Il re è nudo (Sindaco di Parona) cita i nostri morti per sostenere che 90 giorni di sforamento di PM10 a Parona non fanno male alla salute dei vostri bambini.
Avevamo scritto di Colli, delle TV di regime che favorivano le lobby degli inceneritori e della presa in giro ai danni dei Napoletani. Erano fatti che capitavano nel febbraio del 2008. Oggi nella stessa sezione riportiamo le parole di Padre Alex Zanotelli: “O serviamo la vita o siamo complici della morte di molti esseri umani. Qui si rivela qual è la nostra fede: o crediamo nel Dio della vita o usiamo il nome di Dio servendo i carnefici di morte“.
Trascorrono i mesi, gli anni, ma la situazione non si sposta, non cambia, anzi. Le cronache devastanti provenienti dalla Campania, con la vita di migliaia di cittadini (colpevoli solo di cercare di vivere una vita civile) avvelenata da montagne di rifiuti e nuovi catini/ discariche aperti dalla Polizia e presidiati dall’esercito, esigono doverosamente una riflessione, una considerazione e una forte presa di posizione.
La riflessione.
Ancora una volta si è percepita, clamorosamente, la mancanza dello Stato. Nel territorio, nel tessuto sociale, nelle Istituzioni. Quasi una sconfitta definitiva. Ci si chiede con rabbia perché in Italia si debba sempre arrivare allo stato d’emergenza, per poi assumere decisioni dettate conseguentemente dall’emergenza. E l’emergenza non si gestisce. Il più delle volte la si affronta, la si prende di petto, con misure straordinarie, che servono a restituire la normalità, ma non a risolvere i problemi. Allo Stato, oggi, si chiede solamente una cosa: di intervenire concretamente. E di ripristinare la legalità.
Non sgomberare semplicemente le montagne di spazzatura, o aprire nuove discariche, in un perenne stato di emergenza. Sgomberare definitivamente la criminalità organizzata, toglierle ossigeno e la terra sotto i piedi, ripristinando la legalità. E restituire dignità, condizioni sociali e lavoro alle persone per bene, ai cittadini, non solamente campani, i quali attendono solamente quello, di ritornare a fare una vita normale, da cittadino in uno Stato democratico presente e vicino. Questo si chiede, in una politica di ampio respiro e prospettiva, allo Stato.
La considerazione.
È ormai manifesta in tutta la sua chiarezza e tragicità: i rifiuti sono lo specchio, l’immagine riflessa e distorta di un modello di sviluppo totalmente insostenibile e autodistruttivo. Rappresentano meglio di ogni altra considerazione le “condizioni climatiche alterate” che lo sviluppo ad ogni costo, la crescita infinita, il mito compiutamente artificiale e artificioso del Prodotto Interno Lordo creano ogni giorno; rappresentano macigni da rimuovere per poterci dare un futuro che parli di benessere e qualità della vita.
Ogni anno si producono sempre più rifiuti, e con la scusa di non sapere dove metterli la politica nazionale, senza distinzione di sorta o schieramento, sceglie la strada più semplice, la scorciatoia degli inceneritori. Li si maschera chiamandoli con un altro nome, termovalorizzatori, cercando con un incantesimo di spostare l’attenzione sulla presunta convenienza energetica nella combustione di materiali post consumo che, con un minimo di buonsenso e una filiera impiantistica corta e sostenibile potrebbero tranquillamente essere avviati totalmente a recupero e riutilizzo.
Siamo l’unica nazione in Europa ad associare queste macchine di morte, inutili e antieconomiche, a impianti per la produzione di energia; non è un caso infatti se grazie alla ”truffa dei CIP6” siamo incorsi in numerose infrazioni, pagando multe salatissime, da parte della Comunità Europea.
Ci inventiamo finte emergenze rifiuti, e fintamente le risolviamo con periodicità sospetta, senza nemmeno essere in grado di rispettare quegli obiettivi minimi di raccolta differenziata che noi stessi ci siamo imposti con le normative regionali e nazionali. Guardiamo con sospetto e agitiamo il mito del progresso ogni qualvolta si dimostra che ridurre è meglio di produrre, che recuperare è meglio di incenerire, che un pò meno per tutti è meglio del tutto per pochi…
E ancora oggi, nell’epoca dei “rifiuti zero” e delle grandi città e Paesi che in mezzo mondo hanno cambiato strada, siamo ancora qui a discutere di nuove linee e nuovi inceneritori, perché i nostri amministratori e governanti (di destra e di sinistra) non sanno pensare in altro modo che come pensa il Diavolo: bruciare, bruciare e ancora bruciare! Quando invece basterebbe una legge, pochi articoli semplici e chiari per raggiungere, in un colpo solo, molteplici risultati: riduzione dell’impatto ambientale e conseguente abbattimento dell’inquinamento; risparmio economico per lo Stato; creazione di migliaia di posti di lavoro; miglioramento della qualità della vita degli italiani; superamento della filiera assurda degli inceneritori.
