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Il mostro è colpevole ?

Qualsiasi mostro sia interrogato per abominevoli delitti, dichiarerà sempre la sua innocenza, se non sarà incalzato da qualcuno a dire la verità. Se parliamo dell’inceneritore di Parona, noi non lo assolviamo come dice:

Cronaca Vera (di G. R. PDF 827 KB – Leggi anche: i precendi articoli)

perché abbiamo prove certe di presenza di diossina nelle uova e nei terreni adiacenti all’inceneritore, e tante coincidenze simili al nostro territorio con la presenza di un inceneritore di rifiuti, confermano che noi abbiamo sempre avuto ragione (sono loro che devono dimostrare il contrario).

Le diossine saranno un “marchio indelebile per Parona, visto che si bioaccumulano e rimarranno chissà per quanti decenni nei terreni.

L’Epa a Robbins sull’impianto gemello di Parona ha dato delle valutazioni che non mi sembrano tanto allineate con quello che “non dice l’ARPA provinciale” e nemmeno con le tante rassicuranti affermazioni dell’”ASL di questa provincia“.

Poi se parliamo di fiducia nei politici sia locali sia nazionali, non ci sembra abbiano a cuore la salute di duemila anime di un paese di campagna. Ben diversa la considerazione degli Americani per Robbins, perché movimenti di giustizia, hanno difeso i quartieri neri in cause di razzismo ambientale contro la “cancro valorizzazione dei rifiuti” (termine coniato dalla maggior parte degli ambientalisti).

Non parliamo poi di giustizia, per quello che abbiamo visto in queste ultime legislature, dominate da politici che hanno cercato di cambiare addirittura le garanzie costituzionali per tutelare un solo uomo, che non ha eguali nel mondo per conflitto d’interessi.

Un’azienda può dichiarare che tutto è in regola, che vende legalmente i residui tossici al miglior offerente, ma se poi scopriamo come dice Saviano, che qualcuno li ha smaltiti in modo illegale al SUD creando tumori e morte, noi diciamo che l’arma del delitto l’ha comunque fornita un mostro.

E noi dei mostri non ci siamo mai fidati, visto che la nostra sorte la sapevamo già dal 1999, come dimostra la foto sotto (ambientalisti storici della Lomellina). Tutto il resto è già stato ampiamente spiegato e documentato sul nostro sito, non comprendiamo pertanto l’interesse a difendere l’incenerimento, i tempi sono cambiati, qualsiasi cosa dicono ormai gli si ripercuote contro, perché l’opinione pubblica ha capito che l’Unione Europea sta andando in tutt’altra direzione e gli inceneritori sono destinati alla messa al bando entro la fine di questo decennio (noi speriamo molto prima) a favore della Raccolta Differenziata finalizzata al recupero totale dei materiali (metodologia che noi abbiamo sempre sostenuto come alternativa all’incenerimento).

 

Con il WWF - Festa di Parona del 1998

Con il WWF – Festa di Parona del 1998

Analisi bilanci società raccolta rifiuti

Analisi sui bilanci di due società di Servizi di Igiene Urbana (17 Ottobre 2008)

  • ASM di Vigevano coinvolta nel processo di incenerimento dei rifiuti
  • ASSA di Novara che effettua il porta a porta finalizzato al recupero, al riciclo e al riutilizzo dei rifiuti

L’analisi dei due bilanci evidenzia senza ombra di dubbio che anche economicamente l’incenerimento dei rifiuti è un processo da avversare. Basta osservare i dati delle due società per rendersi conto che nel 2006 i cittadini di Vigevano per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti hanno un Pro Capite di spesa equivalente a 183,96 € rispetto a Novara che ne spende solo 133,41 € facendo il porta a porta. L’analisi occupazionale dello stesso anno ci dice che a Vigevano risultano occupati in ASM 64 dipendenti (uno ogni 933 su 59.714 abitanti) e in ASSA a Novara 192 (uno ogni 529 su 101.536 abitanti). L’analisi dei costi di smaltimento dice che ASM Vigevano spende 2.791.795 € su 349.953 quintali di RSU prodotta mentre ASSA di Novara ne spende 2.712.000 € su 486.440 quintali. I costi della raccolta dicono che ASM Vigevano spende 8.193.224,60 €, mentre ASSA Novara ne spende 10.833.650,31 €. I dati della raccolta differenziata attestano Vigevano al 23,48%, notevolmente sotto ai limiti imposti dall’art 205 del D.lgs. 152/2006 che impone che si raggiunga una quota di differenziata pari al 45% entro il 31 dicembre 2008, mentre Novara è al 68,48%, che è ben oltre alla soglia prevista per il 2012.

