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Lettera aperta Medici di Parma

ISDE

*(Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente)

Parma, 1 Settembre 2010

I MEDICI CHIAMANO PARMA

Lettera aperta alla città

Al Sindaco di Parma Pietro Vignali,

a tutti gli Amministratori di Parma e Provincia,

al Direttore Clinica Pediatrica Prof. Sergio Bernasconi,

al Direttore Pediatria e Oncoematologia Dr. Giancarlo Izzi,

alla Responsabile Registro Tumori Dr.ssa Maria Michiara,

ai colleghi Medici,

ai colleghi Farmacisti,

a tutti gli Operatori Sanitari,

a tutti gli Ordini Professionali della Provincia Parma,

al Magnifico Rettore Università di Parma Gino Ferretti,

al Vescovo Don Enrico Solmi,

all’Ufficio Salvaguardia del Creato,

all’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti,

all’Unione Parmense Industriali,

al Presidente Camera di Commercio Andrea Zanlari

al direttore Arpa Giuseppe Dallara

a tutti i cittadini di Parma,

Ancora una volta i cittadini di Parma hanno interpellato i medici sul progetto di un inceneritore per rifiuti nel vostro territorio e ancora una volta i medici ISDE*, impegnati nella tutela dell’ambiente e della salute, rispondono all’appello, non potendo sottrarsi all’impegno di dare la propria testimonianza a Voi, come a tante altre comunità in Italia che si trovano ad affrontare il vostro stesso problema.
Vogliamo iniziare raccontando una storia vera: c’era una volta, negli anni 50’, un paese nel Borneo colpito dalla malaria. L’Organizzazione Mondiale della Sanità trovò una soluzione al problema: il DDT, un potenteinsetticida. I primi risultati furono positivi: le zanzare morirono, la malaria passò. Ma presto apparvero i primi effetti collaterali: i tetti in paglia delle case iniziarono a rovinarsi e crollare poiché il DDT aveva sterminato anche un tipo di vespa che si nutriva delle larve di un bruco che distruggeva i tetti di paglia. La soluzione allora fu quella di utilizzare lamiera per coprire i tetti al posto della paglia, ma si rivelò pessima, perché la lamiera diventava rovente con il caldo e rumorosa sotto le piogge tropicali. Inoltre la morte degli insetti, causata dal DDT, portò alla scomparsa delle lucertole che se ne cibavano e dei gatti che si cibavano di lucertole. Senza gatti i topi aumentarono a dismisura e alla fine l’Organizzazione Mondiale della Sanità dovette far arrivare nell’isola altri gatti per porre rimedio alla situazione. Questa storiella, narrata da Amory Lovins (fondatore di un famoso istituto di ricerca americano), ci dice che se non si capiscono le connessioni fra le cose, le soluzioni possono rivelarsi peggiori del problema che si voleva risolvere: alcuni decenni fa si è pensato di risolvere il problema dei rifiuti bruciandoli, ma la cura si è rivelata assai peggiore del male! Del resto, per capirlo, basterebbe pensare a cosa c’è scritto in un pacchetto di sigarette e ricordare che ogni processo di combustione comporta la formazione di centinaia di sostanze tossiche diverse, molte delle quali persistenti e cancerogene, che si accumulano in aria, acqua, terreno e catene alimentari a partire da rifiuti inerti e praticamente innocui.
