Osservazioni WWF Lomellina P.G.T. di Parona Lomellina

CERGNAGO 09/12/2013

Protocollo Osservazioni WWF Lomellina sul P.G.T. di Parona

 

Alla Cortese Attenzione

del SINDACO di Parona Lomellina

del RESPONSABILE DEL SERVIZIO TECNICO

del SEGRETARIO COMUNALE

della GIUNTA COMUNALE

dei CONSIGLIERI COMUNALI

 

Oggetto: Parere sulla “Bozza del Documento di Piano”, sul “Rapporto Ambientale”, sulla Sintesi non Tecnica della seconda Conferenza di Valutazione del P.G.T. di Parona Lomellina tenuta il 05/12/2013, espresso ai sensi dell’art.13, co. 3, della L.R. n.12/2005 della regione Lombardia.

 

             Il WWF Lomellina spera sempre che gli amministratori tengano conto della situazione del loro paese, applicando quelle regole che rendono virtuose le loro scelte. Nelle metropoli le superfici urbanizzate raggiungono percentuali dell’ottanta per cento, queste vanno diminuendo in funzione delle dimensioni delle città, trovando le percentuali più basse in paesi di campagna come il nostro. Un’occupazione di suolo causata da un presunto aumento della popolazione pertanto, passa come un’esigenza, sottrarre invece del suolo prezioso e spesso fertile per speculazioni edilizie non rientra nelle regole dei paesi virtuosi, che tengono ad applicare la regola di riutilizzare le aree dismesse per nuovi insediamenti. Nel contesto planetario è ormai accertato che le anomalie climatiche e i disastri ambientali sono da associare all’attività umana, pertanto una nazione che funziona o che vuole funzionare, dovrebbe tenere conto di questi fattori, ad esempio dovrebbe stabilire dei limiti di espansione industriale dove questa è già eccessiva; gli stessi limiti andrebbero applicati ai comuni che hanno abusato con le urbanizzazioni. Invece noi notiamo a livello locale, che i sindaci si aspettano di essere premiati dai loro elettori quando usano i PGT per trasformare i terreni agricoli in edificabili e a volte lo fanno anche a insaputa del proprietario. Basta guardare i dati di Parona e questi parlano da soli, non è difficile capire che ci sono stati eccessi di concessioni, lottizzazioni, speculazioni edilizie per favorire le attività industriali e commerciali. Il 2011 è stato l’anno nero di Parona, si è scoperta la diossina nelle uova e i valori di polveri sottili erano più simili ai dati rilevati in una metropoli che in un paese di campagna. Questi fatti hanno generato preoccupazione e allarme tra la popolazione, per la prima volta dopo diversi anni si è invertito il costante aumento della popolazione, in effetti come riportato nella “Relazione previsionale e programmatica 2013-2014-2015 del Comune di Parona” al 31 dicembre 2011 la popolazione residente è di 2.022 abitanti (secondo calo consecutivo). Pertanto, nei prossimi anni dovremmo prevedere una costante diminuzione di abitanti e non un aumento come prospettato nella relazione, perdita causata dalla preoccupazione di vivere in un ambiente sempre più degradato, non sostenibile con una politica sempre più proiettata a consumare suolo per attività commerciali e industriali ad alto impatto ambientale. E’ proprio questa la causa della fuga della popolazione, pertanto notiamo e non comprendiamo i motivi che portano a introdurre nel P.G.T. altre espansioni industriali e commerciali, prevedendo la popolazione tendenzialmente in aumento anziché in diminuzione.

Parona Trend Popolazione

Basta osservare i dati della relazione sul nuovo P.G.T.

AMBITI DEL LAVORO E DELL’ECONOMIA  1.320.829
AMBITI A SERVIZI DISCIPLINATI DAL PIANO DEI SERVIZI 489.494
ZONE RESIDENZIALI  393.028

 

E si comprende benissimo perché Parona L. è citata come esempio di eccessiva industrializzazione nel geodatabase 2000-2002 nel confronto con i dati Istat del 1991. Il principale motivo dell’ampliamento della superficie è dovuto alla politica comunale che, in questi ultimi anni, ha favorito il sorgere di strutture industriali e di grandi insediamenti commerciali quali un inceneritore, una mega-fonderia, un centro commerciale, una mega-ditta di vernici una Multisala Cinematografica e questo ha fatto lievitare la percentuale della superficie urbanizzata di un Comune che ha poco più di 900 ettari di terreno.

