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Cosa sono le Diossine

Cosa sono

Con il termine generale di diossine viene descritto un gruppo di centinaia di composti chimici capaci di persistere per lungo tempo nell’ambiente. Almeno 13 di queste molecole sono considerate sicuramente tossiche per l’uomo e gli animali. Il composto più tossico è la tetraclorodibenzo-p-diossina o TCDD. La tossicità delle altre diossine e delle sostanze analoghe viene espressa in relazione alla TCDD.

Dove si trovano

Le diossine di per sé non rivestono alcuna utilità pratica, e non sono mai state un prodotto industriale. Si formano nel corso di numerosi processi chimici in cui siano coinvolti prodotti clorurati. Le fonti principali di diossina sono rappresentate da: inceneritori di rifiuti urbani, fonderie di metalli, inceneritori di rifiuti ospedalieri, emissioni di attività industriali quali la produzione di pesticidi ed altre sostanze chimiche come il cloruro di polivinile (meglio noto come PVC), le operazioni di sbiancatura della carta, gli impianti di riscaldamento domestico a legna, gli incendi e il traffico veicolare. La diossina emessa in atmosfera tende solo in parte a depositarsi nel terreno circostante l’impianto di provenienza, mentre la maggior parte viene trasportata dai venti a grandi distanze.

Si ritiene che diossine possano formarsi “spontaneamente” per effetto di microrganismi o per processi fotochimici di degradazione di prodotti clorurati. Le diossine possono contaminare il suolo e le acque e hanno un lungo tempo di degradazione. Sono reperibili in tracce pressoché ovunque nell’ambiente a causa dell’uso indiscriminato fatto nel recente passato di elevatissime quantità di prodotti chimici contaminati. Sono state isolate diossine anche nel tessuto adiposo di animali antartici.

Le diossine depositate nel suolo e nei sedimenti entrano nella catena alimentare terrestre e acquatica. Il consumo di alimenti inquinati, pesci o prodotti agricoli, è un’importante sorgente di esposizione per l’uomo.

Quale rischio comportano

Le diossine sono state coinvolte in numerosi gravi incidenti ambientali: la fuoruscita di una nube di diossina da un impianto di produzione di triclorofenolo e prodotti chimici intermedi a Seveso nel milanese nel 1976 e da un impianto inceneritore di rifiuti a Times Beach nel Missouri nel 1996 determinarono l’evacuazione della popolazione dalle zone inquinate. L’Agent Orange, un diserbante utilizzato nel corso della guerra del Vietnam per scopi bellici, conteneva diossine che sono state successivamente ritrovate negli alimenti provenienti dalle zone inquinate.

Le diossine sono molto solubili nei grassi (sostanze lipofile), con un tempo di dimezzamento (il periodo necessario per la diminuzione della sua concentrazione del 50%), che può variare da pochi mesi a diversi anni. Le diossine vengono assorbite per lo più per via digerente. Un ciclo tipico di questo processo si può schematizzare come segue: depositandosi ed accumulandosi nel suolo, le diossine passano nei vegetali, da qui negli animali da pascolo in cui si depositano nei tessuti adiposi. L’uomo può assorbire le diossine attraverso prodotti quali latte e derivati e carni. Le diossine possono essere assorbite anche da pesci che vivano in acque inquinate. Nell’uomo la concentrazione di diossine può raggiungere concentrazioni tossiche per l’organismo ed è in grado di passare nel latte materno. Tra le diossine, la TCDD è la molecola dotata di più spiccata tossicità, ed è dimostrata la sua capacità di causare un’ampia gamma di gravissimi effetti nocivi nell’uomo. In primo luogo la capacità di indurre tumori. Dal 1997 lo IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato la diossina TCDD in classe 1 come cancerogeno certo per l’uomo. Gli studi epidemiologici hanno evidenziato un significativo eccesso di tumori in toto negli esposti.

Esistono chiare evidenze di rischi per la riproduzione anche a basse concentrazioni di diossina, che può causare effetti mutageni sul DNA, aumentata incidenza di aborti, malformazioni fetali, riduzione della fertilità con danno agli spermatozoi.

Le diossine sono in grado di esercitare un effetto tossico sul sistema immunitario con effetti di depressione delle difese immunitarie. Nell’animale e nell’uomo è stata dimostrata la capacità delle diossine di interferire con il sistema endocrino (tiroide, sistema riproduttivo). Alle diossine sono stati attribuiti, seppure con alcune incertezze, anche una patologia cutanea chiamata cloracne, con eruzioni cutanee e pustole simili a quelle dell’acne giovanile, talvolta estesa all’intera superficie corporea che possono perdurare, nei casi più gravi, per anni. Sono oggetto di studio gli effetti nocivi a livello epatico, sull’induzione dell’endometriosi, sugli effetti neurotossici, sull’induzione di diabete mellito.

