrebbe guardare attorno certi di posare lo sguardo, prima o poi, su un piccolo o grande impianto. Veniamo ai numeri più dettagliati, dunque. Ci sono 9e impianti autorizzati per trattamento e recupero fanghi in agricoltura, 10 autorizzati per solo stoccaggio di rifiuti, 7 per termodistruzione, 7 di discarica, 5 di compostaggio, 19 di autodemolizione, 10 di selezione e cernita, 53 di recupero rifiuti vari, 3 di depurazione rifiuti liquidi, 4 di inertizzazione, 10 piattaforme per rifiuti urbani, 53 piazzole ecologiche di Comuni, 1 gassificatore. «Questi impianti – spiegano all'assessorato provinciale alle politiche ambientali - possono essere autorizzati contemporaneamente a più di una delle citate attività contemporaneamente». Vi sono poi quelli autorizzati ed in esercizio: 7 impianti mobili di triturazione rifiuti e 81 impianti di recupero in procedura semplificata. Negli ultimi 3 anni sono stati rilasciati (non considerando le autorizzazioni di rinnovo e per varianti sostanziali agli impianti) atti di iscrizione al registro impianti di recupero per 14 nuovi impianti in procedura semplificata e autorizzazioni per 34 nuovi impianti in procedura ordinaria (vi sono comprese quelle per le piazzole per rifiuti urbani e gli impianti mobili). Negli ultimi 3 anni, infine, sono state respinte 2 istanze di iscrizione in procedura semplificata, cancellati 2 impianti dal registro dei recuperatori in semplificata e revocate 2 autorizzazioni per impianti in procedura ordinaria. Infine, un ultimo dato numerico: negli ultimi dieci anni la Regione Lombardia ha esaminato per la provincia di Pavia 82 procedure di diverso tipo che sono poi state autorizzate. Lo scenario è impressionante. Per tornare alla “neve” di Parona, basti dire che intorno al paese, a far ala al termodistruttore, ci sono un'industria di prodotti chimici, una di produzione di vernici, una fonderia di alluminio e una di ghisa. Sono, come vedremo, affari importanti, spesso milionari. L'utile, in questi progetti, è altissimo, la tecnologia richiesta spesso non supera quella artigianale, i costi bassi. Una mancata e seria pianificazione provinciale della gestione dei rifiuti è forse la causa di quanto sta accadendo, del proliferare di domande per realizzare impianti di trattamento dei rifiuti e discariche per l'amianto. L'amministrazione provinciale di Pavia si è sempre difesa spiegando che non era sua competenza (e non lo è tuttora) indicare i siti adatti a discariche per lo smaltimento dell'amianto. Qual è la situazione attuale sotto il profilo normativo? I criteri di localizzazione per le discariche di inerti ci sono (anche se nel Piano provinciale rifiuti il termine “amianto” non compare quasi mai), ma basati sul principio di escludere alcune aree non idonee, non assumendosi la responsabilità di indicare quelle idonee. Insomma, come ci conferma l'attuale assessore provinciale all'Ambiente, Alberto Lasagna, «è mancata la pianificazione di lungo periodo prima da parte della Regione e poi della Provincia nel non sollecitare la stessa Regione. Con buona probabilità, anche se non posso averne a posteriori la certezza, una migliore pianificazione avrebbe evitato la situazione nella quale ci troviamo adesso». All'inizio del 2012 proprio l’assessore Alberto Lasagna ha cercato di convincere la Regione a dare una frenata di tre, quattro mesi alle conferenze di servizio sulle discariche di amianto per dare tempo alla Provincia di fare quello che non è stato fatto nel decennio precedente: fornire, insieme ai sindaci del territorio, un'indicazione appunto pianificatoria rispetto alle discariche per il cemento-amianto. Siamo di fronte a vicende che hanno visto la popolazione pavese schierarsi contro i progetti, la politica a interrogarsi e gli imprenditori a difendersi. Tutto regolare sotto il profilo amministrativo e ovviamente penale. Eppure, in questi anni, si è sempre sentita la necessità di tenere la guardia alta. Anche perché, a volte, storie che sono al centro di storie giudiziarie hanno sfiorato la provincia di Pavia. E' il caso dell'inchiesta sull'assessore regionale Nicoli Cristiani. Da un colloquio intercettato, a un tavolo di ristorante, gli investigatori scoprono che imprenditori e politici si dividono la Lombardia. Meglio, gli affari sui rifiuti in Lombardia. Una vera e propria spartizione del territorio.


la Provincia Pavese - 17 marzo 2012

«L’inceneritore non rende» Vigevano vuole andarsene

di Sandro Barberis

Il matrimonio tra Vigevano e Lomellina Energia dura da quasi otto anni. Nell’estate del 2004 l’amministrazione comunale vigevanese di area Forza Italia guidata da Ambrogio Cotta Ramusino comprò per 6,5 milioni di euro il 20% del termodistruttore di Parona (nella foto un particolare dell’interno), che aveva aperto i battenti nel 2000. Nel 2005 è stata realizzata anche la seconda linea dell’inceneritore. Ora il termo paronese ha due forni che bruciano 380mila tonnellate di rifiuti all’anno e garantiscono la produzione di 38 megawatt di energia elettrica. L’Asm Isa (che al 95,23% è del Comune di Vigevano) ha il 20% di Lomellina Energia a cui paga oltre 2 milioni 800mila euro per gettare nei forni i rifiuti raccolti nei cassonetti di Vigevano.

VIGEVANO Nell’arco di qualche mese il termovalorizzatore di Parona, che brucia 380mila tonnellate all’anno di rifiuti, potrebbe non avere più alcun controllo pubblico. Il Comune di Vigevano è sempre più intenzionato a disfarsi della quota che detiene all’interno di Lomellina Energia, la società che gestisce l’impianto paronese, tramite la municipalizzata Asm Isa che si occupa della raccolta dei rifiuti in città. Alla base della scelta dell’amministrazione leghista di Vigevano c’è una divergenza di vedute con gli altri soci di Lomellina Energia. Non solo. C’è anche un problema di tipo economico. Intorno all’impianto di Parona ruota un fiume di denaro, 80 milioni di euro all’anno circa, ma la struttura non rende, o rende pochissimo. Dall’esercizio 2011 potrebbero non arrivare dividendi agli azionisti di Lomellina Energia che sono l’Asm Isa di Vigevano (20% delle quote) e la società Mf Waste, una controllata della Linea Group Holding che fa riferimento al gruppo bresciano Cogeme, che ha il resto delle azioni. A causare la non redditività delle due linee dell’inceneritore di Parona è anche un’azione legale che Lomellina Energia ha in corso con il Gse, società che ritira e colloca sul mercato i 38 megawatt di energia elettrica prodotta annualmente dal termovalorizzatore paronese. A dicembre, dopo una comunicazione del Gse a Lomellina Energia, c’è stata una riduzione da parte della società che acquista energia della tariffa pagata all’inceneritore di Parona per i certificati verdi (documenti che attestano la produzione di energia elettrica da fonti alternative). Questo ha provocato una differenza nei conti di Lomellina Energia di circa 4,5 milioni di euro. «Non sappiamo ancora se questa somma sarà iscritta come entrata nel bilancio 2011 che è in fase di chiusura - spiega l’amministratore delegato di Linea Holding Fabrizio Scuri - se questi soldi saranno inseriti a bilancio nel 2011 l’impianto di Parona ha guadagnato e potrebbero esserci dividendi. Se non sarà inserita questa somma a bilancio invece chiuderà intorno alla parità tra entrate ed uscite». Quindi anche la municipalizzata di Vigevano rischia di restare a bocca asciutta dalla divisione degli “utili” 2011. Non solo, oltre al mancato introito, c’è anche la beffa. Asm Isa, guidata da Davide Battaglia consigliere comunale di maggioranza dell’amministrazione leghista di Andrea Sala, è sia in parte proprietaria dell’impianto di Parona che è diretto da Vincenzo Filisetti (un uomo di punta della Cogeme). Ma allo stesso tempo è anche cliente del termodistruttore, a costi altissimi come ribadito a più riprese dal sindaco di Vigevano. Asm Isa paga a Lomellina Energia 112,35 euro per ogni tonnellata di rifiuti indifferenziati che getta nei forni di Parona. Da Vigevano arrivano annualmente circa 25mila tonnellata di rifiuti. A conti fatti Asm sborsa all’anno oltre 2 milioni e 800mila euro. Spesa che per forza di cose ricade poi sulle tasche dei vigevanesi. Un costo che non solo non è diminuito dal 2004 (quando il Comune di Vigevano comprò per 6,5 milioni di euro il 20% di Lomellina Energia), ma è aumentato. L’ultimo ritocco nel 2011 è stato di 3 euro alla tonnellata. «La tensione è altissima» ha detto in settimana Sala riguardo ai rapporti che intercorrono tra il Comune di Vigevano e gli altri soci di Lomellina Energia, che ha in progetto la costruzione di una terza linea di incenerimento a Parona: «Già si ferma spesso la prima linea. Siamo decisamente contrari alla costruzione della terza - ha ribadito il sindaco di Vigevano Andrea Sala - va contro i principi ambientali della mia amministrazione. La priorità è la salute dei cittadini e la qualità dell’aria. Questa volontà è in contrasto con la politica industriale di Lomellina Energia, che sa che vogliamo vendere le quote». Da Asm Isa arriva una conferma delle intenzioni di cedere le azioni possedute all’interno di Lomellina Energia: «La nostra posizione sulla cessione delle quote - spiega il presidente del consiglio d’amministrazione Davide Battaglia - è in totale sintonia con quella del sindaco».


la Provincia Pavese - 14 marzo 2012

«Rifiuti, basta nuovi inceneritori»

SANTA CRISTINA Oggi a Milano, nella sede della Regione, la direzione generale Territorio e urbanistica presenterà la Vas (valutazione ambientale strategica) del Programma regionale di gestione dei rifiuti. I sindaci della Bassa, a partire da Santa Cristina, si presenteranno alla prima conferenza con un documento in cui si chiede, senza mezzi termini, di non prevedere più alcun tipo di impianti in provincia di Pavia. Una formula necessariamente generica, quella utilizzata dal sindaco Elio Grossi, visto il contesto in cui verrà presentata l’osservazione. Ma l’obiettivo è uno solo: il raddoppio dell’inceneritore di Corteolona. Che infatti, nella premessa, viene citato espressamente, così come nella parte finale del documento. « La produzione dei rifiuti solidi urbani in provincia è di circa 300 mila tonnellate rispetto alla capacità di termodistruzione di 380 mila tonnellate di Parona e di 75 mila di Corteolona – si fa notare nell’osservazione che verrà presentata oggi – a fronte di una raccolta differenziata del solo 28 per cento del totale prodotto. Per questo motivo le amministrazioni che aderiscono a questa richiesta chiedono di non procedere ad ulteriori autorizzazioni di realizzazioni di nuovi impianti finalizzati alla termodistruzione e che promuova l’incremento di recupero/riciclo dei rifiuti e della frazione umida». Ma oggi la Regione dovrebbe anche svelare le carte in materia, illustrando quale sarà il suo orientamento intema di rifiuti. La conferenza sulla Vas, infatti, è anche l’occasione per spiegare successivamente, provincia per provincia, la programmazione prevista per la gestione dei rifiuti nei prossimi anni. «Sorprese non dovrebbero essercene – commenta Grossi –. La partita si gioca comunque con la seconda conferenza Vas. Intanto noi mettiamo subito in chiaro come la pensiamo».(g.s.)


Il Cittadino - (Quotidiano del Lodigiano e del sud Milano) -15 Dicembre 2011

«Provincia truffata», via al processo - I legali Aboneco: «Accuse sbagliate»

E’ stato rinviato di un mese, già alla prima udienza, il processo per le ipotesi di truffa aggravata ai danni della Provincia di Lodi e falso ideologico che vede imputati, a vario titolo, gli ex funzionari del settore ambiente di San Cristoforo Clau­dio Samarati e Damiano Gritti, l’ex comandante della polizia provinciale Angelo Ugoni e due ex responsabili in seno alla ditta pavese Aboneco, M.R.Z., 52 anni, all’epoca dei fatti contestati legale rappresentante, e S.S., 49 anni, già direttore tecnico, entrambi di Mortara. Tutti sono accusati, chi per omesso controllo, chi perché ritenuto autore materiale dei comportamenti contestati, di aver concorso a far pagare 944mila euro le operazioni di bonifica delle fughe di gasolio dei serbatoi delle aziende dismesse Madital di Massalengo ed ex Robur. Eurotecno di Lodi, bonifiche effettuate tra il 2004 e il 2006, con costi anticipati dalla Provincia di Lodi e quindi saldati dal fallimento Madital, gruppo proprietario di entrambe le aziende.

Secondo guardia di finanza e carabinieri del Noe non solo quelle bonifiche sarebbero potute costare molto meno, rimuovendo o sigillando i serbatoi invece di andare a ripulire più volte il terreno contaminato dalle fuoriuscite, ma ci sarebbero state duplicazioni nelle fatture presentate all'ente pubblico, su cui risulterebbe la presenza nei cantieri lodigiani di macchinari e personale impegnati, contemporanea mente, altrove, a notevole distanza. «La Aboneco è da 40 anni nel settore delle bonifiche ­ chiarisce l'avvocato Giulio Colli di Mortara ­ e non ha mai avuto problemi, di questo o di altro tipo. Dobbiamo affrontare il processo per chiarire che si è trattato di un palese errore di valutazione nell’analizzare le fatture. Un errore di cui, a mio avviso, si sarebbero potuti avvedere anche gli inquirenti, molto tempo prima». Sia la Provincia sia il fallimento Madital sono costituiti parte civile. «Da parte nostra ­ spiega l’avvocato Aldo Vicario, che cura la posizione ex Madital ­ ci atterremo alle conclusioni del pm all’esito del processo, su questa base effettueremo le nostre eventuali richieste». L'udienza di ieri è stata aggiornata a metà gennaio in quanto le notifiche a Gritti e Samarati, già peraltro nell'indirizzario della procura per altre vicende, non risultano perfezionate: il tribunale ha disposto che questa volta, invece del postino, ci pensi la polizia giudiziaria.

Carlo Catena




la Provincia Pavese
- 12 Luglio 2011

 

MORTARA, bonifica a LODI

Due ex-dirigenti di un’azienda a processo per truffa

MORTARA - Due ex-dirigenti della ditta Aboneco di Mortara saranno processati per una presunta truffa legata alla bonifica di una roggia a Lodi. Stefano Sommi, 48 anni, e Maria Rosa Zorzolo, 49 anni, all’epoca dei fatti (la vicenda è del 2006) rispettivamente direttore tecnico e legale rappresentante dell’azienda, sono stati rinviati a giudizio insieme a tre ex-funzionari della Provincia di Lodi: l’ex-capo della polizia provinciale Angelo Ugoni, 50 anni, l’ex-dirigente del settore Tutela ambiente, Claudio Samarati, e il 43enne Damiano Gritti, ex-responsabile del settore Rifiuti.

Il prossimo 14 dicembre è fissata la prima udienza del processo al tribunale di Lodi. Il dibattimento ripercorrerà le vicende della bonifica della roggia Bardana-Filippina di Lodi, effettuata nel giugno di cinque anni fa.

Nel corso d’acqua si era riversata una grande quantità di gasolio a causa di un serbatoio di idrocarburi lasciato aperto nell’area ex-Madital in località cascina Carazzina. La bonifica era stata affidata alla Aboneco di Mortara, specializzata in bonifiche, recupero e selezione di rifiuti. Secondo le accuse, gli ex-dirigenti della ditta avrebbero “gonfiato” le fatture con atti che non corrispondevano alle reali prestazioni.

Gli ex-funzionari provinciali, invece, avrebbero firmato documenti che attestavano falsamente l’avvenuta esecuzione dei lavori di messa in sicurezza e il ricevimento di materiali e manodopera da parte della Aboneco.

Il processo, però, deve ancora iniziare e i fatti sono ancora tutti da dimostrare. I due ex-dirigenti della ditta hanno sempre respinto le accuse e sono pronti a farlo anche in aula. «La ditta Aboneco non c’entra proprio niente nelle vicende oggetto dell’inchiesta– afferma l’avvocato difensore Giulio Colli –. Non solo l’attuale dirigenza che è completamente estranea ai fatti di cinque anni fa, ma anche i due ex-dirigenti che non hanno commesso alcuna irregolarità. Una perizia di parte già depositata lo dimostra, ma sono convinto che la stessa cosa risulterà da una ulteriore perizia, se il tribunale vorrà disporla.

I due ex-dirigenti della società hanno operato in modo corretto e regolare, tanto è vero che la società mortarese è stata poi pagata per il servizio effettuato e non ci sono state contestazioni».(l.g.)

 

 


 

Fonte: Il Giorno di Lodi - 7 Luglio 2011

 

link: Bonifica truccata alla roggia Bardana Cinque persone rinviate a giudizio


Il giudice per l’udienza preliminare Isabella Ciriaco ha disposto ieri mattina il rinvio a giudizio per Angelo Ugoni, Claudio Samarati e Damiano Gritti

Lodi, 7 luglio 2011 - Finiranno a processo il 14 dicembre con l’accusa di truffa le 5 persone coinvolte nell’inchiesta della Procura di Lodi sulla bonifica di gasolio effettuata lungo la “roggia Bardana-Filippina” di Lodi nel giugno 2006. Il giudice per l’udienza preliminare Isabella Ciriaco ha disposto ieri mattina il rinvio a giudizio per l’ex capo della Provinciale di Lodi, Angelo Ugoni, 50 anni, per l’ex dirigente del Settore tutela ambiente della Provincia, Claudio Samarati, 46 anni, e per l’ex responsabile del Settore rifiuti dello stesso ente, Damiano Gritti, 43 anni.

Assieme a loro finiranno alla sbarra anche Stefano Sommi, 48 anni, direttore tecnico della ditta Aboneco srl, e Maria Rosa Zorzolo, 49 anni, legale rappresentante e amministratore della stessa azienda. Samarati, Gritti e Ugoni sono accusati anche di falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici.

L’inchiesta era nata dall’esposto del giudice del Tribunale fallimentare Pierluigi Stolfi, il 29 novembre del 2007, assieme ad un altro esposto, rimasto anonimo. Secondo la Procura, i 5 indagati si sarebbero procurati un ingiusto profitto di 944.218 euro a danno della Provincia di Lodi e del fallimento della ditta Madital spa». A causa di un serbatoio di idrocarburi lasciato inavvertitamente aperto nell’area dell’ex Madital in località Cascina Carazzina ed allagato dalle piogge una grande quantità di gasolio era finita nella vicina roggia. La bonifica era stata affidata alla ditta Aboneco Srl di Mortara (Pavia), i cui manager avrebbero secondo i pm «gonfiato» le fatture inserendo al loro interno «fogli di lavoro e documenti di trasporto non corrispondenti alle reali prestazioni fornite».

I fogli erano stati firmati per la Provincia di Lodi dal direttore dei lavori (Samarati) o da uno dei suoi delegati (Gritti, Ugoni), che per il pm titolare del fascicolo Paolo Filippini avrebbero «attestato falsamente l’avvenuta esecuzione dei lavori di messa in sicurezza nonché il ricevimento dei materiali e della manodopera da parte della Aboneco srl». Il costo dell’operazione, anticipato dalla Provincia, era stato poi riversato nel passivo della Madital Spa. Le vittime della presunta truffa, identificate nella Provincia di Lodi e nel curatore fallimentare della Madital, hanno già annunciato di volersi costituire parte civile.

di Alessandro Gigante

 


Informatore Vigevanese - 6 MAGGIO 2010

MORTARA, UN INGIUSTO PROFITTO

A Lodi una richiesta di giudizio per due dirigenti dell'"Aboneco"

LODI - La ditta "Aboneco" di Mortara, specializzata nelle bonifiche ambientali, è coinvolta con due dirigenti in una vicenda avvenuta a Lodi. Il pm titolare dell'inchiesta ha chiesto il rinvio a giudizio di un dirigente del settore ambiente della Provincia, dell'ex responsabile rifiuti e dell'ex capo della polizia provinciale di Lodi. Nel mirino della Procura anche Stefano Sommi, 48 anni, responsabile di cantiere e direttore tecnico della Aboneco, e Maria Rosa Zorzolo, 49 anni, amministratore dell'azienda all'epoca dei fatti (tra il 2006 e il 2007) ma ora non più. Secondo il pm avrebbero compilato «fogli di lavoro e documenti di trasporto non corrispondenti alla reali prestazioni fornite». L'ingiusto profitto ai danni della Provincia di Lodi e del fallimento della ditta "Madital" sarebbe di 944 mila 218 euro. L'avvocato Giulio Colli difende i mortaresi: «Sarà tutto chiarito. L'azienda non è assolutamente coinvolta in questa vicenda».

 

Il Giorno di Lodi - 28 Febbraio 2010

La Procura: bonifica fasulla sulla roggia Bardana

Il presidente Foroni: «Ci costituiremo parte civile»

LA PROVINCIA di Lodi si costituirà parte civile (nella foto il palazzo di giustizia) e chiederà il risarcimento danni nell’eventuale processo ai cinque indagati accusati di aver «allestito» una bonifica irregolare da gasolio sulla roggia Bardana-Filippina di Lodi: l’ex capo della Polizia provinciale Angelo Ugoni, gli ex funzionari provinciali Damiano Gritti e Claudio Samarati, oltre a due dirigenti della ditta pavese Aboneco, Stefano Sommi e Maria Rosa Zorzolo. A prometterlo, dopo aver letto la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per i cinque indagati pubblicata ieri su Il Giorno, è stato il presidente della Provincia di Lodi, Pietro Foroni, identificato dalla Procura come una delle parti lese di un presunto raggiro con danno di 944mila e 218 euro alle casse di Palazzo San Cristoforo.


Il Giorno di Lodi - 27 Febbraio 2010

LODI IL PM titolare delle inchieste sulle presunte “Rifiutopoli”

2010-02-27 — LODI —

IL PM titolare delle inchieste sulle presunte “Rifiutopoli” del Lodigiano chiede il rinvio a giudizio per l’ex capo della Provinciale di Lodi, Angelo Ugoni, 49 anni, per l’ex dirigente del Settore tutela ambiente della Provincia, il 45enne Claudio Samarati, per l’ex responsabile del Settore rifiuti di Palazzo San Cristoforo, Damiano Gritti, 42 anni. Assieme a loro,chiesto il processo per Stefano Sommi, 48 anni, direttore tecnico della ditta Aboneco srl, e per Maria Rosa Zorzolo, 49 anni, legale rappresentante e amministratore della stessa azienda.

Al centro delle indagini, la bonifica dal gasolio lungo la “roggia Bardana-Filippina” di Lodi. L’inchiesta nasce dall’esposto del giudice del Tribunale fallimentare Pierluigi Stolfi, il 29 novembre del 2007. E da un altro esposto, anonimo.

LE ACCUSE. Secondo la Procura, i 5 indagati «in concorso tra di loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, per mezzo di artifizi e raggiri, si procuravano l’ingiusto profitto di euro 944.218 a danno della Provincia di Lodi e del fallimento della ditta Madital spa». Come? Samarati e Gritti «affidavano con determina Regta 12/2004 del 12 gennaio 2004 alla Aboneco srl la messa in sicurezza d’emergenza di siti inquinati», annota il pm. In un inciso, nella richiesta di rinvio a giudizio che finirà sul tavolo del giudice per l’udienza preliminare, il magistrato fa notare che Samarati e Gritti «svolgevano altresì per il direttore tecnico di Aboneco - senza autorizzazione - attività di consulenza privata in Romania presso la Sc.Ren Energy srl». Sempre i due ex dirigenti pubblici (finiti in manette nell’ambito dell’operazione “Gerione”, con l’accusa di aver contribuito a far smaltire rifiuti avvelenati nella cava di Orio Litta di proprietà della famiglia Burlini) «nella loro qualità di funzionari della Provincia addetti alla direzione delle opere di messa in sicurezza d’emergenza sul corso d’acqua “Roggia Bardana-Filippina” di Lodi, in forza della determina Regta 74/2006 del 2 febbraio 2006 — accusa il magistrato — attestavano falsamente, in quanto non presenti sul cantiere e assenti dal servizio, l’avvenuta esecuzione dei lavori di messa in sicurezza nonché il ricevimento dei materiali e della manodopera da parte della Aboneco srl».