 

  1954 1991 2000-2002 2007
Vigevano 8,27% 15,80% 20,70% 23,80%
Parona 4,66% 9,60% 17,70% 22,00%
Mortara 5,17% 6,50% 10,90% 14,48%
Pavia 13,23% 21,20% 25,70% 27,49%
Milano 49,40% 71,60% 73,30% 78,07%

 

Gli ultimi dati aggiornati sul consumo di suolo ci collocano al secondo posto nella provincia di Pavia se calcoliamo l’aumento di aree antropizzate dal 1954 al 2007. Appare evidente che più le città sono estese come dimensione, più alto diventa il consumo di suolo, mentre per paesi di esigue dimensioni come il nostro si notano dei consumi quasi pari alla Provincia o a Vigevano, addirittura abbiamo già superato Mortara che ha più di 15.000 abitanti. Per evidenziare la reale situazione del territorio di Parona si evidenziano i dati occupazionali e della struttura economica tramite l’“8°” censimento generale dell’Industria e dei servizi effettuato dall’ISTAT nel 2001”. Su una popolazione censita di 1698 abitanti risultavano occupati 1271 addetti in 165 Imprese nell’anno 2001 (Imprese, Artigianato, Istituzioni), su un territorio di appena 9,3 Km Quadrati. I dati Istat più recenti del 2011 danno 127 imprese attive e 1314 addetti. Se misuriamo Parona come “Tasso di disoccupazione”, notiamo che non si differenzia rispetto ad altri paesi, anzi i dati più recenti del 2011 secondo la tabella pubblicata sul sito www.urbistat.it ci colloca nei primi posti tra i paesi con più disoccupati della Provincia di Pavia, pertanto tutto questo non è servito per le esigenze del paese, ma solo per favorire la speculazione edilizia propensa all’espansione commerciale e industriale. Nel rapporto ambientale si esprime il concetto di sviluppo sostenibile, ma Parona contribuisce nel trasformare i rifiuti non pericolosi come il RSU, in rifiuti pericolosi per il clima e la natura, tramite l’incenerimento. Le ultime normative considerano come termoutilizzatori gli impianti ad alta efficienza energetica, tra questi quelli con il teleriscaldamento rientrano in questa categoria. Non è il caso dell’impianto di Parona che è privo di questa innovazione e ha più di dodici anni di attività che grava sulle prestazioni. L’inceneritore fa parte dei cinque impianti IPCC, troppi per un paese di così ridotte dimensioni, pesa per quanto riguarda l’impatto ambientale anche la compatibilità, ad esempio l’ammoniaca utilizzata per la fusione dell’alluminio nella fonderia è un precursore delle polveri sottili dell’inceneritore. Per via di un’ordinanza sindacale firmata dal Sindaco, i cittadini di Parona continuano a non mangiare polli e uova per via delle diossine trovate anche nei terreni dall’Istituto Mario Negri, senza che nessuno dica di chi è la causa, è risaputo che una cattiva combustione crea diossina (L’attuale tecnologia dell’inceneritore di Parona è la gemella di quello di Robbins). L’inceneritore di Robbins è stato chiuso nel 2000 dall’EPA (Environmental Protection Agency US) perché ha violato i limiti federali di emissione dello Stato per il monossido di carbonio, idrocarburi totali, e l’opacità (la quantità di luce oscurata). Inoltre, il superamento dei limiti operativi è causa di un’inefficiente temperatura dei gas di combustione durante quel periodo. Queste anomalie potevano provocare la formazione e l’emissione di sostanze tossiche, come le diossine e i furani, sostanze che oggi con certezza, si trovano nei terreni di Parona Lomellina. I dati reali sui rifiuti confermano le criticità della provincia di Pavia nel conseguire gli obiettivi (Raccolta differenziata finalizzata al recupero della materia) rispetto alle altre province Lombarde per via di un surplus di inceneritori. Appare evidente che i quantitativi autorizzati per recuperare energia sono in eccesso rispetto ai quantitativi trattati per recuperare materia, questo comporta importare rifiuti per tenere a regime gli impianti e contrasta con i principi del riutilizzo della materia in ambito territoriale. L’inceneritore di Parona era nato per risolvere il problema dei rifiuti del bacino B (49 comuni della Provincia di Pavia) che conferivano circa 90.000 t/a nella discarica della Belcreda, oggi tra rifiuti speciali e RSU è autorizzato a incenerirne 380.000 t/a e si parla di realizzare una terza caldaia da affiancare alla prima per almeno due anni, poi dicono che dismetteranno la più obsoleta. Oggi il residuo dell’incenerimento (Ceneri leggere e pesanti, Compost di bassa qualità, materiale che non brucia) è circa simile al quantitativo che conferivamo nel passato in discarica. Nel rapporto ambientale non solo manca un accenno alle diossine trovate nei terreni, ma addirittura un minimo di relazione sullo stato delle polveri sottili (PM10) e NOx rilevate negli ultimi anni. Riportare solo dati parziali inerenti ai periodi non critici di un paese di campagna falsifica la reale situazione ambientale che incide sulla salute dei Paronesi.