Come si rilevano

La determinazione delle diossine viene effettuata in laboratorio attraverso metodiche strumentali che prevedono l’impiego di gas-massa . L’Italia ha recepito con Decreto del Ministero della Salute 23 luglio 2003 la direttiva 2002/69/CE per la standardizzazione delle metodiche di campionamento e di analisi per il controllo ufficiale di diossine e la determinazione di PCB diossina-simili nei prodotti alimentari.

Cosa dice la legge

Dopo che le diossine sono state riconosciute come cancerogene per l’uomo, sono state emesse direttive da diverse organizzazioni sulle concentrazioni “accettabili” di diossine nelle emissioni, in atmosfera, nelle acque, nei suoli e negli alimenti. Per tutte le diossine i limiti vengono espressi in un’unica unità quantificabile: “concentrazione di tossicità equivalente” riferita al TCDD. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1998 ha abbassato la dose tollerabile giornaliera per l’uomo da 10 pg/kg a 1-4 pg/kg. Per picogrammo si intende un miliardesimo di milligrammo, mentre per kg si intende il peso corporeo. L’Agenzia statunitense per la Protezione Ambientale (EPA) ha stabilito, per contro, un valore di assunzione giornaliera accettabile molto inferiore.

L’Unione Europea ha fissato tenori massimi di diossine nelle derrate alimentari nel regolamento 2375/2001 e nella Direttiva n. 69 del 26 luglio 2002 e ha rivisto le direttive sulla presenza di sostanze e prodotti indesiderabili degli animali (direttiva 2001/102/CE).

Per quanto riguarda le emissioni in atmosfera degli inceneritori l’U.E al fine di contenere l’emissione di diossine, ha stabilito con una direttiva recepita in Italia dal D.M. 124/2000, il limite di emissione degli inceneritori a 0.1 nanogrammi per metro cubo.

Chi controlla

Le Agenzie ambientali, nazionale, regionali insieme ad altri soggetti istituzionali quali il Comando dei Carabinieri Tutela Ambiente (CCTA ex NOE), le Capitanerie di Porto, le Autorità di Bacino, il Magistrato alle Acque, il Corpo Forestale dello Stato hanno le competenze in materia di controlli ambientali.

Le attività di controllo degli alimenti e delle bevande sono invece effettuate dal Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N) che si avvale di numerosi organismi operanti sia a livello centrale che locale.

I controlli analitici sono effettuati dai laboratori delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, dagli Istituti Zooprofilattici e da altri laboratori riconosciuti dal Ministero della Salute.

L’ARPAV ha attrezzato, presso il Dipartimento Provinciale di Venezia, un laboratorio di analisi specializzato nella rilevazione e nel dosaggio di diossine in diverse matrici (aria, acque, alimenti, fanghi e terreni).

Prevenzione

A partire dagli anni ’90 sono state emanate normative per ridurre le emissioni, in particolare dagli inceneritori e dalle attività industriali. Bisogna tener conto che persistono sorgenti non conosciute di diossine. La prevenzione si attua in primo luogo individuando le possibili fonti di emissione e vigilando periodicamente sulla entità delle stesse. E’ necessario inoltre il monitoraggio della concentrazione di diossine al suolo, nelle acque e negli alimenti.

Per Ulteriori approfondimenti leggi:

Fonte: APAT – Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici

Documento: Diossine Furani e PCB

 

Diossine

Come vincere la guerra contro il cancro

Fonte: http://www.disinformazione.it/cancro_malattia_artificiale.htm

 

“Il cancro è una malattia puramente artificiale”, parola di scienziati
Marcello Pamio – 19 ottobre 2010


Evviva, ci sono arrivati perfino gli scienziati: il cancro è una malattia artificiale!
Meglio tardi che mai, possiamo dire.
Dopo innumerevoli tentativi – tuttora in corso – di farci credere che il cancro è un difetto genetico, un microbo errante o peggio ancora un virus, arriva, dagli stessi ambienti dell’establishment medico-scientifico, una notizia alquanto interessante. Una notizia che smentisce loro stessi.

In Inghilterra, per l’esattezza all’Università di Manchester, un gruppo di ricercatori dopo una lunga ricerca che ha scandagliato e perlustrato migliaia di anni di storia, dalle mummie egiziane fino ad alcuni corpi del Sud America, hanno concluso che le patologie tumorali erano pressoché sconosciute dagli esseri umani dell’antichità.
Lo studio, capeggiato dal professor Michael Zimmerman e collega Rosalie David, è stato pubblicato nella rivista scientifica Nature Reviews Cancer. Zimmerman ha espressamente detto che “l’assenza di neoplasie in mummie deve essere interpretato come indicazione della loro rarità nell’antichità, indicando che i fattori che causano il cancro sono limitati alle società moderne industrializzate”. Hanno esaminato al microscopio innumerevoli reperti fossili di corpi mummificati, centinaia e centinaia di mummie egiziane, risultato: un solo caso di cancro confermato.

