Non siamo contro il progresso, siamo contro chi non rappresenta il volere degli elettori che non desiderano un capitalismo che pensa di fare profitti sulla loro pelle. Per dimostrare che esistono persone che sanno investire a favore dell’ambiente con strategie eco sostenibili vi invito a leggere la documentazione stampata da diversi quotidiani nazionali.
INCENERIRE E’ DANNOSO E COSTOSO
Cordiali interlocutori,
allego due pagine dell’Adige di TN dove Carla Poli del CRRV (centro ricerca e riciclo di Vedelago) dà lezioni di organizzazione ad Andreatta, sindaco di Trento. Istituzionali che scappano dal confronto pubblico ( e sono già 4 anni di gioco a nascondino degli amministratori trentini) grazie alle prerogative che il potere dà loro. Ma sono oramai all’angolo, perchè questa crisi profonda, irreversibile e strutturale, che ogni giorno si evidenzia sempre più, non dà scampo nè ai destri nè ai sinistri, che sono già allo spasmo pre-mortem di questo sistema economico da loro proposto ed continuamente esaltato. Ultimi sussulti che hanno bisogno di essere indirizzati ad un vero progetto di rivitalizzazione del territorio da parte degli abitanti (sudditi e cittadini assieme), ed al più presto.
Grazie anche ad imprenditori coraggiosi e competenti come Carla Poli.
Rifiuti a riciclo totale, niente scarti per un milione di cittadini.
Rifiuti zero, a Vedelago. Ma non solo qui. Perché questa non è affatto la storia di un piccolo “comune riciclone”, in cui tutti si conoscono, dal sindaco al maestro, e tutti guardano cosa metti nel sacchetto del pattume fuori casa. L’impianto di Vedelago serve un bacino di un milione di abitanti della provincia di Treviso e dei comuni di Belluno, Vicenza e del Bassanese. E il modello è replicabile su scala più ampia. Al punto che l’azienda, di cui è proprietaria Carla Poli, ha vinto una gara a livello internazionale per dodici comuni della Sardegna e, tramite la International University di Venezia, già due volte sono venuti a vederla perfino dalla Cina.
La Riviera del 30 Maggio 2008, diffusione avvenuta nelle province di Imperia e Savona
A VEDELAGO LA SPAZZATURA LA FANNO DIVENTARE SABBIA
Avevamo un problema con il secco non riciclabile e lo abbiamo risolto
Prima ricorrevamo anche noi all’incenerimento ed avevamo un certo tipo di costi
Abbiamo azzerato i costi di smaltimento, non ricorriamo più alla discarica o agli inceneritori.
Abbiamo messo in piedi l’impianto di granulazione, ma la gestione dei rifiuti spetta alla Provincia e alla Regione. La nostra autorizzazione dice che più si recupera e meglio è. Noi riusciamo a trasformare tutto, il secco non riciclabile può essere lavorato, e diamo un prodotto a norma Uni.
E’ la politica che deve tracciare la via, con scelte strategiche lungimiranti.
PETIZIONE NAZIONALE PER LA RIDUZIONE E IL RICICLO TOTALE DEI RIFIUTI
E LA MESSA AL BANDO DEGLI INCENERITORI
Qui un vademecum di dieci punti fondamentali da sapere sugli inceneritori:
Manifesto per la riduzione e il riciclo dei rifiuti e contro la costruzione degli inceneritori
Incenerire i rifiuti? No grazie!
Questo documento viene proposto alle associazioni, comitati, gruppi che intendono partecipare ad una campagna nazionale.
1. Direttive Europee: primo ridurre e riciclare i rifiuti. Incenerimento non è riuso né riciclo
Tutte le Direttive europee sui rifiuti stabiliscono che il problema va risolto con la riduzione/prevenzione dei rifiuti all’origine (vuoto a rendere, liquidi alla spina, compostaggio domestico, etc.), la raccolta separata dei materiali, il riciclo e la produzione di nuove merci, la progettazione di merci più facilmente riciclabili. Solo in via del tutto subordinata si può ricorrere a discariche ed inceneritori.
Una furbesca interpretazione di tali direttive fa credere che gli inceneritori (chiamati solo in Italia “termovalorizzatori”) comportino la riutilizzazione dei rifiuti. In realtà, anche se il calore della combustione è utilizzato per produrre elettricità, si tratta sempre di inceneritori a bassissimo recupero di energia: riciclare la carta fa recuperare 4 volte l’energia che si produce bruciandola; riciclare le plastiche fa recuperare da 10 a 26 volte l’energia prodotta col loro incenerimento.