Cari Cittadini, ragionate insieme a noi: se le malattie infettive, cause di gravissime epidemie per secoli e millenni, sembrano oggi in gran parte – almeno nel mondo occidentale – debellate grazie alle migliori condizioni igieniche in cui viviamo, la sfida che oggi dobbiamo affrontare è quella di combattere, o piuttosto di prevenire l’insorgenza di tante malattie croniche: tumori, malattie endocrino-metaboliche come obesità e diabete, allergiche e autoimmuni come asma e artriti, neurodegenerative come l’Alzheimer, disturbi della fertilità e problemi riproduttivi, che sono in continuo aumento. Rispetto a questo carico enorme di sofferenze che colpisce noi e le nostre famiglie emerge con crescente evidenza la grande responsabilità che riveste l’esposizione – specie nelle prime fasi della vita – ad agenti inquinanti, presenti ormai stabilmente nel cibo, nell’acqua, nell’aria e nel nostro stesso organismo. Molte di queste sostanze (diossine e metalli pesanti) sono persistenti, entrano nella catena alimentare inquinando i foraggi e, assunti dagli animali, finiscono nei nostri alimenti: carni e latticini! In particolare, per quanto attiene agli inceneritori, è importante ricordare che tantissimi studi nazionali e internazionali hanno dimostrato come decine di sostanze cancerogene escano da queste macchine causando gravi danni alle popolazioni esposte alle loro emissioni: tumori, malattie cardiorespiratorie ed endocrino-metaboliche e persino malformazioni infantili.
L’ultimo recentissimo studio, pubblicato sulla rivista Occup. Environ. Med. (67:493- 499; 2010) concerne un’indagine condotta da ricercatori dell’Università di Lione su una vasta area in cui sono attivi 21 inceneritori. In questo studio, che ha riguardato 304 neonati con gravi difetti all’apparto genitale, si sono evidenziati rischi statisticamente significativi, fino a quasi sei volte l’atteso in relazione all’esposizione – calcolata su un modello di ricaduta entro 10 km da ogni impianto – alle diossine emesse dagli inceneritori. Nel Commento relativo a tale studio, il Prof David Kriebel del Dipartimento Salute ed Ambiente del Massachussets letteralmente ha affermato: “Lo studio Cordier suscita serie preoccupazioni in relazione ai rischi per la salute dovuti alle emissioni di impianti urbani di incenerimento dei rifiuti. Questo dato,combinato con l’evidenza di altri effetti negativi di questa tecnologia, dovrebbe essere di per sé determinante nella scelta della gestione dei rifiuti. Infatti, oltre ad essere molto pericolosi per la salute, tali impianti:
  1. provocano la produzione di ceneri pesanti e scorie tossiche comunque da smaltire;
  2. contribuiscono al riscaldamento globale;
  3. impediscono la riduzione dei rifiuti e il riciclaggio, poiché una volta che questi impianti costosissimi sono stati costruiti, i gestori vogliono avere garantita una sorgente continua di rifiuti per alimentarli”.
Il concetto per cui spargendo nell’ambiente sostanze cancerogene e mutagene si determini un aumento del numero di tumori e di altre malattie non dovrebbe essere così difficile da comprendere! Ciò diventa del tutto inaccettabile nel caso della combustione dei rifiuti, perché di questi veleni possiamo fare assolutamente a meno, attuando una gestione virtuosa dei rifiuti che comporti la loro riduzione ed il loro riciclaggio.
La domanda allora diventa: perché ci si ostina a bruciarli?
La Federazione Italiana degli Ordini dei Medici individuò, già in un documento del febbraio 2008, nell’incentivazione abnorme data, soltanto nel nostro paese, all’incenerimento anziché alle azioni di riduzione, riciclo e recupero dei materiali il vero motivo di questa pratica distruttiva, antieconomica e pericolosa che non riguarda solo i rifiuti ma anche le cosiddette “biomasse”, vegetali ed animali. In virtù di assurdi incentivi, infatti, oggi gli allevatori guadagnano di più dal bruciare la pollina delle galline che non dalla vendita degli animali o delle uova: vi sembra, cari cittadini di Parma, che una politica che premia gli escrementi più delle uova e degli stessi animali possa avere un fondamento di razionalità?