I ricercatori hanno poi rigettato la classica tesi secondo la quale gli antichi egizi non vivevano abbastanza a lungo per sviluppare il cancro, portando invece le prove oggettive del riscontro di altre malattie legate proprio all’avanzare dell’età: indurimento arterioso e ossa fragili. Per tanto la quasi totale assenza di tumori non è da imputarsi alla brevità della vita. D’altronde basta studiare attentamente la storia (non quella dei sussidiari moderni, scritti dalla propaganda di Regime), per rendersi conto che per esempio nell’antica Grecia la longevità era fatto assolutamente normale e che superava anche le nostre attuali tendenze.

Un’ulteriore conferma delle scoperte degli scienziati britannici è venuta dallo studio di migliaia di ossa di uomini di Neanderthal: un solo esempio di un tumore. Mentre le prove di cancro descritte negli antichi testi egizi, secondo i ricercatori sarebbero state causate da vene varicose, lebbra o altro, ma non tumore.
Gli antichi greci furono probabilmente i primi a definire il cancro come una malattia specifica, distinguendo tra tumori benigni e maligni, e tale lavoro è stato portato avanti dal padre della medicina moderna, il grande Ippocrate.

I professori di Manchester continuano la loro requisitoria ricordando che solo nel XVII° secolo vi furono le prime vere descrizioni di operazioni al seno per tumori, e i primi rapporti nella letteratura scientifica di tumori ben distinti si verificarono solo negli ultimi 200 anni o poco più (il cancro ai testicoli negli spazzacamini nel 1775 e il cancro al naso nelle persone che fiutavano il tabacco nel 1761).
In conclusione, il tasso di insorgenza di tumori (soprattutto nei bambini, cioè nelle persone più indifese e sensibili della società) è aumentato esponenzialmente dopo la grande rivoluzione industriale, dimostrando inequivocabilmente che tale aumento non è dovuto alla maggiore longevità delle persone ma all’enorme inquinamento ambientale.

Il professor Rosalie David, che ha presentato i risultati allo zar britannico del cancro Mike Richards, in una recente conferenza, ha detto: “Nella società industrializzata, come causa di morte il cancro è secondo solo alle malattie cardiovascolari. Ma nei tempi antichi, era estremamente raro. Non c’è nulla nell’ambiente naturale che possa provocare il cancro. Quindi deve essere una malattia artificiale, inquinamento e cambiamenti della nostra dieta e del nostro stile di vita. Abbiamo osservato millenni e non centinaia di anni”.
A tal proposito, il dottor Rachel Thompson, del World Cancer Research Fund, ha detto che “questa ricerca è molto interessante. Circa una persona su tre nel Regno Unito avrà il cancro per cui è abbastanza comune nel mondo moderno.
Una persona su tre, secondo oncologi, in Inghilterra manifesterà il cancro; ogni anno ne muoiono proprio per questa malattia o per le cure associate, oltre 150.000.

Dati allarmanti che dovrebbero farci tutti riflettere, anche perché, molto probabilmente la mortalità per cancro non è seconda alle malattie cardiovascolari. Quando infatti muore una persona (per cancro o anche per cause naturali) normalmente viene scritto nell’atto di decesso: “arresto cardiorespiratorio” o “arresto cardio-circolatorio”, e questi dati potrebbero andare a gonfiare le statistiche delle mortalità per malattie cardiovascolari, posizionandole al primo posto almeno nel mondo occidentale.

Ufficialmente le cause di morte sono le seguenti:

1° malattie cardiovascolari
2° tumori
3° cause iatrogene: medici stessi.

La realtà, come sempre, è assai diversa dalle cose che ci raccontano gli “esperti”.
Ufficiosamente le principali cause di morte sono le seguenti:

1° tumori
2° malattie cardiovascolari
3° cause iatrogene: medici stessi.

Quello che probabilmente rimane invariato sono proprio le morti iatrogene, cioè indotte e/o provocate da errori medici (farmaci, operazioni, ecc.).
Dal punto di vista igienistico, non ha molto senso tale diversificazione tra malattie cardiovascolari e tumorali, perché entrambe sono il risultato finale dello stile di vita!

Per riprendere il titolo della ricerca britannica e del presente articolo, le odierne malattie che stanno mietendo vittime ogni secondo nel mondo industrializzato, sono assolutamente artificiali e non naturali. Perciò non dobbiamo dare la colpa ad un gene viziato o difettoso, ad un microbo (i quali vivono in simbiosi, con noi e dentro di noi, da centinaia di migliaia di anni e sono di vitale importanza per l’economia organica), o ad un esserino un milione di volte più piccolo di una cellula, come il virus, perché è molto più semplice incolpare qualcuno esterno a noi, qualcuno che ci deresponsabilizzi, che ci tolga lo specchio per non guardare la nostra stessa esistenza.
Così facciamo sistematicamente da decenni e i frutti sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere!