Da questa analisi si può dedurre:

Non è vero che il porta a porta costa di più e non è praticabile nelle città ma solo in piccoli paesi.  Da questi dati si può dedurre che il porta a porta costa meno perché si riducono i rifiuti da conferire in discarica o agli inceneritori, questo a vantaggio di più posti di lavoro in quanto il processo impegna più risorse umane. Un altro vantaggio della raccolta differenziata è il ricavo che aumenta per via delle materie pregiate che vengono rivendute (carta, cartone, plastica, legno, vetro, metalli) che per Novara equivale ad un’entrata di 1.159.258 € per il 2006. Dall’analisi dei dati nel tempo, si nota anche che a Novara diminuisce la quantità di rifiuto prodotto per abitante, i dati del 2006 danno 1,31 KG al giorno per Novara e 1,61 KG per Vigevano. Per concludere, dopo aver letto i dati del confronto con la virtuosa Novara, Vi invito a ridere leggendo l’analisi conclusiva del Rapporto rifiuti della provincia di Pavia del 2006 che cerca di giustificare i fallimentari risultati della raccolta differenziata.

 Nel 2008 la regione Piemonte ha sanzionato i comuni che non hanno rispettato i limiti di RD.

Nell’elenco non sono presenti comuni della provincia di Novara.
 
Come potrà aumentare la RD della nostra Provincia se i Comuni del C.L.I.R. (Consorzio Lomellino Incenerimento Rifiuti) hanno una convenzione con l’inceneritore che stabilisce delle penali se si conferisce meno di quanto pattuito?
La Regione Lombardia cosa sta facendo ?

 Documenti e link:

 Sintesi Bilancio 2006 2007 ASM Vigevano 17 Ottobre 2008 (PDF 129 KB)

 Sintesi Bilancio 2006 ASSA Novara 17 Ottobre 2008 (PDF 7 KB) Completo (PDF 7,03 MB)

 Confronto Novara con Vigevano 17 Ottobre 2008 (PDF  8 KB)

Dati Raccolta Differenziata ASSA di Novara anno 2007 (PDF 830 KB)

Comunicato Stampa Comune di Novara 23 Febbraio 2007 (PDF 18 KB)

 Analisi Assessore di Forlì sulla raccolta rifiuti di Novara 30 Agosto 2008 (PDF 20 KB)

 

Raccolta Differenziata

Proposta di Petizione Nazionale Inceneritori

PER NON INCENERIRE ANCHE IL NOSTRO FUTURO

CAMBIAMO ARIA

PETIZIONE NAZIONALE  PER LA RIDUZIONE E IL RICICLO TOTALE DEI RIFIUTI

E LA MESSA AL BANDO DEGLI INCENERITORI

Qui un vademecum di dieci punti fondamentali da sapere sugli inceneritori:

Manifesto per la riduzione e il riciclo dei rifiuti e contro la costruzione degli inceneritori

Incenerire i rifiuti? No grazie!

Questo documento viene proposto alle associazioni, comitati, gruppi che intendono partecipare ad una campagna nazionale.

1. Direttive Europee: primo ridurre e riciclare i rifiuti.  Incenerimento non è riuso né riciclo

Tutte le Direttive europee sui rifiuti stabiliscono che il problema va risolto con la riduzione/prevenzione dei rifiuti all’origine (vuoto a rendere, liquidi alla spina, compostaggio domestico, etc.), la raccolta separata dei materiali, il riciclo e la produzione di nuove merci, la progettazione di merci più facilmente riciclabili. Solo in via del tutto subordinata si può ricorrere a discariche ed inceneritori.

Una furbesca interpretazione di tali direttive fa credere che gli inceneritori (chiamati solo in Italia “termovalorizzatori”) comportino la riutilizzazione dei rifiuti. In realtà, anche se il calore della combustione è utilizzato per produrre elettricità, si tratta sempre di inceneritori a bassissimo recupero di energia: riciclare la carta fa recuperare 4 volte l’energia che si produce bruciandola; riciclare le plastiche fa recuperare da 10 a 26 volte l’energia prodotta col loro incenerimento.

