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Il mostro è colpevole ?

Qualsiasi mostro sia interrogato per abominevoli delitti, dichiarerà sempre la sua innocenza, se non sarà incalzato da qualcuno a dire la verità. Se parliamo dell’inceneritore di Parona, noi non lo assolviamo come dice:

Cronaca Vera (di G. R. PDF 827 KB – Leggi anche: i precendi articoli)

perché abbiamo prove certe di presenza di diossina nelle uova e nei terreni adiacenti all’inceneritore, e tante coincidenze simili al nostro territorio con la presenza di un inceneritore di rifiuti, confermano che noi abbiamo sempre avuto ragione (sono loro che devono dimostrare il contrario).

Le diossine saranno un “marchio indelebile per Parona, visto che si bioaccumulano e rimarranno chissà per quanti decenni nei terreni.

L’Epa a Robbins sull’impianto gemello di Parona ha dato delle valutazioni che non mi sembrano tanto allineate con quello che “non dice l’ARPA provinciale” e nemmeno con le tante rassicuranti affermazioni dell’”ASL di questa provincia“.

Poi se parliamo di fiducia nei politici sia locali sia nazionali, non ci sembra abbiano a cuore la salute di duemila anime di un paese di campagna. Ben diversa la considerazione degli Americani per Robbins, perché movimenti di giustizia, hanno difeso i quartieri neri in cause di razzismo ambientale contro la “cancro valorizzazione dei rifiuti” (termine coniato dalla maggior parte degli ambientalisti).

Non parliamo poi di giustizia, per quello che abbiamo visto in queste ultime legislature, dominate da politici che hanno cercato di cambiare addirittura le garanzie costituzionali per tutelare un solo uomo, che non ha eguali nel mondo per conflitto d’interessi.

Un’azienda può dichiarare che tutto è in regola, che vende legalmente i residui tossici al miglior offerente, ma se poi scopriamo come dice Saviano, che qualcuno li ha smaltiti in modo illegale al SUD creando tumori e morte, noi diciamo che l’arma del delitto l’ha comunque fornita un mostro.

E noi dei mostri non ci siamo mai fidati, visto che la nostra sorte la sapevamo già dal 1999, come dimostra la foto sotto (ambientalisti storici della Lomellina). Tutto il resto è già stato ampiamente spiegato e documentato sul nostro sito, non comprendiamo pertanto l’interesse a difendere l’incenerimento, i tempi sono cambiati, qualsiasi cosa dicono ormai gli si ripercuote contro, perché l’opinione pubblica ha capito che l’Unione Europea sta andando in tutt’altra direzione e gli inceneritori sono destinati alla messa al bando entro la fine di questo decennio (noi speriamo molto prima) a favore della Raccolta Differenziata finalizzata al recupero totale dei materiali (metodologia che noi abbiamo sempre sostenuto come alternativa all’incenerimento).

 

Con il WWF - Festa di Parona del 1998

Con il WWF – Festa di Parona del 1998

Comuni Virtuosi

Trascorrono i mesi, gli anni, ma la situazione non si sposta, non cambia, anzi. Le cronache devastanti provenienti dalla Campania, con la vita di migliaia di cittadini (colpevoli solo di cercare di vivere una vita civile) avvelenata da montagne di rifiuti e nuovi catini/ discariche aperti dalla Polizia e presidiati dall’esercito, esigono doverosamente una riflessione, una considerazione e una forte presa di posizione.

La riflessione.

Ancora una volta si è percepita, clamorosamente, la mancanza dello Stato. Nel territorio, nel tessuto sociale, nelle Istituzioni. Quasi una sconfitta definitiva. Ci si chiede con rabbia perché in Italia si debba sempre arrivare allo stato d’emergenza, per poi assumere decisioni dettate conseguentemente dall’emergenza. E l’emergenza non si gestisce. Il più delle volte la si affronta, la si prende di petto, con misure straordinarie, che servono a restituire la normalità, ma non a risolvere i problemi. Allo Stato, oggi, si chiede solamente una cosa: di intervenire concretamente. E di ripristinare la legalità.