I numeri sono allarmanti e i tempi sono assolutamente maturi per prendere coscienza del fenomeno e soprattutto per muoversi.
Ora gli stessi scienziati dicono che una dieta sana, un’attività fisica regolare, un peso sano possono prevenire circa un terzo dei tumori più comuni. Un terzo.
Poco importa la riduzione di un terzo, piuttosto che tre quarti, sono soltanto numeri, e in quanto tali manipolabili a proprio piacimento. La cosa fondamentale è capire che lo stile di vita ha sempre fatto in passato e fa ancor oggi una grande differenza.

Cosa s’intende per stile di vita?
Per stile di vita s’intende tutto: quello che mangiamo, respiriamo e beviamo, pensiamo, sentiamo e proviamo; è l’intero mondo dei sentimenti, il corretto del corpo, il riposo, l’aspetto spirituale, ecc.

– Un’alimentazione sana nel rispetto della Natura e delle corrette combinazioni e sequenze, è un’alimentazione basata su alimenti vivi e vitali, non morti (raffinati, pastorizzati) o pregni di chimica tossica e cancerogena (additivi, aromi, edulcoranti, zuccheri, ecc.) o acidificanti come tutte le proteine di origine animale (carne, pesce, uova, latticini).
Una alimentazione sana aiuta ad avere digestioni rapidi e veloci, riducendo le tossine derivate da fermentazioni e putrefazioni intestinali, e fornendo oltre all’energia vitale anche le sostanze nutrizionali (vitamine, sali minerali, enzimi) fondamentali per un corretto funzionamento organico e cellulare.
Se è vero, come è vero, che la malattia acuta è una “eliminazione vicariante” delle tossine, cioè il meccanismo intelligente messo in atto dalla Natura per eliminare o abbassare il carico tossico, viene da sé che diminuendo la quantità delle tossine endogene prodotte con l’alimentazione, si riduce la cosiddetta “malattia”.

– L’attività fisica regolare non è intesa per modellare esteticamente il corpo, ma per smuovere il sistema linfatico. Tramite la linfa infatti avviene da una parte il trasporto di alcuni importanti nutrimenti, e dall’altra l’espulsione delle scorie tossiche che produciamo. Basti pensare che ogni giorno, per l’intera nostra esistenza, muoiono circa 70 miliardi di cellule. Una parte di queste viene riciclata dal corpo stesso, mentre il resto deve essere espulso dal corpo intossicante.
Inoltre il movimento smuovendo muscoli e articolazioni, li mantiene efficienti e attivi (come per esempio il classico esercizio per gli addominali che è straordinario per la funzionalità degli intestini e non solo).

– Il Sole è fonte di vita. Nonostante alcune assurde indicazioni mediche, esporre il più possibile il corpo nudo anche d’inverno fa bene a tutto l’organismo. Nella pelle esposta al Sole si produce per esempio la Vitamina D, l’unica che possiamo correttamente assimilare a differenza di quella di sintesi. Va fatta molta attenzione, durante il periodo estivo, agli orari più caldi per non incorrere in ustioni cutanee gratuite! Ultima precisazione, qui si sta parlando del Sole e non delle deleterie lampade artificiali, perché l’essere umano ha bisogno di tutto lo spettro della radiazione stellare e non di una piccola parte di esso.

– L’aspetto emozionale gioca un ruolo estremamente importante. La televisione per esempio, oltreché strumento di controllo mentale, serve proprio a veicolare spazzatura per la mente, spazzatura emozionale sotto forma di pseudo-notizie (stupri, assassinii, massacri, violenze, terremoti, uragani, ecc.) che inculcano il senso di impotenza; programmi d’intrattenimento beceri e assurdi che hanno l’obiettivo d’ingolfarci la corteccia prefrontale del cervello per far sì che le redini dei comandi (consci e inconsci) vengano prese dal cervello limbico, quello antico, e guarda caso il “cervello emozionale”…
Per questo e per moltissimo altro ancora, la tivù va gettata nella spazzatura quanto prima o centellinata con il contagocce, soprattutto se ci sono bambini.

Ci sarebbe ovviamente molto altro da dire, ma la cosa importante è diventare una volta per tutte responsabili della propria salute e soprattutto della propria malattia. Basta dare la colpa a esseri microscopici come i batteri o invisibili come i virus; basta incolpare la Natura per un corredo genetico imperfetto o difettoso. Ricordiamo quello che disse Louis Pasteur sul letto di morte, e cioè che il microbo non è niente in confronto al terreno. Il terreno è il nostro intero organismo: cellule, liquidi (sangue, linfa e liquidi extracellulari), organi, muscoli, apparati, ecc.
Poco importa se fu davvero Pasteur a dire quelle parole: sono una profonda e sacrosanta Verità, il Terreno è tutto!