Sommi e Zorzolo, dirigenti della ditta Aboneco, sono invece finiti nel mirino della Procura perché accusati di aver compilato «fogli di lavoro e documenti di trasporto non corrispondenti alle reali prestazioni fornite, presentandoli per ricevuta alla Provincia di Lodi, in persona del direttore dei lavori (Samarati) o di un suo delegato (Gritti, Ugoni); documenti in cui l’impresa esecutrice dichiarava falsamente la fornitura dei materiali e della manodopera impiegata per l’esecuzione dei lavori», si legge nel documento.

I CALCOLI. Secondo gli investigatori (Noe e Guardia di Finanza hanno collaborato alle indagini) l’«ingiusto profitto» incassato dalla ditta ammonterebbe a 944mila e 218 euro. «A danno della Provincia che provvedeva al pagamento dell’importo, insinuandosi al passivo per la medesima cifra nei confronti del fallimento Madital, in danno del quale aveva effettuato l’intervento di messa in sicurezza». I fatti sarebbero avvenuti in epoca anteriore e prossima al 30 giugno 2006.

IL PRESUNTO FALSO. L’altra accusa mossa dalla Procura è quella di falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici. Perché «Samarati, Gritti, Ugoni in concorso tra loro attestavano falsamente, in documenti aventi rilevanza pubblica e formati nell’esercizio di pubbliche funzioni, di aver ricevuto materiali e manodopera da parte dell’impresa Aboneco». I magistrati individuano tre vittime della presunta truffa: Provincia di Lodi («in persona del presidente Pietro Foroni»), il fallimento Madital spa («in persona del curatore fallimentare Giordano Massa») e lo Stato Italiano.

F.Lu.

 


la Provincia Pavese - 17 novembre 2011

Centrale a biogas, è scontro

CILAVEGNA Una centrale elettrica a biogas nascerà nelle campagne verso Parona. Una società di scopo costituita da agricoltori e imprenditori della zona realizzerà infatti un impianto alimentato a mais della potenza di un megawatt: la giunta ha già dato parere positivo, in attesa che se ne discuta il 29 novembre prossimo in consiglio comunale, convocato per l’assestamento generale del bilancio. L’area in questione è prevista nel Piano di governo del territorio in fase di stesura. E l’impianto per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è già fonte di polemiche fra la maggioranza di centrodestra e l’opposizione del Partito democratico. Il sindaco Giuseppe Colli difende la posizione della giunta. «La convenzione fra il Comune e la società proponente ci permetterà di introitare una somma complessiva di 100mila euro, in parte da destinare a finalità economiche e sociali – spiega – Mi sembra che l’operazione sia vantaggiosa per il nostro paese, tanto più che l’impianto sarà alimentato da fonti rinnovabili e non prevede emissioni inquinanti». Inoltre, 15mila euro saranno destinati alla parrocchia dei santi Pietro e Paolo, mentre una parte rilevante dell’accordo è costituita dall’assunzione di manodopera locale. «Abbiamo chiesto espressamente di attingere ai cittadini di Cilavegna ancora senza lavoro, oltre alle ditte locali che saranno chiamate per la manutenzione ordinaria e straordinaria», conferma il sindaco. Dalla minoranza di centrosinistra, però, si alzano le prime barricate. «La centrale non ci convince per nulla: siamo perplessi perché riteniamo che sarebbe corretto usare il mais, che sarebbe impiegato nella centrale come carburante, per quello che è, cioè un alimento – spiega Alberto Pisani, ex assessore e oggi sui banchi della minoranza con Progetto per Cilavegna – La giunta sostiene che non poteva fare diversamente ed era costretta a dare il via libera, ma noi crediamo che si potesse dire di no. Ci sarà un ritorno economico per il Comune, ma la Lomellina è già fin troppo satura di centrali di questo tipo e alla fine anche la nostra sarebbe realizzata solo per una motivazione economica». Il sindaco Colli chiosa: «Non mi sembrano appropriate le accuse di Pisani. Dall’operazione il Comune riceverà solo benefìci, sia in termini di introiti economici sia di occupazione». Umberto De Agostino

 


 

la Provincia Pavese - 16 novembre 2011

Fanghi, amianto e adesso le ceneri

di Filiberto Mayda GALLIAVOLA Saranno i tre punti del “triangolo maledetto”: l’ipotizzata discarica per l’amianto alla cascina Gallona di Ferrera Erbognone, al confine con il territorio di Sannazzaro; l’impianto di trattamento fanghi di Lomello; e, ora si teme, il progetto che pareva dimenticato della discarica di «prodotti inerti e ceneri inertizzate» (tra cui quelle dell’inceneritore di Parona) a Galliavola. Un progetto, quest’ultimo, già bocciato dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione, perché - in buona sostanza - ritenuto troppo vicino all’area residenziale. Ma la normativa, nel frattempo, sarebbe cambiata, e quella distanza è stata ridotta. Insomma, a sentire il proponente del progetto, ossia Asm Lomellina, oggi questa discarica si potrebbe fare. E, a quanto pare, è in discussione, davanti al Tribunale amministrativo regionale, il ricorso presentato da Asm. Ì giudizi negativi da parte del Pirellone erano stati abbastanza chiari: dal corso d’acqua dell’Agogna c’è una distanza di soli 320 metri, l’area interessata dall’intervento è di ben 147mila metri quadrati con un depositivo definitivo di circa 500mila metri cubi. Insomma, è grande. E a soli 650 metri di distanza ci sono le prime abitazioni, in particolare la casa di riposo per anziani. Mancava poi, nel progetto, un «idoneo piano di gestione delle terre di scavo, considerate rifiuti» e non si teneva conto che la discarica sarebbe sorta nel «corridoio ecologico primario individuato dalla Rete Ecologica Regionale», che prevede un corridoio di salvaguardia di 500 metri dall’asta fluviale del torrente Agogna. Infine, il progetto di ripristino viene giudicato «insufficiente alla ricomposizione naturalistica». Insomma, una bocciatura a tutto tondo. Ma Asm non si era arresa, ricorrendo al Tar. Della vicenda, da un paio di anni, nessuno aveva più parlato. Ora la giunta guidata dal sindaco Luigi Borlone ha incaricato della propria tutela legale lo studio Robecchi Majnardi di Pavia. «A breve ci sarà una riunione fra i legali incaricati e i capigruppo consiliari, in cui la situazione sarà illustrata nei minimi dettagli», conferma Carlo Carrera, capogruppo di maggioranza. Ma le polemiche politico-amministrative non mancano. «Ci stupiamo che il sindaco di Galliavola non ha ancora comunicato alla popolazione che cosa stia succedendo sul fronte discarica delle ceneri – commenta Loredana Longo, capogruppo della minoranza “Tradizione e futuro” – Noi non entriamo nel merito dei pesanti contenuti dell’istanza cautelare presentata l’estate scorsa da Asm, che ha l’evidente scopo di ribaltare la prima sentenza da cui la società è uscita perdente, ma facciamo notare a tutti che la guerra agli impianti a rischio non è finita: pertanto state e stiamo tutti in allerta». La vicenda giudiziaria era ripresa in primavera, quando la Regione aveva dato un parere di compatibilità ambientale sfavorevole: fra le osservazioni sollevate anche dal Comune, la progettata discarica si troverebbe appunto a meno di un chilometro della casa di riposo La Castellana. «Già due anni fa avevo fatto rilevare che si trova a meno di mille metri dal perimetro del sito individuato da Asm: questa distanza è prevista dal decreto della giunta regionale 8/220 del 2005», dice Borlone. Asm Lomellina Inerti, costola di Asm Isa spa di Vigevano, aveva presentato un primo ricorso e ora, con l’istanza cautelare, ribadisce il fatto che la normativa regionale non impedirebbe la nascita di un impianto per lo stoccaggio delle ceneri. Una legge successiva a quella citata dal Comune, infatti, avrebbe ridotto la distanza a 500 metri. Con buona pace degli anziani della casa di riposo. (ha collaborato Umberto De Agostino)

 


 

La Lomellina - Il settimanale della Gente - Mercoledì 09 Novembre 2011

Spunta una nuova centrale a biogas

Un Pgt che non rompe con il passato. L’opposizione così vede il Piano di Governo del Territorio che l’amministrazione del sindaco Giuseppe Colli sta preparando perché sia adottato in via definitiva entro la prossima primavera. “Il giudizio – apre il consigliere di Progetto per Cilavegna Alberto Pisani – per ora non può che essere parziale, perché ho potuto di vedere solo di recente quanto si sta preparando e mi pare, comunque, che si sia ancora ad un livello di bozza.

Questo almeno è quello che ho potuto constatare in commissione urbanistica… Non va a sconvolgere la fisionomia di Cilavegna e perciò si pone in continuità con quanto si è fatto in passato, del resto il tecnico che si sta occupando della redazione del Pgt – l’architetto Renato Lavezzi – è quello che storicamente ha seguito lo sviluppo dell’urbanizzazione di Cilavegna”. A livello generale Progetto per Cilavegna condivide la scelta di tenere conto della ripartizione insediativa che si è prodotta nel tempo, così come la volontà di limitare il più possibile il consumo di suolo in accordo alle linee guida regionali. Ciononostante, ad un giudizio tutto sommato positivo su quelli che sono gli indirizzi generici del Pgt, si sostituisce una valutazione maggiormente critica della scelta di prevedere l’insediamento di una centrale elettrica a biogas nell’area che collega il paese a Parona. “La centrale – spiega Pisani – non ci convince per nulla. Siamo perplessi perché riteniamo che sarebbe corretto usare il mais, che sarebbe impiegato nella centrale come carburante, per quello che è, un alimento. L’amministrazione dice che non poteva fare diversamente ed era costretta a dare il via libera, però io credo si potesse dire di no. Di certo ci sarà un ritorno economico per il comune, ma la Lomellina è già fin troppo satura di centrali e quindi alla fine questa la si farebbe solo per una motivazione economica”.

Più conciliante invece la posizione circa il recupero delle aree industriali dismesse, quella storica dell’ex Cagi e quella collocata dietro la Comez, sulla strada per Gravellona. “Dovrà essere trovata una soluzione adatta – dichiara il consigliere comunale – per l‘ex Cagi che, trovandosi a ridosso del centro città, necessita di essere recuperata. Gli insediamenti dietro la Comez, invece, sono di difficile recupero in questo momento economico, però è importante che si trovino soluzioni che tutelino le aziende che sono ancora aperte in quell’area”.


la Provincia Pavese - 07 aprile 2011

Rifiuti, Pavia smaltisce per gli altri © RIPRODUZIONE RISERVATA leggi articolo

Inceneritori, le verità nascoste - Il Fatto Quotidiano - 7 Marzo 2011

Aveva 46 anni Antoine Lavoisier quando, nel 1789, pubblicò il suo Traité Élémentaire de Chimie (Trattato elementare di chimica) . Un trattato che aprì le porte della chimica moderna e che racchiudeva una delle leggi più importanti su cui si è basata la ricerca: la legge della conservazione della massa. Forse alcuni di voi la ricordano dagli studi del liceo, forse altri ne avranno sentito parlare in qualche trasmissione scientifica; a Palazzo Chigi di Lavoisier non sembrano averne mai avuto notizia.

Da tempo i nostri politici parlano di “termovalorizzatori”, termine inesistente sia nel gergo tecnico sia nella stessa lingua italiana, che lo ha dovuto adottare per forza di cose, non essendoci in Italia un confronto pubblico tra i diversi pareri in gioco. Anche in questi giorni, mentre a fatica si tenta di riportare la situazione napoletana alla normalità, la bufala viene riproposta come soluzione. Gli inceneritori - chiamiamoli con il loro vero nome – seguono le stesse leggi della chimica di tutti gli altri processi in natura, riducendo per combustione il volume dei rifiuti immessi, modificandone la composizione chimica, ma non la massa. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

All’inaugurazione dell’inceneritore di Acerra, Berlusconi lo aveva definito “un dono di Dio”, una tecnologia innovativa da adottare in giro per l’Italia, che “inquina quanto due auto di media cilindrata poste a 110 metri di altezza”.

La verità, come spesso accade rispetto alle dichiarazioni dei nostri politici, è ben altra. L’impianto di Acerra è ben lontano dall’essere un prodigio della tecnica: dell’energia prodotta, solo un quarto viene impiegata per produrre elettricità. Il calore in eccesso, che potrebbe essere recuperato per il teleriscaldamento, viene smaltito in aria e in acqua, contribuendo ulteriormente all’abbassamento dell’efficienza di produzione, differentemente da quanto dichiarato da alcuni esponenti politici. La pochissima energia elettrica prodotta, in parte riassorbita dall’impianto per il suo funzionamento, viene incentivata oltremisura con i fondi del Cip6, destinati sulla carta alle fonti rinnovabili, il cui 92% – oltre 2.5 miliardi di euro all’anno – è invece finito ad arricchire le imprese che avevano costruito gli inceneritori.

A una scarsa efficienza energetica si aggiunge l’estrema pericolosità dei prodotti di scarto. Nel solo impianto di Acerra dovrebbero essere processate 81.21 tonnellate di rifiuti solidi urbani ogni ora, dai quali è stata eliminata (a meno di non smaltire le ecoballe che la stessa Fibe, azienda costruttrice dell’impianto, ha prodotto per anni illegalmente) la cosiddetta “frazione umida”. In sostanza, il potere calorifico che permette il parziale recupero dell’energia si basa principalmente su materiali come plastica, legno e carta, ampiamente riciclabili e dalle quali si potrebbe risparmiare fino a 7 volte l’energia impiegata per produrne di nuove e allo stesso tempo dare un serio apporto all’occupazione, visto l’indotto che si crea intorno alla filiera del riciclaggio.

Tuttavia, non si tratta unicamente di un problema energetico. In uscita dall’impianto, tra scorie provenienti dalla camera di combustione e dalle ceneri ottenute dal trattamento dei fumi, escono circa 21 tonnellate di rifiuti speciali, il cui smaltimento resta un compito difficile, generalmente affidato ad impianti di stoccaggio dedicati. Il problema di eliminare le discariche, quindi, è solo ridotto al costo di un aumento della tossicità del rifiuto da stoccare.

Le centinaia di materiali diversi che vengono combusti nell’impianto comprendono anche metalli pesanti e cloro – per citarne alcuni – che inevitabilmente fuoriescono dai camini, spesso legandosi chimicamente lontano dalle centraline di rilevamento per creare composti tossici di cui l’uomo è bioaccumulatore (es. diossine) o ridotte a dimensioni così piccole da illudere i sensori previsti dalla legge (nanopolveri), ma sufficientemente per superare la nostra barriera ematocerebrale e causare un aumento dell’incidenza di patologie oncogene.

Si tratta di circa 65 tonnellate ogni ora a cui vanno aggiunti i reagenti immessi nel trattamento, arrivando a circa 80 tonnellate ogni ora di composti di varia natura immessi in atmosfera, che vanno a precipitare sul terreno di un’area valutabile in qualche centinaio di chilometri quadrati. Nonostante le certezze della scienza, la strategia per affrontare la questione dei rifiuti in Italia è sempre la stessa: assegnare agli inceneritori il ruolo cardine della soluzione, aprire qualche nuova discarica con la scusante dell’emergenza e sbandierare dichiarazioni a vuoto sull’importanza della raccolta differenziata all’interno del ciclo.

Peccato che sia le leggi italiane – in particolare il Dlgs 152/06 e la Legge 296/06 – sia le direttive europee sostengano il contrario, obbligando a quote di riciclaggio del 60% entro quest’anno. Ad oggi, invece, solo 25 province riescono a superare la quota del 40%. Campania e Lazio sono i fanalini di coda tra le Regioni, con poco più del 10% e la Sicilia non gode di posizioni migliori: Palermo e Messina non raggiungono il 5%, saturando discariche che dovrebbero essere destinate ad accoglierne solo una piccola percentuale. San Francisco, la cui popolazione raccoglie quella di Napoli e Roma messe insieme, ha superato da poco il 75% della raccolta differenziata, raddoppiando in pochi mesi la quota attraverso la raccolta porta a porta.

Ma il riciclaggio è nemico degli inceneritori, perché li priva della loro materia prima, impoverendo le qualità caloriche del rifiuto urbano e rendendo poco conveniente il recupero energetico, persino in presenza dei fondi del Cip6. Le dichiarazioni dei politici inneggianti a un tragitto obbligato che impieghi entrambe le soluzioni, cominciando dalla costruzione di impianti di incenerimento, mostra l’evidente ignoranza rispetto a semplici principi di fisica e di chimica, o peggio, la malafede nella pianificazione della gestione dei rifiuti.

L’Italia persiste nell’adottare tecnologie obsolete e non sostenibili, che in fondo riflettono perfettamente i caratteri della sua classe dirigente. Assenza di pianificazione a lungo termine, ignoranza diffusa e corruzione: forse i veri rifiuti da smaltire siedono in Parlamento.

 


 

la Provincia Pavese - 10 febbraio 2011

Corteolona, il no in Provincia

CORTEOLONA. Ecodeco ci metterà almeno tre mesi per rivedere il piano di ampliamento dell’inceneritore di Corteolona, ma nel frattempo il fronte del no non intende stare a guardare.

E al prossimo consiglio provinciale si presenteranno tutti insieme, sindaci e cittadini, per chiedere a Piazza Italia di esprimersi su questo progetto. L’occasione sarà la mozione dei consiglieri di Rifondazione Teresio Forti e Giuseppe Invernizzi. Poche righe, ma forti: «Il consiglio provinciale si esprime in senso contrario al progetto e impegna questa Amministrazione ad intervenire presso la Regione affinchè non venga rilasciata l’autorizzazione». Due i punti su cui Rifondazione fa leva: «L’impianto ha una capacità di ulteriori 230 tonnellate di rifiuti - spiega Invernizzi - quindi risponde ad esigenze ben diverse da quelle del territorio provinciale. Inoltre, stando al Piano rifiuti deciso dalla Provincia, l’inceneritore non serve. Abbiamo già Parona, che brucia più del fabbisogno locale». Rifondazione ha fatto appello al popolo dei contrari sparso tra 25 paesi della Bassa affinchè si presenti in consiglio per «evitare che non si discuta la mozione». In effetti il sindaco di Belgioioso Fabio Zucca, nonchè consigliere provinciale, aveva già presentato un’interpellanza, ma dopo due mesi non se n’è ancora discusso: «Come territorio sicuramente non abbiamo bisogno di un inceneritore. E poi sono contrario ad un modello che prevede solo centri commerciali e rifiuti. Ma qui siamo in una regione dove decide il Pirellone non il territorio, vedi il caso di Borgarello». Anche Santa Cristina ci sarà: «Non solo, se avremo la possibilità di intervenire lo faremo. Tanto più che ora proporremo alla Convenzione ambientale del Basso Pavese (che comprende 17 Comuni) di dire no al progetto di Ecodeco». Così come ci sarà Monticelli: «La nostra provincia già smaltisce rifiuti di Sondrio, Emilia e Piemonte, che necessità abbiamo di un nuovo inceneritore, che indubbiamente inquina, se non per occuparci di scarti di altre regioni? In più il Piano rifiuti approvato da Piazza Italia prevede più differenziata e non nuovi impianti». Non mancheranno neppure cittadini del Comitato contro il temovalorizzatore: «Ci saremo sicuramente con cartelli e striscioni - spiega Cristina Barzaghi - I nostri politici amano contarci e, in periodo pre-elezioni, faremo valere i nostri numeri e il nostro dissenso».

-Linda Lucini


la Provincia Pavese - 04 gennaio 2011

Clir, sconto a chi differenzia meglio i rifiuti

 

MEDE. Il metodo di calcolo degli importi a carico dei Comuni soci del Clir spa va rivisto secondo «criteri di maggiore equità». All’orizzonte della società di raccolta e smaltimento dei rifiuti con sede a Mortara si profila una rivoluzione.

Ovvero, i Comuni più popolosi seguono una «pratica virtuosa» che, paradossalmente, sembra penalizzarli sotto l’aspetto economico. Ne parla il sindaco di Mede, Giorgio Guardamagna. «L’argomento è già stato affrontato nell’ultimo anno: credo che nel calcolare le somme dovute dai soci vada tenuto conto di alcuni aspetti oggettivi, primo fra tutti, il costo superiore a carico dei Comuni con la piazzola ecologica e che svolgono la raccolta differenziata porta a porta - dice - Inoltre, i Comuni al di sotto dei 5mila abitanti versano il 10% in meno rispetto a quelli maggiori: in questo modo, l’attenzione posta da alcuni Comuni soci a pratiche virtuose è sostanzialmente penalizzata da un sistema di calcolo dei costi ormai superato». Senza contare che non tutti i Comuni hanno aderito al progetto di monitoraggio ambientale svolto dall’istituto di ricerche «Mario Negri» di Milano, convenzionato con il Clir spa. In sostanza, Mortara, Mede, Robbio, Gambolò, Sannazzaro, Cilavegna e Dorno chiedono «maggiore equità» nella distribuzione delle spese. Mario Arcelloni, vice sindaco ed ex sindaco di Robbio, aggiunge: «Dieci anni fa costruimmo la piazzola ecologica con una spesa di circa 60mila euro e oggi paghiamo al Clir 15mila euro l’anno per la gestione. Sono costi consistenti, che la gran parte dei 41 Comuni soci non ha mai sostenuto: al contrario, chi si è dato da fare, viene penalizzato». Oggi il Clir suddivide le tonnellate prodotte in tutto il bacino per il numero di abitanti di ogni Comune, ma qualcuno chiede di rivedere il sistema. Silvano Colli, sindaco di Parona (2mila abitanti) ed ex presidente del Clir, commenta: «Il criterio in discussione era stato deciso 30 anni fa, quando fu costituito il Clir. Ora, se si vuole rimettere in gioco, sarebbe necessaria l’unanimità del territorio». In questa fase la mozione Guardamagna è al vaglio del consiglio d’amministrazione del Clir, guidato dal presidente Federico Bertani, e del direttore generale Marco Rivolta. In sintesi, il sindaco di Mede suggerisce a tutti i soci di «uniformarsi alle pratiche virtuose» già messe in atto dai Comuni maggiori. La decisione, forse, già entro gennaio.

-Umberto De Agostino


 


AGORA VOX - 12 Gennaio 2011

Incenerire i rifiuti costa più che fare la raccolta differenziata

Sfatato l’antico mito che mandare i rifiuti agli inceneritori conviene alla tasche dei cittadini: riciclare costa meno e fa risparmiare.

Ma a chi avesse ancora qualche dubbio che ambiente e risparmio possano andare d'accordo, rispondono i dati di uno studio della Regione Lombardia: nei territori che fanno maggior ricorso all'incenerimento, questa scelta si traduce in un maggior costo a carico dei cittadini. Questo è vero in particolare nei capoluoghi, come ben sanno a Cremona, città al 44% di raccolta differenziata, dove il costo medio per abitante è di 128 euro, mentre a Pavia, che a fatica raggiunge il 28% potendo contare sul mega-inceneritore di Parona, la spesa schizza a 161 euro, ben 33 euro in più. Ma più in generale il risparmio appare chiaro anche confrontando i dati medi provinciali: le province che superano il 50% di raccolta differenziata e che mandano all'inceneritore solo piccole quote dei propri rifiuti spendono meno di quelle in cui si trova la gran parte degli inceneritori lombardi: nelle province di Milano, Brescia e Pavia si spende infatti di più che in quelle di Bergamo, Cremona e Varese.

E' quanto emerge da uno studio commissionato da Regione Lombardia sui costi del conferimento e smaltimento dei rifiuti che mette a confronto il sistema dei sacchetti colorati con il tradizionale utilizzo dell'inceneritore. E dal paragone gli impianti di incenerimento escono decisamente sconfitti mentre la raccolta differenziata si dimostra il sistema più conveniente per la gestione dei rifiuti lombardi. Dal dossier, scaricabile dal sito della Regione Lombardia, emerge anche un altro dato: tra la raccolta porta a porta e i cassonetti costa meno la raccolta domiciliare rispetto a quella stradale. In media 69,31 euro per abitante con il porta a porta e 74,45 euro per i cassonetti. Quello che vale per la Lombardia, vale anche per il Piemonte: la costruzione del mega-inceneritore del Gerbido, oltre a vanificare i lodevoli sforzi dei cittadini e delle amministrazioni per fare una buona raccolta differenziata, comporterà sicuramente un aumento dei costi a carico di tutti noi. Diffidate quindi da chi vi racconta che con l’inceneritore tutti i problemi saranno risolti. Oltre a ciò il pericolo è che più i comuni diventeranno “virtuosi” aumentando la quantità di raccolta differenziata, più si dovranno bruciare rifiuti “speciali” o addirittura “pericolosi” oppure importare rifiuti da altre zone, così che oltre alla beffa dei fumi della ciminiera avremo il danno dei fumi di gas di scarico dei camion. Non è certo questo il futuro che vogliamo per noi e per i nostri figli e per questo vi invitiamo a tenere d’occhio il sito internet di Rivalta Sostenibile ed i prossimi comunicati perché saranno indette iniziative informative sull’inceneritore del Gerbido.