2. Inceneritori di RSU non sono centrali termoelettriche
Non è vero che un inceneritore è simile ad una centrale termoelettrica, che invece è progettata per bruciare un combustibile la cui composizione è relativamente costante e il cui inquinamento, se si vuole, può essere analizzato, e in parte ridotto.
3. La separazione meccanica non funziona
La grossolana separazione di una frazione “umida” (ed eventualmente del vetro) dal resto, destinato all’incenerimento, con eventuale sua trasformazione in CDR (combustibile derivato dai rifiuti), sono operazioni mirate soltanto a legittimare i grossi affari associati alla vendita di inceneritori o alla riconversione di vecchie centrali termoelettriche dismesse.
4. Se si brucia carta, plastica e legno, si vanificano le raccolte separate. C’è bisogno di riciclare la carta invece di importarla
Gli inceneritori possono funzionare soltanto bruciando materiale combustibile e le frazioni combustibili dei rifiuti sono soltanto carta, plastica, eventualmente legno. Gli inceneritori impediscono perciò la possibilità di riutilizzare e riciclare la carta e la plastica. Viene così anche vanificato il generoso impegno di tante associazioni di volontariato, scuole e famiglie per la raccolta separata dei rifiuti. C’è un’enorme bisogno di riciclo: degli oltre 10 milioni di tonnellate di carta e cartoni “consumati” in Italia, solo poco più di 2,5 milioni sono riciclati e circa 7,5 milioni vanno in discariche e inceneritori.
5. Inceneritori e riciclo sono due scelte alternative: la Germania lo dimostra
La scelta di costruire inceneritori scoraggia lo sviluppo di tecniche di raccolta separata, frazionamento e arricchimento delle frazioni riciclabili, riciclo e commercializzazione delle merci riciclate, analisi merceologica delle frazioni destinate al riciclo e delle merci riciclate; scoraggia la progettazione di merci, oggetto e macchinari più duraturi, che generano minori quantità di rifiuti durante la produzione e dopo l’uso, che possono essere usati più volte, più idonei ad essere riciclati. Tutte operazioni che potrebbero assicurare occupazione e innovazione tecnico-scientifica. In Germania la riduzione dei rifiuti (-16%) e l’aumento del riciclo degli imballaggi iniziati con il decreto Toepfer del 1991 ha mandato in crisi gli inceneritori programmati e costruiti dal 1980 al 1995.
6. Dai camini degli inceneritori esce la peste del 2000
Con la combustione di rifiuti contenenti carta, legno e plastiche (anche clorurate), si liberano metalli tossici, micro- e nanopolveri, si formano acidi, diossine, Pcb (policlorobifenili), sostanze tossiche e cancerogene, che non sono significativamente filtrate neanche dai più sofisticati mezzi di abbattimento.
Dai documenti ufficiali Europei risulta che in Italia il 64% delle diossine è prodotto dagli impianti di incenerimento.
La normativa è inadeguata a tutelare la salute: un inceneritore può “legalmente” immettere nell’ambiente sostanze nocive, compresi cancerogeni certi, in quantità rilevanti, e con controlli assai poco soddisfacenti:
ad esempio, un inceneritore da 800 tonnellate di rifiuti al giorno, rispettando i limiti di legge, emette 504.000 nanogrammi di diossina al giorno, che sono l’equivalente della dose massima giornaliera di 720.000 adulti.
Le emissioni degli inceneritori sono una delle cause principali (subito dopo il traffico) del moltiplicarsi di malattie degenerative in Europa, con enormi costi sociali. Perciò, come chiedono, tra gli altri, l’Ordine dei Medici francesi e quello dell’Emilia Romagna, gli inceneritori vanno messi al bando.
7. Le ceneri sono un quarto dei rifiuti inceneriti, vanno in discariche più pericolose e più costose
Gli inceneritori lasciano un residuo (circa il 25% in peso dei rifiuti trattati) di ceneri, contenenti sostanze chimiche più facilmente solubili in acqua dei rifiuti originari. Tali ceneri devono essere smaltite in discariche molto più sicure di quelle ordinarie. Costruire inceneritori comporta quindi costruire anche discariche, con ulteriori effetti ambientali su acque superficiali e sotterranee.
8. La “convenienza economica” dell’incenerimento è una truffa pagata con le nostre tasse
Incenerire i RSU costa molto più che raccoglierli separatamente e riciclarli: da 100 a 300 euro a tonnellata.
La “convenienza” economica sta tutta nella truffa del finanziamento statale che paga,con i nostri soldi, l’energia elettrica prodotta dagli inceneritori circa 18 cent al KW/h, oltre 4 volte il suo prezzo di mercato. E’ un conto truccato che paghiamo noi cittadini con le tasse e le bollette.