Un terreno inquinato, tossico, acido e pregno di tossine endogene (fermentazioni e putrefazioni intestinali dovute ad una alimentazione innaturale basata su proteine animali e nelle scorrette combinazioni e sequenze, ecc.) e tossine esogene (vaccini, inquinanti, metalli pesanti, nano particelle, droghe e farmaci, ecc.) è il preludio di ogni malattia. Viceversa, un terreno biologico sano, predispone alla salute organica.

Detto questo, e tenendo in considerazione che nel Sistema-Uomo, Corpo e Mente viaggiano in due binari paralleli ma collegati e interagenti tra loro, star bene dal punto di vista organico, significa riflettere tale stato nell’aspetto mentale. Ridurre le tossine prodotte nel corpo (e quindi presenti nel sangue) significa ridurre il rischio che tali tossine penetrino la barriera emato-encefalica (B.E.E.) entrando direttamente e pericolosamente nel cervello. Possiamo a questo punto immaginare quali potrebbero essere le conseguenze di tale ingerenza, nell’eziologia o nell’aggravamento di serie problematiche (Alzheimer, Parkinson, Sclerosi, depressione, iperattività, ecc.) aumentate negli ultimi anni a livelli esponenziali. Ci hanno sempre rassicurati che la BEE è una barriera insuperabile, eppure sempre più esami autoptici riscontrano sostanze tossiche e velenose direttamente nel cervello!

Uno degli accessi diretti al cervello è la cosiddetta “via del glutammato”, cioè delle eccitotossine: acido aspartico (vedi aspartame) e acido glutammico (vedi glutammato e glutammato monosodico, MSG).[1] Quando sono presenti nel nostro organismo in quantità elevata, “aprono”, grazie ai recettori presenti dentro e fuori la BEE, un accesso diretto al cervello[2]. Questo potrebbe essere uno dei meccanismi che permette l’entrata dei metalli pesanti (iniettati in vena tramite i vaccini o introdotti con l’alimentazione o la respirazione), come alluminio, mercurio, bario, cadmio, piombo e di tutte le altre tossine presenti nel sangue, come le proteine non completamente digerite (soprattutto “glutine”, la proteina di alcuni cereali, e “caseina” quella dei latticini), candida, scarti e residui metabolici tossici delle proteine animali (indòlo, scatòlo, cadaverina, putrescina, ecc.).
Ecco perché il nostro stile di vita può fare la differenza!

COME VINCERE LA GUERRA CONTRO IL CANCRO
By Samuel S. Epstein, MD

Dom 7 Giugno 2009 10:14 pm 

Questo è un articolo del medico americano Samuel S.Epstein (traduzione di Roberto Topino- medico torinese) – La guerra contro il cancro si vince SOLTANTO con la prevenzione (controllo dell’ambiente contro l’inquinamento, corretta alimentazione).

CHICAGO, IL, May 10, 2005 –/WORLD-WIRE/– *Oggi, ci sono generali che combattono una guerra che esige un ingente tributo in termini di salute e di vite umane in America. Questi generali richiedono miliardi di dollari – oltre ai 50 miliardi di dollari già spesi – al fine di sconfiggere il flagello del nemico. Ma, in modo crescente, esperti indipendenti stanno riferendo che le strategie di questi generali sono palesemente sbagliate e che costoro coscientemente travisano gli insuccessi al fine di fornire falsi, rosei scenari.

Con tutta probabilità, voi pensate che io mi riferisca alla guerra in Iraq. Ma c´è attualmente un´altra guerra, che è gestita in modo sorprendentemente maldestro ed ingannevole. E´ una guerra che fa più vittime della guerra al terrorismo. Si tratta, in realtà, della guerra contro il cancro.  

Nel 1971, il Presidente Nixon dichiarò la guerra contro il cancro. A sostegno, il Congresso approvò il National Cancer Act. Queste iniziative portarono ad una nuova battaglia, determinarono un considerevole aumento dei fondi destinati all´ente governativo National Cancer Institute (NCI) – per la bellezza di 5 miliardi di dollari quest´anno. La nuova guerra determinò anche un aumento delle libere offerte e l´American Cancer Society (ACS) raccolse decine di milioni. Con il vento in poppa e i fianchi coperti, i vertici di NCI e ACS, diventati i generali di una nuova guerra, hanno speso miliardi di tasse e di denaro pubblico nella sua gestione negli anni successivi.