Dati delle diossine

Di seguito, si riportano i dati di alcuni studi effettuati sui terreni di Parona e nei paesi limitrofi che riguardano lo “Studio Mario Negri” commissionato dal C.L.I.R. (Consorzio Lomellino Incenerimento Rifiuti) e lo studio Cenci commissionato dalla Provincia di Pavia.

Diossine a Parona Lomellina - Studio Mario Negri

Valori Diossine a Parona Lomellina - Studio Mario Negri

 

Sappiamo che i valori rilevati nei muschi a Parona nei pressi dell’inceneritore prima del raddoppio erano:

nel 2002 : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 1,8

nel 2005 : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 2,3

nel 2006 : WHO-TEQ values for PCDD/Fs pg/g = 4,6

Pertanto, diciamo che lo stato di terreni non era per niente rassicurante, figuriamoci dopo il raddoppio cosa avrebbe trovato nei muschi, eventuali esami fatti sui cittadini che si alimentano con prodotti locali, potrebbero dare risultati peggiori di quelli forniti dallo studio di R.M. Cenci. Inoltre dobbiamo prendere atto che i fanghi della depurazione in agricoltura favoriscono la diffusione delle diossine nella catena alimentare, pertanto i fanghi prodotti a Parona dovrebbero essere esaminati rispetto alla presenza di diossine e altri inquinanti, previo il loro spargimento sui campi, o meglio ancora applicando il “principio di precauzione” non dovrebbero essere utilizzati in agricoltura. Poiché Parona, in base ai dati dell’Arpa, ha sforato negli ultimi anni tutti i limiti di legge riguardo le polveri sottili con valori simili a città come Milano, poiché le diossine si bioaccumulano nel tempo e dal 2002 al 2006, sono più che raddoppiate, poichè dopo il raddoppio dell’inceneritore, lo “Studio Negri” le ha trovate anche nei terreni e con l’ordinanza N. 40 del 29/12/2011, il Sindaco ha

Ordinato

A tutti i cittadini, il divieto di consumare in proprio e di cedere ad ogni titolo carni e uova derivanti da allevamenti avicoli rurali a conduzione famigliare (galline e pollame vario e relative uova) situati nel territorio del Comune di Parona, ci chiediamo come mai nel rapporto ambientale non siano menzionati fatti così preoccupanti.

Non meno critica la situazione ambientale delle polveri sottili, come di seguito riportato.