Fantascienza? Semplice provocazione? Entriamo nel merito. Oggi in Italia sono circa 1.500 i Comuni che praticano attivamente il sistema di raccolta differenziata “porta a porta” dei rifiuti, con l’eliminazione dei cassonetti stradali e la consegna degli appositi contenitori alle famiglie del territorio. Sono Comuni di montagna e di pianura, Comuni piccolissimi e città, amministrati da giunte di sinistra e di destra, comuni del Nord come del Centro e del Sud. Insomma, un campione abbastanza eterogeneo e quindi attendibile. Ovunque le percentuali di raccolta differenziata hanno superato, spesso di gran lunga, le percentuali minime richieste dalla normativa nazionale, con vere punte di eccellenza (su tutti valga il racconto dell’esperienza di Ponte nelle Alpi – BL, premiato quest’anno come vincitore assoluto del Premio “Comuni Ricicloni” per aver sfiorato quota 90%).
Le bollette per i cittadini in questi Comuni, all’interno di un territorio dove funziona il “porta a porta”, con alle spalle una adeguata impiantistica e una uniformità nel tipo di raccolta, diminuiscono, o perlomeno restano inalterate, e i costi per le Pubbliche Amministrazioni hanno drastici ridimensionamenti perché, diminuendo la produzione complessiva di rifiuti, diminuiscono le spese per i Sindaci virtuosi e i loro Bilanci.
Si creano posti di lavoro, perché si smette di sotterrare banconote, nelle discariche o di bruciarle in un camino, e le si utilizza per assumere personale che lavora alla raccolta di quanto i cittadini differenziano. È anche un ottimo modo per entrare nelle case a contatto con le famiglie, attuando politiche e iniziative di partecipazione e coesione sociale.
All’appello mancano circa 6.600 Comuni… Si calcola che se si avviasse domani mattina un programma nazionale per estendere ovunque il “porta a porta” si creerebbero, nel giro di pochi mesi, circa 250.000 posti di lavoro (senza contare tutto l’indotto), spendendo infinitamente meno dei soldi pubblici che buttiamo per costruire inceneritori che, nella migliore delle ipotesi, sono brutti da vedere (e molto probabilmente da “respirare”…)
Nel giro di qualche mese si potrebbe far adottare a tutti i Comuni italiani il sistema “porta a porta” per la raccolta dei rifiuti, con forme incentivanti e penalizzazioni per i Comuni più o meno virtuosi.
Una azione del genere creerebbe una reazione a catena formidabile: l’imprenditoria locale sarebbe incentivata ad investire in un’impiantistica “on field” finalizzata al recupero e riutilizzo del materiale post consumo proveniente dalle raccolta domiciliare; i cittadini farebbero a gara (con la conseguente introduzione della tariffazione puntuale, per cui si paga solo per ciò che non si riesce a differenziare) per produrre sempre meno rifiuti alla fonte; le imprese si vedrebbero finalmente costrette a concepire, progettare e produrre beni e merci senza imballaggi, sfuse, alla spina. Gli Enti Locali sovradimensionati comincerebbero ad investire in una filiera corta di impianti in grado di recuperare e trasformare i materiali post consumo provenienti dalla raccolta domiciliare, abbandonando definitivamente la logica degli inceneritori e delle discariche.
La presa di posizione.
E’ quella che, inevitabilmente, dobbiamo prendere tutti noi, Amministratori, cittadini, società civile, sensibili alle problematiche ambientali e a conoscenza dei problemi e delle soluzioni praticabili e concrete che ruotano attorno al mondo dei rifiuti, facilmente strumentalizzabile ad uso e consumo delle grandi multinazionali, delle “municipalizzate” della criminalità organizzata e di una larga fetta di classe politica semplicemente ignorante o ipocrita.
Puntualmente, ascoltando i servizi dei telegiornali e i cosiddetti “talk show” serali presenziati da ospiti variegati, comodi nei loro divani, una informazione falsa (o falsa informazione) e faziosa ha incredibilmente, scandalosamente fatto passare un messaggio enormemente fasullo. Lo stato di emergenza della Campania, le immagini e i “reportage” che arrivano dalle strade della sterminata area urbana napoletana, hanno trasmesso agli italiani la classica immagine del rifiuto. Quella per cui, catalogato in monnezza sia un qualcosa da buttare, da espellere, da far sparire. Da bruciare.