La soluzione della gestione dei rifiuti è semplice e sempre più praticata in tutto il mondo: si chiama riduzione dei rifiuti e raccolta differenziata “porta a porta” finalizzata al riciclo e al recupero della materia e non alla sua distruzione! Quest’anno ben 200 Comuni in più rispetto al passato sono stati premiati da Legambiente ed in complesso sono 1488 i comuni che attivando i servizi di raccolta differenziata hanno evitato l’emissione in atmosfera di 2,3 milioni di tonnellate di CO2 e di sostanze tossiche e cancerogene. Sette milioni di tonnellate di rifiuti sono state sottratte alle discariche, con riduzione delle tariffe, nuovi posti di lavoro, risparmio di materiali vergini e, soprattutto, tanta salute per l’ambiente e per le persone.
Qualcuno vi dirà che recentemente sono stati costruiti impianti moderni, di taglia sempre più grande, che utilizzano particolari filtri che sono in grado di ridurre il Particolato Totale Sospeso (PTS). La realtà è molto diversa: i nuovi inceneritori, essendo in genere molto più grandi e potenti, producono infatti molto più particolato, e se anche è vero che la frazione più grossolana (che determina danni minori alla salute) viene trattenuta dai suddetti sistemi di filtraggio, è stato dimostrato che le frazioni fini ed ultrafini – che sono enormemente più dannose per la salute umana – vengono disseminate nell’ambiente per decine di chilometri! Sappiate inoltre, che restano invariate le normative di monitoraggio e che i microinquinanti (metalli pesanti, PCDD/PCDF ed IPA) vengono misurati, per legge, solo 3-4 volte all’anno, per cui su 8000 ore di funzionamento annuo, i campionamenti riguardano solo 24 ore! Sempre per legge, infine, i controlli sono prescritti al di fuori delle fasi di accensione e di spegnimento e delle fasi critiche di funzionamento, quando le combustioni portano alla formazione di diossine in quantità decine di volte superiore rispetto al funzionamento normale.
Ma abbiamo iniziato con una storia e vogliamo terminare con un altro aneddoto, anche questo assolutamente vero. Nel 1854 a Londra, imperversava il colera e molto prima che venisse scoperto il “vibrione”, un attento e solerte medico inglese di Sanità Pubblica, il Dr John Snow, sospettando che l’infezione si diffondesse attraverso l’acqua di una fontana, cui tutti attingevano, ne impose la chiusura. La sua ipotesi fu irrisa dal Royal College of Physicians che, al contrario, riteneva che il morbo si spandesse per via aerea ed il Dott Snow rischiò quasi il linciaggio, poiché la popolazione, già esasperata dalla gravissima epidemia che causava decine di morti ogni giorno, mal sopportava l’imposizione di andarsi a procurare l’acqua a chilometri di distanza. Ma con la chiusura della fontana in pochi mesi la città di Londra fu risanata, grazie al “buon senso” di un medico attento e coraggioso.
Cari cittadini di Parma, la Storia ha tante Lezioni da insegnare: dobbiamo cominciare a chiudere le “fontane dei veleni” se non vogliamo compromettere in modo irreversibile il futuro dei nostri figli e nipoti, e dobbiamo impedire che sempre nuove “sorgenti di veleni” – facilmente evitabili – vengano aperte, come avverrebbe con la costruzione di un inceneritore nella Vostra città, che vive, fra l’altro, di una fiorente attività agroalimentare.
Cittadini di Parma, di fronte a chi sostiene a spada tratta l’incenerimento dei rifiuti, chiedetevi se, per caso, non abbia qualche conflitto di interesse.