 

Noi della Nuova Stagione lo avevano detto nel 2008, dimostrandolo con una dettagliata Analisi tra le due realtà.


la Provincia Pavese - 15 dicembre 2010

«Serve il porta a porta»


VOGHERA. Il movimento Voghera 5 Stelle riapre il confronto sulla differenziata. S’invita palazzo Gounela a stralciare il contratto con l’inceneritore. Dopo il dibattito alla fondazione Adolescere, il gruppo consiliare di minoranza fa sintesi con un documento: «Si bruciano rifiuti a Parona perché c’è un contratto capestro che impone addirittura un “minimo garantito”. Voghera farebbe bene a sedersi al tavolo con Lomellina Energia e con la Provincia per rivederlo anticipatamente». Solo così secondo il Movimento 5 Stelle si potrà dare slancio alla differenziata, scongiurando sanzioni europee. «Serve il porta a porta - sprona il gruppo consiliare d’opposizione -. Vorremmo adottare il sistema sperimentato con successo a Capannori, affidandoci ad esperti della gestione rifiuti e mettendo in atto un coinvolgimento diretto delle associazioni e dei cittadini». Si vuole informare e motivare i cittadini, a tutela dell’ambiente e del portafoglio. Il movimento Voghera 5 Stelle insiste sui conti: «Dal centro multiraccolta di strada Folciona all’inceneritore di Parona il trasporto dei rifiuti indifferenziati costa 350mila euro l’anno. La differenziata non può essere lasciata alla sola buona volontà dei cittadini. Servono sensibilizzazione e incentivi. Con la raccolta porta a porta si potrebbero anche risparmiare i cassonetti stradali e dare lavoro».

 

la Provincia Pavese - 10 dicembre 2010

«Avviate la raccolta dell umido»


VOGHERA. Legambiente chiede all’Asm di «avviare senza ulteriori indugi la raccolta separata dell’umido domestico, da destinarsi all’impianto di compostaggio della nostra città, e di non obbligarci a bruciare nell’inceneritore di Parona ogni speranza di soluzione». L’associazione propone inoltre «di rivedere i termini contrattuali, in scadenza nel 2012, tra Asm e l’inceneritore: finché non si abbasserà la quantità di rifiuti da conferire all’incenerimento non si potrà mai partire seriamente con la raccolta differenziata». Il circolo cittadino di Legambiente presenta i dati di una sua campagna per la raccolta dell’alluminio, e ne approfitta per chiedere un maggiore impegno di Asm: «Abbiamo concluso un’azione dimostrativa - spiega la presidente del circolo, Chiara Depaoli - e in pochi mesi abbiamo recuperato 40 chili di acciaio, 28 di alluminio e 7 di scatolette alimentari. Abbiamo comunicato l’esito all’Asm. Siamo soddisfatti di avere visto comparire in città alcune campane blu per la raccolta delle lattine: è un segnale apprezzabile, ma non basta». Per Legambiente, finora «è mancata la volontà politica per fare una convinta raccolta differenziata, accampando spesso ragioni economiche («costa troppo») altrove superate. L’associazione sottolinea che l’Asm «è una società in cui il Comune di Voghera rappresenta il 98 per cento dei soci, con un consiglio di amministrazione composto da autorevoli rappresentanti di partito della città». Per questo l’azienda dovrebbe impegnarsi a conferire meno rifiuti nell’inceneritore di Parona, che secondo Legambiente «è uno dei siti della nostra provincia con il più alto livello di inquinamento da pm10. Bisogna ridurre la produzione di rifiuti, sia per diminuire i costi dello smaltimento, sia per trarre un utile dalla vendita delle “materie secondarie” raccolte in modo differenziato e conferite agli impianti di lavorazione, dove verranno trasformate in nuovi beni da collocare sul mercato». L’associazione ricorda che «manca completamente un progetto per aumentare la percentuale di raccolta differenziata, sia da parte della Provincia, che del Comune, che di Asm». - Daniele Ferro

 


la Provincia Pavese - 17 novembre 2010

Discarica nella cava «Serve un esame più approfondito»


CODEVILLA. «Credo proprio che la Provincia chiederà la Valutazione di impatto ambientale per il progetto sull’ex cava Bettaglio. In questo modo il piano passerebbe al vaglio della Regione: la questione si complica e i tempi si allungano». Mario Anselmi, assessore provinciale all’Agricoltura (nonché ex sindaco di Torrazza Coste, e residente a poche centinaia di metri dalla cava) spiega che il progetto di recupero ambientale presentato dall’azienda Enerty, «non convince i tecnici della Provincia, che l’hanno ritenuto incoerente. Da una parte - prosegue Anselmi - si prevede di recuperare il laghetto che è in stato di abbandono, dall’altra però si riempirebbe una cava di materiale inerte: i due obiettivi sono in contrasto tra loro». La Provincia ha già chiesto all’azienda di approfondire il piano attraverso una serie di consistenti integrazioni tecniche, tra cui uno studio idrogeologico, ma ancora non si è stabilita la prossima data di discussione, e la Conferenza dei servizi di un mese fa, come spiega Anselmi, «non ha prodotto nulla». L’assessore invita a non forzare i toni: «Parlare di discarica in questo momento - dice - mi sembra un po’ forzato. Credo che bisogna aspettare il lavoro delle istituzioni, e solo quando saranno fatti gli approfondimenti potremo dire se si tratta di un recupero ambientale o di una discarica. In quest’ultimo caso comunque il piano non passerebbe, perché essendoci l’inceneritore a Parona non si possono fare discariche». Ma come residente cosa pensa? «Non sono preoccupato - risponde Anselmi - perché ho fiducia nelle istituzioni: se la Provincia chiederà la Via anche la Regione farà il proprio dovere». La mobilitazione dei cittadini però continua. Questa sera si riunisce la consulta Ambiente di Torrazza (il cui acquedotto verrebbe coinvolto in un eventuale inquinamento prodotto dalla cava) e si attende che Provincia e Regione diano una risposta alla segnalazione che la consulta e il comitato «Tuteliamo e valorizziamo il territorio» hanno fatto a inizio novembre: la cava, seppur privata, è luogo di passeggiate, e alcuni hanno notato che l’acqua (prima che iniziasse a piovere come negli ultimi giorni) era diminuita di molto. La presenza di una pompa idraulica nella cava, secondo i cittadini, dimostrerebbe che l’azienda ha già iniziato i lavori. In ogni caso, precisano al comitato, «noi abbiamo solo fatto una segnalazione: la verifica spetta alle istituzioni»

Daniele Ferro


la Provincia Pavese - 15 novembre 2010

 

Mortara mette a posto il bilancio


MORTARA. I fondi entrati dopo l’accordo con il Comune di Parona dovrebbero consentire a Mortara di rispettare il patto di stabilità. Un’intesa per la messa in funzione della seconda linea dell’inceneritore, siglata per oltre 400mila euro, a saldo del dovuto per gli anni scorsi. «Questi fondi ci consentono di stare abbastanza tranquilli, anche se serviranno ancora alcuni giorni per avere la certezza definitiva - spiega il sindaco di Mortara, Roberto Robecchi -. Entro il 22 novembre, giorno del consiglio comunale, quando si discuterà l’assestamento di bilancio, il quadro sarà comunque preciso». Il problema di Mortara, come quello di molti altri comuni, è stato quello di far quadrare i conti di fronte ai vincoli decisamente severi imposti dalla legge di stabilità, la ex Finanziaria. L’amministrazione comunale sta infatti limando i conti per poter rientrare nei parametri, come conferma anche l’assessore al bilancio Fabio Farina: «Tutto il lavoro che stiamo facendo va in questa direzione», afferma per ora senza sbilanciarsi. Sta di fatto che anche Mortara si è già premunita, adottando anche lo strumento del cosiddetto «anticipo fatture», per consentire ai fornitori del Comune che eventualmente avessero necessità, di vedersi anticipare il pagamento di crediti, di avvalersi del supporto di alcune banche con cui è stato stipulato un accordo per avere condizioni particolarmente favorevoli. Con questa entrata diventata quindi una certezza non si dovrebbe ripetere lo scenario che si era verificato nel 2007: la giunta leghista, appena insediata, sforò i parametri del patto, con conseguenze sui conti dell’anno successivo e con un seguito di polemiche da parte degli ex di Forza Italia e di An, ora Pdl, passati all’opposizione. Ma né nel 2008 né nel 2009 il patto fu sforato un’altra volta, e sembra a questo punto che, anche quest’anno si dovrebbe arrivare al rispetto dei parametri indicati. - Simona Marchetti

 


la Provincia Pavese - 11 novembre 2010

Gambolò, ritorna l'incubo della discarica


GAMBOLO’. «Il settore immobiliare è sotto del 50% da due anni. Una discarica ci darebbe il colpo di grazia. Sembra una beffa: la ripresa dà i primi segnali adesso». Preoccupa l’ipotesi di una discarica di cemento amianto alla frazione Belcreda. «Chi da Milano verrebbe in agriturismo? E quanto varrebbero i nostri prodotti sul mercato? Così ci fanno chiudere», protestano gli agricoltori. Intanto in municipio la giunta registra le dimissioni dell’assessore all’ecologia Davide Albertin, le cui competenze passano al sindaco Elena Nai. Mentre con l’ex vicesindaco Antonio Costantino, da luglio consigliere di minoranza, la Lega ribadisce contrarietà al progetto: «In base ai nuovi criteri imposti dalla Regione, il 100% del territorio gambolese non può ricevere insediamenti: discorso morto e sepolto». Il dibattito sulla discarica si mescola a quella che, secondo il Carroccio, è una «crisi politica dentro il Pdl». «Solo strumentalizzazioni - replica il vicesindaco Gianpiero Zucchetti -. Albertin esce per ragioni personali e lo capisco: la politica rischia di impegnare troppo se si ha famiglia. La discarica non c’entra, continua a restare un’ipotesi lontana, nemmeno tra le priorità in discussione in giunta». In municipio non ci sarebbe nulla più di una bozza di massima presentata da una società di Milano. Una manifestazione di interesse, per come la intende Zucchetti, a cui l’esecutivo Nai ha dato disponibilità, autocandidandosi a ospitare un sito di stoccaggio di cemento amianto simile a quello che potrebbe essere realizzato a Ferrera. Località Belcreda, dove cioè dal 1992 al 1998 sono state smaltite 1 milione e 533mila tonnellate di rifiuti solidi urbani. L’opzione Gambolò prenderebbe piede se Ferrera facesse un passo indietro, essendo stato previsto dalla Provincia un solo sito in Lomellina. E cioè, se alla consultazione popolare prevista a Ferrera in gennaio prevalessero i no. «Su 800 elettori bastano 401 contrari e io mi adeguo. D’altra parte continua a non esserci nessun progetto, solo Cava Manara lo ha presentato in Regione», ha ripetuto il sindaco di Ferrera, Giovanni Fassina. Gambolò ha quindi paura che si riapra il capitolo a dodici anni dallo smantellamento della discarica di rsu di Belcreda: «Finiamo come Parona e torniamo nell’incubo». Il clima è questo nonostante gli addetti ai lavori abbiano più volte sottolineato che l’amianto reso inerte in discarica non presenta rischi rispetto alle lastre sui tetti. «E chi ci garantisce che non ci sia dispersione di particelle? E le conseguenze sulla viabilità?». Secondo il consigliere di opposizione della Lega la questione sarà risolta entro l’anno dalla Provincia su iniziativa della Regione, che ha chiesto di irrigidire i criteri di identificazione delle aree per potenziali discariche. E Gambolò risulterebbe incompatibile a qualsiasi tipologia di discarica. - Simona Bombonato


la Provincia Pavese - 10 novembre 2010

«Le polveri sono sotto controllo»


PARONA. Le cause dell’incendio scoppiato giovedì scorso all’inceneritore non saranno note prima di 15 giorni. Intanto i vigili del fuoco continuano a stazionare nell’area dell’impianto dei rifiuti di strada Scochellina. «Lo scopo è controllare che non ci siano focolai nascosti sotto i cumuli di detriti ancora da rimuovere», fanno sapere da Cogeme, cui fa capo Lomellina Energia, la società che gestisce il termovalorizzatore da 380mila tonnellate annue di rifiuti. Intanto, il paese sembra ormai abituarsi ai picchi del Pm10: le polveri sottili sono balzate dai 24 microgrammi al metro cubo di giovedì agli 80 di domenica. «Purtroppo viviamo così da anni e non c’è alcuna soluzione con tutte queste industrie», dice una donna che esce dal negozio di alimentari di piazza Nuova. Ma secondo l’assessore Giuseppe Ferretti il picco di domenica è dato da un fattore ben preciso: «Il Pm10 sale in autunno e in inverno quando le famiglie accendono i termosifoni». E il sindaco Silvano Colli gli fa eco: «Tanto rumore per nulla. Questo valore è stato raggiunto solamente un giorno». Ma qualcuno mette in relazione il Pm 10 con le fiamme sprigionatesi dal capannone di stoccaggio della frazione organica stabilizzata, il cosiddetto compost. L’incidente non aveva determinato conseguenze nella gestione della raccolta dei rifiuti in Lomellina e nel Vogherese, zone che fanno parte del bacino provinciale B e che smaltiscono l’immondizia urbana a Parona. Ieri all’impianto di Lomellina Energia stazionava ancora un mezzo dei Vigili del fuoco, mentre all’esterno qualcuno si è chiesto il motivo di uno sversamento di acque dall’area dell’inceneritore in un fosso limitrofo. «Sono acque autorizzate, pulite, derivanti dal processo di lavorazione del termovalorizzatore», spiegano sempre da Cogeme. Ieri mattina il direttore Emilio Lorena ha preferito far rispondere all’ufficio stampa. Le operazioni di rimozione dei detriti sotto il capannone andato in fumo sono ancora in corso a cinque giorni dall’incendio scoppiato all’impianto: «Le cause dell’incidente, che non ha causato danni a persone, sono in fase di accertamento». (u.d.a.)


la Provincia Pavese - 06 novembre 2010

Tre centraline controlleranno l'aria


PARONA. Prorogato per i prossimi cinque anni il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico. Ieri il sindaco Silvano Colli (nella foto) e il presidente di Lomellina Energia, Vincenzo Filisetti, hanno firmato l’accordo per le tre centraline di rilevamento della qualità dell’aria situate a Parona, Mortara e Vigevano, dal 2007 gestite dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Le apparecchiature sono di proprietà di Lomellina Energia srl, la società che gestisce il termodistruttore e che fa capo a Linea Group Holding. A Parona l’Arpa rileverà il Pm10, mentre a Mortara sarà possibile registrare anche le concentrazioni di Pm2.5. Le tre centraline saranno inserite nella rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria gestita dall’Arpa. «Il rinnovo del monitoraggio garantirà alla popolazione sicurezza e tranquillità sotto l’aspetto del monitoraggio ambientale», commenta il sindaco Colli. (u.d.a.)

 

la Provincia Pavese - 06 novembre 2010

Danni gravi, ma il termo funziona


PARONA. L’inceneritore continua a ricevere rifiuti solidi urbani. In attesa di quantificare i danni, che dovrebbero ammontare comunque a qualche centinaio di migliaia di euro, è stata però scongiurata l’emergenza in seguito all’incendio scoppiato l’altra sera nel capannone di stoccaggio della frazione organica stabilizzata, il cosiddetto compost. L’incidente non ha determinato conseguenze nella gestione della raccolta dei rifiuti in Lomellina e nel Vogherese, zone che smaltiscono l’immondizia a Parona. Lo comunicano Vincenzo Filisetti e Andrea Fava, presidente e amministratore delegato di Lomellina Energia, la società che gestisce l’impianto di strada Scochellina autorizzato a bruciare 380mila tonnellate l’anno di rifiuti solidi urbani e di combustibile da rifiuto. «Il rapido intervento dei vigili del fuoco, oltre alla disponibilità di diversi sistemi di sicurezza e di protezione ambientale recentemente potenziati anche a seguito degli incendi del 2008, ha preservato le aree di produzione che, pertanto, continuano a funzionare senza alcun problema garantendo la continuità del pubblico servizio», assicurano. Le cause dell’incidente, che non ha determinato danni a persone, sono in fase di accertamento da parte dei tecnici, anche se con tutta probabilità l’origine dell’incendio è accidentale. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco di Pavia, Vigevano, Mortara, Robbio, Garlasco e Milano, che hanno spento le fiamme evitando che l’incendio si propagasse dal capannone lungo 150 metri e largo 50 alle altre zone del termodistruttore. «Tutti gli elementi di messa in sicurezza sono stati resi operativi e, grazie all’intervento dei vigili del fuoco e del personale interno dello stabilimento, l’incendio è stato circoscritto - commentano Filisetti e Fava - La società si è subito attivata informando le istituzioni competenti, dalla Provincia al Comune e all’Arpa. Ringraziamo, inoltre, chi si è prodigato nell’opera di spegnimento dell’incendio e, in particolare, i comandi dei vigili del fuoco, l’Arpa di Pavia, il Servizio di soccorso pubblico 118 e le stazioni locali dei carabinieri». Anche il sindaco Silvano Colli è stato informato dell’accaduto. «Mi spiace che si sia verificato questo incidente, che per fortuna non ha avuto conseguenze - dice - Malgrado tutto, ritengo che l’impianto di Lomellina Energia sia uno dei più sicuri d’Italia». L’altra sera, malgrado il fumo denso sprigionatosi dal capannone, non è stato necessario far evacuare la popolazione, mentre nemmeno il traffico lungo l’ex statale 494 fra Vigevano e Mortara è stato interrotto. Nel 2008 all’inceneritore erano scoppiati due incendi. - Umberto De Agostino

la Provincia Pavese - 05 novembre 2010

Fiamme all inceneritore, crolla un capannone


PARONA. Fiamme visibili a distanza, un fumo denso su tutta la zona industriale di Parona, vigili del fuoco mobilitati da tutta la provincia e da Milano: l’incendio è scoppiato ieri poco dopo le 20 al termodistruttore di via Scochellina. Le fiamme si sono estese causando il crollo del tetto di un capannone lungo 150 metri e largo una cinquantina, bloccando l’attività. Si prevedeva che le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza sarebbero proseguite per tutta la notte. In prima battuta non era possibile ipotizzare con certezza quale potesse essere la causa precisa dell’incendio. E neppure se la causa sia stata di natura dolosa o accidentale: ma si propendeva per la seconda ipotesi. Non è escluso che le fiamme siano partite, come era avvenuto in altre occasioni, da un nastro trasportatore. L’allarme è stato lanciato al numero per le emergenze dei vigili del fuoco: il comando di Pavia ha immediatamente coordinato l’invio di squadre anche dotate di autobotte. I vigili del fuoco oltre che da Pavia e da Vigevano sono partiti dalle sede dei volontari di Mortara, Garlasco e Robbio, vista la difficoltà tecnica di spegnimento delle fiamme. Sono stati poi chiesti in rinforzo mezzi anche da Milano: alle 22 stavano la vorando una trentina di operatori. Non sembrava almeno all’inizio dell’intervento che ci fosse il pericolo di un ’estensione delle fiamme anche ad altre parti dell’impianto di incenerimento dei rifiuti di via Scochellina. La popolazione nella zona, almeno durante la prima parte dell’intervento, non è stata sgomberata e non risultavano ferito o persone intossicate. Anche la circolazione dei veicoli sulla ex strada statale 494, che collega Vigevano Mortara e passa a lato della zona industriale di Parona, almeno fino alle 22 era regolare. Erano comunque già stati avvisati i tecnici dell’Arpa (Agenzia regionale per la prorezione ambientale), per poter effettuare i rilievi necessari a valutare il pericolo di inquinamento per l’ambiente, e di conseguenza anche la necessità di eseguire ulteriori interventi nell’area circostante l’inceneritore di Parona. Gli ultimi due casi di incendio all’inceneritore si erano verificati nel marzo e nell’ottobre 2008, sempre nelle ore serali. In un caso, le fiamme erano partite da un nastro trasportatore, nell’altro da una delle torri dell’impianto. (a.m.)


Padre Alex Zanotelli E' stata questa la settimana che ha fatto esplodere la grande bugia sui rifiuti a Napoli. Nel luglio 2008 Berlusconi annunciava in tv che la tragedia della 'monnezza'in Campania era risolta .In questa settimana La 'monnezza' per strada (Napoli e provincia) , e la ribellione della gente di Terzigno e Boscoreale contro le discariche nel Parco Nazionale del Vesuvio hanno sgonfiato il 'pallone' mediatico. Nell'anno diciassettesimo dal primo commissariamento , dobbiamo ammettere che siamo in piena crisi rifiuti.

Ho vissuto in prima persona questa drammatica settimana che ha visto i paesi vesuviani ribellarsi all'imposizione di un'altra discarica nel loro territorio,la Cava Vitiello , che potrebbe contenere 15 milioni di tonnellate di rifiuti. E questo nel Parco Nazionale del Vesuvio! La stessa Unione Europea ha giudicato questo "un'aberrazione".

Nel pomeriggio di domenica 25 settembre, sono stato a Boscoreale(adiacente alla discarica), per portare la mia/nostra solidarietà alla popolazione che la notte precedente era stata picchiata a sangue dalla polizia e al sindaco che faceva lo sciopero della fame.

Quella resistenza civile e pacifica si era scontrata con le forze dell'ordine che avevano manganellato i manifestanti inermi, con le mani alzate. A queste persone umiliate e ferite, sono arrivate come balsamo le parole del vescovo De palma di Nola: "La chiesa è solidale con le migliaia di persone che in questi giorni giustamente protestano per difendere la loro terra e la propria vita. Tale protesta è sacrosanta e non è nel modo più assoluto influenzata o originata da presenza camorristica. Dire che dietro la protesta c'è la camorra è solo creare un alibi per nascondere le carenze o le inadempienze delle istituzioni."

A notte fonda ,ci siamo incamminati con tanta gente verso la rotonda di Via Panoramica, dove i cittadini dei paesi vesuviani(Boscoreale, Boscotrecase e Terzigno) hanno allestito un presidio. Ci ha accompagnati, in questo tragitto un odore nauseabondo, di discarica, che mi ha fatto ricordare la "puzza"insostenibile della discarica Di Korogocho(Nairobi-Kenya)! E' una "puzza" che avvolge tutti i paesi vesuviani e fa vomitare la gente. In prossimità della discarica , ad accoglierci ci sono i poliziotti anti-sommossa, armati fino ai denti. Il confronto con i poliziotti diventa serrato. C'è chi urla, chi piange, chi chiede spiegazioni, chi insulta. "Caricatemi! urla una donna che fronteggia la polizia. Sono qui per essere caricata!Lotto per la vita dei miei 6 figli e 4 nipoti. Voglio che vivano, non che muoiano! Sono stata operata di cancro(mostra la ferita!), non mi importa della mia vita, voglio che i miei figli e nipoti vivano. Caricatemi!" Sui volti delle persone leggo la rabbia, la disperazione, l'impotenza.

Verso mezzanotte, un amico mi sussurra all'orecchio:"Ti aspettano a Terzigno,andiamo!" Ci rimettiamo in macchina. E la "puzza" diventa nostra compagna di viaggio! Com'è possibile-mi chiedo- che siamo ancora alle prese con il problema dei rifiuti? Non era già stato tutto risolto dal Governo Berlusconi, due anni fa?Purtroppo in questo paese la menzogna diventa verità! Davvero la Menzogna regna sovrana!La verità è un'altra! La Campania è diventata da venti anni lo sversatoio nazionale dei rifiuti tossici , per un accordo criminale fra industria del Centro-Nord e la camorra. La criminalità organizzata ha fatto il lavoro sporco di seppellire i rifiuti tossici nel Triangolo della morte, nelle Terre dei fuochi e nel Casertano.