Non sgomberare semplicemente le montagne di spazzatura, o aprire nuove discariche, in un perenne stato di emergenza. Sgomberare definitivamente la criminalità organizzata, toglierle ossigeno e la terra sotto i piedi, ripristinando la legalità. E restituire dignità, condizioni sociali e lavoro alle persone per bene, ai cittadini, non solamente campani, i quali attendono solamente quello, di ritornare a fare una vita normale, da cittadino in uno Stato democratico presente e vicino. Questo si chiede, in una politica di ampio respiro e prospettiva, allo Stato.

La considerazione.

È ormai manifesta in tutta la sua chiarezza e tragicità: i rifiuti sono lo specchio, l’immagine riflessa e distorta di un modello di sviluppo totalmente insostenibile e autodistruttivo. Rappresentano meglio di ogni altra considerazione le “condizioni climatiche alterate” che lo sviluppo ad ogni costo, la crescita infinita, il mito compiutamente artificiale e artificioso del Prodotto Interno Lordo creano ogni giorno; rappresentano macigni da rimuovere per poterci dare un futuro che parli di benessere e qualità della vita.

Ogni anno si producono sempre più rifiuti, e con la scusa di non sapere dove metterli la politica nazionale, senza distinzione di sorta o schieramento, sceglie la strada più semplice, la scorciatoia degli inceneritori. Li si maschera chiamandoli con un altro nome, termovalorizzatori, cercando con un incantesimo di spostare l’attenzione sulla presunta convenienza energetica nella combustione di materiali post consumo che, con un minimo di buonsenso e una filiera impiantistica corta e sostenibile potrebbero tranquillamente essere avviati totalmente a recupero e riutilizzo.

Siamo l’unica nazione in Europa ad associare queste macchine di morte, inutili e antieconomiche, a impianti per la produzione di energia; non è un caso infatti se grazie alla ”truffa dei CIP6” siamo incorsi in numerose infrazioni, pagando multe salatissime, da parte della Comunità Europea.

Ci inventiamo finte emergenze rifiuti, e fintamente le risolviamo con periodicità sospetta, senza nemmeno essere in grado di rispettare quegli obiettivi minimi di raccolta differenziata che noi stessi ci siamo imposti con le normative regionali e nazionali. Guardiamo con sospetto e agitiamo il mito del progresso ogni qualvolta si dimostra che ridurre è meglio di produrre, che recuperare è meglio di incenerire, che un pò meno per tutti è meglio del tutto per pochi…

E ancora oggi, nell’epoca dei “rifiuti zero” e delle grandi città e Paesi che in mezzo mondo hanno cambiato strada, siamo ancora qui a discutere di nuove linee e nuovi inceneritori, perché i nostri amministratori e governanti (di destra e di sinistra) non sanno pensare in altro modo che come pensa il Diavolo: bruciare, bruciare e ancora bruciare! Quando invece basterebbe una legge, pochi articoli semplici e chiari per raggiungere, in un colpo solo, molteplici risultati: riduzione dell’impatto ambientale e conseguente abbattimento dell’inquinamento; risparmio economico per lo Stato; creazione di migliaia di posti di lavoro; miglioramento della qualità della vita degli italiani; superamento della filiera assurda degli inceneritori.

Fantascienza? Semplice provocazione? Entriamo nel merito. Oggi in Italia sono circa 1.500 i Comuni che praticano attivamente il sistema di raccolta differenziata “porta a porta” dei rifiuti, con l’eliminazione dei cassonetti stradali e la consegna degli appositi contenitori alle famiglie del territorio. Sono Comuni di montagna e di pianura, Comuni piccolissimi e città, amministrati da giunte di sinistra e di destra, comuni del Nord come del Centro e del Sud. Insomma, un campione abbastanza eterogeneo e quindi attendibile. Ovunque le percentuali di raccolta differenziata hanno superato, spesso di gran lunga, le percentuali minime richieste dalla normativa nazionale, con vere punte di eccellenza (su tutti valga il racconto dell’esperienza di Ponte nelle Alpi – BL, premiato quest’anno come vincitore assoluto del Premio “Comuni Ricicloni” per aver sfiorato quota 90%).