Ed ecco che la parola magica, termovalorizzatore, ha preso campo, nell’immaginario collettivo, come la bacchetta magica, la soluzione per tutti i mali. Il rifiuto, la monnezza? Li bruciamo, e tutto si risolve. Falso! Sbagliato! Un ciclo dei rifiuti moderno, completo, rispettoso dell’ambiente ed economicamente vantaggioso è quello che vede il rifiuto come una risorsa, ed usa un sistema di raccolta e gestione con il metodo “porta a porta”, che raggiunge nell’immediato il 60% (con punte di eccellenza che arrivano al 90%) di differenziata, portando dunque in discarica (una moderna discarica costruita secondo le normative europee, che non “corrompe“ i suoli) il restante residuo, opportunamente trattato, della raccolta.
Risultato: viene stravolta, e gradualmente dimenticata, la vecchia immagine della discarica come luogo di scarico della monnezza; la sua durata si moltiplica rispetto all’attuale; il suo impatto ambientale e il suo costo di gestione diminuiscono proporzionalmente. Ecco dunque che il termovalorizzatore, anzi, l’Inceneritore, mostro antieconomico, generatore di tumori, produttore di scorie e ceneri altamente tossiche e pericolose, dall’enorme costo di smaltimento e di stoccaggio, e generatore di polveri micidiali e non misurabili dalle attuali norme vigenti (le cosiddette nanoparticelle contenute nel fumo dei camini), viene “scaricato” naturalmente nella discarica di un passato che tutti vogliamo, dobbiamo dimenticare.
La valanga di dati scientifici, le tabelle, le ricerche mediche, nei canali tradizionali e soprattutto nella Rete, sono a disposizione di tutti. Anche di una informazione nazionale tragicamente colpevole, che non ha svolto il proprio dovere deontologico. Mettiamola così:
a) un giornalista, con la “g” piccola, alle prese con i tempi del suo giornale e la urgente messa in onda del servizio, ha subito a disposizione la “pappa pronta”: apre lo sportello dell’inceneritore, e… voilà, il servizio è fatto, l’articolo è pubblicato, i colpevoli sono trovati, i rifiuti smaltiti. E il territorio? E i cittadini? E la loro salute? Il prossimo programma, il prossimo servizio, la prossima intervista al politico “…amante del verde e del proprio territorio…” di turno….
b) il Giornalista, con la “g” grande, si informa, perde del tempo dietro dati e tabelle, esegue raffronti, sente tutti gli attori in gioco, e pubblica il suo pezzo, effettua il suo servizio. Di cronaca, con fatti, dati e riscontri. Ed una semplice domanda, rivolta ai fautori delle “magnifiche sorti e progressive” dei termovalorizzatori/inceneritori: “…ma lei, ci abiterebbe, con la sua famiglia, nei pressi di questi impianti?…”. Tutto qui…
In conclusione. Avremmo sperato in una seria politica che poggi su una professionale, massiccia e preventiva campagna di informazione e partecipazione verso i cittadini, volta a realizzare un sistema integrato di gestione della risorsa rifiuto attraverso il metodo “porta a porta”, con la costruzione e messa in opera, attraverso bandi costruiti ad hoc, di moderni impianti per la selezione e lo smistamento della componente differenziata e per la produzione di compost di qualità dalla componente organica, da riutilizzare nei terreni avvelenati da anni di scarichi abusivi. Insieme all’individuazione (per quanto riguarda la Campania, ma attuabile e trasferibile anche in altre realtà ove necessario) di un nuovo sito sovraterritoriale per lo stoccaggio della componente indifferenziata, opportunamente trattata, non recante alcun danno ambientale; o, in alternativa, un impianto per la lavorazione e il riutilizzo di questa componente residua, con le tecnologie offerte oggi dal mercato.
Anche qui: parliamo di fantascienza? Proclamiamo una rivoluzione? No, niente di tutto questo. Parliamo di progetti già realizzati, concreti ed economicamente vantaggiosi, per il territorio, l’Ambiente e le casse pubbliche. Realizzati in migliaia di altre realtà nel mondo: dall’Austria alla Danimarca; da San Francisco a Novara; da Asti a Bolzano Vicentino; da Ponte nelle Alpi a Melpignano, da Colorno a Monsano, passando per Capannori, Senigallia, Appignano fino a Comune campano di Camigliano e le altre decine di Amministrazioni locali e Sindaci italiani i quali stanno gestendo la risorsa rifiuto senza problemi, in sintonia con il territorio e, soprattutto, con il loro mandato civico a servizio dei cittadini, nel rispetto dello Stato e della Costituzione.