Ma dopo trent´anni di reclamizzate ed ingannevoli promesse di successi, la triste realtà è infine affiorata: stiamo infatti perdendo la guerra al cancro, in un modo che può essere soltanto descritto come una sconfitta. L´incidenza dei tumori – in particolare della mammella, dei testicoli, della tiroide, nonché i mielomi e i linfomi, in particolare nei bambini – che non possono essere messi in relazione con il fumo di sigaretta, hanno raggiunto proporzioni epidemiche, ora evidenti in un uomo su due e in oltre una donna su tre. Nel frattempo, gli indici di mortalità complessiva – gli indicatori della nostra possibilità di sopravvivere ad un cancro, dopo che si è manifestato – sono rimasti immutati per decenni.
C´è una forte evidenza scientifica che questa moderna epidemia sia dovuta all´esposizione a cancerogeni industriali in tutti gli ambienti – aria, acqua, suolo, posti di lavoro e prodotti destinati al consumo, in particolare cibi, articoli da toeletta, cosmetici e prodotti per la casa – e persino in farmaci di uso comune.

Ma la nostra progressiva sconfitta in questa guerra è attribuibile a due importanti fattori. Primo, NCI e ACS hanno concentrato le loro abbondanti risorse e la loro impostazione non sulla prevenzione del cancro, ma sui tentativi di cura dopo l´insorgenza del tumore. Il NCI, per esempio, ha destinato meno di uno stimato 3% delle sue risorse alle cause ambientali del cancro, mentre l´ACS ha usato meno dello 0,1% in questa ricerca. Come recentemente ammesso dal Presidente di uno dei più importanti Cancer Centers del NCI, molte delle risorse del centro sono state destinate alla “promozione di farmaci inefficaci” per le malattie terminali.

Trascurando la prevenzione – il principio basilare che la medicina ci ha insegnato nel corso dei secoli e la necessità di ogni scienza ancora una volta sottolineata nella guerra contro il cancro – i nostri generali del cancro hanno abbracciato la strategia del “controllo del danno”, simile al trattamento dei soldati feriti, invece di cercar di impedire l´avanzata del nemico. Il semplice fatto – più il cancro viene prevenuto e meno c´è da curare – continua a non essere presente nei piani di battaglia dei generali.

Negli alti comandi della guerra contro il cancro. Sia il NCI che l´ACS devono essere obbligati a dedicare almeno pari priorità e risorse alla prevenzione e alla cura del cancro. Sia il NCI che l´ACS devono essere obbligati ad informare il pubblico, il Congresso e gli enti di controllo circa le solide evidenze scientifiche sulle cause di cancro legate all´industria o ad altre cause evitabili. Il Congresso deve inoltre assicurare che le società che inquinano il nostro ambiente e i prodotti di consumo, con cancerogeni industriali, siano vincolate ai massimi standard di responsabilità e di trasparenza.

Un altro motivo per cui i nostri generali del cancro sono così inutili è che costoro sono diventati troppo amichevoli nei confronti dei particolari interessi, che si oppongono alle politiche di prevenzione o che banalizzano la prevenzione del cancro. Il peso dell´ACS dipende in modo consistente dai loro “Excalibur donors” (donatori eccellenti?) – un gruppo di industrie chimiche che si oppongono alla regolamentazione dei cancerogeni e compagnie farmaceutiche che vanno alla ricerca di un´approvazione ai loro ben propagandati farmaci miracolosi, che hanno mostrato un limitato, o inesistente, successo dopo anni di utilizzo.

Allo stesso modo il NCI ha anche avviato incestuose relazioni con le compagnie dei farmaci contro il cancro. In effetti, un precedente direttore del NCI ammise candidamente che l´istituto “è diventato equivalente ad una compagnia farmaceutica governativa”.

Per cambiare la linea di condotta, drastiche correzioni sono necessarie nelle strategie e negli alti comandi della guerra contro il cancro. Sia il NCI che l´ACS devono essere obbligati a dedicare almeno pari priorità e risorse alla prevenzione e alla cura del cancro. Sia il NCI che l´ACS devono essere obbligati ad informare il pubblico, il Congresso e gli enti di controllo circa le solide evidenze scientifiche sulle cause di cancro legate all´industria o ad altre cause evitabili. Il Congresso deve inoltre assicurare che le società che inquinano il nostro ambiente e i prodotti di consumo, con cancerogeni industriali, siano vincolate ai massimi standard di responsabilità e di trasparenza.
Quasi tutti gli americani conoscono le pene causate dal cancro a parenti e amici. Il crimine è che molti di questi tumori sarebbero evitabili.

*About Samuel S. Epstein, MD*:
Professor emeritus, Environmental & Occupational Medicine, School of Public Health, University of Illinois at Chicago; Chairman, Cancer Prevention Coalition; Author of the 2005 Cancer-Gate: How to Win the Losing Cancer War.

Traduzione di Roberto Topino M.D.