I medici firmatari di questa lettera rispondono solo alla loro coscienza e per questo sono qui a testimoniare quali siano i rischi di una dissennata decisione sulla gestione dei rifiuti nella Vostra città.
Sottoscrivono l’appello “I Medici chiamano Parma”
Abbate Giuseppina Psichiatra – ISDE PALERMO
Ascierto Paolo Antonio Oncologo-Immunologo – NAPOLI
Bai Edoardo Medico del Lavoro – MILANO
Baldi Germano, Medico di Famiglia – CAVA DE’ TIRRENI (SA)
Belpomme Dominique, oncologo, presidente ARTAC, ISDE France, Paris
Bolognini Michelangiolo Medico Igienista – PISTOIA
Burgio Ernesto Pediatra – Comitato Scientifico ISDE ITALIA
Cappelletti Roberto, Chirurgo generale, ISDE Borgo Valsugana (TN)
Castagneto Bruno, Oncologo NOVI LIGURE (AL).
Cavasin Francesco Reumatologo, ISDE TREVISO
Caviglione Marco Medico di Medicina Generale ISDE SAVONA
Ciannella Gerardo Pneumologo Medicina Preventiva e del Lavoro NAPOLI
Cigala Fulgosi Francesca psichiatra FERRARA
Comella Giuseppe Oncologo ISDE NAPOLI
Degli Esposti Davide Service de Biochimie et Biologie Moléculaire – VILLEJUIF France
Di Carlo Maria Elena Pediatra – BORGO VALSUGANA (TN)
Esposito Gennaro Psichiatra Nola, Acerra, Marigliano -NAPOLI
Faggioli Antonio, Specialista Igiene e Sanità Pubblica – ISDE BOLOGNA
Franceschi Paolo ISDE Pneumologo – ISDE SAVONA
Frusi Mario Gastroenterologo – ISDE CUNEO
Galassi Andrea Medico di Medicina Generale – FORLI’
Garetti Gianluca Medico di Medicina Generale – ISDE FIRENZE
Gennaro Valerio Epidemiologo Istituto Tumori- GENOVA
Gentilini Patrizia, Oncologo-Ematologo – ISDE FORLÌ
Ghirga Giovanni Pediatra – CIVITAVECCHIA
Grandori Luisella, Pediatra – MODENA
Guida Michele, Oncologo – BARI
Invernizzi Giovanni Pneumologo ed Allergologo – ISDE SONDRIO
Laghi Ferdinando Medicina Interna ISDE CASTROVILLARI (CS)
Malventano Monica Pediatra FERRARA
Mandalà Mario Oncologo – BERGAMO
Marfella Antonio Tossicologo Oncologo – ISDE NAPOLI
Masera Giuseppe Oncoematologo Pediatra – MILANO
Mazzi Gustavo, Medico Trasfusionista AOSMA – PORDENONE
Medri Laura, Anatomia Patologica – FORLI’
Migaleddu Vincenzo Medico Radiologo – ISDE SASSARI
Miserotti Giuseppe, Medico di Famiglia Presidente Ordine Medici Chir. Odont. – PIACENZA
Morigi Massimo, Geografia delle Malattie – ISDE ROMA
Muggiano Antonio, Oncologo – CAGLIARI
Neyroz Paolo Biochimica Univ. – BOLOGNA
Palazzi Giovanni Pediatra MODENA
Palmieri Giuseppe, Biomolecular Chemistry (CNR) SASSARI
Panizza Celestino Medico del Lavoro ISDE BRESCIA
Pedretti Gian Piero – Ostetrico Ginecologo – ISDE FORLÌ
Pisacane Alfredo Clinica Pediatrica NAPOLI
Portaluri Maurizio, Radioterapia BRINDISI
Ridolfi Ruggero, Oncologo-Endocrinologo ISDE FORLÌ
Rivoltini Licia, Immunologa, Istituto Tumori MILANO
Rigo Marco Medico di Medicina Generale ISDE BORGO VALSUGANA
Rominzi Roberto, Presidente ISDE Italia AREZZO
Rosetti Danila Medico di Medicina Generale ISDE FORLI’
Rovinazzi Alberto Maria Ginecologo FORLI’
Sibilia Lucio Psichiatra Università ROMA
Tamino Gianni Biologo, Comitato Scientifico ISDE ITALIA
Terzano Bartolomeo Specialista in Malattie Infettive ISDE CAMPOBASSO
Timoncini Giuseppe Pediatra, Allergologo ISDE FORLI’
Tullio Francesco Psichiatra ISDE PERUGIA
Ugazio Giancarlo Patologo TORINO
Valerio Federico Chimica Ambientale GENOVA
Vantaggi Giovanni, Medico di Medicina Generale referente ISDE per l’Umbria TERNI
Vigotti Mariangela Ricercatrice Università PISA
Zoli Alessandra Fisiatra FORLI’
Farmacia SS. Annunziata, Farmacia S. Francesco, Farmacia Ranieri, Farmacia Brandonisio Parma