Comitato Agricoltori per la tutela del territorio, Comitato di Cava Manara, Comitato di Alagna, Comitato di Barbianello, Comitato di Bressana Bottarone, Comitato Difesa-Valorizzazione Territorio della Lomellina, Comitato di Gropello Cairoli, Comitato di Lungavilla, Comitato di Pavia, Comitato di Pinarolo Po, Comitato di S.Giuletta, Comitato di Sommo, Comitato di S.Martino Siccomario, Comitato di Zinasco, Associazione Futuro Sostenibile a Castello d’Agogna.
Ordine del Giorno del Consiglio Comunale di Parona convocato per il 22 Ottobre 2010 alle ore 21.00
Comunicazioni del Sindaco;
Comunicazione dell’avvenuto deposito dei verbali delle deliberazioni adottate nella seduta precedente;
Nomina n. 2 Consiglieri Comunali all’interno del Gruppo di Lavoro “Servizi Sociali”;
Nomina n. 2 Consiglieri Comunali all’interno del Gruppo di Lavoro “Occupazione e Mondo Produttivo”;
Nomina n. 2 Consiglieri Comunali all’interno del Gruppo di Lavoro “Sicurezza e Protezione civile”;
Nomina n. 2 Consiglieri Comunali all’interno del Gruppo di Lavoro “Istruzione e Cultura”;
Nomina n. 2 Consiglieri Comunali all’interno del Gruppo di Lavoro “Ambiente e Territorio”;
Nomina n. 2 Consiglieri Comunali all’interno del Gruppo di Lavoro “Sport e Tempo libero”;
Atti di parziale modifica di Convenzione di Variante al Piano di Lottizzazione Comparto C2-2 in merito al vincolo di vendita convenzionato.
La suddetta adunanza si è tenuta presso la sala consigliare del Palazzo Comunale, in Piazza Signorelli, n° 1
E’ stato un consiglio comunale con temi di non importante rilevanza, hanno nominato due Consiglieri per ogni gruppo di lavoro con accordi stabiliti probabilmente durante la riunioni dei capigruppo.
Questo è l’elenco:
Ferretti Giuseppe e Brunazzi Chiara ai “Servizi Sociali”.
Melissano Giovanni e Ganzi Andrea in “Occupazione e Mondo Produttivo”.
Sommi Mauro e Trovati Luca nella “Sicurezza e Protezione civile”.
Galli Monica e Marioli Maurizio in “Istruzione e Cultura”.
Sportiello Antonio e Poggi Patrik in “Ambiente e Territorio”.
Bianchi GiambattistaMarzetto Donatella in “Sport e Tempo libero”
Con voto unanime (con astensione dei candidati come suggerito da Trovati Luca), hanno deliberato i nominativi per i Gruppi di Lavoro. Senza nessuna contrarietà è stata approvata anche la parziale modifica della Convenzione di Variante al piano di Lottizzazione Comparto C2-2 in merito al vincolo di vendita convenzionato che coinvolge l’Aler per i lavori di via del Marinino verso via Vittorio veneto. Tra le motivazioni il Sindaco ha dichiarato che si cerca di migliorare una zona abbastanza depressa. Luca Trovati chiede di svincolarsi non partecipando al voto, non specificando ulteriori dettagli.
Nostri commenti:
In passato abbiamo già visto inutili commissioni istituite per non fare niente, quante volte abbiamo sentito della Commissione Ornato per tinteggiare e colorare le facciate delle case del paese, ora li chiamano Gruppi di Lavoro, forse perché le commissioni del passato sono nelle orecchie dei cittadini come contenitori vuoti, senza idee pertanto senza proposte. Un particolare: “Il consiglio Comunale per questo Ordine del Giorno è stato convocato in seduta Straordinaria e Urgente. Suggerirei ai cittadini di chiedere ogni fine anno al Sindaco e ai Consiglieri eletti se si sono mai riuniti per i gruppi di lavoro, in che occasione, per fare cosa, cosa hanno proposto agli amministratori e questi cosa hanno deliberato. Questa si chiama politica partecipata.
(Ulteriori informazioni li trovate sui siti dei comitati – Puoi accedere dai Menù a Sinistra)
Conferenza Stampa del 19 Ottobre 2010
DRAMMATICA SITUAZIONE SANITARIA IN LOMELLINA E LE ASSURDE AUTORIZZAZIONI PER NUOVE CENTRALI.