9. Verso “Rifiuti Zero” con la raccolta differenziata “porta a porta”
In Italia molte decine i comuni, non solo piccoli, superano l’80% di raccolta differenziata e qualcuno sta puntando a superare il 90%. Questi risultati si ottengono con una buona informazione e coinvolgimento degli abitanti, un sistema di raccolta “domiciliare”, fatto porta a porta, in giorni diversi per tipi di rifiuto diversi; così si facilita al massimo il riciclo e, rivendendo i vari materiali alle industrie di carta, vetro, metalli ecc. si riducono i costi complessivi e le tasse sui rifiuti. Anche il residuo finora chiamato “non riciclabile” viene ora trasformato, con tecnologia italiana, in una “sabbia” per arredi da esterno e calcestruzzi.
Investendo meno di 1 miliardo di euro, il governo può servire con la raccolta domiciliare i 45 milioni di italiani che ancora non lo sono, creando 200.000 posti di lavoro, invece di investire 10-15 miliardi di euro in inceneritori e loro discariche, con soli 3.000 occupati: la ricaduta occupazionale del riciclo rispetto all’incenerimento è di 1000 posti a 1. Questa è “economia verde”.
10 Verso “Rifiuti Zero”: paghi meno chi fa meno rifiuti
I rifiuti si riducono ulteriormente se le tariffe non sono legate alla dimensione degli alloggi o al numero del nucleo famigliare, ma alla quantità di rifiuto non riciclabile conferito.
Ulteriori sconti possono riguardare chi composta nel proprio orto gli scarti organici di cibo o potature e i genitori che addottano per i neonati i pannolini lavabili.
COMUNICATO STAMPA DEL WWF SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA A VIGEVANO
Abbiamo appreso dai giornali locali del fallimento della raccolta differenziata porta a porta fatta a Vigevano, nella zona del centro e che si vuole ritornare alla raccolta della spazzatura con i cassonetti. Negli articoli il presidente di Asm-Isa, Rosario Mandoliti, e l’amministrazione comunale di Vigevano davano la colpa di questo allo scarso senso civico dei cittadini. Come associazione WWF Lomellina siamo convinti che non ci sia niente di vero in questa assurda accusa. Prendendo ad esempio la città di Novara, molto più grande di Vigevano con una popolazione che supera i centomila abitanti, l’amministrazione ha puntato molto, con investimenti adeguati , a un traguardo notevole, con punte che superano il settanta per cento. L’iniziativa è partita coinvolgendo in prima persona i cittadini, che sono i principali artefici del risultato, insieme ad una amministrazione capace e lungimirante, che ha voluto arrivare al successo. Sono state coinvolte le scuole dalle classi dell’asilo, fino arrivare alle classi delle superiori e coinvolgendo anche l’università. La popolazione adulta è stata informata capillarmente con serate e dibattiti in diverse fasce orarie dedicate al tema, con distribuzione capillare di materiale informativo. Sono state coinvolte tutte le associazioni, che hanno agito informando i loro soci e fornendo collaborazione per risolvere eventuali problemi. Il calcio d’inizio, usando un termine sportivo è stato dato da piccole zone sparse per la città, per vedere come reagiva la popolazione e a quali risultati portava. Venivano corretti gli eventuali errori nel conferimento dei rifiuti negli appositi contenitori per la raccolta differenziata. Dove la popolazione residente era di nazionalità diversa, venivano stampate le informazioni per attuare la raccolta differenziata in più lingue, fino a otto, coinvolgendo anche le loro comunità. Quando la raccolta differenziata arrivava a risultati soddisfacenti si ampliavano le zone. L’ultima zona è stata quella del centro, per la sua complessità fatta di vicoli e molti negozi, studi professionali, uffici istituzionali e una bassa concentrazione di residenti. Si è passati da una raccolta differenziata che non raggiungeva il ventinove per cento nel duemilatre, a oltre il settanta per cento a fine duemilaotto. In pochi anni la città di Novara è arrivata in testa alle classifiche nazionali con grande orgoglio degli amministratori, ma soprattutto di quello dei cittadini, veri artefici e orgogliosi del traguardo. Non dimentichiamo, inoltre che la tassa su i rifiuti in questi anni non è aumentata. L’esatto contrario di quello fatto a Vigevano, non sarà che il fallimento dell’iniziativa è dovuta a fatto che comune di Vigevano tramite l’ASM è socia dell’inceneritore di Parona e su questo guadagna con i famigerati CIP6 elargiti alle fonti “assimilabili” alle energie rinnovabili? Ricordiamo peraltro che a causa di questa devianza giuridica l’Italia paga una penale alla Ue e la Provincia di Pavia che non rispetta i minimi di legge regionale sulla raccolta differenziata dovrebbe pagare un’ulteriore penale.