vedi: la lettera aperta originale alla citta da parte dell’ISDE – 1 Settembre 2010 (PDF – 152 KB)

 

Associazioni

Inceneritore di Parona Lomellina

 

Per quanto riguarda la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, la nostra Provincia di Pavia è divisa in due bacini. Il bacino A comprende il Pavese e l’Oltrepò orientale, mentre il bacino B copre la Lomellina e il Vogherese. Il CLIR (Consorzio Lomellino per l’Incenerimento dei Rifiuti) raccoglie e conferisce i rifiuti del bacino B. Nel 1995 per scongiurare il ricorso alle discariche, l’Amministrazione provinciale di Pavia adottò un proprio Piano Provinciale dei Rifiuti che recepiva la Legge Regionale 21/93 la quale prevedeva la costruzione di un impianto di incenerimento per lo smaltimento dei rifiuti del bacino B. In dettaglio, la LR 21 conteneva un cosiddetto “Piano a breve termine” per fare fronte all’emergenza dello smaltimento dei rifiuti di allora in Lombardia, in cui si individuava in Vigevano l’area che doveva ospitare l’inceneritore al servizio del bacino B, e nel CLIR l’ente titolare di questo impianto. L’impianto previsto nel Piano provinciale aveva una capacità di smaltimento annuo di 146.000 tonnellate, pari al quantitativo di rifiuti prodotto nel bacino B (118.000 t/a nel 2000 al netto della raccolta differenziata) più una percentuale “di mutuo soccorso” da utilizzarsi nel caso che una delle province lombarde fosse entrata in emergenza rifiuti. Nel 1996, date le difficoltà incontrate da Vigevano nel mettere a disposizione un’area adeguata, l’allora Sindaco di Parona, Silvano Colli, che nel 1995 era stato eletto Presidente del CLIR, concordava con gli altri circa 50 Comuni del bacino di insediarlo a Parona. A Parona nasce una commissione comunale consultiva di basso profilo tecnico, che nel 1997 sceglie come migliore progetto quello denominato “Lomellina Energia” presentato da Foster Wheeler, scartando i progetti presentati da RWE e da Termomeccanica. Il progetto Lomellina Energia citava come miglior esempio applicativo l’impianto di incenerimento rifiuti con ricupero energetico di Robbins (località vicino a Chicago) avviato della stessa FW nel gennaio 1997, magnificandone le doti di sicurezza e di efficienza. La particolare tecnologia, a letto fluido a circolazione esterna, è stata messa a punto negli USA negli anni ’80 per bruciare gli scarti di lavorazione del coke e del gas naturale. Si tratta quindi di una tecnologia che solo in un secondo momento è stata adattata all’incenerimento dei rifiuti con ricupero energetico. In Italia una disposizione del 1992 (la cosiddetta CIP 6) favorisce la nascita di impianti di incenerimento con recupero energetico, i cosiddetti termoutilizzatori o termovalorizzatori. L’energia elettrica prodotta dal termoutilizzatore è poi acquistata dall’ENEL ad un prezzo di molto superiore a quello di mercato. Inoltre il CLIR si è impegnato con Lomellina Energia con un apposita convenzione a conferire una precisa quantità di rifiuti a Parona (65 mila tonnellate annue) per tutto il periodo di vita del “termo”, rendendo di fatto la raccolta differenziata non conveniente per il nostro territorio, difatti se questa dovesse aumentare il CLIR per non pagare una penale sarà costretto a cercare rifiuti fuori Provincia. Alla fine del 2000 l’impianto di Robbins veniva definitivamente chiuso “for business reasons” dopo che nel 1998 l’EPA aveva comminato alla società di gestione una multa di 114 milioni di dollari per aver superato i limiti per quanto riguarda le emissioni di monossido di carbonio, di idrocarburi aromatici e di opacità dei fumi (quantità di luce oscurata) per il periodo che va dal giugno al dicembre del 1997, e dopo che il governo degli Stati Uniti aveva abrogato la legge che agevolava la vendita dell’energia elettrica prodotta dagli impianti di incenerimento dei rifiuti (una disposizione simile al CIP 6 di casa nostra). Per questi motivi il capitale dell’azienda aveva perso oltre il 70% dall’inizio del 1998, passando da 1 miliardo ai 246,8 milioni di dollari del marzo 2000. Parallelamente, il valore delle azioni, che prima della notifica delle infrazioni aveva toccato i 48 dollari/azione, era sceso nel 2000 a soli 6 dollari/azione. Per riprendersi da questa “botta” FW dovette, tra l’altro, vendere la sua quota di partecipazione in Lomellina Energia al Gruppo Merloni. Salvo poi riacquistarne il 40% nel 2004, quando il raddoppio era ormai stato approvato, con il palese obiettivo di riproporre la medesima tecnologia anche per la seconda linea. Monossido di carbonio, idrocarburi aromatici e opacità dei fumi sono parametri che servono per stimare le emissioni di diossina, sostanza che causa il cancro negli animali e nell’uomo. Da noi, nello stesso anno 2000, la Provincia e la Regione Lombardia davano l’assenso a una prima richiesta di aumento della capacità di smaltimento fino a 200.000 t/a e nell’agosto del 2004 la Regione dava il via libera alla costruzione di un’ulteriore caldaia per una seconda linea di incenerimento, che una volta conclusa porterà la capacità di smaltimento rifiuti dell’impianto a circa 400.000 t/a (circa quattro volte la produzione di rifiuti del bacino B). L’amministrazione di Parona forte di un consenso bulgaro del suo elettorato (superiore all’85%) ha usato, per convincere i cittadini, frasi convincenti del tipo:

  • Siamo più bravi perché siamo riusciti a “rubarlo” a Vigevano (vero)
  • Vi daremo a tutti il teleriscaldamento (falsità impossibile da mantenere in quanto non conveniente per un paese di 2000 abitanti)
  • Aumenterà l’occupazione (vero, anche se risultano occupate a tempo indeterminato poche persone del Paese)
  • Faremo una commissione sull’inceneritore (vero, ma di basso profilo tecnico)
  • La salute sarà garantita da uno studio di impatto ambientale (vero, ma ha fotografato solo il bianco, quando i terreni non erano contaminati dalle varie tipologie di inquinanti, nessuno studio sul nero evidenzia dopo anni come è messo il nostro territorio)
  • Saranno installate delle centraline con i dati a disposizione di tutti (vero, ma solo dopo innumerevoli pressioni e solo dopo il raddoppio dell’inceneritore a 400.000 t/a abbiamo avuto accesso a dati omologati, il PM10 misurato non si discosta molto dai rilevamenti effettuati in città metropolitane come Milano)
  • Formeremo una Commissione Consultiva Comunale (vero, ma si è riunita solo poche volte e la sua maggioranza è sempre stata costituita da elementi favorevoli all’inceneritore)
  • Si dovrà creare un’area verde piantumata intorno all’impianto (ad oggi non risulta visibile nessuna area verde prevista dalla Convenzione)
  • Sarà dato del Compost gratuito agli agricoltori (non è mai avvenuto in quanto la qualità è scadente e va in discarica, nessun agricoltore lo vuole)