Centralina Parona PM10 2012 2011 2010 2009 2008
Giorni presi in esame 352 350 343 318 363
Giornate che hanno superato il Valore limite di 50 μg/m3 84 96 80 90 71
Giornate che hanno superato il Valore limite di 100 μg/m3 15 24 1 16 17
Cicli di almeno sette giorni consecutivi di superamento del limite 5 4 2 5 5
Quantità massima raggiunta di giorni consecutivi che hanno superano il limite 18 27 9 15 10
Media Annuale (μg/m3) 39,5 42,5 38,4 40,5 35,7
Massimo valore raggiunto (μg/m3) 225 149 124 170 173

 

NB) Riguardo al 2013 abbiamo i dati parziali (al 6 dicembre 2013 su 304 giorni presi in esame 64 giorni hanno superato il limite dei 50 μg/m3, tre sono stati i cicli di sette giorni consecutivi con una media parziale di 36 μg/m3, massimo valore raggiunto 139 μg/m3, valori destinati ad aumentare da qui alla fine del mese di dicembre del 2013). Sul sito dell’Arpa un mese critico (da Ottobre a Febbraio) riporta grafici simili a quello sotto riportato e non come quello descritto nel rapporto ambientale.

PM10 a Parona Lomellina nel mese di Dicembre 2013

 Per quanto riguarda le falde acquifere, gli acquedotti e la pressione dell’acqua, abbiamo seri dubbi, i quotidiani locali hanno riportato che erano state presentate delle interrogazioni riguardo una concentrazione di tricoloroetilene e tetracloroetilene superiore ai limiti che hanno fatto scattare la chiusura temporanea di uno dei due pozzi. Sentendo la popolazione, abbiamo raccolto testimonianze di forti cali di pressione dell’acqua e non poche volte il suo colore era poco rassicurante, anche se le istituzioni hanno sempre detto che gli esami di laboratorio erano nella norma. Invitiamo a osservare un paio di fotografie allegate a un esposto contro il raddoppio dell’inceneritore di Parona depositato presso la cancelleria della Procura della Repubblica di Vigevano il 31/12/2005 inoltrato dai comitati locali. Da queste foto si può notare come dei residui delle lavorazioni industriali siano finiti nel laghetto, qui fanno anche gare di pesca sportiva, e nel canale di riempimento si può vedere uno strumento di bonifica utilizzato probabilmente per assorbire le sostanze inquinanti. Il fenomeno sembra dovuto a forti precipitazioni che hanno fatto saltare i condotti che collegavano il depuratore (non di tipo industriale), preoccupa che l’acqua piovana abbia trasportato dei residui di lavorazione, ai tempi non erano soggetti a coperture come prevedevano le normative allora vigenti. Tutto questo per evidenziare, come sia poco garantita la salute pubblica se non ci sono controlli di tutela della salute in un’area così vasta di industrie ad alto impatto ambientale.

Laghetto inquinato nel bosco Acqualunga

Inquinamento laghetto di Parona

Assorbimento inquinanti entrata laghetto

 Bonifica al Laghetto di Parona

Quando succedono fatti come questi è difficile credere che le falde acquifere, la fauna e la vegetazione non siano danneggiate. Aggiungiamo, che non si è mai pensato di studiare un piano di emergenza o di evacuazione nel caso di incidente rilevante tipo un incendio pur avendo sul territorio una ditta chimica, una di vernici e un inceneritore. Con cinque impianti IPCC, il buon senso dovrebbe come minimo prevederlo, anche qualora le normative non lo contemplassero (segue elenco di alcuni titoli di giornale).

 

Elenco Incendi dell’Inceneritore

Elenco degli incendi all’inceneritore di Parona Lomellina

Aprile 2012          Parona, incendio all’inceneritore

Marzo 2012          Parona, in fiamme il rullo di trasporto dell’inceneritore

Marzo 2012          Fiamme all’Inceneritore

Novembre 2010  Danni gravi, ma il termo funziona

Ottobre 2008      Ancora un incendio, l’inceneritore fermo due mesi

Marzo 2008         Riapre il «termo», i rifiuti tornano a Parona

Marzo 2008         Riapre il «termo», i rifiuti tornano a Parona

Ottobre 2006      Incendio al «Termo», danni contenuti

Per saperne di più basta leggerli sul sito del quotidiano: la Provincia Pavese

Usando la Query: Incendio Inceneritore Parona

 

Popolazione residente al 01/01/2012

(Fonte: http://demo.istat.it/pop2012/index1.html)