I Rifiuti tossici producono diossine che bombardano soprattutto le donne incinte e i neonati: le conseguenze sono tumori, leucemie, malformazioni. Recentemente la Procura di S.Maria Capuavetere(Caserta), ha affermato che in quella zona c'è un 80% in più di tumori sulla media nazionale. Al disastro dei rifiuti tossici, dobbiamo aggiungere il disastro ecologico dei rifiuti ordinari, che deve essere riconosciuto come crimine ecologico, frutto di decisioni politiche che coprono enormi interessi finanziari.

E' stata la vittoria dei potentati economico-finanziari che hanno costretto la politica a scegliere la strada delle discariche e dell'incenerimento. La migliore espressione di tutto questo è il Decreto 90(2008) del governo

Berlusconi che impone alla Campania, con la forza militare, 12 megadiscariche e 4 inceneritori. Se i 4 inceneritori entreranno mai in funzione, la Campania dovrà importare rifiuti dal resto d'Italia per farli funzionare. (Per la verità c'è finora un solo inceneritore, quello di Acerra, che potrebbe bruciare 600.000 tonnellate l'anno, ma solo una delle tre linee di lavoro funziona). Le nuove amministrazioni provinciali (Cesaro) e regionali (Caldoro), confermano il bando per i due inceneritori di Napoli Est e di Salerno, ma se ne prevedono ancora un paio:uno a Giugliano, dedicato alle famose ecoballe (7 milioni di tonnellate accatastate alla Taverna del Re!) e un altro a S.Maria La Fossa. Sappiamo che anche gli inceneritori producono diossine e nano particelle e questo in un territorio già minato dai rifiuti tossici. E' chiaro che non si vuole la raccolta differenziata (è una scelta politica!), perché se venisse fatta seriamente (al 70%), non ci sarebbe bisogno degli inceneritori.

E tutto questo ci viene imposto con la forza militare, con il divieto di resistenza o dissenso, pena la prigione. Arrivati a Terzigno, sono in tanti all'una di notte a dire no alla nuova discarica , a rivelare la verità delle cose contro la menzogna di O' Sistema. Chiedo a tutti di unirsi a tutte le altre comunità di resistenza. Come Chiaiano , dove da anni uno zoccolo duro sta resistendo a quella discarica nel cuore di Napoli, a 800 metri dal polo ospedaliero della città. E' una resistenza incredibile quella di Chiaiano che non ha mai accettato quella ferita mortale inflitta al suo territorio. Altrettanto incredibile è l'inventività dei paesi vesuviani, in particolare delle donne.

Il 26 settembre le"donne vulcaniche"(così si definiscono) di Boscoreale occupano i tre istituti superiori della cittadina. Lo stesso giorno i sindaci dei Comuni Vesuviani, dopo l'incontro con il presidente della provincia Cesaro, gli dicono: "Noi sindaci restiamo e dormiamo qui, siamo in occupazione. "Un'occupazione che durerà fino al giorno seguente quando i sindaci ricevono la promessa di un tavolo previsto per il 30 settembre con Caldoro e Cesaro ."Non siamo disposti-diranno i sindaci- a svendere la nostra salute."

Il 30 settembre Giornata di lutto cittadino nei quattro Comuni. Saracinesche abbassate , scuole deserte ,uffici pubblici chiusi e manifesti funebri ai muri:gesto simbolico per la morte del Parco Nazionale del Vesuvio.

Il 1 ottobre una grande marcia da Terzigno per arrivare alla discarica di Boscoreale. Una marcia di solidarietà con questo popolo abbandonato e umiliato. Basta con un Sistema che schiaccia e uccide. Marcio anch'io nel cuore della notte, con tanti resistenti da Chiaiano, Pianura, Napoli... E' solo unendoci insieme che vinceremo.

Il 3 ottobre le "mamme vulcaniche" accompagnate dai Sindaci sono partite alle sei del mattino a piedi, per recarsi al Santuario di Pompei per la Supplica alla Madonna. E' stato il Vescovo di Pompei . C. Liberati, a ricevere quelle mamme bravissime:" Le mamme sono preoccupate grida il Vescovo perché non vogliono vedere contaminati l'ambiente e l'acqua" .

E continuiamo così a camminare senza stancarci , con queste comunità impegnate a difendere la vita. Ed è questo il posto giusto dove restare, a fianco di tanti fratelli e sorelle impegnate contro un sistema di morte. "Essere a favore della vita o della morte. Ogni giorno vedo con più chiarezza che è questa l'opzione da seguire amava dire Romero camminando con il suo popolo. In ciò non esiste neutralità possibile. O serviamo la vita o siamo complici della morte di molti esseri umani. Qui si rivela qual è la nostra fede: o crediamo nel Dio della vita o usiamo il nome di Dio servendo i carnefici di morte".

Alex Zanotelli

 

 

 


Rifiuti e differenziata, i perché del disastro - 30 Settembre 2010

Fonte: Il Manifesto - Lettere e Commenti di Giulio Viale

«Se teniamo al 40 per cento la soglia da raggiungere per la differenziata, la termovalorizzazione non la faremo mai... Quindi se è vostra intenzione, maggioranza e opposizione, dovete abbassare la quota della differenziata». Così, secondo Repubblica del 23 settembre, l'intercettazione di una telefonata tra il ras dei rifiuti dell'Abruzzo Rodolfo Di Zio e l'Assessore regionale all'ambiente, entrambi arrestati ed entrambi in combutta tanto con maggioranza che con l'opposizione della Regione, nonché con la società lombarda Ecodeco - ma anche con il comitato anti-discariche - per costruire nella regione uno o due inceneritori e garantirsi un quantitativo di rifiuti da bruciare sufficiente ad alimentarli. Da notare che il 40 per cento di raccolta differenziata è una prescrizione di legge valida su tutto il territorio nazionale da raggiungere entro l'anno in corso, mentre al 2012 questa percentuale dovrà salire al 65 per cento; anche se per chiedere l'abbassamento della soglia si è già mosso persino l'Anci, l'associazione dei Comuni italiani: anch'esso preoccupato, evidentemente, che gli inceneritori attivi o in programma nei rispettivi territori di riferimento restino "all'asciutto".

Quello che il signor Di Zio pretendeva era una modifica della legge regionale che abbassasse la raccolta differenziata rispetto agli standard regionali, senza preoccuparsi della normativa nazionale, consapevole del fatto che con il "federalismo" le regioni, delle leggi nazionali, se ne fottono. Non ci potrebbe essere smentita più chiara e sincera - perché proferita dalla viva voce di un affarista del settore - della tesi tante volte sostenuta su giornali, in Tv, in convegni "scientifici" e in mille e mille Consigli comunali, provinciali e regionali, secondo cui raccolta differenziata e incenerimento (ribattezzato "termovalorizzazione" per indorare la pillola) non sarebbero incompatibili ma complementari; né conferma più pregnante della tesi degli ambientalisti più seri - quindi, non di quelli, come Realacci, trasformatisi in sponsor dell'incenerimento - che hanno sempre sostenuto che o si fa l'una o si fa l'altro.

Ed eccoci di fronte alla spiegazione del disastro della Campania, dove da sedici anni la raccolta differenziata è al palo (con l'eccezione di alcuni comuni "virtuosi", uno dei quali è stato anche commissariato dal ministro dell'Interno Maroni perché il suo sindaco faceva "troppa" raccolta differenziata) in attesa degli inceneritori previsti dal "piano" regionale: prima quattordici, poi tre, poi uno, poi quattro, poi cinque, poi non si sa più: quello che c'è, inaugurato in pompa magna dal duo Berlusconi e Bertolaso un anno e mezzo fa, con tanto di pernacchio agli ambientalisti, non funziona e non funzionerà mai; ma è bastato a tener ferma la raccolta differenziata e ad accumulare dieci milioni di tonnellate di ecoballe nelle campagne più fertili della penisola, perché doveva fare ricca, con gli incentivi all'incenerimento, prima l'Impregilo (la società più amata da Berlusconi, dopo Mediaset), poi l'A2A, la multiservizi dei sindaci berlusconiani di Milano e di Brescia.

Ed ecco spiegato anche il disastro dei rifiuti siciliani, in attesa anch'essi da una decina di anni di quattro inceneritori (poi cancellati; per diventare subito dopo nove; uno per Provincia; per di più in una Regione che le Province si è impegnata ad abolirle). O eccoci di fronte alla spiegazione del perché in Emilia, regione una volta nota per la sua buona amministrazione, ma da tempo controllata dal colosso Hera e dai suoi inceneritori, la raccolta dei rifiuti porta a porta si fa con il contagocce e i cassonetti stradali - molto sporchi - dominano il paesaggio urbano. O, ancora, ecco spiegato il mistero di Argelato: l'unico comune italiano che ha respinto con un referendum promosso dalle destre la raccolta dei rifiuti porta a porta, costringendo alle dimissioni il sindaco del Pd che l'aveva fortemente voluta; e questo nonostante che il Pd vi abbia ancora qualcosa come il 70 per cento dei voti. Perché Hera, nel momento di assumere la gestione dei rifiuti ad Argelato, aveva mobilitato i quadri del Pd... per mettere sotto scacco loro il sindaco.

Il fatto è che la raccolta dei rifiuti, se è differenziata e soprattutto se è "spinta" con il porta a porta, è un servizio di vicinato: richiede un rapporto diretto, un colloquio permanente, un'interazione bidirezionale tra gli utenti e l'azienda (e con gli operatori dell'azienda): per promuovere l'adeguamento continuo del servizio, la qualificazione del personale (si tratta, in fin dei conti, di un servizio front-line) e la collaborazione della cittadinanza. Più la direzione e gli interessi dell'azienda si allontanano dal territorio, più evanescente - e inefficace - diventa questo rapporto.

Hera, che è ormai una multinazionale - ha intrecciato interessi e azionariato persino con una società inglese - è un buon esempio di questo processo. I suoi interessi centrali sono la finanza, la borsa, i grandi impianti (soprattutto gli inceneritori) mentre il servizio di raccolta è sempre più delegato in subappalto a cooperative dove si risparmia sui salari, non c'è formazione, il turnover è altissimo e il coinvolgimento del personale nullo. In queste condizioni la raccolta porta a porta è solo un onere e non promette niente di buono. Quello che vale per i rifiuti urbani vale per tutti i servizi pubblici locali: gestione delle acque, trasporto e mobilità, distribuzione di gas ed energia elettrica (più si risparmia o si installano fonti rinnovabili, meno l'azienda guadagna); ma poi anche cultura, assistenza sociale, ecc. Taglieggiando l'utenza, queste grandi aziende sono anche in grado di destinare ai comuni che ne sono azionisti una quota dei loro profitti. «Io sono contento perché Hera destina un milione all'anno di dividendi al mio Comune» mi ha detto una volta un militante del Pd. Sì, ma da dove li ha presi?

In questo modo è l'azienda che controlla il comune e non viceversa. L'inceneritore di Brescia (ex ASM; oggi di A2A), la gallina dalle uova d'oro della rifiutologia italiana, è un esempio da manuale. Se il comune di Capannori (in provincia di Lucca) è riuscito a diventare un campione italiano di raccolta differenziata (e il primo a puntare sull'obiettivo rifiuti zero) è perché ha mantenuto - insieme ad altri quattro comuni di media dimensione - il controllo di un'azienda di igiene urbana con il cento per cento di azionariato pubblico: cosa che la legislazione italiana ormai mette al bando, imponendo, sotto le false apparenze della "liberalizzazione", la privatizzazione dei servizi pubblici locali.

Se ad Argelato vince invece il ritorno alla raccolta dei rifiuti con i cassonetti stradali, è perché la multiservizi Hera ha ormai assunto il comando sulle vicende politiche a amministrative del territorio.

 

 


Anci, la raccolta differenziata dei rifiuti sia legata al loro effettivo riutilizzo e recupero - 15 Settembre 2010

"La direttiva Europea 98/2008 impone i criteri di efficienza, economicità e valenza ambientale, ovvero l'effettivo riciclo dei materiali raccolti con il metodo della differenziata -ha spiegato Filippo Bernocchi, Vicepresidente dell'Associazione con delega ai Rifiuti- mentre la norma nazionale impone meramente il raggiungimento di una certa percentuale, il 65%, di raccolta differenziata, senza considerare come e in che misura avviene l'effettivo riutilizzo"

Roma, 15 set. - (Adnkronos) - ''Agganciare gli obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti al loro effettivo riutilizzo e recupero, in linea con il nuovo dettato comunitario''. E' questa la principale proposta dell'Anci, formulata nel corso dell'audizione della Commissione Ambiente del Senato. Filippo Bernocchi, Vicepresidente dell'Associazione con delega ai Rifiuti, ha consegnato alla Commissione un documento con le proposte di emendamento dell'Anci relative allo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sui rifiuti. Tra queste, appunto, quella dell'abbandono della soglia del 65% di raccolta differenziata, che dovrebbe essere sostituita con gli obiettivi di riciclo, riutilizzo e recupero stabiliti dall'Europa. ''Infatti, - ha affermato Bernocchi - occorre puntare sulla qualità delle raccolte che non comporti aggravi di costi economici e ambientali per la comunità. Gli obiettivi di effettiva preparazione per il riutilizzo e per il riciclaggio posti al 2020 con il recepimento della Direttiva 98/2008 sono il fine da perseguire per la sostenibilità nella gestione dei rifiuti e gli stessi possono trovarsi in contrasto con una previsione di raccolta differenziata al 60 e 65%''.

''I Comuni - ha detto Bernocchi - valutano in modo positivo lo schema di decreto legislativo allo studio della Commissione, che contribuisce a definire un quadro di regole chiaro, seppure ancora incompleto, sul ciclo integrato dei rifiuti''. Resta però, fa notare ancora Bernocchi, ''il rischio di creare confusione in merito agli obiettivi da raggiungere''.

La direttiva Europea, infatti, ''impone i criteri di efficienza, economicità e valenza ambientale, ovvero l'effettivo riciclo dei materiali raccolti con il metodo della differenziata - ha spiegato Bernocchi - mentre la norma nazionale impone meramente il raggiungimento di una certa percentuale, il 65% appunto, di raccolta differenziata, senza considerare come e in che misura avviene l'effettivo riutilizzo''.

L'Anci prende posizione a favore dell'eliminazione della soglia e di un'aderenza maggiore ai criteri stabiliti da Bruxelles: ''Riteniamo necessario - ha sottolineato infatti Bernocchi - che tutti i materiali provenienti dalla raccolta differenziata trovino un effettivo sbocco sui mercati del riciclo, in linea con quanto stabilito dalla direttiva europea, che pone obiettivi di riciclo e non di raccolta, dato che è noto che attualmente non sempre i materiali raccolti in maniera differenziata riescono a trovare sbocco certo sui mercati del riciclo''. L'Anci ha presentato inoltre tre ulteriori proposte di emendamento. Tra queste, la necessità di ''chiarire definitivamente che le operazioni di sgombero della neve esulano dall'applicazione delle norme relative alla gestione dei rifiuti".

"Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni, soprattutto dai Comuni trentini - ha detto Bernocchi - dalle quali risulta che i sindaci vengono spesso coinvolti in pesanti provvedimenti giudiziari per non aver conferito in discarica la neve spalata ai lati delle strade''. Nel corso dell'audizione, infine, Bernocchi ha posto l'accento sulla necessità ''di intervenire in tempi brevi con ulteriori modifiche al Codice dell'Ambiente, che riguardino innanzitutto la definizione chiara dei ruoli e delle competenze delle Autonomie locali, la questione della tariffa rifiuti, la gestione integrata e la questione dell'assimilazione dei rifiuti urbani''.


Aumenta la raccolta

la Provincia Pavese — 12 settembre 2010


MORTARA. Il settore dello smaltimento rifiuti non sente la crisi, stando al bilancio del primo semestre di raccolta nell’area servita dal Clir. Il dato della raccolta nei comuni del consorzio è in aumento, in valore assoluto, nel primo semestre di quest’anno, se paragonato allo stesso periodo dell’anno scorso. «Abbiamo registrato un incremento del 4,1% - spiega l’ingegner Marco Rivolta, direttore del consorzio che riunisce 41 comuni lomellini - considerando sia l’indifferenziato, sia le varie frazioni legate alla differenziata. Complessivamente quindi il dato è in crescita, anche se poi quanto conferito all’inceneritore di Parona è invece diminuito dello 0,6%». Da sempre il dato dei rifiuti è uno degli indicatori per capire il trend maxieconomico: più si acquista, più si scarta. Meno soldi ci sono a disposizione, meno si acquista, e quidi i rifiuti diminuiscono. In questo caso, da un lato va sottolineato il doppio aspetto: da una parte aumenta la produzione generale dei rifiuti solidi urbani, dall’altra cresce anche la raccolta differenziata, tanto che all’inceneritore di Parona sono state conferite meno tonnellate rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. «Il trend della differenziata è comunque in crescita: i dati relativi al primo semestre 2010 vedono un incremento del 30% per quanto rigaurda carta e cartone, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del 15% della plastica e del 29% dell’umido». A questo dato si aggiunge che anche altri Comuni presto attiveranno, o amplieranno, la differenziata: Gambolò, ad esempio, da domani passerà da 800 a 3 mila abitanti, e dall’11 ottobre Dorno comincerà a partire con 1500 abitanti del centro storico. Anche Mortara, nei primi mesi del prossimo anno, dovrebbe partire con altri 2mila abitanti circa nel quartiere di San Pio X.

Simona Marchetti

Rifiuti, Mortara chiede sconti

la Provincia Pavese — 10 settembre 2010


MORTARA. I Comuni lomellini puntano sulla differenziata, investendo di tasca propria. Ma vorrebbero anche risparmiare sui costi, visto che questo tipo di raccolta dei rifiuti riduce le quantità inviate all’inceneritore: una diminuzione sarebbe possibile, fino a 21,63 euro la tonnellata, ma la richiesta di riduzione per ora non trova alcuna risposta dalla Provincia. Qualche giorno fa il Comune di Mortara ha scritto una lettera al presidente della Provincia, riprendendo un documento di marzo che non aveva avuto risposte e, per conoscenza, anche al vice presidente, il mortarese Marco Facchinotti, e al presidente del Clir Federico Bertani, per fissare un incontro. La richiesta parte da Mortara che ha raggiunto una percentuale del 75% sui 2500 abitanti già raggiunti dal servizio, con una quota inferiore però sull’intero Comune. Ma arriva anche da Vigevano, che raggiunge una soglia del 23,48%. Nella vicina Novara, la differenziata è al 68,48%. La richiesta di riduzione delle tariffe per i Comuni che differenziano i rifiuti è confermata da Vigevano e dal Clir. «Una perizia certifica che conferendo meno umido Lomellina Energia risparmia, visto che la gestione di questa frazione organica le costa circa 4,5 milioni di euro l’anno», conferma il presidente del Clir Federico Bertani, che aggiunge: «A me stanno a cuore soprattutto gli interessi dei miei associati», quindi una richiesta di diminuzione ci sta tutta. Anche il presidente di Asm Vigevano, Luigi Ferrari Bardile, che è assessore nella giunta Robecchi, ha promosso la differenziata nella città lomellina e rilancia: «La richiesta di riduzione proposta dal sindaco di Mortara è corretta: si deve spingere la differenziata, anche in vista di un risparmio. Se si vuole raggiungere questo obiettivo, bisogna che una risposta dalla Provincia arrivi». La riduzione, nonostante il responso della commissione del 2008, non è stata ancora attuata né dalla Provincia né da Lomellina Energia, la società che gestisce l’inceneritore di Parona. La Provincia nel 2008 ha istituito un gruppo di lavoro composto da rappresentanti dell’Asm Voghera, del Clir, di Lomellina Energia e dello stesso ente, per verificare la possibilità di ridurre le tariffe dello smaltimento rifiuti secondo un rapporto proporzionale alla quantità di differenziata. E’ stato individuato così un parametro, definito “costo variabile”, che la stessa commissione ha fissato a 21,63 euro la tonnellata, e che «nel caso in cui il soggetto conferente riesca a raggiungere una percentuale di raccolta differenziata della frazione organica pari al 35% diventa uguale a zero».

Simona Marhcetti

 

 


Selezioniamo questo articolo dal giornale l'Arena di Verona per fare capire che in tempo di crisi diminuiscono anche i rifiuti. Segnaliamo anche nella posta della Olga: "Mangiamo tutto,non buttiamo via niente"

 

Dall' articolo sotto allegato una volta di più la conferma che l' inceneritore di ca' del bue è una scelta sbagliata anzi...... non è una scelta.

Tempo di crisi, gettiamo meno rifiuti - L'Arena di Verona - 31 Agosto 2010 (PDF 277 KB)

 

Nota di Gianluigi Salvador:

E su questo tema di cambiamento di trend continuo di decrescita della produzione dei rifiuti, urbani e speciali dal 2007 , si dovrà rifare la pianificazione e il dimensionamento dei nuovi e vecchi TCV. Per esempio il TCV di Cà del Bue di VR con 190.000 t/a è completamente cannato (sovradimensionato) perchè ha valutato il trend produzione rifiuti in crescita, mentre ora deve fare i calcoli di come sarà la produzione rifiuti fra 30 anni, cioè praticamente nulla, se la crisi va avanti e lo andrà, perchè è una crisi strutturale ed ambientale.

Cordiali Saluti


Acronimo TCV=Termo Cancro Valorizzatori/e


La Lomellina - Il settimanale della gente - Giovedì 24 Giugno 2010

Robecchi incenerisce la Provincia

Il sindaco si augura di aver capito male. Altrimenti, come diceva un famoso film, “ci arrabbiamo”. E quel “ci” rappresenta tutta la collettività mortarese, specialmente i cittadini del centro, da mesi dediti alla raccolta differenziata. Che, come ha ripetuto più volte l’amministrazione, porta con sé quale primo e più evidente beneficio una riduzione dei costi di smaltimento. Un bel sogno, per l’ecologia e per l’economia, se non fosse per il “giù dalle brande” scandito da Ruggero Invernizzi, assessore in Provincia con delega alla Tutela ambientale. Il quale, senza troppi giri di parole, ha fatto intendere che la realtà è un’altra e un ritocco all’ingiù delle tariffe del termovalorizzatore di Parona per ora resta, o così sembra, solo un miraggio. Un po’ come dire a un bambino buono che a Natale, sotto l’albero, invece dei balocchi troverà un pezzaccio di carbone. “Stando a quanto sostiene l’assessore Invernizzi - ribatte un combattivo Roberto Robecchi - le tariffe sarebbero già basse rispetto a quelle praticate in altre province. Bene, gli rispondo, il nostro territorio si è fatto carico di ben due termovalorizzatori: il minimo che possa avere in cambio è che i suoi cittadini usufruiscano di tariffe agevolate! A maggior ragione se, come dice l’assessore, ci facciamo carico del conferimento di rifiuti di altre province, evidentemente meno virtuose della nostra. Ricordo poi a Invernizzi - rincara il primo cittadino di Mortara - che siamo amministratori pubblici e il nostro compito è quello di pensare e di agire per il nostro territorio. I cittadini ci hanno eletti proprio a tale scopo. Il fatto che in questa critica situazione economica mondiale gli impianti di termovalorizzazione siano in difficoltà non è problema di un amministratore pubblico, ma semmai della proprietà che li gestisce. Non solo. Se esistono dei problemi di bilancio, come mai Asm Isa di Vigevano, società che detiene il 20% di Lomellina Energia, nel 2009 ha ottenuto un riparto dell’utile da 800mila euro? Se la matematica non è un’opinione, l’utile complessivo registrato lo scorso anno dal termovalorizzatore di Parona dev’essere di 4 milioni di euro. Mi dica Invernizzi dove sono le famose difficoltà”. La Provincia di Pavia, ricorda poi Robecchi “ha l’obbligo di raggiungere il 60% di differenziata entro il 2012: se non si rivedono le tariffe, come si può pensare di supportare i Comuni nel sensibilizzare i cittadini? Secondo Invernizzi, come ho letto sulla stampa locale, chiedere l’applicazione di quanto proposto da un gruppo di lavoro, voluto proprio dalla Provincia, sarebbe pretendere “tutto e subito a costo zero”? Le sue dichiarazioni non sembrano certo un esempio della corretta collaborazione fra Provincia e Comuni, a mio avviso in questi casi indispensabile, per raggiungere i risultati auspicati. Perché, inoltre, ho dovuto passare attraverso la stampa per avere una risposta, oltrettutto frettolosa e superficiale, a ben 3 mesi dalla mia richiesta? Il Comune di Mortara risponde mediamente entro 30 giorni, mi chiedo come mai la Provincia lasci passare più di 3 mesi per rispondere ad una specifica richiesta di un sindaco. Un comportamento di questo tipo non mi sembra corretto. Così come non mi sembra corretto affermare, come ha fatto l’assessore, che sono i Comuni a dover contribuire alla raccolta differenziata. Perché non la Provincia? I miei cittadini ed io - conclude il sindaco - continuiamo ad attendere un’adeguata e dettagliata risposta scritta”.