2. Inceneritori di RSU non sono centrali termoelettriche

Non è vero che un inceneritore è simile ad una centrale termoelettrica, che invece è progettata per bruciare un combustibile la cui composizione è relativamente costante e il cui inquinamento, se si vuole, può essere analizzato, e in parte ridotto.

3. La separazione meccanica non funziona

La grossolana separazione di una frazione “umida” (ed eventualmente del vetro)  dal resto, destinato all’incenerimento, con eventuale sua trasformazione in CDR (combustibile derivato dai rifiuti), sono operazioni mirate soltanto a legittimare i grossi affari associati alla vendita di inceneritori o alla riconversione di vecchie centrali termoelettriche dismesse.

4. Se si brucia carta, plastica e legno, si vanificano le raccolte separate. C’è bisogno di riciclare la carta invece di importarla

Gli inceneritori possono funzionare soltanto bruciando materiale combustibile e le frazioni combustibili dei rifiuti sono soltanto carta, plastica, eventualmente legno. Gli inceneritori impediscono perciò la possibilità di riutilizzare e riciclare la carta e la plastica. Viene così anche vanificato il generoso impegno di tante associazioni di volontariato, scuole e famiglie per la raccolta separata dei rifiuti. C’è un’enorme bisogno di riciclo: degli oltre 10 milioni di tonnellate di carta e cartoni “consumati” in Italia, solo poco più di 2,5 milioni sono riciclati e circa 7,5 milioni vanno in discariche e inceneritori.

5. Inceneritori e riciclo sono due scelte alternative: la Germania lo dimostra

La scelta di costruire inceneritori scoraggia lo sviluppo di tecniche di raccolta separata, frazionamento e arricchimento delle frazioni riciclabili, riciclo e commercializzazione delle merci riciclate, analisi merceologica delle frazioni destinate al riciclo e delle merci riciclate; scoraggia la progettazione di merci, oggetto e macchinari più duraturi, che generano minori quantità di rifiuti durante la produzione e dopo l’uso, che possono essere usati più volte, più idonei ad essere riciclati. Tutte operazioni che potrebbero assicurare occupazione e innovazione tecnico-scientifica. In Germania la riduzione dei rifiuti (-16%) e l’aumento del riciclo degli imballaggi iniziati con il decreto Toepfer del 1991 ha mandato in crisi gli inceneritori programmati e costruiti dal 1980 al 1995.

6. Dai camini degli inceneritori esce la peste del 2000

Con la combustione di rifiuti contenenti carta, legno e  plastiche (anche clorurate), si liberano metalli tossici, micro- e nanopolveri, si formano acidi, diossine, Pcb (policlorobifenili), sostanze tossiche e cancerogene, che non sono significativamente filtrate neanche dai più sofisticati mezzi di abbattimento.

Dai documenti ufficiali Europei  risulta che  in Italia il 64% delle diossine è prodotto dagli impianti di incenerimento.

La normativa è inadeguata a tutelare la salute: un inceneritore può “legalmente” immettere nell’ambiente sostanze nocive, compresi cancerogeni certi, in quantità rilevanti, e con controlli assai poco soddisfacenti:

ad esempio, un inceneritore da 800 tonnellate di rifiuti al giorno, rispettando i limiti di legge, emette 504.000 nanogrammi di diossina al giorno, che sono l’equivalente della dose massima giornaliera di 720.000 adulti.

Le emissioni degli inceneritori sono una delle cause principali  (subito dopo il traffico) del moltiplicarsi di malattie degenerative in Europa, con enormi costi sociali. Perciò, come chiedono, tra gli altri, l’Ordine dei Medici francesi e quello dell’Emilia Romagna, gli inceneritori vanno messi al bando.

7. Le ceneri sono un quarto dei rifiuti inceneriti, vanno in discariche più pericolose e più costose

Gli inceneritori lasciano un residuo (circa il 25% in peso dei rifiuti trattati) di ceneri, contenenti sostanze chimiche più facilmente solubili in acqua dei rifiuti originari. Tali ceneri devono essere smaltite in discariche molto più sicure di quelle ordinarie. Costruire inceneritori comporta quindi  costruire anche discariche, con ulteriori effetti ambientali  su acque superficiali e sotterranee.