Le bollette per i cittadini in questi Comuni, all’interno di un territorio dove funziona il “porta a porta”, con alle spalle una adeguata impiantistica e una uniformità nel tipo di raccolta, diminuiscono, o perlomeno restano inalterate, e i costi per le Pubbliche Amministrazioni hanno drastici ridimensionamenti perché, diminuendo la produzione complessiva di rifiuti, diminuiscono le spese per i Sindaci virtuosi e i loro Bilanci.

Si creano posti di lavoro, perché si smette di sotterrare banconote, nelle discariche o di bruciarle in un camino, e le si utilizza per assumere personale che lavora alla raccolta di quanto i cittadini differenziano. È anche un ottimo modo per entrare nelle case a contatto con le famiglie, attuando politiche e iniziative di partecipazione e coesione sociale.

All’appello mancano circa 6.600 Comuni… Si calcola che se si avviasse domani mattina un programma nazionale per estendere ovunque il “porta a porta” si creerebbero, nel giro di pochi mesi, circa 250.000 posti di lavoro (senza contare tutto l’indotto), spendendo infinitamente meno dei soldi pubblici che buttiamo per costruire inceneritori che, nella migliore delle ipotesi, sono brutti da vedere (e molto probabilmente da “respirare”…)

Nel giro di qualche mese si potrebbe far adottare a tutti i Comuni italiani il sistema “porta a porta” per la raccolta dei rifiuti, con forme incentivanti e penalizzazioni per i Comuni più o meno virtuosi.

Una azione del genere creerebbe una reazione a catena formidabile: l’imprenditoria locale sarebbe incentivata ad investire in un’impiantistica “on field” finalizzata al recupero e riutilizzo del materiale post consumo proveniente dalle raccolta domiciliare; i cittadini farebbero a gara (con la conseguente introduzione della tariffazione puntuale, per cui si paga solo per ciò che non si riesce a differenziare) per produrre sempre meno rifiuti alla fonte; le imprese si vedrebbero finalmente costrette a concepire, progettare e produrre beni e merci senza imballaggi, sfuse, alla spina. Gli Enti Locali sovradimensionati comincerebbero ad investire in una filiera corta di impianti in grado di recuperare e trasformare i materiali post consumo provenienti dalla raccolta domiciliare, abbandonando definitivamente la logica degli inceneritori e delle discariche.

La presa di posizione.

E’ quella che, inevitabilmente, dobbiamo prendere tutti noi, Amministratori, cittadini, società civile, sensibili alle problematiche ambientali e a conoscenza dei problemi e delle soluzioni praticabili e concrete che ruotano attorno al mondo dei rifiuti, facilmente strumentalizzabile ad uso e consumo delle grandi multinazionali, delle “municipalizzate” della criminalità organizzata e di una larga fetta di classe politica semplicemente ignorante o ipocrita.

Puntualmente, ascoltando i servizi dei telegiornali e i cosiddetti “talk show” serali presenziati da ospiti variegati, comodi nei loro divani, una informazione falsa (o falsa informazione) e faziosa ha incredibilmente, scandalosamente fatto passare un messaggio enormemente fasullo. Lo stato di emergenza della Campania, le immagini e i “reportage” che arrivano dalle strade della sterminata area urbana napoletana, hanno trasmesso agli italiani la classica immagine del rifiuto. Quella per cui, catalogato in monnezza sia un qualcosa da buttare, da espellere, da far sparire. Da bruciare.

Ed ecco che la parola magica, termovalorizzatore, ha preso campo, nell’immaginario collettivo, come la bacchetta magica, la soluzione per tutti i mali. Il rifiuto, la monnezza? Li bruciamo, e tutto si risolve. Falso! Sbagliato! Un ciclo dei rifiuti moderno, completo, rispettoso dell’ambiente ed economicamente vantaggioso è quello che vede il rifiuto come una risorsa, ed usa un sistema di raccolta e gestione con il metodo “porta a porta”, che raggiunge nell’immediato il 60% (con punte di eccellenza che arrivano al 90%) di differenziata, portando dunque in discarica (una moderna discarica costruita secondo le normative europee, che non “corrompe“ i suoli) il restante residuo, opportunamente trattato, della raccolta.