Informatore Lomellino - Mercoledì 23 Giugno 2010

In due anni nascerà l’inceneritore alla Sit

Con la conclusione dell’iter autorizzativo è ormai certo che il termodistruttore della Sit si farà. I tempi di realizzazione si dovrebbero aggirare attorno ai 24 mesi, poi l’impianto da quasi 14 megawatt entrerà in funzione presso l’area di proprietà dell’azienda specializzata in truciolati, creando una ventina di posti di lavoro. La proprietà della Sit investirà nel progetto circa 35 milioni di euro, necessari per dare autonomia energetica ad un’azienda che spende 8 milioni di euro all’anno per il proprio approvvigionamento di energia elettrica.

C'è chi dice NO... lettera dell'associazione "Futuro sostenibile in Lomellina" [PDF - 84Kb]

 

Informatore Lomellino - Mercoledì 16 Giugno 2010

Castello d'Agogna dice no alla SIT

Sul tavolo della Conferenza dei Servizi il voluminoso fascicolo con le motivazioni per “stoppare” il progetto dell'inceneritore alla SIT

MORTARA - Un documento tecnico corposo e dettagliato, quasi venti pagine dattiloscritte che oggi il Comune di Castello d’Agogna metterà sul tavolo provinciale dell’ultima conferenza dei servizi per motivare il “no” all’inceneritore della Sit. Infatti questa mattina torna in discussione l’impianto, e allo stesso tempo nessun Comune chiamato ad esprimere un parere, e tanto meno l’amministrazione provinciale, potrà dire di non sapere quanto i tecnici di Castello d’Agogna hanno messo nero su bianco. Una relazione firmata dall’ingegnere Carlo Collivignarelli e dai chimici Paolo Senni e Vincenzo Riganti, con la collaborazione di Italo Tordini e Siro Corezzi. Uno studio estremamente autorevole e che non lascia spazio ad interpretazioni tentennanti: “una valutazione corretta dello stato dell’aria avrebbe escluso la possibilità di realizzare nuovi incrementi emissivi perché la capacità di carico del nostro territorio è da considerarsi praticamente nulla”. Molto più di una semplice tesi, ma una vera e propria tragica realtà che ha condotto anche l’Unione Europea ad aprire un procedimento di infrazione contro la Regione Lombardia proprio a causa della pessima qualità dell’aria.


la Provincia Pavese - 15 giugno 2010

«Rifiuti, costi esagerati»


MORTARA. «I Comuni spendono per la raccolta differenziata, l’inceneritore di Parona gestito da Lomellina Energia, riduce così i costi grazie all’aumento della raccolta della frazione umida ma i cittadini continuano a pagare la stessa tariffa perchè la Provincia non interviene per ridurre i costi»: è quanto ha ribadito il sindaco di Mortara Roberto Robecchi in una conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina in comune. Il primo cittadino ha illustrato i contenuti di una lettera inviata da Mortara alla Provincia, ente competente in materia di smaltimento rifiuti e tariffe, il 23 marzo, ad un mese e mezzo dal via della raccolta porta a porta in centro. Nel documento il sindaco chiedeva di applicare decisioni assunte dal comitato di esperti del novembre 2008, quando un team composto da tecnici indicati dalla Provincia, da Asm Voghera, dal Clir e da Lomellina Energia aveva convenuto di ridurre di 2 euro la tonnellata il costo di smaltimento proprio in conseguenza dell’avvio della differenziata, in particolare per la frazione umida. Sono infatti gli scarti organici a costare non poco a Lomellina Energia, quindi la loro diminuzione dovuta alla raccolta di casa in casa ha comportato un vantaggio produttivo che dovrebbe poi tradursi in una riduzione delle tariffe. «Ma non è così - spiega Robecchi - la nostra lettera alla Provincia di Pavia non ha ottenuto alcuna risposta finora. Neanche l’ha avuta la lettera in questo senso che il Clir aveva inviato nel dicembre del 2008. Intanto però l’unica a guadagnare è Lomellina Energia con il suo inceneritore, mentre noi quest’anno per far decollare la differenziata abbiamo speso 25mila euro. Approfittando che entro fine anno vogliamo coinvolgere un altro quartiere della città con costi in aumento, ci è sembrato giusto far sapere che il nostro appello non ha avuto risposte nè quello del Clir firmato dal presidente Federico Bertani». Robecchi chiede anche il coinvolgimento di altri comuni che come Mortara da qualche tempo hanno applicato la differenziata: «Ormai la raccolta porta a porta si sta espandendo e il Clir conta di raggiungere il 40% entro il 2010. A fine 2009 il dato riguardante la differenziata era del 34%. Vorrei quindi che anche altri comuni si unissero a noi sollecitando la Provincia». La richiesta è quella di applicare la prevista riduzione delle tariffe in modo da portare un vantaggio anche ai cittadini specialmente in un periodo come questo in cui i comuni faticano a far quadrare i bilanci a causa dei continui tagli dei finanziamenti statali e della crisi che ha portato in molti casi al drastico taglio degli oneri di urbanizzazione.

Simona Marchetti



la Provincia Pavese - 06 giugno 2010

Sindaci contro l’impianto


CORTEOLONA. Si è parlato del termovalorizzatore di Corteolona nell’incontro che si è svolto venerdì tra alcuni sindaci del Basso Pavese e la Provincia. Argomentazioni tutte politiche quelle portate dai rappresentanti della Convenzione ambientale, costituita da 15 Comuni. L’assessore all’ambiente Ruggero Invernizzi e il consigliere provinciale Felice Novazzi hanno incontrato il presidente della Convenzione Enrico Berneri, primo cittadino di Monticelli Pavese, e i due vicepresidenti, Giuliano Spiaggi, sindaco di Spessa, e Pietro Scudellari, di Linarolo. Dati alla mano, gli amministratori comunali hanno chiesto all’Ente provinciale quale sia la necessità per la provincia di Pavia di un raddoppio dell’impianto. «Il nostro compito è quello di salvaguardare il territorio e la salute dei cittadini - afferma Berneri - il potenziamento del Centro di Corteolona costringerà la Bassa a diventare il recettore di rifiuti dall’intera Regione. nostri professionisti daranno un parere tecnico, ma, anche se le valutazioni risulteranno ineccepibili, rimane il problema politico. Abbiamo chiesto alla Provincia un incontro con i sindaci per discutere del tema e l’assessore ha dato la propria disponibilità». Intanto presidente e vicepresidenti della Convenzione hanno ricordato che gli impianti di Corteolona e di Parona hanno una potenzialità di trattare 600mila tonnellate all’anno di rifiuti, a fronte di una produzione di 300mila tonnellate. «L’esubero viene colmato - precisa Berneri - con la spazzatura proveniente da altre province. Abbiamo chiesto all’assessore perché il termovalorizzatore di Corteolona debba raddoppiare, visto che nel Piano provinciale dei rifiuti si punta ad incrementare la raccolta differenziata, attualmente al 28%, portandola al 50%». «Una contraddizione», secondo gli amministratori comunali. Sergio Testa, direttore dei Centri Ecodeco in Italia, parla di «numeri diversi» e precisa che il nuovo impianto di Corteolona avrà una capacità di 230mila tonnellate di rifiuti urbani trattati e servirà il bacino regionale, secondo la normativa vigente. «Non possiamo dare risposte politiche - spiega Testa - possiamo fornire risposte tecniche e ragionare sulla viabilità. Ci siamo resi disponibili a trattare con le amministrazioni, in modo che i benefici ricadano sull’intero territorio e il progetto venga condiviso». I Comuni della Convenzione ambientale: Valle Salimbene, Linarolo, Torre Dè Negri, Belgioioso, Filighera, Magherno, Spessa, San Zenone, Zerbo, Costa Dè Nobili, Pieve Porto Morone, Badia Pavese, Monticelli, Chignolo, Santa Cristina.

Stefania Prato


la Provincia Pavese - 20 maggio 2010
Il consiglio comunale cancella l'inceneritore

PAVIA. L’ipotesi di un inceneritore per i rifiuti di Pavia sfuma a mezzanotte: dopo tre ore di confronto serrato, maggioranza e opposizione trovano un accordo e dalle linee guida per l’Asm sparisce ogni accenno ad un impianto per bruciare rifiuti. E si affaccia un “digestore”. Un digestore, semplificando all’eccesso, è un impianto dove la parte umida dei rifiuti, raccolta con la differenziata, fermenta e produce biogas (metano) che può essere utilizzato per produrre energia o per il teleriscaldamento. Garantisce un ritorno enomico minore rispetto ad un inceneritore, ma basterebbe comunque all’Asm per ottenere dal ciclo dei rifiuti (che oggi è solo una spesa) il ritorno economico che serve per raggiungere, entro il 2012 il 40 per cento di raccolta differenziata imposto dalla legge. E’ su questo passaggio che maggioranza e opposizione trovano un accordo dopo tre ore di faccia a faccia sulle linee guida da consegnare all’Asm. Un accordo limitato alla bocciatura dell’inceneritore, però: alla fine della seconda serata dedicata alle linee guida dell’Asm, il via libera al pacchetto completo arriva solo dalla maggioranza con l’opposizione schierata compatta per il no. «Linee guida troppo generiche che sostanzialmente danno carta bianca all’Asm senza che il Comune riesca ad esprimere un progetto di sviluppo per una realtà fondamentale come Asm», riassume Andrea Albergati, ex sindaco ed ex presidente di Asm. Tocca a Massimo Depaoli del Pd e Vincenzo Vigna dell’Idv introdurre il tema caldo della serata: «Il sindaco Cattaneo e l’Asm ripetono che nessuno vuole fare un inceneritore: se è vero, basta eliminare dalla pagina 22 delle linee guida il riferimento ad un impianto di questo tipo». Che ci sia spazio per un accordo si intuisce quando l’assessore Cristina Niutta si consulta con il capogruppo del Pdl Sandro Bruni e chiede di posticipare questo particolare emendamento: la maggioranza boccia a ripetizione 25 emendamenti dell’opposizione, ma quando si torna al caso inceneritore il sindaco Alessandro Cattaneo propone un emendamento congiunto e bastano pochi minuti per approvare all’unanimità il passaggio che apre la strada ad un digestore. Ma perchè investire su un impianto che valorizza la parte umida dei rifiuti invece che puntare su un terzo inceneritore? Al di là dei costi proibitivi per la costruzione di un termovalorizzatore, sarebbe stato difficile trovare rifiuti da bruciare visto che i due impianti già attivi in provincia (Parona e Corteolona) hanno una capacità doppia rispetto alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti. E un digestore darebbe a Pavia la possibilità di investire sulla raccolta differenziata garantendosi un ritorno economico. - Stefano Romano

 

la Provincia Pavese - 15 maggio 2010
«Asm, sull inceneritore marcia indietro inevitabile»

PAVIA. «Forse chi ha scritto le linee d’indirizzo di Asm si era dimenticato che, tramite Linea Group, l’azienda è comproprietaria dell’inceneritore di Parona». Il capogruppo del Pd Francesco Brendolise commenta la il dietro-front dell’amministrazione Comunale che, in 24 ore, ha ipotizzato di costruire un inceneritore e subito dopo, tramite il sindaco Cattaneo, ha detto di non volerlo costruire. «Era chiaro da subito che un progetto del genere non è economicamente sostenibile - riprende Brendolise -. Per fare un’inceneritore che funzione serve un certo tonnellaggio di rifiuti, che qui non c’è. La provincia di Pavia ha già due inceneritori, Parona e Corteolona, un altro non ci sta. Il vero problema è che questa amministrazione, a un anno dall’insediamento, dimostra di avere poca esperienza di governo. A Pavia bisogna rilanciare la raccolta differenziata, a questo fine serve un impianto che digerisca l’umido». Il vicepresidente di Asm, Vittorio Pesato, sottolinea la piena adesione alla linea del sindaco: «Condivido totalmente le parole di Cattaneo e del presidente di Asm Chirichelli. Faccio solo una considerazione di carattere generale, come dirigente politico. Temo che in Italia ci sia una sorta di caccia alle streghe, ogni volta che si parla di smaltimento di rifiuti il progresso e l’evoluzione vengono fermati. Già in passato ho parlato della positività dei termovalorizzatori che, voglio sottolineare, non sono inceneritori. Dico di più, se avessi una casa con un bel giardino lo costruirei io a fianco della mia villa un termovalorizzatore. Perché la vera sfida è che quando si parla di un piano industriale per una città non bisogna mai avere posizioni demagogiche. Ribadisco, faccio questo ragionamento da politico, perché le ragioni tecniche contrarie all’inceneritore, questa volta, prevalgono». (c.e.g.)


la Provincia Pavese - 13 maggio 2010
Pavia «costretta» a conferire tutto a Corteolona

PAVIA. Asm Vigevano, attraverso una partecipazione alla società che gestisce il termovalorizzatore di Parona, si garantisce entrate per circa 600mila euro l’anno. Anche Asm Pavia, però, attraverso Linea group ha una partecipazione con il termo di Parona: perchè allora i rifiuti del capoluogo, non possono essere bruciati a Parona in un impianto “partecipato”? «Perchè a stabilire i luoghi di smaltimento è il piano provinciale dei rifiuti predisposto, appunto, dall’amministrazione provinciale - spiega il dirigente del settore rifiuti di Asm Pavia Gabriele Tedeschi -. E Pavia è nell’ambito per cui è previsto lo smaltimento nel termovalorizzatore di Corteolona». Anche le tariffe di smaltimento sono stabilite dalla Provincia e uguali per tutti: incenerire una tonnellata di rifiuti costa 98 euro e 39 centesimi che diventano 108 euro aggiungendo la tassa ambientale (anche questa uguale per tutti i Comuni della provincia) di 10 euro la tonnellata.

la Provincia Pavese - 13 maggio 2010
L inceneritore divide Asm crede nel piano ma la Provincia frena

PAVIA. Il Comune dà il via libera ad Asm per progettare un nuovo inceneritore, il direttore dell’azienda Claudio Tedesi intravvede la possibilità di tamponare i costi di smaltimento dei rifiuti di Pavia, ma l’assessore provinciale all’ambiente Ruggero Invernizzi frena. «In Regione è già aperta un’istruttoria per il potenziamento dell’impianto di Corteolona - spiega Invernizzi -. Con ogni probabilità, quindi, aumenterà ulteriormente la capacità di smaltimento degli impianti in provincia: prima di mettere in cantiere un nuovo impianto sarebbe necessario coordinare gli interventi». I numeri dicono che in provincia di Pavia già si smaltiscono più rifiuti di quanti se ne producano. Nel 2009 tra Pavese, Oltrepo e Lomellina ne sono state prodotte 350mila tonnellate: solo il termo di Parona può bruciarne 380mila e la capacità di Corteolona è di altre 150mila. Poi si devono aggiungere gli altri impianti per il trattamento della frazione umida a Voghera e Giussago, solo per citare due impianti che lavorano sulla raccolta differenziata. «Uno dei punti cardine sta qui - commenta il direttore generale di Asm Claudio Tedesi -. Le società pubbliche si occupano di raccolta e i privati di smaltimento. E se lo smaltimento permette di ricavare utili, la raccolta ha costi spaventosi». E’ un modo per dire che Asm è pronta a progettare il termovalorizzatore ipotizzato nelle linee guida del Comune? «E’ indubbio che sarebbe utile - risponde Tedesi -. Cito il caso di Asm Vigevano che dalla partecipazione alla società del termo di Parona ricava 600mila euro l’anno che si devono sottrarre alle spese per lo smaltimento. Pavia, invece, per smaltire i propri rifiuti ha solo spese e nessuna possibilità di ricavo. Quando sarà il momento di redigere il piano industriale si potrà pensare anche ad un digestore, ad esempio: un impianto per la produzione di energia dal trattamento della parte organica dei rifiuti raccolta con la differenziata». E si tocca così un altro nodo: l’obiettivo del Comune è raggiungere il 40 per cento di raccolta differenziata entro il 2012, ma al momento Asm non ha la capacità economica di organizzare la raccolta porta a porta. A meno, ovviamente, di non ricavare utili dallo smaltimento progettando un nuovo impianto di termovalorizzazione, o entrando in società con privati che già smaltiscono e possano garantire entrate sufficienti a tamponare le uscite per la differenziata.

Stefano Romano


la Provincia Pavese - 13 maggio 2010
Rifiuti, territorio dimenticato se conta soltanto la logica degli affari

(segue dalla prima pagina) Ora il più grande di tutti, il Comune di Pavia (e la sua azienda municipalizzata) pensa di poter entrare in affari. A dire il vero, l’Asm Pavia in affari c’è già, visto che fa del tutto parte di una holding lombarda, Lineagroup, che ha una sostanziosa quota dell’inceneritore di Parona. Ma i soldi ricavati da lì, ragionano a Pavia, finiscono in una cassaforte unica «regionale». A occhio pare quindi che la nuova amministrazione di centrodestra «a trazione leghista» male si sposi con i piccoli municipi bresciani, i cremonesi e i lodigiani (gli altri soci di Lineagroup) che almeno all’inizio avevano una matrice comune nell’Ulivo di centrosinistra. Ma la politica-partitica deve star fuori, gli affari sono affari: già questo pone un grosso punto interrogativo sulla via intrapresa da Asm Pavia. Gli inceneritori, soprattutto guardando le esperienze dell’Europa più avanzata, dovrebbero risolvere il problema dello smaltimento durante l’arduo cammino verso un’alta quota di raccolta rifiuti differenziata. Il legislatore italiano ha aiutato fortemente questi impianti, ad esempio con l’istituzione dei Certificati verdi, simili a obbligazioni vendibili su un mercato apposito da chi, oltre a bruciare rifiuti, produce energia. Gli inceneritori, da un decennio, sono stati così ribattezzati «termovalorizzatori» perchè vi si ricava energia elettrica (Parona) o, più efficacemente, calore per il teleriscaldamento (Brescia). Morale: i certificati sono un’iniezione di denaro che però può durare al massimo 15 anni dopo l’apertura dell’impianto. Secondo alcuni, oggi il vero utile di un inceneritore è fornito dai Certificati verdi, sottintendendo che, una volta esauriti, non ci sarà più gran vantaggio economico. Questo è il versante industriale e finanziario tutto da chiarire da parte di Asm Pavia. Con un antipatico corollario: quanto costerebbe l’uscita da Lineagroup? In tempi grami come questi, è innegabile che sono proprio «i conti», il dare e l’avere, il primo pensiero della maggioranza dell’elettorato. Ma non può essere l’unico elemento su cui ragionare. Se lo smaltimento rifiuti è un servizio pubblico, allora la provincia di Pavia è già attrezzata ben oltre il necessario per la fase finale (vedere l’ultimo rapporto della Provincia, febbraio 2010). Invece è tra i fanalini di coda per la raccolta differenziata (27,4% contro il 45% previsto per il 2008). Quindi, a rigore, bisognerebbe agire lì, magari modulando diversamente la tassa per incentivare i cittadini, lavorando sull’educazione con i bambini e le scuole, migliorando il sistema cassonetti. Tutte cose che costano, è l’obiezione, e gli incassi dell’inceneritore potrebbero magari finanziarle. O magari no, visto che in provincia di Pavia gli inceneritori ci sono, funzionano da anni, e la raccolta differenziata è rimasta poca cosa. Eppure la «politica dei rifiuti» dovrebbe essere una delle priorità per chi rivendica il radicamento sul territorio, fa una bandiera (verde) dell’identità locale. Si ricorda che un ex consigliere regionale leghista, Lorenzo Demartini, eletto in Lomellina, si era fatto paladino di chi si opponeva alla discarica delle ceneri prodotte dall’inceneritore di Parona (che vengono spedite, pagando, in Germania). Che sia cambiata l’indicazione del partito? Se ci sono bilanci in rosso il «territorio» passa in secondo piano? Prima gli affari? E allora cominciamo guardando bene «i conti», oltre l’incerta durata di un’amministrazione. - Roberto Peraro


la Provincia Pavese — 12 maggio 2010
«Un inceneritore di rifiuti per Pavia»

PAVIA. Asm spende per raccogliere i rifiuti e poi paga per smaltirli: se i conti devono restare in attivo è necessario darle gli strumenti per guadagnare. Anche costruendo un nuovo inceneritore. Ridotto ai minimi termini, è il piano che il Comune consegna all’Asm. L’ipotesi di un terzo inceneritore in provincia di Pavia dopo quelli di Parona e di Corteolona si affaccia in consiglio comunale quando l’assessore Cristina Niutta legge la relazione sulle linee guida che il Comune di Pavia, di fatto l’azionista unico, consegnerà all’Asm. In aula ci sono i vertici di Asm: il presidente Giampaolo Chirichelli, il vice Vittorio Pesato, il consigliere di amministrazione che è anche vicepresidente di Linea group holding Marco Bellaviti. Il passaggio è interlocutorio visto che le linee guida sono state illustrate l’altra sera ma il voto del Consiglio sarà solo lunedì prossimo: i temi sul tavolo, però, sono fondamentali per il futuro dell’ex municipalizzata. In primo luogo c’è il piano di fusione tra le Asm provinciali per far nascere una sola grande azienda multiservizi in grado di competere con i colossi privati, poi c’è l’ipotesi di un progressivo abbandono dell’alleanza con Linea group holding, infine la questione della gestione rifiuti che, al momento, è solo un costo per l’azienda. Sulla fusione delle Asm provinciali le linee guida di Pavia sono abbastanza generiche: il mandato è di far partire i progetti di collaborazione su temi specifici come la gestione dell’acqua e, appunto, dei rifiuti. E’ qui che si innesta l’ipotesi di un impianto di termovalorizzazione (un inceneritore) gestito direttamente da Asm o da una società nella quale siano rappresentate tutte le Asm della provincia. «E’ opportuno fare un passo indietro - commenta Bellaviti -. Nelle linee guida il Comune indica l’obiettivo del 40 per cento di raccolta differenziata nel 2012. Ma aumentare la differenziata ha costi enormi: nell’ambito di una politica industriale è quindi necessario prevedere anche interventi in grado di dare all’azienda gli strumenti necessari per sopportare i nuovi costi e, si spera, far crescere gli utili». E siccome smaltire rifiuti in impianti altrui costa molto, costruire un impianto proprio sarebbe un investimento per il futuro. «Il problema è che in provincia di Pavia gli impianti esistenti hanno già una capacità di smaltimento enormemente superiore alla produzione effettiva di rifiuti - ribate dall’opposizione Massimo Depaoli, esperto del Pd in temi ambientali -. Gli inceneritori di Parona e Corteolona garantiscono insieme lo smaltimento di circa 500mila tonnellate l’anno di rifiuti solidi urbani, mentre la produzione effettiva è di circa 350mila tonnellate l’anno. A parte le valutazioni ambientali su un eventuale inceneritore, quindi, non si capisce quale potrebbe essere la ragione di mercato di una scelta del genere. Dove andrebbero a prendere i rifiuti da bruciare? La relazione, inoltre, sorvola su un aspetto non secondario: Asm, attraverso Linea group è già nella società che gestisce il termo di Parona». Opposizioni e ambientalisti propongono una strada alternativa. «Se un inceneritore sarebbe inutile - aggiunge Depaoli -, in vista del potenziamento della differenziata è necessario puntare alla chiusura del ciclo di smaltimento dei rifiuti umidi. L’ideale sarebbe un digestore in grado di produrre energia pulita».