Fasi di sviluppo:

  • Creazione di Lomellina Energia s.r.l. ottobre 1995
  • Chiusura di Lomellina Energia aprile 2001
  • Acquisizione da parte di Merloni settembre 2001
  • Acquisizione della quota da parte di FW maggio 2004
  • Autorizzazione alla costruzione della seconda linea agosto 2004
  • Raggiungimento dell’accordo con gli altri Comuni del CLIR giugno 2005
  • Prima autorizzazione per raddoppio dell’impianto gennaio 2006
  • Inizio lavori di costruzione febbraio 1998
  • Fine montaggi unità preselezione settembre 1999
  • Fine montaggi Inceneritore luglio 2000
  • Esercizio commerciale preselezione ottobre 1999
  • Esercizio commerciale inceneritore ottobre 2000

Raddoppio del Termoutilizzatore

  • Autorizzazione Regionale per una seconda linea di 180.000 t/a di rifiuti speciali non pericolosi agosto 2004

Diversi comuni del CLIR e la provincia di Pavia esprimono parere contrario, con motivazioni del tipo “non era necessario in quanto non si comprende come l’attività della seconda linea si rapporti in termini favorevoli al sistema di gestione degli RSU della Provincia di Pavia e del territorio Lombardo”. L’inceneritore di Parona è stato il primo come modello di Impianto realizzato da Privati. Nel Febbraio 2005 si inizia a discutere all’interno del C.L.I.R di realizzare una S.p.A. con le municipalizzate (ASM) di Vigevano e Mortara e i Comuni del Consorzio. Totale disaccordo tra i Comuni del C.L.I.R, nel Giugno 2005 si arriva ad un accordo parziale per la nascita di ISA, in attesa di definire al meglio la struttura. I motivi della contesa sembrano essere gli alti costi di conferimento rifiuti all’inceneritore legati alla preoccupazione per l’investimento finanziario. I quotidiani locali hanno sollevato dubbi su questa operazione, in quanto L’art. 13 della Legge 4 agosto 2006, n. 248 imponeva normative per la riduzione dei costi degli apparati pubblici regionali e locali, al fine di evitare alterazioni o distorsioni della concorrenza, le società, a capitale interamente pubblico o misto, non potevano svolgere prestazioni a favore di altri soggetti pubblici o privati, né in affidamento diretto né con gara, e non potevano partecipare ad altre società o enti. Gli attori dell’operazione sostenevano che dovevano sentire i loro legali, ad oggi (30 Maggio 2008) nessuno conosce il cavillo che ha consentito ad un consistente numero di Comuni di uscire dal CLIR e partecipare a una società come ISA. Lo stato dell’arte evidenzia che si è favorito il profitto a danno della collegialità di un consorzio, pertanto la riduzione dei costi peserà come ulteriore danno ambientale: “Avevano garantito che con il raddoppio le ceneri non rimanevano in Lomellina, ma con la scusa di ridurre le tariffe in tanti li vogliono a Galliavola a pochi chilometri dall’inceneritore”. Avevamo il problema della discarica della Belcreda, l’inceneritore era la soluzione per i rifiuti del nostro bacino, ora intendono conferire sul nostro territorio un quantitativo superiore e più pericoloso rispetto a quello che era il quantitativo iniziale.

L’inceneritore si è anche incenerito un paio di volte, si è distrutta la lavorazione di una caldaia pertanto l’RSU del bacino è stata conferita altrove per circa un mese. Sarebbe interessante sapere, visti gli alti costi di smaltimento, se per caso è stato più conveniente portarli fuori dal nostro territorio. Magari ci guadagniamo anche in salute nel portarli in altre città.

Un’analisi a confronto del 2006 tra l’incenerimento e la raccolta differenziata (finalizzata al riciclo e al recupero dei materiali), dice che incenerire i rifiuti costa di più.

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Inceneritore di Parona Lomellina