Risultato: viene stravolta, e gradualmente dimenticata, la vecchia immagine della discarica come luogo di scarico della monnezza; la sua durata si moltiplica rispetto all’attuale; il suo impatto ambientale e il suo costo di gestione diminuiscono proporzionalmente. Ecco dunque che il termovalorizzatore, anzi, l’Inceneritore, mostro antieconomico, generatore di tumori, produttore di scorie e ceneri altamente tossiche e pericolose, dall’enorme costo di smaltimento e di stoccaggio, e generatore di polveri micidiali e non misurabili dalle attuali norme vigenti (le cosiddette nanoparticelle contenute nel fumo dei camini), viene “scaricato” naturalmente nella discarica di un passato che tutti vogliamo, dobbiamo dimenticare.

La valanga di dati scientifici, le tabelle, le ricerche mediche, nei canali tradizionali e soprattutto nella Rete, sono a disposizione di tutti. Anche di una informazione nazionale tragicamente colpevole, che non ha svolto il proprio dovere deontologico. Mettiamola così:

a) un giornalista, con la “g” piccola, alle prese con i tempi del suo giornale e la urgente messa in onda del servizio, ha subito a disposizione la “pappa pronta”: apre lo sportello dell’inceneritore, e… voilà, il servizio è fatto, l’articolo è pubblicato, i colpevoli sono trovati, i rifiuti smaltiti. E il territorio? E i cittadini? E la loro salute? Il prossimo programma, il prossimo servizio, la prossima intervista al politico “…amante del verde e del proprio territorio…” di turno….

b) il Giornalista, con la “g” grande, si informa, perde del tempo dietro dati e tabelle, esegue raffronti, sente tutti gli attori in gioco, e pubblica il suo pezzo, effettua il suo servizio. Di cronaca, con fatti, dati e riscontri. Ed una semplice domanda, rivolta ai fautori delle “magnifiche sorti e progressive” dei termovalorizzatori/inceneritori: “…ma lei, ci abiterebbe, con la sua famiglia, nei pressi di questi impianti?…”. Tutto qui…

In conclusione. Avremmo sperato in una seria politica che poggi su una professionale, massiccia e preventiva campagna di informazione e partecipazione verso i cittadini, volta a realizzare un sistema integrato di gestione della risorsa rifiuto attraverso il metodo “porta a porta”, con la costruzione e messa in opera, attraverso bandi costruiti ad hoc, di moderni impianti per la selezione e lo smistamento della componente differenziata e per la produzione di compost di qualità dalla componente organica, da riutilizzare nei terreni avvelenati da anni di scarichi abusivi. Insieme all’individuazione (per quanto riguarda la Campania, ma attuabile e trasferibile anche in altre realtà ove necessario) di un nuovo sito sovraterritoriale per lo stoccaggio della componente indifferenziata, opportunamente trattata, non recante alcun danno ambientale; o, in alternativa, un impianto per la lavorazione e il riutilizzo di questa componente residua, con le tecnologie offerte oggi dal mercato.

Anche qui: parliamo di fantascienza? Proclamiamo una rivoluzione? No, niente di tutto questo. Parliamo di progetti già realizzati, concreti ed economicamente vantaggiosi, per il territorio, l’Ambiente e le casse pubbliche. Realizzati in migliaia di altre realtà nel mondo: dall’Austria alla Danimarca; da San Francisco a Novara; da Asti a Bolzano Vicentino; da Ponte nelle Alpi a Melpignano, da Colorno a Monsano, passando per Capannori, Senigallia, Appignano fino a Comune campano di Camigliano e le altre decine di Amministrazioni locali e Sindaci italiani i quali stanno gestendo la risorsa rifiuto senza problemi, in sintonia con il territorio e, soprattutto, con il loro mandato civico a servizio dei cittadini, nel rispetto dello Stato e della Costituzione.

21 ottobre 2010.

Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi.

l Comitato Direttivo:

Presidente Gianluca Fioretti – Sindaco di Monsano AN

Coordinatore Marco Boschini – Assessore di Colorno PR

Domenico Finiguerra – Sindaco di Cassinetta di Lugagnano MI

Alessio Ciacci – Assessore di Capannori LU

Ivan Stomeo – Sindaco di Melpignano LE

Ezio Orzes – Assessore di Ponte nelle Alpi BL

Vincenzo Cenname – già Sindaco di Camigliano CE

 

Comuni Virtuosi

L’umido di Voghera perché viene a Parona ?

Rifiuti, primi impegni30 settembre 2010

la Provincia Pavese

VOGHERA. «Metteremo dodici campane per la raccolta dell’alluminio, entro la fine della prossima settimana». Pierpaolo Mariani, responsabile dell’Igiene urbana in Asm, spiega che tra pochi giorni sarà semplice per i cittadini vogheresi differenziare anche i rifiuti in alluminio. «C’è sempre stato il centro multiraccolta per portare lì l’alluminio. Ora abbiamo acquistato dodici campane blu da tre metri cubi – dice Mariani -e le metteremo vicino ai supermercati o nei parcheggi: i contenitori sono grossi e non vogliamo rischiare di intasare la città». «Finché non vedo le campane blu, non ci credo. Dieci anni fa, l’Asm mi aveva detto che «a breve» si sarebbe raccolto l’umido. Non mi sembra che si sia fatto molto». Chiara Depaoli, responsabile del circolo di Legambiente, è diffidente sull’annuncio di Asm. E per spiegarne il motivo prende ad esempio la raccolta dei rifiuti organici. Il tema della raccolta differenziata da potenziare ha acceso la discussione anche martedì sera a palazzo Gounela. Alla fine ha prevalso la proposta di Giannantonio Pozzoli di rinviare ogni discussione alla seduta consiliare sulle linee d’indirizzo di Asm. Se ne parlerà entro novembre. «Il porta a porta potrebbe costare troppo – ha detto Pozzoli -, ma qualcosa si dovrà senz’altro fare per innalzare i livelli di rifiuti da portare al riciclaggio». L’Asm, più di due anni e mezzo fa, aveva dichiarato che «con l’inaugurazione dell’impianto per il trattamento della razione umida dei rifiuti domestici, ci sarà una svolta. L’umido è il 20 per cento della pattumiera di casa: recuperandolo con la collaborazione dei vogheresi, supereremo la quota del 40 per cento dei rifiuti differenziati». Così non è stato: secondo i dati Asm sul 2009, la raccolta differenziata è ferma al 27 per cento (la legge prevede una soglia minima del 45 per cento). Sempre nel 2009, le tonnellate di umido recuperate sono state circa 360, quasi sei volte in più rispetto all’anno prima (quando è iniziata la raccolta). Un miglioramento netto, ma comunque i dati contrastano con quanto sostenuto dall’Asm due anni e mezzo fa. «Il fatto è che la nostra azienda – spiega il dirigente Stefano Bina – è un soggetto economico che deve chiudere il bilancio in utile.

Per fare la raccolta dell’umido, che costa, avremmo dovuto chiedere più soldi all’ammnistrazione comunale, e non ci sono state le condizioni per farlo». A Voghera l’impianto per il trattamento dell’umido c’è, ma lavora in scala ridotta. I rifiuti organici, per lo più, finiscono all’inceneritore di Parona, dove trasportare e smaltire una tonnellata di spazzatura costa circa 125 euro. Raccogliere e smaltire l’umido a Voghera costerebbe invece circa 170 euro. (d.f. e e.b.)

Nuovastagione ha fatto una riflessione su questo articolo, e pone alcune domande.

Ragionando con la logica delle norme comunitarie che chiede il rispetto di certi parametri di Raccolta Differenziata, non mi sembra tanto etico spedire l’umido da Voghera, che dista 48 Km da noi, per mandarlo all’inceneritore di Parona che non lo brucia e lo conferisce in discarica. Sarebbe sensato trasportare su ruote solo il rifiuto che può essere bruciato, anche perchè in Provincia esistono impianti di compostaggio molto più vicini di Parona.