Stefano Romano



la Provincia Pavese - 29 aprile 2010
Mortara, Bertani ancora a capo del Clir

MORTARA. Federico Bertani è stato riconfermato presidente del consiglio d’amministrazione del Clir spa. Al suo fianco il consigliere uscente Eugenio Poles, in rappresentanza del centrosinistra, e Alberto Rozza, figlio dell’ex sindaco di Gambolò, Silvio. Bertani però non ha raggiunto l’unanimità dell’assemblea della società che si occupa di rifiuti: si sono astenuti Silvano Colli, sindaco di Parona, e Giuseppe Colli, sindaco di Cilavegna. «Abbiamo deciso così con lo scopo di sensibilizzare i Comuni verso una gestione condivisa della società», hanno spiegato. Nei giorni scorsi sembrava che il centrodestra volesse sostituire il medese Poles, ma poi l’assemblea ha preferito mantenere una rappresentanza del centrosinistra lomellino. Eletti anche i revisori dei conti: gli effettivi sono Roberto Recchia (presidente), Arturo Celentano ed Emanuele Carnevale Schianca; i supplenti Gianmario Cervio e Lorena Trecate. Via libera, all’unanimità, anche per il bilancio societario 2009, che presenta un utile di 13.524 euro. «Gran parte del fondo di riserva sarà destinata a potenziare la raccolta differenziata e porta a porta: l’obiettivo è di espandere questa pratica in tutto il bacino del Clir», ha spiegato il presidente Bertani. (u.d.a.)

 


L’Araldo Lomellino (18-09-2009)
CLIR, VIA LIBERA ALLA VENDITA DELLE AZIONI DI SUA PROPRIETA' AI COMUNI SOCI

Via libera solo per la vendita ai soci di azioni proprie (contrari solo Cilavegna e Parona): è il risultato dell’assemblea del Clir di mercoledì scorso, 16 settembre. Nulla di fatto invece per gli altri due punti, cioè la scelta del consigliere d’amministrazione e la nomina del nuovo collegio sindacale, argomenti che, come si prevedeva, sono stati rinviati, visto che è mancato un accordo politico, soprattutto tra i sindaci del Pdl.
Importante, anche se particolarmente sofferto è stato il via libera per l’acquisto delle azioni proprie attualmente possedute in portafoglio dal Clir. Una quota del 43 per cento che crea problemi al momento di calcolare le maggioranze, non potendo le azioni proprie dare diritto di voto. Già da ieri dal Clir sono partite le lettere nelle quali i singoli Comuni soci sono invitati a decidere se acquistarle. Lo scopo è quello di mantenere inalterato il peso di ogni Comune se le acquisteranno a un prezzo di 5,30 euro, pagabili in dieci anni, senza interessi a partire dal 30 giugno 2010.


Disinformazione e presa in giro per i Napoletani (7-2-2008)

Il presidente del Comitato "Salute e Ambiente", dopo averci coinvolti tutti nel 1998 per fare un ricorso al Tar (vendevamo alle bancarelle per finanziare il deposito), decide in modo autonomo e contro la nostra volontà di ritirarlo (scopriamo successivamente una transazione di 600 milioni di lire a suo favore per la realizzazione di un parco dei dossi mai nato e di una cifra non citata di rimborso per le spese legali da lui sostenute). Era uno di noi che sosteneva il riciclo e il riutilizzo dei rifiuti, ma nel 2008 per fare

disinformazione televisiva a danno dei Napoletani (PDF 264 KB)

si presenta insieme a Colli su quotidiani e TV

(Corriere Della Sera del 07/01/08 - PDF 25 KB)

(Canale 5 del 07/02/08 Testo - PDF 10 KB)

(Canale 5 del 07/02/08 - KLCP FLV File 4.74 MB)

nel sostenere che ha cambiato idea: "I termodistruttori non fanno male perché sono sicuri, se a Napoli li costruiscono come abbiamo fatto noi, non avranno problemi ambientali".

Comunicato WWF su transazione (del 6 Dicembre 2007 - PDF 13KB )

 

Pagina dedicata all'Inceneritore di Parona stampato su Tabula Rasa ( giornale distribuito gratuitamente dai giovani di Rifondazione Comunista):

La nostra America - Tabula Rasa dicembre- 2007 (PDF 251 KB)

allegato (PDF 83 KB)


Armi Chimiche - Novembre 2006 "La Barriera" di Vigevano (PDF 66 KB)

WWF - Volantino Festa di Parona Ottobre 2006 (PDF 560 KB)

 

Scissione Comitato - Bruxelles allarme inceneritori (15-10-1998 - PDF 30 KB)

Attacco al WWF e a Green Peace durante la festa Patronale del 1998 a Parona

Vergognoso attacco da parte del presentatore della Festa di Parona organizzata dalla PRO LOCO (lavorava al Consorzio Incenerimentoi Rifiuti), nei confronti di associazioni internazionali quali il WWF e Green Peace che manifestavano il loro dissenso all'inceneritore. Dal palco per ore ha annunciato che dei disturbatori non avevano nulla a che fare con la festa. Oggi è dimostrato che queste persone tutelavano i prodotti locali di Parona, tipicità della festa stessa. Qualcuno si deve essere reso conto che questi attacchi ai più sembravano ignobili e rovinavano l'immagine del paese. Dopo tanti anni come presentatore, abbiamo avuto la soddisfazione di non vederlo più su quel palco.

Festa di Parona 9 Ottobre 1998 (PDF 15KB)

Foto: WWF (PNG 256 KB)

Foto Green Peace (PGN 248 KB)

 

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contatti@nuovastagione.eu (La Nuova Stagione) Ultime Sat, 27 Oct 2012 22:00:00 +0000
Inceneritore gemello di Robbins http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=162:inceneritore-gemello-di-robbins&catid=66&Itemid=205 http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=162:inceneritore-gemello-di-robbins&catid=66&Itemid=205

L’inceneritore di Parona è il gemello di Robbins (stessa tecnologia a letto fluido - l’unica variante è il quantitativo bruciato).  L'inceneritore di Robbins è stato chiuso nel 2000 dall’EPA (Environmental Protection Agency US) perché ha violato i limiti federali di emissione dello Stato per il monossido di carbonio, idrocarburi totali, e l'opacità (la quantità di luce oscurata). Inoltre, il superamento dei limiti operativi sono causa di una inefficiente temperatura dei gas di combustione durante quel periodo. Queste anomalie possono provocare la formazione e l'emissione di sostanze tossiche, come le diossine e i furani.

Leggi: Epa Cites Robbins Iincinerator For Air Pollution (PDF 15 KB)

 

Gli investitori che hanno comprato 321 milioni di dollari in obbligazioni saranno fortunati se riusciranno a recuperare 35-45 centesimi per ogni dollaro investito.

Leggi: Investimenti Inceneritore di Robbins (PDF 9 KB)

 

Nel 1998 periodo in cui iniziavano i lavori per l'Inceneritore di Parona, negli Stati Uniti lo sviluppo di questi impianti era ad un punto morto. Negli USA gli impianti di incenerimento erano la tecnologia più impopolare.

Leggi: Stati Uniti - Pubblica oppisizione agli inceneritori (PDF 14 KB)

 

Movimenti di Giustizia Ambientale (The Environmental Justice Movement) negli Stati Uniti  hanno constatato che il razzismo ambientale esiste, nota è “la battaglia per l'inceneritore di Robbins a Chicago”. Comunità afro-americane, come Robbins, sono stati descritti a livello ambientale come "zone sacrificate" , mentre intere nazioni e regioni del Terzo Mondo sono stati denominati come discarica globale "global dumping ground” e di dipendenza "per le nazioni industrializzate". Lo studio storico del caso, rende chiaro, un focus sui processi socio-politici che l'inceneritore di Robbins ha fatto emergere, rivelando un processo più complesso di quanto si possa credere. Questo è stato un caso di razzismo ambientale, hanno sostenuto. Mentre la società non aveva a cuore la comunità, la comunità era in una situazione finanziaria difficile si sentivano di non avere scelta, ma hanno portato l’inceneritore in tribunale. La coalizione EJ si è basata su una duplice strategia. In primo luogo, hanno messo in luce l'impianto di Robbins incorniciandolo come razzismo ambientale. In secondo luogo, hanno cercato di abrogare la legge “Retail Rate”. Senza di essa, Foster Wheeler le imprese dell’inceneritore e altri perderebbero profitti. Nel 1993, quasi una dozzina di comuni a sud della periferia approvano risoluzioni opposte all'inceneritore di Robbins. Ciò significava che le potenziali fonti regionali di spazzatura per alimentare questi inceneritori sono andati via via diminuendo.

  • In Italia continuano a prelevarli dalle nostre tasche si chiamano Certificati Verdi o CIP- 6 (dovevano andare alle energie rinnovabili) - L’inceneritore di Parona li riceverà fino all’anno 2014.

Se negli Stati Uniti l’Incenerimento è razzismo ambientale, in Italia è una discriminazione sociale e di classe.

Parona (la sacrificata) è stata scelta dalla lobby politica trasversale favorevole agli inceneritori, perché sapevano prima di cominciare come sarebbe andata a finire.

La lettura del documento sotto riportato rivela un incredibile parallelismo e un'analogia tra i due inceneritori, con una sostanziale differenza: "Grande America - Piccola Italia".

Leggete con molta attenzione il documento:

Robbins - Razzismo e incenerimento (PDF 26 KB)

 

e osservate cosa è diventato questo paese:

Volantino del WWF festa di Parona anno 2006 (PDF 556 KB)

 

 



 

I quotidiani locali a quei tempi scrivevano questo:

Provincia Pavese (18/12/1997):Termodistruttore, ecco tutti i retroscena

(di Clotilde Veltri - PDF 494 KB)


Informatore Vigevanese (02/12/1999):Dagli Usa, tutti i guai della Foster Wheeler
(di Carlo Vella - PDF 804 KB)


 


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contatti@nuovastagione.eu (Renato Soffritti) Ultime Sun, 10 Jun 2012 22:00:00 +0000
Analisi bilanci società raccolta rifiuti http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=70:analisi-bilanci-rifiuti&catid=66&Itemid=91 http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=70:analisi-bilanci-rifiuti&catid=66&Itemid=91

Analisi sui bilanci di due società di Servizi di Igiene Urbana (17 Ottobre 2008)

  • ASM di Vigevano coinvolta nel processo di incenerimento dei rifiuti
  • ASSA di Novara che effettua il porta a porta finalizzato al recupero, al riciclo e al riutilizzo dei rifiuti

L’analisi dei due bilanci evidenzia senza ombra di dubbio che anche economicamente l’incenerimento dei rifiuti è un processo da avversare. Basta osservare i dati delle due società per rendersi conto che nel 2006 i cittadini di Vigevano per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti hanno un Pro Capite di spesa equivalente a 183,96 € rispetto a Novara che ne spende solo 133,41 € facendo il porta a porta. L’analisi occupazionale dello stesso anno ci dice che a Vigevano risultano occupati in ASM 64 dipendenti (uno ogni 933 su 59.714 abitanti) e in ASSA a Novara 192 (uno ogni 529 su 101.536 abitanti). L’analisi dei costi di smaltimento dice che ASM Vigevano spende 2.791.795 € su 349.953 quintali di RSU prodotta mentre ASSA di Novara ne spende 2.712.000 € su 486.440 quintali. I costi della raccolta dicono che ASM Vigevano spende 8.193.224,60 €, mentre ASSA Novara ne spende 10.833.650,31 €. I dati della raccolta differenziata attestano Vigevano al 23,48%, notevolmente sotto ai limiti imposti dall’art 205 del D.lgs. 152/2006 che impone che si raggiunga una quota di differenziata pari al 45% entro il 31 dicembre 2008, mentre Novara è al 68,48%, che è ben oltre alla soglia prevista per il 2012.

Da questa analisi si può dedurre:

Non è vero che il porta a porta costa di più e non è praticabile nelle città ma solo in piccoli paesi.  Da questi dati si può dedurre che il porta a porta costa meno perché si riducono i rifiuti da conferire in discarica o agli inceneritori, questo a vantaggio di più posti di lavoro in quanto il processo impegna più risorse umane. Un altro vantaggio della raccolta differenziata è il ricavo che aumenta per via delle materie pregiate che vengono rivendute (carta, cartone, plastica, legno, vetro, metalli) che per Novara equivale ad un’entrata di 1.159.258 € per il 2006. Dall’analisi dei dati nel tempo, si nota anche che a Novara diminuisce la quantità di rifiuto prodotto per abitante, i dati del 2006 danno 1,31 KG al giorno per Novara e 1,61 KG per Vigevano. Per concludere, dopo aver letto i dati del confronto con la virtuosa Novara, Vi invito a ridere leggendo l'analisi conclusiva del Rapporto rifiuti della provincia di Pavia del 2006 che cerca di giustificare i fallimentari risultati della raccolta differenziata.

 

Nel 2008 la regione Piemonte ha sanzionato i comuni che non hanno rispettato i limiti di RD.
Nell'elenco non sono presenti comuni della provincia di Novara.
 

 

 

Come potrà aumentare la RD della nostra Provincia se i Comuni del C.L.I.R. (Consorzio Lomellino Incenerimento Rifiuti) hanno una convenzione con l'inceneritore che stabilisce delle penali se si conferisce meno di quanto pattuito?
La Regione Lombardia cosa sta facendo ?

 

Documenti e link:

 Sintesi Bilancio 2006 2007 ASM Vigevano 17 Ottobre 2008 (PDF 129 KB)

 Sintesi Bilancio 2006 ASSA Novara 17 Ottobre 2008 (PDF 7 KB) Completo (PDF 7,03 MB)

 Confronto Novara con Vigevano 17 Ottobre 2008 (PDF  8 KB)

Dati Raccolta Differenziata ASSA di Novara anno 2007 (PDF 830 KB)

Comunicato Stampa Comune di Novara 23 Febbraio 2007 (PDF 18 KB)

 Analisi Assessore di Forlì sulla raccolta rifiuti di Novara 30 Agosto 2008 (PDF 20 KB)

Link: Rapporto Apat sui rifiuti anno 2007

 

 

 

 

 

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contatti@nuovastagione.eu (Renato Soffritti) Ultime Wed, 07 Oct 2009 22:00:00 +0000
Scorie e schiume radioattive a Parona http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=306:rifiuti-radioattivi-a-parona&catid=66&Itemid=37 http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=306:rifiuti-radioattivi-a-parona&catid=66&Itemid=37

Da: Soffritti Renato 

A: Quotidiani Locali


Oggetto: Comunicato Stampa rifiuti radioattivi a Parona

Da diverso tempo non mando comunicati stampa ai giornali, ritenendo più utile occuparmi di ambiente partecipando a tutti i gruppi che hanno istituito tramite la consulta ambiente da “comune cittadino”, inoltre ho dato la mia disponibilità a rappresentare le associazioni anche nella commissione di controllo dell’inceneritore (i nuovi ambientalisti di Parona che governano il paese continuano a chiamarlo termoutilizzatore).

Diciamo che ho anche partecipato a gruppi di lavoro per stilare regolamenti per la commissione stessa e per la consulta. Ho avanzato dei suggerimenti, ma non sempre sono stati colti, specialmente quando cercavo di introdurre regole più aperte alla trasparenza.

In questi anni ho sentito tante opinioni sul Sindaco di Parona, specialmente fuori alle mura di questo paese, quasi tutte concordi a riconoscergli meriti di correttezza e onestà. Dopo due anni d’incontri e scontri devo pensare che questo paese è anomalo rispetto a tanti altri, chi ha delle qualità rischia di perdere la faccia. E’ quanto sta capitando al Sindaco di Parona, inutile nascondere la delusione di tanti cittadini che lo vedono totalmente assente o cambiato, lontano da Parona l’opinione sembra addirittura più severa.


Non sembra che in questo paese esista un’amministrazione comunale, sembra che abbiano trovato un nuovo modo per occupare i cittadini, coinvolgendoli su tutto in modo da dare una parvenza di democrazia partecipata. Quando però vai a toccare i punti caldi fanno fronti comuni puntandoti il dito accusatore: “Eccolo è lui l’estremista che non ci fa lavorare, con tutti i problemi che abbiamo da risolvere ce la mena per i rifiuti radioattivi stoccati in massima sicurezza, lo dice l’Arpa, una ventina di volte nei documenti visionati, lo stesso ente che dice che non sono le aziende a inquinare ma i contadini e i cittadini con le loro stufe”.


Sempre la stessa storia, a Robbins chiude l’inceneritore gemello di Parona dopo pochi anni di costruzione, da noi invece va sempre tutto bene, le aziende fanno i controlli e questi non sforano mai una volta, però non si sa come, le diossine sono più alte che altrove e se chiedi lumi all’Arpa, dicono che non sono le industrie.

Tornando alla radioattività, mai una volta che qualcuno dica pubblicamente quello che sostiene il Sindaco di Ambivere, che dentro quel capannone c’è del radio 226 che dimezza la sua pericolosità dopo 1600 anni, nessuno che dica che le misure sui cassoni sono state fatte dall’azienda e nessuno attesta che non sono pericolose.


Perché questo non lo dicono ?


Sembra che questa vicenda pesi come un macigno su questa amministrazione.

E’ proprio questo il nocciolo della questione, le amministrazioni di questo comune non hanno fatto niente per evitare un danno del genere, hanno lasciato fare chiudendo entrambi gli occhi, non verbalizzando niente, non ricorrendo legalmente sulla spinosa vicenda. E non mi vengano a dire che non sapevano, perché chi governa oggi, era la minoranza nel 2011 e se non si sono accorti, erano degli incapaci, sia i giovani sia i vecchi.


Invece i rifiuti radioattivi sono un problema da approfondire e da risolvere subito, cosa decide di fare l’amministrazione con la Consulta, crea un gruppo ristretto di persone incluso il Sindaco e lo mette al lavoro, poi solo il Presidente porta il problema in Consulta senza che questa sia stata informata su nulla, lui stesso espone il problema all’amministrazione secondo il suo personale punto di vista. Eppure di materiale ne è stato prodotto non poco. Poi decido di intervenire come membro della stessa per:

suggerire all’amministrazione di sensibilizzare l’opinione pubblica come ha fatto il sindaco di Ambivere al fine di allontanare nel più breve tempo possibile le scorie e le schiume contaminate da Parona, non limitandosi a dire che non c’è pericolo per la popolazione, ma dicendo che in quel capannone è stoccato del materiale pericoloso che nessuno vuole e che arreca pregiudizio, danno economico e ambientale a Parona e alle generazioni future”,

ma il Presidente ORLANDI ritiene che questo sia un intervento politico, lo ritiene inopportuno, cerca di censurarlo, ma quando vede che lo consegno alla stampa e gli dico che a Parona vige ancora la dittatura, cambia idea e lo legge con estrema sofferenza.


Perché questo comportamento, come può una consulta esprimere solo il pensiero del Presidente su un tema come questo, perché non è stata informata da nessuno, se non c’è stato nessun confronto, mi sembra del tutto normale che non può esserci nemmeno un’intesa. Quando dico che la consulta deve sempre essere informata sul lavoro dei gruppi, sia il Presidente ORLANDI sia il SINDACO fanno finta di non capire, come mai ?


Forse sperano che tutti i membri della Consulta si comportino come delle marionette che parlano o dicono quello che gradisce il Sindaco per conto del Presidente, anche a Vigevano speravano che andasse così, ne avevo fatto parte, ma era un paese diverso e i membri si comportavano quasi tutti come Soffritti, per cui hanno deciso di non convocarla più. Se succedesse la stessa cosa a Parona, sarebbe un segno di maturità, vorrebbe dire che ogni persona è libera di pensare indipendentemente chi sia il Sindaco a Parona. Se invece si capiscono gli errori e si pone rimedio, si può scoprire anche cos’è una consulta e cosa è la democrazia.

Non tutto è negativo, nei gruppi si è lavorato con più intesa, ci sono stati anche dei momenti positivi di apprendimento, se penso alle circostanze, la coincidenza vuole che sia capitato proprio quando mancava il Presidente, forse perché è troppo allineato o schierato con il pensiero politico dell’amministrazione per cui spegne ogni iniziativa interessante.


Forse il Sindaco e il presidente ORLANDI non sanno cosa vuol dire fare politica, magari pensano che sia quella vista a Parona o fatta dalla partitocrazia, ebbene si sbagliano, è proprio la politica che manca in Italia e a Parona manca soprattutto quella ambientale. Tutto il resto di quello che ho fatto mettere a verbale non è stato digerito l’ho capito dalle facce scure che avevano, molto diverse da quelle che fanno a Colli quando fa le sue interpellanze, forse perché non sono tanto diversi e la pensano nello stesso modo, anche se cercano di non darlo a vedere.


Per finire consideriamo questa ipotesi, è un pensiero che può balenare nella mente di chi sceglie Parona come sede definitiva per stoccare i rifiuti radioattivi, alla fine succederà in diverse parti d’Italia, perché lo chiede l’Europa:


“Mandiamo tutti i rifiuti contaminati da radioattività a Parona, perché loro non hanno un minimo di coscienza ambientale, in tutti questi anni hanno dimostrato di gradire ogni eccesso industriale, di non ostacolare i danni alla loro salute in cambio di posti di lavoro che non vanno neanche a loro, basta una sede, un’auto come donazione, contributi, un posto da direttore per tenerli buoni e ridurli al silenzio. Li comandano le aziende, probabilmente stabiliscono anche chi vincerà le elezioni per cui perché mai dovremmo complicarci la vita con soluzioni più complesse che possono creare contrasti o ribellioni altrove, per cui decreto che Parona Lomellina è un luogo ideale come sede definitiva per i rifiuti radioattivi.”


Questa può essere considerata un’ipotesi se parliamo del caso della radioattività paronese, ma in passato è stato l’esatto pensiero di un politico che ha risposto ai nostri dubbi di consiglieri comunali. Quando chiedevamo spiegazioni sui tanti insediamenti, quello era il reale pensiero che avevano su questo paese chi ci vedeva dall’esterno, pertanto non punto il dito verso le istituzioni o gli enti preposti che fanno il loro lavoro, ma verso chi continua imperterrito a fare solo ed esclusivamente gli interessi delle aziende. Un sindaco ha poteri immensi, basta metterli in atto magari con l'aiuto di un legale, se non lo fa o non è il suo lavoro o non fa gli interessi della collettività.

Anche le scorie che stavano stoccate all’aperto della Vedani non sapevano dove mandarle e ogni volta che pioveva, esalavano ammoniaca ai limiti della respirabilità, come consiglieri abbiamo trovato i numeri per imporre un’ordinanza, il sindaco è stato costretto a farla, nel giro di quindici giorni le montagne di scarti di lavorazione sono stati smaltiti e il capannone l’hanno dotato di coperture.

Quello che non si vede è proprio questa volontà di contrastare le aziende, tante parole ma nessun atto concreto per cui presto qui arriveranno altri rifiuti per incidenti simili o peggio, perché a detta di tutti nessuno contesta, ma ancora peggio nessuno contrasta.

