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Comunicato Stampa – Comissione Comunale di controllo inceneritore del 18-07-2026 ore 09:30

Parona, l’inceneritore ostaggio della “deriva dei palloncini”: ogni scoppio costa 100.000 euro. La minoranza: “Impianto fragile e tecnologia obsoleta”.

PARONA (PV), 18 Luglio 2026 – Non è solo una questione di numeri e fumi: la situazione del termovalorizzatore di Parona scoperchia oggi una realtà inquietante che unisce degrado sociale, fragilità industriale e rischi ambientali. Durante l’ultima Commissione Comunale di Controllo, sono emersi dettagli che dipingono un quadro ben lontano dal “tutto roseo” spesso sbandierato dal Gestore.
L’emergenza protossido d’azoto: la droga che distrugge le griglie. È emerso un fenomeno allarmante: l’esplosione di bombolette di protossido d’azoto (N2O) all’interno della caldaia a griglia (Linea 3). Si tratta di canister utilizzati per il consumo ricreativo di droga (i cosiddetti “palloncini”), abbandonati in mezzo alla strada a Milano e conferiti impropriamente nei rifiuti che arrivano a Parona. “Ogni scoppio provoca danni alla griglia quantificabili in 100.000 euro tra riparazioni, fermo impianto e mancata produzione di energia”, dichiara il rappresentante della minoranza Renato Soffritti. “Siamo di fronte a una deriva sociale che si scarica direttamente sul nostro territorio: Parona diventa la destinazione finale dei residui di un disagio urbano che mette a rischio l’incolumità dei lavoratori e la tenuta stessa degli impianti.”
Il paradosso tecnologico: il “peccato originale” della Linea 2. Mentre la Linea 3 (griglia) è vulnerabile a queste esplosioni, la Linea 2 (letto fluido) ne è immune grazie al pre-trattamento dei rifiuti. Tuttavia, la Linea 2 resta il vero “punto nero” ambientale:
• Emissioni record: I dati di maggio 2026 confermano che la Linea 2 emette oltre 500 volte più diossine della Linea 3 (0,0162 ng/Nm3 contro 0,0000305 ng/Nm3).
• Inutilità energetica: Nonostante bruci migliaia di tonnellate di rifiuti, la Linea 2 continuerà a non produrre energia elettrica fino a maggio 2027 a causa della turbina rotta.
• L’ombra di Robbins: Questa tecnologia (letto fluido) è la stessa dell’impianto americano di Robbins, chiuso nel 2000 dall’EPA per inquinamento e temperature inefficienti. Un modello fallimentare che Parona continua a trascinare con costi ambientali altissimi.
Sicurezza e Giustizia: manutenzioni sotto la lente della Procura. La cronaca giudiziaria aggrava il quadro: la Procura di Pavia ha chiesto 22 rinvii a giudizio per la morte del saldatore G. Carlin (2022) proprio sulla Linea 2. L’accusa parla di “soluzioni manutentive insufficienti” adottate dopo cedimenti strutturali già avvenuti in precedenza. “Quando oggi vediamo nuovi guasti a ripetizione, come quello al ventilatore di coda del 15 luglio, non possiamo non chiederci se siamo ancora di fronte a semplici ‘toppe’ o a interventi reali”, sottolinea la minoranza. “Il segreto istruttorio ci impedisce di entrare nel merito delle colpe, ma il dovere di controllo ci impone di pretendere garanzie sulla sicurezza che finora sono mancate.”
Conclusione: un modello da superare. La storia di Parona, dalle ordinanze dell’ASL che nel 2012 vietarono il consumo di uova per la diossina fino agli scoppi da 100.000 euro di oggi, dimostra il fallimento di un sistema che favorisce l’incenerimento a ogni costo. “L’Europa e l’Italia approvano leggi sui sani principi del recupero, ma nei fatti si continua a bruciare, subendo persino i danni collaterali delle nuove tossicodipendenze metropolitane. È ora di dire basta: i cittadini meritano trasparenza e una transizione reale verso la raccolta differenziata, non un impianto fragile e costoso che inquina il nostro futuro.”

Cordiali Saluti
Soffritti Renato