I tre Comitati Lomellini per la Salute e per l’Ambiente: Comitato Parona S.A., Futuro Sostenibile in Lomellina e Vigevano Sostenibile ritengono che le autorizzazioni per nuove centrali inquinanti e per le nuove discariche per rifiuti pericolosi in Lomellina, siano in aperto contrasto con la già drammatica situazione sanitaria causata dall’inquinamento atmosferico in Provincia di Pavia e in Lomellina.
Con un lavoro sinergico e proficuo, i tre Comitati hanno effettuato uno studio sul nostro territorio che riguarda gli insediamenti inquinanti e soggetti a IPPC – Impianti potenzialmente pericolosi (che sono ben 31) presenti e di quelli autorizzati e in costruzione in Lomellina (6 discariche e 7 centrali). La mappa(PDF 823 KB) che indica tutti questi impianti è sarà esposta in tutti i paesi e città della Lomellina..
Purtroppo questa già congestionata mappa, dovrà essere modificata per aggiungere un altra centrale di cui avremmo volentieri fatto a meno di parlare Nemmeno il tempo di gioire e festeggiare per la notizia positiva che la Centrale ad olio di palma della Morsella non sarà più costruita, che subito l’egoismo e l’avidità di qualcuno ci ha riportato in trincea per questo nuovo mostro che imprenditori senza scrupoli, vogliono costruire tra Parona e Vigevano. Fa veramente pensare perché quasi incredibile una decisione da Roma contro il parere di tutte le autorità locali..
Questi insediamenti di cui tanti inquinanti e pericolosi, provocano purtroppo ovviamente un livello di inquinamento atmosferico in Lomellina ben più alto dei limiti fissati dalle normative vigenti per il PM10 (POLVERI SOTTILI) a Parona di 90 giorni(Excel 756 KB) e a Vigevano di 38 giorni (Excel 51 KB).
A Mortara la centralina(Excel 48 KB) non misura i PM10 ma solo i PM2,5 che sono comunque abbondantemente più alti rispetto alle indicazioni della Comunità Europea.
Da questo resoconto della situazione sanitaria, si evince che per le malattie logicamente riconducibili all’inquinamento atmosferico, in provincia di Pavia siamo colpiti molto di più della media lombarda ed enormemente di più del resto d’Italia. Un triste esempio i tumori all’apparato respiratorio per gli uomini è maggiore del 10,8% della media lombarda e del 19,7% della media nazionale.
Oggi, coscienti di questa triste situazione per la terra in cui abitiamo e per le persone con cui viviamo e per noi stessi, ci troviamo costretti a interpellare le autorità sanitarie e di controllo competenti (ASL e ARPA), per conoscere le cause di questa stato di cose e richiedere agli Enti responsabili di questa situazione (Comuni, Provincia e Regione) come intendono intervenire per risolverla.
In particolare chiediamo…
Che il monitoraggio in via telematica delle sostanze rilasciate nell’aria dagli impianti non si limiti all’inceneritore di Parona, ma sia esteso a tutti gli impianti che per legge rientrano negli IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) e che quindi sono soggetti a AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Nel Comune di Parona vi sono altre quattro industrie IPPC, a Mortara vi sono cinque IPPC e a Vigevano due.
Che sia triplicato il numero delle centraline per il rilevamento del PM10 e del PM2,5 su tutto il territorio.
Che via sia il monitoraggio delle diossine e che sia fatto con uno studio mirato sugli allevamenti della zona.
Che vi sia il controllo dei metalli pesanti, degli NOX, SOX, CO2, NH3, O3, NO2, HCL, HF e di tutte quelle emissioni nocive, tipo formaldeide.
Che il personale ARPA Regionale attualmente composto solo da due tecnici per una provincia composta da 195 comuni con 89 industrie IPPC sia numericamente adeguato.
Perché la situazione non si aggravi ulteriormente con l’insediamento di altre centrali o industrie inquinanti.
Inoltre chiediamo
Che vi sia concertazione tra i comuni della zona sullo sviluppo industriale della zona. Non è più accettabile che qualsiasi comune anche di soli 200 abitanti decida autonomamente. Le conferenze di servizi sono svuotate di alcun significato. Ogni comune in quella sede cerca di portare a casa benefici economici. Ma adesso non possiamo più parlare di benefici economici ma nella situazione attuale dobbiamo parlare di benefici ambientali.
Che l’effetto sommatorio delle emissioni inquinanti venga certificato da una VAS (Valutazione Ambientale Strategica) su tutto il territorio interessato.