Soffritti Renato
(membro della Consulta Ambiente di Parona Lomellina)

  

 Cronaca Vera 12 Gennaio 2016

 

 

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contatti@nuovastagione.eu (Renato Soffritti) Ultime Tue, 26 Apr 2016 20:46:41 +0000
Articoli del 2011 http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=225:articoli-del-2011&catid=66&Itemid=279 http://www.nuovastagione.eu/old/index.php?option=com_content&view=article&id=225:articoli-del-2011&catid=66&Itemid=279

Per gli ultimi articoli del 2011

la Provincia Pavese del 28 dicembre 2011 dal titolo Sosta vietata vicino alla centralina

e la lettera al direttore da parte di Plinio Chiesa come risposta al Sindaco di Parona leggi i Comunicati Stampa, altri articoli vengono riportati direttamente nelle relazioni dei consigli comunali sempre alla sezione Legislatura.


la Provincia Pavese - 31 dicembre 2011

Parona a rischio diossina Uova, stop alla vendita

PARONA Il Comune ha vietato di consumare in proprio e di cedere carni e uova derivanti da allevamenti avicoli rurali a conduzione familiare, situati nel territorio comunale. Questo «per scongiurare il pericolo di assumere alimenti con concentrazioni di diossine e policlorobifenili superiori a quanto previsto dalla normativa». La misura restrittiva è stata adottata in attesa che il laboratorio di analisi bolognese incaricato dal Comune concluda gli esami sul pollame e sulle uova. «Dalle prime risultanze sulla composizione fisico-chimica dei campioni analizzati è emersa la presenza di elementi di dubbia provenienza – spiega il sindaco Silvano Colli – Per ora non voglio dire di più: ci incontreremo con i tecnici del laboratorio la prossima settimana, ma ribadisco che il Comune sta affrontando l’emergenza sanitaria anche in via parallela rispetto all’Asl». Nel maggio scorso il sindaco aveva emesso una prima ordinanza, simile a quella di questi giorni, mentre il 10 ottobre la giunta aveva dettato gli indirizzi per ulteriori verifiche di uova provenienti da allevamenti avicoli rurali a conduzione familiare, avvalendosi di un istituto specializzato nelle verifiche qualitative e quantitative alla ricerca di eventuali diossine e policlorobifenili. Già dai primi esiti delle indagini era emerso che nei campioni di uova analizzati erano risultate concentrazioni di diossine e policlorobifenili superiori al limite imposto dalla normativa. «Ora si rende necessario eliminare la situazione di rischio igienico-sanitario per la comunità e, in particolare, per gli eventuali consumatori di uova deposte da galline di allevamenti avicoli locali – scrive Colli nell’ordinanza – L’Asl ha rilevato come il consumo di alimenti con concentrazioni di diossine oltre i limiti di legge possa comportare gravi danni per la salute dei cittadini, a fronte della facilità di trasmissione determinata dalla contaminazione degli alimenti». Il Comitato per l’ambiente e la salute dei cittadini di Parona commenta : «Avevamo proposto noi al Comune di accertare se il caso di inquinamento da diossine rilevato dall’Asl fosse un episodio isolato. Siamo convinti che questa vicenda provi una volta di più come a Parona serva una precisa strategia per il controllo dell’inquinamento, uno strumento che permetta di misurare in modo sistematico e costante lo stato di salute del nostro territorio e di reagire in tempo reale alle situazioni di pericolo: un piano di monitoraggio ambientale, come da noi proposto e di cui sosteniamo l’assoluta necessità». Umberto De Agostino

 


la Provincia Pavese - 27 dicembre 2011

Il Comune affitta una sede ad Asm Energia

PARONA Asm Energia cerca clienti a Parona e, in seguito alle lamentele dei cittadini nei riguardi di Enel Gas, trova il sostegno del Comune. «Siamo giunti a questa conclusione dopo aver ascoltato le lagnanze di molti utenti: il Comune ha tracciato il percorso e ora i cittadini potranno seguirlo – spiega il sindaco Silvano Colli – Purtroppo, negli ultimi tempi il gestore del servizio Enel Gas aveva emesso bollette relative a consumi di molti mesi e i cittadini si erano lamentati a più riprese». La società di Vigevano ha preso in affitto un locale comunale di piazza Nuova fino al giugno 2012, da cui il personale esporrà agli abitanti le offerte relative alle forniture di gas naturale. Il canone mensile dovuto al Comune è pari a 83 euro più Iva 21%, per un totale semestrale di 602,58 euro. Decine i paronesi sul piede di guerra negli ultimi anni. Luigi Rosato aveva ricevuto una bolletta del gas metano da 450 euro relativa al periodo ottobre 2009-gennaio 2010: «Avevo cercato di protestare, ma gli operatori della società erano praticamente irraggiungibili e quando riuscivo a prendere la linea non ricevevo risposte soddisfacenti». (u.d.a.)

 


la Provincia Pavese - 24 dicembre 2011

Due le iniziative cancellate per aiutare chi ha bisogno

PARONA Due iniziative natalizie sono state annullate per aiutare una famiglia in stato di necessità. La giunta ha destinato 1.000 euro a una diciannovenne e al suo nucleo familiare, comprendente due minori di cui uno in serie condizioni di salute. Il contributo economico straordinario avrebbe coperto le spese di due appuntamenti, il concorso “I presepi” ed “Eco Natale”, organizzati lo scorso anno. «Malgrado la grande partecipazione alle iniziative dell’anno scorso, quest’anno abbiamo scelto di investire la stessa somma per andare incontro alle esigenze di un nucleo familiare che sta vivendo una difficile situazione economica – spiega il sindaco Silvano Colli – Si tratta di un gesto di solidarietà che spero possa essere compreso dalla popolazione paronese». Il contributo straordinario sarà in parte finanziato con la somma di 449,85 euro proveniente dagli introiti del 5 per mille del gettito Irpef dell’anno d’imposta 2008. Le iniziative a sfondo natalizio, comunque, non mancheranno nel paese delle offelle. Un presepe sarà allestito nell’ex chiesa di San Siro, in occasione delle festività natalizie, grazie alla collaborazione e all’impegno di alcuni volontari. (u.d.a.)

 

Commento Nuova Stagione

Caro Sindaco, non è corretto rendere pubbliche dichiarazioni che parlano di rinunce per favorire chi ha la sfortuna di attraversare un momento poco felice. Se avevi intenzione di farti pubblicità, dichiaravi solo lo stanziamento senza creargli ulteriori sensi di colpa. Si vede proprio che non sai cosa vuole dire essere in difficoltà economica, questo non è un favore per guadagnarti un voto (immeritato per tutto quello che hai combinato all’economia del paese), ma un loro diritto.


 

la Provincia Pavese -14 dicembre 2011

Parona peggio di Milano Il Pm10 aumenta ancora

Proprio in questi giorni una lettrice vigevanese ha scritto questa lettera che pubblichiamo integralmente, riferita alla preoccupazione per la qualità dell’aria che si respira in questo periodo. «In questi giorni esalazioni, odori acri e pungenti, puzze provenienti da Parona stanno invadendo di giorno e di notte il corso Genova a Vigevano e le vie limitrofe procurando difficoltà di respirazione,intensi bruciori al naso, alla gola e ai bronchi, tosse e sapori amari in bocca. Personalmente sono costretta a trasferirmi in altre zone per poter almeno riposare. Il Comune di Vigevano, che è stato da me interpellato affinchè facesse intervenire " ARPA " , con urgenza, a fare una verifica per tutelare la salute pubblica, mi ha risposto di fare un esposto al Sindaco. Aiutateci !». Marica Cattaneo di Denis Artioli

PARONA «Il problema dell’inquinamento a Parona? Ne parlano tutti in paese, ogni giorno, tutti sono preoccupati, ma tanto non serve a niente, non vengono presi provvedimenti». Allarga le braccia la 25enne che, ieri mattina, vicino alla piazza, a Parona, ha accettato di parlare di come i residenti vivono la situazione dell’aria che si respira a Parona, stracarica di polveri sottili. Sembra un paradosso, ma chi dovesse arrivare da Milano lascerebbe una metropoli meno inquinata in alcune zone, come Città Studi. Senza che il sindaco di Parona, Silvano Colli (per legge responsabile della salute dei suoi concittadini) abbia ancora preso provvedimenti per contenere l’emissione di polveri sottili nell’aria. Anzi, Colli, tirandosi addosso anche le critiche di Comuni confinanti, come Vigevano, nega che si tratti di un problema specifico di Parona, tutto quel Pm10 ad alte concentrazioni: «Il Pm10 non è statico, gira nell’aria. Gli altri non hanno il problema semplicemente perché non hanno le centraline di rilevamento, quindi non lo sanno» è la giustificazione di Colli. Ma come si spiega che negli ultimi tredici giorni non ce ne sia stato uno solo, a Parona, con le polveri sottili entro il limite di 50 microgrammi al metro cubo, secondo i dati rilevati dalla centralina dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale)? Tra l’altro, dal 9 dicembre, tutti i giorni il Pm 10 a Parona ha superato i 100microgrammi al metro cubo, il doppio della soglia limite. «In paese sono preoccupati un po’ tutti, dalle mamme di bambini piccoli – spiega la giovane residente – agli anziani. Soprattutto hanno paura le persone che abitano più vicino alla zona industriale, perché spesso, la sera, sentono un odore strano nell’aria, come di metallo, di acciaio, e non sanno se può avere qualche effetto negativo sulla salute». Una commerciante, che lavora in un punto vendita alla periferia di Parona, dice: «Io non abito qui, ma tutte le mattine, quando vengo in negozio, tengo i finestrini alzati e accendo il ricircolo interno dell’aria nell’auto. Non si sa mai». Il Comitato dei cittadini di Parona per la salute e l’ambiente protesta apertamente contro la situazione dell’inquinamento in paese. «A Parona, nel mese di novembre la concentrazione media giornaliera di Pm10 è rimasta sotto la soglia di legge di 50 µg/m³ per soli quattro giorni, ha raggiunto il limite in due occasioni e l’ha superato per ben ventiquattro volte, con livelli così elevati da determinare una media mensile di ben 81 µg/m³ – denuncia il Comitato –. In sintesi, solo sei giorni su trenta la qualità dell’aria si è attestata su livelli accettabili per la nostra salute, mentre nel resto del mese abbiamo respirato un’aria che possiamo classificare come scadente o pessima. Analizzando i risultati nello stesso periodo delle altre stazioni di monitoraggio della nostra Provincia, possiamo rilevare che a fronte di una sostanziale analogia nell’andamento delle concentrazioni nessuna stazione ha registrato un aumento dei valori del Pm10 e del numero di superamenti giornalieri paragonabile a quello di Parona». Da anni si discute di questo problema – sottolinea il Comitato – senza mai ottenere risposte adeguate». Il Comitato ha già proposto al Comune di attuare «un Piano di monitoraggio ambientale che veda coinvolti l’amministrazione e almeno le cinque realtà industriali presenti nel territorio paronese, valutate, secondo la normativa europea, ad alto rischio ambientale; ripristinare l’operatività della Commissione consultiva comunale come previsto dalla Convenzione stipulata tra il Comune e Lomellina Energia per l’apertura dell’inceneritore».

 


la Provincia Pavese -14 dicembre 2011

Di sera si sente un odore acre che dà bruciore a naso e gola

VIGEVANO Da giorni quell'odore acre e fastidioso, che fa bruciare anche il naso, non se ne va. Scompare quasi di giorno, torna di sera e di notte, si fa persistente e non si riesce a capire di che cosa si tratti. E sono otto giorni che i residenti della zona di corso Genova, via Pompei, via Sacchetti, parte di corso Torino e vie limitrofe. C'è chi lo sente di più, ed è anche infastidito, e chi lo sente di meno, e non se la sente di fare ipotesi sulla sua provenienza. «Sono otto giorni _ dice una residente _ che lo sentiamo, in special modo di sera e di notte. E' un odore di bruciato, come se fosse fuliggine, acre, che brucia il naso, e poi la gola, e le vie aeree. E' molto fastidioso. Noi pensiamo che venga da Parona, perché è lo stesso odore che sentiamo quando ci capita di andarci per andare al cinema o di passarci. Siamo preoccupati». Di giorno, però, tra inquinamento e traffico, si sente meno e sono molto pochi i negozianti di quella porzione di città che lamentano o che sentono altre persone lamentarsi dell'odore. Per i residenti, però, è diverso. A seconda di come cambia il vento, c'è chi lo sente di più, e chi lo sente di meno. «A casa mia si sente l'odore – dice un altro residente – ogni tanto la sera, a seconda di come cambia il vento. E' puzza di bruciato, ma come si fa a dire esattamente da dove venga o cosa sia?». C'è chi, a seconda di come si cambia il vento, avverte l’odore sgradevole. «Sono due o tre giorni che l'odore è davvero fastidioso – dice un'altra residente, che abita nella seconda parte di corso Torino – per fortuna che di giorno è più attenuato, perché di sera prende alla gola e non si riesce a coprirlo con nessun prodotto». Ilaria Cavalletto

 


la Provincia Pavese - 11 dicembre 2011

Parona, polveri sottili alle stelle Il sindaco: «Non dipende da noi»

di Denis Artioli PARONA Inquinamento alle stelle, a Parona, ma nessun provvedimento. Dieci giorni consecutivi di sforamento del Pm10 (le polveri sottili) dai limiti di legge, ma la situazione si trascina così, ormai da tempo, senza che il Comune prenda decisioni per contenere le emissioni nell’aria. Il sindaco, Silvano Colli, è convinto che il problema inquinamento, non sia solo di Parona «ma è un fenomeno territoriale: solo che noi abbiamo la centralina dell’Arpa e teniamo sotto controllo la situazione, mentre altri Comuni non lo fanno». Ci sono Comuni confinanti, come Vigevano, che controllano il Pm10 e, ultimamente i livelli di concentrazione delle polveri sottili nell’aria sono altalenanti: la centralina di viale Petrarca ha registrato cinque giorni di sforamento, tra l’1 e il 5 dicembre, con una punta massima di 75 microgrammi al metro cubo sabato 3 dicembre (il limite da non superare è di 50 microgrammi). Ma a Parona, i giorni consecutivi sono molti di più e con livelli molto elevati di concentrazione del Pm10. Lunedì 5 dicembre, la centralina Arpa del Comune guidato da Colli ha registrato una concentrazione di Pm10 di 149 microgrammi al metro cubo, il triplo rispetto alla soglia limite. «Abbiamo avuto un incontro con l'Arpa, 10 giorni fa e siamo stati anche in Provincia – afferma Colli –. Ci sarà una riunione a breve. Ma è un fenomeno territoriale, da dove arrivi tutto quel Pm10 non si sa. Il termovalorizzatore è monitorato al camino, e se ci fosse un livello eccessivo di Pm10 da lì lo sapremmo subito. Non è stata individuata una fonte locale». Quindi, nessun provvedimento? «Noi non decidiamo nulla per ora – dice il sindaco – Sarà convocato un tavolo da cui avremo suggerimenti, ma il Pm10 non è statico, si muove nell’aria, non si trova solo nel perimetro di Parona». Ma avete punte di inquinamento alte, da anni ormai. «L'Arpa sta analizzando – dice Colli – Quando ci dirà da cosa proviene, si prenderanno provvedimenti». A Vigevano, però, l’assessore all’ambiente Mauro Facchini è preoccupato per quel che succede a Parona. «A Parona c’è un’alta concentrazione di industrie e un termovalorizzatore, è evidente che il Pm10 lì è più alto – afferma Facchini, veterinario dell’Asl e attento alle questioni ambientali –. I riscaldamenti accesi e il traffico aumentano le concentrazioni di Pm10. Questa situazione, però, non può andare avanti così, perché si rischiano conseguenze sulla salute di tutti». C’entra l’inceneritore? «Il termo non va sempre a regime – dice Facchini – ed è noto a tutti che quando un impianto così non va a regime è più alto il rischio che emetta diossina. Non è un problema solo di Parona, ma dei Comuni che hanno un termo: a Parona, tra l’altro, l’energia termica sviluppata dalla combustione dei rifiuti non è molto sfruttata. Non è un caso che la Regione stia cercando di razionalizzare i 13 impianti lombardi, lasciandone meno, ma che funzionino a pieno regime».


la Provincia Pavese - 08 dicembre 2011
Cilavegna, centrale a biogas L’ok del consiglio comunale
CILAVEGNA Via libera alla centrale a biogas per la produzione di energia elettrica e di vapore. Il consiglio comunale ha approvato, dopo cinque conferenze di servizi, il progetto della società agricola Rgp Lombardia2, formata da un’azienda di Genova e da un agricoltore locale, che prenderà forma nelle campagne verso Parona. L’impianto della potenza di un megawatt sarà alimentato a mais: avrà una cerniera con piante ad alto fusto per la mitigazione ambientale. «Ma l’inquinamento sarà pari a zero – ha commentato l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Savini – Non credo nemmeno che si sottragga mais all’alimentazione umana, visto che in Lombardia la percentuale di questo cereale utilizzata in impianti simili è pari all’1,5%: siamo in presenza di una fonte rinnovabile». Alberto Pisani, ex assessore e oggi sui banchi della minoranza con Progetto per Cilavegna, ha spiegato le sue critiche: «La centrale non ci convince. Siamo perplessi perché riteniamo che sarebbe corretto usare il mais, che sarebbe impiegato nella centrale come carburante, per quello che è, cioè un alimento. La giunta sostiene che non poteva fare diversamente ed era costretta a dare il via libera, ma noi crediamo che si potesse dire di no. Ci sarà un ritorno economico per il Comune, ma la Lomellina è già satura di centrali di questo tipo e anche la nostra sarebbe realizzata solo per una motivazione economica». Il Comune introiterà la somma complessiva di 100mila euro. Inoltre, il consiglio ha votato la cessione a titolo gratuito di una strada interna al piano di lottizzazione di via Quasimodo. Umberto De Agostino

la Provincia Pavese - 07 dicembre 2011
Parona, ecco i due rallentatori Via Case sparse è più sicura
PARONA Velocità elevata all’ingresso da Cilavegna: il Comune disciplina la circolazione stradale posizionando due rallentatori e riducendo la velocità massima dei veicoli in transito a 40 chilometri l’ora. La novità riguarda la zona del campo sportivo comunale, in via Case sparse per Cilavegna. «In questo tratto di strada rettilineo i veicoli transitano spesso a forte velocità, con elevato rischio per gli utenti della struttura e, in particolare, per i minori che si recano a svolgere attività sportive», spiega il comandante della polizia locale, Maurizio De Padova. Dunque, dopo una specifica istruttoria, il Comune ha provveduto al rialzamento della piattaforma stradale e al posizionamento di un’idonea segnaletica verticale per garantire più sicurezza alla circolazione stradale e all’attraversamento dei pedoni. «I due dossi artificiali rialzati hanno la duplice funzione di rendere più sicuro l’attraversamento pedonale e, allo stesso tempo, di ridurre la velocità dei veicoli», aggiunge Maurizio De Padova. (u.d.a.)

la Provincia Pavese - 03 dicembre 2011
Comune e oratorio La convenzione viene prorogata
PARONA Prorogata la convenzione annuale fra il Comune e l’oratorio San Pietro Apostolo. La giunta ha riconosciuto la funzione educativo-sociale svolta dall’oratorio parrocchiale nei giorni festivi e feriali. La somma di 10mila euro servirà per sostenere le varie attività, oltre a coprire le spese sostenute per la realizzazione del campo estivo Grest. «Il nostro oratorio è un ottimo centro di aggregazione giovanile», commenta il sindaco Silvano Colli. (u.d.a.)

la Provincia Pavese - 01 dicembre 2011
Parona, alla scuola materna eletto il comitato di gestione
PARONA Eletto il comitato di gestione della scuola materna comunale, suddivisa nelle sezioni Bim bum bam e Arcobaleno. I rappresentanti dei genitori sono Elena Sideri per la Bim bum bam e Monica Bovolenta per la Arcobaleno, mentre i rappresentanti del personale docente sono Michela Federica Vendramin per la Bim bum bam e Carla Masutti per la Arcobaleno. Il gestore del servizio, la cooperativa Sant’Ambrogio di Vigevano, è rappresentato da Enrico Ferrari Ginevra e il Comune da Monica Galli, assessore a Istruzione Pubblica, Infanzia e Cultura, e da Samantha Pertile, responsabile del servizio comunale Scuola dell’infanzia. Le funzioni del comitato di gestione, organo di partecipazione della scuola materna comunale, sono promuovere ogni utile iniziativa per il buon funzionamento del servizio, proporre iniziative di coinvolgimento dei genitori alla vita della scuola, di informazione e sensibilizzazione delle famiglie sui problemi educativi, e formulare proposte per l’acquisto di materiale educativo didattico. (u.d.a.)
 

la Provincia Pavese - 30 novembre 2011
Consiglio comunale su bilancio 2011 e interrogazioni
PARONA Si terrà questa sera alle 21 il consiglio comunale dedicato all’assestamento generale del bilancio 2011. Nell’aula consiliare di piazza Signorelli, inoltre, si discuteranno due interrogazioni firmate dai consiglieri di minoranza Luca Trovati, Chiara Brunazzi, Claudio Ambrosetti e Donatella Marzetto. All’ordine del giorno per la seduta consiliare anche le comunicazioni del sindaco Silvano Colli e la ratifica di due delibere di giunta.

la Provincia Pavese - 30 novembre 2011
Senza Titolo (discarica di Amianto sul territorio di Gambolò)
di Filiberto Mayda GAMBOLO’ Non bastava il progetto di una discarica tra Sannazzaro e Ferrera, non era sufficiente la rabbia degli abitanti di Lomello per l’impianto di trattamento fanghi e di Galliavola per il progetto di un centro di deposito delle ceneri del termovalorizzatore di Parona. Ora spunta anche l’ipotesi di una discarica di amianto sul territorio di Gambolò. La notizia sarebbe emersa, senza particolari dettagli, durante l’ultima seduta di consiglio comunale, scatenando immediatamente la reazione delle forze di opposizione, in particolare del Pd: «Esprimiamo parere negativo a questa iniziativa per due ordini di ragioni che non sono solo di ordine ideologico ma anche tecnico – spiega la portavoce Pd, Patrizia Romano-. In primo luogo, in assenza di una adeguata e legittima programmazione regionale e provinciale in merito allo smaltimento dei rifiuti ed in specie dell’amianto, il Pd, a livello provinciale, sta già esprimendo valutazioni negative nei confronti di iniziative che vanno al di fuori di ogni minima programmazione, così come sta accadendo a Ferrera». Prudentissimo, il sindaco Elena Nai: «Non ho ancora avuto modo di guardare il progetto, di conseguenza non sono ancora in grado di esprimere un parere a riguardo. La settimana prossima verrà illustrata la richiesta e solo allora potremo valutarla». Così ci sarà un argomento in più, domani sera, per la protesta che, dalle ore 21 in avanti, vedrà riuniti i vari comitati (Lomello, Mezzana Bigli, Ferrera, Sannazzaro e, magari, già qualcuno di Gambolò) davanti alla sede del Clir di Mortara. Motivo della contestazione l’accordo, che proprio domani sera il cda del Clir dovrebbe ratificare, con la società Acta srl, ossia quella che ha presentato il progetto di discarica di amianto sul territorio di Ferrera, al confine con quello di Sannazzaro. Un accordo che vedrebbe la società a capitale pubblico, appunto il Clir, entrare in società con il privato, la Acta srl, per gestire tale discarica. «Il business plan presentato da Acta prevede circa 15 milioni di euro per investimenti e costi di gestione contro ricavi per 65 milioni con un utile di 50 milioni di euro - commentano dal Comitato per Lomello, citando i dati resi pubblici dal nostro giornale -. Non c'è che dire, un bel risultato. Ma allora perché cedere una quota significativa di questo business milionario al Clir? Forse perché senza il consenso dei sindaci il progetto non passerebbe? (ma no, i sindaci dicono che non si può impedirlo) E allora quale sarà il valore a cui si cedono le quote?». (ha collaborato Elisabetta Magnani)

la Provincia Pavese - 24 novembre 2011
Ampliamento di Esselunga Polemica con il Carroccio
di Simona Bombonato VIGEVANO «La Lega si fa forte della difesa del piccolo commercio ma solo nei programmi elettorali, perchè nei fatti smentisce se stessa a ogni decisione importante». Dal mercato part time il sabato all’ok all’ampliamento dell’Esselunga: tutti esempi, dicono da Confesercenti, che raccontano «la scarsa coerenza delle amministrazioni comunali guidate dal Carroccio». Parole indirizzate alla giunta Sala che seguono di poche ore non solo la limitazione di orario per gli ambulanti di piazza Calzolaio d’Italia, ma anche la seconda conferenza di servizi in Regione che di fatto segna il via libera all’ampliamento del supermercato Esselunga di viale Commercio, che con 1000 metri quadri in più ricavati dal magazzino (oltre a una galleria di 5 negozi interni) raggiunge 5000 metri quadri, ovvero il limite massimo consentito a Vigevano per le superfici a vendita. La Regione Lombardia ha accolto la richiesta con l’ok di Comune e Provincia e il solo no di Confesercenti. «Non si comprende come mai nelle valutazioni presentate da Esselunga venga tralasciata la presenza di una grande struttura a Parona – la posizione del presidente di Confesercenti, Romeo Iurilli – Così si utilizza un’ipotesi di bacino gravitazionale non oggettivo, che non permette di tenere conto esattamente degli equilibri tra punti vendita della Gdo, della media distribuzione e dei negozi di vicinato. Già senza la Bennet abbiamo una situazione sfavorevole per i negozi di vicinato». Numeri alla mano, a Vigevano il piccolo commercio occupa nel complesso 69.935 metri quadri contro i 77.101 di supermercati e centri commerciali. «Se a questi aggiungiamo i 21.785 metri quadri di Parona la rete distributiva va fuori controllo». Un no che non ha comunque influito sul via libera. Accuse strumentali, la posizione del Comune, convinto viceversa del fatto che si non cambi l’equilibrio di settore. Stesso parere da Ascom con il presidente Bruno Stopino: «Se l’ampliamento non riguarda gli alimentari e sta nei limiti di legge nulla da ridire».