 Vorrei far notare che nell’articolo non si parla di RSU (Rifiuto Solido Urbano) ma solo della frazione umida di questi, che rappresenta circa il 40% dei materiali conferiti in discarica ed è riciclabile per usi energetici e agronomici. Tale parte è costituita da residui alimentari e da scarti o residui delle pratiche di giardinaggio, coltivazione e allevamento.

 La Nuova Stagione pone al riguardo alcuni interrogativi:

  • Non vi sembra illogico trasportare l’umido da Voghera a Parona solo perché costa meno?
  • Da Parona dove va a finire visto che non viene bruciato ?
  • Per quale motivo l’umido che non può essere bruciato, fà il giro dell’oca, viene movimentato da Voghera a Parona e da Parona ad una discarica ?
  • Perché smaltire l’umido a Voghera costà tanto e a Parona è così conveniente ?
  • Quali garanzie abbiamo sul percorso finale di questi rifiuti ?

 Penso che siano dei quesiti legittimi e che abbiano diritto ad una risposta, visto che in passato questi temi hanno anche avuto dei risvolti giudiziari e non ne conosciamo i dettagli.

Vedi al riguardo: La nostra Gomorra (e la sua  Prima Pagina )

Se eravamo alla guida di questo paese queste sarebbero state delle domande che avremmo rivolto alla Società di Incenerimento tramite il consigliere di maggioranza che era nella commissione ambiente del territorio. Una commissione sicuramente qualificata e di garanzia per il cittadino e non di parte. Ricordiamo che il Sindaco non l’ha ancora istituita, e quando lo farà sarà come quelle del passato: “una visita guidata all’impianto e un paio di riunioni per parlare del più e del meno”. Inutile aggiungere altro buon intenditore … poche parole.

Non essendo alla guida del paese ci auguriamo che diventi spunto di discussione per il Comitato Salute e Ambiente di Parona e di stimolo per i Consiglieri di Minoranza che hanno veramente a cuore l’ambiente.

 

Inceneritori

Esperti

Il 31 Marzo alla sala AUSER di Lomello (PV) i Comitati Civici della Lomellina hanno invitato all’assemblea dibattito come relatori:
 
 
Prof. FEDERICO VALERIO
(Primario di Chimica Ambientale – Istituto Tumori di Genova)

Prof. ERMENEGILDO ZECCA

(Insegna Igiene Ambientale all’Università di Pavia)

Relazione del Prof. Ermenegildo Zecca (PDF 20 KB)

La presentazione del Prof. Federico Valerio mette in evidenza che gli inceneritori non sono la soluzione migliore per risolvere il problema dei rifiuti sia dal punto di vista ambientale, economico ed energetico.

La relazione del Prof. Ermenegildo Zecca mette in evidenza che a Parona non è garantita la salute dei cittadini, in quanto nessuno studio è stato effettuato per sapere quali origini inquinanti possono arrecare danni alla loro salute.

Quando dovevano convincere la popolazione che il territorio era idoneo è stato fatto uno studio di impatto ambientale, detto bianco (era la fotografia del territorio iniziale non inquinato), oggi che è importante sapere come siamo messi tramite una visione del nero ( fotografia del territorio inquinato dalle industrie), nessuno si preoccupa di avviarlo, malgrado le convenzione lo prevedevano.

Altri importanti documenti sull’incenerimento:

Diossine Ambiente e Salute – di F. Valerio Dicembre 2008 (PDF 190 KB) NUOVO

Intervista al Dott. Stefano Montanari del 2 Ottobre 2007 ( PDF 99 KB )

Inceneritori e Nanopatologie – di Stefano Montanari ( PDF 18 KB)

Cosa sono le Nanopatologie – di Stefano Montanari (PDF 249 KB)

Mitologia e realtà delle nanopatologie da inceneritori (PDF 38 KB)

Bruciare i rifiuti non si risparmia energia – del Prof. Federico Valerio (PDF 25 KB)

Quanto mi costi – del Prof. Federico Valerio (PDF 22 KB)