8. La “convenienza economica” dell’incenerimento è una truffa pagata con le nostre tasse

Incenerire i RSU costa molto più  che raccoglierli separatamente e riciclarli: da  100 a 300 euro a tonnellata.

La “convenienza” economica sta tutta nella truffa del finanziamento statale che paga,con i nostri soldi, l’energia elettrica prodotta dagli inceneritori circa 18 cent al KW/h, oltre 4 volte il suo prezzo di mercato. E’ un conto truccato che paghiamo noi cittadini con le tasse e le bollette.

9. Verso “Rifiuti Zero” con la raccolta differenziata “porta a porta”

In Italia molte decine i comuni, non solo piccoli, superano l’80% di raccolta differenziata e qualcuno sta puntando a superare il 90%. Questi risultati si ottengono con una buona informazione e coinvolgimento degli abitanti, un sistema di raccolta “domiciliare”, fatto porta a porta, in giorni diversi per tipi di rifiuto diversi; così si facilita al massimo il riciclo e, rivendendo i vari materiali alle industrie di carta, vetro, metalli ecc. si riducono i costi complessivi e le tasse sui rifiuti. Anche il residuo finora chiamato “non riciclabile” viene ora trasformato, con tecnologia italiana, in una “sabbia” per arredi da esterno e calcestruzzi.

Investendo meno di 1 miliardo di euro, il governo può servire con la raccolta domiciliare i 45 milioni di italiani che ancora non lo sono, creando 200.000 posti di lavoro, invece di investire 10-15 miliardi di euro in inceneritori e loro discariche, con soli 3.000 occupati: la ricaduta occupazionale del riciclo rispetto all’incenerimento è di 1000 posti a 1. Questa è “economia verde”.

10 Verso “Rifiuti Zero”:  paghi meno chi fa meno rifiuti

I rifiuti si riducono ulteriormente se le tariffe non sono legate alla dimensione degli alloggi o al numero del nucleo famigliare, ma alla quantità di rifiuto non riciclabile conferito.

Ulteriori sconti possono riguardare chi composta nel proprio orto gli scarti organici di cibo o potature e i genitori che addottano per i neonati i pannolini lavabili.

(a cura di Michele Boato)

 

Petizione

Relazione Zecca a Lomello

Professore Ermenegildo Zecca
Insegna Igiene Ambientale all’Università di Pavia
Si occupa di “Tossicità e inquinamento dell’Ambiente e conseguenze per la salute”
Relazione ricavata dalla registrazione del dibattito pubblico avvenuto il 26 Marzo 2006 a Lomello

Le sostanze tossiche

All’interno dell’organismo le vie sono diverse, le reazioni sono diverse, i processi che avvengono dipendono sia dall’organismo umano come si trova che dalla sostanza che ha introdotto, se è di facile degradazione può comportare un semplice raffreddore, se inalata può causare un po’ di raucedine o tosse come si usa dire.