Cancro

Prevenire è meglio che curare

Nel confronto pubblico tra i candidati Sindaci di Parona, qualcuno in mezzo al pubblico rumoreggiava quando il sottoscritto ha detto che non sono le polveri l’unico problema di Parona, ma le sostanze tossiche che potrebbero esserci sui terreni. Ho detto che il pericolo potrebbe venire da quello che si mangia dal proprio orto, senza saperlo quel vegetale potrebbe contenere il cancerogeno che è la causa scatenante di una metastasi incurabile. Mi chiedo quanti a Parona hanno avuto la disgrazia di osservare una persona morire di cancro, mi chiedo quanti hanno sentito i loro lamenti, quanti hanno udito invocare la madre per farlo morire. Chiedere di morire per queste persone è una liberazione, ma non sono neanche liberi di poterlo fare, devono soffrire fino all’ultimo istante anche quando tutti sanno che non c’è più niente da fare. Io questa esperienza l’ho vissuta con due miei cognati. Uno di questi poco prima di sapere del male incurabile che era dietro l’angolo mi ha detto: “Nella mia ditta chimica nessuno arriva all’età di 60 anni per godersi la pensione, io sono uno dei pochi fortunati” ha comunque vissuto pochi anni da pensionato.

Sono venuto ad abitare in campagna proprio per sfuggire a questi pericoli, ora non sono più all’opposizione, altri dovranno fare il loro dovere per garantire la salute dei cittadini.

Ad Acerra hanno fermato l’inceneritore più volte per rischio diossina, noi sappiamo che in questi anni l’inceneritore di Parona si è fermato tante volte, penso sia un diritto dei cittadini sapere il carotaggio dei terreni, in quanto sul nostro territorio ci sono tante altre realtà inquinanti.

Tanti medici della Lomellina, hanno sottoscritto un documento comune, al riguardo vanno i nostri ringraziamenti al dott. Marco Lorena di Parona che oltre ad essere tra i firmatari, era tra i relatori.

Oggi abbiamo anche un medico in minoranza che queste cose le dovrebbe sapere, non è una questione di maggioranza o minoranza, la prevenzione serve per evitare i danni alla salute e dovrebbe riguardare tutti, sia chi ha votato per Colli che per gli altri.

Al dibattito è stato proprio Colli a citare il prof Redi e nel suo programma elettorale dice che i temi dominanti da affrontare sono:

  • Riattivare il monitoraggio del territorio(rel. Redi), della persona (rel. Tenconi), delle attività produttive (rel. Zecca).
  • Garantire una più ampia sicurezza ambientale per la salubrità delle persone.

Pertanto penso non abbia nulla in contrario a fare prevenzione, visto che il prof. Zecca su Parona ha detto le stesse cose che da anni vado sostenendo, anche se i cittadini rumoreggiano, ma poi alla luce dei fatti non vengono mai fatte.

A Sannazzaro per un banale diverbio momenti ci rimette la vita il Sindaco, pensate cosa potrebbe capitarvi un domani se dei genitori iniziano a perdere i loro figli sapendo che non avete fatto niente per porvi almeno rimedio con la prevenzione.

Gli studi epidemiologici e le relazione degli esperti dovrebbero almeno farvi riflettere.

Tre secondo noi sono le priorità per prevenire eventuali danni alla salute:

  • Carotaggio dei terreni per sapere il livello di tossicità (incluso le diossine)
  • Analisi del capello su un campione di persone che confinano con l’area industriale per sapere se nel loro corpo risiedono metalli pesanti (vedi Storia del Polo Petrolchimico e Danni dell’industria)
  • Limitare le sostanze tossiche delle industrie che possono creare patologie incurabili quali i tumori.

e per non danneggiare anche gli altri:

  • Una commissione di controllo che verifichi i registri di carico e scarico delle industrie, le zone di destinazione e i costi di smaltimento.

Con l’inquinamento si può anche limitare i danni, basta avere degli amministratori che si preoccupano dei cittadini e non del profitto di pochi.