la Provincia Pavese - 22 novembre 2011
Senza Titolo (Vendita pioppi Comune di parona)
PARONA Il Comune vende 4.575 quintali di pioppi, con valore di stima di 5,50 euro al quintale, che si trovano su terreni lungo la circonvallazione nord. L’intervento consiste nell’abbattimento e nell’asportazione di tutto il materiale legnoso in piedi. «L’abbattimento dovrà essere eseguito in modo direzionato così da evitare danni alle piante rimaste in piedi: il ceppo dovrà essere alla base del fusto – spiegano dal Comune – Solo il legname reciso dalla base fino a un diametro di 11 centimetri dovrà essere pesato al peso pubblico di via della Miseria. La normale viabilità non dovrà essere impedita da legname accatastato né da mezzi depositati anche temporaneamente». (u.d.a.)
 

la Provincia Pavese - 20 novembre 2011
Senza Titolo (Assegnate due licenze per autonoleggio a Parona)
PARONA Assegnate due licenze per autonoleggio Assegnate le due licenze per l’esercizio di autonoleggio con conducente. La commissione del Comune ha assegnato 17/30 a Giuseppe Summa e 15/30 ad Alessandro Bellan, primi due aspiranti autonoleggiatori della graduatoria definitiva. Il comandante della polizia locale, Maurizio De Padova, darà l’ok definitivo.

la Provincia Pavese - 18 novembre 2011
Parona, oggi incontro sulla centrale
PARONA La centrale a biogas fra Cilavegna e Parona è al centro delle riflessioni del Comitato per la salute e l’ambiente. Questa sera, alle 21.30, i volontari cercheranno di farsi un’idea più chiara con l’aiuto di alcuni ospiti esterni durante l’incontro pubblico settimanale alla biblioteca di piazza Nuova. «Intendiamo approfondire la questione: in un territorio già penalizzato da notevoli criticità, dobbiamo valutare con estrema attenzione ogni nuovo insediamento industriale per non correre il rischio di aggravare ulteriormente una situazione già penalizzante», commentano dal Comitato. L’impianto ricadrà nel Comune di Cilavegna, ma di fatto ai confini con quello di Parona. «Vogliamo capire quale sarà l’impatto in termini ambientali, fra cui le emissioni, viabilistici, con aumento del traffico pesante, e paesaggistici – aggiungono – Chi fosse interessato a contribuire alla discussione, è il benvenuto». Il Comitato per la salute e l’ambiente di Parona è attivo su temi che da tempo richiamano l’attenzione nella zona di Parona, che ospita un incenneritore di rifiuti e industrie potenzialmente a rischio-inquinamento. Una delle ultime proposte in materia ambientale è infatti anche quella di studiare e controllare periodicamente l’inquinamento atmosferico complessivo proveniente dagli insediamenti industriali presenti sul territorio comunale di Parona. (u.d.a.)
 

la Provincia Pavese - 16 novembre 2011
Parona proposto il controllo sull’inquinamento industriale
PARONA Un monitoraggio dell’inquinamento è stato proposto al Comune dal Comitato dei cittadini di Parona per la salute e l’ambiente. L’idea è stata lanciata dal gruppo guidato da Luigi Firpo in occasione di un incontro con gli amministratori. Il Comitato è partito da una riflessione: il numero di impianti soggetti alla normativa europea. «La loro distribuzione e la loro densità sono elementi che possono costituire un primo indicatore per valutare il grado di rischio ambientale derivante dalla presenza di attività industriali sul territorio», spiegano dal Comitato. Parona detiene il primato provinciale di impianti, cinque, soggetti alla normativa europea: Fonderia Vigevanese, fonderia di metalli ferrosi con capacità di produzione superiore a 20 tonnellate al giorno, Intercoating , industria chimica per la fabbricazione di idrocarburi ossigenati, Lomellina Energia, che gestisce l’impianto per l’incenerimento di rifiuti urbani, Rohm and Haas Italia, impianto chimico per la fabbricazione di gomme sintetiche, e Vedani Carlo Metalli , impianto di fusione e lega di metalli non ferrosi. «Questi nomi non vanno intesi come una mappa dell'inquinamento del nostro territorio, tanto più che le sintesi e i confronti da noi elaborati riguardano il mero aspetto della consistenza quantitativa – spiega il Comitato – Vogliamo capire, invece, chi sono i soggetti autorizzati a controllare la situazione ambientale e con quali tempistiche, e quali sono i piani di emergenza». (u.d.a.)
 

 
la Provincia Pavese - 22 novembre 2011
Risposta IVM
PARONA Le vernici prodotte alla Ivm Chemicals n Con riferimento all’articolo “Parona proposto il controllo sull’inquinamento industriale“ pubblicato il 16 novembre riteniamo necessario precisare che Ivm Chemicals Srl (ex Intercoating nell’articolo) produce principalmente vernici per legno a base acquosa, a basso contenuto di solvente o addirittura esenti, e non “idrocarburi ossigenati”. Tali prodotti, citati dalla persona intervistata, non li abbiamo nemmeno come prodotto derivato o come materia prima. Tale “classificazione” è puramente nominale e legata al fatto che la normativa europea inserisce anche alcuni dei nostri prodotti (resine) nello stesso gruppo merceologico, ma che non ha nulla di tecnicamente e chimicamente in comune. Il nostro è il più moderno ed avanzato stabilimento del settore, con la massima attenzione per l’ambiente proprio per non avere durante i cicli produttivi nessuna emissione, cosa che garantiamo con costanti controlli, nel rispetto della normativa con ampi margini di sicurezza. Fausto Maggioni consigliere delegato Ivm Chemicals
la Provincia Pavese - 09 novembre 2011
Parona, riunioni settimanali con il Comitato ambientale
PARONA Riunioni settimanali per avere un contatto più diretto e continuo con i sostenitori. Il Comitato dei cittadini di Parona per la salute e l’ambiente ha indetto riunioni settimanali informali di discussione e approfondimento che si terranno ogni venerdì, alle 21.30, nella biblioteca di piazza Nuova. «La partecipazione è libera e aperta a chiunque sia interessato ad avere informazioni sulle nostre attività, ad approfondire i temi che stiamo affrontando e quelli che emergeranno, a segnalarci situazioni e problemi», commenta il comitato guidato da Luigi Firpo. Inoltre, è ripresa la pubblicazione delle sintesi e dei grafici del Pm10 sul sito www.saluteambienteparona.it. (u.d.a.)

La Lomellina - Il settimanale della Gente - 09 Novembre 2011
Asm estende il gas naturale a Parona
Asm Energia estende l’offerta dei gas naturale anche ai comuni di Parona ed Albonese. Con il nuovo anno, e quindi da gennaio 2012, infatti, Asm Energia allargherà i suoi orizzonti offrendo la possibilità anche ai cittadini di Parona ed Albonese di passare ad un nuovo fornitore per l’approvvigionamento di gas.
“Sinora - ha detto Enrico Bocca Corsico Piccolini, presidente di Asm Energia –la nostra offerta è stata rivolta esclusivamente a Vigevano e Mortara, ora vorremmo estenderla anche ad Albonese e Parona, dove abbiamo già due citygate, uno per Borgolavezzaro e l’altro per il termovalorizzatore. Noi operiamo nel libero mercato, quindi i cittadini sono liberi di scegliere autonomamente, alla ricerca del miglior offerente”. Nessuno qui parla di prezzi, in questo l’evidenziatore punta su contatto diretto, istituzione di un numero verde che andrà a sostituirsi alla cartolina per la comunicazione del consumo riportato sul contatore, e ancora bolletta bilanciata e tipo di fatturazione a seconda del cliente.
“Vorrei sottolineare – ha proseguito Bocca Corsico Piccolini - che noi vendiamo “gas” non ci occupiamo delle reti, quelle sono un’altra cosa”. Ma com’è il computo clienti degli ultimi anni? “Attualmente – risponde Bocca Corsico Piccolini – abbiamo circa 27mila clienti su Vigevano e 7mila su Mortara. Da maggio 2010 posso dire che all’incirca ne abbiamo persi 1500 tra i due Comuni. Ora vorremmo recuperare”.
La maggior parte delle società che operano nel campo energetico tendono ad accentrare le funzioni, ad attivare call center che chissà da dove rispondono, se rispondono, e di conseguenza sembra abbiano perso ogni “contatto personale”. Asm Energia vuole quindi fare la differenza? “Noi siamo fermamente convinti – ribatte Bocca Corsico Piccolini – che il contatto diretto con il cliente faccia la differenza: disponibilità, affidabilità, grande competenza e gentilezza sono i nostri punti di forza. Vogliamo che Asm Energia diventi il partner di riferimento delle famiglie e delle imprese del territorio”. E sulla territorialità è intervenuto poi Mauro Facchini, assessore all’ambiente ed alle partecipate del Comune di Vigevano “La territorialità – ha detto Facchini – è la peculiarità di Asm nonché una linea politica che da sempre persegue la Lega Nord. Asm Energia, poi, è un ramo d’azienda cheb deve crescere fino ad essere autonoma. Per questo vogliamo ampliare il nostro servizio, intraprendere strade più aggressive per contrastare quindi i concorrenti del libero mercato. Da tempo abbiamo istituito un tavolo tecnico con Mortara e con Parona e con Mortara, in virtù della scadenza del “patto di non concorrenza” che scadrà a breve auspichiamo il prosieguo dello stesso. Noi vorremmo essere una realtà del territorio”. Ecco perché nei prossimi giorni Asm Energia aprirà uno sportello informativo sia a Parona presso gli uffici comunali in Piazza Signorelli 1 che ad Albonese, presso l’ex Pal. Grocco ed Asilo in via Grocco”. Questo l’orario in cui saranno aperti gli sportelli: a Parona venerdì 18 e venerdì 25 dalle 10 alle 12 e 30, oltre a sabato 3 dicembre dalle 9 alle 11, mercoledì 14 dicembre dalle 15 alle 17 e venerdì 16 dicembre dalle 10 alle 12.30. Ad Albonese, invece, si partirà giovedì 17 novembre dalle 9 e 30 alle 12 e 30, per proseguire negli stessi orari anche sabato 26 novembre, giovedì 1 dicembre, e giovedì 15 dicembre. Successivamente gli sportelli rimarranno aperti una volta al mese in orari e giorni che verranno comunicati.

la Provincia Pavese - 08 novembre 2011
Gas, Asm serve Parona e Albonese
VIGEVANO Da gennaio Asm Energia estenderà l’offerta di gas naturale anche ai Comuni di Albonese e Parona, già offerti a Vigevano e Mortara. «Sinora _dichiara Enrico Bocca Corsico Piccolini, presidente di Asm energia _ la nostra offerta di gas naturale è sempre stata rivolta esclusivamente a Vigevano e Mortara. Adesso vogliamo estenderla anche ad Albonese e consolidare la nostra presenza a Parona». Per presentare il servizio ai cittadini, nei prossimi giorni Asm energia aprirà lo sportello informativo sia a Parona, negli uffici comunali di piazza Signorelli, che ad Albonese, a palazzo Grocco (ex asilo). Il personale di Asm energia sarà presente a Parona: venerdì 18 e venerdì 25 novembre, dalle 10 alle 12.30, e sabato 3 dicembre dalle 9 all 11; mercoledì 14 dicembre dalle 15 alle 17, e venerdì 16 dicembre dalle 10 alle 12.30. Ad Albonese, la presenza di incaricati Asm energia sarà garantita giovedì 17 novembre dalle 9.30 alle 12.30, sabato 26, sempre dalle 9.30 alle 12.30; giovedì primo dicembre, dalle 9.30 alle 12.30 ed infine giovedì 15 dicembre, dalle 9.30 alle 12.30. «Successivamente _ fanno sapere ancora da Asm _ i due sportelli rimarranno aperti almeno una volta al mese, in date che verranno comunicate , e in prossimità delle emissioni delle bollette». Asm ricorda infine che «si dichiara contraria all’uso di agenti porta a porta sia al fine di tutelare la sicurezza di ogni cittadino, sia per non invadere la privacy». Durante l’incontro con il personale di Asm, è consigliato avere con sé l’ultima bolletta del gas. (ila.cav.)
 

la Provincia Pavese - 06 novembre 2011
Parona, revocati contributi per la casa
PARONA I requisiti per accedere al finanziamento sono scaduti e tre cittadini si sono visti revocare il contributo studiato per favorire l’acquisto della prima casa nel Comune. La giunta ha deliberato dopo aver presto atto della relazione firmata dal responsabile del Servizio finanziario e sociale, che, invece, ha confermato il contributo a favore di un altro cittadino. «In quest’ultimo caso procederemo a erogare il contributo per il 2011», conferma il sindaco Silvano Colli. (u.d.a.)
 

la Provincia Pavese - 04 novembre 2011

Smog, arriva l’ok al piano d’emergenza

 

VIGEVANO I dati della centralina dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) collocata invia Valletta Fogliano, segnano da quattro giorni lo sforamento del Pm10 oltre la soglia limite di 50 microgrammi al metro cubo, con una punta massima di 62 microgrammi toccata domenica 30 ottobre. Livelli che invece, ancora una volta, toccano valori molto più alti a Parona, Comune vicino all’area vigevanese di via Valletta Fogliano. A Parona, il Pm10 ha raggiunto mercoledì 2 novembre, con le polveri sottile, la quota di 127 microgrammi al metro cubo, quasi il triplo rispetto ai limiti di legge. La seconda centralina dell’Arpa di Vigevano, è rimasta sotto i limiti fino a mercoledì, giorno in cui il Pm 10 ha fatto registrare una concentrazione di 50 microgrammi, la soglia limite. Il Comune ha deciso di varare una serie di misure per contenere l’inquinamento atmosferico, predisponendo anche un Piano di emergenza, in vista dell’arrivo delle condizioni climatiche più favorevoli alle impennate dei livelli di Pm10. Intanto, il Comune si riserva di valutare l’adesione a eventuali domeniche di fermo totale del traffico, in date stabilite dalla Regione. Stop, invece, come disposto dalla Regione a motocicli e ciclomotori a due tempi Euro 0 in tutte le zone del territorio regionale. Da lunedì a domenica e il fermo permanente degli autobus M3 di classe Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 diesel a partire dal 15 ottobre 2011, da lunedì alla domenica. Il Comune ha deciso di attuare anche altre misure. Fino al 15 aprile 2012 è vietato l’utilizzo di apparecchi per il riscaldamento domestico funzionanti a biomassa legnosa nel caso siano presenti altri impianti per il riscaldamento alimentati con combustibili ammessi, e appartenenti alle seguenti categorie: camini aperti, camini chiusi, stufe e qualunque altro tipo di apparecchio domestico alimentato a biomassa legnosa, che non garantiscano il rispetto di una serie di requisiti di legge. Fino al 15 aprile 2012 è vietata la combustione all’aperto, in particolare in ambito agricolo e di cantiere; è stabilito il divieto di climatizzazione di cantine, ripostigli, scale primarie e secondarie che collegano spazi di abitazione con cantine, box, garage; box, garage, depositi. Su tutto il territorio regionale, per il periodo dal 15 ottobre 2011 al 15 aprile 2012, è obbligatorio spegnere i motori degli autobus nella fase di stazionamento ai capolinea a spegnere i motori dei veicoli merci durante le fasi di carico/scarico. La giunta ha anche approvato un piano di emergenza anti-smog che prevede la possibilità di disporre una domenica di blocco totale del traffico sul territorio comunale, dalle 9 alle 19, per tutti gli autoveicoli, i motoveicoli e i ciclomotori non adibiti al servizio pubblico, in presenza di sette giorni di superamento dei livelli d’inquinamento dell’aria. di Denis Artioli

 


 

la Provincia Pavese - 27 ottobre 2011

Rischio-diossina nelle uova Assemblea degli ecologisti

 
 

PARONA Tematiche ambientali per il Comitato dei cittadini per la salute e l’ambiente, che domani sera, alle 21, si riunirà in assemblea straordinaria alla scuola elementare di via papa Giovanni XXIII. L’incontro riservato ai soci e ai sostenitori segue la decisione dell’amministrazione comunale di far analizzare due uova deposte da galline di allevamenti avicoli locali dopo l’allarme diossina scattato circa un anno fa. «Riferiremo di quanto discusso, richiesto e ottenuto dal Comune in merito a diossine, Piano di monitoraggio ambientale, discariche abusive e raccolta differenziata – spiegano i componenti del comitato guidato da Luigi Firpo – Illustreremo anche le proposte per agevolare il coinvolgimento dei soci e della cittadinanza, ed estendere il sostegno alle nostre iniziative. Chiediamo scusa per il breve preavviso con cui abbiamo organizzato la riunione, ma ci auguriamo un’alta partecipazione all’assemblea su temi che interessano tutti i cittadini». (u.d.a.)

 


 

la Provincia Pavese - 26 ottobre 2011

 

Materna statale ò partita la richiesta

 
 

PARONA E’ partita la richiesta per l’istituzione della materna statale. Oggi le due sezioni situate in via Parrocchiale e in via papa Giovanni XXIII sono a carico del Comune, che nell’anno scolastico 2007- 2008 era intervenuto accollandosi il servizio didattico, dopo che la parrocchia San Pietro Apostolo aveva cessato le attività di scuola materna svolte nei propri locali. «Già nel 2007 il Comune aveva inoltrato la domanda per l’istituzione di due sezioni di scuola materna statale, ma i competenti organi scolastici l’avevano respinta – spiega l’assessore Monica Galli – Oggi noi riteniamo che esistano i presupposti per inviare precisa istanza al ministero della Pubblica Istruzione e far inserire le nostre due sezioni nei Piani annuali relativi alle nuove istituzioni di scuola materna statale. Da parte nostra, ci impegniamo anche a promuovere la realizzazione di un nuovo edificio da destinare alla scuola primaria e alla scuola dell’infanzia». La documentazione prevista dalla normativa è stata inviata al ministero della Pubblica Istruzione tramite l’Ufficio scolastico provinciale di Pavia.

 

la Provincia Pavese - 22 ottobre 2011

Parona, nuove analisi per la diossina

 
 

PARONA Il Comune farà analizzare due uova deposte da galline di allevamenti avicoli locali per capire se contengono diossine e policlorobifenili. La decisione è stata presa di concerto con il Comitato dei cittadini per la salute e l’ambiente al termine dell’ultimo consiglio comunale. Gli amministratori vogliono integrare i campioni esaminati quasi un anno fa dalla Regione Lombardia e dal Servizio veterinario dell’Asl di Pavia, dopo che erano stati rinvenuti residui di diossine e di pcb in uova deposte da galline di allevamenti avicoli rurali. «Abbiamo ritenuto di dover incrementare le analisi utilizzando un laboratorio di Bologna, in modo da rassicurare maggiormente la popolazione di Parona», riassume l’assessore al’Ambiente, Mauro Sommi. Nell’aprile scorso il dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asl di Pavia aveva comunicato gli esiti delle prime indagini, secondo cui i campioni di latte erano risultati conformi alla normativa, mentre in due dei tre campioni di uova analizzati erano risultate concentrazioni di diossine superiori al limite consentito. «Gli accertamenti condotti dal dipartimento Asl avevano avevano evidenziato condizioni preoccupanti sotto il profilo igienico-sanitario a danno della sicurezza per la comunità e, in modo particolare, per gli eventuali consumatori di uova deposte da galline di un nostro allevamento avicolo – commenta il sindaco Silvano Colli – Da accordi con il Comitato dei cittadini, il Comune è intenzionata a effettuare, autonomamente e indipendentemente dal lavoro svolto dall’Asl, una verifica qualitativa e quantitativa su dei campioni di uova prelevati dall’allevamento avicolo rurale in cui era stata riscontrata la presenza di diossine, sia per verificare il rispetto delle ordinanze che avevo emanato in primavera sia per avere ulteriori riscontri da sottoporre all’Asl». Umberto De Agostino

 


 

la Provincia Pavese - 09 ottobre 2011

Parona, il contributo affitto si può chiedere in Comune

 

 

 

PARONA Contributi per lo sportello Affitti in municipio. Il servizio permette di richiedere il contributo previsto dalla legge 431/1998 e dalla legge regionale 27/2009 destinato a integrare il pagamento del canone di locazione per le famiglie in condizione economica disagiata. Le domande di contributo potranno essere presentate fino all’11 novembre nelle sedi dei Centri autorizzati di assistenza fiscale abilitati presenti sul territorio. «Ricordiamo che i centri fiscali autorizzati possono richiedere l’importo massimo di 5 euro a titolo di rimborso spese per il servizio di inserimento dei dati e per la presentazione della domanda», dice Samantha Pertile, responsabile del servizio finanziario e sociale del Comune. Possono presentare la domanda i cittadini residenti in Lombardia che sono titolari, per il 2010, di contratti d’affitto validi e registrati, o in corso di registrazione. Il Comune assegnerà i contributi in base all’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), secondo cui il nucleo familiare è composto dal richiedente, dai soggetti considerati a suo carico ai fini Irpef e dai componenti la famiglia anagrafica. (u.d.a.)


la Provincia Pavese - 07 ottobre 2011

Rette e buoni pasto Esentate le famiglie in difficoltà

 

 

 

PARONA Alcuni bambini non pagheranno la retta di frequenza e i buoni pasto. La famiglia di un alunno di 5 anni iscritto alla scuola materna è stata esentata dal pagamento del costo della retta di frequenza e della mensa fino al 31 dicembre. «Questo in attesa del nuovo decreto del Tribunale dei Minorenni di Milano sulla decisione di mantenimento dell’affido al Comune », spiega l’assessore ai Servizi scolastici, Monica Galli. Inoltre, la giunta ha deciso l’esenzione del pagamento della retta di frequenza e dei buoni pasto per due alunni appartenenti a una famiglia indigente. I bambini sono iscritti alla scuola materna. Infine, tre bambini iscritti alla scuola elementare non pagheranno la mensa. (u.d.a.)


la Provincia Pavese - 03 ottobre 2011

Parona, è Miriam la Pasqualina 2011

 

 

 

PARONA La Pasqualina 2011 ha preso il volto della 19enne Miriam Bovo, che ieri è stata la madrina della 43esima edizione della Sagra delle offelle. A fianco del marito Pinotu, al secolo Angelo Signorelli, la giovane ha animato il pomeriggio di festa in onore del biscotto a forma ovale inventato circa 150 anni fa dalle sorelle Pasqualina ed Elena, detta Linìn, Colli. Il programma folcloristico preparato dalla Pro loco di Parona con il Comune ha fatto centro anche per questa edizone di una delle sagre storiche della Lomellina, complice anche il bel tempo e la temperaura eccezionalmente calda, che hanno attirato a Parona centinaia di persone dalla Lomellina e dalle province limitrofe. Ieri il “Pomeriggio da fiaba” si è concretizzato nello spettacolo ininterrotto con Pasqualina e Pinotu - le due maschere tipiche della sagra di Parona - la banda musicale, le majorettes di Santhià, Red Devils Marching Band e carri allegorici di Parona. Durante la sfilata sono state distribuite gratuitamente le prelibate offelle di Parona, i biscotti simbolo del comune lomellino. In piazza Nuova c’è stato uno spettacolo continuo con gli artisti di strada, i complessi bandistici e i gruppi folk. In piazzetta dell'Offella, invece il programma prevedeva abbinamenti e degustazioni di caffè a cura del forno Fratelli Collivasone dal titolo “L’offella regina della tavola” e, al forno “Le Specialità”, esibizioni di Tai-chi, Olimpia Twirling, taglio della torta gigante e degustazione di offelle. E poi intrattenimento musicale alla Casa per l'anziano, le specialità della casa al “Forno Più di Bigi" e, in piazza Nuova, “Offelle per il cielo”, lancio di palloncini multicolori. (u.d.a.)


la Provincia Pavese - 02 ottobre 2011

 

In vicolo Matteotti cambiano i numeri civici

 

 

 

PARONA Nuova numerazione civica in vicolo Matteotti. L’ufficio demografico del Comune è intervenuto in seguito alla ristrutturazione di fabbricati vecchi che ora necessitano di una regolare distribuzione numerica, in particolare lungo il lato destro e quindi per i numeri pari. «Si tenga conto anche che questo anno si procederà al quindicesimo censimento generale della popolazione», commenta il sindaco Silvano Colli. (u.d.a.)