Comuni

Popolazione

Superficie

Consumo suolo nel 2007

Parona

1963

914,76

22%

Palestro

1892

1.892,79

6,49

Santa Cristina e Bissone

2018

2.211,26

7,34

La vista aerea di Parona Lomellina e di tre comuni simili come abitanti (con mappe di Google del 2012/2013) mostrano la differenza sul consumo di suolo, Palestro e Santa Cristina Bissone pur avendo un territorio più esteso, hanno più verde nel centro abitato, si nota come è sproporzionato il consumo di suolo di Parona per via delle attività industriali e commerciali (visibili i capannoni e grandi complessi edificati). Anche la struttura viabilistica progettata per allontanare i camion dal paese ha deturpato il territorio (un esempio è la strage degli ontani del Bosco dell’Acqualunga). Tante di queste opere come la circonvallazione esterna al paese è stata ideata solo per allontanare dalle vie del paese un eccessivo numero di camion diretti all’area industriale.

  

La strage degli Ontani per fare il cavalcavia (20 febbraio 2007)

 

La strage degli Ontani a Parona Lomellina per fare il cavalcavia (20 febbraio 2007)

Mappa di Google di Parona (solo centro urbano)

 Mappa di Google di Parona (solo centro urbano)

Mappa di Google di Parona (con area industriale)

Mappa di Google di Parona (con area industriale)

Mappa di Google di Palestro

Mappa di Google di Palestro

Mappa di Google di Santa Cristina e Bissone

 Mappa di Google di Santa Cristina e Bissone

 

Conclusioni

Il WWF Lomellina presenta questo parere perché le osservazioni condivisibili che hanno presentato le minoranze, il Comitato Salute e Ambiente di Parona e i cittadini alla presentazione del “Documento di scoping” non sono state prese minimamente in considerazione per redigere i documenti presentati alla seconda conferenza che si è tenuta il 5/12/2013. Chi legge il rapporto ambientale ha quasi l’impressione che non si stia parlando di Parona Lomellina ma di un’Oasi protetta. Passi l’errore riportato a pagina due dello studio di “Valutazione di Incidenza Ambientale” che come introduzione descrive la situazione di Offanengo in provincia di Cremona anziché del nostro paese, ma leggendo il rapporto ambientale qualche dubbio rimane che non stiamo parlando del nostro paese. E’ incomprensibile leggere un rapporto ambientale così sterile di dati, una semplice ricerca in Internet farebbe emergere una realtà drammatica per la salute delle persone, molto diversa da quella descritta. Tutte queste informazioni li conoscono benissimo i tecnici comunali, il Sindaco, la giunta e tutti i consiglieri comunali, incluso i vigili urbani chiamati, in continuazione dai cittadini per vigilare sull’inquinamento industriale che provoca odori maleodoranti che investono il paese. Passi che alla prima conferenza nessuno se ne sia accorto, ma dopo le osservazioni presentate come mai il rapporto ambientale non ne ha tenuto conto ?

Questo tipo di sviluppo, non trova giustificazioni sostenibili, non è una crescita necessaria per la collettività, riduce le produzioni agricole e altera la qualità dei prodotti locali.

Inoltre nelle vicinanze insistono zone interessate da habitat naturali e seminaturali caratterizzate da flora e fauna selvatiche, da specie di uccelli migratori o minacciate di estinzione tutelate per legge, quali i Siti di Interesse Comunitario (SIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS), che inevitabilmente risentono delle incidenze negative dovute a questo tipo d’inquinamento.

 Non entriamo nello specifico delle osservazioni già presentate e condivise, ma ci teniamo a ripetere che è auspicabile che non si conceda altri 160.000 m2 di aree produttive per attività industriali e commerciali, ci si limiti nelle concessioni delle istanze dei cittadini, evitando asfalti inutili e aree edificabili assoggettate a servizio pubblico, se non sono utilizzate in un breve periodo per scopi utili alla comunità.

 

Chiediamo che il rapporto ambientale prenda in considerazione queste indicazioni e valuti scenari alternativi.

  

Distinti Saluti

WWF LOMELLINA o.n.l.u.s 

Il Presidente Fabrizio Varese

Il Parere anche nella Versione Stampabile (PDF – 1,72 MB)

Esposto e risposta Ministero dell’Ambiente Versione Stampabile (PDF – 153 KB)

Esposti e risposta Ministero dell'Ambiente

About wwflomellina

WWF Lodigiano Pavese