Prevenzione

Lettera aperta dei Medici della Lomellina

LETTERA APERTA DEI MEDICI DELLA LOMELLINA

Dal momento che i rischi per la salute sono in parte legati al degrado ambientale e ai modelli di vita, i medici devono orientare il loro ruolo professionale e civile per promuovere la salute anche attraverso scelte di tutela ambientale.
La stessa legge istitutiva del SSN, all’Art. 2, evidenzia tra gli obiettivi del servizio stesso ” la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un’adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità; … la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ….la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro”.
Inoltre, il nuovo codice di Deontologia Professionale, all’Art. 5, suggerisce che “Il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini … il medico è tenuto a promuovere una cultura civile tesa all’utilizzo appropriato delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile…”.
Numerose malattie hanno come concausa sostanze derivate dall’alterato equilibrio naturale: dobbiamo convincerci che tutto ciò che noi gettiamo via e disperdiamo intorno a noi, ci ritorna in maniera nociva attraverso l’aria, l’acqua e il cibo che mangiamo. In un mondo affamato di energia, di combustibili e di petrolio, sembra che ci dimentichiamo che il primo “combustibile” di cui tutti abbiamo bisogno è il cibo e che cibo, aria ed acqua pulita sono beni primari, non inesauribili ed inaccessibili alla maggior parte dell’ umanità.
Spesso ci sentiamo rassicurati quando le sostanze tossiche sono all’interno dei “limiti di legge”, ma le “basse dosi” non sono certo scevre da danni; a questo proposito non si dimentichi che esistono effetti sinergici di tossicità fra sostanze ritenute singolarmente sicure.
Ci riferiamo in questa sede soprattutto alle malattie respiratorie. Il “Particolato” (PM) che respiriamo proviene in buona parte dal traffico veicolare, ma anche da tutte le attività antropiche che comportano la combustione di materia. Respirare un’aria con una grande quantità di PM è oltremodo nocivo e più le particelle sono di minori dimensioni più sono pericolose in quanto passano rapidamente dagli alveoli polmonari al torrente circolatorio ed arrivano a tutti gli organi: rene, fegato, cuore; recenti ricerche inoltre hanno dimostrato come il particolato ultrafine possa arrivare, tramite la via olfattiva, al cervello inducendo in modelli sperimentali animali danni ossidativi del tutto simili a quelli presenti nel morbo di Alzheimer.
Ricordiamo in quanto apparso sul New England Journal of Internal Medicine del 2004 circa la funzione respiratoria nei bambini. Questo studio ha dimostrato che nel 56% di bambini in buona salute, che vivono in una media città inglese ove è presente una centrale a combustibile fossile -con parametri dell’aria all’interno dei limiti di legge -la capacità respiratoria risulta ridotta in modo direttamente proporzionale alla presenza, all’interno dei macrofagi delle vie aeree, di particelle carboniose e che queste sono direttamente correlate all’ incremento di PM10 nell’aria. Si sa che la funzione polmonare si sviluppa e raggiunge la piena maturità intorno ai venti anni, pertanto se essa viene compromessa fin dall’infanzia è verosimile che questo si traduca in un danno per vita da adulti. Per ogni incremento di 10 µg/m3 di PM 2.5, si calcola un aumento di rischio di mortalità per cancro al polmone dall’8 al 14% e del 12% per patologie cardio-circolatorie.
Tali rischi sono ancor più accentuati per il sesso femminile; infatti, sempre sul New England Journal of Internal Medicine del 2007 ricercatori americani hanno evidenziato che ad ogni incremento di 10 µg/m3 di PM 2.5, si accompagna un incremento del 24% del rischio di eventi cardiovascolari e del 76% del rischio di morte cardiovascolare in una popolazione di donne senza precedenti cardiologici .
La tutela dell’ambiente, il ripristino ed il mantenimento di condizioni compatibili con la vita non può essere solo un mero esercizio di buoni propositi ma deve guidare le scelte che, come singoli e come società, ogni giorno siamo chiamati a compiere, coinvolgendo quindi, senza possibilità di “scorciatoie”, chi ha politicamente l’onere di tutto questo.
E’ noto che i principali determinanti della qualità dell’aria sono la mobilità motorizzata, i sistemi di riscaldamento e le immissioni in atmosfera di sostanze chimiche da insediamenti produttivi. E’ dunque su tutti questi elementi che si deve agire se si vuole migliorare la qualità dell’aria. Pertanto è solo una scelta contingente quella che come medici abbiamo fatto di richiamare l’attenzione del mondo scientifico in generale e di quello politico su uno di questi determinanti: l’inquinamento da insediamenti produttivi.
In particolare ci riferiamo alle centrali a “biomassa” la cui costruzione è prevista nei prossimi anni all’interno del territorio lomellino, la cui attivazione porterebbe all’ulteriore inquinamento di una zona particolarmente a rischio; a tal proposito si segnalano i valori di PM 10 della centralina di rilevazione di Parona, quasi sempre ai valori massimi misurati tra tutte le centraline della provincia di Pavia.
Il Piano Regionale per l’Energia del 2008 indica come la provincia di Pavia sia autosufficiente da un punto di vista della produzione di energia elettrica.
Ma, allora, perché non cambiare rotta? Perché non eliminare i rischi, assolutamente evitabili, di un ulteriore aumento delle particelle nocive.
Noi medici abbiamo una grande responsabilità: non possiamo limitarci a cercare di porre rimedio a patologie in gran parte provocate da scelte politiche irrazionali ma, come l’art. 5 del nostro codice deontologico recita, dobbiamo adoperarci a promuovere a tutti i livelli la consapevolezza che l’ambiente è un determinante fondamentale della salute nostra e di chi verrà dopo di noi.
In definitiva ci sembra che riscoprire il valore di un vecchio detto: “Prevenire è meglio che curare” sia di estrema attualità: oggi più che mai riaffermare con forza il diritto alla tutela della salute significa riaffermare il diritto alla tutela della vita.

lunedì 30 marzo 2009

Lettera