Che Provincia e Regione non si limitino a controllare le procedure autorizzative, ma che diano il loro benestare a ogni singolo impianto solo se questo non aggrava una situazione preesistente.
Che Comuni, Provincia e Regione convochino nelle proprie conferenze di servizi i cittadini e le loro associazioni, perché l’approvazione di qualsiasi impianto deve essere prima di tutto assoggettato al parere di chi sul territorio vive.
Che la Provincia di Pavia mandi un segnale chiaro alla Regione Lombardia chiedendo la moratoria per tutti i nuovi impianti autorizzati, come ad esempio la SIT di Mortara autorizzata, non solo a triplicare la massa legnosa ma anche a bruciare CDR (combustibile derivato da rifiuti) o la Centrale di Olevano autorizzata a bruciare 180000 T/A di massa legnosa con il passaggio di 120 camion al giorno per rifornirla.
Costituitosi nell’Ottobre 2009, il Comitato dei Cittadini di Parona per la Salute e l’Ambiente è una libera associazione di cittadini che si prefigge di contribuire attivamente e in modo propositivo alla tutela della salute e dell’ambiente nel nostro territorio.
Il Comitato è apartitico, aconfessionale e senza fini di lucro; è quindi aperto ai cittadini di tutte le convinzioni politiche e religiose e si finanzia grazie ai contributi volontari di soci e sostenitori.
Abbiamo pubblicato alla sezione Inceneritore i link del dossier sulle diossine del Comitato, vi suggeriamo anche gli altri che trovate nel menu di fianco.
Inceneritore di Parona Lomellina (20 Febbraio 2007)
Abbiamo deciso di pubblicare una premessa alla sezione Inceneritore, questo per facilitare e sintetizzare gli argomenti. Tante persone e comitati si interessano alla documentazione pubblicata, la ritengono utile informazione per contrastare nuovi impianti che sorgono come funghi in ogni parte d’Italia. E’ stata integrata anche la parte inerente la discarica di Galliavola, cercano di utilizzarle una cava per i residui tossici dell’incenerimento.
*(Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente)
Parma, 1 Settembre 2010
I MEDICI CHIAMANO PARMA
Lettera aperta alla città
Al Sindaco di Parma Pietro Vignali,
a tutti gli Amministratori di Parma e Provincia,
al Direttore Clinica Pediatrica Prof. Sergio Bernasconi,
al Direttore Pediatria e Oncoematologia Dr. Giancarlo Izzi,
alla Responsabile Registro Tumori Dr.ssa Maria Michiara,
ai colleghi Medici,
ai colleghi Farmacisti,
a tutti gli Operatori Sanitari,
a tutti gli Ordini Professionali della Provincia Parma,
al Magnifico Rettore Università di Parma Gino Ferretti,
al Vescovo Don Enrico Solmi,
all’Ufficio Salvaguardia del Creato,
all’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti,
all’Unione Parmense Industriali,
al Presidente Camera di Commercio Andrea Zanlari
al direttore Arpa Giuseppe Dallara
a tutti i cittadini di Parma,
Ancora una volta i cittadini di Parma hanno interpellato i medici sul progetto di un inceneritore per rifiuti nel vostro territorio e ancora una volta i medici ISDE*, impegnati nella tutela dell’ambiente e della salute, rispondono all’appello, non potendo sottrarsi all’impegno di dare la propria testimonianza a Voi, come a tante altre comunità in Italia che si trovano ad affrontare il vostro stesso problema.
Vogliamo iniziare raccontando una storia vera: c’era una volta, negli anni 50’, un paese nel Borneo colpito dalla malaria. L’Organizzazione Mondiale della Sanità trovò una soluzione al problema: il DDT, un potenteinsetticida. I primi risultati furono positivi: le zanzare morirono, la malaria passò. Ma presto apparvero i primi effetti collaterali: i tetti in paglia delle case iniziarono a rovinarsi e crollare poiché il DDT aveva sterminato anche un tipo di vespa che si nutriva delle larve di un bruco che distruggeva i tetti di paglia. La soluzione allora fu quella di utilizzare lamiera per coprire i tetti al posto della paglia, ma si rivelò pessima, perché la lamiera diventava rovente con il caldo e rumorosa sotto le piogge tropicali. Inoltre la morte degli insetti, causata dal DDT, portò alla scomparsa delle lucertole che se ne cibavano e dei gatti che si cibavano di lucertole. Senza gatti i topi aumentarono a dismisura e alla fine l’Organizzazione Mondiale della Sanità dovette far arrivare nell’isola altri gatti per porre rimedio alla situazione. Questa storiella, narrata da Amory Lovins (fondatore di un famoso istituto di ricerca americano), ci dice che se non si capiscono le connessioni fra le cose, le soluzioni possono rivelarsi peggiori del problema che si voleva risolvere: alcuni decenni fa si è pensato di risolvere il problema dei rifiuti bruciandoli, ma la cura si è rivelata assai peggiore del male! Del resto, per capirlo, basterebbe pensare a cosa c’è scritto in un pacchetto di sigarette e ricordare che ogni processo di combustione comporta la formazione di centinaia di sostanze tossiche diverse, molte delle quali persistenti e cancerogene, che si accumulano in aria, acqua, terreno e catene alimentari a partire da rifiuti inerti e praticamente innocui.