I Rifiuti sono una fonte di energia rinnovabile? – del Prof. F.Valerio (PDF 26 KB)

Cretinate sugli Inceneritori – del Prof. Federico Valerio (PDF 13 KB)

Bilanci energetici a confronto (PDF 25 KB)

Testo conferenza prof. Paul Connet a Rimini il 7 del giugno 2006 (PDF 138 KB)

 

Esperti

WWF – Rapporto IEFE della Bocconi

Fonte: Università Bocconi

Allegato: Rapporto IEFE analisi economica gestione rifiuti (PDF 783 KB)

Gentili interlocutori,

invio in allegato questo interessante documento della IEFE Bocconi sull’analisi economica della gestione rifiuti con vari metodi.

Per la prima volta si compie una analisi comparata su diversi tipi di gestione dei rifiuti solidi urbani, includendo le Raccolte Differenziate PaP [Porta a Porta] al 50/65/75% che sfociano poi nel TMB (trattamento meccanico biologico e CDR [Combustibile Derivato dai Rifiuti]) e la Raccolta Differenziata PaP all’85% (PC85 – “Rifiuti Zero” – pag. 74-79) con supporto del compostaggio domestico e produzione di “sabbia sintetica” e sua valorizzazione (pag. 27-28-29 e 61) attraverso il metodo CRRV – (Centro di Ricerca e Riciclo di Vedelago – pag. 43) e suo flusso per produrla (pag. 21).

Il metodo PC85 (pag. 15) e gli indicatori dei suoi vantaggi (pag. 16), come risulta anche dalle conclusioni, risulta il migliore per i recuperi eccezionali di materia (pag 53, 59-60) per i costi bassi di raccolta (pag. 54), i costi industriali di trattamento e i costi esterni (pag. 55, 62) con richiamo anche al programma EU ExternE per calcolare questi costi esterni sanitari/economici (pag. 44).

A pag. 46 e 47 sono enfatizzati tutti i vantaggi del riciclo, che ha una soglia critica del 50% che si supera solo col PaP però considerato più costoso (anche se poi, come detto in precedenza, è contraddetta questa affermazione). Il PaP è valido solo se oltre il 70% di RD [raccolta differenziata] e realmente riciclata e con bassi residui da smaltire di RUR [Rifiuto Urbano Residuo], che è preferibile smaltire in discarica.

Per i metodi di gestione più scadenti a cassonetto stradale e domicilare, che hanno bisogno per i residui di trattamento TMB e di produzione di CDR (pag. 9, 63) che è opportuno bruciare in impianti industriali come i cementifici, meglio se vicini sotto gli 80 km) ed a pag. 48-49 si confrontano i vantaggi economici di sostituzione CDR – carbone coke.

Comunque come dice anche Guido Viale (pag.73), “gli scenari P75 e PC85 sono modellati tenendo a mente la realtà che, secondo molti osservatori, rappresentano la punta avanzata della gestione dei rifiuti in Italia, dimostrando non solo la fattibilità ma anche la desiderabilità economica di puntare verso un “azzeramento” dei rifiuti”.

Oramai si comincia a riconoscere come vincolanti i costi esterni (Politecnico di Milano col progetto del TCV del Gerbido) ma anche il Riciclo Totale con attenzione alla Riduzione (di quantità e tossicità), Riuso, Riparazione e Ricerca di miglioramento dei prodotti di scarto, come in questo studio.

E’ tempo che si comincino a sviluppare progetti in questo senso come ha fatto l’ing. Massimo Cerani per la provincia di Trento, e come stanno facendo molte realtà italiane ed estere, di diverse dimensioni, perchè il metodo PC85 è economico e flessibile (questo mese adottato dall’azienda municipale di Prato), per tutelare la salute e la biodiversità.

Questa crisi ambientale, sociale ed economica, profonda, strutturale e irreversibile, lo richiede come una delle prime priorità.

Cordiali Saluti

Gianluigi Salvador

Referente energia e rifiuti WWF Veneto e membro MDF

 

Sagra Offella 2012

WWF – IEFE Bocconi