Quelle più subdole, quelle che non avvertiamo, che spesso non hanno neanche l’odore, sono le più cancerogene. Paradossalmente quando noi non accusiamo nessun sintomo, nessun segnale, si dice reazione olfattiva, è il momento proprio in cui il nostro organismo sta introducendo qualcosa di più pericoloso. Se questo processo introduce un tossico nell’organismo, allora arriva il rischio.
Per un igienista ambientale le emissioni non rappresentano un processo di intrusione, ma dal momento che viene ceduto e arriva alla persona, i percorsi sono diversi, ad esempio potrebbe essere ceduto nell’aria ma introdotto con l’acqua, oppure con la verdura con le carote, con il riso, cambia la via di introduzione, pertanto cambia anche l’organo bersaglio e la patologia che ne deriva. Il professore Valerio tra i vari controlli citava lo stato di salute della popolazione, se si considera che una sostanza cancerogena, rilasciata nell’aria possa danneggiare bronchi e polmoni, è un errore capitale non considerarla, ad esempio le diossine, ma non solo loro, hanno tendenza a bioaccumularsi, pertanto si trasferiscono per via alimentare all’uomo, entrano nell’aria in origine, passano nell’acqua, ed entrano nel corpo per via investiva. Controllare pertanto bronchi e polmoni in casi di questo genere è un errore, in quanto quella popolazione non ha subito alcuna alterazione.
Si dirà che c’è qualcuno che muore di tumore al fegato al pancreas allo stomaco, ma sono casi abbastanza isolati, anche perché caso strano, questi impianti vengono insediati dove c’è una bassa densità abitativa. Non ci avete mai pensato, questi tipi di impianti non vengono quasi mai messi vicino a grandi città, ma c’è un motivo, pensa il professore Zecca, in quanto la coincidenza statistica sanitaria, dice che sono talmente pochi casi che non vale un investimento per studiare l’incidenza dei tumori. Poi l’errore di continuare a controllare i polmoni e i bronchi per quello che è stato ceduto nell’aria, mentre il tossico lo mangiamo con le carote. Questi sono gravissimi errori, che portano a conclusioni ancora più gravi. Chi conduce le indagini a volte si trova di  casa in collina mentre chi vive a Parona magari comincia ad avere funerali nelle proprie famiglie, tra i vicini, si interroga però qualcuno che ha certificato che la situazione è sotto controllo, ha posto il cappello che non è necessario fare ulteriori indagini. Tra gli enti pubblici preposti cè anche l’Arpa. Il rischio per la salute non lo focalizzerei solo sull’inceneritore, anche se è un problema importante, ma lo valuterei in un insieme di cose. Noi igienisti usiamo un’immagine abbastanza eloquente, che si deve usare ill telescopio e il microscopio. Bisogna vedere prima il problema dall’alto, determinando i suoi contorni generali, e ampi della popolazione e del territorio, poi quando si è capito il meccanismo e il territorio implicato, allora bisogna usare la lente del microscopio nell’indagare nello specifico, magari a livello individuale. Quando si sceglie di insediare un inceneritore, la logica scientifica pone la scelta del sito. Dove è logico mettere l’inceneritore, è un problema non proprio banale e di poco conto. All’origine delle scelte in qualche stanza degli enti pubblici, certamente si è discusso dove è meglio mettere questo impianto, come ai tempi io ho partecipato alla nascita dell’inceneritore di Parona, ricordo che si è discusso all’ora, ma la domanda era: “ma perché li”. Da opinione scientifica, la condizione perché potesse essere a Parona era che la zona scelta non doveva avere altri rischi per la salute o per lo meno fossero molto piccoli. E’ stata fatta una verifica, non di impatto ambientale, ma sui contaminanti pre-esistenti all’inceneritore. Qui a Lomello, solo dopo questi dati, in modo corretto e responsabile, direi di rispetto verso la popolazione. Lo dicono a parole molti politici ma non si traduce mai nei fatti e mi dispiace che non sono presenti, perché li avrei voluti avere viso a viso queste persone, ma non mi è mancata l’occasione. Soltanto dopo questa verifica, allora l’autorizzazione all’insediamento di un inceneritore poteva essere data. Non la verifica di impatto ambientale, in quanto non ci dice quali sono i rischi, quel che a noi importa è cosa entra nell’organismo umano. Ho una netta impressione che ormai ci sia una continuità nel territorio Lomellino a partire da Sannazzaro, che reputo di grande rilevanza igienico ambientale, per arrivare ad estendersi in aree molto ampie, perché no anche fino a Lomello. Molti contaminanti chimici e in particolare modo i cancerogeni, tra cui la diossina e non solo, hanno una caratteristica chimica molto importante, la cosiddetta stabilità. Sono sostanze e la diossina in particolare, molto stabili nelle condizioni ambientali cosa significa, che resistono all’aggressione di altri composti contaminanti, oppure arrivano alle condizioni stagionali, alle condizioni climatiche, alle variazioni anche meccaniche a tante azioni di disturbo mantenendo inalterate le loro strutture dunque la potenzialità. La potenzialità accentuata fa si che si pongano due conseguenze molto precise, prima, che tendono questi composti cancerogeni ad accumularsi, nel primo strato del terreno, tendendo a vaporizzarsi andando nell’aria e quindi venire inalate, oppure tramite l’assorbimento degli alimenti tramite l’acqua o nelle falde, seconda conseguenza oltre a concentrarsi e accumularsi queste sostanze tendono a distribuirsi in vari territori pur rimanendo sempre inalterata la struttura, pertanto finché non viene demolita la struttura, questa tossicità permane, se è cancerogena resta cancerogena. Parlando di cancerogeno vorrei sottolineare che non possiamo ammettere da un punto di vista scientifico un limite di tollerabilità. Molte agenzie internazionali pongono lo zero, dal punto di vista pratico questo non è possibile, ma è importante sapere che medici biologi hanno stabilito che il processo di cancerogenesi abbia alla base una conoscenza ormai diffusa e data per accertata e cioè non è possibile determinare il livello sotto il quale non vi è rischio di cancro. E’ chiaro che noi questo zero non potremo averlo, in quanto ogni giorno siamo sottoposti a quantità di variegate sostanze cancerogene, se è vero che non è possibile porre un limite ad un cancerogeno, e altrettanto vero che non è possibile stabilire un limite a miscele di sostanze, perché noi non sappiamo quale sia l’effetto combinato di una introduzione simultanea o temporanea durante la giornata pur attraverso mezzi diversi quali aria acqua carote pesche mele con più cancerogeni nello stesso individuo. L’effetto combinatorio può essere quello di un’esaltazione dell’effetto complessivo e dunque  in quel caso il processo di cancerogenesi accelera e si moltiplica di molto. Allora può avvenire che gente ancora giovane sui 40 45 anni manifestino casi di cancro in aumento ma non vengono presi in considerazione nei paesi di bassa rilevanza statistica come il nostro. Vengono presi in considerazione solo quando il numero aumenta in modo sproporzionato. In diverse sedi accademiche e all’Arpa su questi fenomeni non hanno mai  dato particolare rilevanza. Noi non sappiamo dell’effetto combinatorio, ma sappiamo che diverse miscele si potenziano in funzione di come sta l’organismo, certi hanno un sistema immunitario più reattivo rispetto ad un altro.
I controlli hanno senso quando sono efficaci.