Cari Cittadini, ragionate insieme a noi: se le malattie infettive, cause di gravissime epidemie per secoli e millenni, sembrano oggi in gran parte – almeno nel mondo occidentale – debellate grazie alle migliori condizioni igieniche in cui viviamo, la sfida che oggi dobbiamo affrontare è quella di combattere, o piuttosto di prevenire l’insorgenza di tante malattie croniche: tumori, malattie endocrino-metaboliche come obesità e diabete, allergiche e autoimmuni come asma e artriti, neurodegenerative come l’Alzheimer, disturbi della fertilità e problemi riproduttivi, che sono in continuo aumento. Rispetto a questo carico enorme di sofferenze che colpisce noi e le nostre famiglie emerge con crescente evidenza la grande responsabilità che riveste l’esposizione – specie nelle prime fasi della vita – ad agenti inquinanti, presenti ormai stabilmente nel cibo, nell’acqua, nell’aria e nel nostro stesso organismo. Molte di queste sostanze (diossine e metalli pesanti) sono persistenti, entrano nella catena alimentare inquinando i foraggi e, assunti dagli animali, finiscono nei nostri alimenti: carni e latticini! In particolare, per quanto attiene agli inceneritori, è importante ricordare che tantissimi studi nazionali e internazionali hanno dimostrato come decine di sostanze cancerogene escano da queste macchine causando gravi danni alle popolazioni esposte alle loro emissioni: tumori, malattie cardiorespiratorie ed endocrino-metaboliche e persino malformazioni infantili.
L’ultimo recentissimo studio, pubblicato sulla rivista Occup. Environ. Med. (67:493- 499; 2010) concerne un’indagine condotta da ricercatori dell’Università di Lione su una vasta area in cui sono attivi 21 inceneritori. In questo studio, che ha riguardato 304 neonati con gravi difetti all’apparto genitale, si sono evidenziati rischi statisticamente significativi, fino a quasi sei volte l’atteso in relazione all’esposizione – calcolata su un modello di ricaduta entro 10 km da ogni impianto – alle diossine emesse dagli inceneritori. Nel Commento relativo a tale studio, il Prof David Kriebel del Dipartimento Salute ed Ambiente del Massachussets letteralmente ha affermato: “Lo studio Cordier suscita serie preoccupazioni in relazione ai rischi per la salute dovuti alle emissioni di impianti urbani di incenerimento dei rifiuti. Questo dato,combinato con l’evidenza di altri effetti negativi di questa tecnologia, dovrebbe essere di per sé determinante nella scelta della gestione dei rifiuti. Infatti, oltre ad essere molto pericolosi per la salute, tali impianti:
provocano la produzione di ceneri pesanti e scorie tossiche comunque da smaltire;
contribuiscono al riscaldamento globale;
impediscono la riduzione dei rifiuti e il riciclaggio, poiché una volta che questi impianti costosissimi sono stati costruiti, i gestori vogliono avere garantita una sorgente continua di rifiuti per alimentarli”.
Il concetto per cui spargendo nell’ambiente sostanze cancerogene e mutagene si determini un aumento del numero di tumori e di altre malattie non dovrebbe essere così difficile da comprendere! Ciò diventa del tutto inaccettabile nel caso della combustione dei rifiuti, perché di questi veleni possiamo fare assolutamente a meno, attuando una gestione virtuosa dei rifiuti che comporti la loro riduzione ed il loro riciclaggio.
La domanda allora diventa: perché ci si ostina a bruciarli?
La Federazione Italiana degli Ordini dei Medici individuò, già in un documento del febbraio 2008, nell’incentivazione abnorme data, soltanto nel nostro paese, all’incenerimento anziché alle azioni di riduzione, riciclo e recupero dei materiali il vero motivo di questa pratica distruttiva, antieconomica e pericolosa che non riguarda solo i rifiuti ma anche le cosiddette “biomasse”, vegetali ed animali. In virtù di assurdi incentivi, infatti, oggi gli allevatori guadagnano di più dal bruciare la pollina delle galline che non dalla vendita degli animali o delle uova: vi sembra, cari cittadini di Parma, che una politica che premia gli escrementi più delle uova e degli stessi animali possa avere un fondamento di razionalità?