Un esempio è la visita medica (sente, ipotizza diagnostica, fa fare esami,legge esami prescrive cura)
Se il medico fa fare un esame che non va bene, la risposta che arriva al medico mostra che tutto va bene. Dove sta l’errore, l’errore sta nel controllo, cioè nella scelta di che cosa controllare.
I controlli hanno un senso se si controlla le specie o la natura dei tossici, che sono tra i più dannosi per l’uomo, perché possono essere introdotti e vanno verificati una volta che so quali sono le attività sapendo per ognuna quali sono le sostanze che vengono immesse e che colpiscono. Quando si ottiene questo elenco, con tutte queste sostanze scelgo le più pericolose per la popolazione, al primo posto sono i cancerogeni, e su quelli faccio i controlli. Questo metodo diventa efficace. Se invece si sbaglia a fare i controlli, cito le centraline, che misurano sostanze chimiche di nessun senso in termini sanitari. Appare evidente che la tipologia di inquinanti presenti in Lomellina, tra Raffinerie inceneritori e prodotti agricoli non può essere misurata tramite uno specchio per le allodole come lo sono le centraline, nate per altri scopi. I controlli vanno diversificati a seconda della realtà.
Le centraline poste ovunque per questi casi non servono a niente.

Dire un no secco alle centraline così come sono, mentre occorre verificare tutte le attività non solo locali, ma di tutto il circondario, e dopo aver effettuato un’analisi alla fonte all’origine del tossico, a quel punto scegliere quali tossici controllare in base alla gravità della loro azione sull’organismo umano. Al posto degli inceneritori si è passati ai termovalorizzatori per non creare allarmismo, io allora sono un all’allarmista perché vi dico cosa ne penso. Inceneritori come mezzo di smaltimento, hanno da una parte un grosso vantaggio, la riduzione del peso di qualsiasi rifiuto, sia urbani che industriali, su questo si deve convenire, dall’altro hanno uno svantaggio di carattere sanitario molto importante di cui condivido le considerazioni fatte dal prof Valerio quali gli scarichi nell’aria e le ceneri come avviene per una stufa. Qui da noi come l’inceneritore di Parona, i rifiuti vengono inceneriti e le ceneri vengono depositate nelle discariche cosiddette controllate. Questi tipi di impianto peseranno sulla salute dei nostri figli. Il problema è che quando si incenerisce, non sappiamo cosa esattamente bruciamo, ad esempio se nei rifiuti sono presenti sostanze tossiche quali lo è il benzene. L’incenerimento ha il vantaggio di ridurre il rifiuto, ma ha lo svantaggio di trasformarlo in sostanze più nocive rispetto a quelle in entrata.

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