La soluzione della gestione dei rifiuti è semplice e sempre più praticata in tutto il mondo: si chiama riduzione dei rifiuti e raccolta differenziata “porta a porta” finalizzata al riciclo e al recupero della materia e non alla sua distruzione! Quest’anno ben 200 Comuni in più rispetto al passato sono stati premiati da Legambiente ed in complesso sono 1488 i comuni che attivando i servizi di raccolta differenziata hanno evitato l’emissione in atmosfera di 2,3 milioni di tonnellate di CO2 e di sostanze tossiche e cancerogene. Sette milioni di tonnellate di rifiuti sono state sottratte alle discariche, con riduzione delle tariffe, nuovi posti di lavoro, risparmio di materiali vergini e, soprattutto, tanta salute per l’ambiente e per le persone.
Qualcuno vi dirà che recentemente sono stati costruiti impianti moderni, di taglia sempre più grande, che utilizzano particolari filtri che sono in grado di ridurre il Particolato Totale Sospeso (PTS). La realtà è molto diversa: i nuovi inceneritori, essendo in genere molto più grandi e potenti, producono infatti molto più particolato, e se anche è vero che la frazione più grossolana (che determina danni minori alla salute) viene trattenuta dai suddetti sistemi di filtraggio, è stato dimostrato che le frazioni fini ed ultrafini – che sono enormemente più dannose per la salute umana – vengono disseminate nell’ambiente per decine di chilometri! Sappiate inoltre, che restano invariate le normative di monitoraggio e che i microinquinanti (metalli pesanti, PCDD/PCDF ed IPA) vengono misurati, per legge, solo 3-4 volte all’anno, per cui su 8000 ore di funzionamento annuo, i campionamenti riguardano solo 24 ore! Sempre per legge, infine, i controlli sono prescritti al di fuori delle fasi di accensione e di spegnimento e delle fasi critiche di funzionamento, quando le combustioni portano alla formazione di diossine in quantità decine di volte superiore rispetto al funzionamento normale.
Ma abbiamo iniziato con una storia e vogliamo terminare con un altro aneddoto, anche questo assolutamente vero. Nel 1854 a Londra, imperversava il colera e molto prima che venisse scoperto il “vibrione”, un attento e solerte medico inglese di Sanità Pubblica, il Dr John Snow, sospettando che l’infezione si diffondesse attraverso l’acqua di una fontana, cui tutti attingevano, ne impose la chiusura. La sua ipotesi fu irrisa dal Royal College of Physicians che, al contrario, riteneva che il morbo si spandesse per via aerea ed il Dott Snow rischiò quasi il linciaggio, poiché la popolazione, già esasperata dalla gravissima epidemia che causava decine di morti ogni giorno, mal sopportava l’imposizione di andarsi a procurare l’acqua a chilometri di distanza. Ma con la chiusura della fontana in pochi mesi la città di Londra fu risanata, grazie al “buon senso” di un medico attento e coraggioso.
Cari cittadini di Parma, la Storia ha tante Lezioni da insegnare: dobbiamo cominciare a chiudere le “fontane dei veleni” se non vogliamo compromettere in modo irreversibile il futuro dei nostri figli e nipoti, e dobbiamo impedire che sempre nuove “sorgenti di veleni” – facilmente evitabili – vengano aperte, come avverrebbe con la costruzione di un inceneritore nella Vostra città, che vive, fra l’altro, di una fiorente attività agroalimentare.
Cittadini di Parma, di fronte a chi sostiene a spada tratta l’incenerimento dei rifiuti, chiedetevi se, per caso, non abbia qualche conflitto di interesse.
I medici firmatari di questa lettera rispondono solo alla loro coscienza e per questo sono qui a testimoniare quali siano i rischi di una dissennata decisione sulla gestione dei rifiuti nella Vostra città.
Sottoscrivono l’appello “I Medici chiamano Parma”
Abbate Giuseppina Psichiatra – ISDE PALERMO
Ascierto Paolo Antonio Oncologo-Immunologo – NAPOLI
Bai Edoardo Medico del Lavoro – MILANO
Baldi Germano, Medico di Famiglia – CAVA DE’ TIRRENI (SA)
Belpomme Dominique, oncologo, presidente ARTAC, ISDE France, Paris